Archivio per anno: 2016

Rom, Comitato Accogliamoci scrive a Tronca: "Serve radicale revisione bando"

Una radicale revisione del bando pubblicato a febbraio dall’amministrazione comunale per i servizi di gestione, formazione lavoro e vigilanza a favore delle comunità rom accolte presso sei “villaggi attrezzati” di Roma Capitale, che manifesta forti elementi di preoccupazione sia per la linea politica che per il contenuto stesso.
A chiederlo, in una lettera inviata oggi al Commissario straordinario Francesco Paolo Tronca, le associazioni Radicali Roma, A Buon Diritto, Arci Roma, Asgi, Associazione 21 Luglio, Cild, Possibile e Un Ponte Per, componenti del Comitato “Accogliamoci“, che nei mesi scorsi hanno promosso e depositato una delibera d’iniziativa popolare per il superamento del “sistema campi rom” a Roma, raccogliendo le firme di oltre 6 mila cittadini.
«Nonostante nelle premesse del bando si richiami la Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti, nella declinazione dei servizi si nota la riproposizione di schemi, come dimostrato dalle esperienze passate, non atti al superamento della logica emergenziale ed assistenzialista che ha caratterizzato il sistema del “villaggi” della Capitale, anche a causa della mancanza di un chiaro meccanismo di monitoraggio e valutazione delle attività poste in essere, della loro reale portata e delle finalità ultime da conseguire», scrive il Comitato “Accogliamoci” nella lettera a Tronca.
Gli oltre 5 milioni di euro accantonati in base alla Relazione Previsionale e Programmatica 2015-2017 di Roma Capitale per “chiudere i campi rom, abusivi e non, e dare la possibilità a coloro che vogliono vivere nella legalità, di avere una casa e di crearsi una vita”, oggi «risultano riallocati con finalità diverse, e cioè principalmente per servizi di gestione e vigilanza dei “villaggi”, e senza che sia stato elaborato un piano organico per il superamento dei campi».
«Il rischio, altissimo, è che si finisca per reiterare le medesime dinamiche segreganti e discriminatorie sino ad oggi in essere e che, come svelato dall’inchiesta denominata “Mafia Capitale”, vengano erogati fiumi di denaro pubblico per servizi all’interno degli insediamenti rivelatisi dispendiosi e inefficaci», si legge nella lettera.
Inoltre, alcune attività previste dal bando, come «la vigilanza e la guardiania che prevedono un database volto a registrare le persone ospiti dei cosiddetti “villaggi” inevitabilmente su base etnica, sono «suscettibili di ledere libertà fondamentali costituzionalmente garantite».
Secondo le associazioni, non si intravede, di fatto, all’interno del bando alcuna discontinuità con le dinamiche degli ultimi dieci anni mentre i fondi stanziati, se impiegati in progetti di inclusione personalizzati, potrebbero portare, anche in tempi brevi, al superamento definitivo di un “sistema”, quello dei campi rom, che costituisce una anomalia tutta italiana e che è stato più volte condannato da vari organismi internazionali.
Per questo, le associazioni del Comitato Accogliamoci, che ricordano che lo scorso maggio, con una storica ordinanza, il Tribunale Civile di Roma ha giudicato discriminatorio su base etnica il “villaggio attrezzato” La Barbuta «chiedono una radicale revisione dei contenuti del bando e delle attività progettuali in esso previste, a partire dalla individuazione di azioni concrete di monitoraggio e valutazione in funzione di chiari indicatori. Ciò con l’obiettivo di perseguire in maniera efficace le azioni e gli obiettivi volti a una reale inclusione, in linea con la Strategia Nazionale dei Rom Sinti e Caminanti e di quanto previsto dalla Relazione Previsionale e Programmatica 2015-2017 di Roma Capitale».

Per maggiori informazioni:
Danilo Giannese
Responsabile Comunicazione e Ufficio Stampa
Associazione 21 luglio
Tel: 388 4867611 – 06 64815620
Email: stampa@21luglio.org

Al via il Tavolo Regionale per l'inclusione dei rom nel Lazio

Stamane, presso la Regione Lazio, si è tenuto il primo incontro formale del Tavolo Regionale per l’inclusione e l’integrazione sociale delle popolazioni Rom, Sinti e Camminanti.
Il Tavolo, istituito con una delibera della Giunta regionale il 17 febbraio 2015, coinvolge enti e associazioni al fine di promuovere politiche e interventi che riguardano i quattro assi portanti della Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom, Sinti e Camminanti adottata dal governo italiano nel febbraio 2012: Istruzione, Lavoro, Salute, Casa.
L’istituzione dei tavoli regionali e locali è prevista nel sistema di governance del Punto di Contatto Nazionale per la Strategia di Inclusione, presieduto dal direttore dell’UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, con lo scopo di «assicurare una sinergica ed omogenea attuazione della Strategia a livello territoriale e svolgere altresì una costante e capillare azione di informazione, sensibilizzazione e monitoraggio circa la declinazione degli obiettivi previsti nei singoli ambiti di riferimento (Regioni, Province, Comuni)».
L’Associazione 21 luglio, che sarà chiamata a svolgere il ruolo di facilitatore all’interno del Tavolo Casa, nel corso del suo odierno intervento ha auspicato che i lavori del Tavolo Regionale non finiscano per diventare una lista di buone intenzioni. A tale proposito, un primo segnale di adesione ai contenuti della Strategia Nazionale, che relativamente all’asse dell’accesso alla casa prevede il superamento dei “campi rom”, potrebbe pervenire proprio dal Comune di Roma che nei giorni scorsi, attraverso un bando per la gestione e la vigilanza di sei insediamenti nella Capitale ha di fatto “congelato” per 21 mesi il superamento degli stessi, attraverso azioni di gestione inefficaci e interventi di vigilanza anticostituzionali.
«Facciamo appello al Commissario Tronca affinché vengano individuate le misure migliori perché tale bando non trovi compimento ed i 5 milioni di euro destinati alla gestione e alla vigilanza degli insediamenti possano essere rivolti a finanziare le azioni inclusive che emergeranno dai tavoli Casa, Salute, Lavoro e Scuola del Tavolo Regionale del Lazio per l’applicazione della Strategia», ha affermato l’Associazione 21 luglio che si è altresì appellata alle organizzazioni e alle associazioni aventi i requisiti a non partecipare al bando.
 
