Archivio per anno: 2015

Giornata Internazionale dei rom e sinti: l'Associazione 21 luglio presenta il primo rapporto nazionale sulla situazione in Italia

Ripetuti sgomberi forzati, politiche che violano i diritti umani, soprattutto dei bambini, e nuovi “campi nomadi” in fase di progettazione a fronte di finanziamenti superiori ai 20 milioni di euro.
Tra annunci e proclami sul superamento dei “campi”, a cui tardano a seguire fatti concreti, tra speranze e contraddizioni, la condizione di rom e sinti in Italia continua ad essere caratterizzata da politiche discriminatorie e segregative, basate su un approccio emergenziale, che relegano tali comunità ai margini della società e alimentano nei loro confronti i germi dell’antiziganismo, del razzismo e degli stereotipi negativi.
È il quadro che emerge dal primo rapporto nazionale sulla condizione di rom e sinti in Italia, che l’Associazione 21 luglio presenterà l’8 aprile 2015 alle ore 12.30 – presso la sede dei csv del Lazio, in via Liberiana 17, a Roma –, in occasione della Giornata internazionale dei rom e dei sinti.
Il rapporto, che nella mattinata sarà consegnato alla Presidente della Camera Laura Boldrini che riceverà un gruppo di donne rom accompagnate da una delegazione dell’Associazione 21 luglio, mette in evidenza come, nonostante i richiami degli organismi internazionali e il rischio di apertura di una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea, nel nostro Paese la pratica degli sgomberi forzati, soprattutto nelle città di Roma e Milano, risulta ben lungi dall’essere accantonata.
Inoltre, in molte città italiane, da nord a sud, si continuano a costruire e a progettare nuovi “campi nomadi” e a far confluire ingenti finanziamenti pubblici all’interno di un sistema – quello dei “campi” – che produce esclusione sociale e gravi violazioni dei diritti umani, in particolare dei minori, dal diritto all’istruzione al diritto a un alloggio adeguato, dal diritto alla salute al diritto al gioco.
Dal rapporto, inoltre, emerge come tra le politiche discriminatorie nei confronti di rom e sinti e la presenza, nel nostro Paese, di un radicato antiziganismo, nella maggior parte dei casi dovuto a discorsi d’odio pronunciati da esponenti politici, vi sia un nesso imprescindibile.
Il rapporto dell’Associazione 21 luglio, infine, opera un focus sulla situazione nella Capitale, considerata la “cartina di tornasole” di ciò che accade nel Paese.
Emblematico, a tal proposito, è il “gioco dell’oca” degli sgomberi romani che spingono le comunità rom da un punto all’altro della città senza ottenere alcun risultato se non la violazione dei diritti umani e lo sperpero del denaro pubblico.

Una risoluzione per superare i "campi rom" in Italia

La Commissione diritti umani del Senato ha approvato una risoluzione che impegna il Governo verso il superamento definitivo dei “campi nomadi” in Italia e per la concreta attuazione della Strategia nazionale d’Inclusione di Rom, Sinti e Camminanti. Per l’Associazione 21 luglio si tratta dell’inizio della fine dell’era “campi nomadi” e della dismissione di questi “non luoghi” dove i diritti umani di rom e sinti sono sospesi.
La risoluzione – si legge in una nota della Commissione – nasce dalle visite svolte dai membri della Commissione nei mesi scorsi in campi e villaggi attrezzati, soprattutto nella città di Roma.
Il 10 novembre 2014 e il 26 gennaio 2015, in particolare, l’Associazione 21 luglio ha accompagnato le delegazioni della Commissione in visita al “Best House Rom”, un centro di raccolta rom situato nella periferia est di Roma che – come afferma la nota della Commissione – «accoglie circa 300 persone in spazi inadeguati e lontani dall’assicurare condizioni di vita minimamente accettabili. D’altra parte – continua la nota – è quel centro che l’Assessore alle Politiche Sociali di Roma Francesca Danese si è impegnata a chiudere al più presto, offrendo alle famiglie una sistemazione dignitosa e l’avvio di un percorso condiviso».
Le recenti inchieste giudiziarie hanno evidenziato come la gestione dei “campi nomadi” a Roma – si legge nella risoluzione appena approvata – rientrasse all’interno di “un sistema corruttivo finalizzato all’assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici che ha portato negli ultimi anni a un peggioramento delle condizioni di vita delle comunità Rom, alla loro segregazione e a uno spreco di risorse pubbliche: nel solo 2013 e nella sola Capitale sono stati impegnati oltre sedici milioni di euro, di cui circa il 60% rappresentato dai soli costi di gestione”.
Secondo l’Associazione 21 luglio, la risoluzione presentata dalla Commissione presieduta dal senatore Luigi Manconi rappresenta un ulteriore passo verso la chiusura definitiva dei “campi nomadi” presenti in Italia.
«Ci si avvia verso la dismissione di questi “non luoghi” dove il diritto è sospeso e dove per decenni sono state concentrate le comunità rom e sinte in emergenza abitativa», afferma l’Associazione.
«Attendiamo le scelte coraggiose da parte degli amministratori locali che dal 2012 ad oggi hanno già speso più di 13 milioni di euro per la realizzazione di nuovi insediamenti per soli rom a Roma, Milano, Carpi e Giugliano; che stanno portando a termine la costruzione di nuovi insediamenti a Latina, Lecce, Merano e Cosenza e che si stanno attivando a ristrutturazioni di “campi nomadi” ad Asti, Savona, Vicenza e Torino – prosegue l’Associazione 21 luglio -. -.  Dalla Capitale e dall’impegno assunto dall’assessore Danese per la chiusura del “Best House Rom” bisogna partire per dare un segnale forte e chiaro a tutto il Paese».
Una presa di posizione in linea con quanto dichiarato dallo stesso presidente della Commissione diritti umani Manconi: «La Commissione chiede oggi al Governo di adottare misure urgenti ed efficaci nell’ambito delle politiche generali di inclusione sociale per il miglioramento delle condizioni di vita di Rom, Sinti e Camminanti».

