30 gennaio 2013 – A Roma “case popolari” anche ai rom. Associazione 21 luglio: «Una vittoria nel campo dei diritti umani; una nostra task force nei “campi” per facilitare le domande dei circa 1.500 rom beneficiari»

Nei giorni scorsi il Dipartimento politiche abitative di Roma Capitale ha reso pubblico il nuovo Avviso per l’assegnazione in locazione di alloggi di edilizia pubblica. L’importante novità che emerge è che il punteggio più alto è riservato a quei nuclei familiari, italiani e stranieri, che dimorino «in strutture procurate a titolo provvisorio, da organi, enti e associazioni di volontariato riconosciute ed autorizzate preposti all’assistenza pubblica, con permanenza continuativa nei predetti ricoveri da almeno un anno». Dalle informazioni raccolte dall’Associazione 21 luglio, emerge che le abitazioni degli 8 «villaggi attrezzati» di Roma, all’interno dei quali vivono i 3.680 rom e sinti, si configurano come le strutture indicate dal bando e pertanto l’Amministrazione comunale si trova suo malgrado ad aprire le porte degli alloggi di edilizia pubblica alle comunità rom e sinte.

Si pone così fine al lungo “braccio di ferro” tra il Comune di Roma e l’Associazione 21 luglio. Nonostante l’11 settembre 2012 la vice sindaco Sveva Belviso avesse dichiarato alla stampa: «Una soluzione alternativa ai campi non c’è. Inoltre non c’è alcuna intenzione di creare una corsia preferenziale per dare case ai rom. Se le possono scordare!» e malgrado il presidente della Commissione Sicurezza di Roma Capitale Fabrizio Santori il 22 gennaio 2013 avesse affermato: «Crediamo nel rispetto della legalità e comunque, anche per i nomadi, ribadiamo la necessità di favorire la preferenza nazionale nell’assegnazione delle abitazioni nei casi di emergenza abitativa», il Dipartimento politiche abitative di Roma Capitale, recependo per buona parte le sollecitazioni espresse da tempo dall’Associazione 21 luglio, ha ampliato i parametri di assegnazione ricomprendendo anche le situazioni assimilabili a quelle dei «villaggi attrezzati», compiendo così un passo importante verso una politica di effettiva uguaglianza e pari opportunità nell’assegnazione delle “case popolari”. Già il 4 agosto 2012 il Tribunale di Roma, nell’azione legale promossa dall’Associazione 21 luglio e dall’ASGI contro il Comune di Roma, aveva dichiarato che la soluzione del “campo nomadi” proposta ai rom dall’Amministrazione comunale «contraddistinta in base all’origine etnica […] di fatto impone agli stessi una condizione di vita più svantaggiosa» rispetto a quella riservata alle fasce di cittadini non rom destinatari delle aree di edilizia residenziale pubblica e agevolata.

«Con i nuovi punteggi indicati dal bando – afferma l’Associazione 21 luglio – stimiamo che dei 3.600 rom presenti nei “villaggi attrezzati” romani, siano almeno 1.500 i rom, italiani e stranieri, che potranno presentare regolare domanda con la concreta speranza di poter accedere nella fascia più alta per la successiva assegnazione dell’alloggio. La nostra Associazione sta organizzando una task force che nei prossimi giorni consegnerà ai rom le domande di assegnazione e fornirà le dovute informazioni».

«Si tratta di una vittoria nel campo dei diritti umani – conclude l’Associazione 21 luglio – che chiude la triste parabola rappresentata dalle azioni del Piano Nomadi di Roma, caratterizzate dall’esclusione e dalla segregazione. Il diritto all’alloggio, per anni sottratto, viene oggi parzialmente restituito alle comunità rom e sinte presenti in città».

22 gennaio 2013 – Presentata a Roma l’Agenda Rom e Sinti. Illustrati dall’Ass. 21 luglio i sei punti per cambiare radicalmente le politiche sociali sui rom a Roma nei prossimi 5 anni. Il documento sottoscritto da 40 intellettuali e dalle associazioni rom

Presso la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, l’Associazione 21 luglio ha presentato oggi il documento “Agenda Rom e Sinti. Dall’ossessione securitaria alla solidarietà responsabile: 6 punti per voltare pagina a Roma”.

