10 agosto 2012 – La Barbuta, ordinato lo "stop" agli ingressi delle famiglie rom. L'azione legale di Associazione 21 luglio e ASGI convince i giudici: il "campo nomadi" La Barbuta, il "campo modello" della giunta Alemanno, ha un carattere discriminatorio

 
Il Tribunale di Roma ha vagliato nei giorni scorsi l’azione civile contro la discriminazione presentata dall’Associazione 21 luglio e dall’ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) in riferimento al nuovo «villaggio attrezzato» di Roma in località La Barbuta realizzato e organizzato all’interno delle azioni del Piano Nomadi di Roma. Le due organizzazioni, con ricorso presentato in data 20 marzo 2012, hanno chiesto che venisse accertato e dichiarato «il carattere discriminatorio … del comportamento del Comune di Roma che si è concretizzato nella prosecuzione dei lavori di ultimazione e assegnazione del villaggio attrezzato La Barbuta» e conseguentemente ordinato al Comune di Roma la cessazione del «comportamento discriminatorio» e la rimozione degli effetti da esso derivanti.

A seguito dell’ultimazione dei lavori del «villaggio attrezzato» La Barbuta e dell’avvio delle procedure d’assegnazione e d’ingresso al suo interno realizzate dal Comune di Roma a partire dal 18 giugno 2012 l’Associazione 21 luglio e l’ASGI hanno presentato un’ istanza cautelare chiedendo la sospensione di tali misure.

Così, il Tribunale di Roma, con Ordinanza depositata in data 8 agosto 2012, pronunciandosi sull’istanza cautelare, ha ritenuto che le circostanze esposte dalle due organizzazioni «concorrano nel rendere verosimile il carattere discriminatorio delle attività di assegnazione degli alloggi presso il campo denominato Nuova Barbuta» in quanto la realizzazione del nuovo “campo nomadi” esclude di fatto le comunità rom e sinte della capitale «dalla possibilità di accesso a soluzioni abitative propriamente intese con l’effetto di determinarne, ovvero incentivarne, l’isolamento e la separazione dal restante contesto urbano e di comprometterne la pari dignità sociale». All’interno delle azioni del Piano Nomadi di Roma la soluzione di un “campo nomadi” viene prospettata a un solo gruppo etnico che vive un particolare disagio abitativo «e non risulta parimenti predisposta o offerta ad individui presenti sul territorio del Comune di Roma non appartenenti a tali comunità».

Inoltre, anche il «codice comportamentale» imposto agli abitanti del nuovo «villaggio attrezzato» La Barbuta, secondo il Tribunale, «appare lesivo del diritto della libertà personale, alla vita privata e familiare e alla libertà di riunione».

Il Tribunale di Roma ha pertanto accolto la richiesta presentata dall’ASGI e dall’Associazione 21 luglio ordinando «la sospensione delle procedure di assegnazione degli alloggi all’interno del villaggio attrezzato Nuova Barbuta fino alla definizione del procedimento sommario di cognizione».

«E’ una notizia storica, perchè per la prima volta in Italia viene riconosciuto il carattere discriminatorio di un mega campo monoetnico – ha commentato Carlo Stasolla, il presidente dell’Associazione 21 luglio – E’ la vittoria di una battaglia che la nostra Associazione sta conducendo e continuerà a svolgere per il superamento definitivo dei “campi nomadi”, luoghi di discriminazione e di segregazione istituzionale, spazi dove i diritti sono sospesi e la dignità delle persone calpestata».

31 luglio 2012 – Tre anni fa l'inizio del Piano Nomadi a Roma.Tre anni di diritti umani violati e di direttive del governo calpestate. La denuncia in una lettera scritta al presidente Monti da cinque organizzazioni di Roma e Milano

 

Esattamente tre anni fa, il 31 luglio 2009, il sindaco Alemanno e la vice sindaco Belviso presentavano il Piano Nomadi di Roma indicandolo come «una rivoluzione copernicana» che avrebbe consentito finalmente di dare una risposta definitiva all'”emergenza nomadi” attraverso un percorso segnato dalla «legalità» e dalla «solidarietà».

