Archivio per mese: Marzo, 2016

Presentazione Rapporto Annuale 2015

L’impegno a superare definitivamente la politica dei “campi nomadi” entro il 2020, assunto dall’Italia nel 2012 con l’adozione della Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom, è lungi dall’essere raggiunto: nel nostro Paese circa 35 mila rom continuano a vivere in condizioni di emergenza abitativa – oltre la metà dei quali in 155 insediamenti gestiti dalle istituzioni, da nord a sud – e numerose amministrazioni comunali e regionali perseverano nella progettazione e nella costruzione di nuovi ghetti per soli rom, da Vicenza a Genova, da Napoli a Barletta.
Sono solo alcuni dei dati che emergono dal Rapporto Annuale 2015 sulla condizione di rom e sinti in Italia di Associazione 21 luglio, che sarà presentato venerdì 8 aprile alle ore 11 al Senato, presso la Biblioteca “Giovanni Spadolini” – Sala degli Atti parlamentari, piazza della Minerva 38, Roma.
Il Rapporto, la cui presentazione cade in concomitanza con la celebrazione della Giornata Internazionale dei Rom e dei Sinti, scatta una fotografia delle condizioni di vita di tali minoranze nel nostro Paese, analizzando le misure adottate a livello nazionale e locale – compresi approcci incoraggianti intrapresi in alcune località come Alghero, Lucca, Padova e Prato – e i numerosi richiami giunti nei confronti dell’Italia, su cui pende una procedura d’infrazione della Commissione Europea, da enti e organizzazioni internazionali che hanno posto sotto la lente d’ingrandimento politiche segregative e discriminatorie.
Politiche, queste, capaci di alimentare l’antigitanismo, ovvero il fenomeno dell’ostilità diffusa verso i rom per il quale l’Italia si conferma anche quest’anno la “maglia nera” in Europa.
Introdurrà la presentazione del Rapporto il Presidente della Commissione Diritti Umani del Senato Luigi Manconi.
ACCREDITI: L’accesso alla Sala è consentito sino al raggiungimento della capienza massima. Si ricorda che per accedere al Senato è obbligatorio l’accredito. Per informazioni e accrediti: Tel. 06. 67065299 Email dirittiumani@senato.it I giornalisti devono accreditarsi presso l’Ufficio stampa del Senato Fax 06.67062947 Email accrediti.stampa@senato.it
L’evento rientra tra le iniziative promosse da Associazione 21 luglio in occasione della Giornata Internazionale dei Rom e Sinti.
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Danilo Giannese
Responsabile Comunicazione e Ufficio stampa
Associazione 21 luglio
Tel: 388 4867611 – 0664815620
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Giornata Internazionale dei Rom e Sinti: eventi a Roma

Sfatare stereotipi e luoghi comuni sui rom con la cultura, l’incontro, la musica, il cinema, il cibo, riflessioni e approfondimenti. Dissolvere le bolle di sapone dei pregiudizi con la lettura e l’analisi di dati e statistiche e la conoscenza di storie e persone che per molto tempo, nel timore di rivelare la propria origine rom, sono rimaste nell’ombra. In occasione della Giornata Internazionale dei Rom e dei Sinti, che si celebra l’8 aprile di ogni anno, Associazione 21 luglio invita a una serie di eventi che si terranno dal 6 all’8 aprile, a Roma, nell’ambito dell’iniziativa “Apriamo i confini dello Stato immaginario di Gitanistan”, a cura di Pierluigi De Donno e Claudio “Cavallo” Giagnotti, ideatori del docufilm “Gitanistan. Lo stato immaginario delle famiglie rom salentine”.
 