Una risoluzione per superare i "campi rom" in Italia

La Commissione diritti umani del Senato ha approvato una risoluzione che impegna il Governo verso il superamento definitivo dei “campi nomadi” in Italia e per la concreta attuazione della Strategia nazionale d’Inclusione di Rom, Sinti e Camminanti. Per l’Associazione 21 luglio si tratta dell’inizio della fine dell’era “campi nomadi” e della dismissione di questi “non luoghi” dove i diritti umani di rom e sinti sono sospesi.
La risoluzione – si legge in una nota della Commissione – nasce dalle visite svolte dai membri della Commissione nei mesi scorsi in campi e villaggi attrezzati, soprattutto nella città di Roma.
Il 10 novembre 2014 e il 26 gennaio 2015, in particolare, l’Associazione 21 luglio ha accompagnato le delegazioni della Commissione in visita al “Best House Rom”, un centro di raccolta rom situato nella periferia est di Roma che – come afferma la nota della Commissione – «accoglie circa 300 persone in spazi inadeguati e lontani dall’assicurare condizioni di vita minimamente accettabili. D’altra parte – continua la nota – è quel centro che l’Assessore alle Politiche Sociali di Roma Francesca Danese si è impegnata a chiudere al più presto, offrendo alle famiglie una sistemazione dignitosa e l’avvio di un percorso condiviso».
Le recenti inchieste giudiziarie hanno evidenziato come la gestione dei “campi nomadi” a Roma – si legge nella risoluzione appena approvata – rientrasse all’interno di “un sistema corruttivo finalizzato all’assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici che ha portato negli ultimi anni a un peggioramento delle condizioni di vita delle comunità Rom, alla loro segregazione e a uno spreco di risorse pubbliche: nel solo 2013 e nella sola Capitale sono stati impegnati oltre sedici milioni di euro, di cui circa il 60% rappresentato dai soli costi di gestione”.
Secondo l’Associazione 21 luglio, la risoluzione presentata dalla Commissione presieduta dal senatore Luigi Manconi rappresenta un ulteriore passo verso la chiusura definitiva dei “campi nomadi” presenti in Italia.
«Ci si avvia verso la dismissione di questi “non luoghi” dove il diritto è sospeso e dove per decenni sono state concentrate le comunità rom e sinte in emergenza abitativa», afferma l’Associazione.
«Attendiamo le scelte coraggiose da parte degli amministratori locali che dal 2012 ad oggi hanno già speso più di 13 milioni di euro per la realizzazione di nuovi insediamenti per soli rom a Roma, Milano, Carpi e Giugliano; che stanno portando a termine la costruzione di nuovi insediamenti a Latina, Lecce, Merano e Cosenza e che si stanno attivando a ristrutturazioni di “campi nomadi” ad Asti, Savona, Vicenza e Torino – prosegue l’Associazione 21 luglio -. -.  Dalla Capitale e dall’impegno assunto dall’assessore Danese per la chiusura del “Best House Rom” bisogna partire per dare un segnale forte e chiaro a tutto il Paese».
Una presa di posizione in linea con quanto dichiarato dallo stesso presidente della Commissione diritti umani Manconi: «La Commissione chiede oggi al Governo di adottare misure urgenti ed efficaci nell’ambito delle politiche generali di inclusione sociale per il miglioramento delle condizioni di vita di Rom, Sinti e Camminanti».

