Giornata internazionale dei rom e sinti: lettera al sindaco Marino

Ignazio Marino

Il sindaco di Roma, Ignazio Marino


[tfg_social_share]Chiudere i campi “nomadi” a Roma, fermare il progetto di rifacimento del “villaggio attrezzato” di via della Cesarina e riconvertire le risorse economiche in progetti di reale inclusione sociale dei rom. È l’appello rivolto a Ignazio Marino, in occasione della Giornata Internazionale del popolo rom, che si celebra oggi in tutto il mondo, da undici organizzazioni della società civile che chiedono al sindaco della Capitale di cogliere un’occasione storica per cambiare finalmente rotta nelle politiche verso i rom.
«Oggi la Giunta da Lei presieduta ha l’opportunità concreta di avviare questo processo, tanto rivoluzionario quanto urgente, per i rom e per la nostra città», inizia la lettera al sindaco, intitolata “Chiudere i campi nomadi a Roma, sostenere la città”, firmata da Amnesty International Italia, Associazione 21 luglio, ATD Quarto Mondo, Bottega Solidale, Casa dei Diritti Sociali, Cittadinanza e Minoranze, Osservatorio sul Razzismo e le Diversità “M.G. Favara” – Università Roma Tre, OsservAzione, Popica Onlus, Rete Territoriale Roma Est.
Negli ultimi mesi l’impegno dell’Amministrazione Comunale – scrivono le organizzazioni – si è concentrato sul rifacimento ex novo del nuovo «villaggio attrezzato» di via della Cesarina il cui costo, secondo le stime, dovrebbe essere superiore a 1 milione di euro. Le 137 persone che dovranno abitarlo sono state momentaneamente accolte nel “Best House Rom” di via Visso, una struttura convenzionata con il Comune di Roma ma priva dei requisiti strutturali e organizzativi minimi prevista dalla normativa vigente e nel quale ogni famiglia dispone di una stanza di 12 mq priva di finestre e di luce naturale.
Per una famiglia rom di 5 persone si può stimare, sommando le spese per l’accoglienza nel Best House Rom a quelle per il rifacimento del campo, una spesa superiore ai 60 mila euro.
La scelta dell’Amministrazione, prosegue la lettera delle organizzazioni, «ci sembra assolutamente sbagliata per due motivi». In primo luogo perché con essa si «intende reiterare quella politica di segregazione dei rom nei campi nomadi che negli ultimi trent’anni ha contraddistinto la città di Roma». La seconda ragione, «riguarda un tema centrale, che coinvolge tutta la cittadinanza, ovvero quello dell’efficacia della spesa pubblica».
«Occorre tra l’altro notare – sottolineano le organizzazioni firmatarie – come la segregazione dei rom, attraverso l’individuazione di “campi nomadi” come unica soluzione abitativa riservata alle famiglie rom indigenti, vada di pari passo con la loro esclusione sociale e il mancato accesso alle “case popolari” che permetterebbero la loro integrazione. Si tratta di due facce della stessa medaglia, coniata dalla precedente giunta capitolina e poi fatta propria dall’attuale».
Per questo viene chiesto al primo cittadino una svolta epocale con la richiesta esplicita di impedire la rinascita del campo della Cesarina riconvertendo «l’ingente somma economica già impegnata per l’accoglienza dei 137 rom nel Best House Rom e il rifacimento in progetti di inclusione sociale che, alla luce della sua entità, possano interessare, oltre alle famiglie rom anche altre fasce della popolazione romana in disagio abitativo».
Le organizzazioni firmatarie non chiedono alcun trattamento preferenziale per i rom, ma l’utilizzo delle risorse a disposizione per finanziare politiche abitative che provvedano alle esigenze di tutte le famiglie che si trovano in stato di bisogno, indipendentemente dalla loro etnia.
«Dalle parole è il momento di passare ai fatti – afferma Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio -. Oggi i rom non hanno bisogno di cerimonie ma di scelte politiche che cambino la loro condizione di vita accompagnandoli fuori dai campi. Se gli amministratori romani dicono di voler superare i campi questo è il momento di farlo. Continuare a sperperare denaro pubblico nella costruzione di ghetti etnici è inaccettabile mentre è giunto il momento di voltare pagina guardando con coraggio alle tante buone pratiche che in Italia e all’estero hanno dimostrato come l’inclusione dei rom, oltre ad essere possibile e auspicabile, comporterebbe un importante risparmio di denaro pubblico».
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Giornata contro il Razzismo: lettera al Capo dello Stato

