2 novembre 2012 – Roma: l'Associazione 21 luglio denuncia le allarmanti condizioni igienico-sanitarie riscontrate nei «villaggi attrezzati» della giunta Alemanno

Negli ultimi mesi l’amministrazione romana ha provveduto alla chiusura di due “campi tollerati”, quello di via del Baiardo e quello di Tor de’ Cenci, appellandosi a una situazione igienico-sanitaria insostenibile e urgente in cui vivevano le comunità rom. Il 5 luglio 2012, durante l’abbattimento delle abitazioni nel “campo” di via del Baiardo il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha dichiarato: «Dopo 20 anni questo campo viene finalmente sgomberato. Qui vivevano centinaia di persone in condizioni disagiate, senza servizi e senza sicurezza». Il 28 settembre 2012, giorno dello sgombero dell’insediamento di Tor de’ Cenci, la vice sindaco di Roma Sveva Belviso ha affermato: «Da tempo denunciamo le gravi carenze igienico-sanitarie del campo, la sua pericolosità e il degrado che vi regna incontrastato».

Le due azioni di sgombero, condotte con modalità giudicate violente e illegali da diverse organizzazioni, sono state attuate in nome di una presunta “solidarietà” e, come affermato, per salvaguardare le famiglie rom da ambienti insalubri e insicuri. Secondo le dichiarazioni rilasciate dal Comune di Roma, trasferire comunità rom da luoghi di degrado sociale e ambientale all’interno dei «villaggi attrezzati» previsti dal Piano Nomadi ha rappresentato un passo in avanti per garantire ai rom condizioni di vita migliori e sicure dal punto di vista sanitario.

Secondo i rilievi svolti dall’Associazione 21 luglio, in realtà, le condizioni igienico-sanitarie all’interno degli 8 «villaggi attrezzati» permangono estremamente gravi e allarmanti. Se ne ha conferma dall’ultima emergenza sanitaria scoppiata nell’insediamento di via di Salone da circa 15 giorni. Il “campo” è stato costruito per accogliere 600 persone, ma il Comune di Roma ne ha concentrate al suo interno un numero doppio mettendo a serio rischio la funzionalità dell’impianto fognario. Da circa due anni alcuni abitanti dell’insediamento e diverse organizzazioni che operano nel “campo” hanno segnalato al Comune di Roma il “collasso” dell’impianto fognario dell’insediamento, dovuto al sovrannumero degli abitanti, con costante riversamento del liquame fognario sul suolo. Nell’area del “campo” dove la fuoriuscita del liquame fognario è risultata più consistente è stato segnalato due settimane fa il primo caso di epatite A.

Tale virus, che si trasmette per via oro-fecale attraverso acqua contaminata, è diffuso in luoghi assimilabili ai campi profughi dei paesi africani e asiatici, dove gli ambienti risultano particolarmente degradati e insalubri. Secondo le informazioni raccolte dai ricercatori dell’Associazione 21 luglio, a causa della diffusione del virus, negli ultimi giorni sono stati una decina i minori rom del «villaggio attrezzato» di via di Salone ricoverati presso diverse strutture ospedaliere romane e 80 i minori sottoposti a profilassi condotta dall’ASL RmB. Per tali minori sarebbe stata prevista l’interruzione scolastica a scopo precauzionale.

L’epatite A è presente soprattutto nei paesi in via di sviluppo e colpisce come essa si sia sviluppata in maniera diffusa a Roma, all’interno di uno spazio, come è un «villaggio attrezzato», dove le condizioni igieniche e sanitarie dovrebbero essere assicurate e garantite dagli organi istituzionali.

«La problematica sanitaria riscontrata nell’insediamento di via di Salone – afferma l’Associazione 21 luglio –  rappresenta oggi l’esempio paradigmatico di come costruire e continuare a gestire i cosiddetti “campi nomadi” ha significato negli anni dare vita a spazi di degrado nel cuore della periferia romana, luoghi di estrema povertà, dove l’abbandono istituzionale stride con lo sperpero di denaro pubblico. E’ necessaria un’assunzione di responsabilità ed è importante che l’amministrazione romana dia una risposta chiara e trasparente riguardo le condizioni igieniche degli otto “villaggi attrezzati” che, pur avendo un costo di sola gestione annuo complessivo superiore ai 5 milioni di euro, risultano essere luoghi dove i diritti fondamentali non sono garantiti e la salute dell’individuo, e del minore in particolare, non appare in alcun modo tutelata».

