Infanzia: diritti dei minori ancora negati

Nel Belpaese, 1 bambino su 7 nasce e cresce in condizioni di povertà assoluta, 1 su 20 assiste a violenza domestica e 1 su 100 è vittima di maltrattamenti. 1 su 20 vive in aree inquinate e a rischio di mortalità. 1 su 50 soffre di una condizione che comporterà una disabilità significativa all’età dell’ingresso nella scuola primaria, 1 su 500 vive in strutture di accoglienza. Più di 8 bambini su 10 non possono usufruire di servizi socio-educativi nei primi tre anni di vita e 1 su 10 nell’età compresa tra i 3 e i 5 anni. Nel 2013 in Italia sono andati al nido solo 218.412 bambini, pari al 13,5% della popolazione sotto i tre anni. E la situazione nel Mezzogiorno è ancora più grave, se si considera che tutte le regioni del Sud si collocano sotto la media nazionale, come la Sicilia con appena il 5,6% dei bambini che ha avuto accesso al nido; la Puglia con il 4,4%; la Campania con il 2,7% e la Calabria con il 2,1%.
Questi i principali dati che emergono dal Rapporto di monitoraggio sull’attuazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza nel nostro Paese, giunto alla sua ottava edizione, alla cui redazione hanno contribuito 124 operatori delle 90 associazioni del Gruppo CRC, e presentato stamane alla presenza del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti.
Il Rapporto, evidenzia che, a vent’anni esatti dal primo Rapporto sullo stato di attuazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC), inviato dall’Italia al Comitato ONU per la CRC, “il sistema organico di politiche per l’infanzia” su cui il nostro paese si era impegnato con la ratifica della Convenzione non è stato realizzato. Le associazioni auspicano che l’adozione del nuovo Piano Infanzia, con priorità e azioni ben definite e supportate da un adeguato impegno economico, possa essere il primo passo per rimettere al centro dell’agenda politica le misure per la tutela per l’infanzia.
“Ci sono bambini che fin dalla nascita soffrono di carenze che ne compromettono lo sviluppo fisico, mentale scolastico, relazionale – sottolinea Arianna Saulini, di Save the Children e coordinatrice del Gruppo CRC. “Tra questi eventi, indicati come fattori di rischio, figurano condizioni sfavorevoli durante la gravidanza, cure genitoriali inadeguate, violenza domestica ed esclusione sociale. Per questo chiediamo – aggiunge Saulini – che il prossimo Piano Nazionale Infanzia dedichi speciale attenzione ai primi anni di vita del bambino, che vengano realizzate politiche adeguate per superare il divario territoriale nell’offerta educativa e di costruire un qualificato sistema integrato per l’infanzia e l’adolescenza, impegnando adeguati e stabili investimenti finanziari e introducendo un meccanismo permanente di monitoraggio della spesa”.
A proposito di risorse dedicate all’infanzia e l’adolescenza, il Rapporto denuncia che a distanza di anni non esiste ancora un monitoraggio a livello istituzionale, manca una strategia nazionale e una visione di lungo periodo nell’allocazione delle risorse. Le carenze, tuttavia, non sono solo di tipo economico, ma anche di raccolta e coordinamento delle informazioni.
Così, ad esempio, se si considera il problema dei minori privi di un ambiente familiare, gli stessi dati forniti dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali presentano lacune e incongruenze. Sappiamo infatti che al 31 dicembre 2012 i minorenni affidati a parenti erano 6.750, quelli affidati a terzi 7.444, per un totale complessivo di 14.191 affidamenti familiari, e che i minori inseriti in comunità erano 14.255. Poco o nulla sappiamo però sulle cause dell’allontanamento dalla famiglia e sui motivi che hanno portato a scegliere l’accoglienza in comunità o l’affido, il tipo di struttura di accoglienza e i tempi di permanenza. Informazioni che mancano soprattutto per i minorenni tra 0 e 5 anni. A ciò si aggiunge che molte Regioni non forniscono i dati richiesti, come la Calabria che non ha aderito alla rilevazione, la Liguria e la Sardegna che hanno fornito dati discordanti rispetto ai criteri della rilevazione, l’Abruzzo che non ha inviato i dati sull’affidamento familiare. Ed è incomprensibile il divario tra i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e quelli del Dipartimento per la Giustizia Minorile sugli affidamenti familiari consensuali o giudiziari. Sempre in merito al sistema di raccolta dati, la Banca Dati Nazionale dei minori adottabili e delle coppie disponibili all’adozione è operativa soltanto in 11 Tribunali per i Minorenni sui 29 esistenti e ciò rende difficile garantire a ogni bambino la scelta della miglior famiglia, quantificare e monitorare la situazione dei piccoli che non vengono adottati nonostante le tante famiglie disponibili.
Riguardo alle difficoltà economiche di molte famiglie con minori, pur riconoscendo l’impegno del Governo con la sperimentazione della nuova social card, Arianna Saulini ricorda che la povertà minorile in Italia è in continuo aumento – dal 2012 al 2013 i minori in condizioni di povertà assoluta sono passati da 1.058.000 (10,3%) a 1.434.000 (13,8%) – e ribadisce l’urgenza di un Piano nazionale di contrasto alla povertà, che tenga in debita considerazione le famiglie con figli minorenni e che sia in grado di mettere a sistema in maniera organica le varie e frammentate misure messe in campo in questi anni.
Il rapporto dedica poi un paragrafo ai minori stranieri non accompagnati (MSNA), tema di grande attualità considerati i numerosi sbarchi di questo periodo, rilevando la necessità di rendere subito operativo il nuovo sistema di accoglienza. Dal primo gennaio al 31 marzo 2015 sono sbarcati in Italia 10.165 migranti, di cui 902 minori (289 accompagnati e 613 non accompagnati), dato che a giugno è balzato a quasi 5.000 minori. Nel 2014, 26.122 minori hanno raggiunto le coste italiane e di questi 13.026 sono risultati essere non accompagnati, ovvero un numero pari a due volte e mezzo quello registrato nel 2013. Si tratta per la maggior parte di ragazzi tra i 15 ed i 17 anni, originari dell’Eritrea (3.394), dell’Egitto (2.007) e della Somalia (1.481). Va menzionato anche l’elevato flusso migratorio via mare dalla Siria: nel 2014 sono sbarcati 10.965 minori (10.020 accompagnati e 945 non accompagnati). Alla data di stesura del Rapporto erano oltre 500 i minori ancora in attesa del collocamento in comunità, che si trovano, da mesi, in strutture temporaneamente adibite alla loro accoglienza, attivate “in emergenza” a livello locale, in Sicilia, Puglia e Calabria.
E’ possibile scaricare l’8°Rapporto CRC completo dal sito: www.gruppocrc.net
Per ulteriori informazioni
Claudia Caputi
335356628

