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Giorno della Memoria: incontro alla Camera con Laura Boldrini

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La Presidente della Camera Laura Boldrini con Gad Lerner e Marco Paolini.


[tfg_social_share]In occasione della Giornata della Memoria, l’Associazione 21 luglio, insieme ad alcuni rappresentanti della comunità rom e sinta della Capitale, ha partecipato all’incontro “Giovani e Storia, il valore del ricordare” alla Camera dei Deputati, alla presenza della Presidente Laura Boldrini.
Nel corso dell’evento, organizzato per ricordare tutte le vittime delle persecuzioni nazifasciste, tra cui oltre 500 mila rom e sinti, il giornalista Gad Lerner e il drammaturgo Marco Paolini hanno dialogato con gli studenti di alcune scuole di Roma e di Paternò, in provincia di Catania.
Attraverso le loro testimonianze dirette, sono intervenute all’iniziativa anche due donne sopravvissute ai campi di concentramento, Liliana Segre e Mirella Stanzione ed è stato proiettato un brano dell’opera “Ausmerzen“, di Marco Paolini.
L’Associazione 21 luglio ha consegnato al Presidente della Camera Laura Boldrini il rapporto Figli dei campi, il libro bianco sulla condizione dell’infanzia rom in emergenza abitativa in Italia. Per l’Associazione 21 luglio, la Giornata della Memoria deve infatti porsi l’obiettivo di ricordarci costantemente di segnalare gli abusi e di vigilare sulle discrIminazioni che continuano ad attuarsi anche ai giorni nostri.
«Si deve sempre attualizzare la storia. La storia non è finita nel passato – ha detto la Presidente Boldrini in conclusione dell’incontro -. Si sta più sicuri se coloro che sono considerati diversi sono messi in disparte. E con questa idea folle si diffonde il germe della paura per cui l’altro diventa minaccioso».
«Questa demagogia è veleno nel pozzo che avvelena l’acqua. E chi beve quell’acqua, giorno dopo giorno, finisce con l’avvelenarsi», ha proseguito la Presidente della Camera.
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Samudaripen. Tutti morti. Memorie dello sterminio dimenticato di rom e sinti, 26.01.2014

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[tfg_social_share]In occasione della Giornata della Memoria, in cui si commemorano tutte le vittime delle persecuzioni nazifasciste, Associazione 21 luglio e Associazione Sucar Drom organizzano l’evento “Samudaripen. Tutti morti. Memorie dello sterminio dimenticato di rom e sinti”, domenica 26 gennaio alle ore 18 alla Casa Internazionale delle Donne, a Roma.
Samudaripen, (“Tutti morti” in lingua romanès), è uno dei termini utilizzati dalle comunità rom e sinte per indicare lo sterminio di oltre 500 mila rom e sinti.
L’evento, che si terrà presso la Casa Internazionale delle Donne in via di San Francesco di Sales 1/a, a Roma, rappresenta sia un momento di commemorazione delle vittime dello sterminio che di riflessione sulle conseguenze sui diritti umani delle politiche in atto in Italia nei confronti delle comunità rom e sinte. Politiche incentrate sui “campi” che generano marginalizzazione ed esclusione sociale.
Nella prima parte della serata, alle ore 18 nella sala Atelier, è prevista la presentazione del progetto “Memors. Il primo museo virtuale del Porrajmos in Italia. La persecuzione dei Rom e dei Sinti nell’Italia fascista“. Il progetto, diretto e presentato da Luca Bravi (Università Telematica L. Da Vinci di Chieti), ha come obiettivo quello di ricostruire storia e memoria della deportazione delle popolazioni sinte e rom all’interno dei campi di concentramento sparsi sul territorio Italiano.
La presentazione di Memors, che è finanziato dall’Unione Europea in partenariato con Sucar Drom, Università Telematica L. Da Vinci di Chieti, Fondazione ex Campo Fossoli, Federazione Rom e Sinti Insieme e Flare, sarà accompagnata dalla voce narrante di Laura Verga e dalle suggestioni sonore di Ivan Macera.
Alle 19, nella sala Carla Lonzi, si terrà il convegno “Respingere, contenere, concentrare. Le declinazioni dell’esclusione dallo sterminio nazifascista alle attuali politiche securitarie“. Interverranno Gabriele Rigano (Università per Stranieri di Perugia), Luca Bravi (Università Telematica L. Da Vinci di Chieti) e Sergio Bontempelli (OsservAzione onlus).
Le conclusioni del convegno saranno affidate a una video testimonianza dell’artista Moni Ovadia.
Al termine del convegno, nella stessa sala a partire dalle ore 20, vi sarà la proiezione del documentario “Terrapromessa”, di Mario Leombruno e Luca Romano, sul “campo rom” di Masseria del Pozzo a Giugliano, in provincia di Napoli, dove l’amministrazione comunale ha trasferito oltre 400 persone, tra cui 250 bambini, sopra una discarica da cui fuoriescono gas tossici dannosi per la salute.
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TERRAPROMESSA: IL TRAILER E LA SINOSSI
Per maggiori informazioni:
Danilo Giannese
Responsabile Comunicazione e Ufficio stampa
Associazione 21 luglio
tel: 388 4867611
email: stampa@21luglio.org
 
