Archivio per mese: Aprile, 2025

Al via le attività preliminari del Modello Ma.Rea. a Giugliano in Campania

Il Comune di Giugliano in Campania ha accolto la proposta dell’Associazione 21 luglio di avviare la prima fase del Modello Ma.Rea. (Mappare e Realizzare) per affrontare le criticità legate all’insediamento informale di via Carrafiello, in località Ponte Riccio, abitato da centinaia di persone di etnia rom.

L’impegno della 21 Luglio a Giugliano in Campania

Nel corso di un incontro svoltosi il 14 aprile 2025, l’Associazione ha presentato alle autorità presenti, tra cui la vicepresidente del Senato Maria Domenica Castellone e il Commissario prefettizio Carmine Valente, le attività preliminari previste dal modello, già sperimentato con esiti positivi in altre località italiane. L’azione, che rientra nel progetto Poretti, prevede una fase iniziale, della durata di 3 mesi, che include:

  • sopralluoghi per la mappatura delle condizioni dell’insediamento e del contesto circostante;
  • una campagna di ascolto per l’identificazione dei bisogni delle famiglie e degli stakeholder;
  • la redazione di un report conoscitivo;
  • la stesura di un documento propedeutico all’eventuale attivazione di un Gruppo di Azione Locale, previsto nella seconda fase del modello.

Il Comune, riconoscendo l’urgenza di intervenire anche alla luce di un provvedimento del Tribunale di Napoli che ha ordinato lo sgombero del campo, ha convenuto con l’Associazione l’avvio del progetto, che sarà svolto a titolo gratuito e senza alcun onere economico per l’ente.

Il coordinamento per l’Associazione 21 luglio ETS è affidato al Presidente Carlo Stasolla, mentre per il Comune sono referenti il dott. Michele Maria Ippolito e la dott.ssa Alessandra Tuccillo. Le attività si svolgeranno in sinergia con il progetto ABRAMO, già attivo sul territorio per l’alfabetizzazione della popolazione rom.

Il campo di via Carrafiello

L’insediamento di via Carrafiello rappresenta una delle realtà più critiche dell’area metropolitana di Napoli, dove si concentrano le condizioni di vita più difficili per le comunità rom in emergenza abitativa. Secondo il report “Figli dell’abbandono” pubblicato dall’Associazione 21 luglio, l’area ospita circa 3.000 persone rom, pari allo 0,11% della popolazione locale, il tasso più alto in Italia. In particolare, l’insediamento di via Carrafiello è stato identificato come quello con le peggiori condizioni di vita, dove i diritti dell’infanzia risultano drammaticamente violati. Le criticità includono gravi condizioni igienico-sanitarie, accumuli di rifiuti vicino alle abitazioni, difficoltà di accesso ai servizi essenziali e problemi di registrazione anagrafica e regolarizzazione documentale. L’Associazione 21 luglio ETS si impegna quindi a collaborare con le istituzioni locali per avviare un processo concreto e sostenibile di superamento definitivo dell’insediamento, mettendo al centro i diritti e le esigenze delle comunità coinvolte.

“Bagliori di speranza” – Rapporto annuale 2024 sulla condizione di rom e sinti

L’Italia è ancora il “Paese dei campi” per le persone di origine rom. Dall’attività di monitoraggio e raccolta dati condotta nel 2024 da Associazione 21 luglio, emerge “l’infelice primato di nazione europea che dedica maggiori risorse, sia umane che economiche, alla gestione di strutture abitative con un chiaro profilo discriminatorio”.

È questo uno degli elementi al centro del Rapporto annuale dell’Associazione 21 luglio, giunto alla sua nona edizione, dal titolo “Bagliori di speranza. La condizione delle comunità rom e sinte in Italia“, presentato oggi, mercoledì 9 aprile, al Senato, su iniziativa della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti Umani del Senato, in occasione della Settimana per la promozione della cultura romanì e per il contrasto all’antiziganismo 2025 e all’indomani della Giornata internazionale dei rom, sinti e camminanti, che si celebra l’8 aprile.

Alla conferenza odierna hanno partecipato Stefania Pucciarelli, Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti Umani del Senato, Mattia Peradotto, Presidente Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali, Mauro Palma, Presidente del Centro di ricerca European Penological Center dell’Università Roma Tre, Carlo Stasolla e Veronica Alfonsi, Associazione 21 luglio, Tommaso Vitale, professore di sociologia, Dean della Urban School di Sciences Po, CEE, Benoni Ambarus, Vescovo ausiliario della Diocesi di Roma, Roberta Gaeta, Consigliera della Regione Campania, con alcune testimonianze di persone abitanti nei campi rom.

“Nonostante gli sviluppi degli ultimi anni – si legge nel rapporto – sia dal punto di vista politico che di autonoma spinta alla fuoriuscita degli stessi abitanti, e tendano verso il tramonto della stagione degli insediamenti monoetnici, l’Italia stenta a distaccarsi in modo unanime e deciso dalle politiche abitative segregative che hanno caratterizzato gli ultimi quarant’anni”.

Attraverso il portale www.ilpaesedeicampi.it è possibile acquisire in tempo reale dati quantitativi aggiornati sui 106 insediamenti monoetnici formali abitati da persone rom e sinte in Italia.

