Archivio per mese: Ottobre, 2016

Il tramonto delle baraccopoli: il calendario 2017

Calendario 2017Il tramonto delle baraccopoli | Calendario 2017

Il Tramonto delle baraccopoli è un auspicio e una promessa. L’auspicio che il nostro Paese sappia adottare politiche inclusive che pongano al centro il diritto e la solidarietà; la promessa che Associazione 21 luglio continuerà anche nel 2017 a promuovere con tenacia e professionalità iniziative ed azioni volte a facilitare il superamento di questi luoghi della vergogna.
scopri di più

Giornata dell'Infanzia: il 21 novembre il Convegno in Campidoglio

600x400Giornata Internazionale dei diritti dell’Infanzia: Lunedì 21 il Convegno in Campidoglio

Lunedì 21 novembre, Associazione 21 luglio organizza – con il patrocinio dell’Assemblea Capitolina – il Convegno “Figli delle baraccopoli. Restituire il sogno perduto2 e presenta il nuovo rapporto sulla condizione dell’infanzia rom nella Capitale.
Scopri tutti i dettagli dell’evento

Ninna nanna prigioniera: proiezione del docu-film in Senato

INVITO

Su iniziativa della Commissione per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato

10 novembre 2016, ore 17.00

Proiezione del docu-film e dibattito a seguire
“Ninna Nanna Prigioniera” di Rossella Schillaci
Madri e bambini dietro le sbarre

Intervengono:

Luigi Manconi, Presidente Commissione Diritti Umani del Senato

Rossella Schillaci, regista del film “Ninna Nanna Prigioniera”

Mauro Palma, Garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale

Francesca Danese, già Assessore alle Politiche Sociali di Roma Capitale

modera: Carlo Stasolla, Presidente di Associazione 21 luglio ONLUS

Le opinioni e i contenuti espressi nell’ambito dell’iniziativa sono nell’esclusiva responsabilità dei proponenti e dei relatori e non sono riconducibili in alcun modo al Senato della Repubblica o ad organi del Senato medesimo

L’accesso alla sala – con abbigliamento consono e, per gli uomini, obbligo di giacca e cravatta –
è consentito fino al raggiungimento della capienza massima.
I giornalisti devono accreditarsi secondo le modalità consuete
inviando un fax allo 0667062947

Per informazioni e accrediti:
stampa@21luglio.orgdirittiumani@senato.it – 06.67065299

Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro
c/o il Senato della Repubblica, Piazza Capranica, 72 – Roma


SINOSSI DEL FILM

Jasmina è una giovane donna di 24 anni, è in carcere in custodia cautelare e in cella con lei vivono anche i suoi figli più piccoli: Lolita, di due anni e Diego, di pochi mesi, mentre il figlio più grande vive con la nonna. Il film accompagna da vicino il quotidiano di questa piccola famiglia, mentre i mesi passano, durante momenti di speranza, attesa e resistenza. I piccoli gesti di tutti i giorni, il bagnetto, il pranzo, le passeggiate lungo i corridoi del carcere rivelano il dramma con cui ogni madre si troverebbe a confrontarsi in una situazione simile, la scelta tra crescere i propri figli, avendoli accanto, ma in prigione, o lasciarli liberi senza di lei, per un tempo della durata indeterminata. Un ritratto intimo e partecipe su maternità, responsabilità e scelte, e sull’energia vitale dell’infanzia, capace di trasformare anche il mondo carcerario.

SCARICA IL PRESS BOOK

GUARDA IL TRAILER

Chiude il centro di Via Amarilli a Roma, ma il Comune trasferisce gli abitanti nelle baraccopoli

Roma – Il 5 ottobre l’Ufficio Operativo Accoglienza ed Inclusione, Ufficio Rom, Sinti e Caminanti del Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale, ha notificato la chiusura e il conseguente sgombero dello stabile entro il 31 ottobre 2016 ai residenti del Centro di Accoglienza per soli rom di Via Amarilli.

