2 maggio 2013 – La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Governo Italiano sull’ “emergenza nomadi”. Ass. 21 luglio: «E’ la chiusura definitiva della stagione emergenziale e dei Piani Nomadi ad essa collegati. Ora si volti pagina!»

La Corte Suprema di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato il 15 febbraio 2012 dal Governo Italiano, con il quale si richiedeva di cassare la sentenza del Consiglio di Stato che nel novembre 2011 aveva dichiarato l’illegittimità dell’ “emergenza nomadi” sul territorio italiano.

La vicenda aveva inizio il 21 maggio 2008, quando l’allora presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, con Decreto dichiarava lo «stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi», nominando i prefetti di Roma, Napoli, Milano commissari delegati «per la realizzazione di tutti gli interventi necessari al superamento dello stato di emergenza» nelle regioni di Lazio, Campania, e Lombardia. Lo stato di emergenza, di durata annuale, sarebbe dovuto terminare il 31 maggio 2009 ma, contrariamente a quanto previsto, con un nuovo decreto del presidente del Consiglio dei ministri veniva prorogato al 31 dicembre 2010, estendendolo a sua volta alle regioni del Piemonte e del Veneto. Trascorsi più di due anni dalla sua dichiarazione, un ulteriore Decreto prorogava la durata al 31 dicembre 2011 nelle cinque regioni interessate.

In seguito ad un ricorso presentato da European Roma Rights Centre e da una famiglia rom, il Consiglio di Stato il 16 novembre 2011 con sentenza n. 6050 statuiva «l’illegittimità del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 maggio 2008». Contro di essa il 15 febbraio 2012 il Governo Italiano presentava ricorso presso la Corte Suprema di Cassazione. Oggi la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiudendo ogni possibilità di ulteriori appelli.

Secondo l’Associazione 21 luglio, «la chiusura della stagione emergenziale, sancita definitivamente dalla Corte di Cassazione, chiude una delle pagine più buie dei diritti umani delle comunità rom e sinte in Italia. Il periodo dell’emergenza aveva scandito la nascita di diversi Piani Nomadi, attraverso i quali, in alcune città italiane, politiche discriminatorie e segregative avevano causato sistematiche violazione dei diritti delle comunità rom e sinte. Dietro la giustificazione di un presunto “stato di emergenza”, le autorità delle città interessate, in deroga alle normative vigenti, hanno promosso politiche segnate da schedature etniche, costruzione di mega campi monoetnici e azioni di sgombero forzato».

«La storica sentenza di oggi – conclude l’Associazione 21 luglio – ci dice che è giunta l’ora di voltare pagina, per fare uscire dall’alveo dell’emergenza le politiche indirizzate alle comunità rom e sinte, da 5 anni ricondotte esclusivamente ad un’ottica securitaria».

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30 aprile 2013 – Il Comune di Roma costretto a fare un passo indietro: annullato il provvedimento di allontanamento delle famiglie rom dai «villaggi attrezzati» della Capitale.

Con determinata dirigenziale n. 1826 del 18 aprile 2013, il Comune di Roma ha annullato il provvedimento notificato nell’ultima settimana di marzo a una sessantina di rom con il quale veniva revocata «l’assegnazione dell’unità abitativa» e disposto «l’allontanamento dell’interno nucleo familiare dal villaggio attrezzato».

La vicenda aveva avuto inizio circa un mese fa, quando la Guardia di Finanza aveva concluso le procedure di controllo sulle posizioni patrimoniali e reddituali dei circa 3.500 rom presenti negli insediamenti formali della città di Roma, e notificato agli interessati la conclusione delle indagini preliminari. Contestualmente il Comune di Roma aveva proceduto a sua volta alla notifica in capo a 64 rom, titolari di beni e conti correnti postali con importi variabili, dell’ordine di allontanamento da alcuni «villaggi attrezzati» e “campi tollerati”. L’allontanamento avrebbe interessato l’intero nucleo famigliare delle persone coinvolte. Il sindaco, Gianni Alemanno, aveva volutamente enfatizzato tali notizie e la stessa vice sindaco, Sveva Belviso, ne aveva fatto, stipulando tra l’altro un contratto con una ditta di cartellonistica stradale radiata dal Comune di Roma, uno dei suoi slogan elettorali.