Negli ultimi mesi l’amministrazione romana ha provveduto alla chiusura di due “campi tollerati”, quello di via del Baiardo e quello di Tor de’ Cenci, appellandosi a una situazione igienico-sanitaria insostenibile e urgente in cui vivevano le comunità rom. Il 5 luglio 2012, durante l’abbattimento delle abitazioni nel “campo” di via del Baiardo il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha dichiarato: «Dopo 20 anni questo campo viene finalmente sgomberato. Qui vivevano centinaia di persone in condizioni disagiate, senza servizi e senza sicurezza». Il 28 settembre 2012, giorno dello sgombero dell’insediamento di Tor de’ Cenci, la vice sindaco di Roma Sveva Belviso ha affermato: «Da tempo denunciamo le gravi carenze igienico-sanitarie del campo, la sua pericolosità e il degrado che vi regna incontrastato».

Le due azioni di sgombero, condotte con modalità giudicate violente e illegali da diverse organizzazioni, sono state attuate in nome di una presunta “solidarietà” e, come affermato, per salvaguardare le famiglie rom da ambienti insalubri e insicuri. Secondo le dichiarazioni rilasciate dal Comune di Roma, trasferire comunità rom da luoghi di degrado sociale e ambientale all’interno dei «villaggi attrezzati» previsti dal Piano Nomadi ha rappresentato un passo in avanti per garantire ai rom condizioni di vita migliori e sicure dal punto di vista sanitario.

Secondo i rilievi svolti dall’Associazione 21 luglio, in realtà, le condizioni igienico-sanitarie all’interno degli 8 «villaggi attrezzati» permangono estremamente gravi e allarmanti. Se ne ha conferma dall’ultima emergenza sanitaria scoppiata nell’insediamento di via di Salone da circa 15 giorni. Il “campo” è stato costruito per accogliere 600 persone, ma il Comune di Roma ne ha concentrate al suo interno un numero doppio mettendo a serio rischio la funzionalità dell’impianto fognario. Da circa due anni alcuni abitanti dell’insediamento e diverse organizzazioni che operano nel “campo” hanno segnalato al Comune di Roma il “collasso” dell’impianto fognario dell’insediamento, dovuto al sovrannumero degli abitanti, con costante riversamento del liquame fognario sul suolo. Nell’area del “campo” dove la fuoriuscita del liquame fognario è risultata più consistente è stato segnalato due settimane fa il primo caso di epatite A.

Tale virus, che si trasmette per via oro-fecale attraverso acqua contaminata, è diffuso in luoghi assimilabili ai campi profughi dei paesi africani e asiatici, dove gli ambienti risultano particolarmente degradati e insalubri. Secondo le informazioni raccolte dai ricercatori dell’Associazione 21 luglio, a causa della diffusione del virus, negli ultimi giorni sono stati una decina i minori rom del «villaggio attrezzato» di via di Salone ricoverati presso diverse strutture ospedaliere romane e 80 i minori sottoposti a profilassi condotta dall’ASL RmB. Per tali minori sarebbe stata prevista l’interruzione scolastica a scopo precauzionale.

L’epatite A è presente soprattutto nei paesi in via di sviluppo e colpisce come essa si sia sviluppata in maniera diffusa a Roma, all’interno di uno spazio, come è un «villaggio attrezzato», dove le condizioni igieniche e sanitarie dovrebbero essere assicurate e garantite dagli organi istituzionali.

«La problematica sanitaria riscontrata nell’insediamento di via di Salone – afferma l’Associazione 21 luglio –  rappresenta oggi l’esempio paradigmatico di come costruire e continuare a gestire i cosiddetti “campi nomadi” ha significato negli anni dare vita a spazi di degrado nel cuore della periferia romana, luoghi di estrema povertà, dove l’abbandono istituzionale stride con lo sperpero di denaro pubblico. E’ necessaria un’assunzione di responsabilità ed è importante che l’amministrazione romana dia una risposta chiara e trasparente riguardo le condizioni igieniche degli otto “villaggi attrezzati” che, pur avendo un costo di sola gestione annuo complessivo superiore ai 5 milioni di euro, risultano essere luoghi dove i diritti fondamentali non sono garantiti e la salute dell’individuo, e del minore in particolare, non appare in alcun modo tutelata».