 

La Barbuta: the municipality of Rome starts to follow judge’s orders

It has been published on the “Corriere della Sera” the order given from the Civil Court in Rome, which on the 30th May 2015 recognized that the “equipped village “ La Barbuta in Rome is discriminatory, accepting in this way the appeal presented by the Associazione 21 luglio e ASGI, with the support of the Open Society Foundations, Amnesty International Italia and the European Roma Rights Centre (ERRC). The publication on the national newspaper has been ordered from the same judgmental order. By accepting the thesis of the two organizations, which brought up the nature discriminatory of the “equipped village “ being it a living solution of big dimension addressed to a specific ethnic group, the second section of the Civil Court in Rome ordered to the municipality “the suspension of the conduct and the removal of it as a whole”.
During a press conference at the Senate organized few days after the Court’s order, Associazione 21 luglio and ASGI talked about an historical result, as for the first time in Europe a Court confirmed the nature discriminatory of a “nomad camp”, which is a place internationally recognized as a space of segregation and discrimination on ethnic’s origins.
The “equipped village “ La Barbuta, inaugurated on 2012 under the mayor Alemanno, is one of the seven villages in the Capital, where at the moment are living approximately 600 people in precarious sanitary conditions, whose human rights result constantly violated, how results from the report “Terminal Barbuta” published by the Associazione 21 luglio in 2014. After visiting the “camp”, also the Commissioner for Human Rights of the European Council Nils Muižnieks defined it “a village segregated on ethnic base”.
By publishing the order on the Corriere della Sera, declared the Associazione 21 luglio, the Municipality of Rome started to realize what had been ordered by the judges, a fact that the Association regard as positive.
The Association will keep monitoring the situation carefully and underline with the authorities the necessity to close finally the wide camp created, a shame for Rome, and to identify new and virtuous paths that will conduct these families to a real inclusion, both in residential terms and socially.
rom La Barbuta
Traduzione di Antonella Vinciguerra

Rom, «Commissione UE apra procedura d'infrazione contro l'Italia»