Il documento di allontanamento si fondava sull’infrazione di presunte regole relative allo stato di indigenza ritenuto requisito per risiedere all’interno di uno degli insediamenti. In realtà, con l’eccezione dell’insediamento La Barbuta, nessuna regola sullo stato di indigenza come pre-requisito risulta a tutt’oggi in vigore. Di conseguenza a nessuna famiglia residente è mai stata chiesta alcuna dichiarazione/autocertificazione sulla situazione reddituale-patrimoniale al momento dell’ingresso, tanto meno è stata paventata ai rom la possibilità di contribuire economicamente alle utenze o al canone di affitto.

Nei giorni successivi alla notifica di tale provvedimento tre famiglie di rom si erano rivolte al TAR che in via preventiva aveva disposto la sospensione del provvedimento del Comune di Roma, impedendo quindi l’allontanamento dei rom interessati. Lo scorso 24 aprile, il TAR, preso atto della determinata dirigenziale del Comune di Roma, ha rilevato l’improcedibilità del ricorso venendo a mancare la materia del contendere.

«L’indagine patrimoniale della Guardia di Finanza – sostiene l’Associazione 21 luglio – era stata volutamente fatta propria dall’Amministrazione comunale che l’aveva strumentalizzata, a due mesi dalle elezioni, per una campagna mediatica rivolta contro le comunità rom al fine di giustificare allontanamenti coatti privi di un supporto legale. Si tratta dell’ennesima dimostrazione di come il concetto di legalità che gli amministratori romani esprimono appare spesso ambiguo e contraddittorio e sembra fin troppo facile, nelle settimane prossime alle elezioni, trattare tutto ciò che riguarda le comunità rom con irresponsabilità».

26 aprile 2013 – Presentato un esposto contro l’europarlamentare Mario Borghezio. In un’intervista aveva etichettato i rom come ladri per cultura e tradizione, offendendo gravemente gli otto giovani rom ricevuti dal presidente della Camera Boldrini

L’Associazione 21 luglio ha presentato presso la Procura della Repubblica di Roma un esposto nei confronti dell’eurodeputato Mario Borghezio, a seguito delle dichiarazioni rilasciate durante l’intervista dello scorso 8 aprile 2013 alla trasmissione radiofonica “La Zanzara”.

L’8 aprile 2013, in occasione della celebrazione della Giornata Internazionale dei rom e dei sinti, otto giovani rom provenienti da tutta Italia, accompagnati da una delegazione dell’Associazione 21 luglio, sono stati ricevuti dalla presidente della Camera, l’on. Laura Boldrini, la quale, dopo averli ascoltati, ha affermato: «Siate orgogliosi della vostra identità e appartenenza. Sempre nel rispetto della cultura degli altri, ma con la consapevolezza che avete un patrimonio da far conoscere e da tutelare».

Qualche ora dopo l’incontro, tra gli ospiti della trasmissione radiofonica di Radio 24,“La Zanzara”, è intervenuto l’eurodeputato Mario Borghezio. Durante l’intervista l’europarlamentare ha apostrofato i rom come «facce di c….. che qualche presidente della Camera riceve». «Speriamo – ha continuato Mario Borghezio alla radio – che non portino via gli arredi della Camera, perché lì è pieno di quadri di pregio, di soprammobili, gli arazzi […]. Io un esamino con l’elenco di tutto quello che c’era prima della visita e quello che è rimasto dopo lo farei. Prudenzialmente, ecco. L’esperienza insegna». Le dichiarazioni dell’eurodeputato sono sopraggiunte proprio nella Giornata internazionale dei rom dei sinti, ribattezzata da Mario Borghezio «come la giornata della demagogia e del fancazzismo … con un contorno di festival dei ladri».

L’esposto è stato formalmente proposto, oltre che dall’Associazione 21 luglio, anche da uno dei giovani rom presenti all’incontro con la presidente della Camera, che ha ritenuto le affermazioni dell’on. Borghezio «ingiuriose e offensive oltre che ledenti la mia dignità, quella dei ragazzi presenti e quella del mio popolo. Etichettare i rom come tali, ladri per cultura e tradizione, come persone refrattarie al lavoro, tranne per qualche rara eccezione, non fa altro che alimentare, senza alcun dato fattuale concreto e oggettivo, forti stereotipi negativi nei miei confronti e in quelli della mia comunità, ed incitare all’odio razziale e alla discriminazione».