Il tragico e sciagurato itinerario che ha scandito le diverse azioni del Piano Nomadi è stato in questi tre anni segnato da violazioni sistematiche dei diritti umani, sperpero di denaro pubblico, azioni propagandistiche, abusi e negligenze istituzionali.

Il 16 novembre 2011, con sentenza n. 6050, il Consiglio di Stato ha dichiarato l’illegittimità dello stato di emergenza sul quale è fondato il Piano Nomadi della giunta Alemanno. Il 24 febbraio 2012 il governo italiano ha approvato la Strategia nazionale di inclusione di rom, sinti e camminanti nella quale si impone alle amministrazioni locali di «concorrere in maniera coordinata all’obiettivo che il governo si è prefissato nella cornice comunitaria». Il 15 giugno 2012 il ministro per l’Integrazione Andrea Riccardi nella missiva n. 3014 ha comunicato alle autorità romane la Strategia approvata dal governo Monti. Nonostante tutto ciò, il 5 luglio 2012 il sindaco di Roma, in occasione del recente sgombero del “campo nomadi” di via del Baiardo, ha ribadito: «Il Piano Nomadi va avanti!».

Per questa ragione l’Associazione 21 luglio, l’European Roma Rights Centre, la Consulta Rom e Sinti della città di Milano, il gruppo di sostegno Forlanini, il NAGA e UPRE Roma hanno inviato al presidente del Consiglio dei ministri Mario Monti, al ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, al ministro del Lavoro Elsa Fornero e al ministro per l’Integrazione Andrea Riccardi una lettera in cui hanno denunciato la forte divergenza tra politica e pratica per quanto riguarda l’inclusione dei Rom e dei Sinti.

«A tutt’oggi – si legge nella lettera – rimane uno stridente contrasto tra gli scopi annunciati nella Strategia [del governo Monti] e le azioni intraprese dalle autorità a livello locale e che coinvolgono i Rom e i Sinti nelle città di Roma e Milano». Per questo viene chiesto al governo italiano di verificare e promuovere «azioni adeguate affinché la Strategia nazionale venga rispettata e applicata in tutto il territorio nazionale».

«La forbice tra quanto sostenuto dalla Strategia del governo Monti e quanto praticato dal Piano Nomadi della giunta Alemanno – sostiene l’Associazione 21 luglio – è preoccupante e pone lo stesso Piano Nomadi su un livello di illegalità istituzionale. La “rivoluzione copernicana ” presentata tre anni fa dal sindaco di Roma non è stata altro che un triste ritorno al “sistema tolemaico” delle passate amministrazioni. Chiediamo al governo nazionale un incisivo intervento perchè la Strategia nazionale, approvata dall’Europa, possa essere recepita anche nella città di Roma, dove trasferimenti forzati e costruzione di nuovi mega campi monoetnici continuano a segnale la politica dell’attuale giunta».

Leggi la lettera completa

5 luglio 2012 – Iniziato lo sgombero del campo di via del Baiardo a Roma. Secondo l'Associazione 21 luglio il trasferimento sta avvenendo senza il dovuto rispetto degli obblighi internazionali in materia di diritti umani

 

Dalla mattinata del 5 luglio 2012, circa 300 rom, abitanti nel “campo tollerato” di via del Baiardo, sono prossimi ad essere sgomberati. Dalle ore 7,30 di oggi la polizia municipale sta procedendo all’identificazione delle persone presenti e alla notifica della Determinazione dirigenziale n. 3090 del 02.07.2012 con cui il Comune di Roma ha disposto la «delocalizzazione del campo nomadi Baiardo». Il campo di via del Baiardo è uno degli insediamenti storici della Capitale e uno dei campi cosiddetti “tollerati” dall’attuale amministrazione comunale. Costituito nel 1996 (ordinanza sindacale n. 80 del 23 gennaio 1996), accoglie attualmente 290 rom di origine serba e rumena. Il campo è dotato di servizi di base.

