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Le nuove strategie dell’odio cavalcano la campagna elettorale

I dati della task force “Hate Speech” e le segnalazioni del “Barometro dell’odio” della campagna “Conta fino a 10” di Amnesty International attivate in questi mesi, confermano quanto emerge dal lavoro di costante monitoraggio dell’Osservatorio 21 luglio: l’odio ha subito un’impennata nel dibattito pubblico italiano, soprattutto in questa fase di campagna elettorale.

I dati emersi

Secondo gli attivisti di Amnesty International il 95% delle dichiarazioni sui social dei politici in corsa alle prossime elezioni politiche  «veicolano stereotipi, sono discriminatorie, razziste o incitano all’odio e alla violenza in campagna elettorale» e sono da attribuire ai tre partiti della coalizione di centrodestra: “Lega Nord (50%), Fratelli d’Italia (27%) e Forza Italia (18%)”.
Il 79% delle dichiarazioni ha come bersaglio i migranti, il 12% veicola discriminazione religiosa, il 5% è rivolta contro i rom e il 4% veicola discriminazioni di genere.

Dati questi sostanzialmente confermati dal monitoraggio straordinario effettuato dall’Osservatorio 21 luglio delle dichiarazioni sulle pagine social di un campione rappresentativo di candidati dal 15 febbraio al 2 marzo 2018 volto a monitorare le dichiarazioni stereotipate e stigmatizzanti o incitanti all’odio e alla discriminazione verso le comunità rom e sinte.

Una nuova strategia dell’odio

Il monitoraggio effettuato nel periodo elettorale  dall’Osservatorio 21 luglio ha confermato, lo spostamento rilevato in questi anni, da un linguaggio manifestamente discriminatorio e incitante all’odio ad un utilizzo di affermazioni borderline, che denota una strategia comunicativa, più o meno cosciente, degli attori politici nazionali e locali.

Infatti, le dichiarazioni monitorate hanno confermato l’aumento al ricorso dei discorsi stereotipati, fenomeno che di per sé potrebbe rappresentare un trend positivo se confermato. Tuttavia tale tendenza da una parte va a nutrire e alimentare il substrato culturale su cui si radicano gli episodi di incitamento alla discriminazione e/o all’odio, dall’altra colloca i produttori di tale linguaggio al di fuori dell’ambito passibile di sanzione.