Casa editrice condannata per pubblicazione che discrimina i rom

Il Tribunale Civile di Roma ha condannato la casa editrice Simone per condotta discriminatoria nei confronti di rom e sinti, ordinando il ritiro dal mercato di una pubblicazione, rivolta ai partecipanti al concorso di abilitazione per l’esercizio della professione di avvocato, in cui tali comunità vengono automaticamente associate alla commissione di reati.
Lo rendono noto Associazione 21 luglio e ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) che a giugno 2012 avevano presentato un’azione civile congiunta contro la casa editrice, supportando la causa avanzata da D.S., una donna rom che si è sentita lesa nella sua dignità personale in quanto appartenente alla comunità criminalizzata.
Il volume in oggetto, pubblicato dal Gruppo Editoriale Simone nel 2011, contiene una raccolta di pareri motivati di diritto penale destinati alla preparazione dell’esame di avvocato. Per spiegare il reato previsto dall’articolo 712 del codice penale (“Acquisto di cose di sospetta provenienza”) l’autore della pubblicazione analizza le circostanze che debbono far sorgere nel soggetto che acquista o riceve il sospetto che la cosa provenga da reato indicando, in particolare, l’acquisto da “un mendicante, da uno zingaro o da un noto pregiudicato”.
Secondo Associazione 21 luglio e ASGI l’esempio usato dall’autore veicola un messaggio gravemente lesivo della dignità e della reputazione di tutta la comunità rom e sinta in quanto porta a dedurre che l’acquisto o la ricezione di un bene da uno zingaro debba necessariamente far sorgere in capo a chi acquista o riceve il sospetto dell’illecita provenienza del bene.
«Associare il termine zingaro alla commissione di reati contro il patrimonio, di fatto diffonde uno stereotipo negativo, oltre che un preconcetto razziale privo di fondamento, secondo il quale i rom sono delinquenti per il solo fatto di essere rom, stigmatizzando così negativamente l’intera comunità rom e sinta con evidente pregiudizio per la vita sociale degli appartenenti ad essa», spiegano Associazione 21 luglio e ASGI.
Con la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale Civile di Roma, il giudice ha accolto la richiesta di dichiarare discriminatorio il riferimento agli zingari e ha ordinato al Gruppo Editoriale Simone e all’autore della pubblicazione «di cessare il comportamento discriminatorio, provvedendo al ritiro dal mercato della pubblicazione o di successive edizioni recanti il medesimo contenuto e, in caso di pubblicazioni successive, alla eliminazione dell’espressione “quando la cosa, nonostante il suo notevole valore, sia offerta in vendita da uno zingaro” nella trattazione delle circostanze della provenienza delittuosa del bene quale elemento costitutivo del reato di cui all’art. 712 c.p.”».
Il Tribunale ha inoltre condannato la casa editrice a un risarcimento economico di 1000 euro nei confronti di D.S., la donna rom che ha introdotto la causa civile.
Associazione 21 luglio e ASGI accolgono con favore la sentenza del Tribunale Civile di Roma e si dicono convinte che azioni di simile portata possano contribuire a scoraggiare il reiterarsi di quegli atteggiamenti – in alcuni casi inconsapevoli, ma purtroppo ben radicati nella coscienza collettiva – che hanno come conseguenza quella di discriminare gli appartenenti alla comunità rom e sinta arrecando un grave danno alla loro dignità personale e alimentando stereotipi e pregiudizi nei loro confronti.

Roma Sinti Fest: racconti e immagini rom, sinti e caminanti

Il 14 marzo 2015, dalle 15.00 alle 24.00, il Nuovo Cinema Aquila – in via l’Aquila 66, a Roma – ospiterà il “Roma Sinti Fest”, un evento organizzato da ZaLab, in collaborazione con l’Associazione 21 luglio, e dedicato alla cultura, alla storia e alla condizione sociale di rom, sinti e caminanti.
Tra le sale e il foyer del cinema si svolgeranno proiezioni, dibattiti, interventi informativi e di intrattenimento, musica e teatro. Fitta e articolata la programmazione: sono previsti interventi e contributi di Dynamis, Moni Ovadia, Andrea Segre, Christian Raimo, Stefano Liberti e tanti altri. Alla tavola rotondaOltre i campi attrezzati – buone pratiche per il superamento della segregazione abitativa” interverranno attivisti rom e sinti, studiosi e rappresentanti istituzionali. Concluderà l’evento il concerto del fisarmonicista rom serbo Jovica Jovic.
Saranno inoltre proiettati i videoclip di Mannarino e Nuove Tribù Zulu girati nei campi o in collaborazione con musicisti rom, un videointervento di Moni Ovadia e il video vincitore del concorso di video e scrittura “ROMpiamo PreGiudizi”, diretto ai ragazzi sino a 21 anni, scelto da una giuria composta da rappresentanti di Amnesty International Sez. Italiana, ASGI – Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, Associazione 21 Luglio, My Movies, giornalisti e personalità della cultura, spettacolo e informazione. Al vincitore sarà consegnata una scultura realizzata dallo scultore Paolo Camiz.
In occasione dell’evento My Movies Live trasmetterà in streaming gratuito nazionale il documentario Container 158 di Stefano Liberti ed Enrico Parenti.
L’iniziativa sostiene la petizione “Oltre I Mega-Campi” promossa congiuntamente da Associazione 21 Luglio e ZaLab per il superamento della politica ghettizzante e dei campi attrezzati.


