Archivio per anno: 2017

matrimoni precoci

Early marriages: the rate reaches 77% in the Capital's slums

From Associazione 21 luglio’s latest research about early marriages, shocking data on the phenomenon: the rate reaches 77% in the Capital’s slums exceeding the negative world record of Niger. «It is essential to overcome slums in order to guarantee children rights».

ROME, 24 NOVEMBER 2017. In the world every year 15 million girls marry before reaching 18 years. In Italy studies and estimations about the phenomenon do not exist and early marriages are usually judged from a cultural point of view and attributed only to Roma communities or families of recent migration.
To quantify the phenomenon and understand the nature of these unions, Associazione 21 luglio realised the report “I am not old enough. Early marriage in Rome’s slums”, that will be presented today at 3 p.m. at the National Office against Racial Discrimination (UNAR) at the eve of the International Day against Women’s Violence.
The research was conducted in the extreme outskirts of Rome in 8 different housing locations (7 settlements and one occupied building), hosting more than 3.000 people, and considering the data of marriages contracted in the last two years (2014-2016). From the data collected, a shocking result emerged: on a total of 71 marriages, the rate of early unions is 77%, a number that exceeds the negative world record of Niger (76%) and by far the highest rates in Europe that are held by Georgia (17%) and Turkey (14%).
Out of a total of 142 individuals who married, nearly 72% married between 16 and 17 years old. 28% of those who married when they were still minors did so between the ages of 12 and 15. Gender influences highly the precocity in marriage: one girl out of 2 marries between 16 and 17 years old, one out of 5 between 13 and 15 years old.
The research stresses how the dynamics arisen during the interviews and the focus groups cross communities belonging to contexts far away from Rome’s slums and nevertheless affected by the phenomenon. The cross-over of early marriages witnesses that the socio-economic conditions of families have a strong influence on the issue, more than the cultural specificity of each group.  It is not by chance that early marriages register a double rate in rural areas than in urban ones and that a girl that attended only elementary school is double exposed to early marriage than a peer with higher education.
It is necessary to specify better about the link between early marriage and education: in the case of forced or combined marriages, the interruption of schooling paths is one of the most detrimental consequences of early marriage. When the marriage is chosen by the bride and groom (situation that corresponds to the 49% of the cases analysed in the research), instead, it is true the contrary: it is the failure of the schooling experience that contributes to steer the youth towards early marriage.
In a context of socio-economic deprivation such as Rome’s slums, characterised by the lack of external incentives and a very high unemployment rate, especially feminine, marriage is an opportunity to invest time, energies and capacities. The socio-economic disadvantage and the community’s conditioning, in a place where there is no space and too many people, become binding inside slums and foster that kind of practice.
«In order to guarantee children rights and promote a healthy childhood development, it is necessary a radical change in our country – Associazione 21 luglio declared – beginning with the need of combating urban and educational poverty through the overcoming of the slums located in the outskirts of the biggest Italian cities, places of segregation and socio-economic deprivation that hinder the enjoyment of children rights and of fundamental human rights».

Matrimoni precoci: nelle baraccopoli romane superano il record del Niger

Dalla ricerca di Associazione 21 luglio sui matrimoni precoci, un dato shock sul fenomeno: il tasso raggiunge il 77% nelle baraccopoli romane superando il record mondiale del Niger. «Indispensabile superare le baraccopoli per garantire i diritti dell’infanzia».

