Archivio per mese: Maggio, 2016

Infanzia, l'8 giugno presentazione 9° Rapporto del Gruppo CRC

SAVE THE DATE

Mercoledì 8 giugno 2016, alla presenza del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti e dell’ Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza Filomena Albano, il Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Gruppo CRC), di cui anche Associazione 21 luglio fa parte, presenterà ufficialmente il 9° Rapporto di monitoraggio della Convenzione in Italia.
La fotografia delle persone di minore età in questi 25 anni è profondamente cambiata: nel 1991 erano 11.222.308 (il 19,7% della popolazione), il tasso di natalità era di 9,79 % (nati vivi per ogni 1000 residenti), grazie ai 556.000 nuovi nati. Nel 2015, i minorenni sono 10.096.165 (16,6%), il tasso di natalità è sceso a 8 e i nuovi nati hanno toccato il minimo storico dall’Unità d’Italia (solo 488.000). Questi alcuni dei dati che emergono dal 9° Rapporto di monitoraggio sull’attuazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza nel nostro Paese, realizzato dal Gruppo CRC, alla cui redazione hanno contribuito 91 associazioni del Gruppo.
Quest’anno il Rapporto viene annunciato in un’occasione speciale: il 25° anniversario dalla ratifica della Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia, avvenuta il 27 maggio 1991 con la Legge 176/1991. Eppure nel Rapporto viene messo in luce come tanti principi enunciati nella Convenzione non abbiano ancora trovato piena applicazione nel nostro Paese e le 143 raccomandazioni rivolte alle Istituzioni e contenute nel documento fanno riflettere su come il cammino sia ancora lungo. A fare il punto sulla situazione il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti e l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza Filomena Albano, mercoledì 8 giugno 2016 in occasione della presentazione ufficiale del Rapporto.
Leggi il Rapporto dello scorso anno

LabRom a Torino: un miraggio possibile

Si è tenuto a Torino, il 13 e 14 maggio scorso, il primo LabRom: un incontro tra attivisti, associazioni, organizzazioni, ricercatori, professionisti e operatori pastorali che ruotano intorno al tema rom e sinti nel nord Italia.
È stata un’iniziativa ricca di spunti, all’insegna del confronto e dello scambio di idee ed esperienze. Durante la prima giornata sono intervenuti diversi attori che si occupano per motivi professionali o personali del tema dei rom e l’abitare nel nord Italia. Si è parlato di emergenza abitativa e marginalità sociale, ma anche di esempi positivi e buone pratiche. Sebastjian Abduluahu, rom kosovaro attualmente residente a Bergamo, ha portato la sua esperienza: lavora da dieci anni in un’azienda, vive in una casa e i suoi figli frequentano la scuola regolarmente. Ma ha riportato anche le difficoltà, come la necessità di nascondere la propria identità per ottenere una casa e la sofferenza legata all’impossibilità di esprimere completamente sé stesso.
La mattinata del secondo giorno ha visto alternarsi tanti interventi legati al tema dell’infanzia, periodo fondamentale per la crescita di ogni individuo, della maternità e delle politiche rivolte ai minori rom residenti in Italia.
In entrambe le giornate, oltre ai momenti seminariali, si sono predisposti dei tavoli di lavoro tematici costruiti sulla necessità di dibattito e confronto. Spunti, idee e riflessioni sono stati riportati e discussi in plenaria per arricchire la discussione e raccogliere proposte.
I partecipanti si sono dimostrati attivi e interessati, ma soprattutto, hanno manifestato la soddisfazione nel poter cogliere finalmente l’occasione per costruire una rete territoriale di condivisione e confronto: “un miraggio possibile”, è stato definito.
LabRom si svolgerà anche a Roma (23 e 24 maggio) e Reggio Calabria (30 e 31 maggio) in modo da coinvolgere tutte le realtà dal nord al sud del paese.
GUARDA IL VIDEO DI LABROM TORINO

