Una risoluzione per superare i "campi rom" in Italia

La Commissione diritti umani del Senato ha approvato una risoluzione che impegna il Governo verso il superamento definitivo dei “campi nomadi” in Italia e per la concreta attuazione della Strategia nazionale d’Inclusione di Rom, Sinti e Camminanti. Per l’Associazione 21 luglio si tratta dell’inizio della fine dell’era “campi nomadi” e della dismissione di questi “non luoghi” dove i diritti umani di rom e sinti sono sospesi.
La risoluzione – si legge in una nota della Commissione – nasce dalle visite svolte dai membri della Commissione nei mesi scorsi in campi e villaggi attrezzati, soprattutto nella città di Roma.
Il 10 novembre 2014 e il 26 gennaio 2015, in particolare, l’Associazione 21 luglio ha accompagnato le delegazioni della Commissione in visita al “Best House Rom”, un centro di raccolta rom situato nella periferia est di Roma che – come afferma la nota della Commissione – «accoglie circa 300 persone in spazi inadeguati e lontani dall’assicurare condizioni di vita minimamente accettabili. D’altra parte – continua la nota – è quel centro che l’Assessore alle Politiche Sociali di Roma Francesca Danese si è impegnata a chiudere al più presto, offrendo alle famiglie una sistemazione dignitosa e l’avvio di un percorso condiviso».
Le recenti inchieste giudiziarie hanno evidenziato come la gestione dei “campi nomadi” a Roma – si legge nella risoluzione appena approvata – rientrasse all’interno di “un sistema corruttivo finalizzato all’assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici che ha portato negli ultimi anni a un peggioramento delle condizioni di vita delle comunità Rom, alla loro segregazione e a uno spreco di risorse pubbliche: nel solo 2013 e nella sola Capitale sono stati impegnati oltre sedici milioni di euro, di cui circa il 60% rappresentato dai soli costi di gestione”.
Secondo l’Associazione 21 luglio, la risoluzione presentata dalla Commissione presieduta dal senatore Luigi Manconi rappresenta un ulteriore passo verso la chiusura definitiva dei “campi nomadi” presenti in Italia.
«Ci si avvia verso la dismissione di questi “non luoghi” dove il diritto è sospeso e dove per decenni sono state concentrate le comunità rom e sinte in emergenza abitativa», afferma l’Associazione.
«Attendiamo le scelte coraggiose da parte degli amministratori locali che dal 2012 ad oggi hanno già speso più di 13 milioni di euro per la realizzazione di nuovi insediamenti per soli rom a Roma, Milano, Carpi e Giugliano; che stanno portando a termine la costruzione di nuovi insediamenti a Latina, Lecce, Merano e Cosenza e che si stanno attivando a ristrutturazioni di “campi nomadi” ad Asti, Savona, Vicenza e Torino – prosegue l’Associazione 21 luglio -. -.  Dalla Capitale e dall’impegno assunto dall’assessore Danese per la chiusura del “Best House Rom” bisogna partire per dare un segnale forte e chiaro a tutto il Paese».
Una presa di posizione in linea con quanto dichiarato dallo stesso presidente della Commissione diritti umani Manconi: «La Commissione chiede oggi al Governo di adottare misure urgenti ed efficaci nell’ambito delle politiche generali di inclusione sociale per il miglioramento delle condizioni di vita di Rom, Sinti e Camminanti».