ROMA, 24 NOVEMBRE 2017
. Ogni anno nel mondo 15 milioni di ragazze si sposano prima di aver compiuto la maggiore età. In Italia non esistono studi e statistiche sul fenomeno che, considerato residuale, viene generalmente letto attraverso una lente culturalista e attribuito solo a comunità rom o famiglie di recente immigrazione.
Per quantificare il fenomeno e comprendere la natura di queste unioni, Associazione 21 luglio ha curato il report “Non ho l’età. I matrimoni precoci nelle baraccopoli della città di Roma”, che verrà presentato oggi a partire dalle 15 presso L’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) alla vigilia della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.
La ricerca è stata condotta nell’estrema periferia della città di Roma presso 8 differenti realtà abitative (sette baraccopoli e un’occupazione) abitate da più di 3000 persone e prendendo in considerazione i matrimoni avvenuti negli ultimi due anni (2014-2016). Dai dati raccolti è emerso un risultato shock: sul totale dei 71 matrimoni riscontrati nel periodo di riferimento, il tasso di unioni precoci osservato presso gli insediamenti analizzati è del 77%, numero che supera il record mondiale detenuto dal Niger (pari al 76%) e di gran lunga il tasso più alto detenuto in Europa come quello della Georgia (17%) e della Turchia (14%). Tra coloro che si sono sposati ancora minorenni nel 72% dei casi i nubendi avevano un’età compresa tra i 16 e i 17 anni, mentre nel 28% dei casi i contraenti avevano tra i 12 e i 15 anni. Il genere incide in maniera determinante sulla precocità del matrimonio: una ragazza su due si sposa tra i 16 e i 17 anni, una su cinque ha tra i 13 e i 15 anni.
La ricerca sottolinea come le dinamiche emerse durante le interviste e i focus group, siano trasversali a diversi gruppi e comunità appartenenti a contesti molto distanti dalle baraccopoli romane e tuttavia interessati dal fenomeno. La trasversalità della diffusione dei matrimoni precoci è testimonianza e prova di come la questione dipenda dalle condizioni socio-economiche in cui versano le famiglie piuttosto che dalle specificità culturali dei singoli gruppi.
Non è un caso che le unioni tra minori registrino un tasso doppio nelle aree rurali rispetto alle aree urbane e che una ragazza in possesso di un’istruzione scolastica elementare sia doppiamente esposta al matrimonio precoce rispetto ad una coetanea con istruzione superiore. Sulla connessione con l’istruzione scolastica è necessaria una specifica: se nel caso dei matrimoni forzati e combinati, l’interruzione del percorso scolastico è indicata come una delle conseguenze più dannose del matrimonio in giovane età; quando l’unione è voluta e scelta in prima persona dagli sposi (circostanza che nella ricerca corrisponde al 49% dei casi sul campione analizzato) è vero il contrario: è il fallimento dell’esperienza scolastica che contribuisce ad orientare verso la scelta del matrimonio precoce.
In un contesto di deprivazione socio-economica come quello delle baraccopoli romane caratterizzato da una forte assenza di stimoli esterni e da un altissimo tasso di disoccupazione, soprattutto femminile, il matrimonio rappresenta un’opportunità per investire tempo, energie e capacità. Lo svantaggio socio-economico e il condizionamento della collettività di uno spazio generalmente ristretto e densamente abitato, diventano vincolanti nel contesto delle baraccopoli e favoriscono il perpetrarsi di questa pratica.
«Per garantire i diritti dell’infanzia e promuovere un sano sviluppo delle bambine e dei bambini, è necessario un cambio di rotta radicale nel nostro Paese – ha commentato Associazione 21 luglio –  a cominciare dall’urgenza di contrastare la povertà urbana ed educativa iniziando con il superamento delle baraccopoli presenti nelle periferie delle principali metropoli italiane, luoghi di segregazione e deprivazione economico-sociale che impediscono il godimento dei diritti dell’infanzia e dei più basilari diritti umani».

Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Ufficio stampa e comunicazione
Associazione 21 luglio
Tel. 06.64815620 – 388.4867611
Email: stampa@21luglio.org
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Giornata Internazionale dell'infanzia

