Archivio per anno: 2025

Roma, diritti delle comunitá rom: associazioni presentano ricorso contro consigliere leghista

Stop alle discriminazioni e alle parole d’odio contro le persone di origine rom, in modo particolare se provengono da esponenti politici. Le associazioni 21 Luglio, Lunaria, ASGI (Associazione studi giuridici sull’immigrazione), hanno depositato in questi giorni presso il Tribunale di Roma, un ricorso ex articolo 281 contro il consigliere del Municipio VI di Roma Emanuele Licopodio, esponente della Lega.

“Tra agosto e settembre il consigliere ha pubblicato sui suoi social dei video in cui definisce le persone di etnia rom ‘parassiti della nostra società’“, si legge nel testo del ricorso presentato dalle associazioni. Le tre organizzazioni, da anni attive sul territorio nazionale sul fronte della lotta alla discriminazione, segnalano diversi altri video del consigliere Licopodio che contengono espressioni ritenute lesive della dignità delle persone rom, offensive e violente, che incarnano un comportamento discriminatorio e molesto. In uno di questi filmati pubblicati sui social network, l’esponente leghista sostiene che i rom «quotidianamente agiscono a favore dell’illegalità. A queste persone che non si vogliono integrare vanno tolti immediatamente i figli». Per questo, il ricorso e l’azione civile per molestie discriminatorie per ragioni di razza e origine etnica nei confronti di Licopodio. Le associazioni ritengono infatti che le frasi pronunciate ledano profondamente la dignità della persona e siano suscettibili di alimentare un clima di paura e di ostilità nei confronti dei cittadini rom.

Secondo Carlo Stasolla, presidente dell’ Associazione 21 lugliooccorre continuare a porre argini a una deriva rappresentata da una narrazione tossica, becera, menzognera e discriminatoria che periodicamente, come la punta di un iceberg, affiora senza preavviso sulla superficie dell’immaginario collettivo. Come società civile abbiamo il dovere di vigilare attentamente, intervenire senza fare sconti, chiedere sanzioni restando dentro l’alveo dei diritti costituzionalmente garantiti”.

Per l’Associazione Lunaria “è importante ribadire che il diritto alla libertà di manifestazione del pensiero non ha niente a che vedere con la diffusione di espressioni ostili, denigratorie, stigmatizzanti e lesive ella dignità umana che risulta particolarmente grave quando avviene per iniziativa di un rappresentante delle istituzioni”.

La Corte di Strasburgo interviene sullo sgombero di una comunità rom a Roma

Il 18 agosto scorso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), Tribunale internazionale con sede a Strasburgo, è intervenuta sul caso dello sgombero di insediamenti rom in atto a Roma, nel Parco della Magliana, formulando al governo italiano richieste in merito alla situazione degli abitanti e, in particolare, chiedendo, dopo le azioni della ruspa di fine luglio, se e quale sistemazione abitativa alternativa fosse stata offerta, tenuto conto della presenza di persone vulnerabili.

Alcuni abitanti dell’insediamento, formalmente coadiuvati da Associazione 21 luglio con il sostegno della Rule 39 Pro Bono Initiative (un progetto di Pro Iura), avevano presentato lo scorso 14 agosto alla CEDU la richiesta di misure provvisorie ex articolo 39 del Regolamento CEDU, lamentando la violazione dell’articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, a causa degli sgomberi già eseguiti e/o imminenti, disposti senza offrire soluzioni di ricollocamento alternative. Tali sgomberi, già avviati lo scorso 25 luglio, avevano costretto i ricorrenti – tra cui numerosi minori e soggetti vulnerabili – a vivere in condizioni incompatibili con la dignità umana, in contrasto con la norma convenzionale che tutela contro trattamenti inumani e degradanti.

L’operazione di sgombero, finanziata con fondi del Giubileo e portata avanti dalla Regione Lazio, aveva sollevato vibranti critiche nei giorni successivi da parte di Associazione 21 luglio, della Parrocchia San Gregorio Magno alla Magliana e del Nuovo Comitato di Quartiere, che avevano denunciato la violazione dei diritti umani.

Successivamente Associazione 21 luglio, insieme ad alcuni rom aveva presentato un ricorso d’urgenza contro la Regione Lazio presso il Tribunale di Roma, insieme ad alcune delle famiglie sgomberate alla Magliana, chiedendo la sospensione immediata delle operazioni di allontanamento al fine di tutelare la continuità scolastica dei minori, la salute delle persone fragili, il diritto all’abitare.

In assenza di un riscontro dal ricorso interno, come prevede il diritto internazionale, Associazione 21 luglio, con il sostegno della Rule 39 Pro Bono Initiative (un progetto di Pro Iura), si è rivolta alla CEDU, fiduciosa del fatto che la giurisprudenza della Corte internazionale riconosce costantemente la particolare vulnerabilità delle comunità rom e il corrispondente obbligo di proteggerle dagli sgomberi in assenza di un’adeguata sistemazione abitativa alternativa. L’offerta di un alloggio alternativo è generalmente considerata di importanza centrale in tali casi.

La Corte di Strasburgo, prima di un pronunciamento, ha chiesto chiarimenti al Governo italiano che entro venerdì 22 agosto dovrà fornire le dovute risposte.