Nei prossimi giorni le autorità intendono trasferire 96 persone, di origine serba, nel nuovo «villaggio attrezzato» a La Barbuta. Ad altre 150 persone, solo donne e bambini, sarà offerta, accoglienza presso il centro comunale di via Visso 12, mentre ai rom rumeni, che non risultano essere presenti nei passati censimenti, sono state abbattute oggi le baracche e sono stati invitati ad allontanarsi senza che fosse loro offerta un’adeguata soluzione alternativa. La chiusura del campo di via del Baiardo rientra all’interno delle azioni del Piano Nomadi, «un Piano che oggi – ha commentato il sindaco Alemanno nella sua visita durante le operazioni di identificazione e di sgombero – va avanti».

L’Associazione 21 luglio, accompagnata da un rappresentante dell’European Roma Rights Centre, ha seguito le diverse azioni che si sono svolte oggi all’interno dell’insediamento.
Non vi è stata alcuna consultazione reale delle famiglie rom che, senza alcun preavviso hanno visto i loro spazi abitativi occupati da forze dell’ordine, giornalisti, rappresentanti istituzionali. Le azioni si sono svolte sotto l’esplicita minaccia che, chi avesse rifiutato di essere censito e di rilasciare la dovuta intervista, avrebbe dovuto immediatamente allontanarsi dall’insediamento. Molti rom hanno espresso pubblicamente il proprio disappunto e la volontà di essere coinvolti in un processo di consultazione.

L’Associazione 21 luglio denuncia come l’imminente sgombero del campo di via del Baiardo stia avvenendo senza il dovuto rispetto degli obblighi internazionali in materia dei diritti umani.
«Preoccupa – ha dichiarato il presidente Carlo Stasolla– come l’Amministrazione Comunale, non potendo procedere, così come programmato, allo sgombero del campo di Tor de’ Cenci, usi il pugno di ferro all’interno di altri insediamenti con modalità che non rispettano la dignità della persona umana».

19 giugno 2012 – Cinque associazioni chiedono pubblicamente l'obiezione di coscienza alle organizzazioni romane che lavorano dentro i "campi nomadi"


Cinque associazioni chiedono pubblicamente l’obiezione di coscienza alle organizzazioni romane che lavorano dentro i “campi nomadi”: “Autoescludetevi dal lavoro interno al nuovo ‘villaggio attrezzato’ La Barbuta, l’ultimo ghetto del moderno antiziganismo”.

Con una lettera aperta, cinque organizzazioni, Associazione 21 luglio, Controcampo, cooperativa Berenice, Fondazione Romanì e Popica onlus, contribuiranno alla tavola rotonda “Oltre il campo, testimonianze sulla condizione dei rom a Roma” che si svolgerà oggi presso le sale della Provincia di Roma.

Le cinque organizzazioni prendono spunto dal nuovo «villaggio attrezzato» La Barbuta che il Comune di Roma si appresta a inaugurare, e che definiscono «l’ultimo modello di ghetto per i rom, uno spazio perimetrato, videosorvegliato e organizzato su base etnica».

«Concordiamo con gli organizzatori della tavola rotonda – si afferma nella lettera – nel definire ogni “villaggio attrezzato” della Capitale, e quindi anche l’ultimo, quello costruito a La Barbuta – un ghetto concepito dall’antiziganismo dei nostri giorni, l’ennesimo prodotto di un pregiudizio etnico, il risultato della istituzionalizzazione della segregazione e della discriminazione che si consuma nella nostra città».

E’ possibile allora un lavoro sociale al suo interno? E’ possibile se «ingabbiato in un sistema di sospensione del tempo, sospensione dei diritti, in un non luogo – quale è anche quello del “villaggio attrezzato” La Barbuta – in cui non esistono e non sono date possibilità di cambiamento, vie di fuga e d’uscita»? In realtà, si legge nella lettera, «il lavoro delle organizzazioni che decideranno di lavorare all’interno del nuovo “campo nomadi” La Barbuta, non potrà che ridursi ad un indiretto supporto alla una politica ghettizzante e deumanizzante imposta dall’attuale amministrazione».