Roma, Londra, Budapest, 26 febbraio 2016 – Nel 2011 la Commissione europea, consapevole delle pratiche discriminatorie e della lunga storia di marginalizzazione sofferta dai rom in Europa, aveva adottato una Comunicazione in cui richiedeva agli stati membri di sviluppare strategie nazionali per l’integrazione dei rom, individuando le politiche e le misure concrete da adottare.
Il 28 febbraio 2012, il governo italiano aveva quindi adottato la sua Strategia nazionale per l’inclusione dei rom (da qui in poi, la Strategia) al fine di delineare il piano d’azione delle politiche pubbliche 2012-2020, incentrate su una graduale eliminazione della povertà e dell’esclusione sociale delle comunità rom marginalizzate in quattro settori principali: salute, educazione, lavoro e alloggio.
Purtroppo, nonostante siano trascorsi quattro anni dall’adozione della Strategia, Amnesty International, Associazione 21 luglio e European Roma Rights Centre rimangono seriamente preoccupati a causa della mancanza di progressi fatti dall’Italia.
Ad oggi, infatti, i diritti umani di migliaia di rom continuano a essere limitati, soprattutto nel settore dell’alloggio, visto che campi segregati, discriminazione nell’accesso agli alloggi di edilizia popolare e sgomberi forzati restano una realtà quotidiana per i rom che vivono nei campi in Italia. È in tale contesto che le tre organizzazioni hanno rivolto un appello alla Commissione europea affinché intraprenda un’azione decisiva contro queste violazioni, che costituiscono un’infrazione della Direttiva che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica, attraverso l’apertura di una procedura di infrazione contro l’Italia.
Decenni di discriminazione, senza nessuna soluzione in vista
Per decenni, le autorità italiane hanno favorito la segregazione abitativa dei rom e le autorità locali e regionali hanno insistito nel proporre i “campi” come unica soluzione alloggiativa possibile e appropriata per i rom. Nel 2008, con l’introduzione della cosiddetta “Emergenza nomadi”, le autorità italiane si sono concentrate sugli sgomberi forzati delle comunità rom e hanno perseguito politiche che favorivano la segregazione abitativa. Queste politiche discriminatorie sono continuate anche dopo che, nel novembre 2011, il Consiglio di Stato aveva dichiarato l’illegittimità dello stato di emergenza. Successivamente è stata adottata la Strategia, che è stata accolta come una misura volta a superare il precedente approccio emergenziale e a promuovere la protezione dei diritti delle persone appartenenti a una delle comunità più marginalizzate in Europa.
Tuttavia, le speranze suscitate della Strategia sono durate poco. Per anni Amnesty International, Associazione 21 luglio e European Roma Rights Centre hanno ampiamente documentato la mancanza di progressi e il persistere, in tutta Italia, delle consuete politiche da parte delle autorità italiane: politiche che hanno impedito ai rom di godere del loro diritto a un alloggio adeguato al pari del resto della popolazione. Ciò contraddice lo spirito e i contenuti della Strategia e gli obblighi, internazionali e regionali, dell’Italia sul piano dei diritti umani, compresa la legislazione europea contro la discriminazione.
La persistente discriminazione dei rom si manifesta in tre modalità principali: segregazione in campi monoetnici, spesso caratterizzati da condizioni abitative sotto gli standard; discriminazione nell’accesso agli alloggi di edilizia popolare; sgomberi forzati.
I campi: unica scelta abitativa per i rom
Migliaia di famiglie rom vivono attualmente segregate in campi monoetnici istituiti dalle autorità locali in tutta Italia. Le disposizioni regionali e municipali autorizzano le autorità italiane a costruire e gestire campi per soli rom, spesso situati in aree remote, distanti dai servizi di base e a volte inabitabili, perché, ad esempio, vicino a discariche e a piste di aeroporti. Le condizioni abitative nei campi sono spesso inadeguate, non rispettose degli standard internazionali dei diritti umani e persino delle regolamentazioni nazionali in tema di alloggio. La sistemazione nei campi è offerta dalle autorità solo ai rom, spesso in seguito a sgomberi forzati da insediamenti informali.
Nonostante la Strategia assicuri il “superamento dei campi”, affermando che “l’uscita dal campo come luogo di degrado relazionale e fisico delle famiglie e delle persone di origine rom, e il loro ricollocamento in abitazioni dignitose, sia possibile”, poco è stato fatto dalle autorità a tale fine. Il “Tavolo nazionale sull’alloggio”, stabilito dalla Strategia per affrontare la discriminazione nell’accesso all’alloggio, è ancora lettera morta. Nessun piano nazionale è stato disegnato per il previsto processo di desegregazione dai campi. Al contrario, in alcuni casi le autorità hanno addirittura pianificato e/o avviato la costruzione di nuovi campi.
Proprio recentemente, il 4 febbraio 2016, il comune di Giugliano in Campania, la regione Campania, la prefettura di Napoli e il ministero dell’Interno hanno concordato la costruzione di un nuovo campo, costituito da 44 prefabbricati, per i rom che attualmente vivono nell’insediamento formale di “Masseria del Pozzo”. Il campo di “Masseria del Pozzo” è stato istituito dalle autorità locali nel 2013 – un anno dopo l’approvazione della Strategia – per ospitare le famiglie rom che avevano già subito diversi sgomberi forzati. Le famiglie furono allora autorizzate a costruire le loro baracche in un’area remota, che presentava problemi seri per la sicurezza e la salute, in quanto situata in prossimità di una discarica per rifiuti tossici. Da allora le condizioni abitative del campo sono diventate insostenibili, anche a causa di problemi con le fogne e l’acquedotto. A causa delle precarie e degradanti condizioni strutturali e igieniche del campo, le autorità giudiziarie hanno recentemente ordinato il sequestro dell’area in cui questo è ubicato. In risposta a questa situazione, le autorità stanno pianificando la costruzione di un nuovo campo a pochi chilometri di distanza.
Mentre è chiaro che le famiglie residenti a “Masseria del Pozzo” debbano essere urgentemente ricollocate lontano dal campo, è preoccupante che le stesse autorità che le hanno alloggiate lì in passato, non abbiano previsto un piano per la loro inclusione a lungo termine e stiano ora offrendo, come unica alternativa, la costruzione di un altro campo monoetnico in cui trasferirle. Infatti, se da un lato il Ministero dell’Interno e la Regione Campania hanno già allocato 1,3 milioni di euro per la costruzione dei prefabbricati, non sono state garantite risorse per implementare più ampie misure di integrazione come previsto dal progetto.
Infatti, anche se il progetto si riferisce ad “alloggio adeguato e integrazione delle famiglie rom”, in pratica offre solo la costruzione di un nuovo campo che ospiterà soltanto famiglie rom in 44 unità abitative prefabbricate, per il quale il ministero dell’Interno e la Regione Campania spenderanno 1.3 milioni di euro.