L’Associazione 21 luglio ritiene che le dichiarazioni rese dall’eurodeputato alla trasmissione radio “La Zanzara”, per il ricorso a stereotipi negativi e alle informazioni distorte dalle stesse veicolate, oltre ad essere lesive della dignità umana, possano essere suscettibili di incitare all’odio razziale, a sentimenti xenofobi e alla discriminazione.

9 aprile 2013 – L'Associazione 21 luglio invia una lettera di diffida al candidato sindaco di Roma del Movimento 5 Stelle invitandolo a rimuovere immagini e dichiarazioni anti-rom

In una lettera di diffida inviata a Marcello De Vito, candidato sindaco di Roma per il Movimento 5 Stelle, l’Associazione 21 luglio lo ha invitato a desistere dal rilasciare dichiarazioni passibili di fornire una visione distorta della comunità rom e di alimentare sentimenti suscettibili d’incitare alla discriminazione, all’odio e all’intolleranza. L’Associazione ha inoltre invitato il candidato sindaco a rimuovere l’immagine e le dichiarazioni che alimentano sentimenti anti-rom.

Proprio l’8 aprile 2013, quando la comunità internazionale celebra la Giornata Internazionale dei rom e dei sinti, sono apparse sulla pagina facebook di Marcello De Vito alcune dichiarazioni nelle quali il candidato sindaco di Roma sostiene: «In genere, quando si parla di primarie del Pd si fa riferimento ai 2 euro che ogni sostenitore “investe” per esprimere il suo voto e che tendono a diventare un tesoretto del quale nel giro di poco si perde ogni traccia, in queste primarie romane c’è una novità, però… alcune persone sono state pagate ben 10 euro per esprimere il loro voto» accompagnate da un volantino del Movimento 5 Stelle raffigurante da una parte, una donna probabilmente rom intenta a imbucare nell’urna una scheda di voto per le primarie del Pd e dall’altra, un gruppo di persone appartenenti probabilmente alla stessa comunità in fila presso un gazebo dello stesso partito con la didascalia “10 euro ai Rom per votare alle primarie” e “Il 23 marzo il Pdl paga 10 euro e il pranzo a chi sostiene Berlusconi in piazza del Popolo. Il 7 aprile il Pd paga 10 euro tutti i Rom che lo votano per le primarie. Siamo primo partito in Italia senza comprare nessuno”.

«Tali dichiarazioni – si legge nella diffida inviata dall’Associazione 21 luglio – hanno un impatto fortemente negativo e penalizzante» anche perché viene affermato «senza dati e prove oggettive, che le comunità rom si sono recate al voto delle primarie dietro corrispettivo di una somma di denaro. Esse, per come formulate, possono esser suscettibili di diffondere nell’immaginario collettivo una visione delle comunità rom presenti sul territorio distorta e marcata da stereotipi e pregiudizi».

Secondo l’Associazione 21 luglio sarebbe opportuno che i diversi soggetti candidati a governare la città di Roma si soffermassero maggiormente sui programmi e sui contenuti piuttosto che, come già fatto nel passato, decidere di strappare il consenso attraverso la diffusione di immagini, affermazioni e dichiarazioni che offendono la dignità umana e alimentano la xenofobia e l’antigitanismo.

8 aprile 2013 – Giornata internazionale dei rom e dei sinti. La Presidente della Camera Laura Boldrini riceve l'Associazione 21 luglio insieme a una delegazione di giovani rom e sinti

L’8 aprile si celebra in tutto il mondo il Romano Dives, la giornata internazionale dei rom e dei sinti. Per ricordare questo giorno, una delegazione di giovani rom e sinti, accompagnata dall’Associazione 21 luglio, è stata ricevuta questa mattina dalla presidente della Camera on. Laura Boldrini nel palazzo Montecitorio. Gli 8 giovani provengono da storie ed esperienze diverse. Tra loro, una giovane donna che ha raccontato cosa significa essere madre all’interno di uno dei «villaggi attrezzati» della Capitale, un ragazzo rom rumeno, sgomberato più volte con la sua famiglia, una ragazza laureata in lettere e proveniente da Melfi, una giovane adolescente apolide di fatto, un ragazzo attore e cantante che vive in una micro area della periferia di Milano.

Se le comunità rom rappresentano nel nostro Paese una realtà estremamente eterogenea, con storie e vissuti differenti, il filo rosso della discriminazione accompagna l’esperienza di ogni suo componente, al di là del suo status giuridico e sociale.