Sentenza storica del Tribunale segna la fine dei "campi nomadi"


CONFERENZA STAMPA

Con una sentenza storica il Tribunale condanna il Comune di Roma inaugurando la fine della stagione dei “campi nomadi” in Italia

Martedi 9 giugno ore 10,30
Sala Caduti di Nassiriya – Senato della Repubblica
Piazza Madama, 11 – ROMA

A seguito dell’azione legale promossa dall’Associazione 21 luglio e dall’ASGI (Associazione Studi Giuridici Immigrazione), il Tribunale di Roma ha condannato l’Amministrazione capitolina riconoscendo, per la prima volta in Europa, il carattere discriminatorio di una soluzione abitativa riservata a soli rom. La sentenza, che scandisce la fine della stagione dei “campi nomadi”, verrà presentata da Carlo Stasolla (Associazione 21 luglio) e Salvatore Fachile (ASGI). Sarà presente Luigi Manconi, presidente della Commissione per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato.


Informazioni e accrediti:
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Foto di Valentina Faraone
 
 

25 rom a rischio sgombero: evitare un nuovo inutile gioco dell'oca

Nell’insediamento informale di Val d’Ala, nella periferia nord-est di Roma, una comunità rom di 25 persone rischia lo sgombero forzato. Tra le famiglie sono presenti anche sette minori e una donna incinta.
Nell’ultima settimana le autorità si sono recate più volte sul posto per avvisare verbalmente dell’imminenza dello sgombero forzato, sebbene nessuna consultazione con le persone direttamente coinvolte sia stata ancora avviata. Questo approccio – tipico delle operazioni di sgombero forzato – non rispetta le garanzie procedurali in materia di sgomberi previste dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite. Oltre a non ascoltare le richieste dei diretti interessati, infatti, non viene data alcuna notifica formale né sono previste soluzioni abitative alternative.

