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8 Aprile 2011 – Giornata internazionale dei rom: per l’Associazione 21 luglio politiche nazionali e locali “fallimentari” in termini di istruzione, sanità, lavoro e alloggio per i rom

Domani, 8 aprile 2011, si celebra la Giornata Internazionale dei rom , in ricordo del primo Congresso Internazionale del popolo rom tenutosi a Londra l’8 aprile 1971 e della costituzione della prima associazione mondiale dei rom riconosciuta dall’Onu .

Dodici milioni di rom europei continuano a subire da secoli la discriminazione e la negazione dei loro diritti fondamentali trovandosi a vivere in condizioni socio-economiche notevolmente peggiori di quelle del resto della popolazione. In Italia solo un italiano su mille , secondo uno studio presentato alla Conferenza europea sulla popolazione rom del 2008, dimostra di conoscere l’universo rom. Un mondo rivestito di pregiudizi e stereotipi su cui si fondano le politiche sociali nel nostro Paese. Nella città di Roma, la politica espressa dal Piano Nomadi ha avuto un duro impatto sulla condizione dei circa 7000 rom che abitano nei “villaggi autorizzati” e nei campi informali della Capitale con conseguenze molto gravi sull’infanzia rom.

Il 5 aprile 2011 Viviane Reding , Commissaria europea per la Giustizia, i Diritti Fondamentali e la Cittadinanza, e László Andor , Commissario europeo per l’Occupazione, gli Affari sociali e l’Integrazione, hanno presentato ai deputati del Parlamento europeo le nuove norme comunitarie disegnate per garantire ai rom un migliore accesso all’istruzione, all’assistenza sanitaria, all’occupazione e all’alloggio.

Ecco il quadro presentato dai due commissari con un aggiornamento della situazione nella Regione Lazio e nel Comune di Roma realizzato dall’Associazione 21 luglio:

•  ISTRUZIONE . Un’indagine condotta in sei paesi dell’Ue ha rilevato che solo il 42% dei bambini rom completa la scuola primaria , rispetto a una media europea del 97,5% . Secondo il monitoraggio dell”Associazione 21 luglio, nella città di Roma, malgrado le ingenti risorse investite ad oggi dalle autorità, meno del 20% dei bambini rom residenti nei “villaggi autorizzati” va regolarmente a scuola con una frequenza superiore alla soglia minima prevista dalla legge, che è pari al 75%.

•  ASSISTENZA SANITARIA. In Europa la speranza di vita dei rom è di 10 anni inferiore alla media della popolazione e la mortalità infantile è 5 volte superiore a quelle dei bambini non rom. Nei campi informali della città di Roma, ma anche all’interno dei “villaggi attrezzati”, la salute dei minori rom è posta costantemente a rischio da condizioni di vita inaccettabili , come del resto testimonia la tragedia dello scorso 6 febbraio in cui hanno perso la vita quattro bambini rom che dormivano nella loro baracca.

•  OCCUPAZIONE . In Europa, così come nel nostro Paese, il tasso di occupazione dei rom è assai inferiore a quello della popolazione maggioritaria.

•  ALLOGGIO . Per la popolazione romanì viene spesso registrata, in vaste zone dell’Europa, la mancanza di servizi essenziali come acqua corrente o elettricità . L’Italia si è caratterizzata negli anni per essere il ‘Paese dei campi’ e ancora una volta la politica del Piano Nomadi di Roma si basa, su sgomberi illegali, trasferimenti forzati e sulla creazione di nuovi “villaggi autorizzati”, luoghi lontani dalla città, lontani dall’integrazione, lontani dai diritti.

Malgrado la normativa europea indichi la necessità di garantire alla popolazione romanì il diritto all’istruzione , alla salute , all’occupazione e all’alloggio , lo stesso Laszlo Andor ha sottolineato come « negli ultimi anni le condizioni di vita della maggioranza dei rom e le loro relazioni con il resto della società non hanno fatto che peggiorare».

Le politiche nazionali e locali rivolte alla popolazione romanì, pertanto, si stanno dimostrando “ inefficaci ” e “ fallimentari ”, mancando l’obiettivo dell’inclusione sociale così come raccomandato dalle istituzioni europee.

Per creare uno spazio di approfondimento e riflessioni sulle politiche del Piano Nomadi di Roma e sul diritto all’abitare delle comunità rom , Venerdi 8 aprile 2011 , in occasione della Giornata Internazionale dei rom, Associazione 21 luglio e Amnesty International organizzano la Tavola Rotonda “ Dove abitano i diritti umani? I rom e il diritto a un alloggio adeguato ”. Appuntamento alle ore 16 presso la Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università Gregoriana (Piazza della Pilotta 3, Roma).