La discriminazione dei rom nell’accesso all’alloggio
La segregazione è spesso aggravata dall’estrema difficoltà riscontrata dai rom nell’accedere ad un alloggio adeguato. A molti rom è stato essenzialmente negato l’accesso a un alloggio regolare e socialmente non segregante, non solo a causa della mancanza di investimenti volti ad accrescere la disponibilità di sistemazioni accessibili in linea con i bisogni della popolazione in generale, ma anche a causa dell’introduzione da parte delle autorità locali di criteri di accesso agli alloggi di edilizia popolare che direttamente o indirettamente discriminano i rom. Di fronte a queste azioni delle autorità locali che prevedono un trattamento differenziato dei rom rispetto ai non rom sulla base della loro origine razziale o etnica, il governo nazionale ha fallito nell’intraprendere azioni contro queste pratiche discriminatorie.
Per esempio a Roma, i rom bisognosi di alloggio sono stati trattati in maniera differenziata sulla base della loro etnicità. Per oltre un decennio, un sistema di alloggio assistito a doppio binario ha condannato migliaia di rom, e solo rom, a vivere in sistemazioni segreganti e inadeguate all’interno di campi sorti nelle periferie della città. Se da un lato c’è una disponibilità molto limitata di alloggi sociali per la popolazione in generale, che lascia migliaia di famiglie bisognose di alloggio in uno stato di abbandono, dall’altro i rom che vivono nei campi sono stati estromessi dall’accesso agli alloggi di edilizia popolare a causa di criteri di allocazione per loro impossibili da soddisfare. Le famiglie rom che hanno mostrato la volontà di accedere ad altre forme di alloggio, piuttosto che essere sostenute nella scelta di lasciare i campi, sono state essenzialmente ostacolate dalle autorità.
Sgomberi forzati dei rom
La Strategia ha riconosciuto come “eccessivo” il ricorso agli sgomberi attuato fino a quel momento e come questa pratica sia stata “sostanzialmente inadeguata” nell’affrontare la situazione alloggiativa dei rom.
Ciò nonostante, l’Italia ha continuato a sgomberare i rom dai campi informali senza le necessarie tutele quali ad esempio la consultazione genuina e un preavviso adeguato, in violazione degli obblighi internazionali e regionali del paese in tema di diritti umani e contrariamente a quanto avviene per altri sgomberi effettuati in Italia. Alle famiglie rom spesso non vengono fornite alternative di alloggio adeguate e sono frequentemente lasciate senza casa o trasferite in campi segregati etnicamente o collocate indefinitamente in centri per l’accoglienza temporanea. In alcuni casi i rom sono sgomberati da insediamenti autorizzati. Questo generalmente avviene quando le autorità decidono di chiudere tali campi senza offrire agli abitanti alternative adeguate, o quando gli abitanti non rispettano i regolamenti dei campi. Molti di questi regolamenti limitano intrinsecamente le libertà delle famiglie rom e non sono applicabili ad altre forme di alloggio.
Da marzo a settembre 2015, Amnesty International, Associazione 21 luglio e European Roma Rights Centre hanno rilevato che nel comune di Roma il numero di sgomberi forzati di rom è triplicato rispetto all’anno precedente (64 operazioni di sgombero nel 2015 contro le 21 del 2014). Sebbene secondo le stime del dipartimento delle Politiche sociali i rom che vivono nei campi informali sono circa 2300 – 2500 persone, ovvero lo 0.09% della popolazione totale, i 168 sgomberi forzati eseguiti tra il 2013 e il 2015 hanno interessato circa 4000 rom. Alcune di queste persone sono state ripetutamente soggette a sgomberi forzati dai loro insediamenti e i loro alloggi sono stati ripetutamente distrutti.
Il caso della comunità rom di origine rumena residente negli insediamenti informali nell’area del parco di Val D’Ala rappresenta un esempio, sfortunatamente non isolato. Gli abitanti sono stati inizialmente sgomberati il 9 luglio 2014. Il 14 luglio 2015 le autorità locali hanno nuovamente sottoposto a sgombero forzato la comunità dallo stesso luogo e ricollocato parte degli abitanti in un centro di accoglienza per soli rom, al di sotto degli standard abitativi. L’11 febbraio 2016 le famiglie rom sono state nuovamente vittime di uno sgombero forzato, che ha lasciato tutte le persone senza casa in presenza condizioni meteorologiche avverse. Tutti e tre gli sgomberi sono stati effettuati in assenza di un adeguato preavviso scritto e hanno comportato la perdita di beni delle famiglie coinvolte.
Nel 2016 suonerà un campanello d’allarme per le autorità italiane?
A quattro anni dall’adozione della Strategia migliaia di uomini, donne e bambini rom presenti in Italia affrontano costantemente il diniego del loro diritto a un alloggio adeguato. Nonostante persegua giusti obiettivi, compreso un maggiore accesso a una varietà di soluzioni abitative per i rom finalizzate al necessario superamento dei campi monoetnici, la Strategia ha chiaramente fallito nel raggiungerli. Fondamentalmente, la Strategia non sta apportando miglioramenti concreti alla vita delle persone che appartengono a una delle comunità più marginalizzate del paese. Le autorità italiane, che continuano a infrangere i propri impegni e la stessa legislazione europea, hanno bisogno di essere richiamate alle proprie responsabilità.
Per diversi anni, numerose organizzazioni internazionali e nazionali hanno sollevato le loro preoccupazioni riguardo la discriminazione e la segregazione dei rom ad opera delle autorità italiane. Tali organizzazioni si sono inoltre appellate ripetutamente alla Commissione europea affinché adottasse la “procedura d’infrazione” per garantire che l’Italia affrontasse efficacemente queste violazioni dei diritti umani. La segregazione nei campi, la discriminazione nell’accesso agli alloggi di edilizia popolare e gli sgomberi forzati rappresentano infatti una grave infrazione della Direttiva sull’uguaglianza razziale che proibisce la discriminazione nell’accesso ai servizi, incluso l’alloggio.
In vista dell’anniversario dell’adozione della Strategia, Amnesty International, Associazione 21 luglio e European Roma Rights Centre rivolgono un appello alle autorità italiane affinché pongano fine alla discriminazione di lunga data dei rom nell’accesso a un alloggio adeguato, e alla Commissione europea affinché intensifichi rapidamente il suo coinvolgimento e impieghi i necessari strumenti legali per chiamare l’Italia a rispondere della violazione di diritti garantiti dalla legislazione europea. Dal momento che la Commissione Junker ha conferito grande importanza a un’attuazione uniforme della legislazione europea, le tre organizzazioni sollecitano l’apertura di una procedura d’infrazione contro l’Italia, considerato che per lungo tempo le sue autorità non hanno fornito risposte adeguate.

