Archivio per anno: 2016

Casa Sar San

Spazio ai diritti: lo sportello legale di Casa Sar San

Nell’ambito delle attività del progetto Casa Sar San, di Cooperativa ABCittà e Associazione 21 luglio, lo sportello legale di assistenza e consulenza per l’acquisizione dei documenti e per il diritto alla cittadinanza è cresciuto molto e ha allargato notevolmente il bacino di utenza. Al momento si tratta di uno sportello itinerante ma presto anche questa attività diventerà fissa all’interno del Polo Ex Fienile di Tor Bella Monaca che verrà inaugurato ufficialmente a gennaio 2017.
Ad oggi l’attività è gestita da un legale e un mediatore culturale che, insieme, si recano una volta a settimana nelle baraccopoli istituzionali della Capitale per ascoltare necessità e problematiche dei residenti relativamente a questioni come il rinnovo dei permessi di soggiorno, l’acquisizione della cittadinanza o dello status di apolidia. “L’approccio è molto informale” – spiega la responsabile dell’ufficio legale di Associazione 21 luglio – “facciamo consulenza e assistenza all’interno di un container e mentre siamo lì si affacciano tanti altri vicini incuriositi dalla nostra presenza”.
In questo modo il metodo del passaparola ha funzionato efficacemente e ha portato a un numero di richieste di consulenza sempre crescente. Se all’inizio bisognava andare alla ricerca di persone in difficoltà, oggi – nella maggior parte dei casi – sono i diretti interessati a rivolgersi a lei, anche telefonicamente.
Crescendo il numero di assistiti, sono aumentate anche le soddisfazioni per i casi risolti. I più recenti hanno riguardato due abitanti della baraccopoli di Salone: D., un giovane di origini montenegrine che al compimento dei 18 anni ha potuto ottenere la cittadinanza italiana, e S. a cui è stato riconosciuto un permesso umanitario per sé e per i suoi figli.

Nel 2017 il superamento delle baraccopoli può diventare realtà

Associazione 21 luglio: «Per la prima volta il nuovo anno alle porte si prospetta come quello della svolta. Il superamento definitivo delle baraccopoli romane può diventare realtà».
ROMA, 27/12/2016 – Dopo decenni di politiche discriminatorie e segnate dalla discriminazione abitativa, finalmente il Comune di Roma si va allineando ai principi sanciti dalla Strategia Nazionale di Inclusione dei rom e con queste premesse il 2017 potrà diventare l’anno della svolta per il superamento definitivo delle baraccopoli istituzionali della Capitale.
A confermarlo è stata la recente Determinazione Dirigenziale del 21 dicembre 2016 che ha disposto la sospensione in autotutela di due Bandi di gara milionari, uno per l’affidamento dei servizi di gestione delle sei baraccopoli già esistenti, l’altro per il reperimento di una nuova area attrezzata per soli rom, per un totale di quasi 8 milioni di euro.
La Determinazione è stata firmata a pochi giorni dalla pubblicazione delle Osservazioni del CERD – il Comitato Onu per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale – in cui l’Italia veniva ammonita ancora una volta per la segregazione abitativa cui sottopone le comunità rom residenti nel nostro paese. In seguito alle raccomandazioni del Comitato, Associazione 21 luglio aveva inviato una lettera all’Assessora Laura Baldassarre e ai dirigenti del Dipartimento Politiche Sociali di Roma, per rimarcare la propria condanna per la prosecuzione dei Bandi di gara di appalto e chiedendo formalmente di arrestarne le procedure uniformandosi alle richieste espresse dal Comitato delle Nazioni Unite.
Associazione 21 luglio ha espresso soddisfazione per il netto cambio di rotta del Comune di Roma, poiché fin da subito aveva condotto una dura battaglia per chiedere il ritiro dei Bandi e a ottobre aveva manifestato ufficialmente la propria preoccupazione in una conferenza stampa di bilancio sulle azioni della Giunta nei suoi primi 100 giorni.
Già nelle settimane che hanno preceduto la pubblicazione della Determinazione, era stata accolta con positiva speranza la firma della Memoria di Giunta per l’adozione di un Piano di Lavoro cittadino denominato “Progetto Inclusione Rom” che scandisce le azioni dei primi sette mesi del 2017 con l’obiettivo di gettare le basi per la progressiva uscita delle comunità rom dalle baraccopoli romane.
Il blocco dell’ennesimo bando milionario per la costruzione di un nuovo campo si va ad aggiungere alle vittorie di altre due importanti battaglie che negli ultimi anni hanno visto Associazione 21 luglio sempre in prima linea contro la costruzione di nuovi “campi” anche durante le precedenti amministrazioni, portando al ritiro dei progetti per nuovi “villaggi attrezzati” alla Cesarina e a La Barbuta (entrambi i progetti furono bloccati grazie alla campagne “#DiscriminareCosta” e “Leroy Merlin, un campo rom è un ghetto: non costruirlo”).
«Una volta bloccato il flusso economico che sino ad ora ha alimentato il “sistema campi” occorre ora rimettere in moto la macchina dell’inclusione delle comunità rom, cominciando dalla Delibera di iniziativa popolare per il superamento dei campi che verrà discussa e votata nelle prossime settimane dall’Assemblea Capitolina – afferma Associazione 21 luglio – oltre che dalla chiusura della baraccopoli “La Barbuta” sulla quale pende l’ordinanza del Tribunale Civile di Roma non ancora ottemperata dal Comune».
Nell’esprimere la propria soddisfazione Associazione 21 luglio continuerà a monitorare le azioni del Comune di Roma in riferimento alle comunità rom chiedendo alle autorità capitoline il rispetto della volontà popolare – confermata dai 6000 firmatari della delibera di iniziativa popolare – e dell’ordinanza del giudice che ha ordinato al Comune di Roma di rimuovere gli effetti discriminatori individuati all’interno della baraccopoli La Barbuta.

Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Ufficio stampa e Comunicazione
Associazione 21 luglio
Tel: 388 4867611
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Il CERD sull'Italia: preoccupante la discriminazione verso comunità rom e sinta

Il Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD): profonda preoccupazione per la persistente e consolidata discriminazione nei confronti della comunità rom e sinta in Italia, specie in materia di segregazione abitativa e sgomberi forzati.
A conclusione della novantunesima sessione del Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD) terminata lo scorso 9 dicembre, sono state rese note le prime Osservazioni adottate in seguito al ciclo di monitoraggio sull’Italia in materia di discriminazione a cui anche Associazione 21 luglio ha portato il suo contributo in termini di raccolta dati.
Il Comitato ha espresso profonda preoccupazione per la persistente discriminazione cui è sottoposta la comunità rom e sinta residente in Italia, ponendo una particolare attenzione sulla continua pratica degli sgomberi forzati, che violano i diritti umani e compromettono la frequenza scolastica dei minori, oltre che sulla perpetrazione della segregazione abitativa. Il Comitato ha sottolineato l’inadeguatezza degli alloggi e delle aree predisposte, collocate in zone remote rispetto ai centri abitati e ai servizi di base, nettamente separate dalla società maggioritaria e sottoposte a condizioni igienico-sanitarie precarie.
Sul tema della condizione abitativa, il Comitato ha raccomandato allo Stato italiano di fermare «qualsiasi piano che stabilisca la costruzione di nuovi campi o aree abitative che li separino dal resto della società» e di porre fine «all’esistenza e all’uso dei campi segreganti», prevedendo allo stesso tempo un alloggio adeguato.
Alla luce di queste osservazioni e per sollecitare un intervento dell’Amministrazione Capitolina nella direzione di un superamento definitivo del “sistema campi”, nei giorni scorsi Associazione 21 luglio ha inviato una lettera all’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre e ai dirigenti del Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale, per rimarcare la propria condanna per la prosecuzione del Bando di Gara di appalto, reso pubblico lo scorso luglio, che prevede il reperimento di una nuova area attrezzata per soli rom nel territorio del XV Municipio di Roma. «Appare evidente – si legge nella lettera – il profondo gap presente tra la politica adottata dall’Amministrazione Capitolina, volta a dar vita ancora una volta ad una nuova area per soli rom, e le richieste sempre più pressanti degli organismi europei e internazionali come il CERD».
Associazione 21 luglio ha pertanto chiesto formalmente all’Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità Solidale e al Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale di arrestare qualunque procedura rivolta alla realizzazione di una nuova area per soli rom e di uniformarsi alle richieste espresse dal Comitato delle Nazioni Unite.
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Buone feste da Associazione 21 luglio

Natale 2017Buone feste da Associazione 21 luglio!