Nei giorni scorsi Associazione 21 luglio ed ERRC (Eropean Roma Right Centre) hanno inviato una lettera congiunta a Laura Baldassare, Assessora alla Persona, Scuola e Comunità solidale, per esprimere preoccupazione sulle modalità con cui l’avviso di chiusura è stato notificato alle famiglie rom residenti all’interno del Centro. In seguito al costante monitoraggio delle due organizzazioni è stato infatti accertato che non è stata rilasciata alcuna documentazione scritta che assicurasse l’accettazione del trasferimento presso altre strutture da parte dei residenti e che non tutti i nuclei hanno accettato le alternative proposte restando ancora in attesa di sapere dove verranno riallocati.
Le due organizzazioni sottolineano quindi come «l’operazione di chiusura in atto assume a tutti gli effetti i connotati di uno sgombero forzato», ricordando che tali operazioni costituiscono una violazione dei diritti umani oltre che degli obblighi internazionali cui l’Italia è vincolata.
Secondo le informazioni raccolte da Associazione 21 luglio ed ERRC, le soluzioni abitative proposte in alternativa dal Dipartimento Politiche Sociali sono gli insediamenti di Camping River e Salone, e il Centro di Accoglienza per soli rom di Via Toraldo. È evidente che anziché procedere al graduale svuotamento delle baraccopoli istituzionali, le politiche del Comune perseverano di fatto nel mantenimento e nella legittimazione di questi luoghi della vergogna.
Tali proposte alloggiative reiterano di fatto la segregazione abitativa e sociale su base etnica e si muovono in direzione contraria rispetto agli impegni contenuti dalla Stategia Nazionale d’Inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Caminanti, affollando ulteriormente questi luoghi di emarginazione sociale già al di sotto degli standard nazionali e internazionali sul diritto all’alloggio. Questi trasferimenti costituiscono di fatto un impedimento al processo di superamento delle baraccopoli perpetrando politiche abitative insostenibili anche dal punto di vista economico, oltre che sociale.
Alla luce di queste considerazioni, le organizzazioni hanno chiesto alle autorità locali di riavviare urgentemente le consultazioni con le famiglie che sono ancora in attesa di essere riallocate tenendo conto delle loro specifiche esigenze.
Secondo Associazione 21 luglio, «invece di assistere alla fuoriuscita delle famiglie rom dalle baraccopoli istituzionali, come promesso in campagna elettorale e come scritto nel Programma del Governo locale, le stesse continuano ad essere utilizzate per concentrare famiglie rom in condizione di fragilità economica e sociale. Entro ottobre era stato promesso il Piano per il superamento dei “campi” a Roma; sino ad ora c’è stata perfetta continuità con il passato ed abbiamo solo visto bandi milionari, sgomberi forzati e azioni volte alla segregazione abitativa».
_ _
Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Ufficio stampa e Comunicazione
Associazione 21 luglio
Tel: 388 4867611
Email: stampa@21luglio.org
www.21luglio.org
European Roma Rights Center
Jonathan Lee
Tel. 0036 14132243
Email: jonatan.lee@errc.org
www.errc.org
 

Corso di formazione per la cura della prima infanzia

Ecco la programmazione di uno dei primi corsi che si svolgerà all’interno dell’ex Fienile di Tor Bella Monaca, in via Largo Mengaroni, 25, Roma. La struttura è stata acquisita da Associazione 21 luglio, Associazione Culturale Psicoanalisi Contro – Compagnia Teatrale Sandro GindroUniversità degli Studi di Roma “Tor Vergata” .
 