MERCOLEDÌ 6 APRILEMONK CLUB, via Giuseppe Mirri 35, Roma
Ore 17.30 Laboratorio sui ritmi del sud Italia con i bambini del progetto Amarò Foro di Associazione 21 luglio
Ore 19 Aperitivo Musicale a cura di DON PASTA Cookin dj set Balkan tzigano salentino
Ore 20.30 Proiezione del Film/Doc GITANISTAN – Lo Stato immaginario
Ore 22 Concerto dei MASCARIMIRÌ, la band di pizzica pizzica salentina ideata da Claudio e Cosimo Giagnotti, fratelli di origine rom
Ingresso con tessera Arci + 7 euro Contributo all’attività. Per ottenere la tessera, registrarsi on line tramite il form (http://www.monkroma.club/tesseramento/) e ritirarla all’ingresso. Tra registrazione e ritiro devono intercorrere circa 24 ore.
VENERDÌ 8 APRILESENATO DELLA REPUBBLICA
Ore 11, Biblioteca “Giovanni Spadolini” – Sala degli Atti parlamentari – Piazza della Minerva 38, Roma
Conferenza stampa di presentazione del Rapporto Annuale sulla condizione di rom e sinti in Italia, a cura di Associazione 21 luglio
ACCREDITI: L’accesso alla Sala è consentito sino al raggiungimento della capienza massima. Si ricorda che per accedere al Senato è obbligatorio l’accredito. Per informazioni e accrediti: Tel. 06. 67065299 Email dirittiumani@senato.it I giornalisti devono accreditarsi presso l’Ufficio stampa del Senato. Fax 06.67062947 Email accrediti.stampa@senato.it
VENERDÌ 8 APRILESENATO DELLA REPUBBLICA
Ore 18.30, Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro – Piazza Capranica 72, Roma
Proiezione del Film/Doc GITANISTAN – Lo Stato immaginario
A seguire dibattito con Pierluigi De Donno (regista del docufilm), Carlo Stasolla (presidente Associazione 21 luglio), la testimonianza di Anina Ciuciu: dalla vita in un “campo rom” a Roma all’università La Sorbona di Parigi

ACCREDITI:
L’accesso alla Sala è consentito sino al raggiungimento della capienza massima. Per gli uomini sono obbligatorie giacca e cravatta. Si ricorda che per accedere al Senato è obbligatorio l’accredito. Per informazioni e accrediti: Tel. 06. 67065299 Email dirittiumani@senato.it I giornalisti devono accreditarsi presso l’Ufficio stampa del Senato. Fax 06.67062947 Email accrediti.stampa@senato.itGli eventi al Senato sono organizzati in collaborazione con la Commissione per la tutela e la promozione dei Diritti Umani del Senato.
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Contatti:

Danilo Giannese
Ufficio stampa e Comunicazione
Associazione 21 luglio
Tel: 388 4867611

European Court issues emergency measure to stop Italy from evicting Roma family

A disabled Romani woman and her daughter stopped their eviction by getting the European Court of Human Rights to issue an emergency measure moments before closing for the holiday weekend. The women, who have lived with other family members for years in a “temporary” segregated, Roma-only shelter run by the City of Rome, were threatened with eviction last week. Now in a decision made within 24 hours, the European Court of Human Rights told the Italian Government not to evict the family.
The shelter is one of two notoriously segregated places where Roma are housed separately from non-Roma in Italy. Last year the Italian courts condemned the City of Rome for operating a segregated camp for Roma far from access to the city. The City of Rome is currently looking to close a large number of shelters (for Roma and non-Roma alike), but in general non-Roma are offered some form of economic support to ease them into the private rental market. The women facing eviction in this case told the European Court of Human Rights that it was discriminatory to turf them out while offering them no help.
The European Court of Human Rights can indicate “interim measures” on an emergency basis in order to stop an “imminent risk of irreparable damage”. The Court usually only indicates such measures to stop people being expelled from Europe to countries where they face ill-treatment. The Court is increasingly being asked to grant interim measures to stop evictions, but will only do so in particular circumstances. For example the Court refused to grant such a measure to stop refugees being evicted from their camp in Calais.
Victims of rights violations can only go to the European Court when they have no effective means of recourse before national courts. The women successfully argued that the Italian courts did not provide any effective means for them to challenge the eviction. This time last year the Court issued a similar measure to stop an eviction of Roma in Turin.
The applicants are being supported in this case by the NGOs European Roma Rights Centre, Associazione 21 luglio, OsservAzione, and lawyers Salvatore Fachile and Loredana Leo from Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione.