Con il nostro impegno quest’anno abbiamo favorito percorsi di istruzione e cura di 45 bambini, creando un atteggiamento positivo e responsabile delle famiglie dei minori rom.
Natale si avvicina e questo è il momento giusto per fare un gesto concreto e testimoniare la propria sensibilità sostenendo tanti bambini in difficoltà.
Scopri come sostenerci

Buone feste da Associazione 21 luglio

Natale si avvicina ed è questo il momento giusto per pensare di sostenere tanti bambini in difficoltà con un gesto concreto. Le condizioni di vita dei circa 20.000 minori rom, che in Italia vivono in condizioni di povertà ed emergenza abitativa e igienico-sanitaria, contrassegnano fatalmente il loro futuro.
Un minore rom che nasce oggi in una baraccopoli istituzionale e non, avrà possibilità prossime allo zero di accedere a un percorso universitario e le possibilità di frequentare le scuole superiori non superano l’1%. Inoltre, 9 minori su 10 non hanno frequentato con regolarità e in 1 caso su 5 non inizieranno mai il percorso scolastico.
Associazione 21 luglio si occupa dei diritti delle comunità rom e sinte in Italia, principalmente attraverso la tutela dei diritti dell’infanzia e la lotta contro ogni forma di discriminazione e intolleranza. Con il nostro impegno quest’anno, abbiamo favorito percorsi d’istruzione e cura a 45 bambini e la creazione di un atteggiamento positivo e responsabile delle famiglie dei minori rom, coinvolti nel progetto di scolarizzazione.
Natale è il momento migliore per testimoniare la propria sensibilità. Per poter proseguire questo cammino al fianco dei genitori, il sostegno di tutti è fondamentale.
Se volete sostenere Associazione 21 luglio, scoprite subito come donare visitando la pagina DONA ORA.