«In coerenza a tale posizione espressa e condivisa, – si conclude – invitiamo tutte le organizzazioni del terzo settore cittadino ad esprimere formalmente la volontà di autoescludersi dal lavoro interno (gestione dei servizi e scolarizzazione) alla nuova istituzione – come è quella del “campo” La Barbuta” – destinata a produrre discriminazione, sofferenza, esclusione sociale. Chiediamo un segno coraggioso, un gesto di obiezione di coscienza per invertire la tendenza ed esprimere un segno di discontinuità.  Comprendiamo come una tale scelta potrebbe avere risvolti negativi in relazione al lavoro di tanti operatori. Ogni scelta di coscienza non è mai gratuita e implica sempre un prezzo. Lo stesso prezzo che è costretto a pagare l’operaio di una fabbrica che produce armi e che decide di smettere. Lo stesso prezzo che potrebbe decidere di pagare un’organizzazione che lavora all’interno di un piano, il Piano Nomadi, la “fabbrica” che a Roma produce discriminazione e segregazione».

18 giugno 2012 – Inaugurato oggi a Roma un nuovo "campo", su base etnica per le comunità rom e sinte

 

Inaugurato oggi a Roma un nuovo “campo”, su base etnica per le comunità rom e sinte.
Si apre infatti oggi il «villaggio attrezzato» La Barbuta: una giornata di lutto per i diritti umani.

 

Sono iniziate questa mattina le procedure di ingresso all’interno del nuovo «villaggio attrezzato» realizzato dall’amministrazione comunale di Roma. La struttura, destinata ad accogliere circa 650 persone rom, si trova tra il Grande Raccordo Anulare, la linea ferroviaria Roma-Cassino e l’aeroporto “G.B. Pastine” di Ciampino, lontana  dal contesto urbano, recintata, videosorvegliata,.

Il «villaggio attrezzato» La Barbuta è il primo “campo nomadi” di tale grandezza costruito ex novo a Roma negli ultimi 7 anni. Alcune organizzazioni internazionali, tra cui lo European Roma Rights Centre (Centro Europeo per i Diritti dei rom), hanno più volte sottolineato come l’Italia sia il “paese dei campi” perchè «il solo paese in Europa a promuovere un sistema di ghetti, organizzato e sostenuto pubblicamente, con lo scopo di privare i rom di una piena partecipazione alla vita italiana, o addirittura di avere un contatto e dei rapporti con essa».

Secondo l’Associazione 21 luglio spetterà al Comune di Roma dimostrare ai cittadini romani che i 10 milioni di euro già spesi per la costruzione del nuovo «villaggio attrezzato», più quelli che dovrà erogare a tempo indeterminato per adempiere ai compiti di gestione e vigilanza (circa 3 milioni di euro l’anno), sono da considerarsi un investimento proporzionale ad accogliere i 650 rom in una condizione di esclusione sociale e segregazione piuttosto che disporre altre soluzioni più economiche e valide per cittadini italiani e stranieri, rom e non rom. D’altra parte a nessuno potrebbe apparire adeguata una soluzione abitativa escludente e segregativa, concepita, per esempio, per soli cittadini asiatici, africani o magari ebrei.

La giornata di oggi, è una giornata di lutto per i diritti umani, una prova di come il Comune di Roma ha deciso di reiterare il già citato «sistema dei ghetti», optando così per una scelta antistorica, antieconomica e discriminatoria. Una scelta che condanna ancora una volta il futuro dei bambini e dei ragazzi rom, oscurando con una coltre di discriminazione istituzionale i loro sogni e le loro speranze racchiusi all’interno delle “gabbie” di un “campo nomadi”.

«L’inaugurazione del “villaggio attrezzato” – ha commentato il presidente dell’Associazione 21 luglio Carlo Stasolla – sarà un giorno giudicata dalla storia con severità e indignazione. Per essa tutti noi dovremmo provare profonda vergogna».

16 maggio 2012 – Presentata dall'Associazione 21 luglio una ricerca sui rom e il lavoro a Roma. Soldi dati a pioggia e mancanza di progettualità; ai rom impedito l'accesso ai diritti fondamentali

Mercoledi 16 maggio alle ore 17,00 presso la sala Funzione Pubblica della CGIL di Roma, l’Associazione 21 luglio ha presentato la ricerca “Lavoro sporco. Il comune di Roma, i rom e le borse lavoro“, realizzata da Angela Tullio Cataldo con la collaborazione di Carlo Stasolla e Andrea Anzaldi. L’indagine, operata tra novembre 2011 e marzo 2012, ha avuto l’obiettivo di analizzare l’origine, lo svolgimento e i risultati delle politiche di avviamento al lavoro, rivolte ai rom e realizzate, dal Comune di Roma.