 
 

I rom non scelgono di essere apolidi e senza fissa dimora

L'articolo di Bruno Ferraro su Libero.

L’articolo di Bruno Ferraro su Libero.


[tfg_social_share]L’Associazione 21 luglio condanna le affermazioni sui rom contenute in un articolo del Presidente Aggiunto Onorario della Corte di Cassazione Bruno Ferraro pubblicato quest’oggi sul quotidiano Libero. L’articolo – sostiene l’Associazione – offre un’immagine distorta della realtà dei rom nel nostro Paese e alimenta stereotipi e pregiudizi negativi nei confronti di tali comunità.
Nell’articolo, intitolato “Ius soli, Cie e campi rom, quante bugie ci hanno raccontato”, Bruno Ferraro argomenta prima il suo no all’introduzione del principio dello ius soli in Italia e poi ripercorre la questione dell’immigrazione e dei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) per gli immigrati.
Cimentandosi con il tema rom, che definisce «un falso problema», Ferraro scrive: «Un autentico rom è soggetto che sceglie di rimanere apolide, senza patria e senza fissa dimora; soprattutto rinunziando per scelta di vita ad un lavoro sedentario».
Queste parole, sostiene l’Associazione 21 luglio, forniscono ancora una volta l’immagine stereotipata e negativa dei  rom-nomadi diffondendo così nell’opinione pubblica un’idea sbagliata, e che non corrisponde alle ambizioni, i sogni e i desideri di queste comunità, per cui i rom non vorrebbero vivere una vita pienamente inclusa nella società, assieme al resto dei cittadini.
Anche la Commissione Straordinaria per la Tutela e la Promozione dei Diritti Umani del Senato, del resto, nel “rapporto conclusivo dell’indagine sulla condizione di Rom, Sinti e Camminanti in Italia” del febbraio 2011 aveva affermato chiaramente come il concetto di nomadismo fosse ormai ampiamente superato:
« A differenza di quanto comunemente si crede, la stragrande maggioranza dei Rom, Sinti e Camminanti presenti sul territorio italiano non è nomade e ha anzi uno stile di vita sedentario», si legge nel rapporto.
A conclusione dell’articolo, Bruno Ferraro invita poi i rom a continuare «a fare i rom senza disturbare e senza essere disturbati» affermando che «i campi rom non sono luogo di segregazione ma opportunità che i rom sono liberi di accettare o rifiutare…senza protestare».
Per l’Associazione 21 luglio, che nei mesi scorsi ha lanciato un appello nazionale con raccolta firme per chiedere l’abrogazione delle leggi regionali che istituiscono i “campi nomadi”, i “campi rom” sono invece dei veri e propri ghetti, creati e gestiti dalle istituzioni, dove i diritti dei rom, e in particolare dei minori, vengono sistematicamente violati e che rendono impossibile ogni possibilità di inclusione sociale.
Su questo punto, nel 2012, il Comitato sull’Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD) si è pronunciato sull’Italia reiterando la preoccupazione che «le popolazioni Rom, Sinti e Caminanti vivano in una situazione di segregazione de facto dal resto della popolazione in campi che spesso mancano delle strutture per soddisfare i bisogni più elementari», sollecitando quindi lo Stato italiano «ad astenersi dal sistemare i rom in campi fuori dalle aree popolate».
I “campi rom” rappresentano una risposta al problema oramai giudicata del tutto anacronistica e condannata anche dalla Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti. Questa infatti afferma: «La politica amministrativa dei “campi nomadi” ha alimentato negli anni il disagio abitativo fino a divenire da conseguenza, essa stessa presupposto e causa della marginalità spaziale e dell’esclusione sociale per coloro che subivano e subiscono una simile modalità abitativa».
 