Secondo Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio: “Lo sgombero dello scorso 25 luglio nel Parco della Magliana, realizzato all’interno di un intervento legato al Giubileo della Speranza, rappresenta un evento di una gravità inaudita, avendo posto diverse famiglie in ulteriore condizione di vulnerabilità e con le abitazioni abbattute dalle ruspe. Auspichiamo – dichiara Stasolla – che con l’autorevole intervento della Corte Europea, le cui decisioni sono vincolanti davanti a qualsiasi autorità politica e tribunale nazionale, a livello locale si possa lavorare per garantire la sospensione delle azioni di sgombero e l’avvio di un processo volto al reperimento di soluzioni abitative adeguate in favore delle 36 persone, tra cui numerosi minori, che compongono la comunità. Su questo, come fatto in passato, ci poniamo a disposizione della autorità locali per individuare soluzioni adeguate, condivise, sostenibili”.

 

Questa azione è finanziata dall’Unione europea. I punti di vista e le opinioni espresse sono tuttavia esclusivamente
quelli dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione europea o della Commissione
europea, Direzione generale Giustizia e consumatori. Né l’Unione europea né la Commissione europea, Direzione
generale Giustizia e consumatori, possono essere ritenute responsabili.
Progetto: “RISE – Roma Inclusion and Support Effort”.

TOY4Participation, un progetto per promuovere la partecipazione dei bambini e delle bambine

TOY4Participation è un progetto innovativo che promuove la partecipazione significativa dei bambini e delle bambine nei contesti di Educazione e Cura della Prima Infanzia (ECEC), con particolare attenzione ai servizi educativi non formali basati sulla comunità, come i Play Hub. Questi spazi offrono ambienti sicuri e inclusivi in cui tutti i bambini e tutte le bambine possono partecipare attivamente al proprio apprendimento e ai processi decisionali. Il progetto vuole sviluppare l’empowerment di bambine e bambini tra 0 e 10 anni, in particolare di coloro che sono spesso sottorappresentati/e, ossia con background migratorio o socio-economico basso, rifugiati/e, rom e minori con bisogni educativi speciali, affinché possano esprimere le proprie opinioni e influenzare le decisioni che li riguardano.

Partendo dal successo del programma TOY for Inclusion, che ha già realizzato 40 Play Hub in Europa per promuovere l’inclusione sociale e le opportunità di apprendimento per bambini, bambine e famiglie, stiamo sperimentando una nuova dimensione centrata sulla partecipazione delle bambine e dei bambini, per garantire che anche le voci più giovani siano ascoltate e rispettate.

Cosa facciamo

Promuoviamo la partecipazione delle bambine e dei bambini integrando processi decisionali guidati da loro nei contesti ECEC, con un focus particolare sui servizi comunitari non formali come i Play Hub: spazi sicuri e inclusivi dove bambine, bambini e famiglie possono connettersi, imparare e crescere insieme.

Per supportare questo approccio, mettiamo a disposizione strumenti, risorse e percorsi formativi per educatori, educatrici, famiglie e decisorə politicə, promuovendo una cultura che valorizza e rispetta la voce e l’autonomia delle bambine e dei bambini.

Un elemento centrale del progetto è lo sviluppo e l’implementazione di un Toolkit per la Partecipazione Significativa delle Bambine e dei Bambini, pensato per aiutare le comunità locali a creare ambienti che promuovano lo sviluppo dei bambini e delle bambine e ne incoraggino la partecipazione civica.

Perché lo facciamo

I bambini e le bambine hanno il diritto fondamentale di esprimere la propria opinione su tutto ciò che li riguarda, come stabilito dall’articolo 12 della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (UNCRC, 1989), ripreso anche nella Strategia dell’UE sui Diritti dell’Infanzia e nella Garanzia Europea per l’Infanzia.

Promuovendo la partecipazione fin dalla prima infanzia, sosteniamo lo sviluppo sociale, emotivo e cognitivo delle bambine e dei bambini, alimentando un senso di appartenenza e la capacità di incidere. La partecipazione significativa non solo prepara i/le minori alla cittadinanza attiva, ma promuove l’inclusione, rafforza il coinvolgimento civico e i legami comunitari.

Allo stesso tempo, affrontiamo le carenze nei meccanismi esistenti di partecipazione per i/le più piccoli/e, assicurandoci che le loro voci vengano ascoltate e considerate nei processi decisionali e nelle politiche pubbliche.

Come lo facciamo

Il nostro progetto sostiene la partecipazione dei bambini e delle bambine nella prima infanzia a più livelli:

  • Decisioni quotidiane – cosa giocare, come risolvere un problema, come organizzare uno spazio;
  • Decisioni di gruppo – come gestire i conflitti, quali regole adottare, quali storie raccontare;
  • Contributo alla comunità – cosa pensano di parchi, scuole, trasporti o sicurezza.

La partecipazione si esprime in molteplici forme, adattate allo stadio di sviluppo del/la minore: movimento, disegno, gesti, suoni, gioco, silenzio, parole. È modellata dalle relazioni, dagli ambienti e dalle opportunità—tutti elementi centrali nei nostri Play Hub.

Attraverso metodologie basate sul gioco e adeguate alle varie fasi di sviluppo, garantiamo che la partecipazione sia inclusiva, significativa e adatta all’età.

Il nostro approccio intersettoriale collega diversi servizi della comunità per fornire un supporto integrato a bambini, bambine e famiglie, promuovendo la coesione sociale a lungo termine.

Collaboriamo con enti locali, amministrazioni regionali, organizzazioni della società civile e professionisti/e di diversi settori in tutta Europa per creare e sostenere Play Hub accessibili e vivaci.

Chi siamo

Siamo un consorzio di partner coordinato da International Child Development Initiatives (ICDI) e attivo in 8 paesi europei: Bulgaria, Croazia, Ungheria, Italia, Lettonia, Slovacchia, Slovenia e Ucraina. La nostra rete comprende operatrici, operatori, governi locali, istituzioni educative e organizzazioni comunitarie unite dalla missione di promuovere la partecipazione dei bambini e delle bambine nella prima infanzia.