 

Tra il 2010 e il 2011 il Comune di Roma ha finanziato tre progetti di inclusione socio-lavorativa rivolti a 125 rom: il progetto RETIS, costato circa 300.000 euro, che ha visto il coinvolgimento di 18 rom, il progetto Form on the job che è costato 220.000 euro con 30 rom partecipanti e il progetto di pulizia  all’interno dei «villaggi attrezzati» che è costato 1.100.000 euro e nel quale sono stati coinvolti una ottantina di rom.

 

A fronte di una spesa totale di 1.600.000 euro, i diversi progetti di inclusione lavorativa hanno visto, al loro termine l’assunzione di soli 16 rom, con un costo pro-capite di circa 100.000 euro. Nel valutare i tre progetti i ricercatori dell’Associazione 21 luglio hanno cercato di tenere conto non solo dell’attuale situazione lavorativa dei rom coinvolti, ma è stato attribuito un forte valore all’inclusione sociale generata dalle esperienze dei percorsi di avviamento professionale, alla fruizione dei diritti sociali legati al lavoro e al cambiamento effettivo nelle vite e nelle famiglie degli intervistati.
 

Alla luce di questi parametri, se appare più efficace il progetto RETIS, progetto di avviamento al lavoro indirizzato non esclusivamente ai rom e realizzato in un ambiente eterogeneo, colpiscono le dinamiche presenti nei progetti finanziati dal Campidoglio riguardanti di pulizia degli insediamenti, dove, secondo i riscontri effettuati, sembrerebbe che, in mancanza di criteri chiari e senza progettualità alcuna, finanziamenti “a pioggia” siano stati elargiti a sedicenti rappresentanti dei rom al fine di favorire trasferimenti di comunità rom e chiusure di insediamenti. 

La mancanza di controlli da parte dell’amministrazione capitolina, l’assenza di una progettualità a lungo periodo, la poca chiarezza nei criteri di assunzione rappresenterebbero i punti critici di una politica del lavoro rivolta alle comunità rom che, in rapporto agli investimenti erogati, appare fallimentare.
 

«Un progetto di accompagnamento al lavoro – conclude la ricerca – affinchè sia efficace non deve necessariamente essere dispendioso. E’ anzitutto fondamentale che esso venga svolto dai rom in un ambiente diverso da quello, fortemente segregativo, dei “campi” e che preveda un valido accompagnamento».
 

«E’ necessario che il Comune di Roma – ha dichiarato l’Associazione 21 luglio nel corso della presentazione – riesca ad impiegare le proprie risorse per offrire alle comunità rom le opportunità per partecipare pienamente alla vita economica, sociale e culturale della nostra città, per godere di uno standard di vita e di benessere considerati normali e per poter accedere ai propri diritti fondamentali».

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11 maggio 2012 – L’Emergenza Nomadi deve finire davvero – Dichiarazione congiunta

 

Associazione 21 luglio, ASGI, Amnesty International, Human Rights Watch e Open Society Justice Initiative chiedono che il governo abbandoni ogni iniziativa tesa a perpetuare gli effetti della passata Emergenza Nomadi, uno stato d’emergenza che attribuiva poteri straordinari ai prefetti in riferimento ai Rom e ai loro insediamenti in cinque regioni italiane e che era stato giudicato illegittimo dal Consiglio di Stato nel Novembre 2011.

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27 aprile 2012 – Azione legale dell'Associazione 21 luglio e dell'ASGI contro il Comune di Roma

 

Azione legale dell’Associazione 21 luglio e dell’ASGI contro il Comune di Roma. Il nuovo «villaggio attrezzato» La Barbuta è illegittimo perché discriminatorio. Va considerata tale ogni «soluzione abitativa di grandi dimensioni rivolta a un gruppo etnico specifico e priva dei caratteri tipici di un’azione positiva»

 

Il 28 febbraio 2012 il governo italiano ha presentato alla Commissione europea la Strategia nazionale d’inclusione dei rom, sinti e camminanti. Un punto centrale del documento riguarda «il superamento dei campi nomadi, in quanto condizione fisica di isolamento che riduce la possibilità di inclusione sociale ed economica delle comunità». La Strategia italiana esprime chiaramente la «necessità di superamento del modello dei campi per combattere l’isolamento e favorire percorsi di interrelazione sociale, pur nel rispetto delle consuetudini abitative dei rom e dei sinti».