Agenda “ROMA: OLTRE LE BARACCOPOLI” (marzo 2016)

Con il presente documento, presentato in vista delle elezioni amministrative a Roma del 2016, Associazione 21 luglio vuole proporre alle forze politiche e ai candidati a cariche elettive i principi essenziali per mutare radicalmente le politiche verso gli abitanti delle baraccopoli e dei micro insediamenti presenti nella Capitale.
Le azioni previste nel documento hanno come obiettivo, nell’arco temporale di 5 anni: la chiusura graduale e progressiva delle baraccopoli e dei micro insediamenti della Capitale e il superamento dei centri di raccolta dove sono concentrate le famiglie vittime degli sgomberi che nel passato hanno coinvolto abitanti di numerose baraccopoli.
“Roma: oltre le baraccopoli” si avvale degli studi condotti da Associazione 21 luglio e, nell’ultima parte, del prezioso apporto del prof. Tommaso Vitale, Sciences Po (Université Sorbonne Paris Cité). Il testo condivide medesimi principi e metodi riportati all’interno della “Delibera di iniziativa popolare per il superamento dei campi rom”, promossa da nove associazione e sottoscritta da oltre 6 mila cittadini, depositata in Campidoglio l’11 settembre 2015.
Scarica l’agenda

La Corte Europea ferma l'Italia

La Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, attraverso l’adozione di una misura di emergenza, ha ordinato al Governo italiano di non procedere allo sgombero di una donna rom disabile e di sua figlia dalla ex cartiera di via Salaria, a Roma, come disposto nelle scorse settimane dall’Amministrazione capitolina.
La decisione della Corte è giunta in seguito al ricorso sollevato dal nucleo familiare, supportato, nella circostanza, dal Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC), Associazione 21 luglio, OsservAzione e dagli avvocati Salvatore Fachile e Loredana Leo dell’ASGI.
Le due donne, insieme ad altri familiari, hanno vissuto per anni nel “centro di raccolta” per soli rom di via Salaria, una struttura – inaugurata e gestita dal Comune di Roma – in cui vivono attualmente 325 persone, esclusivamente rom, segregate su base etnica e i cui diritti umani sono costantemente violati.
Nelle scorse settimane, attraverso la notifica di fogli di dimissioni a decine di  famiglie del centro, il Comune di Roma aveva ordinato alle persone di abbandonare la struttura entro il 28 marzo, senza però fornire loro alcuna alternativa abitativa adeguata, lasciandole di fatto per strada, aumentandone la vulnerabilità e interrompendo irrimediabilmente la frequenza scolastica dei minori.
La Corte Europea per i Diritti dell’Uomo può indicare “misure ad interim” in casi di emergenze, in modo da fermare un “rischio imminente di danno irreparabile”. La Corte solitamente adotta tali misure solo per evitare che persone vengano espulse dall’Europa verso Paesi nei quali rischiano maltrattamenti. La Corte, sempre più di frequente, riceve richieste di adozione di misure ad interim per fermare sgomberi, ma si limita a farlo solo in particolari circostanze.
Vittime di violazioni di diritti umani possono rivolgersi alla Corte Europea solo se non dispongono di mezzi efficaci per fare ricorso davanti ai tribunali nazionali. Le due donne rom autrici dell’azione hanno, con successo, dimostrato che i tribunali italiani non hanno fornito loro mezzi efficaci per fronteggiare il rischio dello sgombero.
Associazione 21 luglio accoglie con grande soddisfazione la decisione della Corte Europea e auspica che il Comune di Roma possa coglierne l’importanza per fermare l’espulsione anche delle altre persone che vivono nella struttura di via Salaria e che rischiano di essere rese ulteriormente vulnerabili.
Certa della necessità di superare una struttura segregante e che viola i diritti umani dei rom accolti, Associazione 21 luglio esorta l’Amministrazione capitolina a individuare soluzioni alternative adeguate per le famiglie. Sarebbe importante che il Comune valutasse la riconversione dei 4 milioni di euro – impegnati da Determina Dirigenziale del 15 marzo 2016 per l’apertura di nuove strutture segreganti e discriminatorie per soli rom – in progetti di inclusione abitativa e lavorativa che vadano ad iniziale vantaggio delle 325 persone attualmente accolte nella struttura di via Salaria.
Il Presidente di ERRC, Dorde Jovanovic, ha dichiarato: «Il fatto che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo abbia deciso di intervenire in modo così eccezionale dimostra quanto la situazione italiana sia fuori controllo. I rom sono relegati in alloggi segreganti, da cui poi vengono cacciati via con pochissimo preavviso e senza nessun aiuto. L’umiliazione della segregazione razziale è dunque aggravata dalla perenne minaccia di essere lasciati da un momento all’altro per strada. Tutto ciò viola gli impegni assunti dall’Italia a livello europeo a fine di garantire un trattamento egualitario dei rom».
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Oltre le baraccopoli: l'agenda per i candidati sindaco a Roma

