Esposto al Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti per un articolo di Milano Post

Secondo le due Associazioni, i toni dell’articolo sono viziati dal pregiudizio. Articoli di questo tipo consolidano così nella popolazione credenze infondate altamente offensive per le persone rom, alimentando nei loro confronti un clima di intolleranza, incuranti dell’effetto incendiario che tali visioni stereotipate hanno provocato anche nel recente passato.

Approfondisci la notizia sul sito dell’Osservatorio 21 luglio

Ladri di bambini. Rom e sinti criminalizzati da “Il Giornale”: l’esposto delle Associazioni

Il 30 ottobre scorso, sullo spazio web e nell’edizione cartacea de «Il Giornale» sono stati pubblicati due articoli inerenti un fatto di cronaca nera nei quali, senza prova alcuna, viene riportata la presunta appartenenza etnica dell’aggressore, “rom”, e si sostiene questi «avrebbe tentato» di rapire una bambina. L’associazione tra questa descrizione di supposti fatti e la leggenda che vorrebbe le persone rom rapitrici di bambini è immediata.

Entrambi gli articoli, anziché limitarsi alla cronaca di quanto accaduto, insistono sulla presunta appartenenza etnica dell’aggressore, arrivando persino ad attribuire numerosi casi di rapimenti di bambine – alcuni anche noti all’opinione pubblica e dunque di facile impatto emotivo – ad una sorta di comportamento tipico di una minoranza, contribuendo ad aumentare il pregiudizio nei confronti delle persone rom e sinte. Questo stereotipo, infatti, si alimenta con la pericolosa generalizzazione che ha portato alla pratica dell’etnicizzazione del reato, anche quanto questo sia esclusivamente presunto.

Le Associazioni hanno quindi chiesto al Consiglio regionale dell’Ordine dei Giornalisti di verificare eventuali illeciti deontologici e di fare in modo che gli articoli sottoposti all’attenzione dell’Ordine vengano esaminati anche alla luce della legislazione in materia di istigazione alla violenza, di antidiscriminazione e/o qualunque altra violazione che sarà ritenuta riscontrabile. Le Associazioni hanno anche chiesto di valutare l’omesso controllo a carico del direttore de il Giornale, giornalista professionista Alessandro Sallusti, rispetto alle titolazioni, alla pubblicazione anonima comparsa sul sito web della testata e alla pubblicazione cartacea degli articoli segnalati.

Ulteriori informazioni sul sito dell’Osservatorio 21 luglio

(15 novembre 2012)

Al via l'Osservatorio 21 luglio

Il link al sito dell’Osservatorio: www.osservatorio21luglio.org

(25 ottobre 2012)

L'Associazione 21 luglio partecipa a "Mayors Making the Most of EU Funds for Roma Inclusion"

Durante la conferenza verranno presentati casi documentati di buone prassi adottate con l’utilizzo dei fondi dell’Unione Europea per l’inclusione dei rom nei settori riguardanti istruzione, occupazione, sanità, alloggio, e servizi di pubblica utilità.

La filosofia alla base della creazione del network “Mayors Making the Most of EU Funds for Roma Inclusion”, infatti, è quella di creare uno spazio per le autorità locali dove sia possibile lo scambio e l’apprendimento di idee sui programmi d’inclusione, e di creare una piattaforma di visibilità per i comuni che implementano le strategie nazionali per l’integrazione dei rom.

(11 ottobre 2012)

Lancio della campagna nazionale "Stop all'apartheid dei Rom!"

All’interno della campagna, che sarà attiva per tutto l’arco temporale elettorale, saranno previste una serie di azioni per condannare e denunciare le politiche praticate in diverse città italiane e segnate dalla discriminazione istituzionale, per individuare e proporre le alternative migliori e per sostenere quanti, anche in campagna elettorale, avranno la forza e il coraggio di parlare di politiche nuove, che prevedano la restituzione di una cittadinanza effettiva a ogni rom.

I “campi nomadi”, costruiti e gestiti da molte amministrazioni locali, sono il simbolo più evidente del recente “apartheid”. Per tale ragione, come prima azione della campagna viene lanciato, a partire da oggi, un appello con raccolta firme indirizzato agli amministratori nazionali e locali che guideranno il nostro Paese e le nostre città dopo le prossime elezioni. Ad essi viene chiesto un impegno concreto: l’attuazione di nuove politiche per il superamento definitivo dei “mega campi monoetnici”, caratterizzati dalla discriminazione e dalla segregazione. Un gesto che rappresenta un primo impegno concreto per affermare: Stop all’apartheid dei Rom!