Giornata contro il Razzismo

In alto, il cartello apparso sulla vetrina del panificio, a Roma.


[tfg_social_share]“È severamente vietato l’ingresso agli Zingari”. Un cartello recante questa scritta è apparso nei giorni scorsi sulla vetrina di un esercizio commerciale, a Roma. Ingresso vietato. Come per gli ebrei nella Germania nazista. Come per i neri, in Sudafrica, durante l’Apartheid.
In occasione della Giornata Mondiale contro il Razzismo, che si celebra domani, l’Associazione 21 luglio ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per esprimere profonda preoccupazione per il livello di conflittualità e ostilità che si registra nei confronti delle comunità rom e sinte e per l’emergenza democratica e civile che attraversa il nostro Paese.
Il cartello anti-rom, comparso sulla vetrina di un esercizio commerciale a Roma, è stato rimosso dall’esercente grazie all’intervento diretto di alcuni attivisti. In seguito, l’area legale dell’Associazione 21 luglio ha inviato una lettera di chiarimenti all’esercente, per scoraggiare, in futuro, il ripetersi di simili gesti.
Nel 1938 a Berlino, e in seguito in Germania e in molti territori occupati, prendeva il via la cosiddetta “campagna dei cartelli” – si legge nell’appello inviato al Presidente Napolitano -. Davanti alle porte dei negozi si poteva leggere: “In questo locale gli ebrei non sono graditi”, “È vietato l’ingresso ai cani, ai mendicanti, agli ebrei”, “Per ragioni d’igiene è vietato l’accesso ai giudei”. In un altro angolo del mondo, quindici anni dopo, la politica di segregazione razziale, istituita nel dopoguerra dal governo di etnia bianca del Sudafrica, sanciva una netta separazione tra bianchi e neri nell’accesso a parchi, mezzi pubblici e magazzini. Nei negozi i bianchi dovevano tassativamente essere serviti prima dei neri e sulle porte di alcuni esercizi era esplicitamente dichiarato: “For use by white persons” .
«A Roma “è severamente vietato l’ingresso agli Zingari” come lo era a Berlino per gli ebrei e a Soweto per i neri? Oppure siamo forse così assuefatti a una certa terminologia da ritenerla innocua e non percepire più la gravità di alcune affermazioni?», si chiede l’Associazione 21 luglio, secondo la quale livelli così alti di ostilità verso rom e sinti sono la conseguenza delle politiche discriminatorie e segregative che le istituzioni italiane attuano nei confronti di tali comunità, nonostante i ripetuti richiami delle autorità europee.
«Il popolo rom e sinto rappresenta in Italia la minoranza più discriminata e meno tutelata a causa di perversi processi sociali che rischiano di avvitare le nostre città in una spirale di odio incontrollato e talvolta volutamente sottovalutato – afferma l’Associazione 21 luglio -. 40.000 rom vivono in Italia in condizioni di povertà estrema e di segregazione spaziale e sociale. Circa 140 mila rom e sinti vivono invece in abitazioni convenzionali e conducono una vita di apparente normalità, se tale può chiamarsi un’esistenza in cui spesso è necessario, al di là del proprio status giuridico, nascondere la cultura di origine perché siano garantiti i diritti fondamentali».
La costruzione e la gestione dei “campi nomadi”, spazi nei quali è stata istituzionalizzata la discriminazione e la segregazione su base etnica, le innumerevoli azioni di sgombero che non rispettano le garanzie procedurali previste dalle convenzioni internazionali, le discriminazioni che riguardano i bambini rom e sinti nell’accesso ai servizi socio sanitari o all’educazione/istruzione hanno spinto l’Associazione a promuovere da un anno la campagna denominata “Stop all’Apartheid dei Rom!”, una iniziativa di sensibilizzazione per combattere pregiudizi e stereotipi, per avvicinare la società maggioritaria al mondo rom, per conoscere e lottare contro parole e azioni di incitamento all’odio.
Questo “Stop” – conclude la lettera al Presidente della Repubblica – va gridato con forza e urgenza, soprattutto in occasione dell’imminente Giornata Mondiale contro il Razzismo. Dobbiamo farlo tutti, rappresentanti della società civile e delle istituzioni, con coraggio ma anche con la responsabilità e la consapevolezza di quanti ancora credono che un’Italia multietnica, e quindi anche un’Italia Romanì, sia non solo ineludibile ma anche auspicabile».

