Archivio per anno: 2017

nasoni.

#Riallacciamoilnasone: consegnata alla Sindaca la lettera per la riapertura dei "nasoni"

Ieri, lunedì 2 ottobre, è stata consegnata una lettera alla sindaca di Roma Virginia Raggi – firmata da Associazione 21 luglio, Terra! e Coordinamento Romano Acqua Pubblica – nell’ambito della Conferenza dei Sindaci Ato2 per chiedere che “vengano rese pubbliche dall’Amministrazione Capitolina le misure di limitazione dell’utilizzo dell’acqua intraprese durante il periodo estivo” e contestualmente viene sollecitata l’immediata riapertura dei “nasoni”, le fontanelle pubbliche chiuse negli ultimi mesi. È proprio con questa lettera che le associazioni hanno lanciato la campagna #RiallacciamoilNasone, per spingere l’Amministrazione a tornare sui suoi passi.
Tutto è iniziato a luglio scorso, quando Acea ha proposto di chiudere le 2800 fontanelle della Capitale per rispondere alla siccità che stava gravemente affliggendo il lago di Bracciano. In quell’occasione, Associazione 21 luglio insieme a numerose altre organizzazioni si era mobilitata per difendere il diritto inalineabile di accesso all’acqua, inserito nel 2010 dall’ONU nella Dichiarazione Universale di Diritti dell’Uomo. D’altronde, i dati della stessa Acea testimoniavano che i “nasoni” sprecano appena l’1% del fabbisogno idrico di Roma e da subito le organizzazioni coinvolte avevano sottolineato come la chiusura sarebbe stata un gesto inutile e dannoso, perché avrebbe colpito centinaia di migliaia di soggetti privi di altre fonti di approvvigionamento, dai senzatetto ai migranti, fino alle famiglie rom, senza risolvere concretamente il problema degli sprechi.
Dopo un’iniziale impegno da parte dell’assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari, che aveva promesso di accogliere le sollecitazioni, decine di “nasoni” hanno continuato ad essere chiusi. Una mossa ingiusta e scorretta, di cui da oggi torniamo a chiedere conto alla sindaca e alla sua giunta. Come azionista di Acea, il Comune di Roma deve adoperarsi per una riapertura immediata dei nasoni prosciugati, pubblicare la mappa delle chiusure e dichiarare quanto ha inciso questa operazione sugli sprechi idrici complessivi del servizio idrico.
Tutti i cittadini possono segnalare la posizione dei nasoni chiusi grazie alla mappa interattiva realizzata dal collettivo ReTer.

toy libraries.

Toy Libraries: la formazione dei gruppi locali a Roma e Mazara

Il Progetto Toy è entrato nella sua fase operativa! Dal 20 al 30 settembre si è tenuta a Roma e Mazara del Vallo la formazione dei Local Action Team (LAT) che coordineranno le “Toy Libraries” nelle due città. Associazione 21 luglio, Casa della Comunità Speranza e Cubo Libro hanno mosso un nuovo passo verso la realizzazione del progetto che vedrà presto sorgere due nuove biblioteche del giocattolo, ospitando bambini e bambine nella fascia di età 0-8 anni e le loro famiglie in un’ottica di condivisione e scambio intergenerazionale.
La formazione, suddivisa in moduli, non ha seguito un approccio frontale ma ha coinvolto in prima persona tutti i partecipanti mettendo in campo le esperienze che ognuno ha scelto di condividere.
Di cosa si è parlato? Ogni modulo si è focalizzato su temi specifici: come preparare e allestire uno spazio idoneo e accogliente, ad esempio, o l’importanza del gioco e di un’educazione inclusiva fin dall’età infantile. Insegnare fin dai primi anni di vita a vivere in modo inclusivo con amici e amiche di diverse provenienze etniche, economiche o religiose è fondamentale. Se l’istruzione avviene in modo segregato allora si perde questa opportunità e mano a mano che i bambini e le bambine crescono prevale la segregazione nella società. Acquistando consapevolezza delle differenze umane anche i più piccoli acquisteranno una maggiore consapevolezza di sé e saranno in grado di capire e riconoscere le ingiustizie.
L’inclusione è un’opportunità che non possiamo perdere, affrontando da subito questo tema abituiamo i nostri figli a non lasciarcela sfuggire.
IL PROGETTO TOY IN EUROPA

IL PROGETTO TOY IN ITALIA

Camping River

Camping River: il "campo" non chiude. Cambia la forma ma non la sostanza?

