Archivio per mese: Maggio, 2019

“Estate al Polo”, ai nastri di partenza il centro estivo per bambini a Tor Bella Monaca

Mancano pochi giorni all’avvio del centro estivo al Polo ex Fienile di largo Ferruccio Mengaroni a Tor Bella Monaca. A partire dal 10 giugno e fino al 28 dello stesso mese, gli operatori e gli educatori di Associazione 21 luglio danno in “benvenuto” alle bambine e ai bambini del quartiere e non solo per trascorre insieme ore di divertimento ma anche per creare momenti di crescita e di condivisione.

Gli orari di apertura

Il centro estivo, denominato “Estate al Polo”, accoglierà i bambini di età compresa tra i 7 e i 14 anni tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle ore 16.30. Tantissime le attività che verranno realizzate in compagnia di esperti professionisti: dalla musica al teatro, passando per la break dance, lo sport, la pittura e soprattutto l’aiuto compiti.

“Siamo entusiasti di ricominciare”

“Non vediamo l’ora di cominciare – spiega Giuseppe Gatti (Associazione 21 luglio), responsabile del progetto Amarò Foro – come gli altri anni, siamo entusiasti di accogliere presso il Polo ex Fienile i ragazzi del quartiere. Già le precedenti edizioni, che hanno riscosso un notevole successo di partecipazione, dimostrano quanto sia necessario creare punti di aggregazione e luoghi di ritrovo finalizzati alla crescita quando le scuole chiudono”.

Modalità di iscrizione

Le novità di questa edizione sono davvero tante, ma non sveliamo nulla. Per iscrivere le bambine e i bambini al centro estivo è sufficiente recarsi presso la struttura dal lunedì al giovedì, dalle ore 16.30 alle ore 17.30, entro il 6 giugno. L’attività si inserisce all’interno del progetto “Storie cucite a mano”, selezionato dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

Confini al Centro, oltre 100 presenze per la prima edizione di “Scuola di politica”. Arrivederci a settembre!

Oltre cento presenze, decine e decine di relatori tra i nomi più importanti del panorama contemporaneo politico e sociale. Questi i numeri della prima edizione della scuola di politica “Confini al centro”, avviata a ottobre del 2018 presso il Polo ex Fienile di Tor Bella Monaca, cuore pulsante della periferia di Roma e simbolo dei margini metropolitani. Il progetto è nato da un’idea di Associazione 21 luglio e Università Tor Vergata.

Le motivazioni che hanno portato alla nascita della scuola

Perché una scuola di politica in periferia? A spiegare la scelta, di coraggio e determinazione, sono Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio e Piero Vereni, Università Roma Tor Vergata. “In questo particolare momento storico e sociale è importante creare momenti di resistenza, di condivisione ma anche di riflessione. Farlo a Tor Bella Monaca ha assunto per noi un significato importante proprio perché occorrono studio e disciplina, le lezioni sono state intervallate da laboratori seminariali e letture partecipate”. Sull’importanza della scuola anche Piero Vereni, antropologo, professore associato all’Università di Roma Tor Vergata: “Un momento particolarmente importante perché riteniamo essenziale che l’università non sia ancorata solo ad un sapere libresco e formale ma sia un sapere che va sul territorio e si confronta con la realtà”.

Gli ospiti intervenuti durante il primo anno della scuola di politica

Una volta al mese, per otto mesi, i corsisti hanno seguito lezioni frontali con sociologi, scrittori, politici, filosofi, rappresentanti di realtà sociali. Tra questi, Emma Bonino, Luigi Manconi, Riccardo Magi Nicola Zamperini, Maura Cangitano, Renato Curcio, Marco Dotti, Mao Valpiana, Christian Raimo, Andrea Palladino, Chiara Favilli, Antonio Marchesi, Emilia Rossi, Patrizio Gonnella. Alle lezioni si sono intervallate presentazione di libri, e riviste. Tra gli ospiti Matteo Orfini, Giovanni Caudo, Valter Tocci, Giuliano Santoro, Valerio Renzi, Michele Grimaldi.

La seconda edizione della scuola di politica “Confini al Centro”

Dal prossimo mese di settembre, la scuola di politica “Confini al Centro” torna al Polo ex Fienile di Tor Bella Monaca, con nuovi ospiti, nuovi dibattiti e nuovi spunti su cui aprire riflessioni. La partecipazione è libera e aperta alla cittadinanza.

“Biblioteca del giocattolo”, i bambini cantano “Siamo così” per concludere il laboratorio di alfabetizzazione emotiva

Un laboratorio di alfabetizzazione emotiva per costruire insieme un percorso basato sulla consapevolezza e sulla gestione delle proprie emozioni. Un’attività durata mesi che ha caratterizzato buona parte del progetto “La biblioteca del giocattolopresso l’Istituto “Francesca Morvillo” ex Via San Biagio Platani a Tor Bella Monaca, nella estrema periferia di Roma. Gli operatori di Associazione 21 luglio hanno realizzato insieme ai bambini attività e giochi durante momenti di condivisione e di inclusione.

