Archivio per mese: Giugno, 2013

manifesto pdl primadanoi.it

Manifesti anti-rom Pdl e Lega. Il Giudice: "Discriminatori"

manifesto pdl primadanoi.itLa decisione del giudice, relativa a fatti avvenuti nel maggio 2012, giunge in seguito al ricorso presentato congiuntamente da tre rom e dalle associazioni Rom Sinti@Politicae ASGI (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione).
Il giudice ha riconosciuto «il carattere discriminatorio, in pregiudizio della comunità rom di Pescara, della pubblicazione e della diffusione delle dichiarazioni» in questione e ha ordinato «la cessazione di tali comportamenti discriminatori».
I fatti.
Le dichiarazioni giudicate discriminatorie sono state rilasciate nel maggio dello scorso anno all’indomani dell’omicidio, a Pescara, di un giovane tifoso della squadra di calcio del capoluogo adriatico, per il quale è stato accusato un uomo appartenente alla comunità rom.
In particolare, il manifesto del Pdl recitava: “Il Pdl mantiene gli impegni: fuori dalle case popolari rom e delinquenti”.
Nel comunicato stampa diffuso attraverso il proprio sito internet, invece, la Lega Nord Abruzzo invitava le istituzioni locali «all’allontanamento coatto dalla zona di Pescara di questi Rom e i pescaresi ad assumere un senso civico unitario ed attivo contro questo male che colpisce da sempre, ed in maniera sempre più feroce, la città di Pescara».
La sentenza.
Secondo la sentenza del Tribunale Civile di Pescara, sia il manifesto che il comunicato hanno provocato «effetti di offesa ed ostilità nei confronti dei rom residenti a Pescara».
«La dichiarazione propagandistico – elettorale contenuta nel manifesto del Pdl accumuna i rom di Pescara ai delinquenti, sicché appare indiscutibile la portata offensiva di quella dichiarazione – si legge nella sentenza -. Il riferimento alla comunità rom di Pescara come al male che colpisce da sempre la città di Pescara, di cui al comunicato della Lega Nord Abruzzo, intende prescindere, proprio in base al dato letterale, dal fatto di cronaca contingente, per riferirsi piuttosto alla negatività del fatto storico della presenza dei rom nella città»
Non è stata invece accolta la richiesta di risarcimento dei danni non patrimoniali.
(28 giugno 2013)
Foto: primadanoi.it

Paese Sera

Scompare sito che proponeva la "tessera del rom"

Paese SeraDopo la recente chiusura di due blog on line da parte delle autorità competenti, che identificavano, senza alcuna distinzione, tutti gli appartenenti alla comunità rom come autori di furti, aggressioni e violenze varie, un altro sito web è scomparso dalla rete.
Si tratta del sito del comitato “Baracca Italia“, un’associazione nata nel 2007. Il sito aveva promosso un’iniziativa popolare dal titolo “Diventa anche tu rom”, che includeva una petizione e la consegna di una “tessera del Rom” che avrebbe permesso al possessore di godere di una serie di presunti diritti e privilegi di cui godrebbero le comunità rom, quali “accesso gratuito a casa e mezzi pubblici, rovistare nei cassonetti, rubare il rame, fondere i metalli in qualsiasi luogo, bivaccare ed elemosinare con bambini, accedere più facilmente alle scuole materne, infrangere la legge senza conseguenze”.
I membri di Baracca Italia avevano peraltro organizzato un sit in davanti al Parlamento, lo scorso ottobre, dove avevano esposto uno striscione che recitava: “Diventa anche tu rom: conviene!”. L’iniziativa, tra gli altri, era stata sostenuta dall’allora candidato alle primarie per il centro destra alle elezioni amministrative romane, il consigliere del Pdl Fabrizio Santori.
Oltre a condannare pubblicamente l’iniziativa di Baracca Italia, l’Osservatorio 21 luglio aveva presentato un esposto presso la Procura della Repubblica e aveva segnalato il sito del comitato “Baracca Italia” all’OSCAD (Osservatorio della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri per la sicurezza contro gli atti discriminatori).
«Nascondendosi dietro l’aura della voluta “provocatorietà”, attraverso linguaggio dispregiativo e immagini inappropriate vengono diffuse idee fondate sul pregiudizio e basate su stereotipi che dipingono le comunità rom come destinatarie di presunti privilegi e esclusivamente dedite ad attività illecite» aveva affermato l’Osservatorio 21 luglio nella segnalazione.
L’Osservatorio ha accolto quindi con soddisfazione la scomparsa del sito di “Baracca Italia”, considerandola come un altro piccolo passo avanti nella lotta contro la discriminazione razziale.
«I contenuti del sito e dell’iniziativa popolare, oltre ad essere altamente offensivi e lesivi della dignità umana, erano suscettibili di alimentare un clima intolleranza e odio contro le comunità rom, che, come ampiamente documentato dagli organismi delle Nazioni Unite e da varie organizzazioni internazionali a protezione dei diritti umani, si vedono quotidianamente negati diritti fondamentali e vivono in una costante situazione di discriminazione», ribadisce l’Osservatorio 21 luglio.
(21 giugno 2013)
Vai al sito dell’Osservatorio 21 luglio
Foto: Nuovo Paese Sera

