Archivio per anno: 2015

Basta parlarsi per sgretolare i pregiudizi

Miriana è una donna estroversa e le piace stare a contatto con le persone. “Quando racconto la mia storia agli altri, vedo che i loro cuori si aprono e tutti i pregiudizi si sgretolano”.
Miriana è sposata e ha quattro figli, due maschi grandi e due gemelline di due anni. Adesso è mamma a tempo pieno ma ha tanta voglia di rimettersi in gioco e ricominciare a lavorare.
Le sue bambine sono ancora piccole ma l’anno prossimo spera di metterle all’asilo e trovare un lavoro. Purtroppo sa che non è facile perché nella sua vita ha subìto spesso discriminazioni proprio sul lavoro. Quando aveva quindici anni ha lavorato in un negozio di articoli sportivi e dopo un mese l’hanno pagata regalandole un paio di scarpe e una tuta da ginnastica. Una volta le è capitato di fare un colloquio per un impiego di commessa in profumeria, “mi sarebbe piaciuto tanto” – ricorda – ma quando le hanno chiesto dove abitava, alla risposta “Casilino 900” l’hanno congedata con un poco promettente “vedremo”.
Miriana sente addosso i pregiudizi delle persone, ma è stufa degli stereotipi che etichettano il suo popolo. “Dicono che rubiamo i bambini, ma noi abbiamo tutti famiglie numerose; perché dovremmo prendere i bambini degli altri?”. A un bambino che le chiede il motivo per cui i genitori raccontano questa storia pur essendo falsa, Miriana risponde che è un modo come un altro per far capire ai figli che è pericoloso allontanarsi senza permesso.
Un giorno le è capitato di ascoltare una madre che raccontava al proprio bambino che i rom rubano i bambini. Sentendosi ferita non è riuscita a contenere l’irritazione e si è arrabbiata per l’educazione che quella donna stava dando a suo figlio, “anche i negozianti mi hanno appoggiata e si sono preoccupati per l’offesa che avevo ricevuto”.
Oggi Miriana vive in un “campo”, ma spera di uscirne presto augurandosi – per sé e la sua famiglia – un futuro migliore.

«Sei nomade se ti sposti, ma io sono sempre stata qua»

Monica è figlia di genitori montenegrini. Lei è nata a Roma, al “Casilino 900”, oggi vive da sola nel “campo rom” di Salone ed è mamma di due figli di quattro e sei anni. Non si è mai spostata dall’Italia e soffre del pregiudizio secondo cui quella dei rom sarebbe una popolazione senza fissa dimora: «Non siamo nomadi. Io sono sempre stata qui».
Quando ha saputo che sua figlia aveva partecipato alla recita scolastica senza essere stata avvisata, Monica ha sofferto molto. È andata a scuola per chiedere spiegazioni e l’insegnante, stupita, si è scusata dicendo che non credeva le potesse interessare in quanto rom, quindi nomade. «Le ho fatto capire che io ci tengo e da quel giorno mi ha sempre avvisato» – racconta con un ampio sorriso – «lo scorso Natale ho assistito per la prima volta alla recita di mia figlia, interpretava il ruolo di asinello per il presepe vivente. È stata un’esperienza bellissima, mi sono commossa e sono stata bene insieme a tutte le altre mamme».
Secondo i dati disponibili sul tema, oggi solo il 3% della popolazione rom presente in Italia è nomade, prevalentemente per svolgere attività lavorative stagionali.
Il falso mito legato al presunto nomadismo dei rom nasce da un equivoco di fondo: storicamente, infatti, più che di una scelta di vita per molti si è trattato di diaspora, fuga dalle guerre o, appunto, esercizio di attività lavorative che richiedevano continui spostamenti. Proprio in relazione a questo presupposto nomadismo, fin dagli anni ’80 si sono applicate negli anni misure discriminatorie che hanno portato fino alla “politica dei campi rom”.
L’istituzionalizzazione dei campi ha di fatto prodotto, attraverso la ghettizzazione e la segregazione di uomini e donne in base alla propria etnia, un vero e proprio razzismo di stato. L’equivoco sul nomadismo e la presunta necessità di vivere nei “campi” o in aree attrezzate è oltretutto completamente infondato: solo un quarto della popolazione rom presente in Italia vive nei “campi”, tutti gli altri hanno una casa, emblema incontrastabile della “fissa dimora”.
«Sei nomade se ti sposti, ma io sono sempre stata qua», racconta Monica con amarezza. Nata e cresciuta nel grande “campo” informale del “Casilino”, collocato nel quartiere omonimo da cui prende il nome, dopo il passaggio delle ruspe che hanno portato allo sgombero forzato degli abitanti, Monica è stata trasferita nel campo di Salone, dove vive attualmente con i suoi figli. Nonostante sia effettivamente italiana, è apolide di fatto e non ha i documenti. Senza cittadinanza né permesso di soggiorno, oltre alle difficoltà per ottenere un lavoro o l’assistenza sanitaria, ha avuto problemi anche per la registrazione dei figli all’anagrafe.
In Montenegro, il paese che secondo la legge dovrebbe darle i documenti, non ci è mai stata e non ha nessuna intenzione di andarci. La sua vita l’ha costruita in Italia e vuole continuare a viverla qui. Non conosce la lingua montenegrina e quando le è capitato di ascoltare la musica originaria del paese dei suoi genitori, ha chiesto di farsi tradurre il testo. Vivere in un “campo” e senza documenti per lei, come per molti altri che vivono nelle sue stesse condizioni, è una privazione dell’identità oltre che una discriminazione: «sento che è come se non esistessi», confida.
Per Monica il confronto con l’esterno è molto importante, per questo l’esperienza a scuola di sua figlia è stata fondamentale. Ha conosciuto le mamme delle altre bambine, si è rapportata con loro e si è sentita parte di una comunità. È stato motivo di soddisfazione anche avere l’opportunità di mostrare, attraverso la sua esperienza, un’immagine lontana dagli stereotipi con cui i rom vengono normalmente etichettati.