Per concludere il percorso di alfabetizzazione emotiva, durato l’intero anno scolastico, gli educatori hanno scritto una canzone dal titolo “Siamo così”. Dalla paura al coraggio, passando per la tristezza e la gioia. Tutte le emozioni raccontate nel testo sono coadiuvate da gesti, mimesi per accentuare ancora di più il valore di ogni singola parola. “Abbiamo inventato un modo per salutarci – spiega Francesca Petrucci (Associazione 21 luglio), una delle conduttrici dei laboratori – un modo per sintetizzare il percorso fatto fino ad ora, con le rime e con la musica, le nozioni restano più impresse nella mente di un bambino”. Il progetto è selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà̀educativa minorile.

Ecco uno stralcio della “canzoncina”:
“Siamo tutti un po’ Hulk arrabbiati
E se piove un po’ tristi e imbronciati
Siamo così con tante emozioni
Perché siamo degli esseri umani
Però,
se inspiri ed espiri due volte,
per finire con uno più forte,
ogni emozione che ha il suo valore
è una gran bolla di sapone”

Da Strasburgo la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo interviene sulla vicenda dei rom di Giugliano imponendo il rispetto dei diritti umani

Roma, 18 maggio 2019 – Con una decisione di importanza fondamentale, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con sede a Strasburgo, riconoscendo il diritto all’unità familiare e la necessità di adottare misure provvisorie, ha imposto al Governo italiano di fornire un alloggio adeguato alle famiglie rom che, dopo lo sgombero forzato avvenuto a Giugliano, nei giorni scorsi, supportati da Associazione 21 luglio e da European Roma Rights Centre, avevano presentato ricorso.

Antefatto

Lo scorso 5 aprile 2019, con Ordinanza sindacale n. 29, per circa 450 persone residenti nell’insediamento di via del Vaticale nel Comune di Giugliano era stato disposto dall’Amministrazione Comunale lo sgombero per motivi di salubrità e salute pubblica prevedendo solo su carta anche l’accompagnamento dei Servizi sociali comunali nel ricollocamento abitativo.
Ma la mattina del 10 maggio 2019 le Forze dell’Ordine avevano attivato l’allontanamento coatto delle famiglie dall’insediamento di via del Viaticale. Secondo le numerose testimonianze raccolte, sia prima che durante le operazioni di sgombero alle persone era stato verbalmente intimato di uscire dal territorio di Giugliano pena la cancellazione anagrafica e l’allontanamento dei minori. Non avendo altra possibilità e costantemente sorvegliati dalle Forze dell’Ordine, la comunità rom di Giugliano si era divisa tra il territorio del Comune di Villa Literno e quello di Castel Volturno. Da quest’ultimo era stata allontanata dopo poche ore. Le 450 persone rom si erano, quindi, ricongiunte nella serata dello stesso giorno in un’area dismessa nella zona industriale di Giugliano.

La nuova collocazione si è rivelata da subito totalmente inadeguata

Le 73 famiglie, attualmente accampate in quell’area, non dispongono di riparo alcuno, sono costrette a dormire all’interno delle autovetture o all’aperto, malgrado le difficili condizioni atmosferiche, non hanno elettricità, sono prive di acqua potabile e servizi igienici. I 105 minori frequentanti le scuole dell’obbligo sono stati costretti ad interrompere la frequenza scolastica. Associazione 21 luglio si è da subito mobilitata con una Conferenza stampa straordinaria presso la Sala Stampa della Camera e con un appello online per denunciare i diritti violati dalle autorità in occasione dello sgombero forzato e per chiedere al Comune di Giugliano un intervento urgente volto ad offrire soluzioni alloggiative adeguate e dignitose per tutte le persone, garantendo loro l’accesso ai servizi base e il ripristino della frequenza scolastica per i minori in età scolare e promuovendo il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Ieri è arrivata la decisione da Strasburgo che, in riferimento ai ricorrenti, ha imposto al Governo italiano di garantire un alloggio adeguato ai minori e alle loro famiglie.

