Archivio per anno: 2021

I rom dell’area F di Castel Romano chiedono alla Raggi di mantenere le promesse. Associazione 21 luglio: «Evitiamo ennesimo flop del Piano rom».

«Questa mattina sono partite le nostre operazioni di sgombero dell’Area F del campo rom di Castel Romano – aveva dichiarato Virginia Raggi il 25 marzo scorso – Abbiamo avviato una collaborazione con tutte le famiglie che hanno sottoscritto il “Patto di Responsabilità Solidale”: si tratta di un sostegno temporaneo nei confronti di coloro che si impegnano a trovare un regolare lavoro, mandare i propri figli a scuola. Per coloro che hanno fragilità, abbiamo avviato il percorso di assistenza così come avviene per chiunque si trovi nelle stesse condizioni».

Questa mattina gli abitanti dell’Area F di Castel Romano hanno manifestato in Campidoglio per ricordare alla prima cittadina le promesse fatte. Sei famiglie sono state effettivamente collocate in co-housing in case popolari che sono parte della “riserva ERP” a disposizione del Comune di Roma per l’emergenza abitativa. Quattro famiglie sono state invece poste all’interno di “Covid Hotel”. Hanno accettato con fiducia questa sistemazione malgrado la difficoltà. Le famiglie sono state infatti poste in quarantena, pur risultano negative ai test alle quali erano state sottoposte, e smembrate, visto che solo ad una persona adulta, insieme ai bambini, è stato consentito l’ingresso. A tre famiglie non è stata offerta alcuna soluzione e sono in attesa di un appuntamento con le assistenti sociali di riferimento per intraprendere il percorso burocratico con la sottoscrizione del “Patto di Solidarietà”.

La promessa dell’Amministrazione Capitolina è pertanto stata realizzata a metà e oggi le famiglie, al grido di “NESSUNO RESTI INDIETRO!” hanno chiesto all’Amministrazione Comunale di promuovere il percorso di inserimento abitativo che era stato verbalmente garantito. «La nostra richiesta – hanno affermato le famiglie – non si fonda su pretese arbitrarie ma su impegni assunti da parte dei referenti istituzionali e per questo chiediamo che alle parole seguano i fatti».

L’appello delle famiglie è stato consegnato alla presidente della Commissione Politiche Sociali di Roma Capitale, Agnese Catini, presente alla manifestazione.

Associazione 21 luglio si è posta da subito a fianco delle famiglie rom affinché venga garantito il diritto a un alloggio dopo la distruzione dei container dove aveva vissuto per 9 anni. Secondo Carlo Stasolla: «Dopo lo sgombero di Camping River, con 300 persone finite per strada, e quello del Foro Italico, che ha visto una ventina di famiglie scappare dalla furia delle ruspe, non vorremmo assistere all’ennesimo flop del Piano rom della Raggi. Alle famiglie dell’area F è stata fata una promessa, quella di avviare un percorso di inclusione attraverso l’accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Loro hanno concesso fiducia accettando anche di entrare in Covid Hotel pur non comprendendone la ragione. Vigileremo e lotteremo a fianco delle famiglie fino a quando l’impegno assunto da questa Amministrazione non si traduca in realtà».

Giornata Internazionale dei rom. Associazione 21 luglio: «Rafforzare il percorso verso la chiusura di insediamenti monoetnici»

 

L’8 aprile viene celebrata in tutto il mondo la Giornata Internazionale dei diritti dei rom che prende spunto quando, nella Primavera del 1971, alcuni intellettuali e attivisti rom di tutta Europa si incontrarono a Chelsfield, vicino Londra, in un congresso internazionale per riflettere sulla condizione delle rispettive comunità.

QUADRO NUMERICO

Malgrado le diverse stime periodicamente prodotte, risulta impossibile definire in modo chiaro e certo il numero delle persone rom e sinte presenti sul territorio nazionale. Dalla mappatura annuale svolta da Associazione 21 luglio e riportata nel suo Rapporto Annuale di prossima pubblicazione, emerge come in Italia siano circa 18.000 i rom in emergenza abitativa e di essi circa 11.500 in insediamenti progettati, costruiti e gestiti dalle istituzioni locali e meno di 7.000 in insediamenti informali. Sul territorio italiano si contano 111 insediamenti formali per soli rom in una sessantina di Comuni italiani con una presenza interna di cittadini italiani che raggiunge il 49%. La città con il maggior numero di presenze è la Capitale, dove vivono il 41% dei rom presenti negli insediamenti formali italiani. Sempre la città di Roma, insieme a Napoli, conta il più alto numero di persone, per la quasi totalità di cittadinanza rumena, presenti negli insediamenti informali.

