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Rapporto Annuale 2017

RAPPORTO ANNUALE 2017

Quanti sono i rom e sinti in emergenza in abitativa in Italia? Quante le baraccopoli formali presenti sul territorio nazionale? A che punto sono le politiche di inclusione nei confronti di queste comunità e a che punto è l’implementazione della Strategia Nazionale? Numeri, dati e informazioni nel Rapporto Annuale 2017 di Associazione 21 luglio.
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Rapporto Annuale

Rapporto Annuale 2017: in Italia 26 mila rom ancora in emergenza abitativa

Presentato in Senato il Rapporto Annuale 2017 di Associazione 21 luglio. Sono 26 mila i rom in emergenza abitativa in Italia, il monito: «Ancora inadeguate le politiche volte al superamento dei campi, mancano orientamento strategico e coordinamento nazionale delle politiche desegregative».

Roma – 6 aprile 2018. Il giudizio degli Enti internazionali ed europei di monitoraggio sui diritti umani* appare chiaro: anche nel 2017 l’Italia ha continuato ad essere il “Paese dei campi”, perseverando nell’utilizzo di politiche discriminatorie e segreganti nei confronti delle popolazioni rom e sinte presenti sul territorio nazionale oltre che nelle persistenti operazioni di sgombero forzato.
È stato presentato oggi in Senato, alla presenza del neo direttore UNAR Luigi Manconi, il Rapporto Annuale 2017 di Associazione 21 luglio che come ogni anno – in vista della Giornata Internazionale dei Rom e Sinti celebrata l’8 aprile – fa il punto sullo stato dei diritti delle popolazioni rom e sinte in condizioni di emergenza abitativa e residenti all’interno di baraccopoli formali e informali italiane.

Rom e Sinti in emergenza abitativa in Italia

Secondo i dati raccolti sul campo da Associazione 21 luglio, a fronte di un totale stimato compreso tra 120 e 180 mila presenze di cittadini di origine rom e sinta, sono circa 26 mila quelli in emergenza abitativa che vivono in baraccopoli formali e informali o nei centri di raccolta monoetnici, numero pari allo 0,04% della popolazione italiana. Rispetto all’anno precedente si registra quindi una leggera flessione di presenze (nel 2016 erano 28 mila unità) dettata non da una graduale risoluzione della questione ma piuttosto dalle drammatiche condizioni di vita all’interno di questi insediamenti che hanno spinto alcuni degli abitanti – prevalentemente comunitari – a spostarsi in altri Paesi o a tornare nelle città di origine.

I numeri

In Italia sono 148 le baraccopoli formali, distribuite in 87 comuni di 16 regioni da Nord a Sud, per un totale di circa 16.400 abitanti, mentre 9.600 è il numero di presenze stimato all’interno di insediamenti informali. A fine 2017 in Italia risultavano ancora attivi 2 centri di accoglienza monoetnici riservati alle comunità rom per un totale di 130 residenti, uno nella città di Napoli e uno a Guastalla, in provincia di Reggio Emilia. Dei rom e sinti residenti nelle baraccopoli formali si stima che il 43% abbia la cittadinanza italiana; mentre sono 9.600 i rom originari dell’ex Jugoslavia di cui circa il 30% – pari a 3.000 unità – è a rischio apolidia. Nelle baraccopoli informali e nei micro insediamenti, infine, vivono nell’86% dei casi cittadini di origine rumena.

La condizione dei minori e gli sgomberi forzati

A vivere sulla propria pelle le tragiche conseguenze della segregazione abitativa sono molti minori, il 55% secondo le stime di Associazione 21 luglio, con gravi ripercussioni sulla salute psico-fisica e sul loro percorso educativo e scolastico. A incidere sui livelli di scolarizzazione contribuiscono infatti in modo significativo sia le condizioni abitative sia la forte catena di vulnerabilità perpetrata dalle operazioni di sgombero forzato attuate in assenza delle garanzie procedurali previste dai diversi Comitati delle Nazioni Unite.
Nella sua costante attività di monitoraggio, Associazione 21 luglio ha registrato in tutto il 2017 un totale di 230 operazioni: 96 nel Nord Italia, 91 al Centro (di cui 33 nella città di Roma) e 43 nel Sud.

