Blitz elettorale di Alemanno in un campo rom
Per l’Associazione 21 luglio, «ragioni di mera opportunità propagandistica non possono giustificare le parole espresse oggi dal sindaco di Roma Gianni Alemanno e dalla vice sindaco Sveva Belviso nel corso del loro tour elettorale presso il “villaggio attrezzato” di via Candoni».
La visita odierna nel «villaggio attrezzato» di via Candoni si è concentrata in gran parte sulla vicenda che aveva avuto inizio due mesi fa, quando la Guardia di Finanza aveva concluso le procedure di controllo sulle posizioni patrimoniali e reddituali dei circa 3.500 rom presenti negli insediamenti formali di Roma.
Al termine delle indagini, notificate ai diretti interessati, il Comune di Roma, cogliendo la palla al balzo aveva in tutta fretta provveduto, di propria iniziativa, a notificare a 64 rom l’ordine di allontanamento da alcuni «villaggi attrezzati». La notizia era stata volutamente enfatizzata dallo stesso sindaco.
Nelle dichiarazioni odierne il sindaco ha espresso il proprio disappunto per l’impossibilità di portare a termine queste procedure a causa di presunti «cavilli». In realtà le procedure di allontanamento promosse dal Comune di Roma non hanno seguito il regolare iter per l’adozione di atti amministrativi.
Inoltre le autorità capitoline sembrano basare le loro dichiarazioni su regole non univoche all’interno dei “campi” dove non sono mai esistiti trasparenti criteri di ammissione e scaglioni economici che ne regolino la presenza.
Alcuni casi si sono addirittura rivelati eclatanti, come quello di una donna rom apolide di fatto e affetta da gravi patologie invalidanti la quale ha ricevuto la revoca di assegnazione del container e l’ordine di allontanamento a causa dell’omonimia con un’altra persona.
Secondo il Comune di Roma tra i “rom milionari”, e quindi da allontanare dalle proprie abitazioni, risulterebbero essere anche due fratelli rom che pur vivendo in container ben distinti e separati e aventi ognuno il proprio nucleo familiare sono stati erroneamente scambiati per marito e moglie.
Anche per loro è scattato l’ordine di allontanamento dalla propria abitazione.
Ancora una volta fini propagandistici, urgenza di conquistare consenso elettorale attraverso i media e mancanza di verifiche hanno determinato gravi errori e sviste da parte degli organi comunali che hanno finito per ledere i diritti delle persone più fragili.
«E’ intollerabile come il concetto di legalità espresso da questa Amministrazione, un concetto peraltro ambiguo, si traduca solo in un atto di forza verso i più deboli e come la caccia al voto stia portando il sindaco di Roma ad un irresponsabile atteggiamento mirato a costruire consenso sulla pelle delle categorie meno tutelate», conclude l’Associazione 21 luglio.

