Archivio per anno: 2017

So Dukhalma – What makes me suffer. The inner disadvantage of Roma young people and families in institutional settlements

 
A minor who has been born and brought up in a mono-ethnic and overcrowded space, a minor who has experienced repeated evictions, for whom blazes and fires are common events, a minor who has no access to basic services and who suffers discrimination on a daily basis – how can such a young person live his or her experience? How do these circumstances condition such a person’s inner world, and how do they impinge on the family?
These are the questions that have guided the So Dukhalma research.
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Polo Ex Fienile.

Periferia al centro attraverso arte e cultura: la sfida del Polo Ex Fienile

Si inaugura oggi il Polo di sviluppo educativo e culturale Ex Fienile a Tor Bella Monaca, struttura data in concessione dal Comune di Roma a un’ATS guidata da Associazione 21 luglio: la sfida è consegnare centralità alla periferia attraverso l’arte e la cultura.

Roma 2.3.2017 – Nel cuore di Tor Bella Monaca e a poca distanza dalla baraccopoli di Salone, Associazione 21 luglio rilancia il suo lavoro ripartendo dalle periferie, valorizzando le diversità culturali, le espressioni artistiche e gli spazi di aggregazione sociale, mettendo al centro le nuove generazioni e il dialogo interculturale, con un lavoro di rigenerazione del tessuto sociale ferito dagli scempi urbanistici e colpito dalle discriminazioni istituzionali.

Si svolgerà oggi a partire dall 15.30 in Piazza F.Mengaroni, 29 la cerimonia di inaugurazione ufficiale del Polo di sviluppo educativo e culturale Ex Fienile nel quartiere di Tor Bella Monaca. La struttura è stata data in concessione a un’A.T.S. di cui Associazione 21 luglio è capofila, risultando vincitrice del bando di Roma Capitale “Patrimonio bene comune” a ottobre del 2015, per la realizzazione di progetti per attività culturali e per una produzione culturale diffusa sul territorio urbano. L’A.T.S. comprende, oltre ad Associazione 21 luglio, anche l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e Associazione Culturale Psicoanalisi Contro – Compagnia Teatrale Sandro Gindro. Acquisito ufficialmente a luglio del 2016 i lavori di ristrutturazione dell’Ex Fienile sono cominciati nei mesi successivi grazie all’impegno e ai finanziamenti di fondazioni private.
Da oggi il Polo Ex Fienile accoglierà attività di alta qualità e destinate a tutte le fasce di età: attività ludico-ricreative, spettacoli teatrali, percorsi artistici di musica e danza, cineforum, corsi universitari e concerti, oltre che servizi per il territorio come lo sportello legale per cittadini stranieri e quello di orientamento sociale, sanitario e scolastico.
«La scelta di Tor Bella Monaca, cuore dell’estrema periferia romana e non lontana dalla baraccopoli di Salone, non è casuale – spiega Associazione 21 luglio – ma deriva dalla consapevolezza che ogni attività educativa e culturale non può essere efficace se mantenuta in una dimensione di ghettizzazione etnica e di discriminazione positiva. Essa vive e cresce soltanto se capace di creare “contaminazione”, e di promuovere energie che partono dal “basso”».
Agire contribuendo a portare bellezza e arte tra cubi di cemento e abitazioni delle baraccopoli è una sfida nuova e importante che auspica di innescare un numero sempre maggiore di persone in un percorso verso la cittadinanza piena e consapevole a cui tutti dovremmo aspirare.
Scegliere la periferia come luogo di lavoro esplicita la volontà di ripartire da quanti oggi nella città di Roma sono vittime di amnesia istituzionale, di discriminazione e disuguaglianze. È una scelta “politica” in linea con la nuova mission di Associazione 21 luglio che pone l’accento su un approccio radicato nei diritti umani, operando in difesa non di un gruppo etnico in quanto tale ma di coloro che subiscono la segregazione abitativa e la discriminazione.
Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Ufficio stampa e comunicazione
Associazione 21 luglio
Tel. 06.64815620 – 388.4867611
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Sul grave evento di Follonica Associazione 21 luglio invia lettera a Lidl Italia