Negli ultimi 20 anni la cosiddetta “questione nomadi” è stata affrontata dagli amministratori di Roma con soluzioni spesso identiche e quasi sempre fallimentari, fondate su approcci di natura emergenziale e utili solo ad un consenso immediato e propagandistico. Le tre passate amministrazioni, con i rispettivi Piani Nomadi, hanno clamorosamente fallito, spendendo in 18 anni per i circa 2.500-3.000 rom presenti nei «villaggi attrezzati» una cifra stimata pari a 120 milioni di euro. Questo significa che, per il bambino rom nato a Roma nel 1995, oggi maggiorenne, che vive in un container di un “campo”, senza alcun titolo di studio spendibile in ambito lavorativo, il Comune di Roma ha già investito e speso dalla nascita 45 mila euro.

L’Agenda Rom e Sinti, presentata dall’Associazione 21 luglio, nasce per offrire ai futuri amministratori comunali uno strumento concreto per orientare un forte e deciso segno di discontinuità con il passato. Un segno di discontinuità che oggi può venire solo dall’alto, per decisione di chi sarà chiamato a gestire la città di Roma nei prossimi 5 anni.

Il nucleo centrale dell’Agenda Rom e Sinti è il riconoscimento del diritto all’alloggio adeguato che vada “oltre” il “campo” e la metodologia proposta ha come punto centrale la cosiddetta “presa in carico globale”, rivolta non solo alla singola azione progettuale, ma a tutte le problematiche di ciascun nucleo familiare rom che potrebbero interferire sull’attuazione di un progetto di inclusione e di autonomia.

Una “cabina di regia”, totalmente indipendente, potrà disegnare una nuova politica rivolta alle comunità rom e sinte della Capitale, che abbia come obiettivo primario l’inclusione sociale attraverso l’offerta alle singole famiglie rom di una pluralità di percorsi e di progetti di soluzione abitativa. Un sistema di regolarizzazione degli “apolidi di fatto” dovrà accompagnarsi ad azioni di sensibilizzazione per il superamento di stereotipi e pregiudizi, unite alla riconversione lavorativa per gli operatori delle organizzazioni che prestano servizio all’interno degli attuali “campi nomadi”. Secondo i firmatari dell’Agenda Rom e Sinti, è possibile ipotizzare nell’arco temporale di 5 anni, attraverso il dialogo diretto e il coinvolgimento attivo dei singoli nuclei familiari rom, la chiusura degli 8 “villaggi attrezzati” presenti a Roma, così come richiesto da tempo dagli organismi internazionali e dalle autorità europee.

«Da oggi e fino alle elezioni comunali – ha dichiarato Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio – porteremo l’Agenda Rom e Sinti a segreterie di partito e a candidati politici, di destra come di sinistra, per convincerli che è vantaggioso fare politiche per la cittadinanza sociale per i rom, che è possibile farle con loro, che le politiche sociali che aggrediscono la discriminazione possono portare riscontri positivi, anche in termini elettorali. L’Agenda Rom e Sinti vuole essere l’inizio di un percorso, all’interno del quale andranno trovate mediazioni e sintesi, nel rispetto dell’uso del denaro pubblico e nella salvaguardia dei diritti umani».

Il documento è stato sottoscritto da 40 intellettuali romani, dalla Federazione Rom e Sinti Insieme e dalla Federazione Romanì, che rappresentano 44 associazioni rom e sinte.

Il testo integrale dell’Agenda Rom e Sinti è scaricabile a questo link

12 gennaio 2013 – Nel periodo pre-elettorale in Italia si sta consolidando un diffuso antiziganismo.Ass.21 luglio rileva gravi violazioni nelle pagine dei quotidiani Il Giornale e Il Mattino e invia esposti a Ordine giornalisti di Lombardia e Campania

Con due esposti, l’Associazione 21 luglio ha sottoposto al Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia e della Campania alcuni articoli riportati da “Il Giornale” e “Il Mattino” chiedendo un’attenta disanima alla luce dei doveri deontologici e della legislazione in materia di istigazione alla violenza e di antidiscriminazione.

Lo scorso 8 novembre, l’Osservatorio 21 luglio (Osservatorio nazionale sulle frasi di incitamento all’odio e alla discriminazione), aveva rilevato sul quotidiano Il Giornale un articolo dal titolo: «Dopo le agevolazioni per la casa anche un lavoro sicuro per i rom», che riprendeva in maniera strumentalmente fuorviante il dibattito avvenuto in seno all’amministrazione di Milano sulle politiche rivolte alla popolazione rom, descrivendola come destinataria di svariati privilegi e trasmettendo il messaggio che ad essa vengano riservati trattamenti preferenziali al di sopra della legge. Un’ulteriore ricerca ha permesso di rintracciare un precedente articolo in cui la stessa firma generalizzava e proponeva un’immagine criminosa di tutte le persone sinte e rom presenti sul territorio, contribuendo così alla diffusione di un clima di allarme sociale e di ostilità basato meramente su ipotesi e pregiudizi.