«Le discriminazioni verso le comunità rom – hanno raccontato i giovani attivisti nel corso dell’incontro – iniziate dal loro arrivo in Europa almeno cinque secoli fa e culminate con il Porrajmos, in cui persero la vita nei campi di sterminio nazisti almeno 500.000 rom e sinti, non sono certo in diminuzione». In tutta Europa, ampiamente considerata baluardo della protezione e della tutela dei diritti umani, Italia compresa, assistiamo a sempre maggiori fenomeni di intolleranza nei confronti di questa minoranza non riconosciuta.

All’incontro ha partecipato anche una delegazione dell’Associazione 21 luglio che ha fatto presente come «nel corso dei secoli, le comunità rom e sinte sono spesso state discriminate, emarginate e stigmatizzate, malgrado l’articolo 3 della Costituzione riconosca la pari dignità sociale a tutti i cittadini. La generalizzata e pregiudizievole tendenza a legare all’immagine dei rom e dei sinti ogni forma di devianza e di criminalità risulta costantemente confermata nell’opinione pubblica, connotando negativamente le comunità rom e sinte».

La Presidente Laura Boldrini ha incoraggiato i giovani ragazzi rom a portare avanti i propri sogni e ad essere orgogliosi della loro appartenenza, con la consapevolezza che hanno un patrimonio da tutelare: la loro identità.

Secondo l’Associazione 21 luglio, è importante rafforzare in Italia gli interventi volti a superare approcci di tipo assistenzialista o emergenziale, per attuare nei confronti delle comunità rom e sinte misure adeguate al fine di affermare, in linea con l’articolo 3 della Costituzione italiana, l’uguaglianza, la parità di trattamento e, così come sancito dall’articolo 2 della medesima Costituzione, la titolarità dei diritti fondamentali e dei doveri inderogabili. «Il primo passo – ha dichiarato l’Associazione 21 luglio – è il riconoscimento della minoranza rom in Italia, come più volte richiesto da diversi organismi internazionali».

5 marzo 2013 – Lettera congiunta al sindaco Alemanno: quattro organizzazioni per i diritti umani denunciano violazioni da parte del Comune di Roma nei confonti dei rom

Amnesty International, Associazione 21 luglio, Centro europeo per i diritti dei rom (Errc) e Open Society Foundations hanno inviato una lettera alle autorità di Roma. La lettera evidenzia come la volontà, espressa con una circolare dal Comune di Roma, di negare alle comunità rom l’accesso alle case popolari violi il diritto internazionale.
“Il diritto all’alloggio adeguato” – si legge nella lettera indirizzata al sindaco Gianni Alemanno, alla vicesindaco Sveva Belviso e all’assessore alle politiche della casa Lucia Funari – “è un diritto umano e le autorità hanno l’obbligo di operare per garantirne la realizzazione senza discriminazione alcuna”.
Secondo il nuovo Bando generale per l’assegnazione in locazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica, indetto il 31 dicembre 2012 dal Comune di Roma, viene data la priorità nell’assegnazione degli alloggi alle famiglie in situazione di “grave disagio abitativo”. Tra esse il punteggio più elevato viene attribuito ai “nuclei familiari […] che dimorino […] in strutture procurate a titolo provvisorio da organi, enti e associazioni di volontariato riconosciute ed autorizzate preposti all’assistenza pubblica”.
La Determinazione del Comune di Roma è stata accolta positivamente dalle famiglie rom che vivono negli otto “villaggi attrezzati” della capitale e dalle Organizzazioni non governative che lavorano per porre fine alla discriminazione dei rom in Italia: le condizioni di vita di tali famiglie corrispondono infatti a quelle descritte nel bando pubblico.
Nelle ultime settimane, però, anche attraverso una circolare del 18 gennaio 2013, è stato comunicato dalle autorità romane che i rom presenti nei “campi nomadi” di Roma non sono da considerarsi assegnatari del massimo punteggio in quanto dimoranti in strutture definite “permanenti”, malgrado in diversi documenti ufficiali le abitazioni presenti nei “villaggi attrezzati” siano state esplicitamente classificate “temporanee” dalle medesime autorità. L’atteggiamento delle autorità capitoline sembra voler nascondere l’intenzione discriminatoria di scoraggiare le famiglie rom dal presentare regolare domanda di assegnazione delle “case popolari”.
“Le organizzazioni scriventi” – conclude la lettera – “chiedono la fine della segregazione etnica dei rom e dei sinti a Roma in campi formali, un obiettivo che può essere ottenuto solo se le famiglie residenti in tali insediamenti avranno la possibilità di partecipare senza discriminazioni all’assegnazione di altre forme di alloggio, inclusa l’edilizia residenziale pubblica”.
Per evitare “il prodursi di un grave danno per i rom e i sinti interessati” viene pertanto formalmente richiesto ai tre destinatari della lettera di modificare la circolare del 18 gennaio 2013 e di dare “ampia diffusione alle misure adottate per garantire l’accesso all’edilizia residenziale pubblica anche attraverso comunicazioni specificatamente rivolte ai residenti dei ‘villaggi attrezzati’”.