Il caso di Val d’Ala, in particolare, è emblematico di quanto sia miope la politica degli sgomberi forzati. Come rilevato nell’ultimo rapporto annuale dell’Associazione 21 luglio, questo insediamento informale era stato sgomberato il 9 luglio 2014 e, in seguito alle proteste, le famiglie, sostenute dagli attivisti di Associazione 21 luglio e Amnesty International, erano state temporaneamente accolte nell’ex fiera di Roma per essere poi rimpatriate in Romania a novembre dello stesso anno. Il costo complessivo stimato per queste operazioni è stato di circa 170 mila euro ma evidentemente questo tipo di provvedimenti non sono stati risolutivi. Le stesse identiche persone si sono infatti reinsediate nella medesima area a febbraio 2015 e sono oggi nuovamente sotto minaccia di sgombero forzato. Questo è il meccanismo perverso perpetrato dal Comune che l’Associazione 21 luglio ha significativamente appellato “gioco dell’oca”.
«Alla luce di questi fatti – ha dichiarato il presidente Carlo Stasolla – l’Associazione 21 luglio chiede di cogliere questa occasione per intavolare una consultazione con le famiglie coinvolte, per dare un segnale di rottura con il passato e cercare soluzioni alternative che ascoltino le richieste sia degli abitanti del quartiere sia delle comunità direttamente coinvolte».
 

Il “gioco dell’oca” dello sgombero forzato di Val d’Ala

valdala

L'Ombudsman Ue: «No a fondi Ue per violare i diritti dei rom»

No ai fondi europei utilizzati per finanziare progetti che discriminano i rom in Italia, violandone i diritti umani fondamentali.
È una delle raccomandazioni rivolte dall’Ombudsman, il Mediatore europeo, Emily O’Reilly, alla Commissione Europea relativamente all’implementazione, da parte degli Stati membri, dei cosiddetti programmi di coesione, finanziati con i 350 miliardi di euro dei “Fondi Europei Strutturali e d’Investimento” per il periodo 2014- 2020.
La raccomandazione dell’Ombudsman si riferisce a un progetto del Comune di Napoli per la costruzione di un nuovo insediamento segregante per soli rom ed è stata inclusa tra le otto proposte avanzate alla Commissione in seguito a una richiesta formale di informazioni da parte dell’Ombudsman all’Associazione 21 luglio e al Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC), attraverso la Piattaforma per i Diritti Fondamentali dell’Agenzia per i Diritti Fondamentali dell’Unione Europea.
«La Commissione Europea non dovrebbe permettersi di finanziare, con denaro europeo, azioni che non sono in linea con i più alti valori dell’Unione, vale a dire i diritti, le libertà e i principi riconosciuti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue – ha dichiarato l’Ombudsman Emily O’Reilly in un comunicato stampa -. Tra le questioni riguardanti i diritti fondamentali di cui sono stata messa al corrente nel corso delle mie indagini figura il progetto di un’area segregante per i rom finanziato, come riportato pubblicamente, da fondi Strutturali e d’Investimento. Sono fiduciosa che la Commissione accoglierà le mie proposte in questa prima fase del periodo di finanziamenti 2014-2020».
Rispondendo alla richiesta d’informazioni giunta dall’Ombusdman, l’Associazione 21 luglio e l’ERRC avevano sottolineato il caso di Cupa Perillo, l’insediamento informale che sorge nel quartiere Scampia, a Napoli, dove vivono da circa vent’anni 800 rom, tra cui 300 minori.
Nel 2013 il Comune di Napoli aveva iniziato a lavorare a un progetto per la costruzione di un insediamento segregante temporaneo per soli rom che avrebbe dovuto ospitare 400 degli 800 rom che sarebbero stati sgomberati da Cupa Perillo. Per la realizzazione di tale progetto, il Comune partenopeo avrebbe utilizzato circa 7 milioni di euro provenienti dai fondi europei.
Venuta a conoscenza di tale progetto, una coalizione di organizzazioni della società civile composta da Associazione 21 luglio, ERRC, OsservAzione e Chi Rom e…Chi No ha inviato una serie di lettere di preoccupazione alla Commissione Europea per sottolineare sia il carattere segregante e discriminatorio del progetto che la sua incompatibilità con gli standard minimi previsti dall’edilizia sociale.
In seguito all’azione congiunta delle organizzazioni, il progetto è stato bloccato e il nuovo insediamento segregante per i rom di Cupa Perillo non è stato realizzato.