The National Strategy for Roma Inclusion: a short-lived hope for Roma in Italy

Conscious of the discriminatory practices and long-standing marginalization suffered by Romani people across Europe, in 2011 the European Commission adopted a Communication requiring Member States to develop national strategies for Roma integration and detailing the concrete policies and measures to be taken. On 28 February 2012, the Italian government adopted its National Strategy for Roma Inclusion (hereinafter, the Strategy) aiming to define the roadmap for public policies between 2012-2020, focused on the gradual elimination of poverty and social exclusion amongst marginalized Romani communities in four main areas: healthcare, education, employment and housing.
Regrettably, four years later and mid-way into the implementation period of the Strategy, Amnesty International, Associazione 21 Luglio and the European Roma Rights Centre remain severely concerned at the lack of progress achieved by Italy.
The human rights of thousands of Roma continue to be curtailed, particularly in the area of housing, as segregated camps, discrimination in access to social housing and forced evictions remain a daily reality for Roma living in camps in Italy. It is in this context that the undersigned organisations call on the European Commission to take decisive action to address these violations, constituting a breach of the Race Equality Directive, through the initiation of infringement proceedings against Italy.
Decades of discrimination, with no end in sight
For decades, Italian authorities have fostered residential segregation of Roma, and local and regional authorities persistently advanced “camps” as the only available and appropriate housing solution for Roma. In 2008, with the introduction of the so-called “Nomad Emergency”, Italian authorities targeted Roma communities with forced evictions, and pursued policies which fostered residential segregation. Such discriminatory policies persisted even after Italy’s highest administrative court, the Council of State, struck down this state of emergency in November 2011. The adoption of the Strategy followed and it was welcomed as a measure aiming at leaving the emergency approach in the past, and at advancing the protection of the rights of people belonging to one of Europe’s most marginalized communities.
However, the Strategy proved a short-lived hope. Over the years, our organisations have extensively documented the lack of progress and the continuation of past policies by Italian authorities across the country, preventing Roma from enjoying their right to adequate housing on equal footing with the rest of the population. This contradicts the spirit and letter of the Strategy and the country’s international and regional human rights obligations, including EU anti-discrimination legislation.
The persistent discrimination of Roma takes three main forms: segregation in mono-ethnic camps, often in substandard living conditions; discrimination in access to social housing; and forced evictions.
Camps as the only housing option for Roma
Thousands of Romani families currently live segregated in mono-ethnic camps set up by authorities across the country. Regional and municipal regulations enable Italian authorities to construct and administer Roma-only camps, which are often located in remote areas, far away from basic services, and sometimes unsuitable for human habitation, such as near waste damps and airport runways. Living conditions in camps are often inadequate, failing to meet international human rights standards and even national regulations on housing. Placement into camps is offered by the authorities to Roma only, often following forced evictions from informal settlements.
While the Strategy promised to “overcome camps”, stating that “the liberation from the camp as a place of relational and physical degradation of families and people of Romani origin, and their relocation to decent housing, is possible”, very little action has been taken by the authorities to this end. The “National table on housing”, established by the Strategy to address discrimination in access to housing, is still on paper only. No national plans have been drawn to provide for the promised process of desegregation from camps. On the contrary, in some cases authorities even planned and/or implemented the construction of new camps.
As recently as 4 February 2016 in Giugliano, Campania region, the municipal and Regional authorities jointly with Prefecture of Naples and the Ministry of Interior agreed to build a new camp with 44 pre-fabricated units for the Roma currently living in the “Masseria del Pozzo” camp. The “Masseria del Pozzo” camp was set up by local authorities in 2013 – over a year after the approval of the Strategy – to house Romani families who had already suffered a number of forced evictions. Families were then authorized to build their shacks in a remote area presenting serious health and safety concerns, due to the location’s proximity to landfills stocking toxic waste. Since then, living conditions in the camp have deteriorated and the camp has become uninhabitable, also due to problems with the sewage and water infrastructure. Due to the precarious and degrading hygienic and structural conditions of the camp, the judicial authority has recently ordered its seizure. In response to this, authorities are planning to set up a new camp a few kilometres away.
While it is clear that the families residing in Masseria del Pozzo need to be relocated away from the camp as a matter of utmost urgency, it is worrying that the authorities who put those families there in the first place, have not devised a plan for their long-term inclusion, and are instead offering to build and transfer them to yet another mono-ethnic camp. While 1.3 million Euros have already been designated by the Ministry of Interior and Region Campania for the pre-fabricated units, no funds have been secured for wider integration measures as envisaged by the project.
The case of Giugliano raises serious concerns and risks being yet another example of a segregated housing project for Roma. In previous years, other similar projects were carried out to house Roma in mono-ethnic camps, including the new La Barbuta camp in Rome.
Discrimination of Roma in access to housing
Segregation is compounded by the extreme difficulty Roma face when they are unable to access adequate housing. Many Roma have been effectively denied access to regular, unsegregated social housing, not only because of the lack of investments to increase the availability of affordable accommodation in line with the needs of the general population, but also due to the introduction by local authorities of criteria for access to social housing that directly or indirectly discriminate against Roma. In the face of such actions by local authorities, treating Roma differently to non-Roma on the basis of their racial and ethnic origin, the national government has failed to take action to address discriminatory practices.
For example, in Rome, people in need of housing are being treated differently depending on their ethnicity. For over a decade, a two-track assisted housing system has condemned thousands of Roma, and Roma only, to live in segregated, sub-standard accommodation in camps on the outskirts of the city. On top of the very limited availability of social housing for the general population, which is leaving thousands of families in need of housing stranded, Roma living in camps have been side-lined by allocation criteria which are impossible for them to meet. Rather than being helped to leave camps, Romani families willing to move towards other forms of housing are effectively hampered by authorities.
Forced evictions of Roma
The Strategy acknowledged the “excessive use” of evictions until that point, and how these were “substantially inadequate” to address the housing situation of Roma.
Despite this, Italy has continued to evict Roma from informal camps without the necessary safeguards such as consultation, adequate notice and others, in violation of the country’s international and regional human rights obligations and in contrast to other forms of evictions carried out in Italy. Romani families are often not provided with adequate housing alternatives, and they are instead often rendered homeless or placed into ethnically segregated camps or placed indefinitely into shelters for temporary accommodation. Roma are also sometimes forcibly evicted from authorized camps, when authorities decide to close them down, but do not offer inhabitants adequate alternatives, or when inhabitants disobey camps’ regulations. Many of these regulations inherently restrict Romani families’ freedoms and are not applicable to other forms of state-run housing.
Between March-September 2015, in the municipality of Rome, our organizations have documented a three-fold increase in the number of forced evictions of Roma compared to the previous year (64 operations in 2015, 21 operations in 2014). While the population of Roma living in informal settlements, according to estimates by the Department for Social Policies, counts 2,200 – 2,500 individuals amounting to 0.09% of the overall number of inhabitants, between 2013 and 2015 168 forced evictions affected around 4,000 Roma. Some of these people have been repeatedly forcibly evicted from their settlements and have had their shelter repeatedly destroyed.
The case of the Romanian Roma communities residing in the informal settlement of Val D’Ala park area is an illustrative and, regrettably, not isolated example. Inhabitants of the settlement were initially forcibly evicted on 9 July 2014. On 14 July 2015, the local authorities forcibly evicted the inhabitants again from the same location and rehoused part of the inhabitants in a Roma-only substandard reception facility. On 11 February 2016, the Romani families were forcibly evicted again, resulting in all people being rendered homeless in adverse weather conditions. All three evictions were carried out in absence of adequate written notice and led to loss of properties of affected families.
Will 2016 bring a wake-up call for the Italian authorities?
Four years since the adoption of the National Strategy for Roma Inclusion, thousands of Romani children, men and women are continuously faced with the denial of their right to adequate housing in Italy. While the Strategy pursues the right objectives – including an increased access to a range of housing solutions for Roma, in view of the need to overcome big mono-ethnic camps – it has clearly failed to achieve them. Crucially, it is not achieving concrete improvements in the lives of people belonging to one of the most marginalised communities in the country. Italian authorities need a wake-up call, as they continue to breach their own commitments as well as international and EU legislation.
For several years, numerous international and national organisations have voiced their concerns over the discrimination and segregation of Roma by Italian authorities. The undersigned organisations have also repeatedly called on the European Commission to use “infringement proceedings” to ensure that Italy effectively tackles such human rights violations. Segregation in camps, discrimination in access to social housing and forced evictions represent serious breaches of the Race Equality Directive, which prohibits discrimination in access to services, including housing.
Ahead of the anniversary of the adoption of the Strategy we are calling on the Italian authorities to put an end to the longstanding discrimination of Roma in access to adequate housing, and on the European Commission to swiftly escalate its involvement and use the legal instruments available to hold Italy accountable for violating rights guaranteed by EU legislation. As Junker Commission has placed high priority on enforcing EU law consistently, our organizations urge an infringement proceeding to be launched against Italy following many years of inadequate responses by the EU member state.

