Archivio per anno: 2015

Corso per attivisti rom e sinti: si parte!

Il corso di formazione per attivisti rom e sinti sta per cominciare anche quest’anno. L’appuntamento è alla sua terza edizione ed è organizzato dall’Associazione 21 luglio, Amnesty International Sezione Italiana e dal Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC). Avrà inizio domenica 26 aprile e prevede una settimana intensiva di incontri fino al 3 maggio.
La formula continuata è una novità di quest’anno. Nelle edizioni precedenti gli incontri erano distribuiti su due o tre mesi e occupavano solo i week end, ma l’immersione intensiva sarà una buona occasione per creare affiatamento, complicità e nuove relazioni. L’obiettivo è la formazione e la sensibilizzazione di giovani rom e sinti che aspirano a diventare cittadini attivi e consapevoli, per la difesa dei diritti umani fuori e dentro la propria comunità.
Alcune informazioni per conoscere meglio i partecipanti di quest’anno: sono dieci in totale, sei ragazzi e quattro ragazze che mantengono una media di 25 anni di età. La maggior parte vive nella stessa città in cui verrà tenuto il corso, Roma, ma quattro di loro provengono anche da altre parti d’Italia: Cagliari, Firenze e un fratello e una sorella da Mazara del Vallo che saranno i primi partecipanti siciliani nella storia del corso. Hanno tutti un titolo di licenza media e due hanno conseguito il diploma superiore, soprattutto, sono pronti e motivati ad intraprendere questa nuova strada.
L’obiettivo principale del corso è quello di coinvolgerli direttamente nelle attività di sensibilizzazione e advocacy, oltre che fornire gli strumenti necessari per l’organizzazione di eventi e campagne in materia di difesa e promozione dei diritti umani. Le esperienze passate raccontano che molti dei partecipanti hanno raggiunto risultati e obiettivi soddisfacenti.

Sabrina, una delle partecipanti della prima edizione, dopo aver svolto uno stage presso l’Associazione 21 luglio, si è trasferita dalla Sardegna a Roma dove collabora tuttora alle attività educative dell’Associazione rivolte ai bambini. Da pochi giorni, inoltre, frequenta un corso per diventare chef presso l’Accademia Italiana Chef e, durante il corso di formazione che sta per iniziare, sarà lei ad occuparsi della preparazione dei pasti, mettendo così in pratica ciò che sta imparando all’Accademia Italiana Chef.
Serena, di Bologna, era stata invece tra i corsisti dell’edizione appena passata e sarà la tutor di riferimento per i ragazzi e le ragazze che parteciperanno quest’anno. Gladiola, da Cosenza, ha ottenuto una borsa per studiare all’università di Roma; Ivana, di Torino, si è occupata tra l’altro di seguire una campagna sulla memoria dello sterminio di rom e sinti nel nazifascismo. Altri, dopo aver terminato questa esperienza, hanno partecipato a progetti SVE (Servizio Volontario Europeo), hanno svolto un periodo di tirocinio presso l’Associazione o collaborano con progetti attualmente attivi, come Nedzad, di Roma, e Fiorello, della provincia di Lucca.
Tornando al presente, a pochi giorni da questo nuovo inizio, non resta che augurare ai protagonisti della nuova edizione buona fortuna e buon viaggio per questa importante opportunità.

Rapporto "Centri di raccolta s.p.a.": presentazione in Campidoglio

A un anno dalla pubblicazione del rapporto “Campi Nomadi s.p.a.”, che ha svelato il fiume incontrollato di denaro pubblico che nel 2013 ha alimentato il cosiddetto “sistema campi” nella Capitale

l’Associazione 21 luglio presenta il nuovo rapporto


Centri di raccolta s.p.a.