Chef per i diritti umani

Sabrina è una giovane attivista rom, vive in Sardegna e sogna di diventare chef. “La mia più grande passione è la cucina. Ho studiato per diventare cuoca e cerco di combattere gli stereotipi sul mio popolo”.
Mentre controlla la cottura della pasta e mescola la salsa, Sabrina racconta la sua storia. Ha frequentato un corso per chef che l’ha arricchita di conoscenze, ha scoperto trucchi e segreti degli alimenti che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni ma di cui spesso ignoriamo i composti. “È divertente”, confida Sabrina, “ora ad esempio so come è fatto il lievito”.
La passione per la cucina ce l’ha fin da piccola e le è stata trasmessa dalla madre. Ha imparato osservandola giorno dopo giorno, guardando con l’occhio e lavorando con la mente perché la fantasia, ricorda, è un ingrediente fondamentale quando si prepara qualunque tipo di pietanza. Piano piano ha cominciato anche a mettersi alla prova e a sperimentare, poi crescendo ha deciso di farne il suo mestiere.
Al termine del corso ha praticato l’apprendistato in una struttura di Roma convenzionata con la scuola e a conclusione del suo percorso ha superato l’esame finale. Racconta tutto con molto entusiasmo e la considera un’esperienza unica, estremamente formativa sia dal punto di vista professionale sia umano.
Accanto alla passione per la cucina, per Sabrina c’è anche la dedizione all’attivismo in difesa dei diritti umani. In particolare si dedica all’abbattimento degli stereotipi e delle discriminazioni nei confronti del suo popolo. “Sono rom e sono italiana, come tutti gli altri sono stanca di sentire tutti i pregiudizi che vengono diffusi su di noi”.
Con una sua amica assistente sociale Sabrina ha collaborato con le scuole per portare la sua testimonianza, perché “la conoscenza è fondamentale per abbattere i pregiudizi e nelle scuole c’è il futuro del nostro Paese” spiega. “I bambini e i ragazzi mi facevano domande da cui si capiva che nel proprio immaginario le persone vedono i rom come un popolo completamente diverso, lontano, e invece non è così. Si stupivano anche solo per il fatto che ero vestita come tutti gli altri”.
Racconta che uscendo da questi incontri aveva sempre il sorriso stampato in viso perché sentiva di aver dato il proprio contributo lasciando un messaggio importante.