L’Associazione 21 luglio entra nel Gruppo CRC

Il Gruppo CRC, che si è costituito nel dicembre del 2000 e che è coordinato da Save the Children Italia, ha come obiettivo principale quello di ottenere una maggiore ed effettiva applicazione in Italia della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Convention on the Rights of the Child, CRC), che il nostro Paese ha ratificato nel 1991, e dei suoi Protocolli Opzionali.

Il Gruppo di Lavoro opera essenzialmente attraverso due linee di azione: il monitoraggio e l’advocacy.
Grazie al monitoraggio, vengono analizzate, in maniera indipendente, costante e condivisa, le prassi, le politiche e la legislazione relative all’infanzia, sia a livello locale che nazionale, al fine di verificare che queste rispettino i principi espressi nella Convenzione.

I risultati del monitoraggio vengono quindi utilizzati come strumenti di advocacy per dialogare con le istituzioni e sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi dell’infanzia e dell’adolescenza.
Il 6° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, presentato lo scorso 6 giugno, è solo l’ultima in ordine di tempo delle attività del Gruppo CRC.

Entrando a far parte del Gruppo CRC, l’Associazione 21 luglio ritiene di avere una possibilità unica perché anche i bambini di etnia rom che vivono in Italia, al pari dei loro coetanei non rom, vedano rispettati i propri diritti fondamentali da parte di istituzioni e politiche a livello locale e nazionale.

L’Associazione 21 luglio è infatti convinta che le politiche attuate nel nostro Paese nei confronti delle comunità rom non soltanto non salvaguardano i diritti dei minori rom, ma creano spesso le condizioni materiali affinché questi vengano violati.

Nell’articolo 2 della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza è sancito che i diritti dell’infanzia riguardano tutti i minori e vanno tutelati «a prescindere da ogni distinzione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o altra del fanciullo o dei suoi genitori, dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione finanziaria».

Quando, però, un bambino rom perde l’anno scolastico a causa di uno sgombero, il suo diritto all’istruzione viene negato; quando è esposto alle intemperie climatiche a causa delle condizioni di vita nei campi o quando non ha accesso all’acqua e a servizi igienici adeguati, il suo diritto alla salute e alla sicurezza è sospeso; quando un bambino non dispone dello spazio fisico per giocare, il suo diritto al gioco viene meno; quando è allontanato dai genitori perché questi non possono permettersi una casa e non hanno una fonte di reddito, il suo diritto alla famiglia è violato.

Per saperne di più:

Scarica il 6° Rapporto CRC

Richiedi una copia del 6° Rapporto CRC inviando una email a stampa@21luglio.org o contattandoci al 388 4867611

Scarica il rapporto dell’Associazione 21 luglio ROM(A) UNDERGROUND. Libro bianco sulla condizione dell’infanzia rom a Roma

(19 giugno 2013)

Incitamento all'odio verso i rom: chiusi due blog

I due blog on-line appena chiusi, intitolati rispettivamente “Basta zingari in Italia” e “Via i rom. Cacciamo gli zingari dall’Italia”, erano stati individuati durante le attività di monitoraggio della stampa italiana locale e nazionale, dei siti web e dei blog condotte quotidianamente dall’Osservatorio 21 luglio.