Lettera a Renzi del Commissario europeo: «Italia viola obblighi internazionali»

In una lettera inviata al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa Nils Muižnieks si è detto seriamente preoccupato per la continuazione degli sgomberi forzati ai danni delle comunità rom in Italia.
«Voglio ricordare che ogni sgombero effettuato senza le dovute garanzie procedurali e senza l’offerta di soluzioni abitative alternative adeguate rappresenta una seria violazione degli obblighi internazionali da parte dell’Italia. Con dispiacere osservo la continuazione delle politiche del passato», ha scritto al primo ministro italiano il Commissario, che ha citato i dati fornitigli dall’Associazione 21 luglio sull’incremento degli sgomberi forzati a Roma, a partire dal 13 marzo 2015, giorno dell’annuncio del Giubileo della Misericordia nella Capitale (vedi campagna #PeccatoCapitale).
Il Commissario per i Diritti Umani, accompagnato dall’Associazione 21 luglio, aveva visitato alcuni insediamenti rom della Capitale nel luglio 2012. Un anno dopo, a novembre 2013, aveva rivolto una lettera di preoccupazione all’ex sindaco Ignazio Marino.
«Durante la mia visita ho potuto osservare in prima persona le condizioni al di sotto degli standard in cui vivono i rom nei dintorni di Roma, sia negli insediamenti informali che nei “villaggi attrezzati” autorizzati. La segregazione che caratterizza questi ultimi – si legge nella lettera – mina seriamente le possibilità per gli abitanti di ricevere istruzione, avere accesso al lavoro, interagire con persone non rom e integrarsi nella società. Per questo, i “villaggi attrezzati” non possono essere considerati delle alternative abitative adeguate nel contesto degli sgomberi forzati».
Oltre agli sgomberi forzati che continuano ad occorrere nella Capitale, Nils Muižnieks si è soffermato sugli oltre 2 mila rom sgomberati nel 2014 a Milano e sulle ulteriori azioni previste nei primi mesi del 2016.
«In molti casi le azioni di sgombero sono realizzate senza una notifica formale o sufficiente preavviso e, fatto ancora più grave, senza una genuina consultazione con i diretti interessati», ha scritto ancora il Commissario nella lettera che prosegue: «Ho ricevuto notizie di famiglie rom rese senza tetto dato che nessuna soluzione alternativa è stata loro fornita oppure considerato che l’unica alternativa proposta è stata il ricollocamento in centri di raccolta, segregati, per soli rom».
Muižnieks ha quindi ricordato a Matteo Renzi come già nel 2005 e nel 2010 il Comitato Europeo sui Diritti Sociali avesse già ravvisato la violazione, da parte dell’Italia, dell’articolo 31 della Carta Sociale Europea sul diritto all’alloggio e, nel 2010, di altri tre articoli della stessa Carta in relazione alle condizioni di vita di rom e sinti. Violazioni che lo stesso Comitato ha ribadito anche a gennaio 2016.
«Campi segregati e sgomberi forzati sono diametricalmente opposti rispetto allo spirito della Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom, Sinti e Camminanti che l’Italia ha adottato nel febbraio 2012», ha concluso il Commissario che ha quindi chiesto al Presidente del Consiglio italiano informazioni sulle misure che l’Italia intende attuare per un cambio di marcia.
Alla lettera di Nils Muižnieks è seguita la replica del Ministero degli Esteri italiano, a firma del sottosegretario Benedetto Della Vedova, il quale, tra le altre cose, ha voluto sottolineare come gli sgomberi degli insediamenti informali siano realizzati «nel pieno interesse delle persone coinvolte, nel rispetto delle normative e delle procedure» e con il massimo impegno, da parte della autorità locali, nel «provvedere soluzioni alternative abitative adeguate».
«Oltre che del tutto insoddisfacente per i contenuti espressi nella replica al richiamo del Commissario per i Diritti Umani, la lettera a firma Benedetto Della Vedova contiene informazioni, relative in particolare al rispetto delle procedure in materia di sgomberi forzati, che non trovano alcun riscontro nel modo in cui, in Italia, le autorità competenti attuano le azioni di sgombero, rendendosi pertanto responsabili di gravi violazioni dei diritti umani di uomini, donne e bambini», afferma l’Associazione 21 luglio che ha chiesto un nuovo inontro al Commissario Muižnieks.
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Danilo Giannese
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La Barbuta, il Comune di Roma inizia a dare seguito agli ordini dei giudici