25 ottobre 2012 – Nasce l’Osservatorio nazionale sull’incitamento alla discriminazione e all’odio razziale nei confronti dei rom e sinti. «Si colma un vuoto. L’attività preliminare evidenzia l’entità di un fenomeno che ha raggiunto livelli preoccupanti»

Al fine di tutelare le minoranze, con una particolare attenzione verso le comunità rom e sinte, da condotte discriminatorie e incitanti all’odio, nasce oggi, per iniziativa dell’Associazione 21 luglio, l’Osservatorio 21 luglio, ovvero l’Osservatorio nazionale sull’incitamento alla discriminazione e all’odio razziale nei confronti dei rom e dei sinti. L’Osservatorio 21 luglio, finanziato dall’Open Society Roma Initiatives, con il contributo della Fondazione Migrantes, si prepone il compito, anche attraverso una costante attività di controllo di giornali locali e nazionali, di blog e siti web, di monitorare e segnalare interviste, comizi e dichiarazioni che potrebbero ascriversi come incitanti all’odio razziale e alla discriminazione e di intraprendere azioni correttive, ed eventualmente legali, a tutela delle minoranze, in particolare quella rom e sinta.

Dal 15 settembre 2012 l’Osservatorio 21 luglio ha svolto un’attività preliminare controllando giornalmente, oltre a blog e social network, 110 fonti, tra quotidiani nazionali e locali e siti web di informazione, per un totale di circa 62 mila pagine visionate mensilmente. Nel periodo compreso tra il 15 settembre e il 15 ottobre l’Osservatorio ha rilevato un totale di 61 casi. Di questi 22 casi consistono in episodi di informazione scorretta (viziata da pregiudizio e/o propedeutica ad alimentare odio razziale), mentre i restanti 39 casi riguardano segnalazioni di frasi incitanti all’odio e/o alla discriminazione. L’equipe legale dell’Osservatorio 21 luglio ha quindi deciso di intraprendere delle azioni correttive per 7 di questi episodi: 2 lettere di diffida ad altrettanti esponenti politici, segnalazioni all’UNAR (Ufficio Nazionale Anti Discriminazione razziale), segnalazioni alla polizia postale.

Secondo l’Associazione 21 luglio: «L’Osservatorio 21 luglio viene a colmare un grande vuoto presente in Italia. La sua attività preliminare evidenzia l’entità di un fenomeno che ha raggiunto livelli preoccupanti. Troppo spesso amministratori locali e nazionali e forze politiche hanno utilizzato, soprattutto nel periodo elettorale, in maniera disinvolta, affermazioni gravemente offensive nei confronti delle comunità rom e sinte senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze. Da oggi – conclude l’Associazione 21 luglio – non sarà più come prima. I ricercatori dell’Osservatorio 21 luglio, ma anche qualsiasi cittadino con le sue segnalazioni, vigileranno attentamente su questo fenomeno per intraprendere l’azione correttiva più efficace».

Tutte le attività dell’Osservatorio 21 luglio sono visionabili sul sito: www.osservatorio21luglio.org

1 ottobre 2012 – Associazione 21 luglio: «Con lo sgombero di Tor de' Cenci a Roma il vaso è colmo!». L'Associazione lancia la campagna nazionale Stop all'apartheid dei Rom!

Negli ultimi decenni le politiche nazionali e locali rivolte alle comunità rom e sinte sono state contrassegnate dall’esclusione, dalla segregazione, dalla discriminazione, da costanti violazioni dei diritti umani. Famiglie rom allontanate verso il margine della città, azioni di sgombero, proclami minacciosi e violenti: sono questi i segnali più evidenti di un fiorente antiziganismo che ha colpito in diverse città italiane le comunità rom e sinte. Lo sgombero forzato dell’insediamento di Tor de’ Cenci a Roma, effettuato dalle autorità romane il 28 settembre 2012, è solo l’ultimo esempio di un lungo elenco di azioni istituzionali che in maniera cinica, violenta e sistematica hanno avuto come obiettivo quello di negare ogni diritto a dei cittadini in quanto appartenenti alle comunità rom e sinte.