È accaduto la mattina del 23 febbraio a Follonica, al supermercato Lidl. Tre dipendenti del noto supermercato, due ripresi più un terzo che ha filmato tutto, hanno rinchiuso con un carrello elevatore due donne rom intente a frugare all’interno dei cassonetti. Le hanno derise mentre giravano le immagini, e poi hanno pubblicato il video sui social scatenando decine e decine di commenti razzisti.
Associazione 21 luglio, ritiene gravissimo questo episodio, in cui viene lesa la dignità umana delle vittime, che hanno subito comportamenti attivi d’odio e sono state private arbitrariamente della loro libertà personale, e con una lettera inviata a Lidl Italia, esprime viva preoccupazione chiedendo che vengano intraprese serie ed esemplari misure disciplinari nei confronti dei tre dipendenti.
Secondo Associazione 21 luglio, il comportamento dei tre dipendenti, fondato sulla discriminazione multipla legata all’identità di genere e all’appartenenza etnica delle vittime, ha comportato nelle stesse gravi patimenti e angosce, e oltre ad evidenti profili penali, ha leso la loro dignità umana.
«Pertanto – conclude la missiva – Associazione 21 luglio chiede di esser informata in merito alle concrete misure disciplinari adottate dalla Vostra catena nei confronti degli autori di tale comportamento, di conoscere se esiste una policy di condotta per il contrasto di comportamenti d’odio e discriminazione all’interno dei vostri punti vendita e se sono previste adeguate formazioni in merito a tali temi».
«L’increscioso episodio di Follonica – dichiara Carlo Stasolla, presidente Associazione 21 luglio – altro non è che la conseguenza di un clima d’odio che, promosso da esponenti politici ed amplificato dai media, da mesi sta avvelenando nel nostro Paese, menti e coscienze. Davanti a dichiarazioni pubbliche che esprimono intolleranza e razzismo, il confine tra la parola e i fatti si va assottigliando in maniera pericolosa e incontrollata. Si ravvisa pertanto, l’urgenza di porre argini dal punto di vista culturale e legislativo al fine di offrire risposte adeguate davanti ad un Paese in cui i valori democratici e costituzionali rischiano di essere messi a serio rischio».

Piano rom.

Piano rom: il Comune di Roma riveda l'approccio al testo

Roma, 21 febbraio 2016 – Si svolgerà nella giornata di oggi presso la Sala Consiliare del Municipio XI l’assemblea pubblica organizzata dal Comune di Roma che affronta l’argomento dal titolo “Rom, Sinti e Camminanti”. L’iniziativa è all’interno della campagna #RomaAscoltaRoma finalizzata alla stesura del Piano Sociale Cittadino. Secondo il metodo stabilito dagli amministratori romani anche sulla “questione rom” ogni cittadino sarà chiamato a contribuire alla scrittura del programma di azione attraverso la partecipazione all’assemblea pubblica e l’invio di proposte on-line utilizzando il sito di Roma Capitale. Per l’Amministrazione Comunale «saranno i cittadini stessi a partecipare direttamente a questa fase di ascolto, insieme alle associazioni per poter inserire il loro punto di vista nella redazione del Piano Sociale Cittadino».
Associazione 21 luglio esprime una forte perplessità in relazione al metodo e alla sostanza.
Nelle intenzioni dei promotori sembrerebbe emergere l’obiettivo di dare enfasi al valore della partecipazione popolare, uno degli assi su cui si fonda il Movimento politico chiamato a governare la città. Ma non appare né efficace né corretta la raccolta indiscriminata di pareri o punti di vista su argomenti così specifici e delicati. La consultazione rischia inoltre di trasformarsi in una vera e propria farsa poiché il Comune di Roma, come pubblicamente confermato dai partecipanti al Tavolo istituzionale, ha in realtà già approvato e promosso il “Piano” insieme ad una serie di azioni già avviate nel mese di gennaio: «il Piano rom è stato già firmato dalla dott.ssa Laura Baldassarre il 1° febbraio 2017 e verrà attuato» ha confermato in Assemblea Municipale Umberto Placci, presidente della Commissione Politiche Sociali del Municipio V.
Che senso ha chiamare i cittadini ad esprimersi sulla “questione rom” invocando la trasparenza quando, riguardo la stessa, esistono già la figura di “esperto consulente” assunta nei mesi scorsi, un cronoprogramma stabilito da una Memoria di Giunta, un tavolo istituzionale ed un Piano per l’inclusione delle popolazioni rom, sinti e caminanti che il Comune di Roma ha redatto in assenza di qualsiasi consultazione con la società civile? Secondo Associazione 21 luglio il Piano è in realtà estremamente confuso, parte da dati quantitativi errati e contiene al suo interno profili discriminatori come confermato dalla lettura di altri documenti predisposti e divulgati dal Comune di Roma.
«Per applicare il metodo della partecipazione popolare – afferma Associazione 21 luglio – è necessario prima di tutto discutere in Assemblea Capitolina la delibera di iniziativa popolare per il superamento dei campi sottoscritta da 6 mila cittadini romani; così come – aggiunge – per aderire ai principi di trasparenza e legalità il Comune deve adempiere all’Ordinanza di un giudice del Tribunale Civile di Roma che a maggio 2015 ha disposto il superamento della baraccopoli La Barbuta
Secondo Associazione 21 luglio sulla “questione rom” ancora una volta il Comune di Roma rischia di scontare l’assenza di adeguata consultazione e la mancanza di competenze in seno alla macchina amministrativa. «Invitiamo pertanto questa Amministrazione a fare un passo indietro e a rivedere l’approccio con cui ha deciso di collocarsi di fronte a una questione sicuramente complessa ma che deve essere affrontata con coerenza e puntualità».
Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Ufficio stampa e comunicazione
Associazione 21 luglio
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Giornata mondiale della Giustizia Sociale.