Corso di formazione – ELEMENTI DI EDUCAZIONE E CURA PER LA PRIMA INFANZIA
Lavorare con i bambini piccoli e le loro famiglie in contesti di fragilità sociale.
Il corso di formazione è promosso dalla Cooperativa ABCittà, nell’ambito del progetto “Casa Sar San: Community Capacity Building for New Actors“.
Il corso è rivolto a 8 partecipanti, di cui almeno 5 di provenienza rom: ragazze e ragazzi dai 16 ai 24 anni, che abbiano frequentato e concluso almeno il biennio della scuola media superiore.
Il corso è articolato in 2 fasi: la prima da fine novembre 2016 a marzo 2017 è rivolta a tutti i partecipanti e prevede circa 3 incontri al mese, in orario pomeridiano, con sperimentazioni pratiche per un totale di 11 incontri di 4 ore ciascuno; la seconda da marzo 2017 a giugno 2017 è rivolta ai migliori 3 partecipanti di provenienza rom e prevede un tirocinio retribuito all’interno delle attività educative del progetto Casa Sar San a Roma.
Il corso promuove competenze per:
− Aiutare a dare risposta ai bisogni particolari di educazione e cura della prima infanzia in contesti urbani di fragilità sociale;
− Attivare risorse interne alle comunità locali di riferimento dei bambini.
Il corso, utilizzando modalità attive ed esperienziali, propone un percorso formativo rivolto a giovani appartenenti a contesti di fragilità sociale che promuove:
− Le competenze di base di educazione e cura di bambini piccoli (3-6 anni);
− L’accompagnamento delle famiglie in tali processi.
Il corso inoltre preparerà i giovani formandi ad operare come facilitatori in contesti educativi strutturati.
Le candidature per la partecipazione al corso devono avvenire attraverso presentazione di domanda via mail all’indirizzo simone.zamatei@abcitta.org, con oggetto: Casa Sar San_Elementi di educazione e cura_Nome Cognome.
Scarica qui la descrizione approfondita del progetto e tutte le informazioni utili.