Con quest’ultimo trasferimento forzato, che ha visto coinvolte famiglie, donne e bambini sradicati con la violenza dal loro territorio verso “ghetti etnici” chiusi e controllati, il vaso è colmo!

Si avverte la necessità di voltare pagina e come risposta l’Associazione 21 luglio annuncia il lancio della campagna Stop all’apartheid dei Rom! La campagna vuole rappresentare uno spazio di resistenza pacifica alle continue violazioni dei diritti umani. Con essa l’Associazione intende rivolgersi a quanti nella società civile italiana ancora credono che i diritti dei rom rappresentino i diritti di ogni cittadino e che solo partendo dalla tutela dagli “ultimi” della scala sociale sarà possibile costruire un nuovo Paese e una nuova città. All’interno della campagna, che sarà attiva per tutto l’arco temporale elettorale, saranno previste una serie di azioni per condannare e denunciare le politiche praticate in diverse città italiane e segnate dalla discriminazione istituzionale, per individuare e proporre le alternative migliori e per sostenere quanti, anche in campagna elettorale, avranno la forza e il coraggio di parlare di politiche nuove, che prevedano la restituzione di una cittadinanza effettiva a ogni rom.

I “campi nomadi”, costruiti e gestiti da molte amministrazioni locali, sono il simbolo più evidente del recente “apartheid”. Per tale ragione, come prima azione della campagna viene lanciato, a partire da oggi, un appello con raccolta firme indirizzato agli amministratori nazionali e locali che guideranno il nostro Paese e le nostre città dopo le prossime elezioni. Ad essi viene chiesto un impegno concreto: l’attuazione di nuove politiche per il superamento definitivo dei “mega campi monoetnici”, caratterizzati dalla discriminazione e dalla segregazione. Un gesto che rappresenta un primo impegno concreto per affermare: Stop all’apartheid dei Rom!

Per conoscere le iniziative della campagna Stop all’apartheid dei Rom! e per aderire all’appello: www.carlodojmi.it/21lugliogantry

28 settembre 2012 – Sgombero di Tor de' Cenci: il Comune di Roma ancora una volta sospende i diritti umani e ignora l'Europa

Nella giornata di oggi si è assistito all’ennesimo trasferimento forzato che ha riguardato le comunità rom presenti nel “campo tollerato” Tor de’ Cenci a Roma. Ancora una volta le comunità rom della capitale sono state vittime di violazioni sistematiche dei diritti umani e dell’infanzia da parte delle istituzioni locali.

Solo dieci giorni fa il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Nils Muižnieks, a seguito della sua visita a Roma dal 3 al 6 luglio 2012 aveva presentato un rapporto rivolto alle autorità italiane in cui riteneva «che tali interventi [sgomberi forzati con trasferimenti a La Barbuta] non si possano certo conciliare con la nuova ottica imposta dalla Strategia nazionale d’inclusione dei rom, che è già in vigore in Italia. Piuttosto, si evince una sfortunata continuità della precedente politica ufficiale di stampo emergenziale. […] Quella politica aveva alimentato una serie di sgomberi forzati sistematici senza precedenti, spesso anche a catena, senza alcun riguardo per le circostanze personali dei soggetti interessati, né per le garanzie procedurali».

«Il Commissario – si legge nel rapporto – crede fermamente che sia i campi segregati per le popolazioni di rom e sinti che gli sgomberi forzati in Italia siano da relegare definitivamente al passato».

Il violento sgombero di oggi dimostra ancora una volta come l’uso della violenza in nome di una falsa legalità costituisca lo strumento utilizzato dagli amministratori romani per raggiungere gli obiettivi prefissati dal Piano Nomadi di Roma. Restano inascoltate le raccomandazioni formulate dal Commissario europeo che chiedeva nel rapporto l’urgente interruzione di «eventuali iniziative ancora in corso inerenti alla costruzione di campi segregati e agli sgomberi forzati delle persone verso queste strutture».