Minori romeni e bulgari a rischio sfruttamento: in Italia la gran parte è rom

Si è tenuto questa mattina a Roma, presso la sede del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel), il seminario sulla protezione dell’infanzia romena e bulgara a rischio di abuso, sfruttamento e/o tratta.
Il seminario rientra nell’ambito del progetto MARIO – coordinato dall’Ufficio regionale per l’Europa Sud Orientale di Terre des Hommes e co-finanziato dal programma Daphne dell’Unione Europea e dalla Oak Foundation – che si propone di migliorare il livello di protezione dei minori migranti dell’Europa centrale e sud-orientale a rischio di abuso, sfruttamento e/o tratta.
Hanno partecipato all’incontro una rappresentanza dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, delegazioni di Bulgaria e Romania e rappresentanti di enti e organizzazioni bulgare, romene e italiane. Il 5 marzo a Bruxelles si terrà invece la conferenza conclusiva del progetto MARIO “Closing a protection gap for European children on the move“.
I minori romeni e bulgari su strada in Italia
Nel corso del seminario di stamane a Roma, l’Associazione 21 luglio, partner del progetto MARIO, ha presentato una ricerca transnazionale in Italia che ha riguardato i minori romeni e bulgari che svolgono attività economiche su strada, da soli o accompagnati da adulti. Nell’ambito del progetto, tali ricerche sono state realizzate anche in Olanda, Grecia, Kosovo e Macedonia, Paesi verso i quali si dirigono per lo più  i minori che emigrano dall’Europa centrale e sud-orientale.
Tra i principali risultati della ricerca curata dall’Associazione 21 luglio emerge che 71 minori su 73 che sono stati osservati nelle città di Napoli e Roma sono romeni (solo 2 sono bulgari). Di essi, la maggior parte è costituita da bambini rom (46 su 73). La ricerca, inoltre, ha portato alla luce che i minori su strada osservati nel capoluogo campano sono quasi tutti impegnati nella richiesta di elemosina, mentre nella Capitale le attività sono diversificate e riguardano l’elemosina, il borseggio, la vendita di piccoli oggetti e il mercato delle prestazioni sessuali.
A Roma, in particolare, è stata constatata sia la presenza di un gruppo di minori all’interno della Stazione Termini probabilmente sfruttati da un’organizzazione di adulti che la presenza di minori che svolgono attività economica su strada insieme ai loro familiari, svincolati da organizzazioni, per ragioni soprattutto riconducibili alle condizioni di disagio economico delle famiglie.
minori romGran parte dei bambini osservati, inoltre, ha vissuto in Italia la maggior parte della propria vita, parla l’italiano, non ha particolari legami con il Paese di provenienza e considera l’Italia casa propria. Gli importi guadagnati dai minori sono molto diversi, più bassi tra chi fa l’elemosina rispetto a chi svolge altre attività, e il denaro viene consegnato ai familiari che non puniscono i minori nel caso non ne raccolgano abbastanza.
Sono pochi i minori – emerge inoltre dalla ricerca – che vanno a scuola e chi l’ha frequentata non riesce a entrare nel mercato del lavoro. Parte dei minori intervistati vive in condizioni di disagio abitativo, altri in appartamenti, ma quasi tutti non hanno contatti con altri bambini italiani e sono di fatto esclusi dalla società.
I minori romeni e bulgari che svolgono attività economica su strada sono relativamente pochi rispetto ai minori extracomunitari che stanno arrivando in Italia. Questo non significa – sottolinea la ricerca – che debbano essere ignorati: proprio perché scarsamente visibili rischiano di non accedere al sistema di protezione dell’infanzia. Quanto osservato dalla ricerca mette infatti in evidenza la necessità di promuovere servizi mirati per questa tipologia di minori comunitari e le loro famiglie, che dovrebbero includere interventi di prevenzione nei Paesi di origine, di transito e di arrivo, il collegamento delle famiglie con i servizi esistenti e il sostegno all’inclusione nella società di arrivo.
L’attivazione di tali servizi consentirebbe, tra l’altro, di prevenire il contatto con la criminalità organizzata e il conseguente ingresso dei minori nel circuito penale e forse anche di comprendere le modalità attraverso le quali i minori diventano vittima di sfruttamento da parte di queste organizzazioni.
La protezione dell’infanzia migrante comunitaria
In Italia, nonostante un quadro legale considerato tra i migliori in Europa e l’esistenza di politiche pubbliche per la protezione dell’infanzia, la dispersione delle responsabilità tra i numerosi attori istituzionali coinvolti nella tutela dei minori rappresenta un elemento di ostacolo, sottolinea la ricerca. Istituzioni, autorità locali e organizzazioni varie risultano scarsamente coordinati tra loro e mancano dati e informazioni che possano orientare i servizi.

  • Il sistema di protezione dell’infanzia è modellato in base alla ripartizione dei minori per categorie di vulnerabilità (stranieri non accompagnati, vittime di tratta, di sfruttamento lavorativo, ecc). Come conseguenza, le risposte sono mirate alle specifiche vulnerabilità e assumono quasi sempre il carattere dell’emergenza.
  • I minori che non rientrano chiaramente in una di queste categorie (in particolare i minori comunitari) rischiano, quindi, di essere invisibili.
  • Un coordinamento attento e una maggiore collaborazione tra chi presta i servizi di tutela e protezione dei minori e le autorità permetterebbe di migliorare la protezione per tutti i minori migranti in Italia e favorirebbe anche l’identificazione e l’attivazione di procedure nei confronti delle reti criminali organizzate e dei trafficanti che sfruttano la vulnerabilità di questi gruppi di bambini e adolescenti.

 
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«Basta odio e paura». Giovani attivisti rom e sinti scrivono ai media

Pubblichiamo la lettera aperta ai media italiani inviata da undici giovani attivisti rom e sinti.
 