Antiziganismo e discorsi d’odio

L’antigitanismo rimane uno degli elementi che continua a caratterizzare la nostra società. Nel 2017 l’Osservatorio 21 luglio ha registrato un totale di 182 episodi di discorsi d’odio nei confronti di rom e sinti, di cui 51 (il 28,1% del totale) sono stati classificati di una certa gravità. È da segnalare quindi un incremento del 4% rispetto al 2016, anno in cui l’Osservatorio aveva rilevato un totale di 172 episodi.

La situazione a Roma

La città di Roma detiene il triste primato del maggior numero di insediamenti presenti, 17 in totale di cui 6 formali e 11 cosiddetti “tollerati”. Nella Capitale, nonostante le aspettative create a fine 2016 con la Memoria di Giunta e il “Progetto di Inclusione Rom” presentato il 31 maggio dalla sindaca Raggi che aveva come obiettivo il graduale superamento dei “campi” presenti all’interno della città – piano di cui Associazione 21 luglio aveva fin da subito evidenziato le fragilità – nel 2017 non è stato di fatto avviato alcun processo di inclusione. Caso esemplare quello dell’insediamento di Camping River, per il cui superamento la Giunta ha promosso una serie di azioni che si sono dimostrate fallimentari e non hanno fatto altro che “declassare” l’insediamento da formale a informale.

Le dichiarazioni

«Non è più il momento di tergiversare, non è più il momento di risposte nostalgiche che guardano alle soluzioni del passato – ha dichiarato Tommaso Vitale dell’Università Sciences Po, intervenuto oggi nel corso della presentazione del Rapporto – Questo è il momento del diritto anti-discriminatorio. In Europa le città stanno procedendo verso politiche di opportunità e integrazione, il tempo delle misure speciali, segreganti e discriminanti è definitivamente scaduto».
«Ancora una volta ci troviamo a dover constatare il fallimento delle politiche di inclusione rivolte a rom e sinti in emergenza abitativa – ha dichiarato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – non ci sono progressi nell’implementazione della Strategia e le politiche non hanno prodotto alcun processo di inclusione. Sono necessari un chiaro orientamento strategico e un coordinamento a livello nazionale rispetto alle politiche di desegregazione abitativa».
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*European Union Agency for Fundamental Rights (FRA); Human Rights Council (HRC); Committee on the Elimination of Discrimination against Women (CEDAW) e European Parliament Committee on Civil Liberties, Justice and Home Affairs (LIBE).


Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Ufficio stampa e comunicazione
Associazione 21 luglio
Tel. 06.64815620 – 388.4867611
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Strategia Nazionale.

Superare lo “strabismo etnico” per superare i “campi rom”. Verso una nuova Strategia Nazionale

Abstract dell’intervento di Carlo Stasolla (Presidente Associazione 21 luglio Onlus) in programma nel Convegno “Riconoscimento, tutela e promozione sociale delle comunità rom e sinte in Italia. Quali azioni promuovere?, previsto per il 20 febbraio, presso la Sala degli Atti Parlamentari, Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, Piazza della Minerva 38, Roma. (SCARICA LA LOCANDINA)
La “Strategia Nazionale per l’Inclusione dei rom 2012-2020” ha rappresentato sicuramente un importante spartiacque, un punto di non ritorno che, dopo le drammatiche conseguenze del triennium horribile dell'”Emergenza Nomadi”, assume un valore e un significato ancora più importante. Eppure ogni volta, come accadeva anche nel passato, quando si giunge alla prova dei fatti e ci scontriamo con la realtà, si rivive l’ennesima frustrazione del fallimento e del ritrovarsi nel punto di partenza. Nelle parole abbiamo sicuramente registrato dei passi in avanti ma nella prassi fatichiamo a dare concretezza a propositi e obiettivi.