 
INGRESSO LIBERO
PROGRAMMA

SALA 2:
15:00-19:00
Apertura ZALAB
Proiezione documentario “Lo sterminio dei popoli zingari
Italia, 1998 – 40′ – di Andrea Segre
segue dibattito con Andrea Segre
Proiezione documentario “Fuori Campo
Italia, 2015 – 60′ – di Sergio Panariello
segue dibattito con Sead Dobreva, Sergio Panariello, Stefano Liberti, Enrico Parenti
Proiezione documentario “Container 158
Italia, 2013 – 60′ – di Stefano Liberti ed Enrico Parenti
SALA 3:
15:00-19:00
Apertura ZALAB
Proiezione documentario “Rom Tour
Italia, 1999 – 84′ – di Silvio Soldini e Giorgio Garini con Antonio Tabucchi
dibattito con Silvio Soldini e Andrea Segre
Proiezione video-intervento di Moni Ovadia
Sezione Roma Sinti Short: proiezione cortomentraggi e videoclip
Cheja Chelen – ragazze che ballano
di Hajde Cheialen Video Lab, laboratiorio di video partecipativo con le ragazze rom di Via Salviati, condotto da Mariana Ferratto
Tevere Grand Hotel – Alessandro Mannarino
Regia Francesco Lagi, Direzione Artistica David Aprea, realizzato nel campo Casilino 900 a Roma
Zingara – Nuove Tribu Zulu
girato in parte al campo rom di vicolo Savini a Roma
NOW- Nomadic Orchestra of the World – Nuove Tribu Zulu
realizzato con i musicisti Gypsies del Rajasthan in India
Premiazione concorso ROMpiamo PreGiudizi e proiezione video vincitore con Sabrina Milanovic, Nedzad Husovic, Sead Dobreva
FOYER:
15:00-19:00
Apertura ZALAB
Presentazione libro: “Derive – piccolo mosaico del disumano” di Flore Murard-Yovanovitch, alla presenza dell’autrice
Tavola rotonda: “oltre i campi attrezzati – buone pratiche per il superamento della segregazione abitativa” con:
Mario Bruno, sindaco di Alghero
Riccardo Magi, consigliere del Comune di Roma
Manuele Hadzovic, Sabrina Milanovic, Nedzad Husovic, attivisti
Roberto Mazzoli, ricercatore sociale
Modera Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 Luglio
Lettura di Christian Raimo
Performance Dynamis
Buffet: sapori rom in colaborazione con Popica onlus
SALA 1:
20:00-24:00
Presentazione del film “Just the wind” evento Premio Lux
Ungheria, 2012 – 86′ – di Bence Fliegauf
Concerto di musica rom con il fisarmonicista Jovica Jovic
SALA 2:
20:00-24:00
Proiezione documentario “”Spartacus and Cassandra” evento Alice nella Città
Francia, 2014 – 81′ – di Ioanis Nuguet
Proiezione film “Gadjo Dilo
Francia, 1997 – 102′ – di Tony Gatlif
My Movies Live:
21:30-22:30
Italia, 2013 – 60′ – di Stefano Liberti ed Enrico Parenti
Proiezione documentario “Container 158“. Per prenotare il tuo posto clicca qui


PARTNER
Roma Sinti Fest è organizzato da ZaLab con la collaborazione di: Associazione 21 Luglio, Amnesty International sezione Italiana, MyMovies, OsservAzione, ASGI, Arci Roma, Left, Redattore Sociale, Radio Città Aperta, Alice Nella Città, Popica onlus, il patrocinio di Consiglio d’Europa – ufficio di Venezia, Premio Lux, Roma Capitale ed il sostegno di Open Society Foundations e Banca Etica.
LOCANDINA

