Archivio per anno: 2015

Ascanio Celestini firma l'appello "Peccato Capitale"

Ascanio Celestini ha firmato il nostro appello “Peccato Capitale”, la campagna internazionale per dire basta agli sgomberi forzati delle popolazioni rom a Roma in vista del Giubileo della Misericordia.
“A volte dimentichiamo, o ci prendiamo il lusso di dimenticare” – ha commentato Celestini – “che le nostre case sono diverse da quelle di queste persone solo perché le nostre hanno un tetto solido e delle mura, le loro no”.
“È facile demonizzare e dare la colpa agli ultimi, ma sarebbe molto meglio per tutti imparare a capire davvero le loro condizioni”, conclude.
Dire no agli sgomberi forzati significa chiedere di fermare la costante violazione dei diritti umani ai danni delle comunità rom da parte delle autorità competenti, che eseguono le operazioni di sgombero senza alcun rispetto delle garanzie procedurali prescritte dagli standard internazionali.
La campagna “Peccato Capitale” è stata lanciata lo scorso 5 ottobre e ad oggi hanno firmato più di 1700 persone, tra cui Roberto Saviano, Gad Lerner, padre Alex Zanotelli, Sabina Guzzanti, Piotta, Kento, Paul Polansky e – appunto – Ascanio Celestini.
Fino ad oggi avete fatto tanto ma abbiamo ancora bisogno del vostro aiuto per raggiungere l’obiettivo di 5000 firme. Per aderire all’appello visitate e condividete la pagina http://www.21luglio.org/peccato-capitale

Partecipa al mio sogno

Ivan è un bambino di origine rom di 8 anni che, come altri migliaia di minori rom, vive in un “campo informale” con la sua famiglia.
Il suo destino è segnato dalla nascita: Ivan e gli altri bambini rom hanno molte più probabilità rispetto ad un bambino non rom di nascere sottopeso e di sviluppare forme di malessere psicologico; di essere esclusi dall’ambiente scolastico e di essere allontanati dalla famiglia.
Per questo nasce Amarò Foro, un progetto che favorisce la crescita dei bambini come Ivan attraverso la partecipazione a tre laboratori artistici e che rappresenta non solo un percorso educativo ma un sogno, il loro sogno. L’arte alimenta sogni e desideri rappresentando un elemento fondamentale per la crescita di ogni bambino.
Grazie alla partecipazione alle attività, i bambini si interrogano criticamente sulla propria condizione di vita, prendono coscienza della propria condizione di esclusione e sviluppano la consapevolezza di essere soggetti attivi di diritti e possibili agenti di cambiamento della propria esistenza e della propria comunità.
Oltre ad Ivan saranno coinvolti 30 minori di età compresa tra i 7 e gli 11 anni in tre laboratori di musica, canto e danza.
Il tuo sostegno sarà fondamentale e per questo, se deciderai di far parte di questo cambiamento, te ne sono grato sin da ora.
Potrai rendere possibile il sogno di Ivan e quello di tanti altri bambini rom.
Per farlo, ti basterà effettuare una semplice donazione sul sito dell’Associazione 21 luglio.
Colgo l’occasione per farti i migliori e più sinceri auguri di Buone Feste!
Grazie,
firma-Carlo-Stasolla
 
Presidente Associazione 21 luglio Onlus

SO DUKHALMA. Quello che mi fa soffrire. Il disagio interiore dei giovani e delle famiglie rom residenti negli insediamenti istituzionali (dicembre 2015)