Il “Piano bufala” del Comune di Roma si è finalmente svelato con una delibera di Giunta: il “campo” Camping River potrebbe cambiare solo il nome senza essere superato. «Associazione 21 luglio: incredibile mistificazione della realtà sulla pelle dei rom».
ROMA – 28/9/2017. Il “Piano per il superamento dei campi rom” della Giunta Raggi è arrivato alla prova dei fatti e i nodi vengono al pettine. Il primo “campo” da chiudere secondo il Piano di Giunta rischia di cambiare solo il nome. Il superamento del Camping River, decretato per il 30 settembre 2017, potrebbe essere solo fittizio e le famiglie rom fino ad ora residenti continueranno probabilmente temporaneamente ad abitarvi.
GLI ANTEFATTI
Da alcuni mesi Associazione 21 luglio ha sollevato ripetutamente l’attenzione sulla poca trasparenza del Comune di Roma nella gestione del superamento di Camping River, dove vivono dal 2005 circa 400 persone di origine rom.  L’insediamento, affidato da 12 anni all’ente gestore secondo la procedura diretta, doveva essere chiuso a seguito della sollecitazione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC). Il Comune di Roma si era quindi affrettato ad indire un bando di gara per una nuova assegnazione. A chiusura del bando per l’affidamento dei servizi e al momento dell’apertura del plico pervenuto negli uffici del Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale, l’unica offerta pervenuta risultava essere quella dello stesso ente che dal 2005 gestisce l’accoglienza delle famiglie nel Villaggio River. In questa occasione Associazione 21 luglio aveva inviato un esposto all’ANAC nel quale si segnalava come la gara d’appalto sembrasse essere stata redatta proprio in funzione dell’unico concorrente.
In seguito alla mancata aggiudicazione del bando e dopo la presentazione del “Piano per il superamento dei campi rom”, con la deliberazione n. 146 del 28 giugno 2017 la Giunta Capitolina ha inserito – oltre a “La Monachina” e “La Barbuta” – il “villaggio” rom di Camping River come primo insediamento da chiudere, includendo le misure di sostegno economico per le famiglie beneficiarie previste dal Piano per le famiglie in condizioni di fragilità sociale. In questo documento si parla di «incentivo finalizzato a finanziare la compartecipazione alla spesa per l’utilizzo di moduli abitativi», terminologia sospetta perché differente rispetto a quella utilizzata nella Delibera del Piano in cui si parla invece di «civile abitazione». Paventando l’eventualità che si trattasse di un escamotage, Associazione 21 luglio ha inviato una nuova segnalazione all’ANAC adombrando il sospetto che rientrasse nell’intenzione delle autorità Capitoline quella di collocare le famiglie rom negli stessi moduli abitativi presenti nell’insediamento che in realtà si prevedeva di chiudere.
Oggi, a seguito della pubblicazione della deliberazione n. 201 del 15 settembre 2017, il sospetto ha trovato conferma: per ovviare alla scadenza dell’assegnazione di gestione all’ente attualmente competente, a partire dal 30 settembre gli attuali residenti avranno la possibilità di «utilizzare le misure di sostegno all’inclusione abitativa anche per l’accesso a strutture ricettive dirette all’ospitalità temporanea […] a decorrere dal 30.09.2017, data prevista per la chiusura del villaggio e fino al 31.03.2018. […] L’Amministrazione capitolina resta esclusa da qualsiasi responsabilità nei confronti della struttura ricettiva, sia in ordine al pagamento delle spese per l’ospitalità, che per la permanenza nella struttura medesima».  Il risultato? I rom potranno reperire nelle prossime 48 ore una struttura ricettiva adeguata o restare nell’attuale camping regolarmente autorizzato. Il “campo” resta ma cambia nome, passando da “villaggio attrezzato” a “struttura ricettiva temporanea”.
L’ESCAMOTAGE
A luglio i circa 420 ospiti della struttura erano stati avvisati dell’imminente “chiusura” (il 30 settembre) e veniva ribadita la possibilità, per le famiglie in condizioni di indigenza, di accedere alle misure di sostegno economico previste dal Piano. Contestualmente i residenti, dietro insistenza dei rappresentanti comunali, apponevano la propria firma a un modulo preposto per l’adesione al Patto di Solidarietà, necessario per accedere agli strumenti di sussidio previsti per la fuoriuscita dal “campo” delle famiglie più fragili. Ma una volta completati gli accertamenti patrimoniali della Guardia di Finanza, i nuclei risultati idonei – stragrande maggioranza sul totale dei residenti – sono stati praticamente abbandonati al loro destino. L’attività di monitoraggio di Associazione 21 luglio ha permesso infatti di constatare che i colloqui tra queste famiglie e gli assistenti sociali dell’Amministrazione Capitolina, non sono stati di alcun supporto né facilitazione per il raggiungimento dell’obiettivo di fuoriuscita entro i limiti di tempo stabiliti. Alle famiglie è stato semplicemente proposto di provvedere autonomamente alla stipula di un contratto di locazione a seguito del quale l’Amministrazione avrebbe provveduto ad elargire un contributo parziale.
Di fronte all’impossibilità oggettiva delle famiglie a reperire tale soluzione alloggiativa, l’Amministrazione ha proposto l’inserimento per 6 mesi in una struttura ricettiva temporanea come potrebbe essere quella del Camping sulla via Tiberina. Le spese risulteranno a carico del Comune di Roma con un contratto stipulato dalle stesse famiglie rom.
QUALE FUTURO?
«Il modo in cui l’Amministrazione Comunale sta aggirando la questione, assume i contorni della mistificazione – ha commentato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – nei confronti delle famiglie rom del Camping River in primis, ma anche verso tutti coloro che avevano creduto in un reale superamento del “campo” attraverso un regolare processo di inclusione. “Villaggio attrezzato o “struttura ricettiva temporanea”: cambia il nome ma non la sostanza».
Resta poi un nodo fondamentale da sciogliere: quale sarà il destino di queste famiglie allo scadere dei 6 mesi stabiliti nella Delibera visto che il denaro destinato alla loro inclusione sarà interamente speso per la loro accoglienza?

Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Ufficio stampa e comunicazione
Associazione 21 luglio
Tel. 06.64815620 – 388.4867611
Email: stampa@21luglio.org
www.21luglio.org
Non dire rom.

NON DIRE ROM. Ricerca/azione sulla realtà "aumentata" del web. Modificare il linguaggio per smontare gli stereotipi

“Non dire rom” è una ricerca/azione portata avanti grazie alla collaborazione della testata on-line Roma Today. Diversamente dalla ricerca tradizionale, la ricerca/azione indaga il fenomeno non in maniera “statica” ma influendo direttamente sul contesto. Nello specifico questa ricerca si basa su un interrogativo: se modifichiamo il linguaggio che descrive la realtà, possiamo stimolare un cambiamento nella rappresentazione che, in senso più ampio, si ha di essa?
SCARICA LA RICERCA COMPLETA
SCARICA L’ABSTRACT
 

Non dire rom.

Non dire rom: una ricerca/azione per smontare gli stereotipi sul web

Verrà presentata lunedì 25 settembre la nuova ricerca/azione di Associazione 21 luglio – “Non dire rom. Ricerca/azione sulla realtà aumentata del web. Modificare il linguaggio per smontare gli stereotipi” – nell’ambito della formazione per giornalisti organizzata dall’Ordine Giornalisti Lazio e Associazione Carta di Roma: “La povertà urbana: contesti, percezioni e informazione”.
La ricerca/azione, svolta in collaborazione con la redazione di Roma Today, è basata sulla somministrazione di questionari on line e sul tentativo di analisi di articoli inerenti la cronaca insieme ai commenti postati dai lettori. Per alcuni mesi, grazie all’impegno dei giornalisti della testata locale, si è operato un processo inverso alla fake news: la realtà è stata cioè rappresentata in maniera del tutto neutrale. Non si è parlato più di “campi rom” ma di “baraccopoli”, non rom e nomadi ma cittadini di specifiche nazionalità, escludendo preventivamente ogni pretesto per l’espressione della rabbia. Obiettivo? Cercare di stabilire quanto una certa rappresentazione della realtà riesca ad influire sul radicamento di stereotipi e pregiudizi nei lettori.
Parallelamente sono stati somministrati i questionari – con oggetto il tema dell’emergenza abitativa a Roma – in due differenti periodi e coprendo un arco temporale di poco meno di un anno con l’obiettivo di valutare, nei due diversi momenti, il grado di rappresentatività della società reale che i lettori evincono da quella virtuale.
Perché si parla di ricerca/azione e cosa c’è di diverso rispetto alla tradizionale ricerca sociale? Il fenomeno non è indagato in maniera “statica” ma si va a influire indirettamente sul contesto. Nello specifico questa ricerca si basa su questo interrogativo: se modifichiamo il linguaggio che descrive la realtà, possiamo stimolare un cambiamento nella rappresentazione che, in senso più ampio, si ha di essa?
Senza la pretesa di fornire risposte definitive e in considerazione del fatto che il valore statistico dei questionari on line è parziale ed esclusivamente qualitativo, i risultati suggeriscono che l’utilizzo di una terminologia de-etnicizzata favorisce una riflessione più serena sui problemi e sui loro contenuti, sebbene si confermi che il razzismo esiste come componente strutturale della società, e che si potrebbe spostare il focus del problema dell’integrazione sul discorso legato al disagio abitativo, per poter attuare strategie complesse rivolte al miglioramento della condizione generale.