La lettera congiunta è scaribabile da questo link

1 marzo 2013 – Sgomberati oggi a Roma i genitori rom della bambina annegata nel Tevere. Avevano deciso di donare gli organi della bambina ed erano in attesa del funerale.

Sono stati sgomberati questa mattina dalle forze dell’ordine Florin e Liliana, i genitori della bambina di 14 mesi caduta nel fiume Tevere il 21 febbraio scorso e deceduta due giorni dopo presso il Policlinico Gemelli di Roma.

I genitori avevano acconsentito alla donazione degli organi della bambina suscitando parole di ammirazione della vice-sindaco Sveva Belviso. Quest’ultima aveva definito «encomiabile il gesto di sensibilità e di solidarietà compiuto dai genitori della piccola che hanno deciso di donare i suoi organi compiendo un profondo atto d’amore verso il prossimo». Anche il ministro Andrea Riccardi si era affrettato ad apprezzare la decisione dei genitori: «E’ un gesto che nasce da un dolore atroce e profondo e che porta in sé i segni della speranza. La tragedia della piccola minore rom e la coraggiosa decisione dei suoi genitori – aveva aggiunto il ministro – ci fanno riflettere sulle condizioni di degrado e di precarietà nella quale, a due passi dalle nostre case, vivono uomini, donne e bambini; ma anche sulla necessità di lavorare di più per il dialogo e l’integrazione».

Nei giorni successivi al decesso della bambina i due giovani genitori rom non hanno ricevuto alcuna assistenza e alcun sostegno dal Comune di Roma e con l’aiuto di alcuni volontari dell’Associazione 21 luglio stavano provvedendo alle pratiche per il funerale e il rimpatrio della salma. Questa mattina, però, in presenza degli osservatori dell’Associazione 21 luglio che hanno documentato gli avvenimenti, le forze dell’ordine hanno proceduto allo sgombero forzato delle loro abitazioni senza fornire né un adeguato preavviso né una soluzione alternativa, costringendoli ad una condizione di ulteriore vulnerabilità. Una settimana dopo la morte della figlia, l’abitazione di Florin e Liliana è stata abbattuta e la coppia costretta ad allontanarsi con le loro cose, tra le quali i pochi ricordi della bambina deceduta.

«E’ il 510° sgombero del Piano Nomadi della giunta capitolina – ha dichiarato l’Associazione 21 luglio – Uno sgombero di una gravità inaudita che dimostra come nelle intenzioni del Piano si sia smarrita ogni traccia di umanità. La barbarie di questa mattina rappresenta una vergogna per una città e per i suoi amministratori che in nome della sicurezza continuano a calpestare i diritti dei più deboli offendendo la dignità umana».

In una lettera inviata oggi al sindaco Gianni Alemanno l’Associazione 21 luglio ha chiesto, alla luce del gravissimo episodio avvenuto oggi, una moratoria immediata delle azioni di sgombero che coinvolgono le comunità rom nella Capitale.

22 febbraio 2013 – L'Osservatorio 21 luglio pubblica il resoconto del lavoro nelle settimane che precedono il voto: «In campagna elettorale è soffiato con forza il vento dell'antigitanismo. Irresponsabile il comportamento di alcuni politici»

«Come è triste consuetudine, anche in questo periodo pre-elettorale dichiarazioni incitanti all’odio e alla discriminazione rivolte alle comunità rom e sinte, sono risuonate in diverse aree geografiche, alimentando un pericoloso antigitanismo sul territorio nazionale che puntualmente finisce con il tradursi in un infondato allarme sociale e in una pericolosa criminalizzazione indistinta». E’ questo il commento dell’Associazione 21 luglio alla luce del rapporto reso pubblico sul sito dell’Osservatorio (www.osservatorio21luglio.org) della medesima organizzazione.