La ricerca “So Dukhalma – quello che mi fa soffrire. Il disagio interiore dei giovani e delle famiglie rom residenti negli insediamenti istituzionali” analizza le conseguenze psicologiche che la vita all’interno di contesti di esclusione sociale può avere sull’esistenza e i comportamenti dei minori e delle famiglie. L’indagine è partita da un campione di famiglie rom con una storia migratoria molto simile, che inizialmente si era insediato in un “campo informale” di Roma e che successivamente si è disgregato facendo scelte abitative differenti.
La ricerca, realizzata con il sostegno della Bernard Van Lerr Foundation, mette di fatto a confronto la situazione attuale delle famiglie che hanno accettato la sistemazione nell’insediamento formale di Castel Romano e di quelle che invece l’hanno rifiutata, vivendo oggi in una abitazione convenzionale.
L’autrice del testo è Angela Tullio Cataldo, la quale ha condotto l’intera ricerca con il supporto di Luca Facchinelli, Cristiana Ingigneri, Emiliana Iacomini e sotto la supervisione scientifica di Natale Losi, direttore della Scuola Quadriennale di Psicoterapia Etno Sistemico Narrativa di Roma.
Le fotografie del reportage sono state scattate da Stefano Sbrulli, fotoreporter e digital designer, presso il “villaggio della solidarietà” Castel Romano e presso le famiglie rom residenti in abitazioni private a Roma.
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Presentata la ricerca: "So Dukhalma – quello che mi fa soffrire"

In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani è stata presentata ieri, presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma, la nuova ricerca dell’Associazione 21 luglio: “So Dukhalma – quello che mi fa soffrire. Il disagio interiore dei giovani e delle famiglie rom residenti negli insediamenti istituzionali”.
L’indagine è partita da un campione di famiglie rom con una storia migratoria molto simile, che inizialmente si era insediato nel campo informale di Vicolo Savini – a Roma – e successivamente si è disgregato facendo scelte abitative differenti. Nel 2005, infatti, di fronte all’intimazione di sgombero della giunta Veltroni, una parte ha accettato la sistemazione nel nuovo campo di Castel Romano, un’altra parte (minoritaria) ha deciso di occupare uno stabile e abitare all’interno di una casa convenzionale.
La ricerca si è calata nella realtà del «villaggio della solidarietà» di Castel Romano, un ghetto sovraffollato nel quale vivono 1200 persone, collocato sulla Pontina (una strada provinciale a scorrimento veloce), distante dal centro di Roma oltre 30 Km e localizzato nei pressi di una riserva naturale abitata da cinghiali e serpenti. Il campo è completamente isolato sia dai centri urbanizzati dell’area circostante sia dalle zone commerciali, per cui anche fare la spesa diventa estremamente complicato per chi è privo di automobile.
All’interno di questo scenario, l’analisi ha cercato di cogliere le conseguenze psicologiche che un tale contesto di esclusione sociale può avere sulla vita e i comportamenti dei minori e delle famiglie. Ne è risultato che la maggior parte dei giovani e dei bambini, privati di spazi per giocare ed esprimere la propria personalità oltre che impossibilitati ad un confronto con la società esterna, sfogano la propria noia e l’insoddisfazione anche in forme di autolesionismo, rabbia e fame nervosa.
Dalla ricerca emerge – inoltre – come anni di politiche assistenzialistiche realizzate su base etnica abbiano azzerato la progettualità di uomini e donne rom che hanno visto generazioni intere nascere e crescere nei campi, in un contesto di segregazione, esclusione e discriminazione.
Completamente diverso il destino delle famiglie che nel 2005 hanno scelto di rifiutare la sistemazione nel campo di Castel Romano. Oggi queste persone sono orgogliose della loro autonomia e rivendicano la propria scelta. Come nel caso di Sevla Sejdic, capofamiglia rom intervenuta ieri pomeriggio per portare la sua testimonianza durante la presentazione. Dopo l’esperienza nel campo di Vicolo Savini, ha occupato uno stabile abbandonato e attualmente abita in una casa convenzionale. «Il campo ti spegne la vita» – ricorda – «oggi ho una casa come tutti e sono felice, per me e per i miei figli, di aver rifiutato il trasferimento a Castel Romano».
La ricerca è stata realizzata con il sostegno della Bernard van Leer Foundation.
L’autrice del testo è Angela Tullio Cataldo, la quale ha condotto l’intera ricerca con il supporto di Luca Facchinelli, Cristiana Ingigneri, Emiliana Iacomini e sotto la supervisione scientifica di Natale Losi, direttore della Scuola Quadriennale di Psicoterapia Etno Sistemico Narrativa di Roma.
Le fotografie del reportage sono state scattate da Stefano Sbrulli, fotoreporter e digital designer, presso il “villaggio della solidarietà” Castel Romano e presso le famiglie rom residenti in abitazioni private a Roma.
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I diritti umani non si sgomberano: flash mob al Pantheon