Roma e i rom, la politica "senza luce" della Giunta Marino

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La conferenza stampa di presentazione del rapporto “Senza Luce”.


[tfg_social_share]Malgrado i buoni propositi, a otto mesi dal suo insediamento, la politica della Giunta Marino nei confronti dei rom e sinti della Capitale è stata caratterizzata da un approccio ancora una volta emergenziale, misure segregative e discriminatorie, mancanza di strategia e spreco di ingenti risorse pubbliche.
È l’analisi che emerge da “Senza Luce: rapporto sulle politiche della Giunta Marino, le comunità rom e sinte nella città di Roma e il Best House Rom” presentato oggi dall’Associazione 21 luglio nel corso di una conferenza stampa all’Ordine Nazionale dei Giornalisti.
Se, da un lato, l’Amministrazione capitolina ha espresso a più riprese la volontà di attuare anche a Roma la Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom, Sinti e Camminanti, dall’altro gli interventi realizzati vanno nella direzione opposta rispetto a quanto sancito dal documento adottato dall’Italia in sede europea nel 2012.
L’attuale Amministrazione ha condotto sinora 17 sgomberi forzati e non ha presentato un piano per superare la politica dei “campi”, come chiede la Strategia Nazionale. Al contrario, le autorità capitoline hanno affermato di voler ricostruire il “campo” della Cesarina e, nelle parole dell’Assessore Cutini, hanno manifestato l’intenzione di «superare i campi immaginando di creare campi di medie dimensioni». La Giunta Marino ha poi continuato a usare il termine “nomadi”, sia nei discorsi che negli atti pubblici, sebbene la Strategia parli di “nomadismo” come «termine superato sia da un punto di vista linguistico che culturale».
Secondo l’Associazione 21 luglio, il luogo simbolo che incarna le conseguenze delle azioni realizzate a Roma in questi mesi verso i rom e sinti in emergenza abitativa è il centro di accoglienza “Best House Rom”. Nel centro, situato in via Visso 14, nella periferia est della Capitale, vivono circa 320 rom, tra cui 200 minori, e vi sono stati trasferiti i 120 rom sgomberati nelle scorse settimane dal “villaggio attrezzato” della Cesarina e i 47 da via Belmonte Castello.
Il “Best House Rom”, si legge nel rapporto, non possiede i requisiti minimi previsti dalla Legge della Regione Lazio 41/2003 sui centri di accoglienza. Lo stabile, un capannone industriale, è infatti classificato come “locale utilizzato per il deposito delle merci”, è caratterizzato da spazi ridotti e inadeguati, inferiori anche rispetto agli standard per le strutture detentive, e le stanze, dove vivono in media 5 persone, sono prive di finestre o punti luce. In più, ospitando esclusivamente persone rom, il centro si configura come luogo di segregazione ed esclusione sociale, operata su base etnica con un chiaro profilo discriminatorio.
Per accogliere una famiglia di 5 persone nel “Best House Rom”, l’Amministrazione comunale spende quasi 3 mila euro al mese, per un totale di oltre 2 milioni di euro all’anno per i 320 rom.
Secondo i dati contenuti nel rapporto, per ricollocare una famiglia rom di 5 persone nel nuovo «villaggio attrezzato» di via della Cesarina il Comune di Roma spenderà, dopo un’accoglienza di 6 mesi presso il “Best House Rom”, una cifra stimata di 61.000 euro, con la prospettiva di dover individuare nuove voci di spesa per la gestione e l’assistenza dei rom nel nuovo insediamento per un periodo di tempo indeterminato.
L’anno scorso, per formare al lavoro e assegnare un’abitazione in affitto a una famiglia rom di 5 persone, il Comune di Messina, con il progetto “Casa e/è Lavoro”, ha speso una cifra di 12.500 euro.
«Dall’insediamento della Giunta Marino le gravissime e improrogabili problematiche legate alla cosiddetta “questione rom”, che andrebbero affrontate in maniera decisa e rapida, si sono scontrate con l’inadeguatezza di quanti, politici e tecnici, hanno in mano tale questione. Facciamo per questo appello al sindaco Marino per un suo intervento diretto volto a dare spinta ad una strategia politica verso le comunità rom e sinte che sinora si è dimostrata vuota, inconcludente e dagli altissimi costi economici», afferma Carlo Stasolla, Presidente dell’Associazione 21 luglio.
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A Roma si inaugura il nuovo “metodo del rigore” verso i rom