Il “peccato originale” della Strategia

Questo perché esiste un peccato originale che ha una genesi antica ma che nel 2012, anno della presentazione della Strategia Nazionale per l’inclusione dei rom, è rimasto intatto. Abbiamo assunto la Strategia Nazionale come bussola ideale ma non abbiamo mai smesso di utilizzare un “approccio culturalista” che nel tempo ci ha provocato una grave forma di “strabismo” facendoci dirottare verso una pericolosa “deriva etnica”.
Si comprende bene come dal 2012 ad oggi le principali azioni condotte a livello istituzionale e le proposte legislative non abbiano posto al centro il superamento dei mega insediamenti monoetnici, azioni di contrasto alla povertà estrema e alla discriminazione, o la lotta alle azioni di sgombero forzato e alla violazione dei diritti fondamentali. Abbiamo piuttosto assistito a proposte per il riconoscimento linguistico, per salvaguardare la realizzazione di micro aree nel Nord Italia dove insistono dignitose case mobili, per tutelare specifiche tradizioni artistiche. Battaglie legittime ma che nell’Italia segnata da 150 baraccopoli istituzionali, non possiamo sicuramente considerare prioritarie!

Le comunità rom e sinte in Italia

In una revisione della Strategia Nazionale, prevista nel 2020, andrà posta al centro la parola “diritti fondamentali” e, in termini di “diritto all’inclusione”, alla base dell’azione della Strategia, sarà doveroso disegnare una mappa dell’esclusione sociale vissuta dalle comunità rom. Da questo punto di vista in Italia non esistono, come in altri Paesi, sfumature ma due grossi blocchi distinti. Esistono comunità “a rischio discriminazione” e comunità “discriminate”; comunità “a rischio esclusione sociale” e comunità che da generazioni vivono sulla loro pelle la segregazione abitativa e la marginalizzazione sociale. Non tutte subiscono con la medesima intensità, l’ostilità e l’avversione. Non tutte vedono le loro istanze rappresentate nelle opportune sedi istituzionali.
A un estremo troviamo rom e sinti di antica immigrazione che da Nord a Sud hanno raggiunto un sufficiente o alto livello di inclusione sociale. Con una forte capacità di rappresentanza – attraverso soggetti e organizzazioni che da decenni si muovono nel panorama nazionale – hanno strumenti per sostenere istanze e portare la loro voce presso le istituzioni nazionali ed europee. All’altro estremo 28.000 rom, i “senza voce”, in prevalenza di nazionalità straniera, in uno stato di povertà, marginalità, segregazione all’interno di insediamenti che altro non sono che baraccopoli. Sono loro, proprio perché “ipervisibili” le principali vittime della discriminazione e della segregazione istituzionale, delle frasi d’odio e delle azioni xenofobe. E’ anzitutto per loro che l’Europa ci ha chiesto una Strategia Nazionale, perché vittime di una Nazione denominata il “Paese dei campi”.

Come definire le questioni prioritarie

Nella nuova Strategia 2020, e in tutte le future proposte legislative che si andranno a proporre, dovemmo finalmente affrontare di petto questioni prioritarie che non sono certamente legate ad una sola salvaguardia culturale o linguistica. Questo richiede lo sforzo di non considerare più i rom, i sinti e i caminanti come una unica specificità culturale e linguistica, ma come una pluralità di individui e comunità, alcuni dei quali vittime di una sistematica discriminazione istituzionale che ha trovato la sua espressione architettonica nei mega insediamenti monoetnici. La Strategia deve parlare la lingua dell’“inclusione” e ha quindi il dovere di definire priorità di intervento adoperandosi in primis a favore di quelle comunità rom che sono le più svantaggiate di altre a causa di azioni discriminatorie e della condizione socio-economica nelle quali sono intrappolate.
E questo non solo perché ce lo chiede l’Europa.
di Carlo Stasolla