Siamo un gruppo di ragazze e ragazzi, Rom e Sinti. Alcuni di noi sono italiani, altri provengono da vari paesi europei, altri ancora sono nati in Italia ma di fatto sono sempre stranieri grazie all’accoglienza burocratica del nostro paese.
Tutti noi crediamo nell’onestà, nella giustizia, nei diritti e nei doveri di ogni essere umano; noi ci stiamo impegnando e formando come attivisti per dare voce al nostro popolo, fin ora rimasto legato e imbavagliato.
Vogliamo esprimervi una sensazione che stiamo vivendo in questo periodo, la sensazione si chiama PAURA. Sì paura, perché sono giorni, forse oramai mesi, che tv e giornali ci bombardano con messaggi che sostanzialmente dicono: “i Rom e i Sinti rubano, sono TUTTI delinquenti, vogliono vivere ai margini della società in baracche fatiscenti, non vogliono lavorare e nessuno di loro vuole studiare, ecc.”
Bene, mettendoci nei panni di chi non sa niente di questo antichissimo popolo, inizieremmo a crederci e inizieremmo a non volerli più nella nostra Italia. E se fossimo BAMBINI, che cosa impareremmo? Sicuramente, con un germoglio di odio nel cuore così potente e annaffiato bene tutti i giorni, da grande non solo odieremmo i Rom e i Sinti, ma saremo pronti a ucciderli, non per cattiveria ma per difenderci e per difendere la “Nostra” Italia dai cattivi e sporchi Rom e Sinti.
Il nostro pensiero va a tutti quei bambini che direttamente o indirettamente assimilano concetti senza alcun filtro, tramite i vari talk show, programmi d’intrattenimento e tg, che quotidianamente accompagnano alcuni momenti della giornata dei nostri figli.
LA PAURA è che questi ragazzi, e alcune persone per bene, gradualmente assimilino questi gravi concetti e che da un semplice pregiudizio cresca nel cuore della gente L’ODIO. Questo è un fatto grave, che non deve succedere, sarebbe da irresponsabili non fermarlo.
Quindi chiediamo a tutti i professionisti della comunicazione, di non macchiarsi di questa grave colpa, di non essere complici e artefici dell’istigazione all’ODIO, della PAURA e della distanza tra la gente.
Chiediamo di non essere usati dai vari politici nelle loro finte campagne elettorali, ma chiediamo a loro di agire insieme a “noi” Rom e Sinti per politiche di VERA inclusione sociale compartecipata.
Chiediamo di non essere usati dai vari giornalisti di turno scatenatori di ODIO e PAURA, per fare audience o vendere qualche copia in più.
Chiediamo a tutti i professionisti della comunicazione di ascoltare noi Rom e Sinti, perché abbiamo molte storie da raccontare sulla magnifica cultura millenaria del nostro popolo, così come sulle difficoltà che quotidianamente affrontiamo, nonostante non arrivino mai sulle prime pagine dei giornali.
Chiediamo di discutere con noi i perché di certe realtà e chiediamo di far emergere le fallimentari politiche di ghettizzazione subite da nostro popolo, molte delle quali emerse negli ultimi tempi.
Vostro è l’Onore e il Dovere di raccontare i fatti, voi siete coloro che danno gli strumenti alle masse per capire e agire. Siate portatori di giustizia sociale. Date voce anche alle positività e alle tantissime storie di normalità, oscurate dall’ e nell’ODIO mediatico.
Chiediamo verità.
Chiediamo dignità.
Per il nostro popolo.
Con questa lettera chiediamo ufficialmente il vostro IMPEGNO per fare luce e dare voce al nostro popolo, noi vi offriamo il nostro. Insieme possiamo e dobbiamo scrivere una nuova pagina.
Da oggi è ufficiale, potete contattarci quando volete.
Grazie.
In fede
Lebbiati Fiorello Miguel, sinto, rom, 33 anni, Capannori (Lucca), italiano
Lebbiati Joselito, rom, sinto, 32 anni, S. Alessio (Lucca), italiano
Cavazza Damiano, sinto, Nave Lucca, 32 anni, italiano
Lacatus Lacramioara Gladiola , rom, 21 anni, Roma, rumena
Nedzad Husovic, rom, 24 anni, Roma, nato in Italia ma senza cittadinanza
Raggi Serena, sinta, 26 anni, Bologna, italiana
Barbetta Dolores, rom, 29 anni, Melfi, italiana
Nikolic Ivana, rom, 23 anni, Torino, serba e croata
Dobreva Sead, rom, 32 anni, Rovigo, serbo
Milanovic Sabrina, rom 25 anni, San Nicolo D’Arcidano (OR)
Salkanovic Pamela, rom 17 anni ,nata a Roma, ma senza cittadinanza
INFORMAZIONI DI CONTATTO:
lebbiati.fiorello@gmail.com;  tel. 334/7631636; 340/7954281