L’Associazione 21 luglio assiste con sdegno allo sgombero di oggi, denuncia le modalità violente con cui esso è avvenuto e annuncia un immediato ricorso al Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa per le gravi violazioni avvenute oggi nell’insediamento di Tor de’ Cenci.

27 settembre 2012 – Violato diritto allo studio dei minori rom: oggi l'udienza dell'azione civile promossa da Associazione 21 luglio e ASGI contro il Comune di Roma. Nell'azione-pilota viene chiesto, per la prima volta, di condannare il Comune di Roma

Si è svolta oggi, presso il Tribunale Civile di Roma, la prima udienza dell’azione civile contro la discriminazione promossa lo scorso 31 gennaio 2012 dall’Associazione 21 luglio e l’ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione) contro il Comune di Roma.

La vicenda ha avuto inizio con la presentazione della ricerca “Linea 40: rapporto sulla scolarizzazione dei minori rom a Roma” curata dall’Associazione 21 luglio il 16 ottobre 2011. A seguito del trasferimento forzato dei minori rom da uno dei “campi tollerati” della capitale ad uno dei «villaggi attrezzati» del Piano Nomadi Roma, la scarsa organizzazione, il sottodimensionamento del servizio pubblico e le difficoltà logistiche determinate dalla distanza del «villaggio attrezzato» dalle scuole, non hanno permesso ai minori rom una regolare frequenza scolastica, impedendo a numerosi minori di frequentare le lezioni che si svolgono nella prima e nell’ultima ora della giornata scolastica.
Nella ricerca sono emersi inoltre gravi elementi di differenziazione tra alunni rom e alunni non rom. Il Comune di Roma spende annualmente 3.600.000 euro per risolvere le problematiche legate all’istruzione dei bambini rom (2 milioni per la scolarizzazione, 1 milione e 300 mila euro per il trasporto scolastico e 300 mila per le attività ricreative), ma nonostante questo «l’ideazione e la realizzazione del progetto di scolarizzazione di Roma Capitale – si legge nella ricerca – esclusivamente indirizzato ad alunni appartenenti alle comunità rom, può costituire uno dei fattori di separazione dei bambini rom dal resto della classe».

Secondo l’Associazione 21 luglio e l’ASGI la violazione del diritto all’istruzione si è concretizzata nella perdita parziale delle lezioni scolastiche con conseguenti gravi difficoltà nella comprensione di alcune materie e nello studio delle stesse, ponendo di conseguenza in una situazione di svantaggio gli appartenenti ad una determinata etnia nel godimento di un diritto fondamentale, quale il diritto all’istruzione e alla formazione poiché le lacune sviluppate in questa fase della crescita, molto probabilmente, rappresenteranno per i minori un ostacolo insormontabile per poter proseguire un percorso di apprendimento e comportando un’inaccettabile perdita di opportunità nella vita sia da un punto di vista esistenziale che economico.

Pertanto l’Associazione 21 luglio e l’ASGI hanno chiesto al Tribunale di accertare il «carattere discriminatorio del comportamento posto in essere dal Comune di Roma che ha provocato – esclusivamente per un gruppo di bambini tutti appartenenti alle comunità rom – una distinzione/restrizione che ha compromesso l’esercizio in condizioni di parità del diritto allo studio dei minori medesimi», di cessare tale comportamento incrementando il servizio di trasporto scolastico e di condannare il Comune di Roma a risarcire il danno determinato dalla lesione del diritto all’istruzione.

Il ricorso rappresenta un’importante azione legale pilota che potrebbe avere conseguenze per le future politiche che verranno intraprese dall’amministrazione comunale nei confronti delle comunità rom e sinte di Roma.

18 settembre 2012 – Rom e Sinti in Italia e a Roma vivono ancora una situazione di totale esclusione ed emarginazione. Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa pubblica il suo nuovo rapporto sull’Italia

Il Commissario europeo per i diritti umani Nils Muižnieks ha reso pubblico il rapporto sulla sua visita in Italia del 4 luglio scorso. Il rapporto evidenzia la condizione di segregazione imposta alle famiglie rom trasferite con uno sgombero forzato nel «villaggio attrezzato» di via di Salone a Roma, nonché «l’isolamento, la mancata interazione con il mondo esterno e l’assenza di prospettive di impiego e d’inclusione nel tessuto sociale» che caratterizzano gli abitanti di questo insediamento, definito “campo modello” dall’amministrazione di Roma Capitale.