La Giornata Internazionale delle Bambine e delle Ragazze

L’11 ottobre si celebra la Giornata Internazionale delle Bambine e delle Ragazze, una data importante per ricordare la necessità e l’importanza dell’empowerment femminile nel mondo, attraverso la promozione dell’istruzione, di un paritario accesso ai servizi e della libertà individuale.
Anina Ciuciu, autrice di questo articolo, è una donna rom. Vive in Francia, sta per diventare avvocato e la sua storia è un bellissimo esempio di riscatto, forza e coraggio.
Mi chiamo Anina Ciuciu, sono Romni e cittadina franco-rumena. Io, i miei genitori e le mie tre sorelle siamo dovuti scappare dal nostro paese, la Romania, per sfuggire dal razzismo, dall’umiliazione e dalla miseria. Ma, prima in Italia e poi in Francia, abbiamo dovuto affrontare lo stesso rifiuto, la stessa stigmatizzazione e la stessa povertà.
Siamo sopravvissuti in baraccopoli miserabili, squat e altri alloggi insalubri. La nostra stessa esistenza è stata clandestina fino al giorno in cui abbiamo avuto la fortuna di incontrare delle persone generose, che ci hanno teso la mano e ci hanno aiutati a riscattarci da quella situazione ingiusta, permettendoci di recuperare la nostra dignità. Da quel momento, io e le mie sorelle siamo potute andare a scuola. Oggi, sono titolare di una laurea specialistica in diritto ottenuta presso la prestigiosa Università Sorbona, ho pubblicato due libri e mi appresto a diventare avvocato.
La scelta di intraprendere questa carriera non è stata priva di difficoltà ma, al contrario, traduce la mia volontà di continuare, in modo più incisivo, la lotta militante nella quale sono impegnata da più di 4 anni per la difesa dei diritti umani fondamentali, e contro le discriminazioni di cui i rom in particolare sono vittime in Europa.
Al prezzo degli immensi sacrifici fatti dai miei genitori, e grazie al loro immancabile sostegno e amore, ho capito molto presto l’importanza della scuola. Ho capito presto che la scuola è l’unico mezzo per uscire dalla fatalità miserabile che ci viene destinata, per diventare padroni della propria vita e riconquistare la dignità personale.
Io e le mie sorelle abbiamo avuto la fortuna di avere genitori che hanno sacrificato tutto per la nostra educazione e la nostra felicità, siamo state fortunate ad aver fatto gli incontri giusti.
Ma so perfettamente che oggi troppe ragazze, nel mondo, non hanno la stessa fortuna. Ho fin troppo spesso visto con i miei occhi, e provato, l’ingiustizia del destino che subiamo in quanto Rom, sia all’interno dell’insieme rom che nella società politica alla quale, per quanto molto spesso ci ripudi, apparteniamo.
Sulle donne dei gruppi emarginati convergono le tre maggiori forme di violenza sociale: violenza di sesso, violenza di classe e violenza di razza. So che, nella nostra come in altre comunità, le ragazze si sposano ben troppo giovani e passano dalla morsa del padre a quella del marito. So anche che la società maggioritaria fa ricadere proprio su queste donne i pregiudizi più pesanti, negando loro l’accesso ai diritti più basilari come la scuola, la salute, il lavoro.
Eppure, fin dalla mia più tenera infanzia, sono rimasta colpita dall’incrollabile forza, dal coraggio e dalla bellezza delle donne della mia comunità, che sono state per me un modello e mi hanno incoraggiata a diventare quella che sono.
Innanzitutto mia madre, una donna straordinaria, il pilastro della famiglia, una donna che nonostante i numerosi ostacoli che le si sono parati davanti ha saputo attingere dall’Amore per noi la speranza e la forza necessarie per andare avanti, senza mai lamentarsi. Una donna che mi ha trasmesso la forza incorruttibile dell’Amore.
E poi più avanti altre donne, con la particolarità di appartenere anch’esse a minoranze etniche, come Angela Davis o Christiane Taubira, che si sono battute per la giustizia e l’uguaglianza di tutti e tutte, mi hanno insegnato la potenza dell’azione femminile nella lotta per l’emancipazione non solo delle donne, ma dell’integralità delle comunità emarginate.
Ed è proprio qui che si trova la posta del femminismo intersezionale. La lotta per l’emancipazione di donne e ragazze non dev’essere condotta contro gli uomini, e non deve costituire un ulteriore fattore di stigmatizzazione e di rifiuto delle comunità minoritarie. Al contrario, l’emancipazione delle donne all’interno di questi gruppi esclusi non può che andare di pari passo con la liberazione di tali comunità marginalizzate, e con la trasformazione dell’intera società.
È per questo che, oggi, garantire alle ragazze delle condizioni di vita decenti, l’accesso al sistema sanitario, alla sicurezza e all’educazione, significa permettere loro di diventare le donne libere e forti di domani, e di acquisire la forza d’azione necessaria alla trasformazione della nostra società. Significa vedere in loro la promessa di un mondo più giusto.
In occasione della Giornata Internazionale delle bambine e delle ragazze l’11 ottobre, accolgo con gioia le iniziative condotte dall’ONU nell’intento di rinforzare i diritti delle donne e delle bambine, e gli sforzi in programma per raggiungere l’emancipazione delle donne e l’uguaglianza con gli uomini, sforzi più che mai necessari nel contesto socio-politico mondiale attuale.
Tuttavia, a mio parere, ogni giorno dovrebbe essere considerato una giornata internazionale delle ragazze, poiché ogni giorno è necessario battersi per permettere alle nostre figlie, amiche e sorelle di uscire dalla trasmissione intergenerazionale di povertà, violenza, esclusione e discriminazione. Ogni giorno dovrebbe essere un passo verso le donne libere, dignitose e forti che costruiranno il mondo migliore di domani.
di Anina Ciuciu
Traduzione di Alessandra Cerioli
Foto di www.donneuropa.it