Un'abitazione per i 28 rom espulsi. Ora una svolta

Dopo due giorni di sit-in davanti all’Assessorato alle Politiche Sociali di Roma Capitale, organizzato da due famiglie rom e dagli attivisti dell’Associazione 21 luglio, l’Ufficio Rom di Roma Capitale ha finalmente concesso ai 28 rom espulsi dal Best House Rom di via Visso un’abitazione presso il “villaggio attrezzato” Camping River. La decisione, di fatto, sconfessa quella assunta dalla dottoressa Ivana Bigari, direttrice Direzione Accoglienza e Inclusione del Dipartimento Politiche Sociali, che il 21 novembre scorso aveva notificato alle due famiglie una nota di espulsione con motivazioni giudicate deboli ed eccessivamente penalizzanti dagli stessi assistenti sociali dell’Ufficio Rom.
Sulla vicenda si erano mobilitati nei giorni scorsi anche l’europarlamentare Silvia Costa, il consigliere comunale di Roma Capitale Riccardo Magi e la senatrice della Commissione Diritti Umani del Senato Manuela Serra.
<<Si tratta di un puro atto di abuso politico e rappresaglia perpetrato ai danni di persone che hanno contribuito a denunciare situazioni di violazioni di diritti e malagestione di questa struttura (il Best House Rom nda)>>, aveva dichiarato la senatrice Serra. Oltre a loro nella giornata di ieri anche il neo assessore alle Politiche Sociali Francesca Danese aveva assunto l’impegno a trovare una soluzione abitativa adeguata.
Secondo l’Associazione 21 luglio <<la decisione assunta dall’Ufficio Rom non puo’ che far piacere e confermare come la lettera di espulsione non sia stata mai supportata da elementi validi e attendibili>>.
La vicenda dei 28 rom espulsi dal Best House Rom e lasciati per strada per 39 giorni e’ la cartina di tornasole di come le modalita’ illegittime e talvolta illegali svelate dall’inchiesta su Mafia Capitale rappresentino una patologia congenita del “sistema campi nomadi” della Capitale.
<<Raccomandiamo all’assessore Danese – aggiunge l’Associazione 21 luglio – se veramente vuole dare corpo alle sue intenzioni di muoversi verso scelte precise e nette che vengano declinate nel cambio di dirigenti interni al suo assessorato, nella sostituzione del personale che lavora all’interno dell’Ufficio Rom di Roma, nella sospensione degli appalti concessi con affidamento diretto, nell’accurato monitoraggio dell’operato delle organizzazioni che lavorano a vario titolo all’interno degli insediamenti, nell’azzeramento dei sedicenti rappresentanti rom privi di qualsiasi legittimiazione formale>>.
Compito dell’Amministrazione comunale resta ora quello di indicare una strada nuova senza dimenticare che chi per primo ha il diritto ad essere risarcito dalle ultime vicende giudiziarie e non, sono le comunita’ rom e sinte della citta’ di Roma sulla cui testa per troppi anni si sono intessuti interessi politici, procacciati voti e accomulati guadagni.

Auguri di buone feste e felice anno nuovo

Il 2014 è stato un anno ricco di sfide e di vittorie per i diritti umani.

L’Associazione 21 luglio è stata in prima linea nella tutela dei diritti delle comunità rom e sinte a Roma, così come in altre città italiane, e in particolare di quelli dei bambini. I più piccoli sono infatti coloro che, più di chiunque altro, pagano sulla propria pelle le conseguenze della discriminazione e della ghettizzazione.

Grazie al supporto di molti di voi, nel corso dell’anno che sta per concludersi abbiamo ottenuto risultati importanti che ci consentono di guardare al 2015 con grandi attese e concrete speranze!

La partecipazione ai nostri eventi, la firma agli appelli che abbiamo lanciato, le donazioni, gli attestati di stima sono stati gli strumenti con cui ciascuno di voi ci ha dato la forza e l’entusiasmo per portare avanti le nostre battaglie e dare voce a quanti vedono ogni giorno i loro diritti violati e la loro dignità calpestata.

Solo insieme potremo sperare di cambiare il corso di un destino – quello di uomini, donne e bambini rom e sinti – oggi ancora profondamente segnato dalla discriminazione, dalla segregazione, dall’esclusione sociale. Solo insieme potremo permetterci di scardinare stereotipi, pregiudizi e intolleranza.