Attivisti rom a Berlino per il festival Herdelezi

Serena, Ivana, Andrea: sono alcuni dei giovani attivisti rom e sinti che hanno partecipato alle scorse edizioni del Corso di formazione in diritti umani organizzato dall’Associazione 21 luglio. In questi giorni, insieme ad altri giovani rom e non provenienti da cinque Paesi europei (Germania, Turchia, Macedonia, Italia e Bulgaria), si trovano a Berlino dove stanno partecipando a un progetto di scambio artistico internazionale Erasmus +.
L’obiettivo del progetto, che è iniziato il 1° maggio e che si concluderà l’11 maggio, è quello di dar vita a uno spazio di creatività senza limiti in cui i 30 giovani si cimentano in una serie di workshop teatrali, musicali e di danza nell’intento di far emergere un dialogo interculturale tra Paesi europei e tra rom e non rom, che confluiranno poi nella realizzazione del festival Herdelezi.
L’Herdelezi, la festa serba di San Giorgio, viene celebrata il 6 maggio di ogni anno dai rom originari dei Balcani, a prescindere dalla connotazione religiosa, per accogliere il ritorno della primavera e il risveglio della natura.

Serena (la prima a destra) e gli altri giovani rom e non durante i preparativi del festival Herdelezi


Giovani rom e non rom a Berlino per preparare il festival Herdelezi

Giovani rom e non rom a Berlino per preparare il festival Herdelezi


 
Il workshop di musica, tradizionale e moderna

Il workshop di musica, tradizionale e moderna

Premio Ricerca Associazione 21 luglio Onlus

NORME GENERALI

1. L’Associazione 21 luglio Onlus, al fine di acquisire e diffondere informazioni e strumenti utili a sostenere e promuovere strategie di inclusione rivolte alle comunità rom e sinte in Italia, indice il Bando di Concorso “Premio Ricerca Associazione 21 luglio Onlus”.
2. Il Bando di Concorso riguarda esclusivamente:
– Tesi di Dottorato di Ricerca discusse negli anni accademici 2012-2013, 2013-2014 e 2014-2015
3. Le tesi dottorali dovranno offrire contributi originali alla conoscenza delle condizioni di vita delle comunità rom e sinte in Italia con un approfondimento dei temi riguardanti i diritti umani e le best practices realizzate in ambito educativo, abitativo, lavorativo o sanitario dalle Amministrazioni locali, regionali e nazionali. Le tesi dovranno costituire documentazione utile per promuovere azioni di advocacy e campagne volte all’inclusione delle comunità rom e sinte in Italia.
4. Il Concorso prevede il seguente premio: 1° Classificato Tesi di Dottorato di Ricerca: Euro 300,00 e pubblicazione della tesi in 150 copie con presentazione del lavoro in un evento pubblico organizzato a Roma dall’Associazione 21 luglio Onlus.
Il premio si intende espresso al netto delle imposte e delle trattenute di legge.
La Commissione si riserva la facoltà di non eleggere alcun vincitore, nel caso di inadeguatezza di tutte le tesi presentate. Questa valutazione è al pari insindacabile e inappellabile.
5. La Commissione esaminatrice, composta da almeno 3 persone, sarà nominata dal presidente dell’Associazione 21 luglio Onlus ed è presieduta dal presidente stesso o da un suo delegato. La Commissione giudica inappellabilmente sull’ammissibilità delle tesi e assegna i premi tenendo conto dell’originalità del contenuto, del rigore metodologico, della chiarezza ed efficacia espositiva, oltre che dell’impatto che i contenuti delle tesi potranno avere nel lavoro di advocacy.
6. La partecipazione al Concorso comporta l’accettazione incondizionata del presente bando.
7. Per quanto qui non espressamente previsto, il Concorso deve ritenersi disciplinato dalle norme del Codice Civile.
8. Il Concorso, in particolare, non è soggetto alla disciplina del D.P.R. 430/2001 relativo al regolamento concernente la disciplina dei concorsi e delle operazioni a premio, avendo ad oggetto la produzione di un’opera scientifica per la quale il conferimento del premio rappresenta un riconoscimento del merito personale; di conseguenza opera la fattispecie di esclusione di cui all’art. 6 comma 1 lettera a) del D.P.R. 430/2001.
9. Ogni partecipante è responsabile del contenuto del proprio testo e garantisce di essere l’autore della produzione e di essere titolare, salvo l’indicazione espressa delle citazioni, di tutti i diritti di utilizzazione e sfruttamento relativi al testo stesso invitato per il concorso scientifico.
10. Coloro che parteciperanno al Concorso acconsentono al trattamento dei dati personali da parte dell’Associazione 21 luglio Onlus e della Commissione esaminatrice. I dati anagrafici rilasciati all’atto della partecipazione saranno trattati anche attraverso l’utilizzo di strumenti elettronici a norma del D. Lgs 196/2003; rilasciando i propri dati, i partecipanti autorizzano la pubblicazione del proprio nome e cognome dagli stessi indicati all’atto dell’iscrizione negli spazi che il promotore dedicherà al Concorso.
NORME PARTICOLARI

