Archivio per anno: 2012

16 maggio 2012 – Presentata dall'Associazione 21 luglio una ricerca sui rom e il lavoro a Roma. Soldi dati a pioggia e mancanza di progettualità; ai rom impedito l'accesso ai diritti fondamentali

Mercoledi 16 maggio alle ore 17,00 presso la sala Funzione Pubblica della CGIL di Roma, l’Associazione 21 luglio ha presentato la ricerca “Lavoro sporco. Il comune di Roma, i rom e le borse lavoro“, realizzata da Angela Tullio Cataldo con la collaborazione di Carlo Stasolla e Andrea Anzaldi. L’indagine, operata tra novembre 2011 e marzo 2012, ha avuto l’obiettivo di analizzare l’origine, lo svolgimento e i risultati delle politiche di avviamento al lavoro, rivolte ai rom e realizzate, dal Comune di Roma.

 

Tra il 2010 e il 2011 il Comune di Roma ha finanziato tre progetti di inclusione socio-lavorativa rivolti a 125 rom: il progetto RETIS, costato circa 300.000 euro, che ha visto il coinvolgimento di 18 rom, il progetto Form on the job che è costato 220.000 euro con 30 rom partecipanti e il progetto di pulizia  all’interno dei «villaggi attrezzati» che è costato 1.100.000 euro e nel quale sono stati coinvolti una ottantina di rom.

 

A fronte di una spesa totale di 1.600.000 euro, i diversi progetti di inclusione lavorativa hanno visto, al loro termine l’assunzione di soli 16 rom, con un costo pro-capite di circa 100.000 euro. Nel valutare i tre progetti i ricercatori dell’Associazione 21 luglio hanno cercato di tenere conto non solo dell’attuale situazione lavorativa dei rom coinvolti, ma è stato attribuito un forte valore all’inclusione sociale generata dalle esperienze dei percorsi di avviamento professionale, alla fruizione dei diritti sociali legati al lavoro e al cambiamento effettivo nelle vite e nelle famiglie degli intervistati.
 

Alla luce di questi parametri, se appare più efficace il progetto RETIS, progetto di avviamento al lavoro indirizzato non esclusivamente ai rom e realizzato in un ambiente eterogeneo, colpiscono le dinamiche presenti nei progetti finanziati dal Campidoglio riguardanti di pulizia degli insediamenti, dove, secondo i riscontri effettuati, sembrerebbe che, in mancanza di criteri chiari e senza progettualità alcuna, finanziamenti “a pioggia” siano stati elargiti a sedicenti rappresentanti dei rom al fine di favorire trasferimenti di comunità rom e chiusure di insediamenti. 

La mancanza di controlli da parte dell’amministrazione capitolina, l’assenza di una progettualità a lungo periodo, la poca chiarezza nei criteri di assunzione rappresenterebbero i punti critici di una politica del lavoro rivolta alle comunità rom che, in rapporto agli investimenti erogati, appare fallimentare.
 

«Un progetto di accompagnamento al lavoro – conclude la ricerca – affinchè sia efficace non deve necessariamente essere dispendioso. E’ anzitutto fondamentale che esso venga svolto dai rom in un ambiente diverso da quello, fortemente segregativo, dei “campi” e che preveda un valido accompagnamento».
 

«E’ necessario che il Comune di Roma – ha dichiarato l’Associazione 21 luglio nel corso della presentazione – riesca ad impiegare le proprie risorse per offrire alle comunità rom le opportunità per partecipare pienamente alla vita economica, sociale e culturale della nostra città, per godere di uno standard di vita e di benessere considerati normali e per poter accedere ai propri diritti fondamentali».

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11 maggio 2012 – L’Emergenza Nomadi deve finire davvero – Dichiarazione congiunta

 

Associazione 21 luglio, ASGI, Amnesty International, Human Rights Watch e Open Society Justice Initiative chiedono che il governo abbandoni ogni iniziativa tesa a perpetuare gli effetti della passata Emergenza Nomadi, uno stato d’emergenza che attribuiva poteri straordinari ai prefetti in riferimento ai Rom e ai loro insediamenti in cinque regioni italiane e che era stato giudicato illegittimo dal Consiglio di Stato nel Novembre 2011.