Un mese dopo il quotidiano di Napoli Il Mattino proponeva due articoli inerenti un fatto di cronaca nera nei quali, senza alcuna prova, si insisteva ripetutamente sull’appartenenza del colpevole alla comunità rom, arrivando addirittura, sempre per mezzo di congetture e generalizzazioni dettate dal pregiudizio, ad attribuire al presunto colpevole, in quanto rom, altri fatti criminosi.

Secondo l’Associazione 21 luglio: «Entrambe le testate si sono rese catalizzatrici del pregiudizio e dello stereotipo anti-rom, contribuendo all’ulteriore stigmatizzazione della minoranza più discriminata d’Italia. Queste condotte, da parte di professionisti dell’informazione, non solo contravvengono ai principi contenuti nei vari strumenti deontologici tra cui figura anche la Carta di Roma, ma dimostrano anche una grave irresponsabilità e una totale carenza di riflessione sul potenziale che hanno le parole nel fomentare un insano clima di odio ed emarginazione».

Nel solo mese di dicembre 2012 l’Osservatorio dell’Associazione 21 luglio, in riferimento alle comunità rom e sinte, aveva rilevato 103 casi di informazione scorretta e 35 casi di incitamento all’odio e alla discriminazione. «Tale tendenza – sostiene l’Associazione – particolarmente presente nel periodo pre-elettorale sta alimentando e consolidando un diffuso antiziganismo che finisce per intralciare e allontanare l’attenzione dell’opinione pubblica da un dibattito ormai improrogabile: quello sulla necessità e sui modi di politiche di inclusione concrete e sostenibili».

7 gennaio 2013 – Il consigliere di Trapani richiama “la politica dell’apartheid” proponendo l’istituzione di un servizio di autobus per soli immigrati. L’Associazione 21 luglio chiede una rettifica ufficiale riservandosi azioni legali

Il 2 gennaio 2013 il presidente della VI Commissione del Comune di Trapani Andrea Vassallo ha diramato un comunicato stampa in cui ha rappresentato «le numerose lamentele degli abituali viaggiatori indigeni» di una specifica tratta di trasporto pubblico urbano, «i quali riferiscono di comportamenti poco civili adottati dagli immigrati, che spesso creano ed alimentano all’interno del bus un clima di tensione tale da lasciare presagire, primo o poi, il verificarsi di episodi spiacevoli. Opportuno sarebbe – continua il consigliere – valutare l’ipotesi di istituire un servizio di trasporto esclusivamente dedicato ad essi, da sottoporre a controllo da parte della polizia».

Secondo l’Associazione 21 luglio, dichiarazioni di tale tenore appaiono estremamente gravi, poiché sembrano richiamare esplicitamente la politica dell’apartheid. Il “crimine dell’apartheid”, come definito dalle Nazioni Unite nella Convenzione Internazionale sull’Eliminazione e la Repressione del Crimine dell’Apartheid, infatti, comprende politiche e pratiche di segregazione e discriminazione razziale, tra cui l’adozione di misure miranti a dividere la popolazione secondo criteri razziali.

Il 6 gennaio, in una nota, il consigliere Andrea Vassallo ha cercato di chiarire affermando: «ho voluto porre in risalto, e probabilmente con forza eccessiva, una problematica di grande valenza sociale, purtroppo spesso trascurata, guardandola però più dalla parte dei cittadini trapanesi che da quella degli extra-comunitari».

In una lettera inviata oggi al consigliere, l’Associazione 21 luglio scrive che: «Una proposta di tale tenore si pone in netto contrasto con la normativa internazionale, comunitaria e nazionale in tema di divieto di discriminazione razziale». L’Associazione invita pertanto Andrea Vassallo «a fornire maggiori spiegazioni in merito e nel caso a provvedere a fornire una rettifica ufficiale, ivi compresa sul sito del Comune di Trapani, che chiarisca definitivamente la posizione adottata da Lei e dalla VI Commissione Consiliare». L’Associazione si riserva, qualora la risposta del consigliere si rivelasse non esaustiva, di adire di fronte alle competenti autorità giudiziarie.