A Roma, il fenomeno delle baraccopoli, dove per trent’anni hanno vissuto circa 100 mila baraccati italiani, non si è esaurito negli anni Ottanta con l’abbattimento delle ultime baracche. Anche oggi, circa 8 mila persone – tra cittadini italiani, comunitari ed extracomunitari – vivono nelle baraccopoli romane e, come allora, il prossimo sindaco della Capitale sarà chiamato ad affrontare con urgenza la questione individuando soluzioni abitative alternative, incentrate sul disagio sociale delle persone piuttosto che sulla loro appartenenza etnica.
Lo afferma Associazione 21 luglio che stamane, in una conferenza stampa a Palazzo Valentini, ha presentato ai candidati sindaco nella Capitale il documento “Roma: oltre le baraccopoli. Agenda politica per ripartire dalle periferie dimenticate”: un piano concreto per chiudere in cinque anni le baraccopoli romane, sottoscritto da 13 intellettuali e realizzato in collaborazione con Tommaso Vitale, professore associato di Sociologia presso Sciences Po – Università La Sorbona di Parigi. Hanno partecipato all’iniziativa i candidati sindaco a Roma Virginia Raggi, Roberto Giachetti e Stefano Fassina.
Il documento si attiene alla definizione di “baraccopoli” fornita dall’Agenzia delle Nazioni Unite UN-HABITAT, secondo cui questi luoghi, svantaggiati ed emarginati, sono caratterizzati da una condizione di povertà e da grandi agglomerati fatiscenti, estromessi dai principali servizi base, i cui abitanti non hanno la sicurezza del possesso e sono esposti a sgomberi, malattie e violenza.
Il fenomeno delle baraccopoli romane, ufficialmente chiuso negli anni Ottanta ma riproposto con l’arrivo delle nuove comunità rom jugoslave prima e rumene dopo – si legge nell’Agenda – è stato regolamentato nella città di Roma attraverso un approccio culturalista che ha affondato le sue radici in un abbaglio: i nuovi migranti sono diversi da quelli giunti nel dopoguerra, sono cittadini “nomadi” che non sanno e non desiderano vivere in abitazioni ordinarie.
L’alternativa alla baracca, per queste persone, non è stata più considerata la casa, come era stato fino al decennio precedente, ma il “campo nomadi”, ribattezzato successivamente “villaggio attrezzato” e “villaggio della solidarietà”.
«In campagna elettorale ai candidati sindaco viene puntualmente chiesto come pensano di affrontare il problema dei rom – ha affermato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – Ma una domanda di questo tipo ha al suo interno la trappola dell’etnicità. Quando si è messa definitivamente la parola fine sulle baraccopoli romane, il sindaco Petroselli non si è mai posto la questione dell’origine etnica delle persone ma ha pensato a garantire un alloggio dignitoso a tutti i cittadini che non sono in grado di averlo. La domanda giusta da porre ai candidati dovrebbe dunque essere: “Qual è il suo programma sulle baraccopoli (che sono abitate da persone di cittadinanza italiana, rumena, serba, peruviana, bosniaca…”?».
Eppure, il piano straordinario per l’emergenza abitativa della Regione Lazio, che ha stanziato 250 milioni di euro per 1.200 alloggi nella Capitale, ha escluso, ancora una volta, gli abitanti delle baraccopoli, limitando il sostegno abitativo ai nuclei in graduatoria per un alloggio popolare, agli abitanti dei residence e delle occupazioni.
L’Agenda sottoposta ai candidati sindaco da Associazione 21 luglio presenta un piano concreto per la prossima Amministrazione, costituito da quattro macro-azioni, per la chiusura graduale e definitiva di tutte le baraccopoli romane nel quinquennio 2016-2021, attraverso: 1) un’analisi del fenomeno e delle risorse, che preveda una mappatura delle baraccopoli e il censimento delle molteplici e diversificate soluzioni abitative da offrire alla famiglie, a seconda dei loro bisogni; 2) la regolarizzazione giuridico-amministrativa, con il coinvolgimento di Prefettura, Questura, Ambasciate e Consolati, degli abitanti delle baraccopoli e l’adozione di linee guida in materia di sgomberi; 3) l’elaborazione di un piano strategico, in cui fondamentale sarà il monitoraggio delle azioni realizzate; 4) la costruzione del consenso attraverso il dialogo con i media e con la società civile.
«È quanto mai urgente che il prossimo primo cittadino si impegni a superare la piaga delle baraccopoli romane, offrendo una risposta di carattere sociale ai reali bisogni delle periferie e mettendo fine a decenni di politiche di segregazione, esclusione e caratterizzate da ingenti sprechi di denaro pubblico e dinamiche corruttive – ha concluso Stasolla – Del resto, il prossimo sindaco, appena eletto, troverà sulla sua scrivania almeno quattro situazioni che sarà chiamato ad affrontare e sulle quali dovrà dimostrarsi preparato: la fuoriuscita di 325 persone da un centro dove vivono ex baraccati; la chiusura della baraccopoli La Barbuta disposta dal Tribunale Civile dove vivono 555 persone; il rischio dell’apertura di una procedura di infrazione UE che riguarderà, in primo luogo, proprio la Capitale; e una delibera di iniziativa popolare sul superamento dei “campi” che andrà discussa in seno al Consiglio Comunale, proposta da 9 organizzazioni aderenti al Comitato Accogliamoci».
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La cittadinanza italiana non è più un miraggio: il caso di Emina