Giornata Mondiale della Giustizia Sociale – dialogo con Padre Alex Zanotelli

Il 20 febbraio ricorre la Giornata Mondiale della Giustizia Sociale, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 febbraio 2007 per sottolineare l’importanza dell’equità nel mondo. Un concetto che significa “pari condizioni tra i ceti sociali e i popoli di accedere all’istruzione, ai servizi e al soddisfacimento dei bisogni primari per l’uomo: abitazioni e alimentazione dignitose.”
Celebriamo questa giornata riportando un dialogo con Padre Alex Zanotelli proprio su questi temi.

Quali sono i presupposti necessari per parlare di “giustizia sociale”?

Il mio punto di partenza su questa tema ha una doppia prospettiva: la prima, fondamentale, da dove leggi la realtà. Se tu la leggi dal cuore di Roma la vedi in un modo, se sei a Tor Bella Monaca è tutto un altro discorso. Ciascuno di noi è profondamente influenzato dal luogo in sui si colloca, si leggono in un’altra maniera le cose.
Per me un altro aspetto fondamentale, oltre alla posizione, è il mio bagaglio. Credo in un Dio che è il Dio degli ultimi e non può accettare le ingiustizie, ma “sogna” – è un termine improprio ma rende bene l’idea – un mondo dove tutti, uomini e donne, abbiano davvero la piena possibilità di esprimere meglio che possono i doni che hanno ricevuto. Una società che sia più equa possibile e che accetti i limiti che abbiamo nei confronti del pianeta Terra.
Leggere la realtà dalla parte degli ultimi ti fa capire che il nostro è un mondo profondamente ingiusto e squilibrato. Le statistiche sono incredibili, l’1% della popolazione mondiale possiede più di quanto dispone il restante 99%. Viviamo in un sistema che non distribuisce la ricchezza ma permette che i beni si concentrino nelle mani di pochi. Questa minoranza di persone spende in armi per continuare a concentrare le ricchezze nelle proprie mani e per avere accesso alle risorse. Tutto questo a spese dell’ecosistema. Stiamo distruggendo l’unico spazio vitale di cui disponiamo. La giustizia non è solo un fatto umano ma anche una questione ambientale, non può esistere giustizia sociale senza un’eco-giustizia.
Quali riflessioni suscita la “giustizia sociale” nei confronti di temi come l’accoglienza o la povertà delle baraccopoli?

