Incitamento all'odio verso i rom: chiusi due blog
I due blog on-line appena chiusi, intitolati rispettivamente “Basta zingari in Italia” e “Via i rom. Cacciamo gli zingari dall’Italia”, erano stati individuati durante le attività di monitoraggio della stampa italiana locale e nazionale, dei siti web e dei blog condotte quotidianamente dall’Osservatorio 21 luglio.
In “Basta zingari in Italia”, in particolare, si leggeva come tra i motivi fondanti della creazione del blog ci fosse l’intenzione di mettere «a fuoco tutte le notizie delle loro (dei rom N.d.R) “imprese e similia”».
Gli autori del blog continuavano sostenendo che «Non siamo neppure più padroni a casa nostra, costretti a chiuderci in casa, farci accompagnare da qualcuno in certe zone della città… furti, rapine, risse, aggressioni e violenze sono all’ordine del giorno da parte di questi individui! BASTA!!!».
Inviando due segnalazioni all’OSCAD (Osservatorio della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri per la sicurezza contro gli atti discriminatori), l’Osservatorio 21 luglio ha sottolineato come i due blog, aggregando e commentando eventi criminosi attribuiti esclusivamente a persone appartenenti alle comunità rom, potessero contribuire a creare in modo artificioso un clima di allarme sociale e a stigmatizzare l’intera minoranza rom, alimentando il diffuso stereotipo del “rom delinquente” in quanto tale, con il risultato di criminalizzare indistintamente un intero gruppo.
Nei giorni scorsi si è assistito all’immediata chiusura dei due blog.
«Con leggerezza disarmante, sulla stampa italiana, su internet e nei discorsi dei politici, specie in periodi di campagna elettorale, si ricorre a stereotipi nei confronti di rom e sinti che, se da un lato alimentano una percezione negativa verso queste minoranze, dall’altro vengono accettati come “normali” e non sono seguiti dagli opportuni provvedimenti che espressioni discriminatorie di questo genere meriterebbero – , sostiene l’Associazione 21 luglio – Accogliamo con favore la chiusura dei due blog auspicando che la stessa sia utile a scoraggiare l’utilizzo di un linguaggio che veicola messaggi di odio e discriminazione razziale».
Sale a 47 il numero di azioni correttive intraprese quest’anno dall’équipe dell’Osservatorio 21 luglio, un progetto dell’Associazione 21 luglio finanziato da Open Society Foundations e Fondazione Migrantes. Sono invece 18 i riscontri positivi pervenuti in seguito alle segnalazioni dell’Osservatorio da parte di organi competenti e soggetti interessati, come prese d’atto e lettere di scuse, da quando il progetto è stato avviato, nel settembre 2012.
Da gennaio 2013, l’Osservatorio 21 luglio ha individuato 549 casi di informazione contenenti elementi discriminatori nei confronti delle comunità rom e sinte. In particolare, sono stati rilevati 380 casi di informazione scorretta, 28 di incitamenti all’odio, 24 di discriminazione e 117 di incitamento all’odio e discriminazione.
Per ogni condotta discriminatoria riscontrata, l’Osservatorio 21 luglio procede all’invio di lettere di diffida ai soggetti interessati o a segnalazioni agli organi e alle autorità competenti quali l’Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni (UNAR), l’OSCAD, la Polizia Postale e il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti. Se nessuna misura correttiva dovesse essere intrapresa oppure in caso di condotta reiterata, viene valutata la possibilità di intraprendere un’azione legale.
Ieri, intanto, una delegazione dell’Osservatorio 21 luglio ha partecipato a un convegno alla Camera dei Deputati dal titolo “Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, alla presenza del Presidente Laura Boldrini. Nel suo intervento, il rappresentante dell’Osservatorio si è soffermato sulle conseguenze negative che i messaggi veicolati attraverso il web possono avere circa la diffusione di stereotipi e pregiudizi contro le comunità rom e sinte.
Sulla questione è intervenuta anche la Presidente della Camera Boldrini: «La rete ha dimostrato come possa fungere anche da amplificatore dei messaggi tesi ad annientare una persona o un gruppo di persone. Bisogna mettere in atto forme di tutela efficaci contro parole di odio», ha dichiarato.
(11 giugno 2013)
Foto: Darwin Bell