World children's Day 2017: in Italy 15.000 Roma minors are still living in slums

World Children’s Day. Associazione 21 luglio and REYN Italy: «15 thousand Roma minors living in Italian slums are deprived of rights. To reach real inclusion, it is necessary to combat ethnicisation in the policies».
In occasion of the World Children’s Day, Associazione 21 luglio and REYN Italy – active in the promotion of the rights and wellbeing of children – denounce the dramatic condition of the 15 thousand Roma minors living in formal and informal slums in the country. In Rome, it is estimated that 4.100 minors live in housing emergency and in poverty: 1.350 between 0 and 6 years of age, 2.750 between 7 and 18 years. The life of all these minors is signed by social exclusion, few access to health services and stigma. For these children life expectancy is 10 years below the average, in 1 case out of 5 they will not enter schooling paths and they will have almost 0 possibilities to go to university.
Housing conditions are the first obstacle encountered by Roma minors that affects their right to education. The majority of the slums are located far away from basic services, in extreme peripheries and in filthy and polluted areas. Lack of income, discrimination, social exclusion, cultural deprivation and inadequacy of the housing space are all factors that impact enormously on the physical and psychological wellbeing of the minors and cause the so-called “ghetto pathologies”: malnutrition, scabies, tuberculosis, anxiety and depression.
Forced evictions of informal settlements constitute traumatic events for children that live in slums, rendering families’ living conditions even more uncertain. They have also serious consequences on the right to education of children that suffer them. In Naples, in Gianturco neighbourhood, a forced eviction that involved 1.300 Roma in housing emergency (half of them were minors), caused a real diaspora just at the eve of the international Roma day on 8 April 2017.
In the Capital, since November 2016 there was an increase of 133% in the number of forced evictions.
«Recurrent ethnic policies have fuelled a circle of poverty and social exclusion, trapping disadvantaged families and becoming obstacles to the access to fundamental rights, such as housing and education – declared Carlo Stasolla, President of Associazione 21 luglio. REYN Italy is at work to promote a change in Italy aimed at fostering inclusive policies starting from early childhood characterised by quality and high professionalism».

Giornata Internazionale dell'infanzia

Giornata Internazionale dell'infanzia, sono circa 15 mila i minori rom nelle baraccopoli

Si celebra oggi la Giornata per i diritti dell’Infanzia. Associazione 21 luglio e la rete REYN Italia: «I circa 15 mila minori rom che risiedono nelle baraccopoli italiane vivono un’esistenza di diritti negati. È necessario de-etnicizzare le politiche per una reale inclusione».