Durante la sua visita, il Commissario aveva incontrato una delegazione dell’Associazione 21 luglio ed era stato condotto in visita al «villaggio attrezzato» di via di Salone e nel “campo tollerato” di via Salviati. Oltre alle visite negli insediamenti, l’Associazione 21 luglio aveva approfondito con il Commissario europeo le questioni riguardanti la politica degli sgomberi e il nuovo «villaggio attrezzato» La Barbuta.

Le condizioni di segregazione riscontrate a via di Salone, si legge nel rapporto, e che saranno riprodotte al «villaggio attrezzato» La Barbuta (costruito appunto sul modello di Salone) «non consentono agli abitanti di trovare una attività lavorativa retribuita, – sottolinea il Commissario – né danno loro la possibilità di interagire con persone di etnia non-Rom per cercare di integrarsi nel tessuto sociale».

Riguardo al “campo tollerato” di via Salviati, il Commissario Nils Muižnieks ha definito inoltre le condizioni di vita rilevate «al di sotto dei requisiti minimi vigenti», vedendo in questo campo la dimostrazione del rapido deterioramento delle condizioni di vita in un contesto di segregazione.

Nel rapporto si esprime preoccupazione riguardo i trasferimenti forzati verso il nuovo «villaggio attrezzato» La Barbuta, che secondo il Commissario europeo sono incompatibili con la posizione dichiarata nella Strategia nazionale 2012-2020 d’inclusione dei Rom, redatta dall’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) e approvata dal Consiglio dei Ministri nel febbraio 2012.

Il Commissario raccomanda quindi alle autorità italiane l’abbandono della pratica degli sgomberi forzati e la costruzione di “campi” segregati per le popolazioni rom e sinte, pratiche «diametralmente opposte» al contenuto della Strategia nazionale, e richiede l’interruzione urgente  delle azioni ancora in corso «inerenti alla costruzione di campi segregati e agli sgomberi forzati delle persone verso queste strutture».

L’Associazione 21 luglio ha accolto con soddisfazione il rapporto del Commissario europeo Nils Muižnieks e chiede alle autorità di Roma Capitale di attenersi alle raccomandazioni contenute nel rapporto, soprattutto per quanto riguarda l’interruzione immediata degli sgomberi forzati e della costruzione ed il conseguente trasferimento di persone rom in campi segregati, quali il «villaggio attrezzato»  de La Barbuta, luoghi di segregazione e discriminazione istituzionalizzate.

Scarica il rapporto a questo link

17 settembre 2012 – Resi pubblici i dati della ricerca sul “campo nomadi” di via della Cesarina a Roma. Ass. 21 luglio: «Costi altissimi e gestione a carattere vessatorio. E’ questa la legalità voluta dal Piano Nomadi di Roma?»

L’Associazione 21 luglio ha reso pubblici i risultati della ricerca “DIRITTI RUBATI. Rapporto sulle condizioni di vita nel villaggio attrezzato di via della Cesarina” che alle 17,00 verrà presentata presso la Facoltà di Architettura dell’Università Roma Tre in via Madonna dei Monti, 41. L’insediamento, di proprietà di Propaganda Fide, una delle nove congregazioni della Curia Romana, accoglie 181 rom di origine rumena, montenegrina e bosniaca, era stato posto sotto sequestro nel 2002 e il gestore, secondo le informazioni raccolte, era stato arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della manodopera. Il campo di via della Cesarina, pur essendo uno degli 8 «villaggi attrezzati» del Piano Nomadi di Roma continua a essere affidato al medesimo gestore, è inaccessibile ai visitatori e risulta coperto da una coltre di silenzio e omertà.