Grazie a un lavoro collaborativo, abbiamo già realizzato 40 Play Hub, raggiungendo oltre 40.000 bambine, bambini e famiglie, e continuiamo ad espanderci in nuove aree. 

Il consorzio TOY4Participation, composto da membri ISSA, è finanziato dalla Commissione Europea e guidato da ICDI (Paesi Bassi). I partner includono:

  • Open Academy Step by Step (Croazia)
  • Partners for Democratic Change / Partners Hungary Foundation (Ungheria)
  • Cubo Libro (Italia
  • Centre for Education Initiatives – CEI (Lettonia)
  • Wide Open School (Slovacchia)
  • Educational Research Institute (Slovenia)
  • Labor and Health Social Initiatives (Ucraina)
  • For Our Children Foundation (Bulgaria)
  • Associazione 21 Luglio (Italia)
  • ISSA Hub come partner per la comunicazione e la disseminazione.

Il nostro valore aggiunto

TOY4Participation propone un modello già sperimentato per promuovere la partecipazione dei bambini e delle bambine attraverso i Play Hub—spazi sicuri e inclusivi che favoriscono lo sviluppo dei/lle minori, l’inclusione sociale e la partecipazione civica. Dando voce ai bambini e alle bambine più vulnerabili—migranti, rifugiati/e, rom, bambini/e con disabilità o provenienti da contesti svantaggiati—contribuiamo a creare comunità più forti e coese. Il nostro approccio è sistemico e sostenibile: integriamo la partecipazione dei bambini e delle bambine nei servizi ECEC, formali e non formali, lavorando a stretto contatto con le amministrazioni locali per garantire un impatto duraturo. I Play Hub sono veri e propri centri di connessione comunitaria, dove bambine, bambini e famiglie trovano risorse, supporto e formazione. Utilizziamo una prospettiva gender-transformative, che promuove la partecipazione paritaria di tutte le bambine e di tutti i bambini, e lavoriamo per abbattere le barriere sociali all’inclusione. Coinvolgendo i bambini e le bambine fin da piccolә, lә aiutiamo a diventare protagonistә del proprio apprendimento e futurә cittadinә attivә nelle loro comunità.

CO-FINANZIATO DA

Il sostegno della Commissione Europea a questo progetto non costituisce un’approvazione dei contenuti, che riflettono esclusivamente le opinioni dei promotori. La Commissione non può essere ritenuta responsabile per qualsiasi uso delle informazioni in esso contenute.

 

Dati e diritti “Sotto la lente”: presentato al Senato il nuovo report dell’Associazione 21 luglio

Giovedì 8 maggio 2025, nella suggestiva cornice della Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro del Senato della Repubblica, si è tenuto il convegno internazionale “Sotto la lente. Analisi comparata della metodologia utilizzata nei paesi europei per raccogliere dati sulla presenza delle comunità rom”, promosso su iniziativa del senatore Francesco Verducci e organizzato dall’Associazione 21 luglio ETS.

L’incontro ha segnato la presentazione ufficiale del report “Sotto la lente”, frutto di un’indagine approfondita che ha messo a confronto le metodologie utilizzate in Europa per raccogliere ed elaborare i dati statistici relativi alle comunità rom e sinte, con un focus specifico sull’Italia.

Il report parte da una constatazione tanto semplice quanto allarmante: in Europa, mancano dati certi, coerenti e ufficiali sulle condizioni di vita delle comunità rom e sinte. Una carenza che rende difficile, se non impossibile, pianificare interventi efficaci, monitorarne i risultati, distribuire risorse in modo mirato e combattere efficacemente stereotipi e discriminazioni. I dati oggi utilizzati per definire le politiche pubbliche provengono quasi esclusivamente dai report della FRA (Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali), ma, come mostra il report, presentano limiti di attendibilità e rappresentatività.

Attraverso l’analisi comparata di due survey europee (2012 e 2022), il documento ricostruisce nel dettaglio i criteri di costruzione del campione, le modalità di contatto con le comunità, il ruolo delle “organizzazioni rom” coinvolte, la formazione degli intervistatori e l’impatto di questi fattori sulla qualità dei dati raccolti. Ne emerge un quadro che, pur riconoscendo il valore delle indagini promosse a livello europeo, evidenzia le criticità di un sistema che, in assenza di fonti nazionali autonome e trasparenti, rischia di produrre rappresentazioni parziali, distorte o addirittura stigmatizzanti.

Con “Sotto la lente”, l’Associazione 21 luglio lancia un appello per ripensare radicalmente la raccolta dei dati in Italia: non solo per migliorare la qualità delle politiche pubbliche, ma per restituire finalmente voce e dignità alle persone rom e sinte, troppo spesso ridotte a numeri imprecisi o a etichette semplificatrici.

Scarica il report completo:

Al via le attività preliminari del Modello Ma.Rea. a Giugliano in Campania

Il Comune di Giugliano in Campania ha accolto la proposta dell’Associazione 21 luglio di avviare la prima fase del Modello Ma.Rea. (Mappare e Realizzare) per affrontare le criticità legate all’insediamento informale di via Carrafiello, in località Ponte Riccio, abitato da centinaia di persone di etnia rom.