FLASH MOB

#PeccatoCapitale:

“I DIRITTI UMANI NON SI SGOMBERANO”

Sabato 12 dicembre alle ore 12
Piazza della Rotonda – Pantheon, Roma

In concomitanza con l’inizio del Giubileo della Misericordia, L’Associazione 21 luglio punta i riflettori sulla piaga degli sgomberi forzati a Roma ai danni di uomini, donne e bambini rom, promuovendo un flash mob dimostrativo. All’azione dimostrativa parteciperanno bambini rom che vivono in insediamenti formali e alcuni dei giovani attivisti rom e sinti che hanno partecipato alla stesura del Manifesto “Primavera Romanì”.
Questa dimostrazione rientra nelle iniziative della Campagna internazionale “Peccato Capitale”, promossa dall’Associazione per denunciare il forte aumento degli sgomberi forzati nella Capitale a partire dal 13 marzo 2015, giorno dell’annuncio dell’Anno Santo Straordinario da parte di Papa Francesco. Da quel momento le azioni di sgombero sono triplicate passando da una media di 3 ad una di 10 al mese. Gli sgomberi forzati violano i diritti umani perché non rispettano gli standard internazionali stabiliti dalla Commissione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, e rendono ancora più vulnerabili le già fragili condizioni di uomini, donne e soprattutto bambini che vivono in emergenza abitativa. In particolare, l’Associazione 21 luglio ha lanciato una petizione on-line per chiedere alle autorità competenti una moratoria sugli sgomberi forzati nel periodo giubilare.
All’appello hanno aderito fino ad oggi 26 associazioni e organizzazioni non profit, oltre che personaggi come Roberto Saviano, Sabina Guzzanti, Ascanio Celestini, Padre Alex Zanotelli, Gad Lerner, Paul Polansky e Piotta.
 

Gitanistan: proiezione gratuita e dibattito al Teatro Vascello


Segue dibattito con, tra gli altri, Khalid Chaouki, Andrea Segre, Giulia Innocenzi, Christian Raimo, Bianca Stancanelli, Saverio Tommasi

“Una storia di commercianti di cavalli, di macellai. Due cerchi che si incontrano. Due culture, quella dei contadini e quella dei rom, che interagiscono e si fondono. Nascono nuove famiglie, le famiglie rom salentine”


Domenica 20 dicembre 2015 alle ore 20 al Teatro Vascello
– via Giacinto Carini 78, Roma – l’Associazione 21 luglio presenta “Gitanistan. Lo Stato immaginario delle famiglie rom salentine”, un film-documentario di Pierluigi De Donno e Claudio “Cavallo” Giagnotti. La partecipazione all’evento, organizzato con il patrocinio del Municipio Roma XII, è gratuita.