«Mi dicono “Tornatene al Paese tuo”. Ma io sono nata qui»

Brenda ha 22 anni. È nata a Roma da genitori montenegrini. È cresciuta nella Capitale e da lì non si è mai spostata. Ma non ha la cittadinanza italiana e per molto tempo non ha avuto nessun documento tra le mani.
Brenda non è la sola in questa situazione. Sono molto comuni, in Italia, i casi di persone rom senza documenti, che vivono da apolidi di fatto, in una condizione di limbo giuridico. La loro è una vita da invisibili: senza documenti non si può lavorare regolarmente, non si ha diritto all’assistenza sanitaria, non ci si può sposare, non si può votare, non si può viaggiare. Le stime parlano di 15 mila minori apolidi di fatto o a rischio apolidia nel nostro Paese.
Solo un anno fa Brenda ha ottenuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari, un permesso che solitamente si concede a persone fuggite dal loro Paese in cerca di protezione internazionale.
«Mi sento italiana al 100%, parlo l’italiano e ho sempre vissuto qui. Eppure non vengo considerata una cittadina dallo Stato e per evitare il rischio di essere espulsa ho dovuto chiedere il permesso per motivi umanitari, come avviene per coloro che scappano dalle guerre», racconta Brenda.
Con il nuovo permesso, Brenda potrà lavorare regolarmente e ha potuto chiedere per la prima volta anche il titolo di viaggio. Tuttavia, questo tipo di permesso è temporaneo e di solito può essere rinnovato non più di due, tre volte. Il permesso umanitario, inoltre, non le permette di richiedere la cittadinanza. Potrà farlo soltanto dopo tre anni di residenza legale in Italia e con dei requisiti di reddito minimo di oltre 8 mila euro.
Quella dell’invisibilità giuridica è una condizione che i giovani rom ereditano dai propri genitori. La madre e il padre di Brenda, per esempio, sono apolidi di fatto. Oltre a non avere la cittadinanza italiana, infatti, non hanno neanche quella del Montenegro perché non risultano iscritti ai registri anagrafici della città montenegrina nella quale sono nati. È come se non esistessero. Né per l’Italia, né per il Montenegro.
Per evitare il rischio dell’invisibilità, è opportuno che i genitori dei minori provvedano a regolarizzare la loro posizione e quella dei propri figli. Se ciò non dovesse essere possibile, invece, è fondamentale che i giovani rom, non appena compiuto il diciottesimo anno di età, richiedano il permesso di soggiorno e il titolo di viaggio. Successivamente, per diventare cittadini italiani dovrebbero richiedere la cittadinanza prima del compimento dei 19 anni.
Molto spesso, purtroppo, sono gli stessi genitori a non essere a conoscenza dei diritti dei loro figli e a non avere informazioni corrette su questi temi. Non sono rari, ad esempio, i casi di genitori che non iscrivono i propri bambini ai registri di nascita e cittadinanza nei Paesi d’origine credendo, erroneamente, che in questo modo potranno vedersi facilmente riconosciuto lo status di apolide.
Anche Brenda, pur essendo nata e cresciuta a Roma, si è trovata in questa condizione.
«Così è come se non fossi un’italiana vera. Come se non fossi cittadina di nessun Paese. Anche se i miei genitori vengono dal Montenegro, io là non ci ho mai messo piede in vita mia. Non conosco neanche la lingua e se mi capita di ascoltare una canzone montenegrina, devo chiedere agli altri il significato delle parole», spiega Brenda.
«Una volta in un parco un signore mi ha detto: ‘Se io fossi il Presidente della Repubblica manderei subito tutti i rom al loro Paese’. Gli ho detto: ‘Io sono nata e cresciuta in Italia, dove dovrei andare?’ Lui si è messo a ridere e poi abbiamo iniziato a chiacchierare amichevolmente», racconta con un sorriso amaro, che però basta a illuminarle il volto.