Rom stranieri in Italia: una storia di migrazione e di mancata cittadinanza

Il 18 dicembre si celebra la Giornata Internazionale del Migrante, istituita nel 2000 dalle Nazioni Unite. La data fu scelta per richiamare la Convenzione Internazionale sulla Protezione dei Diritti dei Lavoratori Migranti e dei Membri delle Loro Famiglie, adottata il 18 dicembre del 1990 dall’Assemblea delle Nazioni Unite.
Per ricordare questa giornata abbiamo chiesto ad Antonio Ciniero ricercatore presso International Centre of Interdisciplinary Studies on Migrations (I.C.I.S.MI.) di ripercorre la storia migratoria dei rom in Italia.
Dei circa 180 mila rom e sinti stimati in Italia, quasi la metà non ha la cittadinanza italiana. Si tratta quindi di migranti, oppure di figli e nipoti di migranti. Per quanto riguarda la storia recente, è in particolare dalla fine degli anni ’70 del Novecento che i rom iniziano a giungere in Italia, sulla scia dei più generali flussi migratori che, a partire da quel periodo, interessano con maggiore sistematicità il paese. Partono per le motivazioni classiche che spingono tutti i soggetti alla migrazione: la possibilità di trovare un lavoro, il semplice desiderio di conoscere un nuovo posto, la volontà di creare una vita migliore per sé o per i propri figli, di costruirsi una casa.
Come nel caso di altre fasi migratorie, vecchie e nuove, anche tra i rom non manca chi è stato costretto ad abbandonare le proprie case a causa della guerra, o per problematiche politiche e sociali innescate da conflitti interni al paese di provenienza. È il caso della gran parte dei rom stranieri arrivati in Italia dalla ex-Jugoslavia fino gli anni ’90 del secolo scorso. Si tratta di un flusso migratorio che si intensifica negli anni delle guerre che insanguinano il paese dopo la morte di Tito e soprattutto tra il ’96 e il ’99, con la guerra in Kosovo. Profughi, proprio come buona parte dei migranti che oggi cercano di raggiungere le coste europee, alcuni dei quali sono riusciti, oggi come ieri, ad ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato politico.
È in questo contesto che l’etichetta e lo stereotipo di nomadi, che da tempo immemore erroneamente accompagna i cittadini rom provenienti da altri paesi nel sentire comune, ma soprattutto nel discorso pubblico egemone fatto da organizzazioni del privato sociale e delle istituzioni italiane, ha agito, rendendo quasi scontata l’idea dei campi – di fatto baraccopoli istituzionali – come unici luoghi idonei all’“accoglienza” di questo tipo di migrazione. Tra la fine degli anni ’80 e tutta la decade degli anni ’90, il numero dei campi attrezzati aumenta notevolmente in tutta Italia: da allora, roulotte, container, baracche e prefabbricati, sistemati all’interno di aree periferiche delle nostre città, sono divenuti, non solo per quei profughi, ma per tanti loro figli e nipoti le anguste case in cui crescere, la negazione del sogno di un futuro migliore.
“Non sapevo cosa volesse dire vivere in roulotte prima di venire in Italia”, racconta S., rom kosovara, rifugiata politica, che dal 1998 vive nel campo-sosta Panareo di Lecce. Come lei, tanti, prima di arrivare in Italia, non avevano mai vissuto in un campo.
Eppure, sebbene per il discorso pubblico dominante parlare di rom equivalga a parlare esclusivamente di campi, a vivere nei campi è solo 1 rom su 5 e la maggioranza dei rom presenti in Italia, inclusi i rom stranieri, vive in normali abitazioni. Si tratta di cittadini montenegrini, kosovari, serbi, rumeni, bulgari, arrivati in Italia alla ricerca di lavoro: tra loro, non pochi nascondono il fatto di essere rom, o evitano di parlare di questo aspetto.
“In Italia, per colpa della televisione, è già difficile essere rumena, figurati se dico di essere rom! Secondo te, chi mi prenderebbe a lavorare?”. Questo è quello che racconta M., una cittadina della Romania che nel 2007 ha deciso, insieme a suo marito, di partire per l’Italia per trovare lavoro. Da allora M. vive in una casa in provincia di Lecce e lavora nell’ambito dell’assistenza di persone anziane.
Anche tra i rom che hanno intrapreso l’esperienza migratoria per motivi economici, tuttavia, c’è chi è costretto a vivere per strada, in campi spontanei, all’interno di baraccopoli istituzionali o informali. Anche questa condizione non è una scelta dovuta a presunte attitudini culturali, ma, nella quasi totalità dei casi, è una conseguenza, drammatica, dei processi di impoverimento, di precarizzazione e di esclusione che colpiscono fasce sempre crescenti di cittadini, italiani e stranieri. Un’esclusione che non si limita ad incidere negativamente sulle condotte di vita di chi la subisce, che può arrivare, nei casi più drammatici, a distruggere la stessa vita.
È di qualche giorno fa la notizia della tragica fine di Ivan, un giovane lavoratore morto nell’incendio del ghetto rurale nel quale viveva, il cosiddetto “ghetto bulgaro” di Borgo Mezzanone (Fg), uno dei tanti ghetti della zona, dove vivono migliaia di braccianti stranieri il cui lavoro, sottoposto a livelli di sfruttamento altissimo, permette di consumare sulle tavole di mezza Europa i prodotti agricoli made in Puglia e di far crescere il PIL in Italia. Nel “ghetto bulgaro”, prima dell’incendio in cui Ivan ha perso la vita, vivevano, nel più assoluto abbandono, senza nemmeno i servizi essenziali, intere famiglie rom, inclusi molti minori e bambini, impegnate in un ciclo di migrazioni circolari, in alcuni casi da oltre dieci anni, e presenti sul territorio italiano solo per alcuni mesi, quelli necessari a mettere da parte, con fatica, viste le paghe giornaliere (meno di 20 euro per oltre 12 ore di duro lavoro), i risparmi necessari per vivere il resto dell’anno in Bulgaria.
I campi, informali o istituzionali, sono oggi l’emblema di una cittadinanza e di un’accoglienza mancata. Un paradigma con il quale i decisori pubblici continuano ad approcciarsi non solo alle presenze rom , ma a sempre maggiori aspetti dei fenomeni migratori. Un dispositivo politico di controllo e subordinazione dei soggetti considerati indesiderabili che viene esteso ad un numero sempre più alto di persone. Campi sosta, baraccopoli istituzionali, ghetti, tendopoli temporanee, così come tutti gli altri campi nati ai confini e nel cuore dell’Europa, hotspot, CARA e altri luoghi para-istituzionali, pensati per un’accoglienza ambivalente che assume i connotati dell’esclusione, pur nelle loro differenze, sono accomunati dal fatto di costringere la vita dei soggetti che vivono o transitano al loro interno a una continua provvisorietà e subalternità, sospendendone e violandone i diritti fondamentali. Processi di segregazione e confinamento che si pensava consegnati alla storia e che invece riaffiorano con sempre maggiore frequenza, frutto di politiche ancora schiacciate nell’alveo della logica emergenziale.
Nonostante l’immigrazione in Italia sia un fenomeno stabile e strutturale, infatti, si ignora, o si fa finta di ignorare, che quando si parla di cittadini immigrati ci si riferisce a circa 5 milioni di persone – tra queste, ci sono i circa 90 mila rom – molte delle quali in Italia da oltre un trentennio, in moltissimi casi invece nate e cresciute qui, che il nostro sistema giuridico continua a considerare straniere. Una situazione che discrimina e depriva di diritti un gran numero di cittadini, e che la condizione vissuta da molti rom, soprattutto da quelli che vivono in emergenza abitativa (circa 35 mila persone), rende drammaticamente visibile e inaccettabile per un paese che voglia definirsi democratico e rispettoso dei diritti di ogni essere umano.
di Antonio Ciniero