1. La domanda di partecipazione, contenente i dati anagrafici, il codice fiscale, il recapito postale e telefonico ed eventuale indirizzo e-mail del concorrente, nonché la documentazione di cui al comma seguente, dovrà pervenire entro il 30 settembre 2015 al seguente indirizzo: Associazione 21 luglio Onlus, Via Valle Borbera, 25 – 00141 Roma
2. La documentazione richiesta per la partecipazione al Concorso è la seguente:
– N. 2 elaborati presentati in sede di esame di laurea con il timbro della Facoltà e la firma del relatore;
– Dichiarazione, rilasciata dalle competenti autorità accademiche, attestante il giorno, il mese e l’anno in cui l’esame di laurea si è svolto e il voto conseguito;
– Sintesi relazionale riassuntiva dell’argomento discusso (al massimo 4 cartelle dattiloscritte)
– Elaborato in supporto magnetico
3. Entro il 30 gennaio 2016 la Commissione renderà noti agli ammessi al Concorso la graduatoria finale, la data ed il luogo della cerimonia di consegna del premio e della realizzazione dell’evento di presentazione.
4. Gli elaborati potranno essere ritirati dai concorrenti entro due mesi dalla comunicazione scritta dell’esito del Concorso presso la segreteria dell’Associazione 21 luglio Onlus.
CRITERI DI VALUTAZIONE

– Originalità del tema affrontato e della trattazione
– Risvolti applicativi e loro concretezza nelle azioni di advocacy
– Completezza ed esaustività dell’argomentazione
Per maggiori informazioni scrivere a premioricerca@21luglio.org o contattare l’Associazione 21 luglio ai numeri: 06 64815620 – 329 8697929

Rapporto "Centri di raccolta s.p.a.": presentazione in Campidoglio

A un anno dalla pubblicazione del rapporto “Campi Nomadi s.p.a.”, che ha svelato il fiume incontrollato di denaro pubblico che nel 2013 ha alimentato il cosiddetto “sistema campi” nella Capitale

l’Associazione 21 luglio presenta il nuovo rapporto


Centri di raccolta s.p.a.