4 gennaio 2013 – Allontanamento coatto di cittadini rom da strutture di assistenza. Associazione 21 luglio: «Schizofrenia politica,soldi pubblici spesi per violare diritti umani e per spostare le famiglie rom in un cinico gioco dell’oca»

Dal novembre 2009 centinaia di rom provenienti dall’insediamento informale di Casilino 900 e da altri insediamenti sgomberati (Centocelle, Labaro, via Papiria, via Naide e via Da Meta) sono ospitati dal Comune di Roma nell’ex cartiera di via Salaria, 971. Da più di tre anni vi vivono stabilmente più di 100 nuclei familiari, poco meno di 400 persone. Fra il dicembre 2011 e il gennaio 2012, personale incaricato dal Comune di Roma ha effettuato interviste agli ospiti rom presenti all’interno del centro di accoglienza. Nei giorni successivi la vice sindaco di Roma Capitale, Sveva Belviso, ha dichiarato: «Chiederò al Prefetto il decreto di espulsione per 319 di loro con l’allontanamento coatto. Non è una forma di cattiveria. Ma bisogna capire che così non si può andare avanti, non possiamo permettercelo».

In piena campagna elettorale, mentre continuano gli sgomberi nella Capitale, il 31 dicembre 2012 a 19 ospiti della struttura è stata notificata una lettera del Comune di Roma, in cui i soggetti sono stati «invitati a lasciare la struttura entro la data di venerdi 04 gennaio 2013, liberando da persone e cose gli spazi precedentemente assegnati. Nel caso in cui non si ottemperi spontaneamente a quanto prescritto, è affidato al competente UOSPE in indirizzo il compito di procedere al suo allontanamento e allo sgombero nella data indicata».

L’Associazione 21 luglio ha verificato nei giorni scorsi come tra i 19 ospiti ci siano soggetti in particolare condizione di fragilità: un uomo ricoverato nei giorni scorsi nel reparto di Neurochirurgia del Policlinico Umberto I, una persona iscritta nella categoria degli invalidi civili con un riconosciuto 50% di invalidità, una donna in stato di gravidanza, una giovanissima coppia di diciottenni. Per tale ragione, l’Associazione, con una lettera inviata al direttore del Dipartimento XIV di Roma Capitale, ha chiesto almeno di voler accogliere la richiesta avanzata dagli ospiti per concedere ai nuclei familiari un congruo tempo al fine poter lasciare spontaneamente la struttura di via Salaria.

«Dall’inizio del Piano Nomadi – dichiara l’Associazione 21 luglio – si assiste ad un cinico “gioco dell’oca” in cui vengono utilizzati soldi pubblici, prima per sgomberare i cittadini rom da un punto all’altro della città, poi ad alcuni di loro si offre assistenza in strutture inadeguate ed infine agli stessi gli si intima di tornare sulla strada. Sfugge il senso logico di un Piano Nomadi che non è diventato altro che lo specchio di una schizofrenia che ha investito gli amministratori locali, proiettati a barattare il facile consenso con operazioni di facciata, piuttosto che interessati a risolvere i problemi reali dei cittadini, rom e non rom, presenti nella città».
«L’Associazione 21 luglio metterà in atto tutte le azioni più appropriate per evitare che a Roma, da qui ai prossimi mesi, il consenso elettorale venga investito su azioni che, in nome della sicurezza, scarichino il malessere sociale sull’esistenza delle categorie più deboli e meno tutelate».

10 dicembre 2012: Giornata Mondiale Diritti Umani.Ass.21 luglio:«In prossimità delle elezioni si assiste ad amnesia istituzionale sui diritti di rom e sinti».L’Osservatorio su frasi di incitamento a odio e discriminazione rivela un fenomeno gravissimo

Oggi si celebra la Giornata Mondiale dei Diritti Umani dal titolo “La mia voce conta”, per ricordare il diritto di ogni individuo ad avere «una voce e che questa voce venga ascoltata e presa in considerazione».
In Italia, in prossimità delle annunciate elezioni locali e nazionali, sembra invece verificarsi il fenomeno inverso. Non solo molti cittadini vedono negato il proprio diritto ad essere ascoltati, ma la voce di rappresentanti istituzionali e di alcuni media finisce spesso per disseminare un clima culturale e sociale di ostilità nei confronti di particolari categorie come i rom e i sinti. E’ quanto emerge dai dati trimestrali dell’Osservatorio 21 luglio, il cui compito è quello di monitorare e segnalare interviste e dichiarazioni che potrebbero ascriversi come incitanti all’odio e alla discriminazione e di intraprendere azioni correttive, ed eventualmente legali, a tutela delle comunità rom e sinte attraverso una attività giornaliera di controllo dei giornali locali e nazionali e di blog e siti web.