Non possiamo bloccare l’accoglienza perché queste persone scappano da un inferno che abbiamo contribuito noi a creare. Io ho vissuto dodici anni a Korogocho (Kenia) che è una delle slum più terribili dell’Africa e posso dire che certe situazioni si riescono a comprendere davvero solo nel momento in cui si vivono.
La presenza di queste realtà porta alla luce un problema: questo è un mondo disordinato, dobbiamo trovare un modo perché tutti vivano bene su questo pianeta. Ci vuole una redistribuzione dei beni. L’uomo non ha mai prodotto tanta ricchezza e questa non è mai stata distribuita in maniera tanto diseguale come oggi.
A proposito di disuguaglianze, come considera la condizione dei rom in emergenza abitativa in Italia?
La situazione dei rom è un dramma nel dramma perché vengono trattati come gli ultimi tra gli ultimi, sono stigmatizzati dai pregiudizi della società maggioritaria e sono un argomento scomodo anche per la politica. Le istituzioni non li tengono in considerazione e alcune di queste persone continuano a vivere in condizioni di pesante marginalità.
Ad esempio, non ho mai visto un gruppo umano tanto bistratto come le famiglie rom di Giugliano, sbattute da una parte all’altra e poi relegate in una situazione di precarietà estrema. Non accetto situazioni come queste. A Gianturco c’è un’altra comunità sotto sgombero imminente ma il Comune non ha preparato alcuna soluzione abitativa alternativa. Non si possono sbattere fuori delle persone da una territorio se non si ha una soluzione alternativa, è la legge universale del rispetto degli esseri umani.
Di fronte a queste ingiustizie in che modo le periferie del mondo possono affrontare tali e tante disuguaglianze?
Noi qui stiamo cercando di affrontare queste problematiche con il “Popolo in Cammino”, vogliamo unire tutte le periferie per far pressione sul Governo e sulle amministrazioni. Bisogna essere uniti e battersi per i propri diritti fondamentali. Chiediamo di investire in queste realtà, chiediamo istruzione e lavoro per rispondere i primo luogo all’emergenza che riguarda le nuove generazioni, per dare loro una possibilità. Senti cosa dice il parere del Tribunale di Napoli emesso dal giudice in una sentenza di condanna legata alla paranza dei bambini: «un filo sottile ed esistenziale lega i giovani che ricorrono alle armi nel centro storico di Napoli – per uccidere e farsi uccidere – e i militanti della jihad. Entrambi sono ossessionati dalla morte, forse la amano, probabilmente la cercano. Quasi fosse l’unica chance per dare un senso alla propria vita e vivere in eterno».
Dobbiamo chiedere sicurezza sociale. Mantenere nel degrado bombe sociali come queste è pericoloso per tutti, anche per chi non ne fa parte. Ma tocca agli impoveriti mettersi insieme e chiedere diritti perché se aspetti che ti diano qualcosa dall’alto non arriverà mai niente.

Inaugurazione del Polo di sviluppo educativo e culturale Ex Fienile

Associazione 21 luglio in qualità di capofila dell’A.T.S. Polo di sviluppo educativo e culturale ex Fienile, il giorno 2 marzo 2017 celebra l’inaugurazione della struttura nel cuore di Tor Bella Monaca.
Il Polo è aperto alla cittadinanza e promuove l’arte, l’educazione e l’impegno sociale. Al suo interno si svolgono diverse attività dedicate a soggetti di diverse condizioni sociali, culture e fasce d’età. Ospita corsi e laboratori educativi, percorsi di sperimentazione artistica, e vuole rappresentare un luogo di incontro, socializzazione e formazione. Per questo è un luogo aperto, flessibile, molteplice e accogliente che finalmente viene restituito alla cittadinanza.
Al taglio del nastro parteciperanno autorità religiose e civili, tra cui:
Luca Bergamo, vicesindaco e assessore alla crescita culturale di Roma Capitale
Milena Santerini, deputata
Manuela Serra, senatrice
Tobia Zevi, consulente diritti umani nello staff del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni
Roberto Romanella, presidente del Municipio VI di Roma Capitale
Giuseppe Novelli, rettore dell’Università di Roma Tor Vergata
A seguire:
– Concerto lirico di pianoforte e voce con Daniele Riscica (pianista) e Malvina Picariello (soprano)
– Dialogo a più voci “La fragile bellezza. Arte, bellezza e periferia” con:
Christian Raimo, giornalista e scrittore
Luca Mascini (aka Militant A), rapper e scrittore
Pietro Vereni, docente di Antropologia presso l’Università di Roma Tor Vergata
Si proseguirà con un momento conviviale e lo svolgimento di alcuni laboratori artistici rivolti ai bambini.
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Ghetto dei bulgari.