L’impegno della 21 Luglio a Giugliano in Campania

Nel corso di un incontro svoltosi il 14 aprile 2025, l’Associazione ha presentato alle autorità presenti, tra cui la vicepresidente del Senato Maria Domenica Castellone e il Commissario prefettizio Carmine Valente, le attività preliminari previste dal modello, già sperimentato con esiti positivi in altre località italiane. L’azione, che rientra nel progetto Poretti, prevede una fase iniziale, della durata di 3 mesi, che include:

  • sopralluoghi per la mappatura delle condizioni dell’insediamento e del contesto circostante;
  • una campagna di ascolto per l’identificazione dei bisogni delle famiglie e degli stakeholder;
  • la redazione di un report conoscitivo;
  • la stesura di un documento propedeutico all’eventuale attivazione di un Gruppo di Azione Locale, previsto nella seconda fase del modello.

Il Comune, riconoscendo l’urgenza di intervenire anche alla luce di un provvedimento del Tribunale di Napoli che ha ordinato lo sgombero del campo, ha convenuto con l’Associazione l’avvio del progetto, che sarà svolto a titolo gratuito e senza alcun onere economico per l’ente.

Il coordinamento per l’Associazione 21 luglio ETS è affidato al Presidente Carlo Stasolla, mentre per il Comune sono referenti il dott. Michele Maria Ippolito e la dott.ssa Alessandra Tuccillo. Le attività si svolgeranno in sinergia con il progetto ABRAMO, già attivo sul territorio per l’alfabetizzazione della popolazione rom.

Il campo di via Carrafiello

L’insediamento di via Carrafiello rappresenta una delle realtà più critiche dell’area metropolitana di Napoli, dove si concentrano le condizioni di vita più difficili per le comunità rom in emergenza abitativa. Secondo il report “Figli dell’abbandono” pubblicato dall’Associazione 21 luglio, l’area ospita circa 3.000 persone rom, pari allo 0,11% della popolazione locale, il tasso più alto in Italia. In particolare, l’insediamento di via Carrafiello è stato identificato come quello con le peggiori condizioni di vita, dove i diritti dell’infanzia risultano drammaticamente violati. Le criticità includono gravi condizioni igienico-sanitarie, accumuli di rifiuti vicino alle abitazioni, difficoltà di accesso ai servizi essenziali e problemi di registrazione anagrafica e regolarizzazione documentale. L’Associazione 21 luglio ETS si impegna quindi a collaborare con le istituzioni locali per avviare un processo concreto e sostenibile di superamento definitivo dell’insediamento, mettendo al centro i diritti e le esigenze delle comunità coinvolte.

“Bagliori di speranza” – Rapporto annuale 2024 sulla condizione di rom e sinti

L’Italia è ancora il “Paese dei campi” per le persone di origine rom. Dall’attività di monitoraggio e raccolta dati condotta nel 2024 da Associazione 21 luglio, emerge “l’infelice primato di nazione europea che dedica maggiori risorse, sia umane che economiche, alla gestione di strutture abitative con un chiaro profilo discriminatorio”.

È questo uno degli elementi al centro del Rapporto annuale dell’Associazione 21 luglio, giunto alla sua nona edizione, dal titolo “Bagliori di speranza. La condizione delle comunità rom e sinte in Italia“, presentato oggi, mercoledì 9 aprile, al Senato, su iniziativa della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti Umani del Senato, in occasione della Settimana per la promozione della cultura romanì e per il contrasto all’antiziganismo 2025 e all’indomani della Giornata internazionale dei rom, sinti e camminanti, che si celebra l’8 aprile.

Alla conferenza odierna hanno partecipato Stefania Pucciarelli, Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti Umani del Senato, Mattia Peradotto, Presidente Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali, Mauro Palma, Presidente del Centro di ricerca European Penological Center dell’Università Roma Tre, Carlo Stasolla e Veronica Alfonsi, Associazione 21 luglio, Tommaso Vitale, professore di sociologia, Dean della Urban School di Sciences Po, CEE, Benoni Ambarus, Vescovo ausiliario della Diocesi di Roma, Roberta Gaeta, Consigliera della Regione Campania, con alcune testimonianze di persone abitanti nei campi rom.

“Nonostante gli sviluppi degli ultimi anni – si legge nel rapporto – sia dal punto di vista politico che di autonoma spinta alla fuoriuscita degli stessi abitanti, e tendano verso il tramonto della stagione degli insediamenti monoetnici, l’Italia stenta a distaccarsi in modo unanime e deciso dalle politiche abitative segregative che hanno caratterizzato gli ultimi quarant’anni”.

Attraverso il portale www.ilpaesedeicampi.it è possibile acquisire in tempo reale dati quantitativi aggiornati sui 106 insediamenti monoetnici formali abitati da persone rom e sinte in Italia.

I numeri contano

La questione di quanti siano i rom, dei reali numeri che possano descrivere queste comunità, è cruciale. Soprattutto perché i numeri, quando sovrastimati, creano allarmi e pregiudizi.

La Strategia Nazionale di uguaglianza, inclusione e partecipazione di Rom e Sinti 2021-2030 “ha rilevato la presenza di 516 insediamenti sparsi sul territorio italiano. […] In totale le persone stimate sono state circa 30.000”. Si registrerebbe dunque un calo significativo di circa 10.000 unità nell’arco di un decennio. Questi dati, tuttavia, secondo il monitoraggio condotto negli anni da Associazione 21 luglio, al fine di raccogliere dati aggregati sulle persone residenti negli insediamenti monoetnici delle regioni italiane, non sarebbero esatti. Secondo il rapporto annuale, “Il numero delle persone presenti all’interno degli insediamenti sarebbe inferiore. Sovrastimare i numeri, in maniera più o meno consapevole, potrebbe portare sicuramente a evidenziare il problema, a stimolare l’attenzione delle istituzioni governative, a garantire finanziamenti per progetti nel settore sociale, soprattutto nel breve termine”. Ma “questa pratica porta un danno nel lungo periodo per coloro che vivono direttamente il problema”, perché “rafforza lo stigma sociale, alimenta paure collettive, fornisce legittimità a dichiarazioni di “stato di emergenza” e politiche speciali oltre a favorire comportamenti discriminatori”, si legge ancora nel rapporto presentato oggi al Senato.