Dai sopralluoghi effettuati dai ricercatori dell’Associazione 21 luglio e dalle interviste raccolte nella ricerca emerge come le condizioni strutturali del «villaggio attrezzato», per il quale il Comune di Roma spende la cifra annuale di quasi 600.000 euro, siano critiche ed in tutto simili a quelle di un insediamento informale. Le abitazioni sono fatiscenti, senza riscaldamento e spesso prive di infissi, gli spazi risultano insufficienti mente le strutture destinate ai servizi sono igienicamente inagibili, prive di illuminazione e sufficiente aerazione. Tutto ciò ha una ricaduta sulla qualità della vita delle tre comunità rom. In ogni abitazione (container o roulotte) il consumo massimo consentito è quello di una lampadina a basso consumo e, quando questo viene superato, il gestore provvede arbitrariamente a staccare la corrente elettrica e tale distacco, avendo un carattere punitivo, si protrae per diversi giorni. Inoltre il gestore del campo pretende mensilmente da ciascuna famiglia il versamento di una somma che viene acquisita senza rilascio di ricevuta o fattura.

La dinamica interna all’insediamento, denunciata nella ricerca “DIRITTI RUBATI” è quella che vede fondersi il carattere vessatorio del soggetto gestore, il voluto disinteresse delle autorità comunali e la sofferenza fisica e psicologica di ciascun abitante del “campo” che vive sotto la “spada di Damocle” dell’immediata espulsione.

Secondo l’Associazione 21 luglio: «il villaggio attrezzato di via della Cesarina rappresenta l’esempio paradigmatico delle politiche abitative promosse dal Piano Nomadi del Comune di Roma caratterizzate dalla priorità di concentrare il maggior numero di famiglie rom all’interno del più ristretto spazio possibile senza alcuna forma di controllo, in assenza di adeguati percorsi di inclusione sociale, senza una reale attenzione alla legalità delle diverse forme di intervento istituzionale». La stessa Associazione ha provveduto nei giorni scorsi all’invio di lettere informative all’ente proprietario del terreno e al Comune di Roma e ad una lettera di diffida all’ente gestore.

14 settembre 2012 – Ass. 21 luglio: valutiamo azione legale contro la vice-sindaco di Roma Sveva Belviso. Le sue ripetute dichiarazioni, riferite alle comunità rom, costituiscono un incitamento all'odio e alla discriminazione

 Roma, 14 settembre 2012 – Secondo quanto riportato da diverse agenzie di stampa, venerdi 14 settembre, nel corso della trasmissione televisiva Mattina Cinque, la vice sindaco di Roma Capitale, Sveva Belviso ha affermato: «[I rom] hanno diritto a una casa in questo Paese? No. Perchè gli si vuole dare un diritto in più?» per poi aggiungere: «[I rom] preferiscono vivere in modo tribale, con i loro usi e costumi».

Già in passato la vice sindaco era stata protagonista di affermazioni gravemente lesive nei confronti delle comunità rom presenti nella Capitale. Dichiarazioni prontamente riprese dall’Associazione 21 luglio che aveva provveduto ad inviare una lettera di diffida il 7 gennaio 2012.

L’Associazione 21 luglio giudica le dichiarazioni del vice sindaco prive di fondamento, irresponsabili e offensive. Il “diritto ad un alloggio adeguato” è un diritto riconosciuto in capo ad  ogni individuo e per nessuno può essere definito e considerato un «diritto in più» a cui non poter aspirare. Associare poi le drammatiche condizioni vissute dalle comunità rom nei cosiddetti «villaggi attrezzati» del Piano Nomadi ad una presunta e libera scelta culturale è falso e strumentale.

Per tale ragioni si valuterà nei prossimi giorni l’opportunità di promuovere un’azione legale  di fronte alle competenti autorità giudiziarie.

29 agosto 2012 – Comitato ONU sulle discriminazioni razziali: allarmante aumento dei fenomeni di incitamento all’odio razziale in Italia

 

I risultati emersi dallo studio elaborato da un network di associazioni italiane sono preoccupanti: in Italia si registra un aumento dei fenomeni di incitamento all’odio razziale legati ai discorsi politici e ai media, specialmente nei confronti di rom e sinti, nonché un incremento del razzismo diffuso attraverso i nuovi canali, quali internet e social network.

La ricerca è stata presentata nell’ambito della thematic discussion del Comitato per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale delle Nazioni Unite (CERD) in materia di incitamento all’odio razziale (racist hate speech) che si è tenuta ieri, 28 agosto 2012, a Ginevra nel corso della sua 81° sessione.