I centri di assistenza abitativa per soli rom. I costi a Roma nel 2014 e i percorsi per il loro superamento

6 maggio 2015 – ore 12.30
sala del Carroccio
piazza del Campidoglio, Roma


Intervengono:

Carlo Stasolla – presidente Associazione 21 luglio
Luigi Manconi – presidente Commissione Diritti Umani del Senato
Francesca Danese – Assessore alle Politiche Sociali di Roma Capitale
Riccardo Magi – consigliere Roma Capitale
Tommaso Vitale – professore associato di Sociologia, direttore Master “Governing the large metropolis”, Sciences Po, Centre d’Etudes Europennes, Parigi

Modera:

Luca Liverani – giornalista di Avvenire

INGRESSO LIBERO
Ai presenti sarà consegnata copia gratuita del rapporto

Per maggiori informazioni:
Danilo Giannese
Comunicazione e Ufficio Stampa
Associazione 21 luglio
Tel: 388 4867611 – 06 64815620
Email: stampa@21luglio.org

Rapporto "Centri di raccolta s.p.a.": presentazione in Campidoglio

A un anno dalla pubblicazione del rapporto “Campi Nomadi s.p.a.”, che ha svelato il fiume incontrollato di denaro pubblico che nel 2013 ha alimentato il cosiddetto “sistema campi” nella Capitale

l’Associazione 21 luglio presenta il nuovo rapporto


Centri di raccolta s.p.a.

I centri di assistenza abitativa per soli rom. I costi a Roma nel 2014 e i percorsi per il loro superamento

6 maggio 2015 – ore 12.30
sala del Carroccio
piazza del Campidoglio, Roma


Intervengono:

Carlo Stasolla – presidente Associazione 21 luglio
Luigi Manconi – presidente Commissione Diritti Umani del Senato
Francesca Danese – Assessore alle Politiche Sociali di Roma Capitale
Riccardo Magi – consigliere Roma Capitale
Tommaso Vitale – professore associato di Sociologia, direttore Master “Governing the large metropolis”, Sciences Po, Centre d’Etudes Europennes, Parigi

Modera:

Luca Liverani – giornalista di Avvenire

INGRESSO LIBERO
Ai presenti sarà consegnata copia gratuita del rapporto

Per maggiori informazioni:
Danilo Giannese
Comunicazione e Ufficio Stampa
Associazione 21 luglio
Tel: 388 4867611 – 06 64815620
Email: stampa@21luglio.org

La Presidente Boldrini smonta gli stereotipi sui rom

Riportiamo le parole pronunciate dalla Presidente della Camera Laura Boldrini, pubblicate sulla sua pagina Facebook ufficiale, in occasione della Giornata Internazionale dei rom e dei sinti, in seguito a un incontro alla Camera con una delegazione dell’Associazione 21 luglio e un gruppo di donne rom.

«Sgomberare i campi nomadi e scacciare intere famiglie senza dare alternative abitative significa solo rimuovere il problema, non risolverlo. Significa fare facile propaganda e non buona politica. Invece vanno cercate soluzioni. Come avvenuto ad esempio a Messina o a Settimo Torinese, dove gruppi Rom e Sinti, grazie a progetti elaborati da comuni e associazioni, hanno recuperato con il loro lavoro edifici fatiscenti e abbandonati, per poi andarvi ad abitare pagando l’affitto.

È quello che ho detto stamattina ad alcune donne Rom e ai rappresentanti della Associazione 21 luglio, che mi hanno consegnato a Montecitorio il rapporto nazionale 2014 sulle condizioni di queste comunità in Italia, in occasione della Giornata internazionale dei Rom e dei Sinti.
È un falso mito che vogliano abitare nei campi. Le donne con cui ho parlato hanno raccontato le terribili condizioni in cui sono costrette ad abitare con i loro bambini e hanno espresso il desiderio di vivere come tutti. “Spesso le nostre famiglie sono stipate in container di pochi metri quadrati e in situazioni igienico-sanitarie drammatiche”, ha detto una giovane italiana appartenente alla minoranza Rom.
Altro falso mito è che i Rom siano un’emergenza nazionale. I numeri parlano chiaro: da noi sono circa 180 mila, di cui la metà cittadini italiani e rappresentano appena lo 0,25 per cento della popolazione. Ben altra è la situazione in Spagna, dove sono 725 mila o in Francia dove sono 400 mila. Tutti dati che ci aiutano a capire quale sia la realtà che troppo spesso viene alterata dalla demagogia».
Nel corso della Giornata sono giunte anche le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il quale ha voluto rivolgere «un particolare ringraziamento all’Associazione 21 luglio e a quanti si dedicano quotidianamente a combattere le ingiustizie e le disuguaglianze di cui ancora oggi le comunità rom sono vittime». 