forced eviction

Forced eviction in Rome: 500 Roma rendered homeless

Associazione 21 luglio strongly condemns the forced eviction carried out this morning from the informal settlement of Giuseppe Mirri street in Rome. 500 Roma of Romanian origin have been affected, among which pregnant women, elderly and invalid persons, and about 250 minors, some aged just few months.
The forced eviction, realized through a consistent deployment of security force – 15 patrols of local police, 3 of Carabinieri and anti-riot police units – constitutes another blatant violation of human rights and international law standards by the Italian authorities. Once again, several families were rendered homeless without any alternative housing solution, exacerbating their living conditions and making them even more vulnerable.
The forced eviction was carried out in blatant violation of Italy’s international obligation, with a particular reference to the international standards on the right to an adequate housing, without the provision of the procedural safeguards foreseen by the UN Committee on Economic, Social and Cultural Rights. The eviction wasn’t formally notified nor an adequate advance notice was issued to the inhabitants prior to the eviction, while no genuine consultation with those affected was carried out. The only alternative housing offered was the temporary re-housing in emergency reception facilities for women with children only, resulting in the division of families as men would have had to provide for themselves. The authorities made it clear since the start of the operation that they had only 11 places available in such facilities. The families rejected the offer deeming it inadequate.
Around 100 children living in the informal settlement were attending school regularly and were involved in educational and social inclusion projects. The interruption of the pupils’ schooling paths will be one of the most dramatic onsequences of today’s forced eviction.
Even classmates and teachers of the evicted children mobilized themselves to support children and their families. They also prepared letters addressed to the Prefect of Rome.
Representatives of Associazione 21 luglio documenting today’s operation were moved away by police forces. Close to the informal settlement, members of the extremist political party Casa Pound were advocating for the eviction to be carried out. Representatives of the Romanian authorities in Italy witnessed the whole operation.
«These people are heartless. I am very worried about my 5 months-old daughter and I was unable to work since two days», said a Roma woman during the forced eviction. A child looking at the police forces said: «I am just a child». In an attempt to resisting the eviction, families tried to enter back in their houses shouting “We are citizens of Rome!”.
«The forced evictions carried out this morning demonstrates how local authorities in Rome are unwilling or unable to address the City’s social issues apart than reiterating an emergency and security approach – Associazione 21 luglio stated. Today, without any dialogue with the affected families, with the schools and the associations, a positive experience of social and scholastic inclusion has been abruptly interrupted, dooming hundreds of Roma persons to be again relegated in a vicious cycle of marginalization, vulnerability and prejudice against them. After the recent intervention of the European Court of Human Rights, who told the Italian Government to stop an eviction of more than 300 Roma from a segregated reception facility in Rome on 23 March 2016, instead of rethinking their approach the Italian authorities went further forcibly evicting 500 persons with less than 24 hours’ notice. This utterly reconfirms their systematic disregard for procedural safeguards and international standards on evictions when evicting Roma families».

Nasce REYN Italia, una rete per la prima infanzia rom

Una rete di professionisti e para-professionisti che lavorano a stretto contatto con le comunità rom in Italia nel campo dello sviluppo della prima infanzia.
Sabato 14 maggio, a Torino, sarà presentata ufficialmente anche in Italia la rete REYN (Romanì Early Years Network – Rete per la Prima Infanzia Rom), un progetto già attivo a livello internazionale, realizzato in parte, con il sostegno dell’Istituto Open Society Foundation in collaborazione con il Programma Early Childhood di Open Society Foundations.
Nello specifico, il network si propone di supportare la professionalità  di professionisti e para-professionisti attraverso l’erogazione di formazioni, la fornitura di materiali pratici e la condivisione di buone pratiche; svolgere attività di advocacy affinché vengano implementati sistemi educativi più inclusivi e non discriminatori, garantendo il diritto all’educazione a tutti i minori.
I beneficiari diretti del progetto, che in Italia sarà coordinato da Associazione 21 luglio, sono i bambini rom nella fascia di età che va dalla nascita ai 10 anni di vita. Tra le attività previste dal progetto, vi sono: una mappatura nazionale di organismi, enti, associazioni e singoli individui che lavorano nel campo della prima infanzia a cui verrà data la possibilità di far parte del network e partecipare agli incontri che verranno organizzati in tale contesto; l’organizzazione di training rivolti agli insegnanti della scuola primaria sul tema del multilinguismo, e alle donne rom con bimbi di età 0-8 anni per rafforzare le loro capacità genitoriali; infine la creazione di un gruppo di advocacy all’interno del network che si occuperà di organizzare una tavola rotonda sul tema della prima infanzia rom.
I professionisti e i para-professionisti impegnati nel settore della prima infanzia, che lavorano a stretto contatto con i bambini rom e le loro famiglie, sono invitati a entrare a far parte della rete REYN Italia. A partire da sabato 14 maggio a Torino, nell’ambito dell’iniziativa LabRom, si comincerà a raccogliere le prime adesioni al network; gli appuntamenti successivi saranno il 24 maggio a Roma e il 31 maggio a Reggio Calabria, all’interno delle giornate di LabRom con focus sul centro e sud Italia.
Con la nascita di REYN Italia, il network internazionale di REYN si arricchirà così di una nuova rete nazionale che andrà ad aggiungersi a quelle già esistenti in Croazia, Ungheria, Kosovo, Slovacchia, Slovenia, Irlanda.
Frequentemente, il network internazionale organizza workshop e visite studio in determinati Paesi per permettere ai membri Reyn provenienti da differenti contesti di conoscere e apprendere altre realtà e buone pratiche.
Per maggiori informazioni sulla rete REYN internazionale: http://reyn.blog.issa.nl