Buonanno rom

«I rom sono la feccia della società». Esposto in procura contro Buonanno

«I rom sono la feccia della società». In seguito alle dichiarazioni di Gianluca Buonanno, eurodeputato della Lega Nord, nel corso della trasmissione Piazza Pulita andata in onda lunedì 2 marzo in prima serata su LA7, l’Associazione 21 luglio, nell’ambito del suo Osservatorio nazionale sui discorsi d’odio verso rom e sinti, si è attivata per redigere e presentare in brevissimo tempo un esposto in Procura nei confronti dell’eurodeputato.
La frase contro i rom è stata pronunciata da Buonanno, e ripetuta più volte, all’interno di un dibattito in studio al quale ha preso parte anche Djana Pavlovic, attivista rom candidata alle scorse elezioni europee con la lista “L’altra Europa con Tsipras”.
«La gente non può andare in giro che gli rubano la roba. È vero o no che ci sono un sacco di rom e zingari che sono dei ladri e farabutti?», ha urlato l’eurodeputato che ha quindi tacciato più volte l’intera comunità rom di essere «la feccia della società».
Oltre ad aver provocato la reazione indignata di Djana Pavlovic, la frase di Buonanno è stata seguita dalla presa di distanze del conduttore di Piazza Pulita Corrado Formigli. «Posso dire che un applauso a chi dice che gli zingari sono la feccia della società è un applauso di cui io mi vergogno per questo pubblico? – ha detto Formigli – Se il pubblico, se le persone di questo studio si sentono offese per quello che detto possono non presentarsi la prossima volta alla puntata: non c’è problema ma trovo che ci sia un limite a tutto nella polemica e nelle discussione. Non mi piace un applauso su una frase del genere, mi dispiace».
Gianluca Buonanno, infine, ha respinto l’invito del conduttore a scusarsi per la frase pronunciata.

Minori romeni e bulgari a rischio sfruttamento: in Italia la gran parte è rom

Si è tenuto questa mattina a Roma, presso la sede del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel), il seminario sulla protezione dell’infanzia romena e bulgara a rischio di abuso, sfruttamento e/o tratta.
Il seminario rientra nell’ambito del progetto MARIO – coordinato dall’Ufficio regionale per l’Europa Sud Orientale di Terre des Hommes e co-finanziato dal programma Daphne dell’Unione Europea e dalla Oak Foundation – che si propone di migliorare il livello di protezione dei minori migranti dell’Europa centrale e sud-orientale a rischio di abuso, sfruttamento e/o tratta.
Hanno partecipato all’incontro una rappresentanza dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, delegazioni di Bulgaria e Romania e rappresentanti di enti e organizzazioni bulgare, romene e italiane. Il 5 marzo a Bruxelles si terrà invece la conferenza conclusiva del progetto MARIO “Closing a protection gap for European children on the move“.
I minori romeni e bulgari su strada in Italia
Nel corso del seminario di stamane a Roma, l’Associazione 21 luglio, partner del progetto MARIO, ha presentato una ricerca transnazionale in Italia che ha riguardato i minori romeni e bulgari che svolgono attività economiche su strada, da soli o accompagnati da adulti. Nell’ambito del progetto, tali ricerche sono state realizzate anche in Olanda, Grecia, Kosovo e Macedonia, Paesi verso i quali si dirigono per lo più  i minori che emigrano dall’Europa centrale e sud-orientale.
Tra i principali risultati della ricerca curata dall’Associazione 21 luglio emerge che 71 minori su 73 che sono stati osservati nelle città di Napoli e Roma sono romeni (solo 2 sono bulgari). Di essi, la maggior parte è costituita da bambini rom (46 su 73). La ricerca, inoltre, ha portato alla luce che i minori su strada osservati nel capoluogo campano sono quasi tutti impegnati nella richiesta di elemosina, mentre nella Capitale le attività sono diversificate e riguardano l’elemosina, il borseggio, la vendita di piccoli oggetti e il mercato delle prestazioni sessuali.
A Roma, in particolare, è stata constatata sia la presenza di un gruppo di minori all’interno della Stazione Termini probabilmente sfruttati da un’organizzazione di adulti che la presenza di minori che svolgono attività economica su strada insieme ai loro familiari, svincolati da organizzazioni, per ragioni soprattutto riconducibili alle condizioni di disagio economico delle famiglie.
minori romGran parte dei bambini osservati, inoltre, ha vissuto in Italia la maggior parte della propria vita, parla l’italiano, non ha particolari legami con il Paese di provenienza e considera l’Italia casa propria. Gli importi guadagnati dai minori sono molto diversi, più bassi tra chi fa l’elemosina rispetto a chi svolge altre attività, e il denaro viene consegnato ai familiari che non puniscono i minori nel caso non ne raccolgano abbastanza.
Sono pochi i minori – emerge inoltre dalla ricerca – che vanno a scuola e chi l’ha frequentata non riesce a entrare nel mercato del lavoro. Parte dei minori intervistati vive in condizioni di disagio abitativo, altri in appartamenti, ma quasi tutti non hanno contatti con altri bambini italiani e sono di fatto esclusi dalla società.
I minori romeni e bulgari che svolgono attività economica su strada sono relativamente pochi rispetto ai minori extracomunitari che stanno arrivando in Italia. Questo non significa – sottolinea la ricerca – che debbano essere ignorati: proprio perché scarsamente visibili rischiano di non accedere al sistema di protezione dell’infanzia. Quanto osservato dalla ricerca mette infatti in evidenza la necessità di promuovere servizi mirati per questa tipologia di minori comunitari e le loro famiglie, che dovrebbero includere interventi di prevenzione nei Paesi di origine, di transito e di arrivo, il collegamento delle famiglie con i servizi esistenti e il sostegno all’inclusione nella società di arrivo.
L’attivazione di tali servizi consentirebbe, tra l’altro, di prevenire il contatto con la criminalità organizzata e il conseguente ingresso dei minori nel circuito penale e forse anche di comprendere le modalità attraverso le quali i minori diventano vittima di sfruttamento da parte di queste organizzazioni.
La protezione dell’infanzia migrante comunitaria
In Italia, nonostante un quadro legale considerato tra i migliori in Europa e l’esistenza di politiche pubbliche per la protezione dell’infanzia, la dispersione delle responsabilità tra i numerosi attori istituzionali coinvolti nella tutela dei minori rappresenta un elemento di ostacolo, sottolinea la ricerca. Istituzioni, autorità locali e organizzazioni varie risultano scarsamente coordinati tra loro e mancano dati e informazioni che possano orientare i servizi.