Attraverso la storia personale di Claudio “Cavallo” Giagnotti, figlio di un italiano e di una donna rom, nonché leader della famosa band di pizzica salentina Mascarimirì, Gitanistan rappresenta un viaggio alla scoperta di famiglie rom molto particolari, un tempo allevatori di cavalli, oggi macellai e commercianti di carne equina, totalmente integrate con le comunità locali in Salento al punto che nessuno è a conoscenza della loro esistenza.
Con la visione di Gitanistan, lo spettatore scoprirà perché in questa parte della Puglia i celebri “pezzetti di cavallo” rappresentano una tradizione culinaria così radicata, quali sono le origini della suggestiva danza Pizzica Scherma e sarà portato a interrogarsi sulle possibili storie simili di integrazione, tra rom e non rom, che potrebbero nascondersi in numerose altre località italiane.
La proiezione del film-documentario (che ha una durata di 1h 10 minuti) sarà preceduta da uno spettacolo tenuto dai bambini rom che partecipano al laboratorio di arte-educazione “Amarò Foro” (La nostra città) dell’Associazione 21 luglio.
A conclusione del film sono previsti una esibizione musicale di Claudio “Cavallo” Giagnotti, che riproporrà alcuni brani dei Mascarimirì, e un dibattito al quale interverranno il deputato Khalid Chaouki, il regista Andrea Segre, i giornalisti Giulia Innocenzi (Anno Uno, La 7), Christian Raimo (Internazionale) e Bianca Stancanelli, Antonio Ciniero (docente di Sociologia delle Migrazioni e delle Culture presso l’Università del Salento), il presidente dell’Associazione 21 luglio Carlo Stasolla e i registi di Gitanistan, Pierluigi De Donno e Claudio “Cavallo” Giagnotti. Modererà il dibattito lo scrittore e blogger Saverio Tommasi.
Media partner: Repubblica Mondo Solidale, Roma Today, Radio Città Futura
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Gitanistan, distribuito da I Wonder Pictures, è una co-produzione MaxMan Coop., Freim Produzioni, Dilinò (Centro di Musiche Alternative e del Mediterraneo). 

Il film-documentario è stato realizzato grazie al contributo di Fondazione Apulia Film Commission, Cineteca di Bologna, Regione Emilia Romagna.
Per maggiori informazioni:
Danilo Giannese
Comunicazione e Ufficio stampa
Associazione 21 luglio
Tel: 388 4867611 – 06 648 15620
Email: stampa@21luglio.org


Sinossi
Oronzo Rinaldi, figlio di Giuseppe Rinaldi detto “Lu Zingaru”, è macellaio. Nato commerciante di cavalli, poi diventato macellaio per passione e per mestiere.La sua famiglia negli anni ‘70 gestiva il commercio di cavalli da macello in Puglia, comprando e vendendo circa 300 animali ogni settimana. Claudio Giagnotti detto “Cavallo”, nipote di Oronzo Rinaldi, è musicista e produttore musicale conosciuto ed apprezzato nel Salento e nel Mediterraneo. Figlio di una Rom e di un Italiano si sente al 50% rom. Gitanistan entra dentro le case delle famiglie rom del Salento scoprendo la storia di una comunità silenziosa.
 
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Mafia, chiude il Best House. A Roma per i campi rom è l'inizio della fine