Anche l'Italia rischia la procedura di infrazione UE

Gli sgomberi forzati delle comunità rom in Italia, Francia, Ungheria e Bulgaria sono un tema che necessita di urgente attenzione da parte delle istituzioni europee. Nei confronti degli Stati membri che continueranno ad attuare politiche che violano i diritti umani, la Commissione Europea potrebbe reagire con l’avvio di nuove procedure di infrazione, come già avvenuto relativamente alle politiche discriminatorie in materia di istruzione .
È quanto emerso quest’oggi in occasione di un’audizione al Parlamento europeo sulla questione delle violazioni del diritto all’alloggio nei confronti dei rom – nel corso della quale è stata ascoltata anche l’Associazione 21 luglio – promossa dai parlamentari europei Soraya Post, Péter Niedermüller, Damian Dräghici, Sirpa Pietikäinen, Fredrick Federley, Barbara Spinelli, Terry Reintke, Benedek Jávor e dal direttore dell’Open Society European Policy Institute Neil Campbell.
Nel corso dell’audizione sono intervenute diverse organizzazioni internazionali e della società civile che hanno documentato la realtà degli sgomberi forzati in Francia, Ungheria e Bulgaria.
Riguardo al caso italiano, la delegazione dell’Associazione 21 luglio ha portato all’attenzione delle istituzioni europee le sistematiche violazioni dei diritti umani, perpetrate attraverso la pratica degli sgomberi forzati, che continuano a occorrere a Milano, Roma e Cosenza.
«In seguito agli sgomberi forzati – che non rispettano i diritti umani degli uomini, delle donne e dei bambini coinvolti – le persone vengono rese ancora più vulnerabili ed esposte a ulteriori violazioni dei loro diritti», ha affermato l’Associazione 21 luglio, che lo scorso 5 ottobre ha lanciato la campagna internazionale #PeccatoCapitale per chiedere una moratoria sugli sgomberi forzati a Roma nel periodo del Giubileo della Misericordia.
In seguito all’annuncio del Giubileo da parte di Papa Francesco – ha documentato l’Associazione 21 luglio – gli sgomberi forzati dei rom nella Capitale sono triplicati.
«Quello del diritto all’alloggio è un tema di assoluta priorità relativamente alla situazione dei rom in Europa, così come quello del diritto all’istruzione», ha detto Andreas Stein, capo unità della Direzione Generale della Commissione Europea per la Giustizia.
«Con il ricorso alla procedura di infrazione nei confronti di alcuni Stati membri relativamente alle politiche dell’istruzione nei confronti dei rom (vedi Slovacchia e Repubblica Ceca), la Commissione Europea – ha concluso Stein – ha già dimostrato la sua disponibilità a ricorrere anche in futuro a questo strumento.
Per un approfondimento sulla situazione degli sgomberi forzati in Francia, Ungheria e Bulgaria clicca qui