Giornata Internazionale dei rom e sinti: presentato il Rapporto Annuale 2014

In occasione della Giornata Internazionale dei rom e dei sinti, stamane l’Associazione 21 luglio ha presentato il “Rapporto Annuale 2014”, il primo rapporto nazionale sulla condizione dei rom e dei sinti in Italia che indaga sull’anno passato per individuare la trama che ha intessuto le politiche attuate nel nostro Paese nei confronti di tali comunità.
Il Rapporto è stato presentato anche alla Presidente della Camera Laura Boldrini la quale, per celebrare la Giornata, ha ricevuto in un incontro privato una delegazione dell’Associazione 21 luglio e un gruppo di dodici donne rom.
Oggi, in Italia, vivono circa 180 mila rom e sinti, che rappresentano lo 0,25% della popolazione presente sul territorio nazionale. Il 50% di essi ha la cittadinanza italiana e 4 rom e sinti su 5 vivono in regolari abitazioni, studiano, lavorano e conducono una esistenza come quella di ogni altro cittadino, italiano o straniero, residente nel nostro Paese. La loro quotidianità, tuttavia, resta quasi sempre sconosciuta agli occhi della pubblica opinione, mentre più visibili, nelle cronache dei giornali e dei commenti degli esponenti politici, sono le circa 40.000 persone che vivono nei cosiddetti “campi” – 1 rom su 5 sul totale dei presenti in Italia.
Se puntiamo la lente sul 2014, in relazione ai rom e ai sinti che nel nostro Paese vivono in emergenza abitativa, dal Rapporto emerge che in Italia il varo della Strategia Nazionale per l’Inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti e il cambio di direzione da essa paventato non hanno significato un sostanziale mutamento delle loro condizioni di vita. L’approccio emergenziale – che nei propositi doveva essere definitivamente abbandonato – ha rappresentato il leitmotiv di ogni azione pubblica e si è andato declinando nei dodici mesi considerati in numerose azioni di sgombero forzato (più di 230 nelle città di Roma e Milano) e nella ideazione e progettazione di nuovi “campi nomadi”.
La questione abitativa resta centrale nelle politiche che le Amministrazioni locali organizzano nei confronti dei rom e dei sinti. Malgrado i proclami e le buone intenzioni, negli ultimi tre anni sono stati costruiti nuovi insediamenti a Roma, Milano, Giugliano, Carpi e in diverse città italiane del centro-sud, da Latina a Lecce, sino a Cosenza, sono in discussione avanzata progetti relativi alla costruzione di nuovi insediamenti per finanziamenti che superano i 20 milioni di euro.
Nella maggioranza dei “campi nomadi” italiani – anche quelli organizzati e gestiti dalle autorità – sono molteplici gli elementi di criticità che, da Torino a Palermo, passando per Roma e Napoli, sono stati riscontrati e che li hanno resi luoghi di sospensione dei diritti umani.
Tali politiche hanno una ricaduta sulla qualità della vita di un minore che vive all’interno dell’insediamento segnando profondamente il suo futuro. Un “figlio del campo” avrà possibilità prossime allo zero di accedere a un percorso universitario, mentre le possibilità di frequentare le scuole superiori non supereranno l’1%. In 1 caso su 5 non inizierà mai il percorso scolastico. Soprattutto in tenera età avrà fino a 60 volte la probabilità – rispetto a un suo coetaneo non rom – di essere segnalato dal Servizio Sociale e di entrare in contatto con il sistema italiano di protezione dei minori. La sua aspettativa di vita risulterà mediamente più bassa di circa 10 anni rispetto al resto della popolazione mentre da maggiorenne avrà 7 possibilità su 10 di sentirsi discriminato a causa della propria etnia.
Nel 2014 è inoltre emerso un forte nesso tra le politiche discriminatorie e segregative e un radicato antiziganismo. Dei 443 episodi di discorsi d’odio contro i rom registrati dall’Osservatorio dell’Associazione 21 luglio, l’87% risulta riconducibile a esponenti politici. Numerosi sono stati gli episodi violenti avvenuti a Poggioreale, Latina, Vimercate, Querceta, Città di Castello, Padova e Acilia che hanno avuto per bersaglio i rom.
Il Rapporto si concentra infine sulla situazione nella Capitale, “cartina di tornasole” di ciò che accade nel Paese. Emblematico è il “gioco dell’oca” degli sgomberi romani34 nel solo 2014 – che hanno spinto le comunità rom da un punto all’altro della città senza ottenere alcun risultato se non la violazione dei diritti umani e lo sperpero del denaro pubblico.
Il 9 luglio 2014, a seguito dello sgombero forzato in via Val d’Ala, a Roma, 15 nuclei familiari sono stati trasferiti nell’ex Fiera di Roma e successivamente rimpatriati in Romania. Il “gioco dell’oca” si è concluso con il loro ritorno, dopo 9 mesi, nell’insediamento dal quale erano stati sgomberati per un costo, sostenuto dall’Amministrazione comunale, di quasi 170.000 euro.
Nel 2014 l’Assessorato alle politiche sociali guidato dall’assessore Rita Cutini si è rivelato – si legge nel Rapporto – «tra i più problematici alla luce del suo profondo immobilismo politico» in un quadro caratterizzato da «amministratori incapaci da 20 anni di conoscere ed affrontare la situazione abitativa di 8.000 rom, dirigenti inadeguati, alcuni elementi di un associazionismo interessato al guadagno».
In tale contesto caratterizzato da forti contraddizioni, una più diffusa e maturata consapevolezza tra gli amministratori sulla necessità di superare definitivamente i “campi nomadi” e una nuova sensibilità dell’opinione pubblica nel condannare con determinazione e fermezza forme di razzismo verso i rom devono rappresentare quelle gocce di speranza da cui potrà prendere finalmente avvio una nuova politica rivolta ai rom e ai sinti che vivono nel nostro Paese e lo sradicamento di quegli stereotipi e pregiudizi negativi diffusi e radicati nei loro confronti.
SCARICA IL RAPPORTO ANNUALE 2014