Carlo Stasolla nominato membro della Commissione sull'intolleranza della Camera

Il presidente di Associazione 21 luglio Carlo Stasolla è stato nominato tra i membri della Commissione sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio della Camera dei Deputati istituita il 10 maggio 2016.
La neonata Commissione, presieduta dalla Presidente della Camera Laura Boldrini, ha come obiettivo quello di condurre attività di studio e ricerca, anche attraverso lo svolgimento di audizioni, sui temi della xenofobia, del razzismo, dell’antigitanismo, dell’islamofobia, dell’antisemitismo, dell’omofobia e del sessismo.
La Commissione di Montecitorio nasce sull’onda dell’azione svolta dal Consiglio d’Europa, la cui Assemblea parlamentare ha sollecitato un ruolo attivo dei parlamenti nazionali ed ha attribuito alla deputata italiana Milena Santerini il mandato di Relatore generale sul razzismo l’intolleranza, con il compito di coordinare il lavoro del network di parlamentari “Alleanza contro l’odio”.
La Commissione è composta da un deputato in rappresentanza di ogni gruppo politico, da rappresentanti di organi nazionali e sovranazionali, da rappresentanti di associazioni e di istituti di studi e ricerche, da esperti sulle varie tematiche.
Associazione 21 luglio augura buon lavoro alla nuova Commissione, nella speranza che possa contribuire a combattere il clima di intolleranza e odio nel nostro Paese, e al presidente Carlo Stasolla.
Per maggiori informazioni sulla Commissione e sulla sua composizione clicca qui

Sgombero forzato a Roma: 500 persone in strada

Associazione 21 luglio condanna fermamente lo sgombero forzato avvenuto questa mattina a Roma, presso l’insediamento informale di via Mirri, che ha coinvolto 500 persone rom di origine rumena, tra cui donne incinte, anziani, malati e circa 250 minori, anche di pochi mesi.
Lo sgombero forzato, realizzato attraverso un consistente dispiegamento di forze dell’ordine – 15 pattuglie della Polizia municipale, tre dei Carabinieri e forze antisommossa – rappresenta l’ennesima violazione del diritto internazionale e dei diritti umani da parte delle autorità locali che, ancora una volta, lascia sulla strada famiglie intere, senza fornire loro alcuna soluzione alternativa adeguata e aumentando irrimediabilmente la loro condizione di vulnerabilità.
Lo sgombero forzato è stato realizzato in evidente violazione degli obblighi internazionali dello Stato italiano, in particolare in materia di diritto a un alloggio adeguato, e non ha rispettato nessuna delle garanzie procedurali in materia di sgomberi previste dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite. L’operazione non è stata infatti accompagnata da una notifica formale scritta alle famiglie né da un congruo preavviso e da una genuina consultazione con le stesse. L’unica soluzione alternativa fornita  è stata il ricollocamento di appena 11 tra donne e bambini in strutture di accoglienza, con il conseguente smembramento del nucleo familiare e uomini lasciati in strada: soluzione ovviamente non accettabile da parte delle persone coinvolte.
Circa cento bambini che vivevano nell’insediamento informale frequentano regolarmente la scuola e prendono parte a progetti paralleli educativi e formativi volti a favorire la loro inclusione sociale. Tra le conseguenze drammatiche dello sgombero forzato vi sarà dunque, inevitabilmente, l’interruzione del percorso scolastico dei minori.
Anche i compagni di classe e gli insegnanti dei bambini si sono mobilitati in supporto dei bambini e delle famiglie rom, preparando delle letterine da consegnare al prefetto della Capitale.
Nel corso dello sgombero forzato,  operatori di Associazione 21 luglio, presenti sul posto per verificare l’evolversi della situazione, sono stati allontanati dall’insediamento dalle forze dell’ordine. Da segnalare anche la presenza sul posto di un presidio di militanti pro-sgombero appartenenti a Casa Pound. Alle operazioni di sgombero hanno assistito anche rappresentanti delle autorità rumene in Italia.
«Queste persone sono senza cuore. La mia preoccupazione in questo momento è che mia figlia ha solo cinque mesi e sono due giorni che non lavoro», ha raccontato una donna durante le operazioni di sgombero, mentre un bambino che assisteva sbalordito alle operazioni delle forze dell’ordine ha detto: «Io sono solo un bambino e basta». Durante lo sgombero, in segno di resistenza, le famiglie hanno tentato di rientrare nelle loro case al grido di “Siamo cittadini romani!”.
«Con lo sgombero forzato di questa mattina, le autorità locali si sono dimostrate incapaci di affrontare le problematiche di carattere sociale della città, se non attraverso la reiterazione di un approccio basato sull’emergenza e sulla sicurezza – è il commento di Associazione 21 luglio -. Si è così bruscamente interrotta, senza alcun dialogo con le famiglie, con la scuola e con le associazioni, una esperienza positiva di inclusione sociale e scolastica, condannando centinaia di persone rom a una vita di vulnerabilità e pregiudizi nei loro confronti. Oggi trattati come capro espiatorio per guadagnare consenso in vista delle imminenti elezioni amministrative, è quanto mai urgente che il prossimo sindaco della Capitale affronti la cosiddetta “questione dei rom” da una prospettiva sociale e non più etnica, mettendo finalmente una pietra sopra alle vergognose violazioni dei diritti umani che si continuano a mettere in atto nella Capitale».