unità di strada socio-sanitaria

L'unità di strada socio-sanitaria per donne e bambini ai margini

Per intervenire sulla facilitazione dell’accesso ai servizi socio-sanitari da parte di donne e bambini in condizione di disagio e marginalità, l’unità di strada del progetto Casa Sar San ha ottenuto importanti risultati nei suoi primi due anni e mezzo di lavoro.
In questo periodo di riferimento ha supportato circa cento persone tra donne, uomini e bambini che hanno avuto accesso ripetuto a visite specialistiche, esami o vaccinazioni e a cui è stato rilasciato il codice ENI.
A partire da febbraio dell’anno prossimo l’unità di strada diventerà uno sportello vero e proprio e sarà una delle attività ospitate dall’Ex Fienile di Tor Bella Monaca, dove continuerà a orientare le famiglie ai servizi medici del territorio, nell’ottica di una riduzione degli accessi ai servizi d’emergenza (come il pronto soccorso) e per indirizzare verso una fruizione dei servizi sanitari su base regolare (visite di routine o specialistiche come ad esempio ginecologo o pediatra).
L’approccio di questo servizio non è mai stato di tipo assistenzialistico, ma è piuttosto finalizzato all’acquisizione di autonomia e indipendenza. Solitamente l’equipe accompagna le donne e i minori ai servizi, trasmettendo loro informazioni utili, mostrando dove andare e cosa è necessario fare così che in un secondo momento possano agire in maniera completamente autonoma.
Nonostante le difficoltà quotidiane, tra pregiudizi da parte di alcuni operatori sanitari e la conseguente scarsa fiducia nei servizi da parte delle famiglie, il progetto ha riscontrato fino ad ora dei risultati molto positivi. Nel corso del tempo, molti destinatari del progetto hanno acquisito una totale autonomia nell’accesso ai servizi e hanno supportato a loro volta altre famiglie, fornendo loro informazioni e accompagnandole nelle strutture. Un risultato quest’ultimo che può essere considerato tra i più incoraggianti e soddisfacenti per gli operatori che quotidianamente operano sul campo.