In “Basta zingari in Italia”, in particolare, si leggeva come tra i motivi fondanti della creazione del blog ci fosse l’intenzione di mettere «a fuoco tutte le notizie delle loro (dei rom N.d.R) “imprese e similia”».
Gli autori del blog continuavano sostenendo che «Non siamo neppure più padroni a casa nostra, costretti a chiuderci in casa, farci accompagnare da qualcuno in certe zone della città… furti, rapine, risse, aggressioni e violenze sono all’ordine del giorno da parte di questi individui! BASTA!!!».

Inviando due segnalazioni all’OSCAD (Osservatorio della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri per la sicurezza contro gli atti discriminatori), l’Osservatorio 21 luglio ha sottolineato come i due blog, aggregando e commentando eventi criminosi attribuiti esclusivamente a persone appartenenti alle comunità rom, potessero contribuire a creare in modo artificioso un clima di allarme sociale e a stigmatizzare l’intera minoranza rom, alimentando il diffuso stereotipo del “rom delinquente” in quanto tale, con il risultato di criminalizzare indistintamente un intero gruppo.

Nei giorni scorsi si è assistito all’immediata chiusura dei due blog.

«Con leggerezza disarmante, sulla stampa italiana, su internet e nei discorsi dei politici, specie in periodi di campagna elettorale, si ricorre a stereotipi nei confronti di rom e sinti che, se da un lato alimentano una percezione negativa verso queste minoranze, dall’altro vengono accettati come “normali” e non sono seguiti dagli opportuni provvedimenti che espressioni discriminatorie di questo genere meriterebbero – , sostiene l’Associazione 21 luglio – Accogliamo con favore la chiusura dei due blog auspicando che la stessa sia utile a scoraggiare l’utilizzo di un linguaggio che veicola messaggi di odio e discriminazione razziale».

Sale a 47 il numero di azioni correttive intraprese quest’anno dall’équipe dell’Osservatorio 21 luglio, un progetto dell’Associazione 21 luglio finanziato da Open Society Foundations e Fondazione Migrantes. Sono invece 18 i riscontri positivi pervenuti in seguito alle segnalazioni dell’Osservatorio da parte di organi competenti e soggetti interessati, come prese d’atto e lettere di scuse, da quando il progetto è stato avviato, nel settembre 2012.

Da gennaio 2013, l’Osservatorio 21 luglio ha individuato 549 casi di informazione contenenti elementi discriminatori nei confronti delle comunità rom e sinte. In particolare, sono stati rilevati 380 casi di informazione scorretta, 28 di incitamenti all’odio, 24 di discriminazione e 117 di incitamento all’odio e discriminazione.

Per ogni condotta discriminatoria riscontrata, l’Osservatorio 21 luglio procede all’invio di lettere di diffida ai soggetti interessati o a segnalazioni agli organi e alle autorità competenti quali l’Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni (UNAR), l’OSCAD, la Polizia Postale e il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti. Se nessuna misura correttiva dovesse essere intrapresa oppure in caso di condotta reiterata, viene valutata la possibilità di intraprendere un’azione legale.

Ieri, intanto, una delegazione dell’Osservatorio 21 luglio ha partecipato a un convegno alla Camera dei Deputati dal titolo “Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, alla presenza del Presidente Laura Boldrini. Nel suo intervento, il rappresentante dell’Osservatorio si è soffermato sulle conseguenze negative che i messaggi veicolati attraverso il web possono avere circa la diffusione di stereotipi e pregiudizi contro le comunità rom e sinte.

Sulla questione è intervenuta anche la Presidente della Camera Boldrini: «La rete ha dimostrato come possa fungere anche da amplificatore dei messaggi tesi ad annientare una persona o un gruppo di persone. Bisogna mettere in atto forme di tutela efficaci contro parole di odio», ha dichiarato.