È stata pubblicata sul Corriere della Sera l’ordinanza del Tribunale Civile di Roma che il 30 maggio 2015 ha riconosciuto il carattere discriminatorio del “villaggio attrezzato” La Barbuta a Roma, accogliendo così il ricorso presentato da Associazione 21 luglio e ASGI, con il sostegno di Open Society Foundations e il supporto di Amnesty International Italia e del Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC). La pubblicazione sul quotidiano nazionale è stata ordinata dallo stesso ordine giudicante.
Accogliendo pienamente la tesi delle due organizzazioni, che hanno sostenuto la natura discriminatoria del “villaggio attrezzato” in quanto soluzione abitativa di grandi dimensioni rivolta a un gruppo etnico specifico, la seconda sezione del Tribunale Civile di Roma ha ordinato al Comune di Roma «la cessazione della suddetta condotta nel suo complesso, quale descritta in motivazione, e la rimozione dei relativi effetti».
In una conferenza stampa al Senato organizzata pochi giorno dopo il pronunciamento del Tribunale, Associazione 21 luglio e ASGI avevano parlato di un risultato storico, perché per la prima volta in Europa un tribunale aveva confermato il carattere discriminatorio di un “campo nomadi”, luogo ormai riconosciuto, anche a livello internazionale, come spazio di segregazione e di discriminazione su base etnica.
Il “villaggio attrezzato” La Barbuta, inaugurato nel 2012 sotto la giunta Alemanno, è uno dei sette insediamenti formali attualmente presenti nella Capitale, all’interno del quale vivono in condizioni igienico-sanitarie precarie circa 600 persone, i cui diritti umani risultano costantemente violati, come si evince dal rapporto Terminal Barbuta pubblicato dall’Associazione 21 luglio nel 2014. In seguito a una visita nel “campo”, anche il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa Nils Muižnieks lo aveva definito «un insediamento segregato su base etnica».
Attraverso la pubblicazione dell’ordinanza sul Corriere della Sera, sottolinea l’Associazione 21 luglio, il Comune di Roma ha iniziato a dare attuazione a quanto comandato dai giudici, un fatto che l’Associazione considera positivo. L’Associazione continuerà tuttavia a monitorare la situazione con grande attenzione e urge le autorità capitoline ad adoperarsi al fine di superare definitivamente il mega-campo, una vergogna tutta romana, e di individuare percorsi virtuosi che conducano le famiglie de La Barbuta verso una reale inclusone abitativa e sociale.
rom La Barbuta

A Giugliano un nuovo ghetto per soli rom

Giugliano rom

L’insediamento formale di Masseria del Pozzo a Giugliano


L’Associazione 21 luglio esprime forte preoccupazione per il progetto di costruzione di un “eco-villaggio” nel quale trasferire i circa 250 rom che attualmente vivono nell’insediamento formale di Masseria del Pozzo a Giugliano, in provincia di Napoli.
La misura, frutto di un’intesa tra il Comune di Giugliano, la Regione Campania e il Ministero dell’Interno, avrebbe come conseguenza inevitabile quella di reiterare la segregazione spaziale su base etnica e le violazioni dei diritti umani di persone che già sono state oggetto di una politica discriminatoria che li ha confinati in un’area insalubre, adiacente a una discarica ad alto tasso di inquinamento ambientale per la comprovata presenza di rifiuti tossici e con condizioni abitative al di sotto degli standard.
Il trasferimento dei rom di Masseria del Pozzo nel nuovo cosiddetto “eco-villaggio” evidenzierebbe, ancora una volta, l’approccio meramente emergenziale e l’assenza di una pianificazione di medio e lungo termine, da parte delle autorità locali e nazionali, nell’affrontare la “questione abitativa dei rom”. Le stesse dinamiche si sono infatti registrate nel 2013, quando le autorità di Giugliano hanno collocato nell’insediamento formale di Masseria del Pozzo i rom sgomberati forzatamente da alcuni insediamenti informali limitrofi, escludendo peraltro dal processo decisionale i diretti interessati e spendendo una somma di circa 400 mila euro.
Se, da un lato, l’Associazione 21 luglio considera positivo il superamento del ghetto di Masseria del Pozzo, nell’ottica della Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom approvata dal governo italiano nel 2012, dall’altro la soluzione di trasferire i rom nel nuovo “eco villaggio” porterebbe alla nascita dell’ennesimo “mega-campo” (dato che dalla documentazione si evince la possibilità che il nuovo insediamento potrà in futuro ospitare altri rom), segregante su base etnica, che esclude di fatto uomini, donne e bambini da ogni possibilità di inclusione sociale, come già dimostrato da numerose altre esperienze italiane.
Il progetto avrebbe peraltro costi economici elevatissimi: circa 1,3 milioni di euro che suddivisi per i 44 nuclei familiari coinvolti corrispondono a circa 30 mila euro a famiglia, ammontare che permetterebbe di attingere a un ampio ventaglio di soluzioni abitative rispetto a quella individuata e che permetterebbe di adottare una progettualità di medio-lungo termine, evitando così di mantenere la questione abitativa dei rom entro un binario parallelo rispetto a quello della popolazione generale.
Tra i punti oscuri del progetto, figura anche il carattere di temporaneità con il quale le autorità hanno definito l’intervento di collocamento dei rom nel nuovo “eco villaggio” . Trent’anni di “politica dei campi” in Italia, infatti – sottolinea l’Associazione 21 luglio – hanno ampiamente dimostrato come tali interventi, nati come temporanei, si siano poi tramutati in soluzioni abitative di fatto permanenti, con un contestuale deterioramento delle condizioni abitative.
È il caso, solo per citare un esempio, del “villaggio attrezzato” La Barbuta a Roma, nato come temporaneo nel 2012 e giudicato discriminatorio su base etnica dal Tribunale Civile di Roma nel maggio 2015, in seguito a un’azione legale promossa da Associazione 21 luglio e Asgi.
L’Associazione 21 luglio auspica dunque che Comune di Giugliano, Regione Campania e Ministero dell’Interno, consci dell’insostenibilità dal punto di vista economico e della tutela dei diritti umani del progetto dell’”eco-villaggio”, possano prontamente modificare la decisione assunta e riconvertire gli interventi previsti verso soluzioni che, partendo dall’ineludibile superamento dell’ insediamento di Masseria del Pozzo, promuovano una reale ed efficace inclusione della comunità rom di Giugliano.
Forti dubbi sul progetto sono stati del resto espressi dal Presidente della Commissione Diritti Umani del Senato Luigi Manconi secondo il quale «così come concepito, l’eco-villaggio rischia fortemente di non rappresentare una soluzione ma di porsi nuovamente come un intervento temporaneo destinato a fallire».