Dal 15 settembre 2012 ad oggi, l’Osservatorio monitora ogni giorno quasi 120 fonti per un totale di più di 60mila pagine visionate mensilmente. Impressionanti sono i dati che emergono dai primi tre mesi di attività, nei quali l’Osservatorio ha rilevato più di 300 segnalazioni. Di queste, circa la metà consistono in episodi di informazione scorretta, mentre i restanti riguardano segnalazioni valutate come frasi incitanti all’odio e alla discriminazione. Trenta sono state le azioni correttive intraprese dall’area legale dell’Associazione 21 luglio. Tra esse spiccano numerose segnalazioni all’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) e alla polizia postale, una dozzina di lettere di diffida a rispettivi esponenti politici ed amministratori pubblici, tre esposti all’Ordine dei giornalisti ed un esposto alla Procura della Repubblica per i messaggi contenuti nel sito del comitato romano Baracca Italia.

L’approssimarsi del periodo elettorale coincide ancora una volta con la diffusione, da parte di alcuni rappresentanti istituzionali e dirigenti di partiti politici, di slogan a sfondo razzista e impregnati di odio razziale. L’Osservatorio rileva con preoccupazione come nei casi segnalati i rom e i sinti siano dipinti come l’emblema della negatività e del pericolo. Rileva inoltre la facilità e l’irresponsabilità con cui viene diffusa l’idea che la presenza di comunità rom costituisca una minaccia per la collettività, diffondendo nella popolazione maggioritaria sentimenti xenofobi e anti-zigani.

«Si assiste così – commenta l’Associazione 21 luglio – ad una puntuale amnesia istituzionale sui diritti che riguardano i rom e sinti, che ritorna in coincidenza con l’appuntamento elettorale».
Dai dati raccolti dall’Osservatorio emerge l’importanza oggi, Giornata Mondiale dei Diritti Umani, di “dare voce”, in maniera corretta a quanti, rom e sinti, vedono violati i loro diritti e la loro dignità. E’ altresì necessaria una riflessione sulla mancanza della consapevolezza, nel nostro Paese, del potenziale che hanno le parole nel promuovere un clima di odio e comportamenti irresponsabili e potenzialmente pericolosi.

27 novembre 2012: L’Europa condanna gli sgomberi dei rom nella città di Roma e chiede nuove soluzioni. L’Ass. 21 luglio rilancia la campagna “Stop all’apartheid dei Rom” a cui hanno già aderito Moni Ovadia, Erri De Luca e Margherita Hack

 

Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Nils Muižnieks ha rilasciato in una nota, il 22 novembre scorso, la sua condanna agli sgomberi forzati che hanno riguardato le comunità rom in Europa (http://humanrightscomment.org/2012/11/22/stop-chasing-roma-start-including-them/). Il Commissario ha sottolineato come nonostante gli impegni presi da parte degli Stati e il crescente dibattito sulla minoranza più discriminata d’Europa, i governi non abbiano intrapreso azioni concrete, se non un crescente ricorso alla pratica degli sgomberi forzati. Ricordando come molti di questi sgomberi siano illegali secondo il diritto internazionale, il Commissario ha rimarcato l’inefficacia di queste azioni, sottolineando le conseguenze particolarmente nefaste che tali sgomberi hanno soprattutto sui bambini e sui loro percorsi scolastici. Chiamando in causa le autorità italiane, Nils Muižnieks ha affermato come: «gli sgomberi forzati sono continuati, nonostante l’impegno del Governo ad abbandonare la politica dell’”emergenza nomadi”. Solo nello scorso mese di settembre – scrive il Commissario rifacendosi al trasferimento forzato delle comunità rom dal “campo tollerato” di Tor de’ Cenci al nuovo «villaggio attrezzato» La Barbuta – a Roma 250 persone sono state sgomberate senza che venisse loro offerta alcuna alternativa adeguata se non il trasferimento in insediamenti segregati su base etnica».