I commenti delle organizzazioni

Secondo Carlo Stasolla, che dopo la decisione della Corte ha interrotto lo sciopero della fame iniziato domenica scorsa, “L’arretramento dei diritti delle comunità più marginalizzate, registrato in Italia soprattutto nell’ultimo anno, oggi segna un clamoroso stop. Sulla vicenda di Giugliano, Associazione 21 luglio è stata la prima a denunciare la sistematica violazione dei diritti, ha promosso appelli, ha organizzato conferenze stampa, ha supportato e affiancato le famiglie che hanno proposto il ricorso alla Corte Europea, per raggiungere un obiettivo semplice e chiaro: ristabilire i principi della Costituzione italiana su quell’area della periferia giuglianese dove i diritti fondamentali erano stati definitivamente rimossi dalle stesse istituzioni locali che avrebbero dovuto garantirli. È giunta l’ora che venga spezzato il circolo vizioso che ha tenuto per trent’anni la comunità rom di Giugliano vittima del ricatto e della paura e da domani dobbiamo tutti lavorare per un futuro che parli il linguaggio del rispetto della dignità umana e dell’inclusione. Su Giugliano – ha concluso Stasolla – da oggi l’Europa ha acceso un faro che illumina tutta l’Italia e che tutti abbiamo il dovere di mantenere acceso: il faro dell’antidiscriminazione e degli stessi diritti sanciti dall’articolo 2 e 3 della Costituzione italiana che nessuno, a qualunque titolo, può arrogarsi la presunzione di spegnere”.

Questa decisione rompe il lungo ciclo degli sgomberi forzati che da molto tempo tormenta questa comunità, e più in generale i rom in Italia”, ha affermato Jonathan Lee dello European Roma Rights Centre. “Quando le autorità sradicano le famiglie rom dai loro contesti abitativi, sanno bene che ciò comporterà l’abbandono della scuola per i bambini, la perdita del lavoro per i genitori. Nonostante la famiglia dovrà insomma ricominciare da zero, le autorità procedono comunque con lo sgombero forzato. La Corte ha confermato che l’Italia non è al di sopra della legge e non può, indiscriminatamente, rendere i rom senzatetto. I membri di questa comunità hanno ottenuto una grande vittoria contro la discriminazione e contro le politiche dell’odio che perpetuano l’esclusione dei rom in Italia.”

 

Dopo Torre Maura e Casal Bruciato, l’odio verso i rom si estende a Giugliano

ROMA 15 maggio 2019 – Si è svolta nella giornata di oggi la conferenza stampa organizzata da Associazione 21 luglio presso la Sala stampa della Camera dei Deputati. Insieme a Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio, Riccardo Magi parlamentare, Alex Zanotelli, sacerdote comboniano, Enrico Muller, responsabile di CasArcobaleno di Scampia, Nicola Palma, consigliere comunale di Giugliano.

Dopo i fatti di Torre Maura e di Casal Bruciato, continua ad accendersi di odio contro i rom la periferia italiana. A Giugliano, nella provincia di Napoli, 450 rom, di cui la metà bambini, dopo tre sgomberi forzati organizzati dall’Amministrazione Comunale e avvenuti nella sola giornata del 10 maggio scorso, si sono rifugiati in un’area dismessa della periferia giuglianese in condizioni drammatiche e a forte rischio per la loro incolumità. I diritti umani sono stati violati dalle istituzioni nel Comune campano e in Italia l’onda dell’odio verso i rom vede crescere la sua forza.

Secondo Carlo Stasolla, oggi al terzo giorno dello sciopero della fame per protestare contro l’abbandono istituzione delle famiglie rom di Giugliano, lo sgombero organizzato dall’Amministrazione Comunale ha di fatto provocato una gravissima emergenza umanitaria che Associazione 21 luglio ha toccato con mano con numerosi sopralluoghi. “La vita di 450, tra cui numerosi neonati e bambini, è messa a serio repentaglio da politiche irresponsabili e noncuranti della dignità umana. A Giugliano abbiamo visto declinata una discriminazione di stampo istituzionale nei confronti di una comunità che da più di 30 anni paga sulla pelle il prezzo dell’emarginazione e della segregazione abitativa. Chiediamo al governo nazionale e locale un intervento urgente volto a garantire servizi minimi e a salvaguardare il diritto alla salute e alla scolarizzazione”.

Associazione 21 luglio ha lanciato un appello urgente al Sindaco del Comune di Giugliano, Antonio Poziello, al Governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca e al capo del Dip. della Protezione Civile, Angelo Borrelli per chiedere di attivare con la massima urgenza e senza ulteriori ritardi misure volte ad offrire soluzioni alloggiative adeguate e dignitose per tutte le persone, garantendo loro l’accesso ai servizi base e il ripristino della frequenza scolastica per i minori in età scolare. L’appello, che in poche ore ha già raccolto un migliaio di adesioni è visionabile su www.21luglio.org

Per informazioni: stampa@21luglio.org

Giugliano (Napoli): sgomberato campo con 450 persone

Associazione 21 luglio nelle scorse settimane ha seguito con preoccupazione la vicenda del campo rom di Giugliano (in provincia di Napoli) abitato da 450 persone di cui la metà bambini. Nei giorni scorsi l’associazione si era attivata organizzando sopralluoghi nell’insediamento, incontrando i rom e avviando un dialogo con realtà associative e istituzioni locali. Malgrado le rassicurazioni fornite da rappresentanti dell’amministrazione comunale che avevano assicurato che lo sgombero si sarebbe svolto solo a seguito dell’offerta di contributi economici una tantum per il reperimento di soluzioni abitative, nella mattina di oggi l’insediamento è stato sgomberato senza che alle persone venisse offerta nessuna soluzione alternativa.