Diritto all'alloggio e baraccopoli

Lunedì 3 ottobre si è celebrata la Giornata Mondiale del Diritto all’Aloggio ma l’emergenza abitativa è un problema più attuale che mai, in Italia e non solo. Abbiamo chiesto al dr. Sergio Bontempelli, impegnato da anni nella promozione dei diritti di rom e migranti, una riflessione sul diritto all’abitare e la segregazione degli “esclusi” al tempo delle baraccopoli.
Nel 1985 le Nazioni Unite hanno istituito il World Habitat Day – la “Giornata Mondiale del Diritto all’Alloggio” – indicando nel primo Lunedì di Ottobre la data in cui promuovere iniziative su queste tematiche: da allora, da quell’anno ormai lontano, la questione della marginalità abitativa è divenuta sempre più drammatica.
Secondo alcune stime esistono oggi, su scala globale, più di 200 mila insediamenti definibili come «slums», termine anglosassone che alcuni studiosi traducono come «baraccopoli»: in queste aree abitano complessivamente un miliardo di persone, un quinto della popolazione di tutto il mondo. Si tratta di cifre enormi, che ci restituiscono il quadro di un’economia globale caratterizzata da sempre più marcate disuguaglianze: in uno studio recentemente tradotto in italiano da Sonia Paone e Agostino Petrillo, il sociologo Loïc Wacquant sostiene che proprio la segregazione e la marginalizzazione degli «esclusi» rappresentano elementi costitutivi dell’attuale globalizzazione.
È in questo quadro ampio, internazionale e addirittura globale, che va collocato il fenomeno italiano dei campi nomadi. Certo, le differenze sono evidenti, ed è ovvio che – per così dire – non tutto è uguale a tutto: un insediamento di rom o di sinti nel Belpaese non è la stessa cosa di una favela brasiliana, di uno slum nigeriano o di una bidonville indiana o pakistana. Diverse sono le dimensioni (nel Sud del mondo le baraccopoli possono superare il milione di abitanti), diverse le storie, diverse – e non paragonabili – le dinamiche sociali, politiche ed economiche di ciascun contesto.
Eppure, pur tenendo conto di queste differenze, non si può non osservare come i campi italiani siano nati dalla volontà – più o meno esplicita – di isolare, marginalizzare e tenere sotto controllo gruppi ritenuti «diversi», e perciò potenzialmente pericolosi: come ben sanno i lettori di questo sito, i campi sono il prodotto non di una (presunta) «cultura rom», ma di precise scelte politiche delle amministrazioni nazionali e locali.
Oggi, a dispetto delle indicazioni dell’Unione Europea, le politiche di segregazione dei rom e dei sinti continuano, e si accompagnano a un’altra pratica, che si ritrova anch’essa nei contesti di marginalità urbana delle metropoli globali: gli sgomberi forzati.
Per questo, in occasione del World Habitat Day, è bene ricordare anche da noi quanto vanno dicendo da anni le organizzazioni e i movimenti impegnati nel diritto all’abitare, e quanto è stato a più riprese affermato dalle stesse Nazioni Unite: avere un alloggio dignitoso è un diritto fondamentale; nessuno deve essere segregato e marginalizzato; gli sgomberi sono illegittimi se non prevedono un’adeguata tutela del diritto alla casa delle persone da allontanare, e questo a prescindere dalla «legalità» degli insediamenti (il diritto ad avere una soluzione alternativa vale insomma anche quando si sgombera un campo cosiddetto «abusivo»).
Le obiezioni a questi ragionamenti sono sempre le stesse, e ci pare che abbiano fatto il loro tempo: «non ci sono soldi per tutti», «c’è la crisi», «vengono prima i nostri», e così via. È ormai dimostrato invece che le politiche di segregazione hanno costi altissimi, certamente superiori a quelli dell’inclusione; d’altra parte, da almeno tre decenni si pratica la marginalizzazione di gruppi percepiti come «diversi», e ciò non ha giovato – ci pare – alla tutela dei cittadini «italianissimi».
I Padri Costituenti ci hanno insegnato che un diritto è tale se vale per tutti: ed è fondamentale ricordarlo oggi.
di Sergio Bontempelli

I primi 100 giorni della Giunta Raggi e la "questione rom"