L’Associazione 21 luglio si associa alle parole del Commissario quando rileva nella nota l’importanza del pieno godimento del diritto ad un alloggio adeguato come precondizione per il godimento di molti altri diritti umani, stabilendo chiaramente che «programmi e pratiche abitative che risultano in segregazione forzata si pongono in violazione del principio di non-discriminazione e non possono essere visti come soluzioni percorribili».

Le azioni di sgombero pianificate dal Comune di Roma negli ultimi tre anni, oltre a rivelarsi costose, si sono dimostrate inefficaci e spesso disumane. Secondo l’Associazione 21 luglio, anche il ricollocamento di comunità rom nel nuovo «villaggio attrezzato» La Barbuta si inserisce all’interno di una logica fondata su un principio discriminatorio che allontana le famiglie rom da reali progetti di inclusione e da un rapporto adeguato con il tessuto sociale della Capitale.

Per tale ragione, l’Associazione 21 luglio ha rilanciato l’appello “Stop all’apartheid dei Rom” per chiedere ai nuovi amministratori locali e nazionali che usciranno dalle prossime elezioni la sostituzione delle politiche di sgombero con efficaci politiche di inclusione che porterebbero benefici non solo alle comunità rom ma all’intera cittadinanza. L’appello, che in poche settimane ha raccolto più di 1.000 firme, ha visto l’adesione dell’attore Moni Ovadia, dello scrittore Erri De Luca e dell’astrofisica Margherita Hack che ha commentato la sua sottoscrizione: «Le leggi razziali non ci hanno insegnato nulla?».

20 novembre 2012: Oggi è la Giornata Universale dei Diritti dell’Infanzia. Associazione 21 luglio: «Le istituzioni dimenticano, talvolta intenzionalmente, che anche i minori rom costituiscono una preziosa risorsa per il Paese»

Oggi cade il 23° anniversario della Giornata Universale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, instituita in ricordo del 20 novembre 1989, data dell’approvazione della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Nonostante il consenso globale sull’importanza del rispetto dei diritti dei bambini, in molte parti del pianeta i diritti dell’infanzia vengono calpestati dagli stessi organi istituzionali. L’Italia non è esente da tali azioni che si rendono ancora più evidenti quando le stesse riguardano i minori appartenenti alle comunità rom e sinte. Sono circa 20 mila i minori rom presenti negli insediamenti formali e informali del nostro Paese, in gran parte provenienti dall’ex Yugoslavia, dalla Romania e dalla Bulgaria. Le violazioni dei diritti dell’infanzia, presenti nelle azioni adottate dalle politiche italiane, trovano la loro espressione architettonica nelle condizioni abitative in cui i minori rom si ritrovano a vivere con le loro famiglie: da Torino, dove è presente il più grande insediamento informale italiano sul Lungo Stura Lazio, a Palermo, dove si trova il “campo” della Favorita, passando poi per Roma, con gli 8 “mega-campi monoetnici” recintati e video sorvegliati.

Gli insediamenti formali italiani sono quasi sempre caratterizzati dalla lontananza dal tessuto urbano, da strutture abitative non adeguate e dall’isolamento sociale. Tali condizioni strutturali limitano fortemente le possibilità di inclusione sociale dei minori, le occasioni di incontro e di scambio con coetanei esterni al “campo”, le opportunità di crescita all’interno di percorsi sportivi e ludici, scoraggia la loro frequenza scolastica e rende difficoltoso qualsiasi spostamento al di fuori del “campo”. Negli insediamenti informali del nostro Paese, invece, ciò che in questi anni ha contrassegnato il vissuto dei minori rom, è stata l’esperienza dello sgombero forzato.

Le politiche locali e nazionali, oltre a infrangere il principio della non discriminazione, risultano viziate da pregiudizi e stereotipi degli amministratori che percepiscono i minori rom come “nomadi”, come infanzia di un popolo incapace di condurre la propria esistenza all’interno di una civile abitazione, culturalmente disposto a vivere al di sotto degli standard minimi di vivibilità e in una condizione di perenne sospensione dei diritti umani fondamentali.

In Italia, sin dalla nascita, un bambino rom che vive negli insediamenti formali o informali rispetto a un bambino non rom non potrà vivere l’esperienza di un alloggio stabile e adeguato; avrà quasi 20 probabilità in più di essere dichiarato adottabile; avrà un percorso scolastico segnato dall’emarginazione didattica; non avrà alcuna possibilità di conseguire un titolo accademico e poche possibilità di trovare, da grande, un lavoro regolare.