L’Associazione 21 luglio esprime profonda soddisfazione per la chiusura, nella Capitale, del Best House Rom, la struttura senza finestre, da due anni oggetto di numerose denunce dell’Associazione, dove negli ultimi mesi 135 persone, di cui oltre la metà minori, vivevano in condizioni drammatiche, al di sotto degli standard minimi di tutela dei diritti umani.
«A Roma è iniziato un processo irreversibile: non soltanto dal 2012 si è impedito la costruzione di nuovi “campi rom”, ma si inizia finalmente a mettere i sigilli su questi ghetti e luoghi di discriminazione istituzionale, che rappresentano un’anomalia italiana nel contesto europeo», afferma il presidente dell’Associazione 21 luglio Carlo Stasolla.
La chiusura del Best House Rom, situato in via Visso, nella periferia est della Capitale, è stata predisposta dal Comune di Roma in seguito a una “interdittiva antimafia” nei confronti della Cooperativa Inopera, l’ente gestore della struttura che nel 2014, come documentato dal rapporto dell’Associazione 21 luglio “Centri di raccolta S.p.a.”, è costata 2,8 milioni di euro, di cui quasi 2,6 milioni affidati senza bando pubblico alla stessa Cooperativa Inopera. Alle famiglie che vivevano nella struttura è stata offerta una sistemazione alternativa da loro giudicata adeguata, come hanno potuto constatare rappresentanti dell’Associazione 21 luglio che in questi giorni hanno seguito la vicenda sul posto.
Nato nel 2012, il Best House Rom si è consolidato tra dicembre 2013 e marzo 2014 in seguito al collocamento nella struttura di 137 persone provenienti dallo smantellamento del “villaggio attrezzato” della Cesarina e di altre 64 sgomberate da alcuni insediamenti informali.
L’Associazione 21 luglio, per prima, ha denunciato le condizioni di vita drammatiche all’interno del centro. Nel report “Senza Luce”, pubblicato a marzo 2014, l’Associazione ha puntato i riflettori sulle condizioni strutturali del Best House Rom, caratterizzato da stanze anguste, prive di finestre e punti di areazione naturale; sulla sua incompatibilità con i requisiti previsti dalla normativa regionale che regola il funzionamento di strutture di accoglienza; e sugli altissimi costi della sua gestione, a fronte di stanziamenti nulli per l’inclusione sociale degli uomini, delle donne e dei bambini rom residenti.
Alle numerose denunce dell’Associazione 21 luglio sul Best House Rom, sono seguite l’apertura di un’istruttoria sul centro da parte dell’Autorità Anticorruzione, dopo un esposto presentato dall’area legale dell’Associazione lo scorso febbraio, e varie visite ispettive con rappresentanti delle istituzioni locali, nazionali e internazionali: con il consigliere di Roma Capitale Riccardo Magi, con la Commissione Diritti Umani del Senato, con il presidente del Comitato Europeo dei Diritti Sociali Luis Quimena Quesada, con una delegazione della Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza (ECRI).
La chiusura del Best House Rom va così ad aggiungersi a due importanti battaglie che hanno visto, nei mesi scorsi, l’Associazione 21 luglio in prima linea contro la costruzione di due nuovi “campi per soli rom” nella Capitale: il nuovo “villaggio attrezzato” della Cesarina, che nelle intenzioni dell’allora Assessore alle Politiche Sociali Rita Cutini avrebbe dovuto sostituire quello raso al suolo a dicembre 2013, e il nuovo “villaggio attrezzato” La Barbuta, che sarebbe dovuto essere realizzato dalla multinazionale Leroy Merlin in base a un progetto su cui, come emerso dalle intercettazioni su Mafia Capitale, aveva messo gli occhi anche il cosiddetto “ras delle cooperative” Salvatore Buzzi.
Entrambi i progetti furono bloccati in seguito al lancio di due campagne di mail bombing e mobilitazione on line (“#DiscriminareCosta” e “Leroy Merlin, un campo rom è un ghetto: non costruirlo!”) sul sito dell’Associazione 21 luglio. Lo scorso maggio, per di più, era stato il Tribunale di Roma, con una sentenza storica, in seguito a un’azione legale promossa da Associazione 21 luglio e Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, a riconoscere per la prima volta in Italia e in Europa il carattere discriminatorio dei “campi rom”, con specifico riferimento al “villaggio attrezzato” La Barbuta.
«La chiusura del Best House Rom, sebbene non sia stata accompagnata dall’individuazione di soluzioni che favoriscano l’inclusione sociale delle comunità rom, rappresenta comunque un punto di svolta cruciale per Roma: nella Capitale non si costruiscono più nuovi “campi” e si è iniziato a mettere la parola fine ai ghetti esistenti – conclude il presidente dell’Associazione 21 luglio Carlo Stasolla -. Oggi è evidentemente cominciato un percorso dal quale non sarà più possibile tornare indietro: il sistema campi va definitivamente superato e l’inclusione sociale dei rom deve far parte dell’agenda politica della nuova Amministrazione che sarà guidata a governare la città».
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Contatti:

Danilo Giannese
Comunicazione e Ufficio Stampa
Associazione 21 luglio
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Presentazione del rapporto "So Dukhalma – Quello che mi fa soffrire"