Roma, 20 novembre 2017. Come ogni anno si celebra anche in questo 2017 la Giornata Internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza per ricordare la ratifica della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia avvenuta a New York nel 1989.
In questa occasione Associazione 21 luglio e la rete REYN Italia (Romani Early Years Network) – impegnate nella promozione dei diritti e del benessere delle bambine e dei bambini – denunciano la condizione drammatica in cui versano i circa 15 mila minori rom residenti nelle baraccopoli formali e informali del nostro Paese. Nella Capitale si stima una presenza di circa 4100 minori rom in emergenza abitativa e in condizioni di povertà: 1350 di età compresa tra gli 0 e i 6 anni, 2750 sono quelli tra i 7 e i 18. La vita di tutti questi minori è segnata dall’esclusione sociale, dallo scarso accesso ai servizi sanitari e dalla stigmatizzazione da parte della società. Per questi bambini l’aspettativa di vita è di 10 anni inferiore rispetto alla media, in un caso su 5 non inizieranno mai un percorso scolastico e avranno possibilità prossime allo 0 di intraprendere una carriera universitaria.
A ostacolare il pieno godimento del diritto all’istruzione sono – in primis – le condizioni abitative. La maggior parte delle baraccopoli si caratterizza per la lontananza da servizi essenziali, collocati nelle estreme periferie delle città e spesso a ridosso di zone inquinate e insalubri. La carenza di reddito, la discriminazione, l’esclusione sociale, la deprivazione culturale e l’inadeguatezza dello spazio abitato sono tutti fattori che hanno un forte impatto sul benessere fisico e psichico di questi minori e causano l’insorgere delle cosiddette “patologie da ghetto”: malnutrizione, scabbia, tubercolosi, o disturbi psichici come ansia e depressione.
Una ricerca di Associazione 21 luglio (“Ultimo Banco“) focalizzata sul “Progetto di scolarizzazione Rom di Roma Capitale” del periodo 2009-2015 ha riportato dati allarmanti: nella città di Roma 9 minori rom su 10 non hanno frequentato la scuola con regolarità, un minore rom su 2 è in ritardo scolastico e frequenta quindi una classe non conforme alla sua età anagrafica, infine, sulla media dei 1.800 bambini rom iscritti a scuola solo 198 hanno frequentato almeno i tre quarti dell’orario scolastico. Nell’ultimo anno scolastico monitorato, quello del 2014-2015, nella baraccopoli istituzionale di Castel Romano, la frequenza regolare ha raggiunto il suo valore più basso attestandosi al 3,1%. Questi dati dimostrano, una volta di più, come le responsabilità di tale insuccesso siano imputabili principalmente al contesto socio-economico e alle politiche abitative promosse dall’Amministrazione locale.
Gli sgomberi forzati che interessano gli insediamenti informali rappresentano un ulteriore fattore di trauma per i minori delle baraccopoli, rendono le condizioni di vita delle famiglie coinvolte ancora più precarie e costituiscono un ennesimo ostacolo al pieno godimento del diritto all’istruzione, già pesantemente compromesso, dei minori che li subiscono. A Napoli, nel quartiere di Gianturco, uno sgombero forzato ha coinvolto circa 1300 rom in emergenza abitativa, di cui circa la metà minori, provocando una vera e propria diaspora alla vigilia della Giornata Internazionale dei rom e sinti celebrata l’8 aprile di ogni anno.
Per quanto riguarda la Capitale, da un monitoraggio relativo al periodo 1° novembre 2016 – 30 giugno 2017 Associazione 21 luglio aveva registrato nella città di Roma un incremento di operazioni pari al 133% rispetto agli otto mesi precedenti e il 23 ottobre scorso, con lo sgombero forzato numero 29 si è superato il totale di operazioni effettuate dalle forze dell’ordine nell’arco dell’intero 2016.
«Politiche ventennali realizzate su base etnica e destinate ai rom in quanto rom, hanno negli anni alimentato il circolo di povertà ed esclusione sociale – afferma Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – ostacolando le famiglie rom svantaggiate e traducendosi in barriere per l’accesso a diritti fondamentali, come l’alloggio e l’educazione scolastica. Tra gli obiettivi della Rete Reyn Italia c’è anche quello di promuovere un cambio di rotta nel nostro Paese al fine di incentivare politiche realmente inclusive a partire dalla prima infanzia, all’insegna delle qualità e dell’alta professionalità”.

Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Ufficio stampa e comunicazione
Associazione 21 luglio
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Video istituzionale

Associazione 21 luglio presenta il video istituzionale!

Presentiamo qui il nostro video istituzionale, con il quale proviamo a raccontare cos’è Associazione 21 luglio, cosa fa e come lo fa.
Associazione 21 luglio “ci mette la faccia”, attraverso i volti e le parole dei nostri educatori, dello staff e delle bambine e dei bambini che sono il cuore del nostro lavoro vogliamo raccontare in pochi minuti il nostro impegno al fianco di chi vive la discriminazione.  Un modo per comunicare, con chiarezza e spirito di condivisione, come ci vedono i beneficiari dei nostri programmi.
Buona visione!
Associazione 21 luglio cresce e migliora la propria azione anche grazie a Te, sostieni i nostri progetti!
Il tuo dono può dare forza al nostro impegno a tutela dei Diritti umani e a sostegno dei bambini. Grazie di cuore!
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Non ho l'età

"Non ho l'età" – Il nuovo report sui matrimoni precoci nelle baraccopoli romane

INVITO

Quanti sono i matrimoni precoci presso le baraccopoli della città di Roma? Quanto influisce lo spazio abitato della baraccopoli sulla reiterazione e la conservazione di questa pratica?
Sono questi gli interrogativi cui cerca di rispondere la nuova ricerca di Associazione 21 luglio Onlus:

“Non ho l’età. I matrimoni precoci nelle baraccopoli della città di Roma”

Un’analisi che cerca di quantificare il fenomeno tra le famiglie residenti nelle baraccopoli romane e di offrire spunti interpretativi per comprendere la natura di queste unioni.