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Per maggiori informazioni:

Danilo Giannese
Responsabile Comunicazione e Ufficio stampa
Associazione 21 luglio
Tel: 388 4867611

 

Belpietro e Giordano sanzionati dall'Ordine dei Giornalisti per un articolo riferito ai rom

Il Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, riunito nella seduta del 18 aprile 2016 in riferimento alla posizione del direttore di “Libero” Maurizio Belpietro e del giornalista Mario Giordano, ha sanzionato entrambi con la censura, misura disciplinare utilizzata quando un giornalista si rende autore di abusi o mancanze di grave entità.
Nel dicembre scorso Associazione 21 luglio e Naga avevano presentato un esposto avente per oggetto l’articolo a firma di Mario Giordano dal titolo “Ci teniamo i killer rom, premiamo i ladri”, apparso sul quotidiano “Libero”, l’8 novembre 2015. Nel corpo dell’articolo l’autore, riportando un evento criminoso scriveva: «massacrate da due rom» per poi aggiungere: «Facciamoci massacrare. Facciamoci ammazzare. Aspettiamo che tocchi a noi. Aspettiamo il nostro turno. Aspettiamo una sera che l’orrore bussa alla porta della nostra casa travestita da rom. Mi raccomando dite rom (…) e non zingari che altrimenti la Boldrini s’indigna. Anche quando vi stanno uccidendo a suon di botte, mentre vi frantumano i denti e le mascelle, mentre vi mandano al creatore per portarvi via la miseria accumulata nel salvadanaio con una vita di sacrifici, ricordatevelo bene: si dice rom».
Nell’esposto, presentato all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, le organizzazioni avevano denunciato l’intento xenofobo dell’articolo nel quale, partendo da un fatto di cronaca nera, si tendeva a criminalizzare un’intera etnia. Si faceva inoltre presente come solo sul quotidiano diretto da Maurizio Belpietro gli autori del reato venivano definiti come “rom”, mentre nelle altre testate che avevano trattato lo stesso episodio, non si era scritto che gli autori del reato appartenessero a tale etnia.
La diffusione di tali articoli – si legge nell’esposto – «ancor più non suffragati da dati certi e inequivocabili, trasmette un’immagine stereotipata e criminosa di un intero gruppo di persone senza distinzioni di sorta ed è lesiva della dignità delle persone rom». Nel testo le organizzazioni avevano fatto riferimento alla giurisprudenza della Corte di Cassazione che aveva disposto le tre condizioni in presenza delle quali il diritto di stampa è da ritenersi legittimo: l’utilità sociale dell’informazione, la verità, la forma civile dell’esposizione dei fatti e della loro valutazione. Proprio su quest’ultimo punto la Corte di Cassazione aveva stabilito che «la forma della critica non è civile, non soltanto quando è eccedente rispetto allo scopo informativo da conseguire o difetta di serenità e di obiettività o, comunque, calpesta quel minimo di dignità cui ogni persona ha sempre diritto, ma anche quando non è improntata a leale chiarezza».
Il Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine di Giornalisti, accogliendo pienamente le istanze delle due organizzazioni, nella decisione presa il 20 aprile scorso, ha ravvisato come Mario Giordano abbia elaborato nell’articolo «un pensiero critico che come tale sarebbe del tutto legittimo se non avesse connotazione xenofoba e razzista. Il linguaggio utilizzato molto drammatico, e i toni decisamente forti, enfatizzano ulteriormente la repulsa per quel genere di persone: i rom e gli zingari, gente che vive nel delitto e che non andrebbe tollerata» e, ravvisata la responsabilità del giornalista, ha ritenuto come sanzione adeguata la censura. Anche il direttore del quotidiano “Libero”, per il quale le due organizzazioni avevano chiesto di valutare l’omesso controllo, è stato condannato alla medesima sanzione.
Associazione 21 luglio e Naga esprimono profonda soddisfazione per l’esemplare sanzione che potrebbe rappresentare un precedente importante volto a scoraggiare tra gli addetti alla informazione linguaggi con forti accenti razzisti e xenofobi.

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