(11 giugno 2013)

 

Foto: Darwin Bell

Incitamento all’odio razziale contro i rom. Chiusi due blog in seguito alle segnalazioni dell’ Osservatorio 21 luglio

Roma, 11 giugno 2013 – Diffondevano messaggi incitanti all’odio e alla discriminazione razziale contro le minoranze rom e sinte. Due blog sono stati chiusi ed eliminati da internet, in seguito alle segnalazioni da parte dell’Osservatorio nazionale sull’incitamento alla discriminazione e all’odio razziale dell’Associazione 21 luglio. Intanto, in un convegno alla Camera sulla prevenzione della violenza on-line, a cui ha partecipato una delegazione dell’Osservatorio, la Presidente Laura Boldrini dichiara: «La rete può anche essere luogo di istigazione all’odio. Bisogna mettere in atto forme di tutela».

I due blog on-line appena chiusi, intitolati rispettivamente “Basta zingari in Italia” e “Via i rom. Cacciamo gli zingari dall’Italia”, erano stati individuati durante le attività di monitoraggio della stampa italiana locale e nazionale, dei siti web e dei blog condotte quotidianamente dall’Osservatorio 21 luglio.

In “Basta zingari in Italia”, in particolare, si leggeva come tra i motivi fondanti della creazione del blog ci fosse l’intenzione di mettere «a fuoco tutte le notizie delle loro (dei rom N.d.R) “imprese e similia”».
Gli autori del blog continuavano sostenendo che «Non siamo neppure più padroni a casa nostra, costretti a chiuderci in casa, farci accompagnare da qualcuno in certe zone della città… furti, rapine, risse, aggressioni e violenze sono all’ordine del giorno da parte di questi individui! BASTA!!!».

Inviando due segnalazioni all’OSCAD (Osservatorio della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri per la sicurezza contro gli atti discriminatori), l’Osservatorio 21 luglio ha sottolineato come i due blog, aggregando e commentando eventi criminosi attribuiti esclusivamente a persone appartenenti alle comunità rom, potessero contribuire a creare in modo artificioso un clima di allarme sociale e a stigmatizzare l’intera minoranza rom, alimentando il diffuso stereotipo del “rom delinquente” in quanto tale, con il risultato di criminalizzare indistintamente un intero gruppo.

Nei giorni scorsi si è assistito all’immediata chiusura dei due blog.

«Con leggerezza disarmante, sulla stampa italiana, su internet e nei discorsi dei politici, specie in periodi di campagna elettorale, si ricorre a stereotipi nei confronti di rom e sinti che, se da un lato alimentano una percezione negativa verso queste minoranze, dall’altro vengono accettati come “normali” e non sono seguiti dagli opportuni provvedimenti che espressioni discriminatorie di questo genere meriterebbero – , sostiene l’Associazione 21 luglio – Accogliamo con favore la chiusura dei due blog auspicando che la stessa sia utile a scoraggiare l’utilizzo di un linguaggio che veicola messaggi di odio e discriminazione razziale».

Sale a 47 il numero di azioni correttive intraprese quest’anno dall’équipe dell’Osservatorio 21 luglio, un progetto dell’Associazione 21 luglio finanziato da Open Society Foundations e Fondazione Migrantes. Sono invece 18 i riscontri positivi pervenuti in seguito alle segnalazioni dell’Osservatorio da parte di organi competenti e soggetti interessati, come prese d’atto e lettere di scuse, da quando il progetto è stato avviato, nel settembre 2012.

Da gennaio 2013, l’Osservatorio 21 luglio ha individuato 549 casi di informazione contenenti elementi discriminatori nei confronti delle comunità rom e sinte. In particolare, sono stati rilevati 380 casi di informazione scorretta, 28 di incitamenti all’odio, 24 di discriminazione e 117 di incitamento all’odio e discriminazione.