Il Comune di Roma avvia l'iter per il superamento delle baraccopoli

Il Comune di Roma avvia l’iter per il superamento delle baraccopoli rom. Associazione 21 luglio: «questo è il primo segnale di inversione di rotta registrato nella Capitale. Per la sua credibilità attendiamo l’approvazione della Delibera di Iniziativa Popolare per il “superamento dei campi”»
ROMA – Con una Memoria di Giunta a firma della sindaca Virginia Raggi, il 18 novembre scorso la Giunta Capitolina ha indicato al Dipartimento Politiche Sociali e della Salute di Roma Capitale l’adozione di un Piano di Lavoro cittadino denominato “Progetto Inclusione Rom”.
Nel testo della Memoria si sottolinea come le linee politiche adottate nel passato in riferimento alle baraccopoli per soli rom abbiano prodotto «il risultato di moltiplicare da un lato insicurezza e conflitti nelle periferie e dall’altro di aumentare il livello di emarginazione delle popolazioni Rom, Caminanti e Sinti, senza garantire alcun processo di inclusione sociale nonostante le ingenti risorse economiche investite nel settore». Il punto nodale, viene affermato, è la questione abitativa che «influisce sulla condizione di vita dei singoli soggetti e della comunità perché incide sulle possibilità di accesso ai servizi, di vita sociale con le altre popolazioni residenti oltre che sulle opportunità di accesso al lavoro e all’istruzione» e per tale ragione, in una prospettiva di approccio interdisciplinare, viene adottato un Workplan “Progetto Inclusione Rom” con indicazione sintetica delle azioni nel periodo gennaio-luglio 2017.
Il Piano di Lavoro prevede, tra le altre cose, il coinvolgimento della Regione Lazio, dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale, del Ministero del Lavoro e dell’ANCI, l’avvio di accertamenti patrimoniali, due delibere (la prima per l’istituzione di un Tavolo, la seconda per il superamento degli insediamenti), la preparazione di un bando e Capitolato Europeo, incontri con cittadini rom e non rom, la costruzione di un network di organizzazioni.
Associazione 21 luglio esprime una cauta soddisfazione per il documento prodotto dalla Giunta Capitolina. «Registriamo – sottolinea l’organizzazione – come per la prima volta nella Capitale venga prodotto un cronoprogramma per l’avvio del processo per il superamento delle baraccopoli abitate dai rom. Il segnale è quindi importante e non di poco conto».
Secondo Associazione 21 luglio è fondamentale come la questione abitativa sia stata posta al centro in un quadro dove l’approccio interdisciplinare appare condizione indispensabile per l’avvio di un lavoro fondato su basi solide. «Auspichiamo – conclude Associazione 21 luglio – che la Memoria di Giunta rappresenti lo spartiacque con le politiche passate, l’inizio della fine del “sistema campi” che negli anni ha prodotto lesione dei diritti umani, fenomeni corruttivi e assistenzialismo inconcludente. Lo sarà realmente se ad essa seguirà il congelamento dei bandi milionari che nei prossimi mesi potrebbero ridare vita ad un perverso sistema di realizzazione e gestione di nuovi insediamenti. Ma la cartina di tornasole sarà la discussione nell’Aula dell’Assemblea Capitolina della “Delibera di iniziativa popolare per il superamento dei campi” sottoscritta da 6.000 cittadini romani che avverrà entro gennaio 2017. La sua approvazione, sollecitata dal Comitato “Accogliamoci”, di cui Associazione 21 luglio è parte, potrà essere il segnale concreto e definitivo di una inversione di rotta da tanti auspicato che potrà consentire alla città di Roma di relegare al passato la vergognosa e tragica stagione delle baraccopoli per soli rom».