I diritti per il riconoscimento delle seconde generazioni in Italia hanno fatto un piccolo passo avanti. Il Tribunale ordinario di Roma ha riconosciuto infatti la cittadinanza italiana di Emina, rom ventenne di origini bosniache nata e cresciuta a Torino, dopo che la sua richiesta era stata rifiutata nel 2012 dal comune di residenza.
Emina ha vissuto in un campo fino all’età di otto anni, poi è stata data in affidamento e il Tribunale per i Minorenni ha nominato tutore della ragazza il Comune di Roma. Compiuti i 18 anni, Emina ha presentato subito la sua richiesta per ottenere la cittadinanza italiana ma il Comune di Torino l’ha rigettata contestando l’ottenimento tardivo, nel 2009, del permesso di soggiorno. Il diniego è stato spiegato con l’assenza della cosiddetta “residenza legale” che richiede, oltre alla residenza effettiva, un possesso continuato del permesso di soggiorno. Il Comune di Torino non aveva però tenuto in conto una nuova disposizione introdotta nel 2013 (art.33, D.L. 69/2013) secondo cui il richiedente non può essere penalizzato a causa dell’inefficienza dei genitori o della Pubblica Amministrazione che hanno avuto il minore sotto la propria tutela, qualora al momento della richiesta sia in grado di presentare una serie di altri documenti che accertino la propria residenza costante sullo stesso territorio. Nel caso di Emina, come in tanti altri, né i genitori né poi la Pubblica Amministrazione cui era stata affidata la tutela avevano precedentemente provveduto alla sua registrazione all’anagrafe.
Emina si è rivolta ad uno sportello giuridico dell’ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione) dove ha conosciuto l’avvocato Alessandro Maiorca che ha preso in carico la sua causa e, sostenuto da un finanziamento dell’ERRC (European Roma Rights Centre), ha proposto di citare in giudizio il Ministero dell’Interno chiedendo uno spostamento dell’azione legale presso il Tribunale Ordinario di Roma. Qui, la ragazza ha potuto presentare tutta la documentazione che attestava la sua effettiva permanenza sul territorio italiano nel corso dei suoi vent’anni di vita: certificati di battesimo e cresima, certificati di iscrizione scolastica, iscrizione alla ASL e, addirittura, l’attestato di frequenza del gruppo Scout di zona dal 2005 al 2011.
Ed ecco l’elemento di novità che apre, forse, uno spiraglio per le seconde generazioni. Di fronte alla documentazione presentata, infatti, a gennaio 2016 il Tribunale di Roma ha emesso una sentenza che riconosceva la cittadinanza italiana di Amina, nonostante la ragazza avesse presentato domanda prima della circolare del 2013. La sentenza infatti statuisce che «Una lettura della norma costituzionalmente orientata impone di ritenerla applicabile, almeno in via interpretativa, anche a chi, al momento dell’entrata in vigore aveva già compiuto i 18 anni, ma aveva proposto domanda nei termini prescritti dalla legge».