Nei 45 giorni precedenti alle imminenti elezioni politiche e locali, l’Osservatorio 21 luglio ha rilevato sul territorio nazionale un totale di 59 episodi ritenuti come potenzialmente incitanti all’odio e/o alla discriminazione, con una media quotidiana superiore a 1 episodio, quasi tutti riconducibili a rappresentanti delle forze politiche. Ventisette episodi hanno riguardato esponenti della Lega Nord, 8 riconducibili a esponenti del PDL, 5 episodi aventi come protagonisti esponenti de La Destra. I restanti sono riconducibili a 2 esponenti di FLI e a partiti minori. Nel Lazio, seguito da Lombardia e Piemonte, si è verificato il maggior numero di casi. Nel medesimo periodo sono stati 10 i candidati alla Camera e al Senato e 3 i candidati regionali segnalati dall’Osservatorio per le loro gravi affermazioni con cui hanno preso di mira rom e sinti.

Il 18 febbraio 2013 l’Associazione 21 luglio ha inviato una lettera al segretario federale della Lega Nord Roberto Maroni per segnalare come molte delle dichiarazioni appartengono agli esponenti del partito leghista. Nella lettera è stato chiesto a Roberto Maroni di invitare dirigenti e attivisti della Lega Nord «ad evitare stigmatizzazioni indistinte e strumentali rivolte ai componenti delle comunità rom e sinte, al fine di evitare il rischio di alimentare tra i cittadini sentimenti di paura, rigetto e intolleranza verso le suddette comunità, lesivi della civile convivenza nel nostro Paese».

Secondo l’Associazione 21 luglio, è da considerarsi gravemente irresponsabile il comportamento di quanti hanno colto il periodo elettorale come il più propizio per scagliarsi contro gli appartenenti alle comunità rom e sinte presenti sul territorio nazionale. Ricorrere alla contrapposizione tra cittadini e appartenenti alle comunità rom, unitamente alla diffusione di stereotipi e pregiudizi, ha sicuramente contribuito ad iniettare nella società civile sentimenti di paura, rigetto e intolleranza verso le suddette comunità, configurando una minaccia per la civile convivenza nel nostro Paese e per la serenità del voto.

19 febbraio 2013 – Presentato ieri a Roma il Libro bianco sulla condizione dell’infanzia rom a Roma. Associazione 21 luglio: «Violazioni sistematiche dei diritti dell’infanzia nei tre anni del Piano Nomadi»

«Violazioni sistematiche dei diritti dell’infanzia all’interno di un Piano Nomadi aggressivo e violento»: sono questi i risultati contenuti nel rapporto “Rom(a) Underground. Libro bianco sulla condizione dell’infanzia rom a Roma” presentato ieri dall’Associazione 21 luglio. Il rapporto, prendendo in considerazione il periodo temporale compreso tra il 2009 e il 2012, ha voluto verificare quanto il Piano Nomadi dell’ultima Amministrazione comunale abbia rispettato, nella tutela dei diritti dell’infanzia, il principio di uguaglianza tra i minori rom e i minori non rom.

Nella Capitale, dopo più di tre anni segnati da sgomberi, trasferimenti forzati e concentrazione delle comunità rom in mega campi monoetnici, sono circa 3.900 i minori rom in emergenza abitativa e residenti in «villaggi attrezzati», “campi tollerati”, centri di raccolta e insediamenti informali. «Le politiche abitative rivolte ai rom – scrivono i ricercatori dell’Associazione 21 luglio – differenti rispetto a quelle adottate per il resto della popolazione, sono la testimonianza di come questi ultimi continuino ad essere percepiti dalle istituzioni come “nomadi”, come un popolo omogeneo inadatto alla vita stanziale, culturalmente disposto a vivere al di sotto degli standard minimi di vivibilità e in una condizione di perenne sospensione dei diritti fondamentali».

Un forte impatto sulla salute psico-fisica dei minori rom è stato provocato dalle azioni degli sgomberi forzati, quasi 500 negli ultimi 36 mesi. Azioni di sgombero e sospensione del diritto all’alloggio hanno avuto notevoli conseguenze sulla fruizione del diritto all’istruzione e del diritto alla salute. Gli insediamenti romani, formali e informali, visitati dai ricercatori dell’Associazione 21 luglio, si configurano come spazi degradati, isolati e sovraffollati. E’ stato inoltre rilevato come nei “campi nomadi” le condizioni di vita, talvolta estreme, non tutelino, ma anzi aggravino, la fragilità dei minori disabili e siano in alcuni casi corresponsabili dei decessi prematuri. Rilevati in diversi ambiti i sintomi riconducibili alle cosiddette “patologie da ghetto”: problemi respiratori, dermatiti, insonnia, attacchi di panico, stati depressivi e  ansiogeni.