Leggi il comunicato

L’Emergenza Nomadi deve finire davvero

Contro tale decisione, il 12 febbraio scorso, il governo italiano ha presentato in Cassazione un ricorso straordinario atto a vanificare gli effetti della sentenza. Il 9 Maggio 2012 il Consiglio di Stato ha deciso di sospendere gli effetti della propria sentenza in attesa del giudizio di Cassazione.
Le cinque organizzazioni dichiarano: “Il governo deve rinunciare all’appello contro la sentenza del Consiglio di Stato del Novembre 2011. Questa sentenza aveva marcato un passo in avanti in vista della cessazione delle violazioni che le comunità Rom hanno sofferto laddove è stata attuata l’emergenza nomadi. Confidiamo nel fatto che la recente ordinanza del Consiglio di Stato non permetta nuovi abusi.”

L’emergenza nomadi aveva definito la presenza dei campi Rom in Italia come una minaccia alla sicurezza pubblica e stabilito poteri straordinari per censire i Rom e chiuderne i campi, sia regolari che irregolari, in deroga alle norme fondamentali di tutela dei diritti umani.

L’Emergenza Nomadi  ha suscitato dure critiche da parte delle maggiori  organizzazioni internazionali competenti in materia di diritti fondamentali, tra cui il Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, il Comitato ONU per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale, il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, il Comitato Europeo per i Diritti Economici e Sociali e la Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza.

(Roma, 11 Maggio 2012)

Dopo una pausa di 15 giorni, ripresi gli sgomberi a Roma

 

sgomberoE’ stato effettuato dopo una pausa di 15 giorni il 445° sgombero del Piano Nomadi. Sul lungotevere di Pietra Papa, trenta rom bulgari sono stati allontanati senza soluzione alternativa.

(8 maggio 2012)

Report LAVORO SPORCO. Il Comune di Roma, i rom e le "borse lavoro"

Lavoro sporco

Roma, 16 maggio 2012 ore 17,00
«Secondo me certi lavori sono la tangente data dal Comune per mantenere lo stato delle cose» (un operatore di una organizzazione locale)

Il 4 ottobre 2011, in occasione del Forum sull’inclusione delle comunità rom in Europa, la vice sindaco Sveva Belviso ha riconosciuto pubblicamente al Comune di Roma il merito di aver aperto «un’agenzia di collocamento, la RETIS, per persone fragili tra cui rientrano le persone con difficoltà di inclusione: grazie a questa rete – ha concluso la vice sindaco -ci sono 150 nomadi che lavorano».  Tra il 2010 e il 2011 il Comune di Roma ha speso una cifra stimata di 1.600.000 euro per finanziare tre progetti di inclusione socio-lavorativa rivolti ai rom residenti nella capitale: il progetto RETIS, il progetto Form on the Job e il progetto di pulizia all’interno dei campi stessi. I tre percorsi hanno in realtà coinvolto inizialmente solo 125 rom e hanno avuto origine, sviluppi ed esiti diversi.

Mercoledì 16 maggio alle ore 17,00 presso la sala FP CGIL a Roma, in via di san Basilio, 51 (metro A, Barberini), l’Associazione 21 luglio presenta il report LAVORO SPORCO, con l’obiettivo di valutare i risultati delle politiche di inclusione lavorativa realizzate, tra il 2010 e il 2011, dal Comune di Roma e rivolte alle comunità rom presenti in alcuni insediamenti della capitale. La ricerca, realizzati da Angela Tullio Cataldo con la collaborazione di Carlo Stasolla e Andrea Anzaldi, tenta di comprendere i costi dei progetti, il loro reale andamento, di mostrare le conseguenze degli stessi e la loro incisività sulla vita delle persone che ne hanno usufruito.
Per informazioni e prenotazioni: segreteria@21luglio.com

Azione legale di Associazione 21 luglio e ASGI contro il Comune di Roma

Già in passato l’Associazione 21 luglio aveva denunciato la non idoneità dell’area dove è stato realizzato il nuovo campo La Barbuta ad ospitare ogni insediamento umano. L’area dove sorge il nuovo campo è situata infatti all’interno del cono di volo e nei pressi del sentiero di avvicinamento dei velivoli dell’aeroporto di Ciampino, dove atterrano giornalmente 200 aerei ed è quindi incompatibile con quanto previsto dalle normative in materia di restrizioni all’interno dei coni di volo aeroportuali. Si tratta dunque di un luogo inidoneo ad ospitare un insediamento umano per le condizioni igieniche, l’aria insalubre e l’inquinamento acustico oltre che per la situazione di emarginazione ed esclusione sociale che si verrebbe a realizzare.

