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Camping River: il 15 giugno 400 persone resteranno senza casa

Il 15 giugno il Comune di Roma preleverà i container dall’insediamento Camping River. Associazione 21 luglio: «Quattrocento rom resteranno senza casa, ostaggio dell’incapacità del Comune di Roma di superare i campi».

Roma, 13/6/2018. L’ultimatum del Comune di Roma alle famiglie del Camping River scade venerdì 15 giugno, data in cui i residenti – secondo la decisione assunta dall’Ufficio Speciale Rom, Sinti e Caminanti – si vedranno costretti a lasciare i moduli abitativi in cui risiedono dal 2005.

L’ingiunzione del Comune di Roma

La lettera di ingiunzione dell’Amministrazione Capitolina è arrivata il 15 maggio, notificando ad ogni famiglia presente nell’insediamento la necessità di «lasciare immediatamente libero da persone e cose il modulo abitativo occupato, unitamente al suo nucleo familiare, inderogabilmente entro la data del 15 giugno 2018» e – in vista della dismissione – il Comune avrebbe già individuato e reperito un’area di stoccaggio per i 50 container in un’area di 2 mila m² nel quartiere di Valle Muricana.

Il Camping River dall’inserimento nel “Piano rom” ad oggi

Il Camping River era entrato all’interno della sperimentazione delle misure previste dal “Piano di Roma Capitale per l’inclusione dei rom” a partire dal 1 luglio 2017 con deliberazione n.146 del 28 giugno 2017. Nonostante la gran parte delle famiglie residenti all’interno del “campo” sia risultata idonea al progetto di fuoriuscita assistita dal “villaggio Camping River”, le persone in questione non hanno potuto accedere ai contributi per il contratto di locazione perché – trovandosi in una situazione di inoccupazione e indigenza – non possono fornire le garanzie economiche necessarie per accedere al mercato immobiliare privato.

Ne è seguito che da ottobre 2017 il Camping River non è stato più considerato un “villaggio attrezzato” ma un’area privata occupata per la quale l’Amministrazione Comunale ha disposto la modifica della Deliberazione n. 146 del 28 giugno 2017, esonerando la stessa Amministrazione Comunale da qualsiasi responsabilità nei confronti di questa struttura ricettiva.

Precarietà e incertezza: le conseguenze sulla pelle dei rom

Tale situazione di precarietà, unita all’assenza di un dialogo adeguato con le famiglie presenti nell’insediamento, hanno impattato gravemente sui residenti specialmente sui minori. È significativo, a questo proposito, il dato relativo alla frequenza scolastica: nell’anno scolastico 2015-2016, i minori rom residenti nel Camping River e iscritti a scuola erano 238. Nell’anno scolastico 2017-2018 risultavano essere invece 107, segnando un crollo delle iscrizioni pari al 55%.L’ingiunzione di rilascio dei moduli abitativi entro il 15 giugno, per essere stoccati a tempo indeterminato in un’area abbandonata, è l’ennesima azione di un “Piano” inefficace, che non prevede l’avvio di alcun processo partecipativo con i destinatari delle politiche. In particolare, intimare alle persone di abbandonare i moduli abitativi senza fornire alcuna soluzione abitativa alternativa, viola tutti gli standard internazionali sul diritto all’alloggio – oltre ad andare in netto contrasto con i principi della Strategia Nazionale per l’Inclusione dei rom, sinti e caminanti – e pone le famiglie rom in una situazione di gravissima vulnerabilità, vedendosi costrette a dormire all’addiaccio o ad allontanarsi dall’insediamento per adattarsi a soluzioni informali, temporanee e precarie.

La denuncia di Associazione 21 luglio

«Colpisce come il Comune di Roma adotti la scelta di sottrarre i container presenti nel Camping River con l’unico obiettivo  di esasperare le famiglie presenti, nella speranza che le stesse, private dell’abitazione, lascino spontaneamente l’insediamento. È questo il superamento dei “campi” annunciato un anno fa dalla sindaca Raggi? Rendendo 400 persone ostaggio dell’incapacità comunale di avviare percorsi inclusivi? – denuncia Associazione 21 luglio – Chiediamo con estrema urgenza al Comune di Roma di tornare sui propri passi e optare per soluzioni ragionate e condivise. Superare i “campi” della Capitale non può e non deve significare per soggetti per i quali è stato certificato lo stato di indigenza, lasciare gli stessi senza un tetto sopra la propria testa».

Associazione 21 luglio si è attivata nei giorni scorsi presso organi nazionali ed internazionali, per segnalare e documentare la grave situazione; ad essi è stato chiesto un intervento diretto presso le autorità capitoline al fine di scongiurare un’azione gravemente lesiva dei diritti umani.


Per maggiori informazioni:
Elena Risi
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