La voce dei bambini risuona nel rapporto in maniera spesso drammatica. «Attraverso le loro parole – scrive nella prefazione del Libro bianco, Vincenzo Spadafora, Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza – capiamo che cosa implica essere spostati in campi attrezzati fuori dal Grande Raccordo Anulare, essere accompagnati a scuola in un “pulmino speciale”, non avere spazi e tempi per giocare con i compagni non rom e quale sia l’impatto della vita nei campi attrezzati sulla loro salute fisica e psicologica».

Per un bambino rom, nascere oggi a Roma significa avere una vita segnata all’origine e avere molte più probabilità rispetto a un bambino non rom di nascere sottopeso, di ammalarsi, di sviluppare forme di malessere psicologico, di avere una speranza di vita più bassa, di essere escluso dall’ambiente scolastico, di non poter frequentare l’Università, di essere allontanato dalla propria famiglia di origine, di vivere, in assenza o a parità di reato, l’esperienza carceraria.

Secondo l’Associazione 21 luglio, dai risultati del rapporto si evince come in nessuna azione del Piano Nomadi di Roma sia stata declinata la parola “diritti dell’infanzia” e come le stesse «hanno compromesso il presente dei giovani rom, limitato il loro potenziale di autodeterminazione e rischiato di creare un’intera generazione di persone presenti a Roma sin dalla nascita, ma escluse dalla società, dal mondo della scuola e del lavoro e dalla cittadinanza».

Il testo integrale del libro bianco è scaricabile a questo link

13 febbraio 2013 – Esternazioni e iniziativa anti-rom del leghista Manes Bernardini

Nella giornata di ieri l’esponente della Lega Nord Manes Bernardini, capogruppo al Comune di Bologna e candidato al Senato alle prossime elezioni politiche, ha diramato un comunicato stampa e un volantino («Il Maggiore non è il cesso degli zingari») preannunciando l’organizzazione di una “ronda” all’interno dell’ospedale Maggiore di Bologna contro «orde di nomadi molesti che da mesi bivaccano davanti all’ospedale, tra sporcizia e degrado, infastidendo pazienti e visitatori e facendo irrispettoso chiasso». Il candidato leghista nel comunicato invoca «pugno di ferro» e la «politica della tolleranza zero» contro la presenza di «decine di nomadi e sbandati che ogni giorno, con arroganza e strafottenza, vi si recano per usurpare gli spazi e i servizi a disposizione dei pazienti e del personale lasciandoli in condizioni precarie da un punto di vista igienico-sanitario. Senza contare i numeri furti all’interno dei reparti».
Dai riscontri mediatici e dalla pagina facebook dell’esponente leghista, pare emergere come in data odierna la “ronda” non si sia limitata a presidiare l’ingresso dell’ospedale, ma sia «andata fino in fondo» giungendo ad «allontanare gli zingari dai bagni» .
Nonostante l’iniziativa potesse apparire come una critica nei confronti della giunta comunale della città di Bologna, l’Associazione 21 luglio osserva con estrema preoccupazione come questa sia sfociata in una condotta discriminatoria volta ad allontanare persone esclusivamente in quanto identificate come «zingari». Colpisce tale gesto di irresponsabilità da parte di un esponente politico candidato al Senato, che dovrebbe ben conoscere i limiti della libera manifestazione del pensiero e le particolari responsabilità che il suo esercizio comporta, tra le quali certamente di primaria importanza l’obbligo di non diffondere, alimentare o incitare all’odio razziale.
Lo scorso settembre Manes Bernardini si era già reso protagonista di altre esternazioni “anti-rom”, richiamando l’attenzione dell’Osservatorio 21 luglio che aveva provveduto a segnalare l’episodio agli organi competenti.
L’Associazione 21 luglio, a fronte dell’estrema gravità dell’episodio in questione, sta valutando l’azione più efficace da intraprendere e provvederà nelle prossime ore ad effettuare le opportune segnalazioni di fronte alle autorità e agli organi competenti.

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