“Zingaro”, parola comune che diventa offesa
Sostantivi che rientrano nel lessico comune e che diventano, utilizzati in particolari contesti non appropriati, accezioni negative e offensive. Parole che non assumono più il ruolo semantico che, di base, sono chiamate a svolgere ma fanno scaturire etichette per catalogare individui con riferimenti discriminatori. E quando a utilizzarle sono esponenti politici di rilevanza locale e nazionale, la vicenda assume toni anche inquietanti.
“Ffundamu i zingari”
È il caso di un episodio che si è verificato nelle scorse settimane a Reggio Calabria quando un assessore, Antonino Zimbalatti, in occasione del derby Reggio Calabria-Catanzaro, ha utilizzato il termine “zingari” (inteso come offesa) per indicare gli “avversari” e la tifoseria calcistica della squadra del Catanzaro. Zimabalatti sulla sua bacheca Facebook (sempre più veicolo di messaggi stereotipati e stigmatizzanti che, non di rado si trasformano in autentici discorsi di odio) ha scritto: “Ffundamu i zingari”. Immediata la reazione del mondo politico locale che ha chiesto al sindaco della città di Reggio Calabria la revoca della delega all’assessore Zimbalatti.
I fatti avvengono oggi, nell’anno 2019, in un contesto socio-economico-politico che spesso mina le forme più elementari di rispetto verso gli altri e non tiene conto di norme e fondamenti che da anni caratterizzano documenti importanti partoriti dall’associazione “La Carta di Roma” che nell’omonimo protocollo deontologico fornisce indicazioni su una corretta informazione relativa ai temi dell’immigrazione. “Zingaro” è una parola che la società maggioritaria ha imposto a un gruppo che non si autodefinisce così e che percepisce come offensiva. Nel tempo è aumentata l’accezione negativa connessa al termine “zingaro”, equiparabile sempre più a un insulto razziale, come negro per i neri. Non solo, utilizzare questa come altre parole con intenti offensivi costituisce condotta censurabile.
“Condotta censurabile”
Era l’anno 2015 quando l’autore di un testo giuridico scriveva: “Quando, ad esempio, la cosa, nonostante il suo notevole valore sia offerta in vendita da un mendicante, da uno zingaro o da un noto pregiudicato”. All’epoca fu presentata denuncia perché “associare uno zingaro a un mendicante o a un noto pregiudicato veicola un messaggio gravemente lesivo della dignità e della reputazione in quanto appartenente alla comunità criminalizzata”. L’autore della pubblicazione è stato condannato per “condotta censurabile”.