Come vivono i minori rom all’interno di un ghetto, isolati dal centro abitato e senza spazi per giocare ed esprimere la propria personalità? Quali disagi provocano la povertà, la discriminazione della società e la mancanza totale di stimoli e riconoscimenti all’interno del proprio contesto abitativo?
Sono questi gli interrogativi alla base di “So Dukhalma – Quello che mi fa soffrire, il nuovo rapporto dell’Associazione 21 luglio sul disagio interiore dei minori e delle famiglie rom residenti negli insediamenti istituzionali che verrà presentato giovedì 10 dicembre alle ore 17.30, presso l’aula V della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma (città universitaria), in Piazzale Aldo Moro, 5.
La ricerca ha sviluppato un’indagine su un campione di minori tra gli 8 e i 15 anni che vivono nel “villaggio della solidarietà” di Castel Romano, comparando dati e osservazioni con le famiglie rom che vivono in abitazioni convenzionali.
Interverranno alla presentazione del rapporto:
Carlo STASOLLA, presidente dell’Associazione 21 luglio
Natale LOSI, antropologo-medico e direttore della Scuola Quadriennale di Psicoterapia Etno Sistemico Narrativa di Roma
Angela TULLIO CATALDO, autrice della ricerca, Associazione 21 luglio
Sevla SEJDIC, capofamiglia rom. Testimonianza: come cambia la vita dal campo alla casa
Ai partecipanti sarà distribuita copia gratuita del reportage fotografico ispirato alla ricerca, “So Dukhalma – Quello che mi fa soffrire“.
L’evento è organizzato in collaborazione con il Corso di Mediazione Linguistico e Interculturale de La Sapienza.
La ricerca è stata realizzata con il sostegno della Fondazione Bernard Van Leer.
L’autrice del testo, Angela Tullio Cataldo, ha condotto la ricerca con il supporto di Luca Facchinelli, Cristiana Ingigneri, Emiliana Iacomini e sotto la supervisione scientifica di Natale Losi, direttore della Scuola Quadriennale di Psicoterapia Etno Sistemico Narrativa di Roma.
Le fotografie del reportage sono state scattate da Stefano Sbrulli, photoreporter e digital designer, presso il “villaggio della solidarietà” Castel Romano e presso le famiglie rom residenti in abitazioni private a Roma.
Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Assistente Comunicazione e Ufficio Stampa
Associazione 21 luglio
Tel. 388 4867611 – 06 64815620
email: assistente.comunicazione@21luglio.org
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Rapporto Osce: in Italia 596 crimini d'odio nel 2014

Rapporto Osce sui crimini d'odioL’Osce, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, ha pubblicato il nuovo Rapporto annuale sui crimini d’odio, realizzato grazie alla raccolta di dati provenienti dalle autorità competenti di 43 Stati oltre che da 122 associazioni non-profit. Tra queste, anche l’Associazione 21 luglio ha contribuito al monitoraggio attraverso la segnalazione di crimini a sfondo razzista contro le popolazioni rom e sinte in Italia.
Secondo la definizione dell’Osce, si verifica questo tipo di atto a condizione che costituisca reato secondo il diritto penale e ne sia accertata la motivazione dettata da “pregiudizi, noti anche come reati d’odio o preconcetto, che ledono la sicurezza degli individui, delle comunità e della società nel suo complesso”.
I dati ufficiali relativi al nostro Paese, con riferimento al 2014, riportano 596 crimini d’odio: 413 casi di razzismo e xenofobia, 153 casi di pregiudizi contro cristiani e appartenenti ad altre confessioni religiose, 27 casi di pregiudizi contro persone LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender), 3 casi di pregiudizi contro persone con disabilità e altri gruppi. Rispetto ai 472 rilevati nell’anno precedente, si osserva un sensibile aumento dovuto verosimilmente ad un rafforzamento della consapevolezza sia da parte delle vittime che denunciano, sia da parte delle autorità competenti che categorizzano il reato.
Secondo le informazioni raccolte e inviate all’Osce dalle associazioni italiane, sono 21 i casi di pregiudizi ai danni di individui appartenenti alla popolazione rom e sinta in Italia. Tra questi, il rapporto Osce distingue 5 casi di attacchi violenti, 7 casi di minacce e 9 attacchi contro la proprietà.
L’Associazione 21 luglio, in particolare, ha contribuito al rapporto Osce attraverso la segnalazione di 12 episodi di cui sono stati vittime rom e sinti.
Tra questi, uno degli episodi di più evidente matrice razzista si è verificato a Roma – località Acilia – dove alcuni giovani in sella a un motorino hanno sparato contro un insediamento abitato da quaranta persone, tra cui otto minori, urlando “maledetti zingari”.
Come si può leggere sul sito dell’Osce, l’Associazione 21 luglio ha segnalato una serie di assalti contro quattro persone rom, la minaccia di una bomba contro un centro di raccolta che ospita 400 persone e due casi in cui colpi di arma da fuoco sono stati diretti contro le abitazioni di alcune famiglie rom.
Associazione 21 luglio e Lunaria, infine, hanno contestualmente riportato il caso di un incendio doloso in un insediamento rom e due sparatorie contro le abitazioni di famiglie rom.