Nel ringraziarvi per il tratto di strada che nel 2014 abbiamo percorso insieme, vi auguriamo un felice 2015 unito all’auspicio di buone feste.

Se lo desiderate vi invitiamo ad esprimere la vostra vicinanza alle nostre battaglie con un piccolo gesto di solidarietà. Acquistando il Calendario 2015 dell’Associazione 21 luglio potrete unire la vostra voce alla nostra e dare luce alle foto che lo compongono. Dietro ogni scatto c’è infatti un volto, una storia e un desiderio di inclusione di un uomo rom o di una donna sinta.

Buone feste e buon anno 2015.

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Carlo Stasolla
presidente Associazione 21 luglio

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Sui rom il sindaco Marino annuncia la svolta richiesta dall'Associazione 21 luglio

Roma, 9 dicembre 2014 – «Sono al lavoro con il consigliere Riccardo Magi su un piano per superare definitivamente e in maniera strutturale il sistema dei campi rom nella Capitale che, oltre alla violazione sistematica dei diritti, evidenziata anche dalla Commissione Europea, comporta un esborso inaccettabile di risorse pubbliche». E’ quanto riportato in un messaggio a firma Marino recapitato ai promotori del Concerto “Roma suona Rom”, organizzato nella serata di ieri presso il Teatro Argentina di Roma.
Il sindaco di Roma Ignazio Marino, nell’esprimere «sincero apprezzamento per l’operato dell’Associazione 21 luglio», fa cenno all’inchiesta della Procura di Roma e alla sconvolgente realtà emersa. «Una conferma che oggi – scrive il primo cittadino – ci spinge ad andare avanti con forza e convinzione ancora maggiori sulla strada del cambiamento. E il cambiamento deve riguardare anche le politiche dell’accoglienza e la gestione dei campi rom dove, come abbiamo visto, il malaffare si è annidato traendo maggiori guadagni».
La lettera del sindaco rappresenta una risposta alla presa di posizione dell’Associazione 21 luglio il cui presidente nei giorni scorsi si era unito allo sciopero della fame promosso dal consigliere comunale Riccardo Magi. Obiettivo della protesta era quello di chiedere all’Amministrazione Comunale di dare dimostrazione concreta di voler relegare al passato la “stagione dei campi” e avviare una nuova politica di reale inclusione delle comunità rom sinte della Capitale. Il tutto, era stato chiesto, a partire dal Best House Rom, il centro di raccolta di via Visso che incarna tutte le contraddizioni di un sistema organizzato volto a concentrare e segregare i rom in spazi di sofferenza e violazione dei diritti umani.
«Al più presto – risponde il sindaco – intendo visitare il centro per rendermi conto personalmente, come sindaco e come medico, della situazione. A voi voglio ribadire il mio impegno a trovare una soluzione alternativa per le donne, gli uomini e i bambini che oggi vivono in condizioni non dignitose». «Ringrazio sinceramente per aver sollevato il caso emblematico della struttura Best House Rom – termina la missiva – e chiedo di sospendere lo sciopero della fame».
L’Associazione 21 luglio accoglie positivamente le parole del sindaco Ignazio Marino e si dichiara pronta a sostenere ogni iniziativa dell’Amministrazione Comunale volta ad un superamento definitivo dei “campi nomadi” della Capitale. «Il punto di partenza – sostiene l’Associazione – è quello indicato da noi e ripreso dal sindaco: il Best House Rom. Davanti a questa struttura, in via Visso, 14 domani, 10 dicembre, Giornata Internazionale per i Diritti Umani, verrà organizzata alle ore 14,00 una conferenza stampa dove verrà illustrata anche una bozza del Piano locale per il superamento degli insediamenti formali della Capitale, presentata nei giorni scorsi al sindaco Ignazio Marino».
Foto: Niccolò Caranti – CC BY-SA 3.0