Per ogni condotta discriminatoria riscontrata, l’Osservatorio 21 luglio procede all’invio di lettere di diffida ai soggetti interessati o a segnalazioni agli organi e alle autorità competenti quali l’Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni (UNAR), l’OSCAD, la Polizia Postale e il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti. Se nessuna misura correttiva dovesse essere intrapresa oppure in caso di condotta reiterata, viene valutata la possibilità di intraprendere un’azione legale.

Ieri, intanto, una delegazione dell’Osservatorio 21 luglio ha partecipato a un convegno alla Camera dei Deputati dal titolo “Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, alla presenza del Presidente Laura Boldrini. Nel suo intervento, il rappresentante dell’Osservatorio si è soffermato sulle conseguenze negative che i messaggi veicolati attraverso il web possono avere circa la diffusione di stereotipi e pregiudizi contro le comunità rom e sinte.

Sulla questione è intervenuta anche la Presidente della Camera Boldrini: «La rete ha dimostrato come possa fungere anche da amplificatore dei messaggi tesi ad annientare una persona o un gruppo di persone. Bisogna mettere in atto forme di tutela efficaci contro parole di odio», ha dichiarato.

Schedato su base etnica. Il Tribunale: «Rom discriminato»

DSC 0086Tre anni fa, insieme ad altri migliaia di rom residenti nella Capitale, fu censito nell’ambito dell’”emergenza” nomadi. Nei giorni scorsi, con una storica sentenza, il Tribunale Civile di Roma ha riconosciuto a un cittadino rom di essere stato vittima di una discriminazione su base etnica e ha ordinato al Ministero dell’Interno di distruggere tutti i documenti contenenti i dati sensibili dell’uomo.

Nel gennaio 2010 la polizia aveva fermato e rilevato le impronte digitali di Elviz Salkanovic, cittadino italiano di etnia rom, in possesso di regolare documento d’identità. Questi, convinto di essere stato vittima di una violazione della propria dignità personale, aveva allora intrapreso le vie legali nei confronti di Presidenza del Consiglio dei Ministri, Prefettura e Questura di Roma.

Il ricorso, sostenuto da Associazione 21 luglio, ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) e Open Society Justice Initiative, chiedeva l’accertamento del carattere discriminatorio delle procedure d’identificazione dei rom previste dal Piano Nomadi di Roma, varato in attuazione della più ampia “Emergenza nomadi” dichiarata dell’allora governo Berlusconi.

Secondo le tre organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti umani, tali misure hanno provocato, esclusivamente per un gruppo di appartenenti a una specifica comunità etnica, quella rom, una distinzione che ha gravemente violato il loro diritto all’onore, al decoro, alla reputazione e alla riservatezza, nonché il diritto all’eguaglianza nell’accesso all’alloggio. Il censimento era infatti stato presentato come una condizione necessaria per accedere a nuovi alloggi.

I ricorrenti hanno chiesto all’autorità giudiziaria la cessazione, da parte di Questura e Prefettura di Roma, dell’atto discriminatorio, consistente nella conservazione dei dati sensibili del soggetto.

Secondo la sentenza emessa dalla seconda sezione civile del Tribunale di Roma, il fotosegnalamento ha «comportato una distinzione basata sulla provenienza etnica, poiché quella persona di etnia Rom, cittadino italiano munito di documento, è stato senza ragione identificato mediante rilievi segnaletici in quanto coinvolto in un’operazione i cui destinatari di fatto erano gli appartenenti alla comunità rom». «Il trattamento a cui è stato sottoposto – prosegue la sentenza – ha provocato l’effetto sia di violare la dignità del ricorrente sia di creare un clima ostile da parte dell’opinione pubblica».

Il Tribunale ha quindi ordinato al Ministero dell’Interno di distruggere tutti i documenti contenenti i dati sensibili estratti a seguito dell’identificazione del cittadino rom. In più, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e lo stesso Ministero dell’Interno sono stati condannati al pagamento di 8 mila euro in qualità di risarcimento morale nei confronti dell’uomo.

La sentenza del Tribunale di Roma interviene poche settimane dopo che la Suprema Corte di Cassazione aveva confermato quanto il Consiglio di Stato aveva già rilevato nel novembre del 2011, ossia che l’intera ”emergenza nomadi” varata dal governo nel 2009 era illegittima, in quanto basata su false premesse emergenziali.