27 Gennaio – in Senato si celebra la Giornata della Memoria

INVITO

Si stima che il regime nazifascista abbia sterminato in Europa almeno 500 mila rom e sinti. Il genocidio di questo popolo – ricordato in lingua romanès come “Porrajmos” (“grande divoramento”) o “Samudaripen” (“tutti morti”) – rimane per la memoria collettiva una tragedia silenziosa, dimenticata.
Per ricordare questo importante capitolo di storia dell’Europa e del nostro paese,  la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato e la Cild (Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili), in collaborazione con Associazione 21 luglio invitano al convegno

“Il genocidio di rom e sinti durante il nazi-fascismo: una memoria rimossa”

Venerdì 27  gennaio ore 11
Senato della Repubblica – Sala ISMA
Piazza Capranica 72, Roma

Saluti introduttivi

Patrizio Gonnella – Presidente CILD, Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili
Robert Rydberg – Ambasciatore della Svezia in Italia
Luigi Manconi – Presidente Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani

Intervengono

Paola Trevisan– Antropologa,  “Da stranieri da espellere a italiani pericolosi: la persecuzione dei Rom e dei Sinti durante il regime fascista”
Majgull Axelsson–Scrittrice, autrice del libro “Io non mi chiamo Miriam”

Modera

Carlo Stasolla – Presidente Associazione 21 luglio ONLUS

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Per gli uomini sono obbligatorie giacca e cravatta.
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Sulla condizione di rom e sinti, il Consiglio d'Europa richiede all'Italia l'adozione di misure urgenti

C’è ancora tanto da fare in Italia per la promozione dei diritti dei rom e sinti residenti nel nostro paese. Il Comitato Consultivo della Convenzione Quadro sulla Protezione delle Minoranze Nazionali del Consiglio d’Europa ha diffuso la sua quarta Opinione sull’Italia, esito del quarto ciclo di monitoraggio condotto nel corso del 2015. Per arrivare a tracciare la descrizione complessiva anche Associazione 21 luglio ha apportato il suo contributo, inviando un rapporto ombra e facilitando la visita di una delegazione nelle baraccopoli istituzionali riservate ai rom che vivono nella Capitale.
Lo scenario che emerge dal rapporto dell’organo del Consiglio d’Europa non è incoraggiante. Si rileva come, dopo tanti anni, si continui a utilizzare impropriamente la parola “nomade” per giustificare la politica dei campi, una soluzione abitativa giudicata del tutto inappropriata e che suscita la preoccupazione del Comitato. L’Opinione sottolinea più volte come le condizioni di vita all’interno delle baraccopoli, sia istituzionali sia informali, siano largamente al di sotto degli standard e rileva lo scarsissimo accesso dei minori rom al diritto all’istruzione. Nel rapporto si legge infatti che almeno 20 mila minori rom al di sotto dei 12 anni non hanno fruito di alcuna forma di scolarizzazione e individua in questa situazione una della principali cause della persistente povertà e della marginalizzazione della minoranza rom.
Mentre il Comitato riconosce un apprezzabile progresso nella legislazione che tutela i diritti delle altre minoranze residenti in Italia, constata invece una presenza pervasiva di antiziganismo anche da parte di personaggi e partiti politici che fanno dei discorsi d’odio contro la minoranza rom uno dei propri principali cavalli di battaglia.
Infine, l’organo del Consiglio d’Europa sottolinea l’assenza in Italia – uno dei pochi paesi europei ad esserne ancora sprovvisto – di un organo di monitoraggio e difesa dei diritti umani che sia totalmente indipendente (c.d. Istituzione nazionale indipendente sui diritti umani). Anche relativamente all’UNAR, ribadisce come un ente di questo tipo non possa operare in maniera indipendente finché rimarrà vincolato alla presidenza del Consiglio dei Ministri.
Foto di: Il Fatto Quotidiano