odg lombardia

Odg Lombardia, procedimenti disciplinari per due giornalisti

L’Ordine dei Giornalisti della Lombardia ha aperto un doppio procedimento disciplinare nei confronti dei giornalisti Serena Coppetti e Salvatore Todaro, rispettivamente del quotidiano Il Giornale e della testata on line Milano Post, in seguito agli esposti presentati dall’Associazione 21 luglio e dall’Associazione Carta di Roma riguardo a una serie di articoli contenenti congetture discriminatorie su base etnica in grado di alimentare allarme sociale e pregiudizi nei confronti di rom e sinti.
Con l’apertura del procedimento, il Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia verificherà le eventuali violazioni, da parte dei due giornalisti, della Carta dei doveri del giornalista, che vieta la discriminazione per ragioni di razza, e del Codice deontologico sul trattamento dei dati personali che impone il rispetto della persona sotto il profilo razziale all’interno delle pubblicazioni.
A Serena Coppetti, giornalista de Il Giornale, si contestano in particolare tre articoli pubblicati tra il luglio e il novembre 2012.
In due articoli dal titolo “Non bastano le case riservate. Ai rom anche un lavoro sicuro” e “Dopo le agevolazioni per la casa anche un lavoro sicuro per i rom”, l’autrice, secondo Associazione 21 luglio e Associazione Carta di Roma, si discosta dall’obbligo deontologico di attenersi alla verità accertata dei fatti, pubblicando congetture discriminatorie perché fondate su base etnica.
«Pare ancora troppo poco garantire l’accesso privilegiato alle case Aler, il permesso di costruirsi la casa da soli e l’avviso di sgombero – scrive Serena Coppetti -. Perché non dare anche la possibilità ai rom di avere una corsia di accesso agevolato al lavoro? Per esempio affidando direttamente le commesse di Amsa e Comune, o incoraggiando la raccolta di materiali di recupero come il ferro e il rame nella quale sono piuttosto esperti?»
La diffusione di questi articoli – sostengono le due associazioni promotrici dell’esposto – trasmette un’immagine criminosa di un intero gruppo di persone, ne lede la dignità e contribuisce, attraverso l’uso di termini dispregiativi e generalizzazioni, ad alimentare l’allarme sociale basato su stereotipi e pregiudizi negativi.
L’apertura del procedimento disciplinare nei confronti di Salvatore Todaro, invece, è stata stabilita per verificare eventuali violazioni contenute in 14 articoli pubblicati sulla testata on line Milano Post, di cui Todaro, tra il giugno e il novembre 2012, era il direttore responsabile. Gli articoli in questione portano tutti la firma di Antonio Marino, che non risulta però iscritto all’Ordine dei Giornalisti.
Anche in questo caso gli articoli, che riportano titoli come “Sparatoria di Pieve Emanuele, l’ombra di rom e tratta di minori”, “Il rom diventa imprenditore, ma non si capisce cosa e come imprende”, “I rom tornano a invadere Viale Corsica e Forlanini. I cittadini hanno paura”, presentano un linguaggio improprio, che non rispetta quanto stabilito dalla Carta di Roma e che può suscitare allarmi ingiustificati.
In un articolo riguardante un fatto di cronaca nera, ad esempio, l’autore, senza prova alcuna, riporta l’appartenenza etnica dell’aggressore, «sarebbe stato un rom», rincarando la dose scrivendo che «la descrizione dell’aggressore condurrebbe in maniera abbastanza inequivocabile ad una persona di etnia rom» e, successivamente, «gli inquirenti, comunque, sembrano abbastanza sicuri del fatto che l’aggressione non volesse limitarsi al solo scippo della borsa ma sia stata data soprattutto dalla volontà di rapire la bambina, crimine sul quale i rom sono tristemente specialisti».
L’articolo, secondo Associazione 21 luglio e Associazione Carta di Roma, anziché limitarsi alla cronaca dei fatti, insiste sulla presunta appartenenza etnica dell’aggressore, arrivando persino ad attribuire numerosi rapimenti di bambini a una sorta di comportamento tipico di una minoranza, contribuendo così ad aumentare il pregiudizio nei confronti di rom e sinti.
Tutti gli articoli oggetto dell’esposto, infine, sono caratterizzati, quindi, dalla deliberata associazione di un reato non al singolo colpevole, ma al gruppo di appartenenza, dalla presenza di stereotipi e pregiudizi diffamatori, da accuse aleatorie e congetture discriminatorie su base etnica.