Moni Ovadia dice "Stop all'apartheid dei rom!"

L’artista Moni Ovadia aderisce alla campagna dell’Associazione 21 luglio “Stop all’apartheid dei rom!” e invita a firmare il nostro appello per l’inclusione delle comunità rom e sinte in Italia e il superamento della politica dei “campi nomadi”.
«I campi sono dei lager – dice l’artista in questo video -. Bisogna abrogare le leggi che istituiscono i “campi nomadi” nel nostro Paese, mettere fine all’apartheid in cui abbiamo costretto queste comunità e permetterne finalmente l’integrazione».

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Moni Ovadia dice "STOP all'apartheid dei rom!"

L’artista Moni Ovadia aderisce alla campagna dell’Associazione 21 luglio “Stop all’apartheid dei rom!” e invita a firmare il nostro appello per l’inclusione delle comunità rom e sinte in Italia e il superamento della politica dei “campi nomadi”.

I rom scrivono al Commissario Europeo per i Diritti Umani

Il "villaggio attrezzato" della Cesarina, a Roma

Il “villaggio attrezzato” della Cesarina, a Roma


[tfg_social_share]«Veniamo trattati come “pacchi”, spostati da una parte all’altra della città senza essere interpellati, e nel timore di essere dimenticati all’interno di un centro segregato, dove gli spazi sono angusti e asfittici, le condizioni igienico-sanitarie difficili e dove ci è proibito ricevere visite».
Si sono rivolte direttamente al Commissario Europeo per i Diritti Umani Nils Muižnieks alcune delle famiglie rom che nelle scorse settimane sono state trasferite dal “villaggio attrezzato” della Cesarina al centro per soli rom di via Visso, a Roma.
Con la lettera a Strasburgo, i rom vogliono portare all’attenzione del Commissario la «grave condotta da parte dell’Amministrazione di Roma» nei loro confronti dopo che, il mese scorso, lo stesso Muižnieks aveva esortato la Giunta Marino ad individuare «soluzioni abitative ordinarie» per rom e sinti nella Capitale.
Il 16 dicembre, i 180 rom della Cesarina sono stati trasferiti nel centro di accoglienza per soli rom di via Visso 12, denominato “Best House Rom” e dove già vivono altri 180 rom. Nella lettera al Commissario le famiglie rom denunciano come all’interno del “villaggio attrezzato” le condizioni di vita fossero effettivamente «inaccettabili», a causa di «condizioni alloggiative totalmente inadeguate e dei ripetuti episodi vessatori» ai quali erano sottoposte.
La soluzione individuata dall’Amministrazione capitolina, tuttavia, è stata il trasferimento nell’ennesimo luogo di segregazione per soli rom. Un trasferimento, secondo le famiglie rom firmatarie, avvenuto peraltro senza alcuna consultazione adeguata.
«Contestiamo fortemente la totale assenza di consultazioni e il fatto che non si sia esplorata alcuna ulteriore alternativa rispetto all’unica opzione messa a disposizione dal Comune, che riteniamo inadeguata dato che replica una condizione di segregazione, essendo riservata a soli rom», si legge nella lettera al Commissario Muižnieks.
«Inoltre – proseguono i rom – non solo veniamo trattati come “pacchi”, spostati da una parte all’altra della città, ma ci ritroviamo anche in una condizione di estrema incertezza riguardo al futuro nostro e dei nostri figli».
Nelle intenzioni del Comune, il trasferimento sarebbe una misura temporanea in attesa del rifacimento del “villaggio attrezzato” della Cesarina. Tuttavia, scrivono i rom al Commissario, nessuna tempistica sulla loro permanenza nel centro è stata loro comunicata dall’Amministrazione né tantomeno sull’inizio dei lavori di rifacimento del “campo”.
Tutto ciò alimenta «il nostro timore di venire dimenticati all’interno di un centro segregato e inadeguato per chissà quanto tempo, come già successo ad altre persone rom che in precedenza sono state trasferite in questo e in altri centri di accoglienza per soli rom della città di Roma».
Nella risposta alla lettera di novembre inviata da Strasburgo al sindaco Marino, l’Assessore al Sostegno Sociale e Sussidiarietà Rita Cutini aveva garantito al Commissario Muižnieks che «la volontà e i passi intrapresi dalla nostra amministrazione vanno nella direzione di una piena attuazione delle indicazioni contenute nella Stratega nazionale di Inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti, abbandonando definitivamente l’approccio emergenziale in favore di una gestione di sistema del fenomeno».
Nella loro lettera, però, i rom mettono in evidenza un’altra realtà: «Come le ha recentemente scritto l’Assessore Cutini, anche noi – scrivono i rom a Muižnieks – le inviamo il nostro invito a venire a visitarci nel nuovo centro per riscontrare di persona la condizione in cui siamo stati costretti dalle autorità della città di Roma: spazi angusti e asfittici, proibizione di ricevere visite, condizioni igienico-sanitarie difficili, regolamenti vessatori».