SCARICA LA RICERCA COMPLETA
SCARICA L’ABSTRACT DELLA RICERCA

biblioteche del giocattolo.

Biblioteche del giocattolo: presto a Roma e Mazara del Vallo

Uno spazio sicuro e stimolante dove i più piccoli possano giocare e divertirsi. Presto a Roma e Mazara del Vallo, grazie al progetto Toy for Inclusion, sbarcheranno due nuove “Toy Libraries” – le biblioteche del giocattolo – aperte ai bambini di età 0-8 e alle loro famiglie. In questi spazi sarà possibile prendere in prestito giocattoli e libri ma saranno anche luoghi educativi di condivisione e incontro.
Toy For Inclusion (Together Old and Young) è un progetto dell’Unione Europea – realizzato in Italia, con il supporto di Open Society Foundations, da Associazione 21 luglio, Cubo Libro e Casa della Comunità Speranza – che ha l’intento di creare comunità socialmente inclusive per tutte le età, dando vita a esperienze di condivisione tra bambini e adulti avvalendosi della sinergia di realtà internazionali: la rete REYN (Romani Early Years Network, creata su iniziativa di ISSA- International Step by Step Association) e ICDI (International Child Development Initiatives).
Perché è importante il gioco per i più piccoli? Stimola la creatività e l’uso del linguaggio, aiuta a costruire relazioni e facilita l’acquisto di competenze matematiche, logiche e scientifiche attraverso il divertimento.
All’interno delle biblioteche del giocattolo un personale qualificato – mediante strategie inclusive e partecipative – supporterà i genitori, i più importanti educatori e primissimi punti di riferimento del bambino, nella scelta dei migliori materiali a disposizione a seconda di età e esigenze. Anche i più anziani verrano inclusi nella programmazione delle attività per favorire lo scambio tra vecchie e nuove generazioni in un’ottica di reciproco arricchimento.
Tra le azioni volte a favorire questo scambio tra nonni e nipoti verranno programmate attività di lettura ad alta voce, artistiche (adulti e bambini lavorano insieme a uno stesso disegno o dipinto), cucina e giardinaggio insieme, con l’obiettivo di mantenere in vita saperi e tradizioni tra i più piccoli – adulti di domani –  e restituendo agli anziani un ruolo attivo nel tessuto sociale in cui vivono.
Ogni spazio si adatterà al proprio tipo di utenza e al contesto di riferimento, ma esistono delle importanti linee guida da seguire per una buona riuscita del progetto. Per questo nelle settimane scorse le operatrici di Associazione 21 luglio e Cubo Libro si sono recate a Leiden, in Olanda, accolte da ISSA e ICDI per una formazione sulle buone pratiche da seguire in una biblioteca del giocattolo: incoraggiare le differenze, facilitare lo scambio intergenerazionale, coinvolgere le famiglie nei percorsi decisionali e molto altro ancora.
Ora, formate e motivate, sono pronte per iniziare questa nuova avventura.
Prossimi passi: la formazione del Local Action Team, il Gruppo di Azione Locale composto da persone attive nel territorio che – a Roma e Mazara del Vallo – coordinerà le “Toy Libraries”.
Leggi anche su ICDI l’articolo sulla formazione a Leiden.