NUMERI IN CALO

Negli ultimi mesi è proseguito il calo numerico di presenze all’interno degli insediamenti monoetnici, già registrato a partire dal 2016, quando 18.000 erano i rom censiti nei 149 insediamenti formali e 10.000 quello negli insediamenti informali. L’anno successivo tali numeri si sono attestati attorno ai seguenti valori: 16.400 in 148 insediamenti formali e 9.600 in quelli informali. Nel 2018 i rom censiti nei 127 insediamenti formali risultavano essere 15.000 e più di 9.000 quelli negli insediamenti informali. L’anno successivo la cifra si attestava su: 12.700 presenze in 119 campi formali e 7.300 rom stimati in quelli informali. Un calo numerico significativo dovuto a una molteplicità di fattori: volontà delle giovani generazioni presenti nei “campi rom” ad intraprendere percorsi di fuoriuscita; consapevolezza di diverse amministrazioni locali nel promuovere il superamento degli insediamenti; decisione di famiglie rom comunitarie di lasciare volontariamente il nostro Paese a causa della crisi pandemica ed economica.

VERSO IL SUPERAMENTO DEI CAMPI ROM

Se fino al 2014 alcune Amministrazioni risultavano ancora impegnate nella costruzione o nel rifacimento di nuovi insediamenti, è da circa 3 anni che si registrano azioni che nascono dalla volontà di superare i “campi rom”. In alcuni casi, come dimostra quanto recentemente avvenuto nelle città di Roma e di Pisa, tali interventi si sono tradotti in azioni di sgombero forzato o di allontanamento delle persone in cambio di bonus economici una tantum. Diverso, invece, quanto osservato negli ultimi anni a Palermo, Moncalieri, Ferrara, Sesto Fiorentino, dove il superamento dei “campi rom” attraverso virtuosi processi inclusivi, si è concretizzato nell’ingresso delle famiglie all’interno di alloggi convenzionali. Pratiche di sgombero di insediamenti informali particolarmente violente si sono registrate negli ultimi 18 mesi nelle città di Torino e Roma.

L’IMPATTO DEL COVID

La crisi pandemica che ha investito il nostro Paese ha sicuramente peggiorato le condizioni di vita di numerose comunità in emergenza abitativa. Alcuni contesti sono stati segnati da deprivazione alimentare, assenza di accesso ai ristori economici dovuti alla non regolarità delle attività lavorative, mancanza di monitoraggio della autorità sanitarie sulle condizioni di vita delle famiglie presenti negli insediamenti. Nel lungo periodo, però, le conseguenze prodotte dal Covid potrebbero portare ad un cambiamento della situazione. Il clima di ostilità nei confronti dei rom sembra sopito all’interno di una società “distolta” da problematiche legate nell’ultimo biennio alla politica sull’immigrazione e poi, dal 2020, alla pandemia da Covid. Inoltre lo scivolamento verso la povertà di una larga fascia della classe media e le conseguenti misure di sostegno economico promosse dal Governo centrale (prolungamento del reddito di cittadinanza, bonus figli, bonus spesa, ecc…) potrebbero rappresentare per molte famiglie residenti nei “campi” l’opportunità per uscire, attraverso il ricorso a sussidi universali, da croniche condizioni di indigenza.

IL CASO ROMANO

Sempre dai dati riportati nel Rapporto annuale di Associazione 21 luglio emerge come, probabilmente, la città dove un rom in emergenza abitativa si troverebbe a vivere nella condizione peggiore resta la Capitale. Insediamenti formali in condizioni di abbandono, azioni sociali fallimentari, sgomberi forzati: sono questi i tratti che caratterizzano la presenza delle comunità rom a Roma e il loro rapporto con la città. Il “Piano rom” della Giunta Raggi, pur se avviato con le intenzioni di superare gli insediamenti romani attraverso processi inclusivi, non ha mai mutato il suo rigido approccio, rivelando nel tempo l’incapacità di generare impatti significativi. Dall’inizio del “Piano rom”, malgrado i 12 milioni di euro già impegnati per l’inclusione abitativa che prevede l’erogazione di “bonus affitti” e il rimpatrio assistito, risultano meno di 10 i nuclei familiari collocati, attraverso tali strumenti, all’interno di abitazioni convenzionali.