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Presentazione dell'Osservatorio Romano sulle Migrazioni

Giovedì 18 febbraio, alle ore 16.30 presso l’Auditorium via Rieti – in via Rieti 13, Roma – il Centro Studi e Ricerche IDOS e l’Istituto di Studi Politici San Pio V presentano il Rapporto dell’Osservatorio Romano sulle Migrazioni, giunto quest’anno alla sua undicesima edizione.
Attraverso dati e statistiche aggiornate, il Rapporto analizza il fenomeno dell’immigrazione a Roma e nel Lazio e contiene anche un focus, curato dall’Associazione 21 luglio, sulla situazione delle comunità rom e sinte in emergenza abitativa nella Capitale.
Le relazioni introduttive saranno tenute da Rita Visini, Assessore della Regione Lazio alle Politiche Sociali, e da Antonio Iodice, Responsabile dell’Istituto di Studi Politici S. Pio V.
A farsi carico dell’esposizione tecnica sarà Ginevra Demaio, che per conto del Centro Studi e Ricerche IDOS ha curato il Rapporto. Interverranno, coordinati da Franco Pittau, tre immigrati: Pia Gonzalez, Redattrice del giornale “Ako Ay Pilipino”, Arber Behari, Presidente dell’Associazione Iliria degli albanesi di Rieti e Natalia Moraru, Mediatrice transculturale moldava. Seguirà l’intervento di Paola Piva, Coordinatrice delle oltre 100 strutture volontarie che compongono la “Rete Scuole Migranti” nell’area romana e laziale. Infine, a concludere, interverranno sull’ampia panoramica di questioni economiche, sociali e religiose connesse con la presenza immigrata nella nostra area, il Vescovo ausiliare della Diocesi di Roma, mons. Giuseppe Marciante, e il Presidente di IDOS, Ugo Melchionda.
Il volume, come di consueto, sarà distribuito ai partecipanti.
Scarica il programma completo
 

Selezionata la tesi vincitrice del Premio Ricerca

Il Premio Ricerca indetto lo scorso aprile dall’Associazione 21 luglio è stato assegnato a Chiara Manzoni, Dottore di Ricerca in “Sociologia applicata e metodologia della ricerca sociale” all’Università degli studi Milano-Bicocca, che ha sviluppato una tesi di dottorato dal titolo “L’uscita dal campo e dalla baraccopoli. Tra vincoli strutturali e strategie individuali nell’analisi delle carriere abitative dei rom”.
Il lavoro è uno studio articolato della situazione abitativa dei rom in Italia – focalizzato soprattutto sull’area di Torino – che ripercorre le politiche abitative pubbliche dagli anni ’80 ad oggi. L’analisi è partita dall’assunzione del nomadismo come specificità culturale dei rom e si è soffermata sulla conseguente istituzionalizzazione del campo. La ricostruzione passa attraverso la diffusione dell’allarmismo nei confronti delle popolazioni rom presenti sul territorio e la progressiva “messa in sicurezza” dei campi che ha raggiunto l’apice con il cosiddetto Piano Nomadi, in nome di una presunta “questione rom” proposta in termini emergenziali e strettamente collegata alla “questione immigrazione”.
La ricerca ha ricostruito la vita nei campi di oggi attraverso le specifiche esperienze biografiche di diversi individui e famiglie, sia in Italia che nei contesti di origine (specialmente Romania e Bosnia), condividendone esperienze e attività quotidiane.
La commissione di valutazione dell’Associazione 21 luglio ha apprezzato la dedizione dimostrata durante il lavoro sul campo, oltre che l’analisi e le riflessioni suscitate sul tema trattato sia in termini teorici che di politiche.
Come specificato nel bando, la ricerca verrà premiata con la pubblicazione di 150 copie del testo e un compenso monetario pari a 300 euro. La ricerca verrà inoltre presentata pubblicamente all’interno di un evento che sarà organizzato dall’Associazione 21 luglio il prossimo autunno, alla presenza dell’autrice del lavoro.
 

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