Camping River.

Il "Piano rom" e la chiusura di Camping River: totale incertezza sulle sorti dei 420 residenti

Si chiude il primo insediamento previsto dal Piano rom della Giunta Raggi. Preoccupazione di Associazione 21 luglio: «il superamento di Camping River non si trasformi in uno sgombero forzato».
ROMA, 4/9/2017. La chiusura dei cancelli del Camping River – disposta dal Piano per il superamento dei campi rom dalla Giunta Raggi – è imminente, ma le sorti dei suoi circa 420 residenti ancora incerte. Per questo il 31 agosto, Associazione 21 luglio ha inviato una lettera a diversi soggetti incaricati, a livello nazionale e internazionale della tutela dei diritti umani e alla dottoressa Michela Micheli – direttrice dell’ufficio Speciale, Rom, Sinti e Caminanti di Roma Capitale – esprimendo profonda preoccupazione per la repentina chiusura dell’insediamento, prevista per il 30 settembre, e per la poca chiarezza dell’Amministrazione Comunale con i nuclei famigliari coinvolti sulle strategie di fuoriuscita dal “campo”.
Con la deliberazione n. 146 del 28 giugno 2017 la Giunta Capitolina aveva inserito il “villaggio” rom di Camping River come il primo insediamento da chiudere all’interno del “Piano di indirizzo di Roma Capitale per l’inclusione delle Popolazioni Rom, Sinti e Caminanti”.
Solo il 4 luglio scorso i 420 ospiti dell’insediamento sono stati avvisati della sua imminente chiusura  con una lettera, dove si comunicava contestualmente che i residenti «dovranno lasciare liberi da persone o cose gli spazi affidati», assicurando che «le persone in condizioni di bisogno potranno accedere alle misure di sostegno previste dal Piano di Roma Capitale per l’inclusione delle popolazioni Rom, Sinti e Caminanti», presentando la domanda corredata dal modello ISEE e dalla firma del Patto di Responsabilità solidale, previsto sempre nel Piano. La firma del Patto, si legge nella missiva «prevede quale principale impegno a carico delle famiglie, la fuoriuscita dal villaggio entro la data ultima del 30 settembre 2017».
Ad un mese dalla data di chiusura, l’attività di monitoraggio di Associazione 21 luglio ha permesso di constatare che fino ad oggi non si è ancora attivata la “valutazione di fragilità degli ospiti”, né è stata effettuata una genuina consultazione degli interessati sulle soluzioni alloggiative alternative, tanto che – durante le numerose interviste effettuate dagli operatori di Associazione 21 luglio – è stato rilevato come molte delle famiglie residenti non conoscono il contenuto dei moduli su cui, dietro costante insistenza dei rappresentanti comunali, hanno apposto inconsapevolmente la propria firma.
Nella lettera si fa inoltre presente che il Patto di Responsabilità solidale redatto dal Comune di Roma e presentato il 31 maggio dalla sindaca Raggi, «non prevede al suo interno l’impegno a carico della famiglia di fuoriuscire dall’insediamento entro una data definita», si parla anzi di un processo dai tempi lunghi (comunque non inferiori a 36 mesi), scandito dalla costante consultazione e dal coinvolgimento delle famiglie.
Di fronte a questa situazione di incertezza, Associazione 21 luglio esprime profonda preoccupazione per la sorte delle famiglie ospitate presso il Camping River, ravvisando il grave rischio che dietro l’egida della dimissione del “Villaggio” Camping River, la chiusura si tramuti in uno sgombero forzato senza l’individuazione di alternative alloggiative adeguate per i residenti coinvolti. Ulteriore preoccupazione riguarda il percorso scolastico dei circa 250 minori dell’insediamento regolarmente iscritti alla scuola dell’obbligo e che oggi appare gravemente compromesso. Sicuramente in questa situazione di totale incertezza, non ci sarà la possibilità di riprendere il regolare inizio delle scuole con un elevato rischio di interruzione del ciclo scolastico.
«Sorprende constatare – afferma Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – come la Giunta Capitolina intenda superare l’insediamento Camping River non prevedendo per i beneficiari l’inserimento in abitazioni convenzionali bensì la sola “compartecipazione alla spesa per l’utilizzo di moduli abitativi”, come recita la Deliberazione n.146 del 28 giugno 2017. Cosa si nasconde dietro questa dicitura? Ma ancor più sorprendente è l’assenza di qualsiasi consultazione con le famiglie, che essendo all’oscuro di tutto vivono con ansia l’incertezza di un futuro che qualcuno ha forse già scritto per loro. Attendiamo quindi il 30 settembre, data del superamento del Camping River per conoscere finalmente il vero volto del Piano per l’inclusione delle comunità rom del Comune di Roma, sbandierato come un modello da prendere ad esempio in tutta Europa».

Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Ufficio stampa e comunicazione
Associazione 21 luglio
Tel. 06.64815620 – 388.4867611
Email: stampa@21luglio.org
www.21luglio.org

Inclusione in Italia: il quarto ciclo di monitoraggio del Consiglio d'Europa

Nuove raccomandazioni dal Consiglio d’Europa sul tema dell’inclusione. È stata pubblicata la risoluzione CM/ResCMN(2017)4 del Comitato Consultivo della Convenzione Quadro per la Protezione delle Minoranze Nazionali, con riferimento alle condizioni di vita delle comunità rom e sinte che vivono in Italia in emergenza abitativa.
La Convenzione Quadro aveva svolto nel 2014 il quarto ciclo di monitoraggio sull’Italia con la facilitazione di Associazione 21 luglio nell’ex centro di accoglienza per soli rom di via Salaria (chiuso il 1 agosto del 2016) e nella baraccopoli formale di via Salone, concentrando la propria attenzione sulle istanze relative alla protezione e alla parità di trattamento di queste comunità nel nostro Paese.
Il primo punto della lista che secondo la Convenzione Quadro richiede azioni urgenti è il superamento dei «cosiddetti “campi nomadi” sia autorizzati sia informali – si specifica – per garantire l’accesso a un alloggio adeguato e l’inserimento dei bambini nel sistema scolastico ordinario, adottando misure incisive per combattere il fenomeno del precoce abbandono scolastico».  I dati raccolti da Associazione 21 luglio nell’ultimo rapporto sull’infanzia, mostrano infatti un quadro impietoso della situazione in Italia, che condanna questi minori a un’esistenza segnata fin dalla nascita. In un caso su 5, un bambino delle baraccopoli non avrà accesso al sistema scolastico e solo l’1% arriverà a frequentare le scuole superiori (Uscire per Sognare, novembre 2016).
A seguire, tra le misure urgenti menzionate nel documento per favorire l’inclusione di questa comunità nel nostro Paese, la Convenzione Quadro ha anche sottolineato l’importanza di rafforzare il ruolo dell’UNAR (Ufficio Nazionale Anti discriminazioni Razziali) garantendone l’indipendenza e quindi la maggiore efficienza.

Paralegali.

Paralegali in erba: si passa dalla teoria alla pratica!

Ricordate Miriana, la mamma delle gemelline Ginevra e Maia?
Anche lei è stata una delle partecipanti del corso per paralegali ed è stata selezionata per il tirocinio pratico che si svolgerà a partire da settembre. Durante la pratica sarà seguita dall’area legale di Associazione 21 luglio e si metterà alla prova con casi reali da risolvere.
“Partecipare al corso è stato molto utile – ha raccontato Miriana  – non solo perché è sempre importante acquisire conoscenze nuove ma anche perché adesso sarò in grado di mettere a disposizione le mie conoscenze per chi ne avrà bisogno“.
Acquisizione dei documenti, cittadinanza, permesso di soggiorno e tanti altri temi del diritto delle migrazioni sono stati gli argomenti di formazione durante gli incontri del corso.

Soros.