I centri di assistenza abitativa per soli rom. I costi a Roma nel 2014 e i percorsi per il loro superamento

6 maggio 2015 – ore 12.30
sala del Carroccio
piazza del Campidoglio, Roma


Intervengono:

Carlo Stasolla – presidente Associazione 21 luglio
Luigi Manconi – presidente Commissione Diritti Umani del Senato
Francesca Danese – Assessore alle Politiche Sociali di Roma Capitale
Riccardo Magi – consigliere Roma Capitale
Tommaso Vitale – professore associato di Sociologia, direttore Master “Governing the large metropolis”, Sciences Po, Centre d’Etudes Europennes, Parigi

Modera:

Luca Liverani – giornalista di Avvenire

INGRESSO LIBERO
Ai presenti sarà consegnata copia gratuita del rapporto

Per maggiori informazioni:
Danilo Giannese
Comunicazione e Ufficio Stampa
Associazione 21 luglio
Tel: 388 4867611 – 06 64815620
Email: stampa@21luglio.org

La Presidente Boldrini smonta gli stereotipi sui rom

Riportiamo le parole pronunciate dalla Presidente della Camera Laura Boldrini, pubblicate sulla sua pagina Facebook ufficiale, in occasione della Giornata Internazionale dei rom e dei sinti, in seguito a un incontro alla Camera con una delegazione dell’Associazione 21 luglio e un gruppo di donne rom.

«Sgomberare i campi nomadi e scacciare intere famiglie senza dare alternative abitative significa solo rimuovere il problema, non risolverlo. Significa fare facile propaganda e non buona politica. Invece vanno cercate soluzioni. Come avvenuto ad esempio a Messina o a Settimo Torinese, dove gruppi Rom e Sinti, grazie a progetti elaborati da comuni e associazioni, hanno recuperato con il loro lavoro edifici fatiscenti e abbandonati, per poi andarvi ad abitare pagando l’affitto.

È quello che ho detto stamattina ad alcune donne Rom e ai rappresentanti della Associazione 21 luglio, che mi hanno consegnato a Montecitorio il rapporto nazionale 2014 sulle condizioni di queste comunità in Italia, in occasione della Giornata internazionale dei Rom e dei Sinti.
È un falso mito che vogliano abitare nei campi. Le donne con cui ho parlato hanno raccontato le terribili condizioni in cui sono costrette ad abitare con i loro bambini e hanno espresso il desiderio di vivere come tutti. “Spesso le nostre famiglie sono stipate in container di pochi metri quadrati e in situazioni igienico-sanitarie drammatiche”, ha detto una giovane italiana appartenente alla minoranza Rom.
Altro falso mito è che i Rom siano un’emergenza nazionale. I numeri parlano chiaro: da noi sono circa 180 mila, di cui la metà cittadini italiani e rappresentano appena lo 0,25 per cento della popolazione. Ben altra è la situazione in Spagna, dove sono 725 mila o in Francia dove sono 400 mila. Tutti dati che ci aiutano a capire quale sia la realtà che troppo spesso viene alterata dalla demagogia».
Nel corso della Giornata sono giunte anche le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il quale ha voluto rivolgere «un particolare ringraziamento all’Associazione 21 luglio e a quanti si dedicano quotidianamente a combattere le ingiustizie e le disuguaglianze di cui ancora oggi le comunità rom sono vittime». 