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Lo sgombero forzato di via Belmonte Castello.


[tfg_social_share]Il “metodo del rigore” nei confronti dei rom, annunciato dal sindaco Ignazio Marino, è iniziato puntualmente. Da questa mattina, a Roma, è in corso l’ennesimo sgombero forzato della Giunta capitolina.
Dalle prime luci dell’alba è iniziato lo sgombero forzato di 20 famiglie rom, tra cui 40 bambini tra 0 e 12 anni, nell’insediamento informale di via Belmonte Castello, nella periferia est della Capitale. La comunità rom viveva nell’insediamento da circa un anno e aveva iniziato un positivo percorso di inclusione sociale nel quartiere.
Associazione 21 luglio e Popica Onlus, presenti durante le operazioni di sgombero, condannano fermamente l’azione perché non rispettosa degli standard e delle garanzie procedurali previste dalla normativa internazionale.
Le operazioni di sgombero sono condotte da uomini della polizia di Stato. I 90 rom presenti vivevano nell’insediamento di via Belmonte Castello, adiacente a dei casali abbandonati, da circa un anno, dopo essere stati vittime, anche in passato, di numerosi sgomberi forzati.
L’Associazione 21 luglio e Popica Onlus avevano avviato, nell’insediamento, percorsi di inclusione delle famiglie che avevano portato all’iscrizione scolastica di una decina di bambini.
Il 24 gennaio scorso, in una trasmissione radiofonica, il sindaco Marino aveva annunciato l’avvio, del “metodo del rigore” verso i rom. «Non possiamo tollerare situazioni di insediamenti abusivi […] Sempre più nei prossimi mesi – lo vedrete – useremo un metodo di rigore […] Noi useremo tutti gli strumenti legittimi per allontanarli», aveva promesso il sindaco.
Per Associazione 21 luglio e Popica Onlus le operazioni in corso in via Belmonte Castello rappresentano una grave violazione dei diritti umani. Nello sgombero in atto non sono presenti infatti le garanzie procedurali previste dal Comitato Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali.
L’azione non è stata accompagnata da una genuina consultazione con gli interessati e dalla valutazione di adeguate alternative allo sgombero e non si è proceduto a un preavviso congruo e ragionevole alle persone coinvolte. A causa dello sgombero, infine, si assisterebbe all’interruzione improvvisa del percorso scolastico dei minori in età scolare e le famiglie rom vengono rese ancora più vulnerabili.
«Dopo gli sgomberi forzati in via Salviati, alla Cesarina e, l’altro ieri, a Casal Bertone, la Giunta Marino si pone in linea, ancora una volta, con la passata amministrazione dell’ex sindaco Gianni Alemanno. Anche l’attuale amministrazione sembra aver sposato la linea del rigore fondata su un approccio emergenziale e sicuritario, negando i diritti delle comunità rom di Roma attraverso azioni inutili, dispendiose e illegali».
«Lo sgombero – concludono le due associazioni – costituisce infine l’ennesimo passo indietro rispetto ai contenuti espressi all’interno della Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti adottata dal governo italiano in attuazione della Comunicazione della Commissione europea n.173/2011».