Roma e Reggio Calabria: gli incontri conclusivi di LabRom

Dopo Torino, anche Roma e Reggio Calabria hanno ospitato gli incontri di LabRom.
In queste due nuove tappe gli argomenti principali degli incontri sono stati, di nuovo, la condizione abitativa di rom e sinti in Italia – per alcuni ancora segregante e discriminatoria – e il tema dell’infanzia e la genitorialità.
Attivisti, ricercatori, associazioni, organizzazioni e operatori pastorali si sono incontrati al centro e al sud Italia, per condividere le proprie esperienze e costruire nuove idee in ambito professionale proprio attraverso il confronto.
Non solo criticità e problemi, come a Torino, anche a Roma e Reggio Calabria sono state portate esperienze positive. Tra queste, Ahmet Sadikov – un giovane rom che vive a Mazara del Vallo – ha mostrato ai partecipanti le testimonianze delle attività di musica e danza che porta avanti con i ragazzi e le ragazze che frequentano il centro di aggregazione giovanile “Casa della Comunità Speranza” nella città siciliana.
A Reggio Calabria, Ferizai Musa ha parlato invece delle attività di doposcuola per bambini rom che gestisce insieme alla sua associazione a Messina. Giovane rom vittima di discriminazioni quando frequentava la scuola, Ferizai ha deciso di trarre del buono da quella esperienza negativa: “ho capito che senza una solida scolarizzazione” – spiega – “è molto più facile essere discriminati”. Per questo con il suo doposcuola autogestito fornisce attività di sostegno e potenziamento allo studio, sia per i bambini sia per i genitori.
LabRom si è concluso con un bilancio positivo sia degli organizzatori sia dei partecipanti ed è stato considerato uno spazio fondamentale di sostegno e crescita professionale, oltre che un momento di riflessione importante per il raggiungimento di nuovi obiettivi.
GUARDA IL VIDEO DI LABROM ROMA E REGGIO CALABRIA

LabRom a Torino: un miraggio possibile

Si è tenuto a Torino, il 13 e 14 maggio scorso, il primo LabRom: un incontro tra attivisti, associazioni, organizzazioni, ricercatori, professionisti e operatori pastorali che ruotano intorno al tema rom e sinti nel nord Italia.
È stata un’iniziativa ricca di spunti, all’insegna del confronto e dello scambio di idee ed esperienze. Durante la prima giornata sono intervenuti diversi attori che si occupano per motivi professionali o personali del tema dei rom e l’abitare nel nord Italia. Si è parlato di emergenza abitativa e marginalità sociale, ma anche di esempi positivi e buone pratiche. Sebastjian Abduluahu, rom kosovaro attualmente residente a Bergamo, ha portato la sua esperienza: lavora da dieci anni in un’azienda, vive in una casa e i suoi figli frequentano la scuola regolarmente. Ma ha riportato anche le difficoltà, come la necessità di nascondere la propria identità per ottenere una casa e la sofferenza legata all’impossibilità di esprimere completamente sé stesso.
La mattinata del secondo giorno ha visto alternarsi tanti interventi legati al tema dell’infanzia, periodo fondamentale per la crescita di ogni individuo, della maternità e delle politiche rivolte ai minori rom residenti in Italia.
In entrambe le giornate, oltre ai momenti seminariali, si sono predisposti dei tavoli di lavoro tematici costruiti sulla necessità di dibattito e confronto. Spunti, idee e riflessioni sono stati riportati e discussi in plenaria per arricchire la discussione e raccogliere proposte.
I partecipanti si sono dimostrati attivi e interessati, ma soprattutto, hanno manifestato la soddisfazione nel poter cogliere finalmente l’occasione per costruire una rete territoriale di condivisione e confronto: “un miraggio possibile”, è stato definito.
LabRom si svolgerà anche a Roma (23 e 24 maggio) e Reggio Calabria (30 e 31 maggio) in modo da coinvolgere tutte le realtà dal nord al sud del paese.
GUARDA IL VIDEO DI LABROM TORINO