Infanzia in Italia: il bilancio del Gruppo CRC

Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa, diramato in occasione della Giornata internazionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza, dal Gruppo CRC, il Gruppo di lavoro per la Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza di cui anche l’Associazione è parte integrante.
Nel 2015 alcuni passi avanti importanti sono stati fatti per la tutela dell’infanzia e adolescenza in Italia e in linea con le raccomandazioni espresse dal Gruppo CRC: negli ultimi mesi, infatti, sono state approvate diverse misure legislative quali la legge di Ratifica del Terzo Protocollo Opzionale alla CRC, relativo alla «procedura di presentazione di comunicazioni» che prevede, per la prima volta, la possibilità di presentare segnalazioni o vere e proprie denunce al Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, nel caso di violazioni dei diritti; la Legge 173/2015 sul diritto alla continuità affettiva dei bambini e delle bambine in affido familiare, con cui nel superiore interesse del minore si garantisce la continuità delle positive relazioni socio-affettive consolidatesi durante l’affidamento con gli affidatari; la legge di Ratifica della Convenzione dell’Aja del 1996 sulla responsabilità genitoriale e la protezione dei minori, firmata già nel 2003. Importanti novità arrivano anche dalla legge di stabilità, ancora in corso di approvazione, in cui sono state previste risorse per il contrasto alla povertà minorile e il rifinanziamento del fondo per le adozioni internazionali. Lo scorso 28 luglio, inoltre, l’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza ha approvato la bozza del Quarto Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva, ora al vaglio della Commissione Parlamentare Infanzia e della Conferenza Regioni, e che auspichiamo venga adottato definitivamente entro fine anno e che trovi un finanziamento adeguato. Il Piano dovrebbe impegnare il Governo alla realizzazione delle azioni in esso previste per il periodo 2016-2017 secondo quattro direttrici, lotta alla povertà minorile, politiche per servizi socio-educativi per la prima infanzia e scolastici, integrazione scolastica e sociale, sostegno alla genitorialità e del sistema integrato dei servizi e accoglienza.
Segnali positivi che ci fanno ben sperare nella programmazione di un agenda politica che riporti l’attuazione dei diritti dell’infanzia tra le proprie priorità, anche se occorre tener presente che dall’analisi realizzata dal Gruppo CRC emerge la mancanza di una strategia complessiva e una visione di lungo periodo. Anche sul fronte raccolta dati sull’infanzia, si resta un passo indietro. Permane la carenza del sistema italiano di raccolta dati inerenti l’infanzia e l’adolescenza, lacuna che non permette di stimare l’incidenza di importanti fenomeni e costituisce un impedimento per la programmazione e la realizzazione di politiche ed interventi idonei e qualificati.
Negli ultimi quindici anni il Gruppo CRC, un network composto dalle principali associazioni che si occupano attivamente della tutela e promozione dei diritti dell’infanzia in Italia, ha monitorato l’attuazione della Convenzione in Italia, attraverso l’elaborazioni di rapporti di aggiornamento e l’organizzazione di incontri istituzionali di confronto con le istituzioni competenti a livello centrale e locale. Dall’ 8° Rapporto CRC emerge chiaramente che ci sono ancora tanti bambini che fin dalla nascita soffrono di carenze che ne compromettono lo sviluppo fisico, mentale scolastico, relazionale. 1 bambino su 7 nasce e cresce in condizioni di povertà assoluta, 1 su 20 assiste a violenza domestica e 1 su 100 è vittima di maltrattamenti. 1 su 20 vive in aree inquinate e a rischio di mortalità. 