Il "Ghetto dei Bulgari" è sotto sgombero: Associazione 21 luglio scrive al sindaco di Foggia

Associazione 21 luglio ha inviato una lettera di preoccupazione a Franco Landella, sindaco di Foggia, per esprimere preoccupazione in merito allo sgombero del cosiddetto “ghetto dei Bulgari”, una baraccopoli che sorge nelle campagne di Manfredonia (nel comune di Foggia) e in cui vivono numerosi braccianti bulgari che lavorano nei terreni circostanti. L’ordinanza è stata pubblicata il 9 febbraio e l’operazione è pianificata per la seconda metà del mese.
Già alcuni mesi fa Associazione 21 luglio si era recata nella baraccopoli con Antonio Ciniero – ricercatore di Sociologia delle migrazioni dell’Università del Salento – e insieme avevano denunciato sul quotidiano Avvenire la totale assenza di servizi igienico-sanitari e le condizioni di povertà assoluta in cui vivevano circa 800 persone, di cui la metà erano minori. Nel corso del tempo l’organizzazione ha continuato a monitorare lo sviluppo degli eventi, registrando la condizione di estrema vulnerabilità di queste famiglie. Rivolgendosi al sindaco di Foggia, l’Associazione sottolinea proprio come in assenza delle garanzie procedurali che comprendono l’offerta di una soluzione alloggiativa alternativa in seguito allo sgombero, si rischia di rendere le condizioni di queste persone, circa 100 e di cui la metà sono minori, ancora più precarie.
«Nelle azioni propedeutiche allo sgombero – si legge nella lettera – Associazione 21 luglio ha riscontrato l’assenza di adeguate e genuine consultazioni con i residenti della baraccopoli e ha accertato che solo ad alcune famiglie è stata rilasciata copia cartacea della documentazione atta alla formalizzazione scritta dello sgombero, non prevedendo per loro alcuna offerta di soluzione alternativa e adeguata e dando loro un termine perentorio, secondo quanto stabilito nell’Ordinanza summenzionata, di soli 10 giorni per lasciare le loro abitazioni.»

Per queste ragioni, continua, l’operazione assume i connotati di uno sgombero forzato, perché non garantisce le garanzie procedurali previste dal Comitato per i Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite e dunque rappresenta una violazione dei diritti umani.
Associazione 21 luglio conclude quindi chiedendo che vengano ristabiliti e rispettati gli standard internazionali e che si avvii nel più breve tempo possibile una consultazione con i nuclei famigliari coinvolti tenendo conto delle loro specifiche esigenze.
Foto di Foggia Today