In vista della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, la ricerca verrà presentata

venerdì 24 novembre alle ore 15
presso la Sala Parlamentino della Presidenza del Consiglio dei Ministri
in via della Ferratella in Laterano 51, Roma.

ATTENZIONE: Per partecipare è necessario l’accredito. È possibile accreditarsi fino alle ore 14 di mercoledì 22 novembre inviando il proprio NOME, COGNOME, LUOGO e DATA DI NASCITA all’indirizzo stampa@21luglio.org

Intervengono:

Alessandro Pistecchia, rappresentante UNAR

Angela Tullio Cataldo – ricercatrice e autrice della presente pubblicazione

Marco Guadagnino – Direttore Campagne di Amnesty International Italia

Ai presenti verrà data copia del reportage tratto dalla ricerca. Le fotografie del reportage sono state scattate da Giovanni Pulice, fotogiornalista e fotoreporter.

Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Ufficio Stampa e Comunicazione
Associazione 21 luglio
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Giovanni Ardita

Ladispoli, frase razzista del consigliere Giovanni Ardita

“Ste merde de rumeni ladri” e ancora “basta con sta monnezza de rumeni zingari”. Con queste parole Giovanni Ardita, consigliere comunale di Ladispoli esponente di Fratelli d’Italia, ha commentato in un post su Facebook sul suo profilo un furto in appartamento, nonostante vi siano delle indagini in corso e non sia stata ancora accertata l’identità dei responsabili.
Un linguaggio aggressivo fondato sul pregiudizio stereotipato del binomio “rumeni-ladri” offende un’intera comunità, reso ancora più grave dalla carica istituzionale ricoperta dall’autore del messaggio. Pur tenendo conto del necessario bilanciamento tra la libertà di manifestazione del pensiero e i diritti inviolabili dell’uomo è responsabilità degli uomini politici, proprio per il ruolo che ricoprono e per l’impatto che possono avere le loro affermazioni, evitare di diffondere idee suscettibili di nutrire sentimenti d’intolleranza e xenofobia.
«Preoccupa questo ennesimo episodio di odio razziale proveniente da un rappresentante istituzionale – ha denunciato Associazione 21 luglio – stiamo al momento valutando la possibilità di adire le più opportune vie legali. Le dichiarazioni in questione rilasciate da un uomo che svolge attività politica, assume una maggiore valenza negativa in quanto esprime chiaramente disprezzo per la comunità rumena, e tende a operare scorrettamente un’indistinta generalizzazione della fascia di popolazione coinvolta».
Foto di Terzo Binario News

Consap

Consap, per il sindacato di Polizia tutti gli "zingari" sono "parassiti" e "ladri"

«U.E. zingari in polizia, Consap: scappiamo da questa Europa». È questo il titolo e incipit del comunicato stampa diffuso venerdì scorso dal Consap (Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia), uno dei principali sindacati delle forze di Polizia, in risposta a un documento emesso dal Parlamento europeo per combattere il fenomeno dell’antigitanismo che – tra le altre misure – incoraggia l’assunzione di persone rom nelle forze dell’ordine per favorirne l’inclusione.
Il comunicato definisce questa semplice raccomandazione di buon senso come una «priorità delirante», spiegando attraverso la voce di Stefano Spagnoli, Segretario Generale Nazionale Vicario della Consap, che «il concetto di integrazione dei Rom è un controsenso, infatti la loro cultura è da sempre quella di vivere ai margini della società per esaltare il loro parassitismo  all’idea di incoraggiare l’assunzione attiva dei rom tra i membri delle Forze di Polizia, buttandola in metafora disneyana, come ha già detto qualcuno, non si rischierebbe di far sorvegliare alla Banda Bassotti il deposito di Paperone?».
«È gravissimo che un sindacato di Polizia, rappresentante di una parte delle forze di Polizia italiane, diffonda simili pregiudizi – replica Associazione 21 luglio – partendo da un’assurda presa di posizione di stampo etnico (tutti i rom in quanto tali sono “parassiti” e “ladri”) e utilizzando un linguaggio oltremodo offensivo. Stiamo vagliando in queste ore – conclude – l’adozione delle misure più idonee cui ricorrere nelle opportune sedi nei confronti del sindacato».
Foto di Imola Oggi