In realtà, sono dunque 11.100 circa i rom e sinti stimati che vivono in insediamenti monoetnici, pari allo 0,02% della popolazione italiana. Ad oggi sono 21 le comunità rappresentate in Italia. Attualmente, si registra una diminuzione complessiva del 53% delle persone di etnia rom presenti in Italia, corrispondente a una riduzione di circa 14.900 presenze rispetto al 2016.

Qualora fosse comunque ritenuta valida la stima al rialzo del Consiglio d’Europa sul numero complessivo dei rom e sinti in Italia (180.000 unità), è possibile sostenere che di essi solo il 6% viva in emergenza abitativa.

10.580 circa sarebbero infatti i rom e sinti presenti negli insediamenti formali (baraccopoli e macroaree). Nelle 64 macroaree vivono 4.931 sinti; nelle 38 baraccopoli vivono 5.649 rom.

102 sono gli insediamenti formali all’aperto (baraccopoli e macroaree) in Italia, presenti in 75 comuni e in 13 regioni. 2.000 circa sono i rom stimati presenti nelle baraccopoli informali.

Le più grandi baraccopoli formali sono concentrate nella Città Metropolitana di Napoli e a Roma. Napoli è la città nella quale è presente la più alta concentrazione di rom in emergenza abitativa. In Italia esistono poi 2 centri di accoglienza riservati esclusivamente a persone rom nei Comuni di Latina e Napoli dove si accolgono in totale 150 persone rom.

La più grande area di edilizia residenziale pubblica monoetnica si trova in Calabria, nel Comune di Gioia Tauro.

L’aspettativa di vita di quanti presenti in baraccopoli è di almeno dieci anni inferiore a quella della popolazione italiana. Il 55% dei residenti ha meno di 18 anni. Dei rom e sinti presenti negli insediamenti istituzionali si stima che circa il 65% abbia la cittadinanza italiana. Sono meno di 1.000 i cittadini rom in emergenza abitativa a forte rischio apolidia in Italia.

I dati evidenziano inoltre come il superamento del “sistema campi” sia ormai un processo irreversibile. Da un lato, “si assiste a un crescente desiderio delle nuove generazioni di intraprendere percorsi di uscita autonoma, accompagnato dall’abbandono e dal degrado dei principali mega insediamenti, che spinge le famiglie a cercare soluzioni abitative alternative.

Dall’altro sempre più amministrazioni comunali e regionali, riconoscendo il fallimento del “sistema campi” – un residuo cieco di un modello di “accoglienza” che, con costi economici e sociali rilevanti, non accoglie né integra, ma segrega – stanno investendo risorse e attuando politiche orientate al superamento del sistema e all’inclusione”.

Ampio spazio del report è dedicato ai singoli casi e città, da Nord a Sud, e si conferma, come detto, la “grave condizione di precarietà estrema che interessa le comunità rom presenti all’interno della Città Metropolitana di Napoli”.

Gli ultimi due capitoli del testo sono dedicati in modo specifico allo stato dell’arte rispetto al superamento dei campi, con un’analisi di ogni territorio in cui si sta affermando questa realtà, e ai discorsi d’odio e agli episodi di discriminazione contro le persone di etnia rom, con una panoramica dei processi in corso.

“Come quasi mezzo secolo fa, con la Legge Basaglia, si iniziava il processo di superamento della realtà manicomiale, così oggi è in atto in Italia il processo di superamento di un’altra istituzione totale, quella dei campi rom – ha dichiarato Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 Luglio -. Nel 2010 erano 40.000 le persone concentrate al loro interno: oggi ne restano poco più di 10.000. Questo dato, mostra che, anche grazie all’instancabile lavoro di Associazione 21 luglio, è possibile ipotizzare che nei prossimi anni la triste stagione del sistema campi volga al tramonto. Su questo siamo e resteremo in prima fila perché sicuramente un Paese senza ghetti etnici sarà un Paese migliore”.

Scarica il report

 

Gli attivisti presentano una denuncia urgente per fermare lo sgombero forzato dei rom dal campo di Giugliano

Bruxelles, Roma, 13 marzo 2025 – Gli attivisti del Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC), con il sostegno di Associazione 21 luglio e il Comitato Campano con i Rom, hanno presentato un reclamo collettivo al Comitato Europeo per i Diritti Sociali (ECSR), sollecitando il Comitato ad assicurare che il Governo italiano adotti misure immediate per prevenire l’imminente sgombero di famiglie rom da un insediamento situato in Via Carrafiello a Giugliano in Campania, in provincia di Napoli. Lo sgombero potrebbe avvenire in qualsiasi momento fino al 30 aprile 2025, dopo una sentenza del Tribunale di Napoli adottata il 17 febbraio scorso. Nel richiamo viene chiesto di fermare lo sgombero forzato (così come qualsiasi altro sgombero di famiglie rom in Italia che non sia conforme al diritto internazionale), di fornire un’adeguata sistemazione alternativa alle famiglie e di sviluppare soluzioni abitative integrate a lungo termine per le famiglie rom a rischio.