Bambini rom e la scuola : due pesi, due misure

Lunedì 30 marzo, in una lettera inviata al quotidiano “Il Tempo” a proposito della scolarizzazione dei bambini rom a Roma, gli assessori Francesca Danese e Paolo Masini hanno affermato che «negli ultimi tre anni la percentuale di frequenza media o regolare dei bambini rom oggetto di percorsi di scolarizzazione è rimasta stabile tra il 55% e il 60%».
L’Associazione 21 luglio non contesta il dato dei due assessori. Contesta però il criterio con cui esso viene stabilito.
Secondo il decreto legislativo n. 59 del 2004, «ai fini della validità dell’anno per la valutazione degli allievi è richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell’orario annuale personalizzato» pari a una frequenza del 75% del totale dei giorni previsti dal calendario scolastico. Quindi in Italia la frequenza di un alunno può essere definita regolare se supera il 75% delle frequenze.
In realtà da diversi anni l’Ufficio Rom, Sinti e Camminanti del Dipartimento Politiche Scolastiche del Comune di Roma elabora i dati relativi alla frequenza scolastica dei minori rom utilizzando una tabella, redatta solo per i rom, che prevede quattro fasce: frequenza regolare (70%-100%), frequenza media (40%-70%), frequenza scarsa (0,1%-40%), frequenza nulla (0%).
È solo attraverso l’utilizzo di tale diverso indicatore che gli assessori Danese e Masini possono concludere che negli ultimi tre anni scolastici più del 50% dei minori rom ha frequentato in maniera media e regolare la scuola. Il dato risulta quindi falsato perché falsato è il criterio utilizzato. Falsato, per esempio, è affermare che un bambino rom che va a scuola 1 solo giorno all’anno abbia una “frequenza scarsa”. Ciò che alla fine dichiarano i due assessori è che, a fronte dei più di 3 milioni di euro spesi annualmente dal Comune di Roma, il 55-60% dei minori rom va a scuola più di 4 volte su 10. Un dato che non ci sembra particolarmente incoraggiante.
A titolo esemplificativo riportiamo i dati relativi al campo di Lombroso e resi pubblici dal consigliere municipale Andrea Montanari. A fronte dei quasi 100mila euro spesi per la scolarizzazione, riferendosi alla soglia del 75% che la legge italiana utilizza per definire regolare la frequenza scolastica, emerge che solo 2 minori rom frequenterebbero in maniera regolare. Se però adottiamo il criterio fissato dall’Ufficio Rom, Sinti e Camminanti la frequenza media o regolare raggiungerebbe per l’insediamento considerato le 18 unità.
Per l’ennesima volta i rom sono considerati, anche dalle istituzioni, cittadini diversi, per i quali applicare tabelle e criteri differenti. Con buona pace di chi è chiamato, dopo aver vinto il bando, a lavorare per l’inclusione scolastica dei minori rom.

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Best House Rom, a due mesi dall’impegno di Danese «Lo chiuderò in due mesi».

Il 26 gennaio scorso, l’Assessore alle Politiche Sociali di Roma Capitale Francesca Danese, in seguito a una visita al centro di raccolta rom “Best House Rom”, organizzata dall’Associazione 21 luglio e dalla Commissione Diritti Umani del Senato, dichiarò che avrebbe chiuso «questo mostro in due mesi».