Per maggiori informazioni:

Elena Risi
Ufficio stampa e Comunicazione
Associazione 21 luglio
Tel: 388 4867611

Venerdì 9 dicembre presentazione all'UNAR del libro "Sono rom e ne sono fiera"


INVITO

Venerdì 9 dicembre ore 15,30
Presso UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale
via della Ferratella in Laterano, 51, Roma

Presentazione del libro “Sono rom e ne sono fiera. Dalle baracche romane alla Sorbona” e incontro con l’autrice con Anina Ciuciu. Il testo, dopo aver venduto oltre 10 mila copie in Francia, è stato tradotto in Italia e pubblicato da Edizioni Alegre.
Il libro è una travolgente autobiografia narrata in prima persona che ripercorre le peripezie dell’autrice. Fuggita a sei anni dalla Romania insieme alla sua famiglia è arrivata a Roma, dove ha vissuto per alcuni mesi nella baraccopoli del Casilino ‘900. Poi il trasferimento a Parigi, ancora in miseria e clandestinità, infine la luce della speranza: il permesso di soggiorno e un lavoro regolare che permetterà ai genitori di garantirle l’istruzione che l’ha condotta fino alle porte della Sorbona dove studia per diventare magistrato.
Attenzione: Per tutti i partecipanti è necessario l’accredito inviando NOME, COGNOME, DATA E LUOGO DI NASCITA a stampa@21luglio.org

Interverranno:

Roberto Bortone, UNAR – ufficio servizio studi, ricerche e relazioni istituzionali

Anina Ciuciu, autrice del libro

Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio Onlus

SCARICA LA LOCANDINA

In libreria la storia di Anina: dal Casilino 900 alla Sorbona

Oggi, 24 novembre, esce in tutte le librerie il testo di Anina Ciuciu, “Sono rom e ne sono fiera. Dalle baracche romane alla Sorbona”, pubblicato in Italia da Alegre Edizioni dopo aver venduto oltre 10 mila copie in Francia.
Il libro è un’autobiografia, la storia di Anina, che cambia il punto di vista sul popolo rom. La protagonista ha 26 anni ed è rom. Oggi studia alla Sorbona di Parigi per diventare magistrato, ma prima di riuscirci è passata attraverso incredibili difficoltà e discriminazioni. Scappata dalla Romania ha raggiunto l’Italia quando era ancora bambina. Qui ha conosciuto lo squallore dei cosiddetti “campi nomadi”, la miseria e la necessità di chiedere l’elemosina, insultata dai passanti e dai compagni di classe.
La narrazione è tutta in prima persona, un coinvolgente racconto che ripercorre con coraggio i drammatici eventi dell’infanzia fino al momento del riscatto. A Roma Anina ha vissuto per alcuni mesi nella baraccopoli del Casilino 900, dove trascorre un periodo di soprusi e umiliazioni. Tra mille peripezie fugge verso la Francia dove vive con la sua famiglia in un furgone, poi arriva la speranza: grazie all’aiuto di due donne riescono ad ottenere un appartamento.
Finalmente dopo la clandestinità arrivano il permesso di soggiorno e un lavoro regolare, che permettono ai genitori di assicurare l’istruzione dei propri figli. Fino ad oggi, con l’arrivo di Anina alla Sorbona.
Questa storia capovolge il punto di vista con cui si è abituati a guardare la realtà e permette di superare qualsiasi pregiudizio razzista. Lanciando un messaggio di speranza allo stesso popolo rom.
Dal 6 al 9 dicembre Anina sarà in Italia per un tour di presentazioni.
GUARDA LA SCHEDA DEL LIBRO
LE INIZIATIVE IN ITALIA DAL 6 AL 9 DICEMBRE:
6 dicembre ore 11,30 MILANO: Università Cattolica – Largo Gemelli, 1
6 dicembre ore 21,00 CONCOREZZO (MI): Associazione Minerva – Via Santa Marta
7 dicembre ore 18,00 TORINO: Circolo dei Lettori – Via Bogino, 9
8 dicembre ore 15,30 BOLOGNA: Atelier Sì – Via San Vitale, 69
8 dicembre ore 20,30 PISA: Chiesa Valdese – Via Derna, 13
9 dicembre ore 11,00 ROMA: Liceo Classico Visconti – Piazza del Collegio Romano, 4
9 dicembre ore 15,30 ROMA: Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali – Via della Ferratella in Laterano, 51 (per la partecipazione a questo evento è necessario l’accredito scrivendo NOME, COGNOME, DATA e LUOGO DI NASCITA all’indirizzo: stampa@21luglio.org)

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