“Le famiglie di questo campo sono state spinte dalle autorità in campi etnicamente segregati e lasciate lì a marcire, con poche o nessuna disposizione per le infrastrutture di base e condizioni di vita sicure. Sono state ripetutamente sfrattate, spostate da un campo all’altro per più di 20 anni, e ora il Comune ha deciso di lavarsene completamente le mani senza offrire una sistemazione alternativa a tutti gli abitanti. Questo non è il “superamento dei campi”, è il perenne fallimento dell’Italia nell’offrire qualcosa di diverso da un circolo vizioso di esclusione, mancanza di casa e discriminazione sistemica alle sue famiglie più vulnerabili”, ha dichiarato il portavoce dell’ERRC Jonathan Lee. Secondo Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio: “In un contesto italiano dove sempre più amministrazioni comunali sono impegnate in azioni di superamento degli insediamenti monoetnici, a Giugliano in Campania sembra, in un tragico ritorno al passato, replicarsi l’odiosa pratica degli sgomberi forzati lesivi dei diritti umani e dei diritti dell’infanzia. Ci sono margini di mediazione per evitarlo e, come organizzazione, siamo disponibili ad individuare insieme alle autorità locali e nazionali le soluzioni affinché lo sgombero forzato possa essere evitato.”

ERRC, Associazione 21 luglio e Comitato Campano con i Rom sostengono che lo sgombero imposto viola le disposizioni della Carta Sociale Europea che garantiscono il diritto a un alloggio adeguato e la protezione dalla discriminazione (articolo 31 e articolo E). Il reclamo chiede misure provvisorie in considerazione della situazione di grande vulnerabilità in cui si trovano le famiglie rom a causa del rischio costante di
sgomberi forzati e dell’avvicinarsi della scadenza del 30 aprile. Il reclamo chiede che il Comitato ordini al Governo italiano di:

1. Arrestare immediatamente ogni ulteriore azione di sgombero e garantire che nessuna famiglia rom sia sfollata con la forza dall’insediamento di Giugliano in Campania (Via Carrafiello). Questa protezione dovrebbe essere garantita fino a quando non sarà pianificata e attuata una soluzione abitativa permanente e sostenibile, dopo aver consultato le famiglie interessate. L’eventuale sgombero non dovrebbe avvenire senza un preavviso adeguato e legale, l’accesso a una consulenza legale e la proposta di alloggi alternativi adeguati.

2. Fornire una sistemazione temporanea sicura e adeguata a tutte le famiglie oggetto dello sgombero, in luoghi sicuri e accessibili, con accesso a servizi essenziali come acqua, servizi igienici ed elettricità. È fondamentale che le famiglie oggetto dello sgombero possano risiedere in maniera sicura in questi alloggi nell’attesa che venga individuata una soluzione a lungo termine. Gli alloggi temporanei dovranno soddisfare gli standard fondamentali di adeguatezza e di rispetto della dignità delle famiglie coinvolte.

3. Sviluppare un piano abitativo completo e privo di un approccio segregante per tutte le famiglie rom di via Carrafiello, frutto di una consultazione con le comunità interessate. Tale piano dovrà assicurare la fornitura di alloggi adeguati e permanenti che rispettino la dignità della comunità rom e garantiscano l’accesso ai servizi sociali, all’istruzione, alla sanità e alle opportunità di lavoro. Il piano dovrà dare priorità ad alloggi non segregati, fornendo alle famiglie pari opportunità di inclusione sociale nella società in generale.

Il contesto

Il campo di via Carrafiello a Giugliano in Campania si trova in un’area industriale abbandonata. Per la maggior parte delle oltre 80 famiglie che vi abitano, è almeno il terzo campo segregato di questo tipo in cui hanno vissuto e da cui hanno poi dovuto affrontare ogni volta uno sgombero forzato. Quando sono arrivati nel 2019, erano isolati dalla città, circondati da cumuli di rifiuti, con servizi e infrastrutture di base
totalmente assenti o gravemente inadeguati. Le abitazioni sono per lo più costruite con materiali di scarto. Alcune famiglie prive di roulotte sono rimaste senza casa e sono state costrette a dormire in auto o all’aperto. Le condizioni sono solo peggiorate negli anni successivi, con infestazioni di topi, mancanza di servizi igienici e rischi dovuti a condizioni meteorologiche estreme. Le condizioni in cui queste famiglie sono costrette a sopportare hanno avuto un esito fatale quando, il 13 gennaio 2024, una bambina rom di 7 anni di nome Michelle è rimasta folgorata ed è morta a causa di un impianto elettrico difettoso nell’insediamento. L’incidente ha scatenato l’indignazione dell’opinione pubblica, ma, com’era prevedibile, l’attenzione dei media si è rapidamente spostata sulle accuse di comportamento violento da parte dei membri della famiglia in lutto all’ospedale, mettendo in ombra la causa principale della morte di Michelle: le condizioni pericolose del “campo”. Il 25 gennaio 2024, le autorità locali, tra cui Polizia, Carabinieri, personale militare e dipendenti dell’azienda idrica, sono state inviate al “campo”. In seguito, sono stati rimossi i rifiuti, messi in sicurezza i cavi elettrici e sequestrati i veicoli. Tuttavia, queste azioni sono state seguite dalla disconnessione della rete idrica, lasciando inizialmente i 450 residenti rom senza accesso all’acqua potabile.

Il 1° marzo 2024, l’ERRC ha presentato una denuncia formale al Prefetto di Napoli e al Sindaco di Giugliano, evidenziando la terribile situazione abitativa del “campo” di via Carrafiello. La denuncia dell’ERRC chiedeva un’indagine urgente sulle carenze istituzionali che hanno lasciato la comunità senza servizi essenziali e alternative abitative valide. Chiedeva inoltre che il Prefetto di Napoli e il Sindaco di Giugliano
sviluppassero un piano globale per soluzioni abitative adeguate e sostenibili per tutte le famiglie residenti nell’insediamento. Il 6 marzo 2024, l’ERRC ha presentato una denuncia distinta al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord, al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni e alla Polizia, chiedendo un’indagine approfondita su potenziali negligenze istituzionali e violazioni della sicurezza che potrebbero aver contribuito alla tragica morte della bambina rom di 7 anni di nome Michelle.