A due mesi esatti di distanza dalle parole pronunciate pubblicamente davanti ai microfoni dei numerosi giornalisti presenti, l’Associazione 21 luglio auspica che l’Assessore tenga fede all’impegno assunto e provveda con urgenza e risposte adeguate alla chiusura di una struttura in cui, ancora oggi, 320 uomini, donne e bambini rom continuano a vivere in condizioni di vita precarie e in cui i loro diritti umani continuano a essere violati in maniera sistematica.
Il “Best House Rom”, situato in via Visso 12, nella periferia est della Capitale, è uno dei quattro centri di raccolta, riservati a soli rom, gestiti dal Comune di Roma. La struttura è stata inaugurata nel 2012 per accogliere le famiglie rom sgomberate dagli insediamenti informali, e nel dicembre 2013 è stato ampliatA per consentire l’ingresso dei 150 rom sgomberati dall’ex “villaggio attrezzato” di via della Cesarina. Il centro presenta spazi angusti e inadeguati, non ci sono finestre né punti luce per il passaggio dell’aria e della luce naturale all’interno di stanze dove vivono in media cinque persone. Il Comune di Roma ha speso nel 2014 per questa struttura quasi 3 milioni di euro.
«Nel centro di accoglienza “Best House Rom” – dichiararono in una nota alla stampa il 26 gennaio scorso il presidente della Commissione Diritti Umani Luigi Manconi e la senatrice Manuela Serra, subito dopo la visita alla struttura – è in atto una sistematica violazione dei diritti umani. Circa 300 rom, di cui più della metà minori, vivono in una condizione di segregazione abitativa e sociale. La struttura, priva di finestre e punti luce, va chiusa così come vanno superati i “campi rom” attraverso l’individuazione dei percorsi di inclusione sociale previsti dalla Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti in Italia».
L’Assessore Danese, in seguito alla visita al “Best House Rom”, alla quale prese parte anche il consigliere di Roma Capitale Riccardo Magi, non esitò a definire la struttura «un mostro».
«Questo mostro deve essere chiuso. Lo farò in due mesi, il tempo necessario per trovare una sistemazione dignitosa a queste famiglie», affermò l’Assessore.
«Un eventuale mantenimento della struttura al di là dei due mesi previsti, – ha scritto l’Associazione 21 luglio in una lettera inviata nei giorni scorsi all’Assessore Danese, alla quale non è seguita alcuna risposta – oltre ad abbassare il livello di credibilità nei confronti degli amministratori capitolini, potrebbe essere letto – agli occhi della comunità rom e dell’intera cittadinanza – come l’incapacità degli stessi, a fronte dei grandi interessi economici che si muovono attorno al sistema assistenziale che a Roma riguarda i rom, di fornire risposte».
Sul “Best House Rom”, anche il sindaco Ignazio Marino aveva assunto un impegno concreto. L’8 dicembre 2014, in risposta a uno sciopero della fame intrapreso dal consigliere comunale Riccardo Magi e dal presidente dell’Associazione 21 luglio Carlo Stasolla, Marino dichiarò: «Al più presto intendo visitare il centro per rendermi conto personalmente, come sindaco e come medico, della situazione. A voi voglio ribadire il mio impegno a trovare una soluzione alternativa per le donne, gli uomini e i bambini che oggi vivono in condizioni non dignitose. Ringrazio sinceramente per aver sollevato il caso emblematico della struttura Best House Rom e chiedo di sospendere lo sciopero della fame».
Anche a tale impegno, ad oggi, non è seguita alcuna azione concreta da parte del primo cittadino.
Foto: Roma Capitale News