Associazione 21 luglio e i "finanziamenti occulti" di Soros

Nell’articolo apparso nelle scorse settimane su Il Giornale dal titolo “Così Soros finanzia una rete di Onlus che diffondono dati pro migranti” , appare, nella versione cartacea, anche il nome di Associazione 21 luglio. L’articolo, l’ennesimo di una lunga serie, risulta questa volta essere frutto di «una ricerca pubblicata dal blogger Luca Donadel e firmata da un’esperta di comunicazione, Francesca Totolo».  «L’ampio dossier – annuncia con enfasi il giornalista Giuseppe Marino – ricostruisce la rete di Onlus italiane e straniere che sarebbero finanziate dalla lobby foraggiata dal famoso speculatore finanziario americano di origine ungherese».
In realtà, per avere informazioni in proposito, non occorre attingere a nessun dossier o realizzare nessuno scoop giornalistico. È sufficiente, con due click, andare sul sito di Open Society Foundations nella sezione dedicata  per raccogliere informazioni dettagliate sui 2,1 milioni di euro ricevuti nel 2016 da 22 organizzazioni italiane. Nove schede descrivono i principali progetti sostenuti spesso con il concorso di altre fondazioni filantropiche italiane e straniere.
Stupisce poi l’accusa del giornalista de Il Giornale secondo cui, delle ONG finanziate «quasi nessuna pubblica il proprio bilancio in chiaro. E se lo fa non specifica i nomi dei finanziatori». Ormai da anni sul sito di Associazione 21 luglio viene pubblicato sia il bilancio sia il Rapporto Annuale nel quale vengono indicati i nomi delle fondazioni ed enti che ci sostengono. L’elenco è lungo: c’è l’Open Society Foundation, così come c’è la Tavola Valdese, la Fondazione Migrantes della CEI e tante altre fondazioni italiane e straniere. Tutto chiaro, tutto trasparente malgrado non ci sia alcun obbligo di legge a dover mettere i propri conti sotto una lente.
Insomma, non c’è nulla di nascosto che non sia stato svelato.
In tempi recenti diversi, inquietanti eventi, hanno mostrato quanto sia attivo in Italia il disegno di promuovere una cultura del sospetto volta a togliere forza e credibilità alle ONG che con le loro azioni difendono quei diritti umani messi a serio rischio dalle stesse istituzioni che tali diritti dovrebbero promuovere e tutelare. Così come è abbastanza chiaro il progetto di chi, non avendo strumenti e mezzi per screditare quanti oggi in Italia rappresentano un baluardo alla tutela dei diritti delle categorie più svantaggiate, preferiscono prendersela con quanti li finanziano. È la solita scorciatoia della “bassa informazione”, quella che fabbrica sospetti parlando di disegni occulti e puntando al titolo sensazionalistico (che fa più like) senza riuscire ad andare oltre, quella amata da quei lettori (ed elettori) che, per pigrizia o ignoranza, si fermano alle prime righe prima di vomitare commenti.
Blogger e giornalisti della carta stampata, piuttosto che ritornare ciclicamente su questi presunti scoop (che ormai risultano datati e ripetitivi nel loro riferirsi a “disegni occulti destabilizzanti”), farebbero bene ad impiegare il loro tempo nel prendere contatti con le ONG che in Italia si occupano di diritti umani, frequentarle, passare qualche giorno con loro, approfondire il loro lavoro quotidiano. Scoprirebbero che il livello di democrazia e di civiltà nel nostro Paese è sceso ai minimi storici, così come la corretta informazione, e che grazie al lavoro – spesso nascosto e poco valorizzato di individui e organizzazioni – la trama rappresentata dai diritti fondamentali riesce a rimanere compatta in un Paese tanto diviso.
E il loro, e il nostro lavoro, inutile nasconderselo, è possibile grazie ai tanti individui e alle tante fondazioni italiane e straniere che ancora credono sia prioritario investire in Italia per la salvaguardia dei diritti umani e per questo erogano contributi. Alla luce del sole e senza alcun condizionamento di sorta.

Associazione 21 luglio ETS - Largo Ferruccio Mengaroni, 29, 00133, Roma - Email: info@21luglio.org - C.F. 97598580583 - Privacy Policy - Cookie Policy