Associazione 21 luglio cambia pelle…ma non il cuore

Nata 7 anni fa con una mission chiara e definita – la tutela e la promozione dei diritti delle comunità rom e sinte in Italia – Associazione 21 luglio, dopo lunghi mesi di attenta riflessione e profonda analisi, cambia pelle.
Lo fa in maniera formale, con un nuovo sito, ma anche in maniera sostanziale, con una mission rinnovata. D’ora in avanti Associazione 21 luglio avrà come obiettivo quello di supportare individui e gruppi in condizione di segregazione estrema e di discriminazione tutelandone i diritti e promuovendo il benessere delle bambine e dei bambini.
Sono duplici i motivi che hanno portato a questa scelta.
Il primo risiede nel voler esplicitare, nella sua battaglia per i diritti delle comunità rom in Italia – attività che resterà intatta rispetto al passato – il suo approccio. Associazione 21 luglio lotterà, e continuerà a lottare, per i diritti delle comunità rom non in quanto tali, ma in quanto segregate e discriminate. Il suo focus saranno quindi quelle famiglie che vivono, come dichiara la nuova mission, la segregazione estrema e la discriminazione; e di queste, lo sappiamo bene, molte sono rom. Nonostante i traguardi sinora raggiunti resta ancora moltissimo da fare e Associazione 21 luglio resterà in prima linea su questo fronte.
Approccio etnico e approccio fondato sui diritti: due dimensioni che soprattutto negli ultimi anni si sono rivelate inconciliabili. Associazione 21 luglio con la nuova mission esplicita la sua volontà di porsi sul solco del secondo approccio, quello radicato nei diritti umani. Associazione rom o associazione pro rom, chiederà qualcuno secondo il linguaggio attualmente in voga? Associazione per i diritti di chi è segregato e discriminato, risponderemo noi. Oggi la gran parte di essi sono rom e su questo continueremo a vigilare come nel passato. Ma sappiamo bene quanto le ultime vicende legate a crisi economiche e fenomeni migratori abbiamo esteso questo fronte sul quale inizieremo a concentrare spazi di attenzione.
Il secondo motivo nasce dalla constatazione che ogni attività educativa, che con quella dei diritti rappresenta uno dei due assi su cui si muove Associazione 21 luglio, non può essere efficace se mantenuta in una dimensione di ghettizzazione etnica e di discriminazione positiva. Essa vive e cresce se capace di creare, dentro e fuori, “contaminazione”. A partire dal 2017 implementeremo le nostre attività rivolte ai bambini, ai ragazzi e alle donne privilegiando la compresenza di persone rom e non rom nella convinzione assoluta che solo insieme si può crescere, condividere, sognare. Ponendo la parità di genere in una dimensione di assoluta centralità.
Nelle prossime settimane inaugureremo la seconda sede operativa di Associazione 21 luglio, il Polo di sviluppo educativo e culturale Ex Fienile, dove la nostra nuova mission sarà pienamente vissuta da dentro e visibile fuori. Come sempre la declineremo con entusiasmo e professionalità e proveremo a raccontarvela con chiarezza e passione. Il Polo sorge a Tor Bella Monaca, nel cuore dell’estrema periferia romana, non lontano dalla baraccopoli di via di Salone. Non è assolutamente una scelta casuale.
Associazione 21 luglio cambia pelle ma non il cuore! Che resta a fianco di chi la periferia la abita, a partire dall’infanzia, dentro una baracca o all’interno di una scatola di cemento, ponendo al centro i diritti fondamentali che appartengono ad ogni individuo. Al di là della sua origine etnica, della sua religione, della sua condizione sociale; mantenendo la piena indipendenza economica che da sempre ha caratterizzato il nostro operato e che rappresenta la cartina di tornasole della nostra libertà.
La stessa che oggi ci consente, dopo 7 anni, di girare una pagina della nostra storia e di aprirne un’altra per iniziarne la scrittura. Senza tentennamenti e con il coraggio di chi è chiamato ad affrontare nuove sfide. Nella speranza che sempre più persone – che oggi abitano i bassifondi delle periferie delle nostre città – possano, anche attraverso Associazione 21 luglio, rivendicare e riscoprire una cittadinanza ancora non pienamente compiuta ma alla quale tutti abbiamo il dovere di aspirare.
Carlo Stasolla

Giornata della Memoria

A Roma uno sgombero forzato nella Giornata della Memoria

ROMA, 27/1/2016 – Mentre si celebrava in Senato la Giornata della Memoria per ricordare il genocidio di rom e sinti durante il nazifascismo, è stato perpetrato dagli agenti di polizia di Roma Capitale uno sgombero forzato di una comunità romena che viveva in un insediamento informale presso via Cilicia. L’operazione è stata effettuata dai PICS (Pronto Intervento Centro Storico) e dai vigili del VII gruppo Appio in assenza delle garanzie procedurali previste dal Comitato per i diritti sociali, economici e culturali della Nazioni Unite.
«Dovrebbero arrossire di vergogna le autorità capitoline nell’attuare, nella Giornata in cui si ricorda lo sterminio di 500.000 rom ad opera del nazifascismo, uno sgombero illegale ai danni di una comunità rom. – dichiara Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – Spiace constatare come nella Capitale la Giornata della Memoria venga scandita da una parte da solenni eventi commemorativi e dall’altra da allontanamenti forzati a danno delle stesse comunità che 70 anni fa, anche in Italia, in quanto rom, subirono persecuzioni, confische, internamenti.»