Sulla pelle dei rom

 
«Il traffico di droga rende di meno […]. Noi quest’anno abbiamo chiuso con quaranta milioni di fatturato ma tutti i soldi, gli utili li abbiamo fatti sugli zingari, sull’emergenza alloggiativa e sugli immigrati» (Salvatore Buzzi, presidente del consorzio di cooperative Eriches, arrestato nell’ambito dell’inchiesta su Mafia Capitale).
L’operazione “Mondo di Mezzo”, coordinata dalla Procura di Roma, sta rompendo la spessa coltre di omertà presente sul ramificato sistema corruttivo di stampo mafioso finalizzato all’assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici da parte del Comune di Roma, con interessi attivi anche nella gestione dei “campi nomadi” della Capitale.
Dal 2010 l’Associazione 21 luglio denuncia nelle sue ricerche come negli ultimi anni a Roma ad un drammatico peggioramento delle condizioni di vita delle comunità rom sia corrisposto un aumento della spesa pubblica per interventi volti a segregare, concentrare e allontanare famiglie rom in emergenza abitativa, violandone in maniera sistematica i diritti umani. L’inchiesta giudiziaria di questi giorni sta dimostrando come sulla pelle dei rom rappresentanti istituzionali, militanti politici e cooperative ne abbiano tratto un ampio profitto economico. È innegabile come sia convenuto a molti soffiare sulla cenere dell’antiziganismo, sgomberare per anni da un punto all’altro della città donne, uomini e bambini rom, ampliare i «villaggi attrezzati» per aumentare a dismisura la concentrazione abitativa, istituire i “centri di raccolta rom” in spazi privi di autorizzazione.
L’inchiesta di questi giorni sta dimostrando come la sofferenza dei rom che oggi a Roma vivono stipati in insediamenti indegni e in centri di raccolta illegali sia anche figlia di un processo politico-mafioso dovuto al fatto che i rom producono denaro e rendono voti (il tutto ripetendo senza sosta che i ladri “sono loro”). I “campi rom”, così come i “centri di raccolta rom” sono un prodotto che si riesce a vendere bene attraverso precisi messaggi comunicativi: si racconta in giro che i rom non sappiano e non vogliano vivere in abitazioni convenzionali, li si criminalizza additandoli come il problema della città, gli si costruiscono intorno delle gabbie nelle quali rinchiuderli. L’operazione è semplice quanto redditizia. Ma nei suoi calcoli non tiene assolutamente in considerazione la sofferenza e la ripetuta lesione di dignità e diritti umani che comporta. Sulla pelle dei rom.
L’Associazione 21 luglio ritiene sia giunto il momento di voltare pagina e dire la parola “fine” al processo deumanizzante e lucrativo finalizzato a incassare denaro sulla sofferenza delle famiglie rom a Roma. La “decapitazione” dell’Ufficio Nomadi di Roma Capitale, a seguito dell’arresto della sua responsabile, è il segno tangibile dell’urgenza di un cambio totale di indirizzo.
L’Associazione 21 luglio chiede pertanto al sindaco di Roma un segno concreto che indichi un radicale cambio di indirizzo politico. E lo fa a partire dal “Best House Rom“, il centro di raccolta di via Visso che incarna tutte le contraddizioni di un sistema organizzato e redditizio volto a concentrare e segregare i rom in spazi di sofferenza e violazioni dei diritti umani.
Per tale ragione, a partire da sabato 6 dicembre il presidente dell’Associazione 21 luglio inizierà uno sciopero della fame a oltranza e, da mercoledì 10 dicembre, “Giornata Internazionale dei Diritti Umani” verrà allestito dall’Associazione 21 luglio un presidio fisso con raccolta firme in prossimità del “Best House Rom”, in via Visso 12, Roma.
Le due azioni termineranno solo quando l’Amministrazione Comunale darà dimostrazione concreta di voler relegare al passato la “stagione dei campi” e avviare una nuova politica di reale inclusione delle comunità rom nella città di Roma.

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Dalla magistratura finalmente la verità sul "sistema campi" a Roma?

L’Associazione 21 luglio segue con estrema attenzione gli sviluppi dell’Operazione “Mondo di Mezzo” condotta dai Ros dei Carabinieri che ha già portato all’arresto di un funzionario operante nell’Ufficio Rom, Sinti e Camminanti (ex Ufficio Nomadi) dell’Assessorato alle Politiche Sociali di Roma Capitale.
Da anni l’Associazione 21 luglio denuncia l’illegalità del “sistema campi nomadi” e la ricerca curata dall’Associazione, dal titolo “Campi Nomadi s.p.a.”, ha finalmente svelato il fiume incontrollato di denaro pubblico che, con scarsa trasparenza, ha alimentato e continua ad alimentare un meccanismo istituzionale che concentra, allontana e segrega le comunità rom e sinte della Capitale.
La punta dell’iceberg di tale “sistema” è rappresentata dal Centro di raccolta rom denominato “Best House Rom”, situato in via Visso. La struttura, malgrado priva dei requisiti strutturali e organizzativi previsti dalla normativa regionale, possiede – secondo l’Assessore alle Politiche Sociali Rita Cutini – «tutte le autorizzazioni che servono per poter funzionare». Eppure nel Centro vivono più di 300 rom in spazi angusti e privi di finestre e per ogni persona il Comune di Roma paga 600 euro mensilmente all’ente gestore. Per denunciare il carattere di “illegalità” della struttura il Consigliere comunale Riccardo Magi ha iniziato nei giorni scorsi uno sciopero della fame.
L’Associazione 21 luglio auspica che il lavoro della Magistratura possa finalmente fare luce sull’aggrovigliato “sistema campi” che, oltre a produrre una sistematica violazione dei diritti umani, si mantiene attraverso un poco chiaro flusso di denaro pubblico.