Rom, cittadini dell'Italia che verrà: due nuovi video

Abbiamo realizzato due nuovi video di “Rom, cittadini dell’Italia che verrà“, l’iniziativa per raccontare le storie quotidiane degli oltre 130 mila rom e sinti che, in Italia, non vivono nei “campi”.
Le protagoniste dei due video sono Concetta, di Isernia, e Ivana, di Torino, entrambe giovani rom che, attraverso le loro testimonianze, ci aiutano a smontare gli stereotipi, i pregiudizi e i luoghi comuni verso le comunità rom e sinte nel nostro paese.
Concetta e Ivana raccontano le loro passioni e i loro sogni e mettono in evidenza la loro vita quotidiana. Una vita come quella di ogni altro cittadino italiano loro coetaneo.
“Rom, cittadini dell’Italia che verrà” rientra tra le attività della campagna dell’Associazione 21 luglio “Stop all’apartheid dei rom!“, realizzata grazie al sostegno di Bernard van Leer Foundation.
           

A Firenze un corso per assistere i rom apolidi e privi di documenti

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Un momento del corso per attivisti rom e sinti dell’Associazione 21 luglio


[tfg_social_share]Oggi e domani, trenta rom e non rom provenienti da tutta Italia si ritroveranno a Firenze per partecipare a un corso di formazione per operatori paralegali specializzati nell’aiutare le persone rom prive di documenti e apolidi a ottenere uno status legale in Italia.
Il corso è organizzato da ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione), Associazione 21 luglio e Fondazione Romanì, e rientra tra le attività del progetto “Out of Limbo”, finanziato da Open Society Foundations, che mira a cambiare le normative, le politiche e le prassi che causano la mancanza di uno status legale degli immigrati privi di documenti e apolidi di origine rom in Italia.

La problematica della mancanza di documenti e dell’apolidia

Una percentuale significativa dei rom originari dei Balcani e nati o abitualmente residenti nel nostro Paese è costituita da persone apolidi senza alcuno status legale o persone prive di documenti a rischio di apolidia.
Queste persone sono bloccate in un limbo di invisibilità giuridica e mancanza di diritti, generazione dopo generazione. Esse hanno un limitato o nessun accesso ai servizi sociali, all’assistenza sanitaria, all’istruzione, al lavoro e all’alloggio, nonché ai diritti politici. Rischiano inoltre di ricevere provvedimenti di espulsione e di essere detenute in un centro di detenzione (CIE).
Si stima che circa 15.000 bambini rom siano apolidi o a rischio di apolidia e che il numero sia destinato ad aumentare, perché nella maggior parte dei casi questo status passerà ai loro figli.
Tra le cause di questa situazione troviamo:
–    normative, politiche e prassi restrittive in materia di cittadinanza, apolidia e immigrazione, sia dell’Italia che degli Stati derivanti dalla disgregazione della Jugoslavia;
–    la mancanza di conoscenza da parte della popolazione rom, delle ONG e delle autorità competenti sulle questioni concernenti l’identificazione e la tutela delle persone apolidi nonché l’accesso ad uno status legale e alla cittadinanza.