#PeccatoCapitale: sgomberi triplicati dopo l'annuncio del Giubileo

Dal 13 marzo 2015, giorno in cui Papa Francesco ha annunciato il Giubileo Straordinario della Misericordia, gli sgomberi forzati ai danni delle comunità rom a Roma – che violano il diritto internazionale e i diritti umani delle famiglie coinvolte – sono più che triplicati.
È l’allarme lanciato dall’Associazione 21 luglio che questa mattina, in concomitanza con la Giornata Mondiale del Diritto all’Alloggio, ha presentato un appello internazionale dal titolo #PeccatoCapitale per chiedere al Comune di Roma una moratoria sugli sgomberi forzati durante il Giubileo. Sono intervenuti alla conferenza stampa anche Monsignor Paolo Lojudice, vescovo ausiliare della diocesi di Roma sud e il missionario comboniano Padre Alex Zanotelli.
Subito dopo la proclamazione dell’Anno Santo Straordinario da parte di Papa Bergoglio, le autorità capitoline hanno realizzato 64 sgomberi forzati, passando da una media di 2,8 operazioni al mese (dal 1 gennaio al 13 marzo 2015) a una media mensile di 9,9 dal 13 marzo al 30 settembre 2015. Nello stesso periodo dell’anno precedente, la media mensile si attestava su poco più di 3 operazioni di sgombero.
Secondo i dati diffusi oggi dall’Associazione 21 luglio (scarica qui il rapporto completo), nell’anno in corso sono stati già 71 gli sgomberi forzati nella Capitale ai danni delle comunità rom, che hanno riguardato circa 1.100 persone e sono costati al Comune una cifra stimata di 1.342.850 euro. In tutto il 2014, invece, l’Amministrazione guidata dal sindaco Marino si era limitata a 34 operazioni di sgombero in totale.
L’Associazione 21 luglio teme fortemente il ripetersi di situazioni in cui, nella Capitale, all’organizzazione di grandi eventi corrisponde un aumento significativo delle azioni di sgombero. Gli sgomberi forzati realizzati in occasione del Giubileo del 2000, ad esempio, portarono alcuni a parlare di “Giubileo nero degli zingari”.
«Siamo molto preoccupati dalla netta impennata di sgomberi forzati a cui, ogni giorno, stiamo assistendo dall’annuncio del Giubileo – afferma il presidente dell’Associazione 21 luglio Carlo Stasolla – Gli sgomberi forzati che si realizzano nella Capitale sono illegali, perché non rispettano le garanzie procedurali previste dal diritto internazionale, e rappresentano una evidente violazione dei diritti umani di uomini, donne e soprattutto bambini. In più – continua Stasolla – rappresentano un inefficace sperpero di risorse pubbliche, si limitano a spostare le persone da una parte all’altra della città, senza risolvere il problema dell’inadeguatezza dell’alloggio e rendendole ancora più vulnerabili, e denotano più che mai il perpetuarsi di un approccio emergenziale da parte dell’Amministrazione, in luogo di una lungimirante visione di stampo sociale».
Di fronte all’assenza di risposte al riguardo da parte dell’Amministrazione, l’Associazione 21 luglio ha lanciato oggi la petizione internazionale #PeccatoCapitale per sensibilizzare sulla questione l’opinione pubblica italiana, nonché i visitatori e i pellegrini che giungeranno in questi mesi nella Capitale.
Attraverso pochi clic su una pagina web dedicata, tradotta anche in lingua inglese, gli utenti potranno firmare l’appello e chiedere al sindaco Marino, al prefetto Gabrielli e all’Assessore alle Politiche Sociali Danese una moratoria sugli sgomberi forzati durante il Giubileo e l’attivazione urgente di un tavolo di concertazione per individuare soluzioni alternative agli sgomberi e rispettose dei diritti umani.
«Che il Giubileo sia un’occasione e una provocazione per l’Amministrazione di Roma Capitale per cambiare il proprio atteggiamento e le proprie politiche nei confronti delle comunità più svantaggiate, in questo caso i rom», ha commentato Monsignor Paolo LoJudice.
«E’ inammissibile che in prossimità e durante il Giubileo vi siano gli sgomberi forzati dei rom. Non possiamo permettere che lo spirito del Giubileo della Misericordia, voluto da Papa Francesco, sia associato a violazioni dei diritti umani – ha detto Padre Alex Zanotelli – Dobbiamo far arrivare questo appello al sindaco Marino perché gli sgomberi forzati siano urgentemente fermati e perché le comunità rom non siano più considerate e trattate come la “feccia della società”».
SCARICA IL RAPPORTO COMPLETO SUGLI SGOMBERI FORZATI

 
L’appello ha già ricevuto l’adesione di numerose organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti umani:
Popica Onlus, Antigone, Cild (Coalizione italiana libertà e diritti civili), ATD Quarto Mondo, Associazione Chico Mendes, Scosse, Lunaria, OsservAzione, PRIME Italia, Associazione Radicali Roma, Chi rom e…chi no, Compare, Unione Inquilini, ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione), Associazione Sucar Drom, Associazione Sarda contro l’Emarginazione, FCEI (Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia), Cooperativa Animazione Valdocco, Romanipé Palermo, ABCittà società cooperativa sociale ONLUS, Zalab.

Forced evictions of Roma: hearing at Eu Parliament

rom Parlamento UE
On October 14th, in Brussels, an Associazione 21 luglio’s delegation will intervene in a hearing at the European Parliament to highlight the situation of forced evictions of Roma in Italy and the consequent violations of human rights.
Only one week ago, Associazione 21 luglio launched the international campaign #CapitalSin to ask a moratorium on forced evictions of Roma during the Jubilee of Mercy in the Italian Capital.
About the hearing:
The Open Society European Policy Institute (OSEPI), Amnesty International, the European Roma Grassroots Organisations (ERGO), the European Network Against Racism (ENAR) and the European Roma Rights Centre (ERRC) are delighted to invite you to a hearing on “Fighting racial discrimination in housing: forced evictions against Roma” hosted by Members of the European Parliament Soraya Post (S&D), Péter Niedermüller (S&D), Damian Draghici (S&D), Cornelia Ernst (GUE/NGL) and Benedek Jávor (Verts/ALE).
When: 14 October 2015, 13.00-15.00 (a light lunch will be served at 12.30)
Where: European Parliament / Room 4Q2
Topics of Discussion:
The hearing will take stock of systematic forced evictions of Roma in Bulgaria, Hungary, Italy and France, and explore
– What are the competences of the European Commission to intervene on forced evictions and what has it done so far to address this issue?
– How National Roma Integration Strategies improve Roma’s access to housing?
– How EU funds can be used to prevent evictions?
– How international Human Rights standards are applied?
Hosts:
Soraya POST, Member of the European Parliament, S&D
Péter NIEDERMÜLLER, Member of the European Parliament, S&D
Damian DRAGHICI, Member of the European Parliament, S&D
Cornelia ERNST, Member of the European Parliament, GUE/NGL
Benedek JÁVOR, Member of the European Parliament, Verts/ALE
Neil CAMPBELL (Chair), Acting Director, Open Society European Policy Institute, Brussels
Agenda:
Stocktaking of ongoing forced evictions in EU countries
Daniela MIHAILOVA, Equal Opportunities Association – Bulgaria
Enrico GUIDA, Associazione 21 Luglio
Marton UDVARI, Legal Defence Bureau for National and Ethnic Minorities
Pierre CHOPINAUD, Voix de Rroms, France
Existing remedies and solutions at EU and national level addressing forced evictions
Member States representatives from Bulgaria, Italy, Hungary and France (tbc)
Andréas STEIN, DG JUST Head of Unit for Equal Treatment Legislation
Stefan OLSSON, DG EMPL Director Europe 2020: Social Policies (tbc)
Nicola De MICHELIS, DG REGIO Director, Inclusive Growth, Urban and Territorial Development and Northern Europe (tbc)