(1° ottobre 2012)

Pensare contro-campo. Rom, cittadini dell'Italia che verrà

L’evento si è sviluppato in tre sessioni. Alla prima hanno offerto il loro contributo Dezideriu Gergely, rom e direttore del Centro Europeo per i Diritti dei Rom con sede a Budapest, Zeljko Jovanovic, anch’egli rom e direttore di Open Society Roma Initiatives, Carlotta Sami, direttrice della sezione italiana di Amnesty International e la vice presidente del Senato Emma Bonino. I relatori si sono soffermati sulle violazioni dei diritti umani, che riguardano le comunità rom sia in Italia che in Europa.

La seconda sessione ha avuto come relatori Monica Rossi, ricercatrice del C.N.R.; il ricercatore dell’Università Roma Tre Ulderico Daniele, Nando Sigona, del Centro Studi sui Rifugiati dell’Università di Oxford e il presidente della Commissione straordinaria per la tutela dei diritti umani del Senato Pietro Marcenaro. Gli accademici hanno insistito sull’inefficacia di ogni politica locale che insista sulla riproposizione dei cosiddetti “campi nomadi”, riconosciuti ormai come “ghetti etnici”.

Nell’ultima sessione si è cercato di definire strategie alternative alle “politiche dei campi” attraverso i contributi di Francesco Careri, ricercatore dell’Università Roma Tre e Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana.

La serata è stata scandita dalla musica del maestro rom Jovica Jovic, dei Muzikanti di Balval e del celebre clarinettista Gabriele Coen.

Le conclusioni sono state affidate ai rappresentanti dell’Associazione 21 luglio: «E’ ora di pronunciare la parola “basta!” agli sgomberi forzati, alle azioni di sicurezza e alla costruzione dei mega campi etnici dove rinchiudere persone appartenenti alle comunità rom e sinte. Si tratta di azioni propagandistiche, che hanno sempre risposto a mere esigenze elettorali. La società civile, gli intellettuali, il mondo dell’associazionismo avvertono oggi l’esigenza di chiudere questo periodo, durato trent’anni, di sospensione dei diritti nei confronti delle comunità rom. E’ necessario lasciarsi alle spalle questo cupo trentennio scrivendo una nuova pagina dove l’Italia, in linea con l’Europa, sappia intraprendere percorsi nuovi per riconsegnare la cittadinanza ai rom e ai sinti che da decenni e secoli abitano nelle nostre città attraverso coraggiose politiche inclusive e rispettose dei diritti primari».

L’Associazione 21 luglio ha infine annunciato una serie di iniziative all’interno della campagna nazionale “STOP ALL’APARTHEID DEI ROM” per riaffermare l’urgenza di una inversione di marcia da parte degli amministratori pubblici e delle forze politiche italiane e per sostenere quanti, tra i candidati alle prossime elezioni nazionali e locali, abbiano il coraggio e la forza di sostenere tale posizione.

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L'Associazione 21 luglio partecipa ad un incontro OSCE a Varsavia

osceUna rappresentante dell’Associazione 21 luglio ha partecipato il 27 settembre 2012 ad un incontro organizzato a Varsavia dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) sul tema dell’empowerment delle donne rom.

Ha presentato un documento dal titolo: “Il diritto all’alloggio, gli sgomberi forzati e le donne rom in Italia”.

Presentazione di un contributo al Comitato ONU sui Diritti Umani

e di scegliere liberamente dove risiedere, alla luce del principio d’uguaglianza e parità di trattamento.

La giornata di discussione avrà luogo il prossimo 25 ottobre 2012 a Ginevra.

(26 settembre 2012)

Rapporto del Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa sull'Italia: Rom e Sinti vivono una situazione di totale esclusione

Oltre alle visite negli insediamenti, l’Associazione 21 luglio aveva approfondito con il Commissario europeo le questioni riguardanti la politica degli sgomberi e il nuovo “villaggio attrezzato” in località La Barbuta.