La vergogna dei tifosi che umiliano le donne rom

Associazione 21 luglio esprime profondo sdegno per i comportamenti oltraggiosi, incivili e umilianti di alcuni tifosi olandesi del PSV Eindhoven nei confronti di donne rom, in una piazza della capitale spagnola Madrid, e si unisce alla presa di posizione pubblica della Federación de Asociaciones Gitanas de Cataluña (FAGIC), che ha condannato fermamente l’accaduto.
L’episodio, ripreso in un video diffuso sul web, è avvenuto martedì scorso, a poche ore dalla partita di calcio di Champions League Atletico Madrid – PSV Eindhoven. Alcuni tifosi della squadra olandese, seduti ai tavolini di un bar della capitale bevendo birra prima dell’incontro di calcio, si sono prima “divertiti” a lanciare monetine alle donne rom e poi le hanno costrette a sdraiarsi per terra, in una posa a dir poco umiliante, in cambio di altre monetine.
«Quello a cui abbiamo assistito a Plaza Mayor ci ricorda la discriminazione subita dalla minoranza etnica più grande d’Europa. In Europa, i rom sono marginalizzati e vittime di segregazione, discriminazione e povertà», si legge nella nota della FAGIC.
«Siamo costernati dal fatto che quanto accaduto sia stato divertente per qualcuno, per non parlare del fatto che ciò è stato fatto da persone di un Paese europeo benestante che non hanno mai sperimentato la vita dei rom che hanno voluto umiliare», afferma ancora la FAGIC.
Un simile episodio, altrettanto grave e umiliante, si è registrato peraltro proprio ieri a Roma, dove alcuni tifosi dello Sparta Praga, giunti nella Capitale per la sfida di Europa League contro la Lazio, hanno urinato su una mendicante nei pressi di Castel Sant’Angelo.

"Oltre le baraccopoli": il 23 marzo la presentazione dell'Agenda ai candidati sindaco di Roma


INVITO

 

Negli anni Ottanta, nella Capitale, si abbattevano le ultime baracche dove per trent’anni avevano vissuto circa 100 mila “baraccati” italiani.
Oggi, tuttavia, nella città di Roma si registra ancora la presenza di baraccopoli – in linea con la definizione di “baraccopoli” dell’agenzia delle Nazioni Unite UN-Habitat – abitate da 9 mila persone, in prevalenza cittadini di origini rom, italiani e stranieri. Grazie ad un piano sociale di superamento, è possibile chiuderle in maniera definitiva, così come fatto nel passato a Roma e, negli ultimi anni, in altre capitali europee.

Mercoledì 23 marzo 2016 alle ore 12 presso la Sala Di Liegro di Palazzo Valentini – via IV Novembre 119/a, Roma (secondo piano) – l’Associazione 21 luglio presenta “Roma: Oltre le baraccopoli. Agenda politica per ripartire dalle periferie dimenticate”.
L’Agenda, alla cui stesura hanno contribuito personalità del mondo accademico, intende fornire strumenti collaudati a quanti amministreranno la città di Roma per mutare radicalmente le politiche nei confronti di chi vive nelle baraccopoli. Nel corso della presentazione verranno sottoposte ai candidati a sindaco proposte concrete per dare una risposta anche ai cittadini dei quartieri che vivono in prossimità delle baraccopoli e per superare definitivamente il “sistema” costoso e ghettizzante dei “campi nomadi”.
Interverranno i candidati Virginia raggi, Roberto Giachetti e Stefano Fassina.
Si attendono conferme dagli altri candidati.
Modera Gianni Augello, giornalista di Redattore Sociale.