Citizens Beyond Walls Festival

CBW
Il Servizio Civile Internazionale (S.C.I. – Italia) invita tutte le persone e le realtà interessate a partecipare all’evento finale del progetto internazionale Citizens Beyond Walls i prossimi sabato 28 e domenica 29 marzo, a Roma, presso le sedi del Laboratorio del Precariato Metropolitano Acrobax, via della Vasca Navale 6, il primo giorno, e de La Città dell’Utopia, via Valeriano 3F, il secondo giorno.
Una due giorni itinerante ricca di momenti culturali e di confronto per presentare e distribuire il report, discutere e condividere una riflessione sulla riappropriazione illegittima di spazi pubblici da parte di partiti e movimenti dichiaratamente fascisti e nazisti in tutta Europa. Alla tavola rotonda saranno presenti anche attivisti e ricercatori internazionali delle associazioni partner del progetto: SCI Italia, Associazione 21luglio, CVS Bulgaria, SCI Germany, VIA Netherlands, SCI Catalunya, SCI Hellas (Greece), Utilapu Hálózat Hungarye VCV Serbia. Da ottobre 2013 fino a marzo 2015 il report si è composto via via attraverso inchieste, campi di volontariato (PeaceWeek), raccolta di materiali, interviste audio – video e conferenze in ognuno dei paesi coinvolti.
Nonostante in ogni paese emergano elementi peculiari, l’indagine dimostra una tendenza in continuo aumento che incide in maniera negativa sia sulle politiche nazionali di inclusione della nuova cittadinanza, sia sulle dinamiche sociali interrelazionali.
Alcune sono le vecchie forze neofasciste che ristrutturano il proprio armamentario ideologico trasformandosi in partiti anti-immigrati, altre sono forze politiche nuove che nascono come nuova destra post-industriale definita così dalla scienza politica per rappresentare queste contraddizioni” afferma Guido Cardiron, giornalista che insieme a Davide Conti, storico, introdurranno il dibattito serale della seconda giornata del Festival.
Con l’auspicio di veder partecipare quante più organizzazioni e realtà interessate e operanti sul tema dell’antifascismo e dell’inclusione sociale per alimentare ed estendere il dibattito, ma anche tutta la cittadinanza perchè possa contribuire a divulgare la questione. “Together we can stop it!”.
Per maggiori informazioni rivolgersi a
comunicazione@sci-italia.it
Ufficio stampa SCI – Italia
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Qui di seguito il programma della due giorni di Festival:
I Giornata di sabato 28 marzo @LOA ACROBAX, via della Vasca Navale n°6, Roma
Inizio alle ore 19.00:
proiezione del documentario “CONTAINER 158” (ZALAB,2013). Storie di vita dal campo Rom più grande d’Europa
ore 20,30
CENA a cura della Biosteria dell’Utopia
ore 21,30
spettacolo “ELENA D’OXUM”, Euripide/Daianis, con la Compagnia teatrale INCONTRASTABILE dell’Ass.Libellula
ore 22,30
concerto dei WOGIAGIA (reggae, ska da Roma)
A seguire
dj set RADIO TORRE Sound System
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II Giornata di domenica 29 marzo @La Città dell’Utopia, via Valeriano 3F, Roma
Inizio alle ore 17,30:
TAVOLA ROTONDA CON LA PARTECIPAZIONE DI ATTIVISTI/E E RICERCATORI/RICI INTERNAZIONALI
da Italia, Germania, Serbia, Bulgaria, Ungheria, Catalogna, Olanda
autori/rici del report Citizens Beyond Walls (Marzo 2015)
ore 19,30:
Dibattito/assemblea con
GUIDO CALDIRON (giornalista)
DAVIDE CONTI (storico)
durante la serata:
APERICENA in e a cura della Biosteria dell’Utopia