Malgrado la Strategia sia stata approvata dal Consiglio dei ministri, il Comune di Roma continua la sua azione nel reiterare la creazione di spazi abitativi di grandi dimensioni, isolati dal rimanente spazio urbano e dedicati esclusivamente alle comunità rom attraverso i lavori realizzati per portare a compimento la costruzione del «villaggio attrezzato» La Barbuta, destinato a ospitare 650 rom della capitale.

Per tale ragione l’Associazione 21 luglio e l’ASGI (Associazione Studi Giuridici Sull’Immigrazione) hanno promosso un’azione legale contro il Comune di Roma.

Già in passato l’Associazione 21 luglio aveva denunciato la non idoneità dell’area dove è stato realizzato il nuovo campo La Barbuta ad ospitare ogni insediamento umano. L’area sorge all’interno del cono di volo e nei pressi del sentiero di avvicinamento dei velivoli dell’aeroporto di Ciampino dove atterrano giornalmente 200 aerei ed è quindi incompatibile con quanto previsto dalle vigenti normative in materia di restrizioni all’interno dei coni di volo aeroportuali. Essa è poi situata su di uno spazio la cui parte sottostante funge da falda acquifera per la sorgente Appia. Inoltre, l’estensione dove sorge il campo è individuata nel Piano Territoriale Paesistico della Regione Lazio come «terreno compreso tra i beni paesaggistici e individuata come area di notevole interesse pubblico» e quindi soggetta a vincolo ai sensi del D.Lgs. 42/2004. Si tratta dunque di un luogo inidoneo ad ospitare un insediamento umano per le condizioni igieniche, l’aria insalubre e l’inquinamento acustico oltre che per la situazione di emarginazione ed esclusione sociale che de facto si verrebbe a realizzare.

All’interno del ricorso l’Associazione 21 luglio e l’ASGI cercano di dimostrare come il «villaggio attrezzato» La Barbuta debba considerarsi discriminatorio – e quindi illegittimo – già per il solo fatto di rappresentare una soluzione abitativa di grandi dimensioni rivolta a un gruppo etnico specifico e comunque priva dei caratteri tipici di un’azione positiva.

«Con questa azione legale – spiega l’Associazione 21 luglio – intendiamo ottenere l’accertamento del carattere discriminatorio della costruzione dell’insediamento in località La Barbuta destinato ad ospitare 650 persone appartenenti al medesimo gruppo etnico, quello rom e l’interruzione definitiva da parte del Comune di Roma dei lavori di ultimazione e di assegnazione del nuovo insediamento. Deve infatti intendersi discriminatoria qualsiasi soluzione abitativa di grandi dimensioni diretta esclusivamente a persone appartenenti a una stessa etnia, tanto più se pensata, come nel caso dell’insediamento sito in località La Barbuta, in modo da ostacolare l’effettiva convivenza con la popolazione locale, l’accesso in condizione di reale parità ai servizi scolastici e socio-sanitari e situato in uno spazio dove è posta a serio rischio la salute delle persone ospitate al suo interno».

2 aprile 2012 – Il ricorso in Cassazione del governo italiano: per l'Associazione 21 luglio preoccupante ambiguità delle autorità italiane

 

Roma, 02.04.2012

 

L’agenzia di stampa Redattore Sociale ha reso noto oggi il ricorso presentato in Cassazione il 15 febbraio 2012 dal governo italiano per invalidare la sentenza del Consiglio di Stato che il 16 novembre 2011 aveva dichiarato «illegittimo» lo stato di emergenza relativo alle «comunità nomadi» dichiarato, attraverso un decreto, nel maggio 2008 dal presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi.