Giorno della Memoria: anche oggi in atto la segregazione dei rom

Giornata_della_Memoria_Associazione_21luglio[tfg_social_share]Respingere, escludere, concentrare: queste le parole d’ordine utilizzate per dare una risposta  alla “piaga” di rom e sinti, in Italia e in Europa, ai tempi delle persecuzioni nazifasciste. Oggi, seppur attraverso forme evidentemente differenti, l’esclusione sociale forzata e la segregazione etnica continuano a vivere nelle politiche che si attuano nel nostro Paese verso tali comunità.
In occasione della Giornata della Memoria, che si celebra oggi per commemorare tutte le vittime dello sterminio nazifascista, l’Associazione 21 luglio sottolinea come la funzione essenziale di questa ricorrenza debba essere quella di ricordarci costantemente il necessario compito di vigilare sugli abusi e sulle discriminazioni odierne.
Tra i 500 mila e il milione e mezzo di rom e sinti, secondo lo studioso Ian Hancock dell’Università del Texas, furono sterminati nei campi di concentramento nazisti.
L’arresto, il concentramento e il rastrellamento dei rom e sinti, italiani e stranieri, furono pratiche diffuse anche in Italia, dove furono creati campi di concentramento riservati agli “zingari”, considerati una minaccia per la sicurezza del Paese e per l’igiene pubblica.
«L’esclusione forzata dei rom e sinti e la loro segregazione su base etnica, seppur attraverso forme completamente differenti rispetto a quanto accaduto al tempo delle persecuzioni nazifasciste, sono purtroppo realtà ancora vive – afferma l’Associazione 21 luglio -. In molte città italiane politiche locali basate sui cosiddetti “campi nomadi” e sugli sgomberi forzati rappresentano le espressioni del rifiuto e della esclusione che continua a colpire, a distanza di 70 anni, le comunità rom e sinte».
«Con il “campo nomadi” si è materializzata la trentennale politica sicuritaria che disegna spazi chiusi in cui concentrare ed escludere, su base etnica, uomini, donne e bambini rom e sinti – sostiene l’Associazione 21 luglio -. Si tratta di luoghi isolati e sovraffollati, che non offrono nessuna prospettiva di inclusione sociale e dove le persone, in particolar modo i minori, vivono in condizioni igieniche e di sicurezza allarmanti e vedono i loro diritti umani fondamentali costantemente violati».
L’Associazione 21 luglio auspica quindi che le amministrazioni locali italiane, dando immediata attuazione a quanto previsto dalla Strategia nazionale di Inclusione di Rom, Sinti e Caminanti, tramutino le attuali politiche di esclusione e marginalizzazione rivolte a rom e sinti in reali ed efficaci percorsi di inclusione sociale, a partire dal superamento dei “campi”.
Di questo si è parlato anche ieri, a Roma, in occasione dell’evento “Samudaripen”, organizzato da Associazione 21 luglio e Sucar Drom nell’ambito delle celebrazioni della Giornata della Memoria e al quale le autorità locali invitate hanno declinato l’invito.
«Preoccupante, ancora una volta, l’assenza delle istituzioni di Roma Capitale a iniziative che mirano, a partire dalla memoria, alla creazione di un dialogo e all’individuazione di soluzioni condivise», sottolinea l’Associazione 21 luglio.

Roma, in corso il trasferimento di 180 rom dalla Cesarina al centro di raccolta di via Visso. L’Associazione 21 luglio: «Continuano segregazione etnica e spreco di denaro pubblico».

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