  • Il sistema di protezione dell’infanzia è modellato in base alla ripartizione dei minori per categorie di vulnerabilità (stranieri non accompagnati, vittime di tratta, di sfruttamento lavorativo, ecc). Come conseguenza, le risposte sono mirate alle specifiche vulnerabilità e assumono quasi sempre il carattere dell’emergenza.
  • I minori che non rientrano chiaramente in una di queste categorie (in particolare i minori comunitari) rischiano, quindi, di essere invisibili.
  • Un coordinamento attento e una maggiore collaborazione tra chi presta i servizi di tutela e protezione dei minori e le autorità permetterebbe di migliorare la protezione per tutti i minori migranti in Italia e favorirebbe anche l’identificazione e l’attivazione di procedure nei confronti delle reti criminali organizzate e dei trafficanti che sfruttano la vulnerabilità di questi gruppi di bambini e adolescenti.

 
LEGGI ANCHE:

 

Torino, in corso il maxi sgombero forzato di 200 rom

Da questa mattina è in corso lo sgombero forzato di 51 famiglie rom dal Settore 1 dell’insediamento informale Lungo Stura Lazio a Torino. Per l’Associazione 21 luglio – da alcuni giorni presente sul posto con un osservatore – lo sgombero forzato si configura come un’azione illegale secondo il diritto internazionale e non rispettosa degli standard e delle garanzie procedurali previste dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite.
L’azione, inoltre, si pone in aperto contrasto con quanto affermato proprio nei giorni scorsi dalla Commissione Europea contro il razzismo e l’intolleranza del Consiglio d’Europa (ECRI), che aveva sottolineato come l’Italia stia continuando a realizzare sgomberi senza offrire le necessarie garanzie alle persone interessate.
Le operazioni di sgombero sono iniziate alle ore 7 di stamane e sono condotte da polizia locale e polizia di Stato con l’ausilio della Croce Rossa. Sul posto sono presenti due ruspe meccaniche che dalle ore 9 hanno dato inizio all’abbattimento delle abitazioni. Le operazioni coinvolgeranno nelle prossime ore 199 persone di cittadinanza rumena, pari a 51 nuclei familiari. Tra di loro 5 donne in stato di gravidanza e 62 minori, di cui 16 frequentanti la scuola dell’obbligo e uno la scuola dell’infanzia.
L’insediamento informale Lungo Stura Lazio è presente da diversi anni e al suo interno si sta organizzando il progetto del Comune di Torino denominato “La Città possibile”. L’obiettivo del progetto è realizzare percorsi efficaci di integrazione e di cittadinanza per circa un migliaio di persone rom selezionate, di comune accordo con i servizi della Città di Torino e con la Questura di Torino. Tale progetto include solo i soggetti beneficiari mentre per le famiglie classificate dalle autorità come “non beneficiarie” non è previsto alcun tipo di intervento volto all’inclusione.
Nelle settimane passate, alcuni rappresentanti della Polizia Municipale avevano comunicato verbalmente, in assenza di notifica scritta, l’imminente sgombero alle famiglie residenti non beneficiarie del progetto. Lo sgombero di oggi, oltre a comportare la distruzione delle abitazioni e l’allontanamento delle persone che le abitavano, avrà come conseguenza anche la probabile interruzione scolastica per i minori frequentanti la scuola dell’obbligo.
Lo sgombero, così così come pianificato e realizzato, si pone in violazione delle garanzie procedurali che devono essere rispettate nel condurre gli sgomberi, indicate dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite. Il suddetto Comitato stabilisce, tra i vari criteri, la necessità che lo sgombero sia accompagnato da una genuina consultazione con gli interessati e dalla valutazione di possibili alternative allo sgombero e che sia offerta agli interessati la possibilità di fare ricorso legale; che lo sgombero non abbia l’esito di rendere senza tetto le persone coinvolte, né di renderle vulnerabili a ulteriori violazioni di altri diritti umani; che qualora le persone coinvolte non siano in grado di provvedere a se stesse, a queste vengano offerte alternative abitative adeguate.
Il 23 febbraio 2015 l’Associazione 21 luglio – in una lettera inviata alle autorità torinesi – aveva scritto che «in assenza delle suddette garanzie l’operazione di sgombero forzato delle famiglie rom residenti nel Settore 1 dell’insediamento di Lungo Stura Lazio, oltre a comportare di per sé una grave violazione dei diritti umani, avrebbe l’esito non di risolvere l’attuale oggettiva inadeguatezza dell’alloggio, ma di reiterarla altrove esacerbando ulteriormente la condizione di vita e rendendo ulteriormente vulnerabili le famiglie coinvolte».