I numeri contano

La questione di quanti siano i rom, dei reali numeri che possano descrivere queste comunità, è cruciale. Soprattutto perché i numeri, quando sovrastimati, creano allarmi e pregiudizi.

La Strategia Nazionale di uguaglianza, inclusione e partecipazione di Rom e Sinti 2021-2030 “ha rilevato la presenza di 516 insediamenti sparsi sul territorio italiano. […] In totale le persone stimate sono state circa 30.000”. Si registrerebbe dunque un calo significativo di circa 10.000 unità nell’arco di un decennio. Questi dati, tuttavia, secondo il monitoraggio condotto negli anni da Associazione 21 luglio, al fine di raccogliere dati aggregati sulle persone residenti negli insediamenti monoetnici delle regioni italiane, non sarebbero esatti. Secondo il rapporto annuale, “Il numero delle persone presenti all’interno degli insediamenti sarebbe inferiore. Sovrastimare i numeri, in maniera più o meno consapevole, potrebbe portare sicuramente a evidenziare il problema, a stimolare l’attenzione delle istituzioni governative, a garantire finanziamenti per progetti nel settore sociale, soprattutto nel breve termine”. Ma “questa pratica porta un danno nel lungo periodo per coloro che vivono direttamente il problema”, perché “rafforza lo stigma sociale, alimenta paure collettive, fornisce legittimità a dichiarazioni di “stato di emergenza” e politiche speciali oltre a favorire comportamenti discriminatori”, si legge ancora nel rapporto presentato oggi al Senato.

In realtà, sono dunque 11.100 circa i rom e sinti stimati che vivono in insediamenti monoetnici, pari allo 0,02% della popolazione italiana. Ad oggi sono 21 le comunità rappresentate in Italia. Attualmente, si registra una diminuzione complessiva del 53% delle persone di etnia rom presenti in Italia, corrispondente a una riduzione di circa 14.900 presenze rispetto al 2016.

Qualora fosse comunque ritenuta valida la stima al rialzo del Consiglio d’Europa sul numero complessivo dei rom e sinti in Italia (180.000 unità), è possibile sostenere che di essi solo il 6% viva in emergenza abitativa.

10.580 circa sarebbero infatti i rom e sinti presenti negli insediamenti formali (baraccopoli e macroaree). Nelle 64 macroaree vivono 4.931 sinti; nelle 38 baraccopoli vivono 5.649 rom.

102 sono gli insediamenti formali all’aperto (baraccopoli e macroaree) in Italia, presenti in 75 comuni e in 13 regioni. 2.000 circa sono i rom stimati presenti nelle baraccopoli informali.

Le più grandi baraccopoli formali sono concentrate nella Città Metropolitana di Napoli e a Roma. Napoli è la città nella quale è presente la più alta concentrazione di rom in emergenza abitativa. In Italia esistono poi 2 centri di accoglienza riservati esclusivamente a persone rom nei Comuni di Latina e Napoli dove si accolgono in totale 150 persone rom.

La più grande area di edilizia residenziale pubblica monoetnica si trova in Calabria, nel Comune di Gioia Tauro.

L’aspettativa di vita di quanti presenti in baraccopoli è di almeno dieci anni inferiore a quella della popolazione italiana. Il 55% dei residenti ha meno di 18 anni. Dei rom e sinti presenti negli insediamenti istituzionali si stima che circa il 65% abbia la cittadinanza italiana. Sono meno di 1.000 i cittadini rom in emergenza abitativa a forte rischio apolidia in Italia.

I dati evidenziano inoltre come il superamento del “sistema campi” sia ormai un processo irreversibile. Da un lato, “si assiste a un crescente desiderio delle nuove generazioni di intraprendere percorsi di uscita autonoma, accompagnato dall’abbandono e dal degrado dei principali mega insediamenti, che spinge le famiglie a cercare soluzioni abitative alternative.

Dall’altro sempre più amministrazioni comunali e regionali, riconoscendo il fallimento del “sistema campi” – un residuo cieco di un modello di “accoglienza” che, con costi economici e sociali rilevanti, non accoglie né integra, ma segrega – stanno investendo risorse e attuando politiche orientate al superamento del sistema e all’inclusione”.

Ampio spazio del report è dedicato ai singoli casi e città, da Nord a Sud, e si conferma, come detto, la “grave condizione di precarietà estrema che interessa le comunità rom presenti all’interno della Città Metropolitana di Napoli”.

Gli ultimi due capitoli del testo sono dedicati in modo specifico allo stato dell’arte rispetto al superamento dei campi, con un’analisi di ogni territorio in cui si sta affermando questa realtà, e ai discorsi d’odio e agli episodi di discriminazione contro le persone di etnia rom, con una panoramica dei processi in corso.

“Come quasi mezzo secolo fa, con la Legge Basaglia, si iniziava il processo di superamento della realtà manicomiale, così oggi è in atto in Italia il processo di superamento di un’altra istituzione totale, quella dei campi rom – ha dichiarato Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 Luglio -. Nel 2010 erano 40.000 le persone concentrate al loro interno: oggi ne restano poco più di 10.000. Questo dato, mostra che, anche grazie all’instancabile lavoro di Associazione 21 luglio, è possibile ipotizzare che nei prossimi anni la triste stagione del sistema campi volga al tramonto. Su questo siamo e resteremo in prima fila perché sicuramente un Paese senza ghetti etnici sarà un Paese migliore”.

Scarica il report

 

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