Sgomberi forzati dei rom: audizione al parlamento Ue

Il 14 ottobre, a Bruxelles, una delegazione dell’Associazione 21 luglio sarà ascoltata in audizione al Parlamento Europeo per fare luce sulla questione degli sgomberi forzati delle comunità rom in Italia e delle violazioni dei diritti umani che tali azioni comportano.
L’audizione – ospitata dai parlamentari europei Soraya Post, Péter Niedermüller, Damian Dräghici, Sirpa Pietikäinen, Fredrick Federley, Barbara Spinelli, Terry Reintke, Benedek Jávor e dal direttore dell’Open Society European Policy Institute Neil Campbell – avrà come obiettivo generale quello di affrontare le discriminazioni razziali nei confronti dei rom in Europa con uno specifico focus sul diritto all’alloggio.
Oltre al caso dell’Italia, nel corso dell’audizione sarà esaminata la situazione degli sgomberi forzati in Bulgaria, Francia e Ungheria, grazie all’intervento di organizzazioni internazionali e della società civile che hanno documentato le violazioni dei diritti umani ai danni delle comunità rom coinvolte.
I casi di questi quattro Paesi serviranno a mettere in evidenza il fenomeno degli sgomberi forzati in Europa e a discutere su come utilizzare la Direttiva UE sull’Uguaglianza Razziale, la Raccomandazione del Consiglio d’Europa sulle efficaci misure di inclusione dei rom e sulle Strategie Nazionali di Inclusione dei Rom, così come gli altri standard internazionali sui diritti umani per affrontare la discriminazione dei rom nell’accesso al diritto all’alloggio, in particolare quando questa sfocia nella nella pratica degli sgomberi forzati.
L’audizione di domani – si legge nella nota diffusa dagli organizzatori – rappresenta un’occasione per le organizzazioni della società civile, per gli Stati Membri e per la Commissione Europea per individuare modi per prevenire gli sgomberi forzati attraverso i fondi europei e assicurare il rispetto dei diritti umani.
Se la situazione italiana risulta particolarmente grave soprattutto per la sistematica realizzazione di sgomberi forzati nelle città di Milano, Cosenza e Roma – dove l’Associazione 21 luglio ha documentato un’impennata degli sgomberi forzati con l’annuncio del Giubileo, in seguito alla quale l’Associazione ha lanciato la campagna internazionale #PeccatoCapitale – non appaiono migliori i contesti degli altri Paesi europei sui quali si concentrerà l’audizione.
In Bulgaria, malgrado i richiami della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, del Parlamento Europeo e dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, il governo bulgaro sta continuando a demolire le abitazioni di famiglie rom in diverse cittdine del Paese. Tra maggio e settembre di quest’anno, 124 abitazioni di rom sono state distrutte a Garmen, 14 a Orlandovzi e 46 a Varna, rendendo così senza tetto centinaia di persone, tra cui molti minori e madri sole.
In Francia, nella prima metà del 2015, sono stati quasi 4 mila gli uomini, le donne e i bambini rom vittime di sgomberi forzati. Una situazione che ha provocato la preoccupazione dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani Zeid Ra’ad Al Hussein che ha parlato di «sistematica politica nazionale per sgomberare forzatamente i rom».
In Ungheria, infine, a circa 450 rom residenti nell’area di Miskolc è stato intimato di abbandonare le proprie abitazioni in base all’emendamento a un decreto del governo locale che dava potere al Comune di mettere fino ai contratti di affitto in caso di persone che vivono sotto gli standard previsti per gli alloggi sociali. Queste misure, che obbligavano le persone a lasciare le loro abitazioni in cambio di una compensazione economica, sono state giudicate non a norma di legge dalla Corte Suprema lo scorso luglio.