Il corso

L’obiettivo del corso è quello di rafforzare le competenze legali e la capacità di advocacy degli operatori (sia rom che non) che lavorano con le comunità rom, così come le loro relazioni con avvocati esperti, in modo che possano svolgere il ruolo di “paralegali di comunità” e promuovere l’accesso allo status legale delle persone rom senza documenti e apolidi, assistendole nei casi individuali, sostenendo le autorità locali e promovendo attività di educazione della comunità.
I partecipanti, tra cui figurano anche 14 attivisti rom e sinti che partecipano a due corsi organizzati da Associazione 21 luglio e Federazione Romanì, saranno invitati a individuare tre casi di migranti di origine rom privi di documenti o apolidi che si impegnano di assistere nel loro accesso a uno status legale.
I casi individuati di particolare rilevanza saranno infine selezionati per dar luogo ad azioni legali strategiche portate avanti dagli operatori legali di ASGI e Associazione 21 luglio.
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Giorno della Memoria: anche oggi in atto la segregazione dei rom

Giornata_della_Memoria_Associazione_21luglio[tfg_social_share]Respingere, escludere, concentrare: queste le parole d’ordine utilizzate per dare una risposta  alla “piaga” di rom e sinti, in Italia e in Europa, ai tempi delle persecuzioni nazifasciste. Oggi, seppur attraverso forme evidentemente differenti, l’esclusione sociale forzata e la segregazione etnica continuano a vivere nelle politiche che si attuano nel nostro Paese verso tali comunità.
In occasione della Giornata della Memoria, che si celebra oggi per commemorare tutte le vittime dello sterminio nazifascista, l’Associazione 21 luglio sottolinea come la funzione essenziale di questa ricorrenza debba essere quella di ricordarci costantemente il necessario compito di vigilare sugli abusi e sulle discriminazioni odierne.
Tra i 500 mila e il milione e mezzo di rom e sinti, secondo lo studioso Ian Hancock dell’Università del Texas, furono sterminati nei campi di concentramento nazisti.
L’arresto, il concentramento e il rastrellamento dei rom e sinti, italiani e stranieri, furono pratiche diffuse anche in Italia, dove furono creati campi di concentramento riservati agli “zingari”, considerati una minaccia per la sicurezza del Paese e per l’igiene pubblica.
«L’esclusione forzata dei rom e sinti e la loro segregazione su base etnica, seppur attraverso forme completamente differenti rispetto a quanto accaduto al tempo delle persecuzioni nazifasciste, sono purtroppo realtà ancora vive – afferma l’Associazione 21 luglio -. In molte città italiane politiche locali basate sui cosiddetti “campi nomadi” e sugli sgomberi forzati rappresentano le espressioni del rifiuto e della esclusione che continua a colpire, a distanza di 70 anni, le comunità rom e sinte».
«Con il “campo nomadi” si è materializzata la trentennale politica sicuritaria che disegna spazi chiusi in cui concentrare ed escludere, su base etnica, uomini, donne e bambini rom e sinti – sostiene l’Associazione 21 luglio -. Si tratta di luoghi isolati e sovraffollati, che non offrono nessuna prospettiva di inclusione sociale e dove le persone, in particolar modo i minori, vivono in condizioni igieniche e di sicurezza allarmanti e vedono i loro diritti umani fondamentali costantemente violati».
L’Associazione 21 luglio auspica quindi che le amministrazioni locali italiane, dando immediata attuazione a quanto previsto dalla Strategia nazionale di Inclusione di Rom, Sinti e Caminanti, tramutino le attuali politiche di esclusione e marginalizzazione rivolte a rom e sinti in reali ed efficaci percorsi di inclusione sociale, a partire dal superamento dei “campi”.
Di questo si è parlato anche ieri, a Roma, in occasione dell’evento “Samudaripen”, organizzato da Associazione 21 luglio e Sucar Drom nell’ambito delle celebrazioni della Giornata della Memoria e al quale le autorità locali invitate hanno declinato l’invito.
«Preoccupante, ancora una volta, l’assenza delle istituzioni di Roma Capitale a iniziative che mirano, a partire dalla memoria, alla creazione di un dialogo e all’individuazione di soluzioni condivise», sottolinea l’Associazione 21 luglio.

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