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I giovani attivisti rom e sinti vi augurano Buone feste!

banner natale3[tfg_social_share]Ci teniamo molto, quest’anno, a inviarvi i nostri più sinceri auguri di buone feste e sereno 2014 insieme ai giovani attivisti rom e sinti per i diritti umani.
Sono le ragazze e i ragazzi, provenienti da ogni parte d’Italia, che dallo scorso ottobre frequentano il Corso di formazione per attivisti promosso da Associazione 21 luglio e dal Centro Europeo per i Diritti dei Rom.
Alcuni di loro vivono in normalissimi appartamenti e hanno una vita perfettamente inclusa nella società; altri abitano nei “campi”, luoghi di segregazione su base etnica che sperano un giorno non esistano più.
Tutti hanno in comune un sogno: quello di dar voce alle proprie comunità, di tutelarne i diritti, di metter fine alle discriminazioni e agli stereotipi negativi nei loro confronti. E per far questo hanno deciso di immergersi nella teoria e nella pratica dei diritti umani.
Abbiamo scelto i loro volti, per gli auguri di quest’anno, perché sarà soprattutto grazie alla passione, alla determinazione e alla voglia di cambiamento di ragazze e ragazzi come loro che, un giorno, non si guarderà più a rom e sinti come a persone da escludere e marginalizzare e che il muro dei pregiudizi potrà lasciare spazio all’incontro e al vivere insieme.
Augurandovi buone feste e un nuovo anno pieno di pace e serenità, vogliamo trasmettervi lo stesso entusiasmo e la stessa speranza che ci giungono da questi giovani.
E vogliamo ringraziarvi di cuore per averci sostenuto e seguito, durante tutto l’anno, in tutte le nostre iniziative e battaglie per la tutela dei diritti umani.
Buone Feste e Felice Anno Nuovo!
Lo staff dell’Associazione 21 luglio
…e i giovani attivisti rom e sinti.

Roma, in corso il trasferimento di 180 rom dalla Cesarina al centro di raccolta di via Visso. L’Associazione 21 luglio: «Continuano segregazione etnica e spreco di denaro pubblico».

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Roma, rom trasferiti dal "campo" al centro di raccolta

Il "villaggio attrezzato" della Cesarina, a Roma

Il “villaggio attrezzato” della Cesarina, a Roma

[tfg_social_share]Nonostante l’esortazione di Strasburgo a superare la politica dei “campi nomadi” nella Capitale, il sindaco Marino, con il primo intervento della sua Giunta rivolto a rom e sinti, ripropone la segregazione su base etnica di tali comunità, il “campo” come unico spazio dell’abitare rom e lo spreco di ingenti risorse economiche che potrebbero essere utilizzate per favorire reali percorsi di inclusione sociale.
Da ieri è infatti in corso il trasferimento, condotto dagli operatori del Dipartimento Politiche Sociali, Sussidiarietà e Salute di Roma Capitale, di 180 rom dal «villaggio della solidarietà» de La Cesarina al centro di raccolta rom di via Visso 12: una misura, temporanea nelle intenzioni dell’Amministrazione, in attesa della ristrutturazione, a fronte di elevati costi sociali ed economici, del “villaggio attrezzato” in zona Nomentana.