mondi di mamme

Mondi di mamme: ecco il calendario dei prossimi incontri

A partire dal 6 ottobre sono ricominciati gli incontri mensili “Mondi di mamme” dell’anno 2017-2018, un servizio per mamme italiane e straniere, con bambini 0-6 anni residenti nel quartiere di Tor Bella Monaca e nella baraccopoli di Salone che vengono di volta in volta coinvolte in un processo di auto-narrazione, durante il quale potranno elaborare e condividere in gruppo la propria storia e il proprio sapere culturale relativo alle diverse forme di accudimento, in un clima multiculturale.
«Un posto accogliente dove mi hanno aiutato a risolvere problemi – ha confidato Irina, una delle partecipanti – sono stata ascoltata e ho potuto partecipare a diverse attività. Un posto per tutti, anche se non capisci l’italiano».
Gli incontri si svolgono presso il Polo ex Fienile di Tor Bella Monaca (in Largo Ferruccio Mengaroni, 29) vengono supportati dall’intervento di professionisti su temi specifici e sono facilitati da Piero Vereni, antropologo e professore della Facoltà di Filosofia dell’Università di Tor Vergata.
Tutti gli incontri di “Un mondo di mamme” si terranno dalle 14 alle 15.30. Ecco il calendario:
2017
27 Ottobre
24 Novembre
15 Dicembre
2018

26 Gennaio
16 Febbraio
23 Marzo
20 Aprile
18 Maggio
22 Giugno
Vi aspettiamo e confidiamo nel passaparola!
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#RiallacciaIlNasone