Premio Ricerca: in corso la valutazione delle tesi

La Commissione esaminatrice del “Premio Ricerca Associazione 21 luglio Onlus” comunica di aver ultimato la fase di raccolta delle tesi di dottorato sul tema dei diritti umani e delle condizioni di vita delle comunità rom e sinte in Italia e di aver iniziato il processo di selezione e valutazione dei lavori inviati dai partecipanti.
Nelle prossime settimane la Commissione comunicherà l’esito del concorso, contattando direttamente i partecipanti.
Come già stabilito dal bando di concorso, il primo classificato riceverà la somma di 300 euro e la pubblicazione della tesi in 150 copie, con relativa presentazione del lavoro nell’ambito di un evento pubblico organizzato dall’Associazione 21 luglio.
Obiettivo del Premio indetto dall’Associazione 21 luglio è quello di acquisire e diffondere informazioni e strumenti utili a sostenere e promuovere strategie di inclusione rivolte alle comunità rom e sinte nel nostro Paese.
Il bando prevede che le tesi di dottorato, discusse negli anni accademici 2012-2013, 2013-2014 e 2014-2015, offrano contributi originali alla conoscenza delle condizioni di vita delle comunità rom e sinte in Italia con un approfondimento dei temi riguardanti i diritti umani e le best practices realizzate in ambito educativo, abitativo, lavorativo o sanitario dalle Amministrazioni locali, regionali e nazionali. Le tesi devono inoltre costituire documentazione utile per promuovere azioni di advocacy e campagne volte all’inclusione delle comunità rom e sinte in Italia.
Per maggiori informazioni leggi il bando completo
 
Foto: CSR
 

Saviano, Lerner e Zanotelli firmano l'appello contro gli sgomberi forzati

SavianoDal lancio di Peccato Capitale il 5 ottobre, abbiamo già raccolto 1000 firme. La campagna internazionale per chiedere di fermare gli sgomberi forzati ai danni delle comunità rom durante il periodo giubilare nella Capitale ha raccolto le adesioni di testimonial importanti tra cui spiccano Roberto Saviano, Gad LernerPadre Alex Zanotelli, intervenuto anche alla conferenza stampa per il lancio dell’appello.
In questi primi giorni di lancio sono state raccolte tante firme ma è necessario continuare a infondere impegno perché “più firme verranno raccolte, più credibilità avranno le delegazioni che presenteranno la petizione al papa e al sindaco di Roma”, ha spiegato Padre Zanotelli. Il Giubileo dovrebbe essere un periodo di riflessione spirituale, un’occasione per mettere al centro gli esclusi, i più disprezzati “i rom sono sempre stati considerati gli ultimi della società, è ora di dire basta alle demolizioni” conclude Padre Alex.

 
Nascondere agli occhi dei turisti le persone che vivono in difficoltà non rappresenta in alcun modo una soluzione adeguata. “Ci sono persone a Roma che le istituzioni vorrebbero far sparire come la polvere”, ha scritto Roberto Saviano sul suo blog dopo aver firmato il nostro appello, “sono le famiglie rom e sinti che vivono ai margini della capitale, in baracche fatiscenti. Eppure quelle baracche sono casa. L’unica per i loro figli.”, prosegue.
Gli sgomberi forzati, oltre a violare i diritti umani perché non seguono le procedure degli standard internazionali, distruggendo i pur fatiscenti alloggi rendono ancora più precarie le condizioni di persone, soprattutto i minori, che già vivono in difficoltà abitativa e non solo.
Per aderire vai alla pagina http://www.21luglio.org/peccato-capitale 

* Foto di Roberto Saviano: Ph. © Serena Serrani via http://www.robertosaviano.com/
* Foto di Gad Lerner: via www.wikipedia.org

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