1 su 50 soffre di una condizione che comporterà una disabilità significativa all’età dell’ingresso nella scuola primaria, 1 su 500 vive in strutture di accoglienza. Più di 8 bambini su 10 non possono usufruire di servizi socio-educativi nei primi tre anni di vita e 1 su 10 nell’età compresa tra i 3 e i 5 anni. Da questi numeri appare chiaro che occorre realizzare politiche adeguate costruire un qualificato sistema integrato per l’infanzia e l’adolescenza, impegnando adeguati e stabili investimenti finanziari e introducendo un meccanismo permanente di monitoraggio della spesa.
“Oggi in occasione della Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza – dichiara Arianna Saulini coordinatrice del Gruppo CRC e responsabile advocacy di Save the Children – chiediamo ai presidenti di Camera e Senato di provvedere alla nomina in scadenza dell’Autorità Garante per l’infanzia e al Parlamento che s’impegni ad adottare gli altri importanti provvedimenti a favore dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in discussione. Così come raccomandato nell’8° Rapporto CRC si ribadisce la necessità di immediata approvazione al Senato della legge sulla cittadinanza che mira a favorire l’acquisizione della cittadinanza per i minorenni di origine straniera nati e cresciuti nel territorio, approvata dalla Camera lo scorso 13 ottobre, la cui adozione definitiva rappresenterebbe un importante passo avanti verso il riconoscimento dei diritti delle seconde generazioni. A questa si affianca alla Camera, la proposta per misure di protezione e accoglienza dei minori stranieri non accompagnati Il nostro auspicio è che il 20 novembre diventi non solo un momento celebrativo, ma l’occasione di un confronto mirato e un momento di riflessione e valutazione delle politiche e azioni attuate per l’infanzia e adolescenza nel nostro Paese e che si passi da un’affermata cultura dell’infanzia anche a politiche e provvedimenti lungimiranti”.
Per ulteriori informazioni:
Ufficio stampa Save the Children Italia
Tel: 06.48.07.0023/81/63
ufficiostampa@savethechildren.org 
oppure il sito dedicato: www.gruppocrc.net
Nota. La CRC e il Gruppo di lavoro per la Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza
Per verificare che i principi sanciti dall’importante documento siano effettivamente rispettati, le Nazioni Unite chiedono a ogni Stato di redigere e presentare ogni 5 anni un rapporto. Inoltre, per dare voce anche al punto di vista della società civile, le organizzazioni non governative e del terzo settore hanno la possibilità di elaborarne un proprio rapporto supplementare: il Governo italiano ha presentato l’ultimo rapporto nel 2009 mentre il Gruppo CRC ha presentato il suo 2° Rapporto Supplementare nel 2010. Nel 2011, una delegazione del Gruppo CRC ha partecipato alla pre-sessione con il Comitato ONU in cui è state esaminata l’Italia. Il prossimo appuntamento con il Comitato ONU è previsto per il 2017.
Il Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CRC) nasce nel 2000: l’anno successivo redige un rapporto sulla condizione dell’infanzia in Italia supplementare a quello che il Governo italiano aveva precedentemente presentato alle Nazioni Unite. Il Gruppo CRC ha quindi deciso di proseguire nell’opera di monitoraggio della CRC in Italia redigendo annualmente un rapporto di aggiornamento che verifica i progressi e le criticità riscontrate in ordine all’applicazione della Convenzione Onu sui Diritti del l’infanzia e dell’adolescenza nel nostro Paese. I vari rapporti di monitoraggio realizzati in questi anni sono stati propedeutici al 2° Rapporto Supplementare, articolato in 8 capitoli, tanti quanti sono i gruppi tematici in cui il Comitato Onu ha suddiviso i diritti della CRC.

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