Secondo l’Associazione 21 luglio, il ricorso in Cassazione presentato dal governo italiano, evidenzia una preoccupante ambiguità da parte delle autorità italiane che, nel presentare all’Europa la «Strategia Nazionale d’inclusione dei rom sinti e camminanti» avevano affermato che «le misure adottate sotto lo stato di emergenza si erano rivelate inefficaci, costose e dannose per la coesione sociale del paese».

A più riprese le autorità italiane hanno espresso nelle ultime settimane la necessità di adottate nuove politiche sociali non più fondate su uno stato di emergenza ma guidate da principi inclusivi e solidali. Il ricorso del governo italiano, se accolto, potrebbe lasciare aperta la possibilità, a qualsiasi esecutivo, di riproporre lo stato emergenziale con le sue conseguenze nefaste che le comunità rom e sinte, attraverso i Piano Nomadi locali, hanno conosciuto negli ultimi tre anni.

Il ricorso in Cassazione sembrerebbe rappresentare un escamotage del governo italiano che, da una parte chiude la porta all’emergenza, dall’altra lascia uno spiraglio di finestra aperta. Uno spiraglio che lascia sconcertati, perchè non fa luce sulle reali intenzioni della giunta governativa riguardo le politiche nazionali rivolte alle comunità rom e sinte.

8 aprile 2012 – In occasione della Giornata Internazionale del popolo rom, anche Rita Levi Montalcini chiede la sospensione degli sgomberi forzati a Roma. Un concerto si terrà a Roma per rilanciare l'appello che è stato firmato da più di 1600 persone

 

Roma, 08.04.2012

 

La senatrice a vita e premio Nobel Rita Levi-Montalcini ha firmato l’appello “Il diritto all’alloggio non si sgombera” lanciato dall’Associazione 21 luglio per chiedere alle autorità locali la sospensione degli sgomberi forzati delle comunità rom nella città di Roma. La firma della senatrice è stata posta proprio a ridosso della Giornata Internazionale del popolo rom che si celebra in tutto il mondo domenica 8 aprile 2012.

Malgrado l’appello abbia registrato sinora più di 1600 firme con la partecipazione di circa 70 associazioni (a cui aderiscono circa 65.000 soci) e di esponenti del mondo dell’arte e della cultura -dal premio Nobel Dario Fo, allo scrittore Erri De Luca, dal sacerdote don Luigi Ciotti all’attore Moni Ovadia, dall’astrofisica Margherita Hack alla scrittrice Susanna Tamaro-, proseguono nella città di Roma gli sgomberi delle comunità rom con frequenza quasi giornaliera.

Secondo il monitoraggio effettuato dall’Associazione 21 luglio sono stati 435 gli sgomberi delle comunità rom svolti all’interno del Piano Nomadi della giunta capitolina. Nel 2010 si sono registrati 170 sgomberi, nel 2011, 245 e in questi primi mesi del 2012 quasi 20 sgomberi. La politica basata sugli sgomberi, costata fino a ora 6,5 milioni di euro, ha portato a una frammentazione degli insediamenti che dagli 80  informali, censiti dalle autorità nella primavera del 2009 si è passati agli attuali 289. Solo a un decimo delle persone sgomberate è stata offerta una sistemazione alternativa che però, comportando la divisione del nucleo familiare, è stata accettata solo da poche decine di donne rom che per un tempo molto limitato hanno potuto usufruire delle strutture comunali deputate all’accoglienza di donne con bambini.

L’Associazione 21 luglio ha più volte dimostrato le gravi violazioni dei diritti umani e dell’infanzia che, come un filo rosso, hanno attraversato ogni sgombero pianificato dall’amministrazione locale. Per tale ragione, nell’appello lanciato dall’Associazione 21 luglio, viene chiesta l’immediata sospensione di ogni sgombero che non sia accompagnato da una alternativa alloggiativa adeguata.

In occasione della Giornata Internazionale del popolo rom, l’Associazione 21 luglio rilancia l’appello “Il diritto all’alloggio non si sgombera” all’interno di una serata con ingresso libero organizzata in collaborazione con Amnesty International. Giovedi 12 aprile 2012 alle ore 20,00 presso il centro Brancaleone in via Levanna, 11 a Roma, l’Alexian Group, diretto da Santino Spinelli si esibirà un concerto.

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