IL PARERE DI ASSOCIAZIONE 21 LUGLIO

Secondo Associazione 21 luglio è possibile continuare ad assistere ad un calo degli insediamenti monoetnici e al numero dei loro abitanti se si sapranno affinare politiche sociali efficaci, evitando sperpero di denaro pubblico e violazione dei diritti umani. «I tempi sono maturi per un cambio di passo – afferma Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione – per gettarci alle spalle la triste stagione dei “campi rom” inaugurata negli anni Novanta. A condizione di implementare modelli partecipativi e dialoghi costruttivi tra amministratori locali, comunità residenti nei “campi”, organizzazioni del terzo settore. Sarà fondamentale abbandonare la logica di politiche e strategie “speciali” per privilegiare strumenti ordinari a disposizione di qualsiasi cittadino, senza quei profili discriminatori che, come accaduto sino ad ora, finiscono puntualmente per stigmatizzare intere comunità».

“Da dove veniamo?”, pomeriggi di studio con ‘Officina dei talenti’

Insieme alle bambine e ai bambini che frequentano la nostra ‘Officina dei talenti’, abbiamo studiato il planisfero e la posizione dei continenti.
Al Polo ex Fienile di Tor Bella Monaca studiamo con entusiasmo, creiamo comunità. L’attività si inserisce all’interno del progetto ‘Storie cucite a mano’ promosso da ‘Con i Bambini’.

L’attività rientra nell’ambito del progetto ‘Amarò foro’ finanziato da ‘Otto per Mille Chiesa Cattolica‘.

Castel Romano: in attesa dello sgombero i primi rom in case popolari. Associazione 21 luglio: «Un precedente importante. Roma imita la giunta leghista di Ferrara»

Roma, 24 marzo 2021 – Secondo l’Ordinanza n.25 del 12 febbraio 2021 a firma di Virginia Raggi, dopo diversi rinvii, per le settanta persone dell’area F del “villaggio” di Castel Romano non restava che lo sgombero imminente come ultima soluzione volta al «ripristino delle condizioni ambientali, igienico sanitarie a tutela della salute pubblica». E invece, accogliendo le proposte lanciate dai residenti e da Associazione 21 luglio, dai giorni scorsi alcune famiglie, per un totale di 15 persone, sono state inserite all’interno di abitazioni dell’edilizia residenziale pubblica. Per altre sono previsti ingressi imminenti.

Secondo le intenzioni del Comune di Roma l’area F di Castel Romano doveva già essere sgomberata il 10 settembre scorso. Per scongiurare tale azione, Associazione 21 luglio, ravvisando un comportamento discriminatorio delle autorità capitoline, si era rivolta alla Commissione Europea e all’Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il 31 agosto gli abitanti dell’insediamento, in una manifestazione organizzata in Campidoglio e supportata da Associazione 21 luglio, hanno presentato pubblicamente la loro proposta in una missiva indirizzata alla sindaca Virginia Raggi: «L’idea – veniva riportato nella lettera – nasce leggendo con attenzione la Memoria di Giunta n.38 da lei firmata il 9 luglio 2020 dove, parlando di noi, prevede per il nostro sostegno all’abitare la misura della “riserva ERP del 15% degli alloggi”. Trenta delle nostre famiglie hanno già fatto domanda di “casa popolare” e questo strumento, già praticato con successo dalla Giunta leghista di Ferrara quando, lo scorso anno, ha dovuto chiudere un campo rom, consentirebbe semplicemente, senza corsie preferenziali e in maniera assolutamente legale di accelerare il nostro accesso negli alloggi dell’edilizia residenziale pubblica. Molte delle famiglie residenti potrebbero così uscire dall’Area F di Castel Romano da subito, entrando, come è nel loro diritto, in una casa popolare».

L’esperienza a cui facevano riferimento i manifestanti era quella praticata nella città di Ferrara quando, nel settembre 2019, l’Amministrazione a guida leghista, dovendo sgomberare lo storico campo rom di via delle Bonifiche, ha requisito appartamenti dell’edilizia residenziale pubblica per trasferire alcune famiglie avvalendosi della “riserva” garantita anche all’Amministrazione estense per le particolari fragilità sociali a rischio sgombero.