Bambini rom e la scuola : due pesi, due misure

Lunedì 30 marzo, in una lettera inviata al quotidiano “Il Tempo” a proposito della scolarizzazione dei bambini rom a Roma, gli assessori Francesca Danese e Paolo Masini hanno affermato che «negli ultimi tre anni la percentuale di frequenza media o regolare dei bambini rom oggetto di percorsi di scolarizzazione è rimasta stabile tra il 55% e il 60%».
L’Associazione 21 luglio non contesta il dato dei due assessori. Contesta però il criterio con cui esso viene stabilito.
Secondo il decreto legislativo n. 59 del 2004, «ai fini della validità dell’anno per la valutazione degli allievi è richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell’orario annuale personalizzato» pari a una frequenza del 75% del totale dei giorni previsti dal calendario scolastico. Quindi in Italia la frequenza di un alunno può essere definita regolare se supera il 75% delle frequenze.
In realtà da diversi anni l’Ufficio Rom, Sinti e Camminanti del Dipartimento Politiche Scolastiche del Comune di Roma elabora i dati relativi alla frequenza scolastica dei minori rom utilizzando una tabella, redatta solo per i rom, che prevede quattro fasce: frequenza regolare (70%-100%), frequenza media (40%-70%), frequenza scarsa (0,1%-40%), frequenza nulla (0%).
È solo attraverso l’utilizzo di tale diverso indicatore che gli assessori Danese e Masini possono concludere che negli ultimi tre anni scolastici più del 50% dei minori rom ha frequentato in maniera media e regolare la scuola. Il dato risulta quindi falsato perché falsato è il criterio utilizzato. Falsato, per esempio, è affermare che un bambino rom che va a scuola 1 solo giorno all’anno abbia una “frequenza scarsa”. Ciò che alla fine dichiarano i due assessori è che, a fronte dei più di 3 milioni di euro spesi annualmente dal Comune di Roma, il 55-60% dei minori rom va a scuola più di 4 volte su 10. Un dato che non ci sembra particolarmente incoraggiante.
A titolo esemplificativo riportiamo i dati relativi al campo di Lombroso e resi pubblici dal consigliere municipale Andrea Montanari. A fronte dei quasi 100mila euro spesi per la scolarizzazione, riferendosi alla soglia del 75% che la legge italiana utilizza per definire regolare la frequenza scolastica, emerge che solo 2 minori rom frequenterebbero in maniera regolare. Se però adottiamo il criterio fissato dall’Ufficio Rom, Sinti e Camminanti la frequenza media o regolare raggiungerebbe per l’insediamento considerato le 18 unità.
Per l’ennesima volta i rom sono considerati, anche dalle istituzioni, cittadini diversi, per i quali applicare tabelle e criteri differenti. Con buona pace di chi è chiamato, dopo aver vinto il bando, a lavorare per l’inclusione scolastica dei minori rom.

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Torino, sgombero Lungo Stura: lettera al prefetto

In seguito allo sgombero forzato di 26 famiglie rom, lo scorso febbraio, dall’insediamento informale Lungo Stura Lazio a Torino, Associazione 21 luglio, ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) e l’Ufficio Pastorale Migranti hanno scritto una lettera congiunta al Prefetto del capoluogo piemontese Paola Basilone per chiedere chiarimenti sulle violazioni di diritti umani che si sarebbero configurate ai danni delle persone rom che vivono nell’area.
Lo sgombero, avvenuto la mattina del 26 febbraio, era già stato duramente condannato dall’Associazione 21 luglio, in quanto realizzato in violazione delle garanzie procedurali previste dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite. Pochi giorni prima dello sgombero, l’Associazione 21 luglio aveva messo al corrente le autorità torinesi sul fatto che, così come pianificato, lo sgombero a Lungo Stura Lazio avrebbe comportato inevitabili violazioni dei diritti umani degli uomini, delle donne e dei bambini coinvolti.
Nei giorni scorsi, sulla vicenda, è intervenuta la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo la quale, accogliendo un ricorso di cinque famiglie, ha bloccato fino al 26 marzo il prosieguo delle operazioni di sgombero e ha ordinato al governo italiano di fornire informazioni sulle soluzioni alloggiative alternative offerte alle persone coinvolte dallo sgombero.
Nella lettera al prefetto, Associazione 21 luglio, ASGI e l’Ufficio Pastorale Migranti di Torino hanno chiesto di fatto un confronto sui presupposti legali e sulle modalità operative con le quali lo sgombero è stato realizzato e se siano state pienamente rispettate le garanzie previste dalla normativa internazionale.
Nella missiva vengono inoltre chieste delucidazioni sui criteri attraverso i quali gli abitanti dell’insediamento di Lungo Stura Lazio sono stati selezionati o esclusi dal progetto “La città possibile”, promosso dal Comune di Torino per realizzare percorsi di integrazione e cittadinanza per circa mille persone, nonché sulle forme di assistenza previste per i beneficiari e, soprattutto, se alla fine del progetto le famiglie inserite nei percorsi di accompagnamento sociale continueranno a essere seguite.
«La nostra preoccupazione – scrivono Associazione 21 luglio, ASGI e l’Ufficio Pastorale Migranti – è che allo scadere del progetto queste famiglie possano perdere il diritto all’abitazione e gli sforzi fatti dall’Amministrazione e dalle Associazioni coinvolte per garantire l’uscita dai campi vengano ancora una volta vanificati».

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