Nella missiva veniva chiesto un intervento urgente «volto a ricondurre tale operazione di sgombero entro un ambito di legalità, attraverso l’apertura di un dialogo con le famiglie rom coinvolte e attraverso l’identificazione preventiva all’operazione di sgombero dell’offerta di soluzioni abitative alternative adeguate rivolta a coloro che non siano in grado di provvedere a loro stessi».
Malgrado l’appello, nella giornata odierna le autorità locali hanno optato per lo sgombero forzato che, secondo l’Associazione 21 luglio oltre a rappresentare una grave violazione dei diritti umani, costituisce un innegabile passo indietro rispetto ai contenuti espressi all’interno della Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti adottata dal governo italiano in attuazione della Comunicazione della Commissione europea n.173/2011.
 

Per l'Europa Italia ancora lontana dal realizzare l'inclusione dei rom

Roma, 25 febbraio 2015 – L’Italia è ancora in ritardo sull’attuazione della Strategia nazionale d’inclusione dei rom e dei sinti e continua a realizzare sgomberi forzati che non rispettano le procedure previste dal diritto internazionale. Lo afferma l’ECRI, la Commissione Europea contro il razzismo e l’intolleranza del Consiglio d’Europa nelle sue conclusioni sull’implementazione delle raccomandazioni al nostro Paese.
Nel suo rapporto sull’Italia pubblicato il 21 febbraio 2012, l’ECRI aveva raccomandato alle autorità italiane di rafforzare il ruolo dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni (Unar) e di assicurare a tutti i rom che rischiassero di essere sgomberati dalle proprie abitazioni la piena protezione prevista dal diritto internazionale in materia di sgomberi.
«Lo sgombero deve essere notificato alle persone interessate, le quali devono beneficiare dell’appropriata protezione legale; inoltre esse non devono essere sgomberate senza avere la possibilità di accedere a un’alternativa abitativa adeguata, anche se potrebbero restare nel Paese solo per periodi di tempo limitati», scriveva l’ECRI nel suo rapporto.
A tre anni di distanza, l’ECRI, nelle sue conclusioni sull’implementazione di tali raccomandazioni, sottolinea che gli sviluppi legislativi e politici che si sono registrati in Italia mostrano l’inizio di un cammino positivo, tuttavia, allo stato attuale, il processo di cambiamento del modo in cui le autorità italiane affrontano la questione rom è ancora lento, in particolar modo in relazione agli sgomberi.
Per quanto riguarda l’Unar, l’ECRI specifica che nessuna legislazione è stata attuata per estendere formalmente la competenza dell’Unar ai casi di discriminazione in base al colore, lingua, religione e cittadinanza. Nonostante il numero di Ong e associazioni autorizzate a rappresentare le vittime di discriminazione e di portare in tribunale i casi di discriminazione collettiva sia aumentato, l’Unar non è ancora autorizzato in prima persona ad occuparsi di procedimenti legali nei casi di discriminazione, limitandosi a interventi di “amicus curiae”, conclude l’ECRI.
Sull’attuazione della Strategia nazionale d’inclusione dei rom, l’Italia è ancora in ritardo – scrive l’ECRI – mentre, sul fronte sgomberi, la Commissione afferma che «gli sgomberi di rom e sinti sono continuati nel 2012 e nel 2013 e, più recentemente, nel luglio 2014», come dimostra il caso di uno sgombero forzato avvenuto a Roma il 9 luglio scorso e denunciato congiuntamente da Associazione 21 luglio e Amnesty International.
«Sgomberi – dice l’ECRI – spesso realizzati senza le necessarie tutele procedurali e senza la previsione di alternative abitative».
L’Associazione 21 luglio, che ha contribuito al monitoraggio dell’ECRI, condivide l’analisi dell’organo della Commissione del Consiglio d’Europa e ribadisce il forte ritardo dell’Italia nel dar seguito agli impegni presi in sede europea nel 2012 con l’adozione della Strategia Nazionale per l’Inclusione dei Rom.
L’Associazione 21 luglio esprime inoltre profonda preoccupazione per la pratica degli sgomberi forzati che continuano a registrarsi nel nostro Paese anche nel 2015. Solo nella città di Milano, per esempio, nel 2014 sono stati perpetrati più di 200 sgomberi forzati.
«A Torino – afferma l’Associazione 21 luglio – proprio in queste ore 51 famiglie rom presenti nell’insediamento informale Lungo Stura Lazio sono sotto minaccia di sgombero forzato da parte delle autorità locali. Vista l’assenza di adeguate consultazioni, di notifica scritta e in assenza di possibilità di vie di ricorso, tale sgombero si configurerebbe ancora una volta non conforme alle procedure previste dal diritto internazionale».
 