Roma, 7 aprile 2011

ass.21luglio@gmail.com“>Ufficio stampa Associazione 21 luglio

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Gli studi sulla lingua hanno ipotizzato che le popolazioni romanì siano originarie dell’India. Le prime presenze dei gruppi rom in Italia sono documentate nel XV secolo. In Italia i principali gruppi presenti sono i sinti, i rom di antico insediamento (abruzzesi, napoletani, molisani, calabresi,…), i rom dell’ex Yugoslavia e i rom rumeni. La lingua parlata dalla popolazione romanì è il romanès.

L’appellativo “zingari” è il modo con cui i non-rom hanno definito i diversi gruppi della popolazione romanì ed è anche una parola che può contenere i diversi gruppi senza doverli necessariamente specificare tutti. Negli ultimi anni i rom hanno chiesto di non utilizzarla per l’accento negativo/dispregiativo che ha preso nel vocabolario quotidiano. Quindi si deve più correttamente parlare di rom e di sinti. I documenti ufficiali delle istituzioni europee utilizzano il termine “rom” includendo al suo interno i vari gruppi. E’ improprio anche utilizzare il termine “nomade” visto che in Italia il 90% dei rom e sinti sono stanziali.

Secondo una recente stima in Italia sono presenti circa 170 mila rom e sinti. Di essi solo 35 mila vivono negli insediamenti formali e informali. Più della metà di essi ha la cittadinanza italiana. Un gran numero di essi, provenendo dalla Romania e dalla Bulgaria, sono cittadini comunitari.

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Secondo la Carta di Roma (codice deontologico concernente anche la popolazione romanì), i giornalisti italiani sono tenuti a osservare la massima attenzione nel trattamento delle informazioni concernenti la popolazione romanì nel territorio della Repubblica italiana e in particolare:

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c) Tutelare (i rom e i sinti) che scelgono di parlare con i giornalisti, adottando quelle accortezze in merito all’identità e all’immagine che non consentano l’identificazione della persona, onde evitare di esporla a ritorsioni contro la stessa (…)
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All’interno della campagna “STOP ALL’APARTHEID DEI ROM!” l’Associazione 21 luglio lancia un appello con raccolta di firme nel quale si chiede ai futuri amministratori locali e nazionali la sospensione di ogni politica volta a reiterare la costruzione e la gestione dei “mega campi nomadi”. Firma l’appello

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Sensibilizzazione e educazione

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Realizziamo progetti pedagogici sperimentali rivolti all’infanzia rom e altri progetti per perseguire la mission dell’Associazione. Vai alla pagina sui Progetti in corso

REPORT CASILINO 900 (febbraio 2011)

Casilino 900, parole e immagini di una diaspora senza diritti
Scarica qui il Report

LA CASA DI CARTA (maggio 2011)

copertina casa di cartaReport sulla situazione degli ospiti del Centro di Raccolta Rom di via Salaria 971 a Roma.
Scarica qui il Report

APPELLO: NON SGOMBERATE I MIEI DIRITTI

Gli sgomberi effettuati si sono caratterizzati per il loro numero significativo, per la loro sistematicità e per la mancanza di reali ed efficaci soluzioni alternative per le persone interessate. Dalle attività di monitoraggio condotte dagli osservatori dell’Associazione 21 luglio sono emerse alcune caratteristiche ricorrenti negli sgomberi condotti, già rilevate nel passato da alcune organizzazioni che si occupano di diritti umani:

•  Nessuna notifica o comunicazione ufficiale scritta è stata rilasciata alle famiglie rom circa lo sgombero imminente, cosicché queste sono state colte decisamente di sorpresa;

•  Le forze di polizia non hanno prodotto alcun tipo di documentazione inerente allo sgombero, né durante né al termine delle operazioni;

•  Gli agenti delle forze di polizia incaricati di eseguire gli sgomberi erano spesso presenti in numero decisamente sproporzionato rispetto alla popolazione rom che intendevano allontanare;

•  In alcuni casi, gli agenti delle forze di polizia si sono resi autori di abusi verbali e fisici nei confronti dei rom interessati dallo sgombero;

•  Gli sgomberi, spesso, sono stati condotti in orari notturni o in avverse condizioni atmosferiche;