Nell’aprile del 2024, il Comune di Giugliano ha lanciato un bando, offrendo cinque appartamenti di 120 metri quadrati per ospitare circa 50 persone dell’insediamento. conseguentemente, a Giugliano in Campania sono scoppiate proteste tra i cittadini italiani che si opponevano all’assegnazione degli alloggi alle famiglie rom. Alcune famiglie non rom hanno occupato per protesta gli appartamenti destinati alle famiglie
rom vincitrici del bando. Considerato il clima di odio razziale le cinque famiglie interessate hanno rifiutato l’offerta.

Il 17 febbraio 2025, il Tribunale di Napoli Nord, Nona Sezione Civile, ha emesso una sentenza che ha ribadito una precedente ordinanza di sgombero. Ha fissato un nuovo termine di esecuzione al 30 aprile 2025, sottolineando che lo sgombero forzato deve essere eseguito con l’assistenza di un medico a causa delle preoccupazioni per le cattive condizioni di vita e i rischi per la salute degli occupanti. La sentenza conferma che l’ordine di sgombero si applica a tutti gli individui che vivono nell’area e che non è necessario un preavviso agli abitanti sulla data dello sgombero. Il Tribunale ha inoltre imposto alle forze dell’ordine di agire immediatamente su richiesta, e qualsiasi rifiuto o ritardo ingiustificato potrebbe portare a conseguenze legali, compresa la responsabilità penale per i funzionari pubblici che ostacolano l’applicazione della legge.

Jonathan Lee
Advocacy & Communications Director
European Roma Rights Centre
jonathan.lee@errc.org
+32 492887679

Rosi Mangiacavallo (in Italian)
Human Rights Monitor for Italy
European Roma Rights Centre
rosi.mangiacavallo@errc.org
+39 3289420715

Carlo Stasolla
Presidente
Associazione 21 luglio ETS
c.stasolla@21luglio.org
+39 3200987154

Barbara Battaglia
Ufficio Comunicazione stampa
bbbarbarabattaglia@gmail.com
+39 3666292992

 

 

Questa azione è finanziata dall’Unione europea. I punti di vista e le opinioni espresse sono tuttavia esclusivamente
quelli dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione europea o della Commissione
europea, Direzione generale Giustizia e consumatori. Né l’Unione europea né la Commissione europea, Direzione
generale Giustizia e consumatori, possono essere ritenute responsabili.
Progetto: “RISE – Roma Inclusion and Support Effort”.

Aiutaci a superare i campi rom: una petizione per il diritto a un futuro migliore

Da oltre un decennio, come Associazione 21 Luglio siamo in prima linea nella difesa dei diritti delle comunità rom e sinte in Italia, denunciando la segregazione abitativa imposta dai campi rom e promuovendo alternative concrete e dignitose. Ora, con il lancio di una petizione dedicata su Change.org, chiediamo chiediamo ai comuni italiani dove ancora sono presenti gli insediamenti di prendere di prendere un impegno serio e definitivo: superare i campi rom attraverso politiche abitative, educative e lavorative realmente inclusive.

In Italia, migliaia di persone, tra cui moltissimi bambini, vivono ancora in condizioni di grave emarginazione nei cosiddetti “campi rom”, aree spesso isolate, prive dei servizi essenziali e lontane dalle opportunità di integrazione sociale. Questa forma di segregazione non è una scelta delle comunità rom né un retaggio della loro cultura, come spesso dichiarato da politici e istituzioni. È invece il risultato di politiche discriminatorie che perpetuano l’esclusione e impediscono il pieno esercizio dei diritti fondamentali. Contro questa prassi, abbiamo deciso di alzare ancora una volta la voce, lanciando una campagna di sensibilizzazione e una petizione rivolta agli amministratori comunali.

Dove non c’è campo, una campagna per il superamento degli insediamenti rom

La campagna di comunicazione e sensibilizzazione è retta dallo slogan “Dove non c’è campo” ed articolata su tre temi: scuola, lavoro e casa. Si tratta di tre questioni chiave per il superamento dei campi rom.

  • Diritto all’istruzione. Senza accesso a un’istruzione regolare e di qualità, i bambini rom restano intrappolati in un circolo vizioso di esclusione. Troppi sono costretti ad abbandonare la scuola a causa delle difficoltà legate alla loro condizione abitativa.
  • Diritto al lavoro. L’assenza di opportunità lavorative stabili condanna molte famiglie alla povertà cronica. Solo con politiche attive per l’inserimento lavorativo è possibile spezzare questa catena.
  • Diritto alla casa. Il superamento dei campi rom significa soprattutto accesso a soluzioni abitative dignitose e non discriminatorie, evitando ghettizzazioni e promuovendo percorsi di inclusione.

Firma e diffondi la petizione

Alla campagna è collegata una petizione rivolta a tutti gli amministratori locali, decisori di riferimento quando si parla di superamento dei campi rom. Quello che chiediamo è di adottare misure concrete per porre fine a questa ingiustizia. Il superamento dei campi rom non è solo una questione di diritti umani, ma una scelta necessaria per garantire coesione sociale e rispetto dei principi costituzionali.

Firma la petizione su Change.org e aiutaci a far sentire la nostra voce. Condividila, parlane, sostieni la nostra campagna: insieme possiamo costruire un futuro senza segregazione, in cui tutti abbiano le stesse opportunità.