Oggi il Commissario europeo ha reso pubblico il rapporto sulla sua visita in Italia. Nel rapporto si evidenzia la condizione di segregazione imposta alle famiglie rom trasferite tramite sgombero forzato nel “villaggio attrezzato” di via di Salone a Roma, nonché «l’isolamento, la mancata interazione con il mondo esterno e l’assenza di prospettive di impiego e d’inclusione nel tessuto sociale» che caratterizzano gli abitanti di questo insediamento, definito “campo modello” dall’amministrazione di Roma Capitale. 

Nel rapporto viene inoltre espressa preoccupazione riguardo i trasferimenti forzati verso il nuovo “villaggio attrezzato” La Barbuta, che secondo il Commissario europeo sono incompatibili con la posizione presente nella nuova Strategia nazionale d’inclusione dei Rom.

Il Commissario raccomanda quindi alle autorità italiane di abbandonare la pratica degli sgomberi forzati e la costruzione di “campi” segregati per le popolazioni rom e sinte, essendo queste condotte «diametralmente opposte» al contenuto della Strategia nazionale, e richiede che vengano interrotte con urgenza le iniziative ancora in corso «inerenti alla costruzione di campi segregati e agli sgomberi forzati delle persone verso queste strutture».

Leggi il rapporto a questo link

(18 settembre 2012)

La Barbuta: il Tribunale di Roma ordina lo stop agli ingressi delle famiglie rom

Le due organizzazioni, con ricorso presentato in data 20 marzo 2012, avevano chiesto che venisse accertato e dichiarato «il carattere discriminatorio … del comportamento del Comune di Roma che si è concretizzato nella prosecuzione dei lavori di ultimazione e assegnazione del villaggio attrezzato La Barbuta» e conseguentemente ordinato al Comune di Roma la cessazione del «comportamento discriminatorio» e la rimozione degli effetti da esso derivanti.

A seguito dell’ultimazione dei lavori del «villaggio attrezzato» La Barbuta e dell’avvio delle procedure d’assegnazione e d’ingresso al suo interno realizzate dal Comune di Roma a partire dal 18 giugno 2012, l’Associazione 21 luglio e l’ASGI hanno presentato un’istanza cautelare chiedendo la sospensione di tali misure.

Così, il Tribunale di Roma, con Ordinanza depositata in data 8 agosto 2012, pronunciandosi sull’istanza cautelare, ha ritenuto che le circostanze esposte dalle due organizzazioni «concorrano nel rendere verosimile il carattere discriminatorio delle attività di assegnazione degli alloggi presso il campo denominato Nuova Barbuta» in quanto la realizzazione del nuovo “campo nomadi” esclude di fatto le comunità rom e sinte della capitale «dalla possibilità di accesso a soluzioni abitative propriamente intese con l’effetto di determinarne, ovvero incentivarne, l’isolamento e la separazione dal restante contesto urbano e di comprometterne la pari dignità sociale». All’interno delle azioni del Piano Nomadi di Roma la soluzione di un “campo nomadi” viene prospettata a un solo gruppo etnico che vive un particolare disagio abitativo «e non risulta parimenti predisposta o offerta ad individui presenti sul territorio del Comune di Roma non appartenenti a tali comunità».

Inoltre, anche il «codice comportamentale» imposto agli abitanti del nuovo «villaggio attrezzato» La Barbuta, secondo il Tribunale, «appare lesivo del diritto della libertà personale, alla vita privata e familiare e alla libertà di riunione».

Il Tribunale di Roma ha pertanto accolto la richiesta presentata dall’ASGI e dall’Associazione 21 luglio ordinando «la sospensione delle procedure di assegnazione degli alloggi all’interno del villaggio attrezzato Nuova Barbuta fino alla definizione del procedimento sommario di cognizione».

«E’ una notizia storica, perchè per la prima volta in Italia viene riconosciuto il carattere discriminatorio di un mega campo monoetnico – ha commentato Carlo Stasolla, il presidente dell’Associazione 21 luglio – E’ la vittoria di una battaglia che la nostra Associazione sta conducendo e continuerà a svolgere per il superamento definitivo dei “campi nomadi”, luoghi di discriminazione e di segregazione istituzionale, spazi dove i diritti sono sospesi e la dignità delle persone calpestata».

(10 agosto 2012)

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