In vista delle numerose critiche dagli organismi internazionali di monitoraggio dei diritti umani, nel marzo 2012, il governo aveva dichiarato al Comitato per la Discriminazione Razziale delle Nazioni Unite che i dati del censimento nomadi erano stati distrutti.

Ora la sentenza impone l’obbligo di tale distruzione che, tuttavia, non risulta essere mai stata ordinata, nonostante lo stesso governo italiano abbia pubblicamente dichiarato di averlo fatto.

«Raccogliere le impronte digitali e le informazioni personali di migliaia di persone in un archivio, esclusivamente in base all’appartenenza a un particolare gruppo etnico o sociale, oltre che costituire una discriminazione dal punto di vista giuridico, rappresenta una violazione della dignità umana – affermano Associazione 21 luglio, ASGI e Open Society Justice Initiative -. Risulta particolarmente grave perché effettuata da autorità pubbliche preposte alla tutela dei diritti di chi vive sul territorio».

«La sentenza conferma come l’”emergenza nomadi” e il Piano Nomadi della Capitale abbiano condotto a una serie di azioni che hanno legittimato una sistematica violazione dei diritti umani dei cittadini rom in Italia, aumentandone la condizione di segregazione e marginalizzazione sociale e favorendo l’aumento di stereotipi negativi nei loro confronti. È tempo di ripristinare una condizione di maggior rispetto delle garanzie fondamentali a partire dalla cancellazione di tutti i dati sensibili nell’ambito del censimento nomadi», concludono le tre organizzazioni.

 

Per approfondire:

Leggi il Memorandum dell’Associazione 21 luglio per il Comitato per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale dell’Onu

(6 giugno 2013)

Schedato su base etnica. Tribunale riconosce discriminazione contro cittadino rom. Associazione 21 luglio, ASGI e Open Society Justice Initiative: «Adesso distruggere tutti i dati del “censimento nomadi”»

Roma, 6 giugno 2013 – Tre anni fa, insieme ad altri migliaia di rom residenti nella Capitale, fu censito nell’ambito dell’”emergenza” nomadi. Nei giorni scorsi, con una storica sentenza, il Tribunale Civile di Roma ha riconosciuto a un cittadino rom di essere stato vittima di una discriminazione su base etnica e ha ordinato al Ministero dell’Interno di distruggere tutti i documenti contenenti i dati sensibili dell’uomo.

Nel gennaio 2010 la polizia aveva fermato e rilevato le impronte digitali di Elviz Salkanovic, cittadino italiano di etnia rom, in possesso di regolare documento d’identità. Questi, convinto di essere stato vittima di una violazione della propria dignità personale, aveva allora intrapreso le vie legali nei confronti di Presidenza del Consiglio dei Ministri, Prefettura e Questura di Roma.

Il ricorso, sostenuto da Associazione 21 luglio, ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) e Open Society Justice Initiative, chiedeva l’accertamento del carattere discriminatorio delle procedure d’identificazione dei rom previste dal Piano Nomadi di Roma, varato in attuazione della più ampia “Emergenza nomadi” dichiarata dell’allora governo Berlusconi.

Secondo le tre organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti umani, tali misure hanno provocato, esclusivamente per un gruppo di appartenenti a una specifica comunità etnica, quella rom, una distinzione che ha gravemente violato il loro diritto all’onore, al decoro, alla reputazione e alla riservatezza, nonché il diritto all’eguaglianza nell’accesso all’alloggio. Il censimento era infatti stato presentato come una condizione necessaria per accedere a nuovi alloggi.

I ricorrenti hanno chiesto all’autorità giudiziaria la cessazione, da parte di Questura e Prefettura di Roma, dell’atto discriminatorio, consistente nella conservazione dei dati sensibili del soggetto.