Le associazioni sottolineano inoltre come l’azione del Comune di Roma contrasti con la Strategia nazionale d’inclusione dei rom, sinti e camminanti, presentata il 28 febbraio 2012 dal Governo italiano alla Commissione europea. Un punto centrale del documento del Governo riguarda proprio «il superamento dei campi nomadi, in quanto condizione fisica di isolamento che riduce la possibilità di inclusione sociale ed economica delle comunità». La Strategia italiana esprime chiaramente la «necessità di superamento del modello dei campi per combattere l’isolamento e favorire percorsi di interrelazione sociale, pur nel rispetto delle consuetudini abitative dei rom e dei sinti».

(27 aprile 2012)

27 aprile 2012 – Azione legale dell'Associazione 21 luglio e dell'ASGI contro il Comune di Roma

 

Azione legale dell’Associazione 21 luglio e dell’ASGI contro il Comune di Roma. Il nuovo «villaggio attrezzato» La Barbuta è illegittimo perché discriminatorio. Va considerata tale ogni «soluzione abitativa di grandi dimensioni rivolta a un gruppo etnico specifico e priva dei caratteri tipici di un’azione positiva»

 

Il 28 febbraio 2012 il governo italiano ha presentato alla Commissione europea la Strategia nazionale d’inclusione dei rom, sinti e camminanti. Un punto centrale del documento riguarda «il superamento dei campi nomadi, in quanto condizione fisica di isolamento che riduce la possibilità di inclusione sociale ed economica delle comunità». La Strategia italiana esprime chiaramente la «necessità di superamento del modello dei campi per combattere l’isolamento e favorire percorsi di interrelazione sociale, pur nel rispetto delle consuetudini abitative dei rom e dei sinti».

Malgrado la Strategia sia stata approvata dal Consiglio dei ministri, il Comune di Roma continua la sua azione nel reiterare la creazione di spazi abitativi di grandi dimensioni, isolati dal rimanente spazio urbano e dedicati esclusivamente alle comunità rom attraverso i lavori realizzati per portare a compimento la costruzione del «villaggio attrezzato» La Barbuta, destinato a ospitare 650 rom della capitale.

Per tale ragione l’Associazione 21 luglio e l’ASGI (Associazione Studi Giuridici Sull’Immigrazione) hanno promosso un’azione legale contro il Comune di Roma.

Già in passato l’Associazione 21 luglio aveva denunciato la non idoneità dell’area dove è stato realizzato il nuovo campo La Barbuta ad ospitare ogni insediamento umano. L’area sorge all’interno del cono di volo e nei pressi del sentiero di avvicinamento dei velivoli dell’aeroporto di Ciampino dove atterrano giornalmente 200 aerei ed è quindi incompatibile con quanto previsto dalle vigenti normative in materia di restrizioni all’interno dei coni di volo aeroportuali. Essa è poi situata su di uno spazio la cui parte sottostante funge da falda acquifera per la sorgente Appia. Inoltre, l’estensione dove sorge il campo è individuata nel Piano Territoriale Paesistico della Regione Lazio come «terreno compreso tra i beni paesaggistici e individuata come area di notevole interesse pubblico» e quindi soggetta a vincolo ai sensi del D.Lgs. 42/2004. Si tratta dunque di un luogo inidoneo ad ospitare un insediamento umano per le condizioni igieniche, l’aria insalubre e l’inquinamento acustico oltre che per la situazione di emarginazione ed esclusione sociale che de facto si verrebbe a realizzare.