I primi 100 giorni costituiscono per ogni Amministrazione Comunale un’occasione per tracciare un bilancio sull’eredità raccolta e per delineare linee programmatiche secondo macro obiettivi chiari e definiti. Associazione 21 luglio, nel rileggere i primi 100 giorni della Giunta Raggi e le politiche espresse in relazione alle baraccopoli presenti nella Capitale, manifesta delusione e una profonda preoccupazione per il rischio che, in presenza di linee politiche poco chiare e di azioni contraddittorie, possa ricrearsi l’humus in cui è nato e si è consolidato il “sistema campi” venuto alla luce nell’inchiesta denominata “Mafia Capitale”.
Le premesse non erano state incoraggianti. La campagna elettorale che ha preceduto l’elezione del sindaco di Roma è stata caratterizzata dall’obiettivo quasi comune a tutti i candidati di “superare le baraccopoli”, accompagnato tuttavia dall’assenza di tempi certi e di azioni definite.
Dopo le elezioni, il 21 luglio 2016 la Giunta Capitolina ha approvato le “Linee programmatiche 2016-2020 per il Governo di Roma Capitale”. In due occasioni si parla del “superamento dei campi” e in entrambi i casi, in assenza di un piano strategico definito, gli obiettivi vengono confusi con le azioni e gli strumenti. In assenza di linee politiche chiare, nei primi 100 giorni della Giunta Raggi si è assistito a una serie di azioni che destano preoccupazione.
L’8 luglio 2016, attraverso il sito ufficiale, il Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale ha indetto una “Gara per il reperimento di un’area attrezzata” per soli rom. Il concorrente – si legge nel bando – dovrà mettere a disposizione «un’area attrezzata per l’accoglienza e soggiorno temporaneo di 120 nuclei familiari di cui 109 attualmente ospiti presso il Villaggio River», per un appalto che avrà come importo complessivo posto a base di gara di 1.549.484 euro e che avrà decorrenza dal 1° ottobre 2016 per terminare il 31 dicembre 2017. Il 9 agosto l’Assemblea Capitolina ha bocciato una mozione nella quale veniva chiesto il ritiro del bando.
Il 25 agosto si è svolto presso il Dipartimento Politiche Sociali il primo incontro ufficiale sulla “questione rom” preparatorio al Tavolo per l’inclusione dei rom convocato dall’assessore Laura Baldasarre. Dopo anni di assenza, tra gli invitati sono riapparsi alcuni sedicenti “rappresentanti rom”: autoproclamatisi tali o nominati nella passata amministrazione a guida Alemanno al fine di ridurre a mera formalità l’effettiva partecipazione dei rom alle decisioni che influiscono sul loro futuro. Gli stessi, al termine dell’incontro, sono stati invitati a redigere rapporti sulle condizioni strutturali degli insediamenti, con il rischio che nuovamente potranno assurgere al ruolo di filtro e proteggere gli interessi di pochi a discapito delle istanze di quei nuclei famigliari maggiormente vulnerabili che ancora attendono di riuscire a far sentire la propria voce.
Il 20 settembre si è proceduto all’apertura delle offerte relative alla Gara per la gestione di 6 baraccopoli istituzionali, denominati “villaggi” per un importo lordo superiore ai 6 milioni di euro. Il servizio prevede la riproposizione delle medesime mansioni svolte negli insediamenti fino al 2014 inasprendo le regole sicuritarie già stabilite nel periodo della “Emergenza Nomadi” e dichiarate incostituzionali dal TAR del Lazio nel 2009.
Secondo Associazione 21 luglio la legittimazione operata nei confronti dei sedicenti rappresentanti rom e la contestuale riproposizione di bandi milionari – nei quali le voci di spesa destinate all’inclusione sono minime e non è possibile rintracciare indicatori concreti in linea con il dichiarato obiettivo di superare le baraccopoli – rappresentano fatti estremamente gravi volti a ricreare le condizioni per il ricostituirsi del “sistema campi”. «Come mosche sul miele – denuncia il presidente Carlo Stasolla – alcune organizzazioni che fino al 2014 operavano attorno alla fiorente economia del sociale che si muoveva attorno ai “campi”, alcune delle quali hanno visto i loro presidenti indagati o arrestati, potranno rientrare dalla finestra, dopo che le vicende successive a “Mafia Capitale” le avevano fatte uscire dalla porta».