•  Le abitazioni e altri beni personali dei rom sono state arbitrariamente distrutti;

•  La maggior parte delle persone oggetto di sgombero non ha ricevuto una sistemazione alternativa. Nelle rare occasioni in cui una sistemazione alternativa è stata invece proposta, questa si è rivelata generalmente inadeguata per le condizioni strutturali del centro di accoglienza (centro comunale di via Salaria, 971) e per la divisione dei nuclei familiari;

•  Molti bambini rom sono stati costretti a interrompere la frequenza scolastica;

•  Tra le persone sgomberate è stata rilevata un’alta presenza di minori e, talvolta, di persone con gravi problematiche sanitarie.

Alla luce delle sopraelencate considerazioni, l’Associazione 21 luglio ritiene che gli sgomberi che hanno coinvolto a Roma la popolazione romanì nell’anno 2010 sono illegali violando quanto sancito da Comitato sui Diritti Economici, Sociali e culturali delle Nazioni Unite. Sono stati sistematicamente violati i diritti dei minori all’abitazione, all’integrità personale, alla salute, all’istruzione, nonché il divieto di discriminazione sancito dalla Convenzione Internazionale di New York sui diritti dell’infanzia, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata nell’ordinamento giuridico italiano dalla legge n. 176 del 27 maggio 1991.

L’ Associazione 21 luglio raccoglie firme a sostegno dell’appello “Non sgomberate i miei diritti”. Le firme raccolte verranno consegnate al sindaco di Roma e al Commissario straordinario per l’emergenza nomadi a Roma.

FIRMA L’APPELLO

Spett.le On. Gianni Alemanno, spett.le Prefetto dott. Giuseppe Pecoraro,

sono un amico dell’ Associazione 21 luglio che persegue il fine esclusivo della solidarietà sociale, umana, civile e culturale, in particolare nel rispetto dei principi della Convenzione Internazionale di New York sui diritti dell’infanzia approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989.

L’Associazione 21 luglio ha svolto alcune ricerche di prima mano sulle azioni legate al Piano Nomadi del Comune di Roma ed è preoccupata circa gli sgomberi che hanno coinvolto nuclei familiari appartenenti alle comunità romanì presenti nel territorio della capitale.

Ogni anno centinaia di bambini rom sono sgomberati con le loro famiglie dagli insediamenti informali della capitale senza una soluzione alternativa adeguata, dimenticando che il Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite (CESCR) ha chiarito che gli sgomberi forzati rappresentano una violazione del diritto a un alloggio adeguato. In molti di quelli realizzati nel comune di Roma, ogni singola procedura di garanzia individuata dal CESCR è stata ignorata. Tali garanzie di base comprendono:

1. L’opportunità di una reale consultazione con gli interessati;

2. Un adeguato e ragionevole preavviso per tutte le persone interessate prima della data prevista per lo sgombero;

3. Informazioni sugli sgomberi previsti e, ove possibile, sull’utilizzo successivo del terreno o delle abitazioni, dovrebbero essere rese disponibili in tempi ragionevoli a tutti coloro interessati dai provvedimenti;

4. In particolare, quando sono coinvolti gruppi di persone, funzionari governativi o loro rappresentanti, dovrebbero essere presenti durante lo sgombero;

5. Tutte le persone che effettuano lo sgombero dovrebbero essere correttamente identificate;

6. Gli sgomberi non dovrebbero aver luogo in condizioni climatiche particolarmente avverse o di notte a meno che le persone coinvolte non ne diano il consenso;

7. Dovrebbero essere forniti strumenti di ricorso legale e, ove possibile, assistenza legale alle persone che lo richiedono qualora vogliano ricorrere alla giustizia

Riteniamo, pertanto, che gli sgomberi così come previsti dal Piano Nomadi del Comune di Roma siano chiaramente illegali. Le modalità con cui vengono svolti, inoltre, fanno temere che essi siano pianificati per portare all’esasperazione le famiglie coinvolte aumentando il loro disagio e la loro esclusione dal tessuto sociale.

Chiediamo dunque al sindaco di Roma on. Gianni Alemanno e al Commissario straordinario per l’emergenza nomadi a Roma, dott. Giuseppe Pecoraro, di porre fine alla pratica degli sgomberi illegali e che adeguate sistemazioni alternative, accesso all’istruzione e altre forme di sostegno essenziali, vengano garantite alle famiglie dei minori rom coinvolte.

La ringraziamo per l’attenzione.

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