Giornata della Memoria

Il genocidio di rom e sinti: una memoria rimossa

Il 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria, una data simbolica per ricordare i 72 anni trascorsi dall’apertura dei cancelli del campo di concentramento di Auschwitz che ha mostrato al mondo gli orrori del genocidio perpetrato durante il nazismo.
Si stima che vi siano almeno 500.000 rom e sinti tra le vittime del nazifascismo, una strage che in lingua romanès viene ricordata con i termini “Porrajmos” (grande divoramento) e “Samudaripen” (tutti morti). Lo sterminio di questi popoli – pianificato ed effettuato per ragioni puramente razziali – rimane tuttavia una tragedia silenziosa, dimenticata.
Se ne parlerà durante il convegno organizzato dalla Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato e la CILD (Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili) in collaborazione con Associazione 21 luglio, che si terrà il 27 gennaio dalle ore 11 presso la Sala ISMA del Senato della Repubblica: “Il genocidio di rom e sinti durante il nazifascismo: una memoria rimossa”.
Interverranno Patrizio Gonnella – presidente della CILD (Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili), Carlo Stasolla – presidente di Associazione 21 luglio, lo scrittore svedese BjÖrn Larsson post-fattore del libro “Io non mi chiamo Miriam” di Majgull Axelsson e l’antropologa Paola Trevisan.
“Ultimi tra gli ultimi” i rom hanno continuato ad essere perseguitati anche dopo la fine della guerra e per sfuggire alla discriminazione hanno ricorso spesso alla negazione della propria identità, un tema approfondito nel romanzo “Io non mi chiamo Miriam” che narra le vicende di una bambina rom sopravvissuta al genocidio nazista. Lasciata la Germania e prima di rifugiarsi in Svezia decide di negare la verità sulle proprie origini per paura di continuare ad essere discriminata. Vestirà i panni di una sua coetanea ebrea morta in un campo di concentramento e per tutta la vita fingerà di essere un’altra persona, fino al momento dell’inevitabile confessione al compimento del suo ottantesimo compleanno.
«La “mimetizzazione” utilizzata come strategia di sopravvivenza ieri, lo è anche per molti rom oggi in Italia. – ha spiegato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – La paura di essere discriminati nell’ambiente scolastico, il rischio di non trovare casa o di perdere il lavoro costituiscono dei limiti oggettivi che allontanano le comunità rom da una piena cittadinanza, verso la quale ognuno di noi ha diritto ad aspirare. Questo limite, lo riaffermiamo oggi, va superato con l’impegno e la collaborazione di tutti».
Rimosso dalla memoria collettiva, il genocidio di rom e sinti non ha ricevuto un riconoscimento ufficiale durante i processi di Norimberga del 1945 nonostante ricorressero numerose testimonianze negli atti presentati ai Tribunali Internazionali e solo nel 1979 il governo tedesco riconobbe la persecuzione razziale di questo popolo.
Anche l’Italia ha conosciuto la deportazione e il rastrellamento durante il periodo fascista ma nel nostro Paese non è ancora stata istituita una data ufficiale per commemorare questa dolorosa pagina di storia. Per ripercorrere le varie fasi delle politiche del regime fascista, l’antropologa Paola Trevisan presenterà nuovi documenti d’archivio che mettono in evidenza la lunga durata delle persecuzioni cui furono sottoposti Rom e Sinti. Di grande interesse, anche per capire quello che succede oggi, è la documentazione storica dell’impossibilità per rom e sinti di essere visti al di là della stereotipica categorizzazione di “stranieri indesiderabili” o “italiani pericolosi”, costruita proprio durante il fascismo.
Ci sono fatti storici che non possono e non devono finire nell’oblio. La memoria è un’arma potente e lo è ancor di più in un’epoca come quella attuale, dove l’odio verso l’altro viene utilizzato come strumento di consenso politico, gettando così le basi per incorrere in pericolose derive razziste e xenofobe – dichiara Patrizio Gonnella, presidente di CILD – Anche quest’anno perciò ricorderemo fatti meno conosciuti che rappresentano, al pari di altri, macchie indelebili sulla nostra storia. Una storia che deve sempre servire da monito per il presente e il futuro”.
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