Secondo Associazione 21 luglio la Giunta Raggi non sembra avere consapevolezza dell’urgenza di adempiere anzitutto agli obblighi istituzionali derivanti da una sentenza del Tribunale Civile di Roma, da una delibera di iniziativa popolare sottoscritta da 6.000 cittadini romani e da una delibera della Giunta Capitolina che impegna 4,4 milioni di euro di fondi europei per la chiusura degli insediamenti e l’inclusione abitativa delle comunità rom a Roma.
La prima risale al 30 maggio 2015 quando un giudice del Tribunale Civile di Roma, in riferimento alla baraccopoli istituzionale La Barbuta, ha riconosciuto «il carattere discriminatorio che si concretizza nell’assegnazione degli alloggi» ordinando al Comune di Roma «la cessazione della suddetta condotta nel suo complesso e la rimozione dei relativi effetti». A tale Ordinanza non è seguita alcuna azione da parte dell’attuale Amministrazione che quindi non sta dando seguito alla decisione del giudice.
La seconda risale allo scorso anno, quando nove organizzazioni hanno depositato in Campidoglio più di 6.000 firme per chiedere il superamento progressivo e la chiusura degli insediamenti formali per rom presenti nella città di Roma in attuazione della Strategia nazionale d’inclusione dei Rom. La delibera di iniziativa popolare dovrebbe essere discussa dall’Assemblea Capitolina, così come richiede lo Statuto Comunale, ma ad oggi non è stato nemmeno avviato l’iter.
La terza è del 28 ottobre 2015 quando la Giunta Capitolina ha deliberato, nella Deliberazione n. 350, la partecipazione di Roma Capitale al Programma Operativo Nazionale Città Metropolitane adottato dalla Commissione Europea. Il Programma prevede una specifica azione di inclusione abitativa, scolastica e occupazionale volta ad agevolare la fuoriuscita dei rom dalle baraccopoli istituzionali attraverso lo stanziamento di 4,4 milioni di euro. Ad oggi si segnala una amnesia istituzionale e nessuna azione è stata intrapresa dalla Giunta Raggi al fine di darne concreta attuazione con il rischio che il denaro venga a breve riallocato in altre voci di spesa.
Associazione 21 luglio esprime profonda preoccupazione per l’inadempienza, da parte del Comuna di Roma, della sentenza del Tribunale Civile, così come ritiene che la mancata discussione della Delibera rappresenti un grave deficit di ascolto della volontà popolare. A fronte di 7,6 milioni di euro di fondi comunali previsti per il mantenimento del “sistema campi”, si denuncia il mancato utilizzo di 4,4 milioni di fondi europei previsti per il superamento degli insediamenti. In gioco ci sono 12 milioni di euro che l’Amministrazione Comunale potrebbe utilizzare da subito per ottemperare alle promesse fatte in campagna elettorale.
«In piena campagna elettorale – conclude il presidente Carlo Stasolla – Virginia Raggi parlò di superamento dei campi. Le idee e le risorse non mancano e con 12 milioni di euro il problema potrebbe essere aggredito alla radice. Chi ha interesse a che ciò non avvenga? Ci sembra invece di assistere a un film già visto fatto di azioni confuse e contraddittorie, di proclami e di bandi milionari. In tale contesto risulta elevato il rischio di veder riaffiorare i nomi di quanti nel passato hanno lucrato illegalmente attorno alla “questione rom”».
Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Ufficio Stampa e Comunicazione
Tel: 388 4867611 – 06 64815620
stampa@21luglio.org

Associazione 21 luglio ETS - Largo Ferruccio Mengaroni, 29, 00133, Roma - Email: info@21luglio.org - C.F. 97598580583 - Privacy Policy - Cookie Policy