N.B. Per partecipare alla conferenza è necessario accreditarsi scrivendo una email a assistente.comunicazione@21luglio.org, per i giornalisti si chiede di indicare la testata.
L’accesso alla sala è consentito sino al raggiungimento della capienza massima.
 
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Roma, il Comune lascia per strada 123 famiglie

325 persone, tra cui 139 minori e decine di anziani gravemente malati, si ritroveranno improvvisamente per strada, senza un tetto sopra la testa, in seguito alla decisione del Comune di Roma di dimettere tutti gli ospiti accolti nel “centro di raccolta rom” di via Salaria 971, senza concedere loro alcuna alternativa abitativa adeguata.
Secondo quanto riportato nei fogli di dimissioni notificati alle famiglie e firmati dal Dipartimento Politiche Sociali e secondo le informazioni raccolte dall’Associazione 21 luglio, gli ospiti dovranno abbandonare la struttura «entro e non oltre la data del 28 marzo 2016».
L’Associazione 21 luglio esprime profonda preoccupazione per l’intervento che il Comune intende porre in atto perché questo avrebbe come sola conseguenza quella di rendere ulteriormente vulnerabili uomini, donne e bambini e di interrompere inevitabilmente il percorso scolastico di 55 minori che attualmente frequentano regolarmente la scuola.
A destare preoccupazione, in più, sono le motivazioni espresse dal Comune nei fogli di dimissioni. Si fa infatti riferimento al superamento «del tempo di permanenza presso la struttura, in considerazione del carattere di temporaneità dell’accoglienza». Tuttavia, sottolinea l’Associazione 21 luglio, l’entità del periodo di accoglienza nel centro di via Salaria non è presente in alcun regolamento della struttura, né è mai stato comunicato alle famiglie al momento dell’ingresso.
L’altra motivazione addotta dal Comune risulta invece l’infrazione, da parte delle famiglie, di regole fondamentali previste dal regolamento della struttura, quali il divieto di «ospitare irregolarmente persone esterne all’interno del centro». Prescrizioni particolarmente restrittive, tuttavia, che fanno riferimento a un regolamento non trasparente e non acquisibile per consultazione neanche dagli stessi ospiti, secondo l’Associazione 21 luglio.
Più volte, nel corso degli ultimi anni, l’Associazione 21 luglio ha puntato i riflettori sul centro di via Salaria, sottolineando la necessità di superare con urgenza una struttura priva dei requisiti strutturali e organizzativi previsti dalla legge regionale e nazionale e in cui, dal novembre 2009, sono concentrate comunità rom su base etnica e in violazione dei diritti fondamentali. Il centro, peraltro, è gestito dal Consorzio Casa della Solidarietà, che è stato commissariato in virtù degli sviluppi dell’inchiesta su “Mafia Capitale”.
«Superare questa struttura attraverso dimissioni collettive che non prevedono alternative abitative adeguate – afferma l’Associazione 21 luglio – è però la scelta peggiore tra le opzioni possibili. Mettere sulla strada 123 nuclei familiari, interrompere la frequenza scolastica dei bambini, negare l’accoglienza a decine di anziani con invalidità anche gravi: è questa l’interpretazione della Strategia Nazionale per l’inclusione dei Rom che il Comune di Roma intende declinare sul territorio?».
L’Associazione 21 luglio chiede pertanto al Comune di Roma una immediata sospensione della chiusura del “centro di raccolta” di via Salaria e l’apertura di un Tavolo, che veda coinvolti i rom, per la definizione di scelte che vadano verso il superamento del “centro di raccolta” secondo tempi congrui e nel rispetto dei diritti umani delle 325 persone accolte.

Associazione 21 luglio ETS - Largo Ferruccio Mengaroni, 29, 00133, Roma - Email: info@21luglio.org - C.F. 97598580583 - Privacy Policy - Cookie Policy