Campi nomadi e emergenza: la "nuova" ricetta dell'assessore Cutini

Il nuovo Regolamento per i “campi rom” a Roma proposto dall’Assessore Cutini è contraddittorio, discriminatorio e in molti punti incostituzionale. In più, ancora una volta, si basa su una visione emergenziale, identifica il “campo” come il luogo dell’abitare per i rom e non va in alcun modo nella direzione del superamento di tali ghetti già indicata dal sindaco Marino.
L’Associazione 21 luglio annuncia battaglia per l’immediato ritiro del “Regolamento di Roma Capitale per il funzionamento dei villaggi attrezzati e dei centri di accoglienza […]” in cui risiedono le comunità rom e sinte in emergenza abitativa a Roma, proposto dall’Assessorato al Sostegno Sociale e alla Sussidiarietà del Comune di Roma, e reso pubblico in questi giorni. Il testo si compone di 14 articoli e riguarda non solo gli attuali insediamenti ma si applica «anche nelle nuove aree attrezzate e dotate di unità abitative per le predette comunità, che saranno eventualmente realizzate nel territorio comunale».
Sia i «villaggi» che i centri di accoglienza, si legge, «dovranno rispondere ai requisiti di abitabilità, ricettività, salubrità e sicurezza analogamente a quanto prescritto per altre strutture ricettive pubbliche quali alberghi, campeggi, edifici scolastici, strutture ospedaliere». Gli enti gestori «dovranno certificare preventivamente la sussistenza di tali requisiti, pena la decadenza immediata delle convenzioni».
Secondo gli studi realizzati in passato dall’Associazione 21 luglio i due centri di raccolta di via Visso e via Salaria e tutti i 7 «villaggi della solidarietà» non hanno i requisiti organizzativi e strutturali previsti della normativa in materia: sono tutti in una grave condizione di insanabilità per cui, in base alla norma prevista dal Regolamento, andrebbero tutti chiusi e gli ospiti andrebbero ricollocati in nuove strutture assistenziali a norma.
Le azioni svolte all’interno degli insediamenti, secondo il nuovo Regolamento Cutini, verrebbero programmate da un “Comitato Interdipartimentale” all’interno del quale è escluso il coinvolgimento dei rom. Il Dipartimento Politiche Sociali vigilerebbe sul rispetto del Regolamento procedendo, per esempio, anche all’espulsione delle famiglie «in caso di comprovata evasione scolastica». Tali norme appaiono chiaramente lesive dei diritti fondamentali e con un forte carattere discriminatorio.
Il quarto e il quinto articolo esplicitano il ruolo dell’ente chiamato a presiedere l’insediamento: controllo del rispetto del patto di legalità, controllo degli ingressi sulla base dei dati anagrafici del censimento, registrazione degli ospiti in un data base aggiornato, vigilanza h24. Negli insediamenti viene prevista «l’installazione di strumenti tecnologici finalizzati al rafforzamento dei controlli».
A proposito di ciò, già nel 2009 il TAR del Lazio, esprimendosi in relazione al art. 2.4 del Regolamento Regione Lazio e vigente nel periodo dell'”Emergenza Nomadi”, aveva annullato simili disposizioni regolamentari. In realtà il Regolamento pensato dall’Assessore Cutini va oltre, stabilendo che eventuali visite di ospiti esterni dovrebbero avvenire previa comunicazione e rilascio in «un pass orario».
Sempre il TAR, nella medesima sentenza, aveva stabilito che una disposizione simile viola l’art. 16 della Costituzione secondo cui ogni cittadino può circolare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, in assenza di limitazioni stabilite dalla legge in via generale.
Malgrado le fallimentari esperienze del passato anche l’attuale Regolamento prevede all’ottavo capitolo l’elezione di 3 rappresentanti rom per ogni insediamento con le medesime modalità elettive attuate dalla passata Amministrazione e rivelatesi inutili oltre che dannose.
Numerose norme del Regolamento si rivelano pertanto fortemente problematiche, discriminatorie e in violazione dei principi costituzionali.
«Dopo un anno e mezzo – commenta l’Associazione 21 luglio – prende finalmente forma la politica dell’Assessore Cutini sulla cosiddetta “questione rom” ponendo al centro il “campo nomadi” come ghetto etnico nel quale concentrare le azioni sicuritarie. Una politica in piena continuità con quella espressa dall’Amministrazione precedente e, per certi versi, ancora più ancorata a principi emergenziali».
«Non a caso – continua l’Associazione 21 luglio – nel Regolamento non compare alcun riferimento alla Strategia Nazionale per l’Inclusione dei Rom né al superamento definitivo dei “campi”; di contro, si ipotizza la realizzazione di nuove aree attrezzate».
Secondo l’Associazione 21 luglio tale documento rappresenta un clamoroso passo indietro rispetto alla direzione indicata dal sindaco Marino, che nei giorni scorsi ha parlato di definitivo superamento dei “campi”». Per tale ragione, l’Associazione si batterà per il suo immediato ritiro e chiede al sindaco un intervento deciso e chiarificatore in tal senso.
Foto: Roma Daily News
 