Firma ora

Conferita a Carlo Stasolla l’onoreficenza al merito della Repubblica Italiana

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito oggi, 26 febbraio, trentuno onorificenze al Merito della Repubblica Italiana. Tra loro anche Carlo Stasolla, 59 anni, fondatore e presidente dell’Associazione 21 luglio, neo Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana, Per supportare persone e gruppi in condizione di estrema segregazione e discriminazione”, come si legge nella motivazione ufficiale.

“L’onorificenza di oggi – ha commentato Carlo Stasolla – rappresenta un riconoscimento ai diritti di quanti abitano ai margini delle città, delle bambine e dei bambini nati e vissuti dentro una baracca, di famiglie ghettizzate ed escluse su base etnica. Coloro che da sempre sono al centro dell’impegno mio e dell’Associazione 21 luglio in una missione a tratti impossibile: ridare dignità e voce a persone private del potere di decidere e sognare alternative e vite diverse. A loro dedico l’onoreficenza.

Da anni il nostro maggiore impegno è superare i “campi rom”, non con la logica degli sgomberi ma con soluzioni abitative, ascolto ed inclusione. Siamo fermamente convinti che sia una soluzione possibile e praticabile, per garantire diritti, autodeterminazione, dignità.

Ringrazio il Presidente Sergio Mattarella per questo importante riconoscimento che orienterà in maniera ancora più forte e determinata le nostre scelte future, per un’Italia più accogliente, realmente solidale, finalmente giusta”.

Le onorificenze al Merito sono state attribuite “a cittadine e cittadini che si sono distinti per attività volte a favorire il dialogo tra i popoli, contrastare la violenza di genere, per un’imprenditoria etica, per un impegno attivo anche in presenza di disabilità, per l’aiuto alle persone detenute in carcere, per la solidarietà, per la scelta di una vita nel volontariato, per attività in favore dell’inclusione sociale, del diritto alla salute e per atti di eroismo”.

In Italia segnali importanti verso la fine della stagione dei campi

Superare i campi rom, garantendo diritti, autodeterminazione e dignità è possibile. Si è svolto oggi pomeriggio, mercoledì 19 febbraio, in Campidoglio il convegno “Una seconda vita. Il superamento dei campi rom in Italia e a Roma”, promosso da Roma Capitale con Associazione 21 luglio. All’evento hanno partecipato l’Assessora alle Politiche Sociali di Roma Capitale Barbara Funari, il direttore generale della Fondazione Migrantes della CEI monsignor Pierpaolo Felicolo e una rappresentanza dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.

Nel corso dell’incontro l’Associazione 21 luglio ha presentato i dati aggiornati, su scala nazionale e locale, del superamento dei campi rom. “A partire dagli anni 2000 – hanno spiegato i referenti dell’associazione – l’Italia è stata il “Paese dei campi”, impegnata nella progettazione, realizzazione e gestione di insediamenti monoetnici, dove segregare famiglie rom in emergenza abitativa. Questi luoghi, dispendiosi sotto il profilo economico e lesivi dei diritti umani, sono stati per due decenni oggetto di profonde critiche da parte di diversi organismi europei. Dal 2020 c’è stata un’inversione di tendenza. Dopo l’inaugurazione dell’ultimo campo rom in Italia, ad Afragola (NA), sempre più amministrazioni hanno intrapreso la strada del superamento di tali realtà, promuovendo percorsi di inclusione. Se nel 2010 in Italia erano circa 40.000 i rom presenti in più di 200 insediamenti formali, nel 2025 i numeri raccontano una realtà in sensibile trasformazione”. Secondo l’Associazione 21 luglio, “sul territorio italiano ci sono oggi 44 baraccopoli, abitate da circa 6.000 persone identificate come rom e 61 macroaree dove vivono circa 4.450 cittadini italiani di origine sinta. Sono soprattutto i primi a dover essere superati con urgenza per le critiche condizioni di vita, e su questo diverse amministrazioni stanno mostrando attenzione e volontà nell’avviare processi virtuosi. Oggi si possono registrare esempi positivi nei comuni di Asti, Milano, Roma, Latina, Lamezia Terme”.

A Roma è attivo un Piano cittadino di superamento che l’Associazione 21 luglio definisce “virtuoso”. La stessa organizzazione da dieci mesi è impegnata, all’interno di una progettualità prima municipale e poi comunale, al superamento dell’insediamento di via di Salone. “Ad oggi – spiegano i promotori -, grazie alle azioni promosse sul fronte della regolarizzazione giuridica, della salute, del lavoro, dell’istruzione e della casa, si possono registrare progressi importanti con cinque residenti che sono diventati cittadini italiani e due apolidi riconosciuti; tutti i minori in età di obbligo scolastico sono iscritti in cinque istituti scolastici con frequenze dai numeri importanti; alcuni uomini e donne della baraccopoli dispongono ad oggi di un regolare contratto di lavoro. Il dato più rilevante resta quello legato al numero degli attuali residenti. Sotto questo profilo dalle 380 unità registrate nella baraccopoli di Salone nel gennaio 2024, ad oggi si contano meno di 200 individui”.

Secondo Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio questi numeri sono “importanti e confermano come superare i campi rom oggi non è solo auspicabile ma soprattutto possibile. Come associazione siamo impegnati a disseminare MA.REA., un modello virtuoso di superamento degli insediamenti monoetnici, in tutta Italia affinché la vergogna dei “campi rom”, che per anni ha portato le aspre critiche dell’Europa e degli organismi sovranazionali di tutela dei diritti umani, possa essere definitivamente relegata al passato”.

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