I rappresentanti della società civile presenti al dibattito hanno richiesto ai membri del Comitato dell’ONU di formulare una general recommendation per rafforzare gli strumenti internazionali esistenti in tema di lotta contro le discriminazioni razziali.

Il network italiano è stato uno dei pochi rappresentanti della società civile internazionale presenti al CERD, attestando l’attenzione e l’impegno che le ONG italiane mantengono verso i temi di attualità internazionale. Ricerca e redazione del documento congiunto si inseriscono all’interno del progetto Enhancing Italy’s civil society participation to international bodies’ decision making, realizzato dall’Unione forense per la tutela dei diritti umani, e sono state portate avanti da otto associazioni particolarmente attive nel contrasto alle discriminazioni: Archivio delle Memorie Migranti, Articolo 3 – Osservatorio sulle discriminazioni, Associazione Carta di Roma, Associazione 21 Luglio, Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, Borderline Sicilia Onlus, Lunaria, Unione forense per la tutela dei diritti umani.

Scarica il documento ufficiale presentato al CERD

27 agosto 2012 – 2000 firme contro gli sgomberi consegnate al Campidoglio. Secondo un rapporto dell'Associazione 21 luglio la spesa sostenuta per gli sgomberi è 10 volte maggiore di quella spesa dal Comune di Roma per l'inclusione lavorativa dei rom

Una delegazione dell’Associazione 21 luglio ha depositato presso l’ufficio del sindaco di Roma Gianni Alemanno le 2.000 firme raccolte a sostegno dell’appello “Il diritto all’alloggio non si sgombera”, lanciato il 4 marzo di quest’anno. Tra i firmatari spiccano i nomi dei premi Nobel Rita Levi Montalcini e Dario Fo, oltre che di Erri De Luca, Moni Ovadia, Margherita Hack, Susanna Tamaro e Ascanio Celestini. Nell’appello viene chiesta al Comune di Roma la sospensione immediata di ogni sgombero che interessa le comunità rom e sinte all’interno del territorio comunale che non sia accompagnato da un serio e concreto sforzo di accoglienza alternativa per i gruppi familiari.

Nell’occasione l’Associazione 21 luglio ha anche presentato alle autorità comunali un rapporto sul piano degli sgomberi che, dall’inizio del Piano Nomadi, ha interessato le comunità rom e sinte della capitale. Secondo le stime dell’Associazione 21 luglio i 450 sgomberi di insediamenti informali, effettuati dal Comune di Roma dal 31 luglio 2009 ad oggi, sono costati 6.750.000 euro. Dieci volte più di quanto speso dal Comune di Roma per l’inclusione lavorativa di soggetti rom svantaggiati nel medesimo periodo preso in esame. Nella stima vengono considerate le spese per la rimozione dei rifiuti, per l’impiego delle forze dell’ordine, per l’utilizzo delle unità mobili di strada. Le famiglie rom ripetutamente coinvolte negli sgomberi sono state circa 480 (2.200 persone) con una spesa stimata per ogni famiglia superiore ai 14.000 euro.

Gli osservatori dell’Associazione 21 luglio hanno condotto dall’inizio del Piano Nomadi di Roma un’intensa attività di monitoraggio dalla quale sono emerse violazioni sistematiche di norme e convenzioni internazionali già rilevate in passato da alcune organizzazioni che si occupano di diritti umani.
«Secondo l’Associazione 21 luglio – si legge nel rapporto – non si può rispondere alla povertà e all’emarginazione sociale con una politica fondata su sgomberi e trasferimenti forzati. In ogni politica sociale il rispetto dei diritti umani è una prerogativa che non può essere accantonata in nome di un illusorio e inefficace “repulisti”, indegno per una società civile e democratica».

Alla luce di quanto statuito dalle norme e dalle convenzioni nazionali e internazionali, l’Associazione 21 luglio chiede al sindaco di Roma Gianni Alemanno l’immediata sospensione degli sgomberi forzati e che, qualora in futuro si dovrà procedere ad uno sgombero di comunità rom e sinte, sia necessario rispettare le misure “protettive” minime stabilite dal diritto e finora puntualmente disattese dall’amministrazione romana.

Scarica il Rapporto sul piano degli sgomberi

Roma, 27 agosto 2012

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