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«Forni per i rom», esposto contro consigliera Massimilla Conti

rom Massimilla Conti[tfg_social_share]L’Associazione 21 luglio ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica in merito alle gravi dichiarazioni, incitanti all’odio razziale verso i rom, rilasciate da Massimilla Conti, consigliera del Comune di Motta Visconti, provincia di Milano, attraverso una serie di post sul proprio profilo Facebook.
«Se tra i cani ci sono razze che vengono considerate più predisposte ad aggredire perché nn ammettiamo che i rom sn più predisposti a commettere i reati?», aveva scritto, il 21 settembre 2014, Massimilla Conti la quale, il 29 ottobre 2014, aveva rincarato la dose postando: «Le telecamere servono per punire tutti sti bastardi! Cmq niente gatta buia, ci vorrebbero i forni…metto a disposizione la mia taverna. Se vedete del fumo strano che esce dal tetto non vi preoccupate!».
Nell’esposto, l’Associazione 21 luglio ha chiesto all’autorità giudiziaria di valutare la rilevanza penale delle affermazioni della consigliera comunale relativamente, in particolare, alla diffusione di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale, incitanti alla discriminazione e capaci di istigare pubblicamente a commettere reati.
«I post di Massimilla Conti – afferma l’Associazione 21 luglio – contengono dichiarazioni fondate su una evidente idea di superiorità etnica e sul palesato sentimento di odio nei confronti del gruppo etnico dei rom. In più rievocano non solo la deportazione e lo sterminio dei rom e degli ebrei avvenuta durante la Seconda Guerra Mondiale, ma invocano la rinnovata adozione delle medesime misure nei confronti dei rom come gruppo etnico ben definito».
rom Massimilla ContiLe affermazioni, d’altra parte, risultano ancor più gravi in ragione del ruolo istituzionale ricoperto da Massimilla Conti: «Il suo ruolo non consente in alcun modo alla sua foga oratoria di spingersi così in avanti, comunque oltre i confini del lecito, ma al più avrebbe dovuto imporle una maggiore prudenza», sostiene l’Associazione 21 luglio.
L’Associazione 21 luglio, infine, non ritiene in alcun modo accettabile ed esimente da responsabilità nemmeno il post su Facebook, pubblicato il 1 novembre 2014, in cui la consigliera comunale di Motta Visconti ha voluto giustificare le sue affermazioni, relegandole a una semplice battuta avvenuta al di fuori dell’ambito istituzionale.
 
«Le mie affermazioni sull’ennesimo reato perpetrato a Motta Visconti sono state un commento spontaneo e fuori dall’ambito istituzionale – aveva scritto Massimilla Conti – La battuta sui forni, fuori dall’ambito istituzionale, è la classica battuta […] I forni (ma avrei anche potuto usare anche “foibe”) sono la trasposizione metaforica della forte richiesta dei Mottesi di una punizione giusta e certa, che il Paese, patria del diritto, deve garantire ai suoi cittadini […]Chi non ha capito lo spirito, ha voluto strumentalizzare sui giornali una frase come altre cento, mille che si sentono nei negozi, nei bar, tra la gente comune».
«Nessuna strumentalizzazione e nessuno spirito da capire – afferma l’Associazione 21 luglio – Ma non si può restare inermi di fronte a chi, con leggerezza disarmante e incuranza dei diritti umani, semina odio razziale e alimenta un clima di intolleranza e allarmismo sociale nei confronti di una minoranza già di per sé ampiamente discriminata e stigmatizzata».

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