La Giunta Raggi, accogliendo la proposta delle famiglie dell’area F e replicando su Roma il modello di intervento praticato a Ferrara, ha quindi optato, come previsto dall’art.13 del Regolamento della Regione Lazio n.2 del 20 settembre 2020, attingendo dalle “riserve ERP” a sua disposizione per iniziare il collocamento delle sole famiglie firmatarie del “Patto” e poste in un’area che sarà presto liberata.

Per Associazione 21 luglio, che auspica che il processo di inserimento nelle case popolari possa interessare tutti i residenti, senza scrematura, si tratta comunque di un precedente di estrema importanza. Secondo il presidente Carlo Stasolla «Il tramonto della stagione dei campi rom a Roma sta diventando una realtà. Con buona pace di quanti, dipendenti comunali e volontari di associazioni, si ritrovano ancorati ai vecchi e costosi modelli dettati da un assurdo Piano rom e un Ufficio Speciale Rom che non trova più la sua ragion d’essere. Quello della vicenda dell’area F di Castel Romano è un fatto straordinario soprattutto per il precedente che crea. A Roma da oggi in poi ogni minaccia di sgombero dovrà scontrarsi con una legittima domanda: “Perché non fare come la giunta leghista di Ferrara o come la Raggi con i rom di Castel Romano? La legge lo consente”. Tutto ciò, grazie all’attivismo e all’impegno mostrato dalle famiglie rom nel proporre dialogo e soluzioni di buon senso che questa Amministrazione ha iniziato a recepire».

Al Polo ex Fienile prepariamo i colori naturali!

Il cavolo viola per ottenere i colori viola e blu con l’aggiunta della cenere, la paprika per l’arancio, lo zafferano e la curcuma per il giallo e, infine, la bieta e il cavolo nero per il verde. Et voilà! I colori naturali sono pronti. I bambini e la bambine dello Spazio Baby ogni giorno scoprono nuove attività manuali e nuovi successi. La nostra comunità multiculturale al Polo ex Fienile di Tor Bella Monaca continua a crescere.

E’ Carnevale allo Spazio Baby

I bambini e le bambine che frequentano le attività di ‘Spazio baby’ hanno costruito, supportati dagli operatori, mascherine colorate in occasione del Carnevale.

Quando i lavoretti sono stati ultimati, i bambini li hanno mostrati alle mamme per giocare insieme con stelle filanti e coriandoli.

E’ stato un viaggio meraviglioso alla scoperta dei colori e della manualità

Un progetto per scongiurare lo sgombero

A seguito dell’ordinanza di sgombero dell’area F del “villaggio” di Castel Romano, nella quale alle 77 persone residenti sono stati concessi 7 giorni di tempo per abbandonare l’area, Associazione 21 luglio è venuta a conoscenza della volontà dell’Amministrazione Comunale di prevedere per le suddette famiglie – purché firmatarie del “Patto di Solidarietà” o in graduatoria per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica – un progetto di collocamento in appartamenti in co-housing posti all’interno del territorio comunale per due anni. L’ingresso negli appartamenti predisposti dal Comune di Roma consentirebbe successivamente alle famiglie beneficiarie di usufruire dei 10.000 euro di contributo all’affitto previsto dal “Piano rom” e il mantenimento del punteggio per la domanda della “casa popolare”. La proposta è stata nel concreto presentata presso gli uffici comunali a diverse famiglie dell’area F con l’invito, per quanti non l’avessero fatto, a sottoscrivere il “Patto di Solidarietà”. Contrariamente a quanto avvenuto nel passato, pertanto, i referenti dell’Amministrazione comunale hanno assicurato di escludere l’opzione dell’accoglienza in strutture comunali con divisione del nucleo e accoglienza limitata nel tempo.

Associazione 21 luglio, nel continuare a seguire da vicino la vicenda, confida nel senso di responsabilità del personale del Comune di Roma affinché venga intrapreso con le famiglie un dialogo franco e un atteggiamento corretto, scevro da ambiguità e promesse illusorie, fondato sulla trasparenza e sulla reale volontà ad offrire risposte abitative adeguate e risolutive di fronte alle gravi problematiche che lo sgombero forzato, previsto per il 2 marzo, potrebbe innescare. Senza dimenticare, come già ribadito in passato dalle stesse famiglie, che, al di fuori di costose e discriminatorie politiche inclusive, basterebbe lo sblocco delle assegnazioni degli alloggi di edilizia residenziale pubblica per offrire la certezza a diversi nuclei dell’area F già in graduatoria con punteggi molto alti, di fare ingresso in una “casa popolare”.