Secondo l’Associazione 21 luglio: «L’art. 2 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza specifica come i diritti dell’infanzia riguardino tutti i minori. Nel nostro Paese le istituzioni dimenticano, talvolta intenzionalmente, che anche i minori rom vanno riconosciuti e tutelati. Per questo risulta prioritaria una inversione di tendenza culturale e sociale per evitare di compromettere irrimediabilmente il presente e il futuro dei bambini e dei giovani rom che costituiscono oggi una preziosa risorsa per il nostro Paese, una fonte preziosa di intelligenza su cui costruire la speranza».

15 novembre 2012 – Ladri di bambini: rom e sinti criminalizzati da “Il Giornale”: l’esposto delle Associazioni

Mantova, Roma, Milano – Le Associazioni Articolo 3, 21 Luglio e Naga, che da anni si occupano di contrasto alla discriminazione e al razzismo, anche attraverso il monitoraggio della stampa, hanno inviato un esposto con richiesta di verifiche al Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della regione Lombardia per segnalare alcuni articoli apparsi sulla testata giornalistica «Il Giornale».

Il 30 ottobre scorso, sullo spazio web e nell’edizione cartacea de «Il Giornale» sono stati pubblicati due articoli inerenti un fatto di cronaca nera nei quali, senza prova alcuna, viene riportata la presunta appartenenza etnica dell’aggressore, “rom”, e si sostiene questi «avrebbe tentato» di rapire una bambina. L’associazione tra questa descrizione di supposti fatti e la leggenda che vorrebbe le persone rom rapitrici di bambini è immediata.

Entrambi gli articoli, anziché limitarsi alla cronaca di quanto accaduto, insistono sulla presunta appartenenza etnica dell’aggressore, arrivando persino ad attribuire numerosi casi di rapimenti di bambine – alcuni anche noti all’opinione pubblica e dunque di facile impatto emotivo – ad una sorta di comportamento tipico di una minoranza, contribuendo ad aumentare il pregiudizio nei confronti delle persone rom e sinte. Questo stereotipo, infatti, si alimenta con la pericolosa generalizzazione che ha portato alla pratica dell’etnicizzazione del reato, anche quanto questo sia esclusivamente presunto.

Almeno altri dieci articoli riguardano le persone di etnia rom e sinta, e sono caratterizzati dalla deliberata associazione di un reato non al singolo colpevole, ma al gruppo di appartenenza (vero o presunto tale), dalla presenza di stereotipi e pregiudizi diffamatori, da accuse aleatorie e congetture discriminatorie perché fondate su base etnica.

«La diffusione di questi articoli – dichiarano le Associazioni – trasmette un’immagine criminosa di un intero gruppo di persone ed è lesiva della dignità delle persone sinte e rom. In questi articoli è stato dato ampio e acritico spazio a dichiarazioni violente, di carattere congetturale e generalizzante delle e degli intervistati, senza evidenziarle come pure e semplici supposizioni – prendendo le distanze da eventuali contenuti diffamanti –, e contribuendo in questo modo alla diffusione dell’allarme sociale basato su ipotesi, pregiudizi e, in taluni casi, sul risentimento delle vittime dei reati, veri o presunti».

Articolo 3, 21 Luglio e Naga hanno quindi chiesto al Consiglio regionale dell’Ordine dei Giornalisti di verificare eventuali illeciti deontologici e di fare in modo che gli articoli sottoposti all’attenzione dell’Ordine vengano esaminati anche alla luce della legislazione in materia di istigazione alla violenza, di antidiscriminazione e/o qualunque altra violazione che sarà ritenuta riscontrabile. Le Associazioni hanno anche chiesto di valutare l’omesso controllo a carico del direttore de il Giornale, giornalista professionista Alessandro Sallusti, rispetto alle titolazioni, alla pubblicazione anonima comparsa sul sito web della testata e alla pubblicazione cartacea degli articoli segnalati.

«Con viva preoccupazione – concludono le Associazioni – continuiamo a rilevare casi che ci paiono in contrasto con la deontologia che regolamenta la professione giornalistica e che, per la loro diffusione, divengono amplificatori di pregiudizi e stereotipi discriminatori e, in taluni casi, possono indurre all’odio e alla violenza. Contro questi comportamenti e contro queste forme di discriminazione continueremo a batterci».