Torino, sgombero Lungo Stura: lettera al prefetto

In seguito allo sgombero forzato di 26 famiglie rom, lo scorso febbraio, dall’insediamento informale Lungo Stura Lazio a Torino, Associazione 21 luglio, ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) e l’Ufficio Pastorale Migranti hanno scritto una lettera congiunta al Prefetto del capoluogo piemontese Paola Basilone per chiedere chiarimenti sulle violazioni di diritti umani che si sarebbero configurate ai danni delle persone rom che vivono nell’area.
Lo sgombero, avvenuto la mattina del 26 febbraio, era già stato duramente condannato dall’Associazione 21 luglio, in quanto realizzato in violazione delle garanzie procedurali previste dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite. Pochi giorni prima dello sgombero, l’Associazione 21 luglio aveva messo al corrente le autorità torinesi sul fatto che, così come pianificato, lo sgombero a Lungo Stura Lazio avrebbe comportato inevitabili violazioni dei diritti umani degli uomini, delle donne e dei bambini coinvolti.
Nei giorni scorsi, sulla vicenda, è intervenuta la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo la quale, accogliendo un ricorso di cinque famiglie, ha bloccato fino al 26 marzo il prosieguo delle operazioni di sgombero e ha ordinato al governo italiano di fornire informazioni sulle soluzioni alloggiative alternative offerte alle persone coinvolte dallo sgombero.
Nella lettera al prefetto, Associazione 21 luglio, ASGI e l’Ufficio Pastorale Migranti di Torino hanno chiesto di fatto un confronto sui presupposti legali e sulle modalità operative con le quali lo sgombero è stato realizzato e se siano state pienamente rispettate le garanzie previste dalla normativa internazionale.
Nella missiva vengono inoltre chieste delucidazioni sui criteri attraverso i quali gli abitanti dell’insediamento di Lungo Stura Lazio sono stati selezionati o esclusi dal progetto “La città possibile”, promosso dal Comune di Torino per realizzare percorsi di integrazione e cittadinanza per circa mille persone, nonché sulle forme di assistenza previste per i beneficiari e, soprattutto, se alla fine del progetto le famiglie inserite nei percorsi di accompagnamento sociale continueranno a essere seguite.
«La nostra preoccupazione – scrivono Associazione 21 luglio, ASGI e l’Ufficio Pastorale Migranti – è che allo scadere del progetto queste famiglie possano perdere il diritto all’abitazione e gli sforzi fatti dall’Amministrazione e dalle Associazioni coinvolte per garantire l’uscita dai campi vengano ancora una volta vanificati».

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