Case popolari: stop a circolare che discrimina i rom a Roma
[tfg_social_share]La circolare discriminatoria del 18 gennaio 2013 con la quale il Comune di Roma aveva stabilito che i rom presenti nei “campi nomadi” di Roma non sono da considerarsi assegnatari del massimo punteggio per l’assegnazione delle “case popolari” in quanto dimoranti in strutture definite “permanenti” «non è una circolare ma una nota che trova il tempo che trova. Una nota dai contenuti sbagliati. Ciò perchè non spetta a un dirigente decidere i criteri di assegnazione degli alloggi».
A dichiararlo davanti alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani è stato l’assessore alle politiche abitative di Roma Capitale, Daniele Ozzimo.
La circolare in questione, come già avevano denunciato Associazione 21 luglio, Amnesty International e il Centro Europeo per i Diritti dei Rom il 5 marzo 2013 in una lettera congiunta indirizzata alle autorità, sembrava voler nascondere «l‘intenzione discriminatoria di scoraggiare le famiglie rom dal presentare regolare domanda di assegnazione delle “case popolari”».
Successivamente la questione era stata riproposta dai rappresentanti dell’Associazione 21 luglio il 22 marzo scorso al sindaco di Roma Ignazio Marino, in un incontro privato in Campidoglio. In quell’occasione era stato chiesto al primo cittadino di garantire alle comunità rom e sinte presenti nella Capitale pari opportunità di accesso all’edilizia residenziale pubblica.
Secondo l’Associazione 21 luglio, dopo la circolare dell’8 aprile scorso con la quale il sindaco di Roma aveva vietato l’uso del termine “nomadi” in tutti gli atti del Comune, le dichiarazioni dell’assessore Daniele Ozzimo rappresentano un ulteriore passo verso l’inclusione delle comunità rom e sinte della città di Roma.
Un passo ancora non decisivo ma importante. «Ora bisogna andare oltre – dichiara l’Associazione 21 luglio – e predisporsi al prossimo passo. La questione fondamentale resta infatti la fine degli sgomberi forzati e il superamento degli insediamenti formali. E’ questa la vera sfida che la città di Roma deve affrontare e sulla quale occorrono decisioni urgenti e coraggiose».
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