“Sto facendo la cosa giusta?” Continuano gli appuntamenti con ‘Mondi di mamme’

“Sto facendo la cosa giusta?”. Quante volte questo dubbio si è insinuato nella mente di una giovane mamma? E in quella di un giovane papà? Nell’ambito delle attività ‘Mondi di mamme’ e ‘Cura del bebè’, organizzati dalla nostra associazione, promuoviamo incontri tra esperti della prima infanzia – ostetriche e pediatri – e i genitori.
Grazie al confronto e alla fiducia reciproca, al Polo ex Fienile di Tor Bella Monaca, si sviluppano una rete di sostegno e una comunità di famiglie.

Prima indagine nazionale sulla condizione giuridica dei rom originari dell’ex Jugoslavia

Associazione 21 luglio: «Si colma finalmente un gap conoscitivo. La conoscenza dei numeri indispensabile per politiche mirate».

 

Roma, 29 gennaio 2021 – Con la dissoluzione dell’ex Jugoslavia, iniziata con la morte di Tito nel 1980 e la guerra civile che ne è scaturita, migliaia di cittadini sono scappati dal loro Paese di origine per trovare riparo nelle periferie delle metropoli italiane. Si stima che negli anni Ottanta e Novanta siano stati almeno 40mila i cittadini di origine rom in fuga dal conflitto balcanico e stanziatisi inizialmente all’interno di tende o di roulotte prima che venissero costruiti i cosiddetti campi rom dove concentrare persone considerate erroneamente di cultura “nomade”.

Negli ultimi 30 anni la condizione giuridica di molti di loro non è mai stata sanata. La cancellazione anagrafica disposta dal Paese di provenienza e l’impossibilità ad ottenere un permesso di soggiorno italiano li ha fatti piombare in una sorta di limbo giuridico che si è tradotto per molti in una condizione di apolidia de facto senza alcun tipo di riconoscimento. Persone senza diritti perché inesistenti per lo Stato italiano e le amministrazioni locali.

Quanti sono oggi i cittadini rom a rischio apolidia presenti negli insediamenti italiani? Sino ad oggi svariati sono stati i numeri stimati. Nel 2008 fu l’ISPO (Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione) a stimare «almeno 20/25.000 giovani rom soprattutto dell’ex Jugoslavia che non hanno cittadinanza: non sono stati riconosciuti nei Paesi di origine, parlano solo italiano e romanès e sono senza documenti». Tre anni dopo la Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti Umani del Senato ha indicato altre cifre relative alla condizione che «riguarda i minori, figli (e sempre più spesso nipoti) di rom provenienti da quella che fu la Jugoslavia: si può stimare che si tratti di circa 15.000 giovani». Tali numeri, non supportati da studi e ricerche, hanno fatto sì che negli anni si promuovessero disegni di legge, si creassero Tavoli di lavoro anche all’interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri, si impegnassero fondi per l’implementazione di progettualità su larga scala.

Associazione 21 luglio ha voluto indagare sull’entità del fenomeno e, con la ricerca ‘Fantasmi urbani’, ha condotto un’analisi meticolosa e puntuale sulla presenza, in Italia, dei cittadini di origine jugoslava a rischio apolidia. Uno studio i cui risultati marcano una forte differenza rispetto ai dati di riferimento assunti anche dal Governo italiano. L’indagine è partita da un ampio campione rappresentato dal 36,5% del totale di cittadini dell’ex Jugoslavia presenti nei “campi rom” italiani. Per raccogliere i dati sono state incontrate 2.666 persone e visitati 17 insediamenti in 8 Comuni italiani.

Alla luce dei risultati emersi, le persone originarie dell’ex Jugoslavia a rischio apolidia, perché prive di passaporto e di permesso di soggiorno, residenti nei “campi rom” italiani sono circa 860, un numero ben lontano dalla forbice sino ad ora stimata di 15.000/25.000 unità. Di essi poco meno di 500 dovrebbero essere rappresentati da minori.

Secondo Associazione 21 luglio un numero così esiguo, assai lontano dalle cifre passate non fondate su basi scientifiche, ridimensiona il fenomeno e soprattutto consente finalmente l’attivazione di politiche mirate a singoli contesti e specifiche situazioni locali.

Scarica il rapporto.

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