Il 12 novembre scorso il Commissario europeo per i diritti umani Nils Muižnieks, in una lettera inviata al sindaco Marino, aveva raccomandato l’individuazione di «normali condizioni abitative» per le comunità rom e sinte volte a favorirne l’inclusione sociale.
Il centro di raccolta rom di via Visso, dove già vivono da 18 mesi quasi 200 persone rom, non risponde invece in alcun modo alle raccomandazioni giunte da Strasburgo.
Esso infatti si configura come un luogo caratterizzato dalla segregazione su base etnica – essendo riservato esclusivamente a persone rom in disagio abitativo –; da una apparente temporaneità – dato che nei 3 centri di raccolta rom esistenti a Roma vivono tuttora famiglie rom dal novembre 2009; dalla mancanza di reali percorsi di inclusione sociale.
Il centro di raccolta di via Visso, come del resto quelli di via Salaria e via Amarilli, si caratterizza inoltre per gli altissimi costi di gestione.  Nelle tre strutture vivono circa 870 rom il cui costo procapite è stimato in 20 euro al giorno per una spesa complessiva annua di 6.350.000 euro. Per l’Amministrazione comunale si traduce in una spesa mensile a nucleo familiare di circa 2.700 euro.
Tali sono le cifre che il Comune di Roma spende per discriminare e segregare le comunità rom e sinte. Con cifre decisamente minori, come dimostrato fin da subito in un documento congiunto presentato da Associazione 21 luglio e Arci Solidarietà lo scorso 9 settembre, si potrebbero invece promuovere reali percorsi di inclusione.
Nel documento le due organizzazioni avevano infatti proposto una pluralità di soluzioni, da realizzare attraverso consultazioni individuali con rom e sinti,  che avrebbero concretamente portato entro 18 mesi alla chiusura definitiva del “villaggio attrezzato” de La Cesarina.
Secondo l’Associazione 21 luglio la chiusura dell’insediamento de La Cesarina, viste le sue condizioni igienico-sanitarie e il fenomeno estorsivo presente al suo interno, è prioritaria e improcrastinabile. Tale chiusura dovrebbe però essere definitiva e avvenire in linea con gli standard internazionali passando attraverso una effettiva consultazione della popolazione residente indirizzata a porre fine ad una segregazione abitativa.
Segregare i 180 rom nel centro di raccolta di via Visso e provvedere alla ristrutturazione del campo de La Cesarina, così come è invece nelle intenzioni dell’Amministrazione comunale, oltre che andare contro le raccomandazioni formulate dal Commissario europeo, si pone in netto contrasto con i principi della Strategia nazionale di Inclusione di Rom, Sinti e Caminanti che l’Amministrazione ha dichiarato di aver adottato.
L’Associazione 21 luglio condanna pertanto la scelta dell’Amministrazione capitolina di optare per una decisione onerosa, lesiva dei diritti umani e che reitera una politica già vista, dagli effetti discriminatori e che ripropone il centro di raccolta rom o il “campo nomade” come unico spazio dell’abitare rom.
L’Associazione 21 luglio invita il Comune di Roma a riconsiderare l’utilizzo delle risorse economiche per dare invece inizio a un nuovo corso che dia l’accesso anche ai rom alle normali e convenzionali soluzioni abitative in assenza di discriminazione.

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FIGLI DEI CAMPI. Libro bianco sulla condizione dell’infanzia rom in emergenza abitativa in Italia (dicembre 2013)

copertina figli dei campiCon il rapporto “Figli dei campi”, l’Associazione 21 luglio ha analizzato le condizioni di vita dei minori rom e delle loro famiglie che vivono negli insediamenti formali e informali e nei centri di accoglienza in Italia. Il rapporto è stato finanziato grazie al contributo dell’otto per mille della Chiesa Valdese.
Scarica il rapporto

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