La Regione Lazio approva delibera che istituisce Tavolo per l'inclusione dei rom

La Regione Lazio ha approvato la delibera che istituisce il “Tavolo regionale per l’inclusione e l’integrazione delle popolazioni Rom, Sinti e Caminanti”, con il quale la Giunta Zingaretti si impegna a promuovere politiche e interventi, in ambito regionale, finalizzati a favorire l’inclusione sociale di tali comunità.
L’approvazione della delibera rappresenta il risultato di una forte pressione, esercitata negli ultimi mesi da organismi della società civile sulla giunta regionale. Nonostante il forte ritardo rispetto ad altre Regioni italiane, anche il Lazio, con l’istituzione del Tavolo, ha finalmente deciso di declinare sul territorio regionale i contenuti della Strategia Nazionale per l’Inclusione dei Rom e di lanciare un piano organico volto al superamento definitivo dei “campi nomadi” presenti soprattutto a Roma.
Il Tavolo, in particolare, prevede il rafforzamento dell’azione di promozione e coordinamento delle politiche regionali di inclusione sociale dei rom attraverso il più ampio coinvolgimento degli enti locali, delle istituzioni pubbliche e degli organismi del terzo settore presenti sul territorio.
L’Associazione 21 luglio accoglie con grande soddisfazione la decisione della Regione Lazio, così come vivo apprezzamento viene espresso nei confronti delle intenzioni manifestate con coraggio negli ultimi giorni dall’Assessore alle Politiche Sociali di Roma Capitale Francesca Danese di voltare definitivamente pagina rispetto alle politiche dispendiose e lesive dei diritti umani che hanno fino ad ora caratterizzato l’operato dell’Amministrazione capitolina nei confronti delle comunità rom e sinte.
La Regione Lazio e il Comune di Roma hanno così intrapreso la strada senza ritorno della chiusura dei ghetti etnici per soli rom che negli ultimi decenni hanno contraddistinto, in negativo, l’immagine della città di Roma in Europa.
«Incoraggiamo e sosteniamo l’assessore Danese – afferma il presidente dell’Associazione Carlo Stasolla – nella sua volontà di dare un forte segnale di discontinuità rispetto al passato. Un segnale quanto mai urgente e necessario che dovrà necessariamente scontrarsi con quanti, sulla realizzazione e sulla gestione dei cosiddetti “villaggi attrezzati”, hanno tratto profitto negli ultimi anni. Sarebbe opportuno, come indispensabile segnale di rottura rispetto al passato, indicare quanto prima le azioni concrete che l’Amministrazione Comunale di Roma intende d’ora in avanti attuare».

Associazione 21 luglio ETS - Largo Ferruccio Mengaroni, 29, 00133, Roma - Email: info@21luglio.org - C.F. 97598580583 - Privacy Policy - Cookie Policy