Secondo la sentenza emessa dalla seconda sezione civile del Tribunale di Roma, il fotosegnalamento ha «comportato una distinzione basata sulla provenienza etnica, poiché quella persona di etnia Rom, cittadino italiano munito di documento, è stato senza ragione identificato mediante rilievi segnaletici in quanto coinvolto in un’operazione i cui destinatari di fatto erano gli appartenenti alla comunità rom». «Il trattamento a cui è stato sottoposto – prosegue la sentenza – ha provocato l’effetto sia di violare la dignità del ricorrente sia di creare un clima ostile da parte dell’opinione pubblica».

Il Tribunale ha quindi ordinato al Ministero dell’Interno di distruggere tutti i documenti contenenti i dati sensibili estratti a seguito dell’identificazione del cittadino rom. In più, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e lo stesso Ministero dell’Interno sono stati condannati al pagamento di 8 mila euro in qualità di risarcimento morale nei confronti dell’uomo.

La sentenza del Tribunale di Roma interviene poche settimane dopo che la Suprema Corte di Cassazione aveva confermato quanto il Consiglio di Stato aveva già rilevato nel novembre del 2011, ossia che l’intera ”emergenza nomadi” varata dal governo nel 2009 era illegittima, in quanto basata su false premesse emergenziali.

In vista delle numerose critiche dagli organismi internazionali di monitoraggio dei diritti umani, nel marzo 2012, il governo aveva dichiarato al Comitato per la Discriminazione Razziale delle Nazioni Unite che i dati del censimento nomadi erano stati distrutti.

Ora la sentenza impone l’obbligo di tale distruzione che, tuttavia, non risulta essere mai stata ordinata, nonostante lo stesso governo italiano abbia pubblicamente dichiarato di averlo fatto.

«Raccogliere le impronte digitali e le informazioni personali di migliaia di persone in un archivio, esclusivamente in base all’appartenenza a un particolare gruppo etnico o sociale, oltre che costituire una discriminazione dal punto di vista giuridico, rappresenta una violazione della dignità umana – affermano Associazione 21 luglio, ASGI e Open Society Justice Initiative -. Risulta particolarmente grave perché effettuata da autorità pubbliche preposte alla tutela dei diritti di chi vive sul territorio».

La sentenza conferma come l’”emergenza nomadi” e il Piano Nomadi della Capitale abbiano condotto a una serie di azioni che hanno legittimato una sistematica violazione dei diritti umani dei cittadini rom in Italia, aumentandone la condizione di segregazione e marginalizzazione sociale e favorendo l’aumento di stereotipi negativi nei loro confronti. È tempo di ripristinare una condizione di maggior rispetto delle garanzie fondamentali a partire dalla cancellazione di tutti i dati sensibili nell’ambito del censimento nomadi«», concludono le tre organizzazioni.

Per approfondire:

Leggi il Memorandum dell’Associazione 21 luglio per il Comitato per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale dell’Onu

Schedato su base etnica. Il Tribunale: «Rom discriminato»

Il fotosegnalamento era una delle attività previste dal Piano Nomadi del Comune di Roma, varato ufficialmente nel luglio 2009 per affrontare il cosiddetto “stato di emergenza nomadi”. Lo scorso anno il cittadino rom oggetto della “schedatura” ha presentato ricorso contro l’azione subita, ritenendo di essere stato vittima di un comportamento discriminatorio e lesivo della propria dignità personale. Nell’azione legale intrapresa, il cittadino rom è stato accompagnato da Associazione 21 luglio, ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) e Open Society Justice Initiative.

Giovedi 6 giugno alle ore 12, presso la sede della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, in corso Vittorio Emanuele II 349, a Roma, le tre organizzazioni presentano i contenuti di questa storica sentenza della seconda sezione civile del Tribunale Ordinario di Roma.

Per la prima volta, infatti, viene accertato, il carattere discriminatorio del Piano Nomadi che, oltre che per i rilevamenti dattiloscopici in questione e per un’alta spesa sociale, si è caratterizzato per altre sistematiche violazioni dei diritti umani. Molte famiglie sono state vittime degli sgomberi forzati, altre sono state trasferite senza consultazione nei «villaggi attrezzati» e decine di bambini rom sono stati sottratti alle rispettive famiglie.

(3 giugno 2013)

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