9 novembre 2012: Nuova udienza sul "caso La Barbuta": Amnesty International e European Roma Rights Centre sostengono l'azione legale promossa da Associazione 21 luglio e ASGI

Oggi, 9 novembre 2012, avrà luogo una nuova udienza sul “caso La Barbuta”, il nuovo «villaggio attrezzato» recentemente realizzato dall’amministrazione comunale di Roma. A supportare l’azione legale dell’Associazione 21 luglio e dell’ASGI si sono schierate ufficialmente Amnesty International e l’European Roma Rights Centre (Centro Europeo per i diritti dei Rom) che hanno depositato in giudizio un approfondito rapporto nel quale le due organizzazioni internazionali riconoscono il carattere discriminatorio del “campo” La Barbuta. Il rapporto dell’ERRC «illustra la consistente criticità insita nelle politiche di segregazione delle comunità Rom. Si riporta il deterioramento constatato e i danni subiti dai Rom attraverso la segregazione abitativa in sistemazioni quali La Barbuta». Amnesty International denuncia invece «come il campo de La Barbuta non sia conforme ai criteri per un alloggio adeguato, come definiti dal diritto internazionale, e costituisca segregazione residenziale».
 
Malgrado il governo Monti attraverso la Strategia nazionale per l’inclusione di Rom, Sinti e Camminanti abbia espressamente chiarito la «necessità di superamento del modello dei campi per combattere l’isolamento e favorire percorsi di interrelazione sociale, pur nel rispetto delle consuetudini abitative dei rom e dei sinti», il Comune di Roma ha continuato la sua azione nel reiterare la creazione di spazi abitativi di grandi dimensioni, isolati dal rimanente spazio urbano e dedicati esclusivamente alle comunità rom attraverso la costruzione e l’assegnazione del «villaggio attrezzato» La Barbuta, destinato a ospitare 650 rom della capitale.
Per tale ragione l’Associazione 21 luglio e l’ASGI (Associazione Studi Giuridici Sull’Immigrazione) hanno promosso negli scorsi mesi un’azione legale contro il Comune di Roma.
All’interno del ricorso le due organizzazioni hanno cercato di dimostrare come il «villaggio attrezzato» La Barbuta debba considerarsi discriminatorio – e quindi illegittimo – già per il solo fatto di rappresentare una soluzione abitativa di grandi dimensioni rivolta a un gruppo etnico specifico e comunque priva dei caratteri tipici di un’azione positiva.
Deve infatti intendersi discriminatoria qualsiasi soluzione abitativa di grandi dimensioni diretta esclusivamente a persone appartenenti a una stessa etnia, tanto più se pensata, come nel caso dell’insediamento sito in località La Barbuta, in modo da ostacolare l’effettiva convivenza con la popolazione locale, l’accesso in condizione di reale parità ai servizi scolastici e socio-sanitari e situato in uno spazio dove è posta a serio rischio la salute delle persone ospitate al suo interno».
 
L’ 8 agosto 2012, pronunciandosi sull’istanza cautelare, il Tribunale di Roma ha ritenuto che le circostanze esposte dalle due organizzazioni «concorrano nel rendere verosimile il carattere discriminatorio delle attività di assegnazione degli alloggi presso il campo denominato Nuova Barbuta» in quanto la realizzazione del nuovo “campo nomadi” esclude di fatto le comunità rom e sinte della capitale «dalla possibilità di accesso a soluzioni abitative propriamente intese con l’effetto di determinarne, ovvero incentivarne, l’isolamento e la separazione dal restante contesto urbano e di comprometterne la pari dignità sociale». Il Tribunale di Roma, accogliendo la richiesta presentata dall’Associazione 21 luglio e dall’ASGI ha ordinato «la sospensione delle procedure di assegnazione degli alloggi all’interno del villaggio attrezzato Nuova Barbuta fino alla definizione del procedimento sommario di cognizione».
Il 13 settembre 2012 lo stesso Tribunale, in diversa composizione, accogliendo il reclamo del Comune di Roma, ha annullato la precedente sospensiva, consentendo così il trasferimento delle comunità rom forzatamente sgomberate nel nuovo insediamento.
In attesa della decisione del giudice, l’Associazione 21 luglio e ASGI confidano in un esito positivo dell’odierna udienza affinché per la prima volta in Europa venga confermato il “carattere discriminatorio” di un “campo nomadi”, luogo ormai riconosciuto, anche a livello internazionale, come spazio di segregazione e di discriminazione su base etnica.

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