#RiallacciaIlNasone, parte la campagna per la riapertura dei nasoni

ROMA – 25/10/2017. Mentre oggi andava in scena la cerimonia di chiusura del summit internazionale su Acqua e Clima alla Protomoteca del Campidoglio, associazioni e movimenti hanno chiesto con un flash mob alle istituzioni locali e nazionali misure concrete per la gestione comune e sostenibile delle risorse idriche, il rispetto della giustizia climatica e del diritto universale all’acqua.
“Fiumi e laghi prosciugati dai profitti dei privati – Fuori l’acqua dal mercato” recitava lo striscione srotolato.
Gli attivisti (tra i quali Terra!, Coordinamento Romano Acqua Pubblica, Associazione 21 luglio e A Sud) hanno inoltre colto l’occasione per lanciare la campagna #RiallacciaIlNasone (http://bit.ly/RiallacciaIlNasone), con la richiesta alla Sindaca Virginia Raggi di riaprire le fontanelle pubbliche chiuse dall’Acea durante l’estate.
La speranza è che dal summit sia il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, sia la Sindaca di Roma, Virginia Raggi, abbiano imparato qualcosa per invertire la rotta di politiche insostenibili. Grazie a un suggerimento del primo e al silenzio assordante della seconda, è passato a luglio il piano dell’Acea per la chiusura di quasi tutti i 2.800 nasoni di Roma, sull’onda di una emergenza siccità smentita dai rapporti dell’Ispra, mentre oltre il 40% dell’acqua di Roma si perde a causa dei mancati investimenti. Non c’è stato il rispetto del principio di giustizia climatica, che di fronte alle crisi ambientali imporrebbe la tutela dei soggetti più fragili. Chiudendo le fontanelle romane si è deciso di negare l’accesso all’acqua a circa 10 mila persone tra senza fissa dimora, rom, migranti e indigenti, che non hanno altro modo di lavarsi o dissetarsi. E dire che l’accesso all’acqua è un principio chiave della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo dal 2010, mentre nel 2015 una storica risoluzione del Parlamento europeo ha proposto di inserirlo nella legislazione dell’Ue, di escludere l’acqua dai negoziati per accordi commerciali come il CETA e il TTIP, di bloccare le privatizzazioni.
Il Governo italiano finora ha clamorosamente mancato questi importanti obiettivi, aggirando il referendum del 2011 tramite la legge Madia e sostenendo la firma del CETA, l’accordo di libero scambio Ue-Canada che apre a ulteriori privatizzazioni dei servizi pubblici.
Il Comune di Roma ha fatto altrettanto con il silenzio assenso sul piano di chiusura delle fontanelle pubbliche, pur essendo primo azionista di Acea. Il giudizio sulla gestione privata dell’acqua nella capitale è fortemente negativo, come sottolineano i dati: la rete idrica è afflitta da una tale carenza di manutenzione da registrare perdite del 40% e mentre nel 2016 gli oltre 60 milioni di euro di utili dell’azienda sono finiti in tasca agli azionisti, per rispondere a una presunta siccità si è preferito chiudere i “nasoni”, da cui passa appena l’1% dell’acqua che ogni secondo arriva a Roma.
Nemmeno a livello regionale per ora sono stati fatti passi avanti: eppure la Regione Lazio nel 2014 fu pioniera nell’approvare la prima legge che pone le basi per rendere nuovamente pubblico il servizio idrico. A pochi mesi dalle nuove elezioni, tuttavia, manca ancora l’ultima delibera dell’Assessore Fabio Refrigeri, che permetterebbe di attuare questo storico provvedimento. Allo stesso modo non si sono trovati i 2.500 euro annui sufficienti alla manutenzione degli idrometri del lago di Bracciano, ancora in crisi dopo gli allarmi di questa estate. Un’emergenza che, grazie a tre relazioni tecniche dell’Ispra pubblicate la settimana scorsa, sappiamo essere frutto non tanto della siccità, quanto delle captazioni sconsiderate per l’uso umano, soprattutto da parte di Acea.
Unendo i puntini siamo in grado di costruire una mappa delle responsabilità e delle carenze istituzionali che hanno generato uno stato di emergenza del tutto evitabile a Roma e nel Lazio. I prelievi idrici non controllati da enti indipendenti hanno causato il disastro ambientale di Bracciano, ma quegli stessi prelievi sembrano indispensabili a causa di enormi perdite nella rete idrica romana, su cui l’Acea non interviene da anni perché preferisce distribuire dividendi da capogiro agli azionisti. Il tutto a scapito delle comunità locali e dei cittadini romani, vittime della beffa di una misura ingiusta e vana come la chiusura dei nasoni.
Pensiamo che le passerelle ai summit internazionali non bastino a costruire il futuro dei territori. Per questo chiediamo a tutti i rappresentanti istituzionali – dalla Sindaca di Roma al Presidente della Regione Lazio, fino al Ministro dell’Ambiente – di assumersi le proprie responsabilità politiche: l’approccio attuale, ad ogni livello, è contrario ad una gestione partecipata, trasparente e sostenibile dell’acqua. E questo non è soltanto inaccettabile, ma rappresenta un pericolo concreto per chi vive e lavora sul territorio, sempre più esposto agli effetti dei cambiamenti climatici. Chiediamo una serie di misure urgenti alla Sindaca Raggi: faccia pressioni su Acea per la riapertura dei nasoni e imponga la riparazione della rete colabrodo impiegando gli utili aziendali, pubblichi i dati sulle risorse impiegate finora nelle riparazioni delle tubature e la lista degli interventi già conclusi. Al Presidente Zingaretti chiediamo di attuare la legge 5 del 2014, per realizzare il volere di milioni di cittadini e tutelare i bacini idrografici. Al Ministro Galletti va invece la richiesta di portare alla COP 23 una parola chiara sulla gestione dell’acqua: qualunque risposta ai cambiamenti climatici che tuteli la risorsa idrica deve rigettare le regole di mercato. Non può esistere attenzione ad un bene comune e scarso se l’obiettivo del gestore è fare profitti. Tutto il resto rischia di essere solo una favola vuota, probabilmente non a lieto fine.
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