All’interno del ricorso l’Associazione 21 luglio e l’ASGI cercano di dimostrare come il «villaggio attrezzato» La Barbuta debba considerarsi discriminatorio – e quindi illegittimo – già per il solo fatto di rappresentare una soluzione abitativa di grandi dimensioni rivolta a un gruppo etnico specifico e comunque priva dei caratteri tipici di un’azione positiva.

«Con questa azione legale – spiega l’Associazione 21 luglio – intendiamo ottenere l’accertamento del carattere discriminatorio della costruzione dell’insediamento in località La Barbuta destinato ad ospitare 650 persone appartenenti al medesimo gruppo etnico, quello rom e l’interruzione definitiva da parte del Comune di Roma dei lavori di ultimazione e di assegnazione del nuovo insediamento. Deve infatti intendersi discriminatoria qualsiasi soluzione abitativa di grandi dimensioni diretta esclusivamente a persone appartenenti a una stessa etnia, tanto più se pensata, come nel caso dell’insediamento sito in località La Barbuta, in modo da ostacolare l’effettiva convivenza con la popolazione locale, l’accesso in condizione di reale parità ai servizi scolastici e socio-sanitari e situato in uno spazio dove è posta a serio rischio la salute delle persone ospitate al suo interno».

Settimana di sgomberi a Roma

La terza settimana di aprile si è contraddistinta per l’alto numero di sgomberi organizzati dal Comune di Roma. Dieci sgomberi, in cinque giorni, hanno coinvolto le comunità rom da Lungotevere Dante a via Palmiro Togliatti, da via del Baiardo e via Serverini. Sono 444 gli sgomberi censiti dall’Associazione 21 luglio dall’inizio del Piano Nomadi di Roma.

 

Incontro istituzionale dell'Associazione 21 luglio

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Giovedì 19 aprile una delegazione dell’Associazione 21 luglio incontrerà un rappresentante dell’Ufficio Coordinamento delle Politiche della Sicurezza di Roma Capitale. Nel corso dell’incontro l’Associazione 21 luglio presenterà la campagna “Il diritto all’alloggio non si sgombera”, evidenziando il carattere discriminatorio che contraddistingue gli sgomberi organizzati dal Comune di Roma nei confronti delle comunità rom. Nel ultimi due anni sono stati 437 gli sgomberi pianificati dal Comune di Roma in violazione delle principali norme internazionali in materia di diritti umani.

2 aprile 2012 – Il ricorso in Cassazione del governo italiano: per l'Associazione 21 luglio preoccupante ambiguità delle autorità italiane

 

Roma, 02.04.2012

 

L’agenzia di stampa Redattore Sociale ha reso noto oggi il ricorso presentato in Cassazione il 15 febbraio 2012 dal governo italiano per invalidare la sentenza del Consiglio di Stato che il 16 novembre 2011 aveva dichiarato «illegittimo» lo stato di emergenza relativo alle «comunità nomadi» dichiarato, attraverso un decreto, nel maggio 2008 dal presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi.

Secondo l’Associazione 21 luglio, il ricorso in Cassazione presentato dal governo italiano, evidenzia una preoccupante ambiguità da parte delle autorità italiane che, nel presentare all’Europa la «Strategia Nazionale d’inclusione dei rom sinti e camminanti» avevano affermato che «le misure adottate sotto lo stato di emergenza si erano rivelate inefficaci, costose e dannose per la coesione sociale del paese».

A più riprese le autorità italiane hanno espresso nelle ultime settimane la necessità di adottate nuove politiche sociali non più fondate su uno stato di emergenza ma guidate da principi inclusivi e solidali. Il ricorso del governo italiano, se accolto, potrebbe lasciare aperta la possibilità, a qualsiasi esecutivo, di riproporre lo stato emergenziale con le sue conseguenze nefaste che le comunità rom e sinte, attraverso i Piano Nomadi locali, hanno conosciuto negli ultimi tre anni.

Il ricorso in Cassazione sembrerebbe rappresentare un escamotage del governo italiano che, da una parte chiude la porta all’emergenza, dall’altra lascia uno spiraglio di finestra aperta. Uno spiraglio che lascia sconcertati, perchè non fa luce sulle reali intenzioni della giunta governativa riguardo le politiche nazionali rivolte alle comunità rom e sinte.

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