Alle ore 7.30, una ventina di agenti delle Forze di Polizia si sono presentati nell’insediamento intimando alle persone di allontanarsi dallo stesso al fine di prevenire un’azione imponente delle Forze dell’Ordine nella stessa mattinata di oggi. Le famiglie con i loro furgoni e le roulotte si sono quindi allontanate dal campo portando con loro solo i beni essenziali e in queste ore stanno cercando un posto dove potersi trasferire ma le forze dell’ordine poste al loro seguito impediscono qualsiasi loro stazionamento all’interno del territorio comunale. Dalle numerose testimonianze raccolte emerge come già nei giorni scorsi rappresentanti dell’amministrazione di Giugliano avevano paventato l’ipotesi di cancellare le famiglie dall’anagrafe comunale sollecitando con forza alle stesse un loro trasferimento in altri comuni limitrofi.

«Dopo i fatti di Torre Maura a Roma, la vicenda di Casal Bruciato avvenuta nella Capitale, un altro tassello si aggiunge al pericoloso “quadro emergenziale” che in Italia si sta costruendo attorno alla “questione rom”. Non è più il colore politico a creare distinguo nella gestione della comunità rom in emergenza abitativa ma sempre più trasversalmente giunte diverse politicamente e territorialmente, appaiono unite nel promuovere una politica gravemente lesiva dei diritti umani fondamentali» è il commento di Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio.

Associazione 21 luglio incontra Papa Francesco, la testimonianza delle mamme rom

Santità,

siamo tre mamme rom in rappresentanza di un gruppo più ampio di donne, che vivono la perfieria estrema della città di Roma, di diverse culture e religioni, che periodicamente si riunisce per condividere esperienze, sostenere le reciproche fatiche, raccontare i successi. Il nostro gruppo si chiama “Mondi di mamme”.
Alcune di noi vivono in appartamenti in affitto, in case popolari, altre ancora in quelli che vengono chiamati “campi nomadi” che altro non sono che delle baraccopoli, dei ghetti dove, su base etnica, le nostre famiglie sono segregate dalle istituzioni comunali.

Come donne e come mamme avvertiamo sulla nostra pelle la distanza che spesso la società maggioritaria, costruisce tra noi e le istituzioni pubbliche. I servizi sanitari non sempre sono garanzia di assistenza e supporto adeguato. Spesso la burocrazia, ma recentemente anche politiche discriminatorie, non facilitano, quante di noi non hanno una posizione amministrativa regolare, l’accesso ai servizi di base che possano garantire la salute a noi e ai nostri figli. Anche le recenti norme, varate da chi è chiamato a governare, rendono più difficile la regolarizzazione di molte nostre famiglie, facendo cadere nell’invisibilità nuclei familiari che, anche se di origine straniera, vivono da decenni nel nostro Paese.

Malgrado conosciamo straordinari insegnanti, non sempre l’istituzione scolastica si presenta in grado di assicurare pieno diritto all’istruzione dei nostri figli. Molti di loro, nelle aule scolastiche, vivono sulla loro pelle lo stigma della diversità e vedono dall’inizio la loro carriera scolastica come un percorso ad ostacoli davanti ai quali molti bambini e ragazzi finiscono per arrendersi.
Non è facile, nell’Italia di oggi trovare un lavoro che assicuri dignità e sostentamento economico. Ed è ancora più difficile se sei donna, se hai poche risorse, se vivi nella periferia più estrema, se sei una donna rom. Discorsi d’odio, ma anche azioni violente contro le nostre comunità, sono in costante aumento e questa è per noi fonte di profonda preoccupazione.

Alcune di noi vivono in alloggi non adeguati e sono vittime di sgomberi forzati organizzati dalle autorità in assenza di alternative adeguate. Guardiamo però al futuro con speranza. Siamo donne e siamo mamme, e questo ci dà la forza di andare avanti per migliorare le condizioni di vita nostre e dei nostri figli. Uscire dalla nostra comunità, incontrare altre donne italiane e straniere, confrontarci tra noi senza chiusure, ci dà forza nel credere che solo insieme, creando alleanze, potremmo superare le barriere della diffidenza e della marginalizzazione.

Ci aiuta osservare tra noi quelle donne e quelle mamme che ce l’hanno fatta, che hanno vinto battaglie, superato ostacoli, sconfitto pregiudizi e che ora guardano al futuro con speranza.
Vogliamo andare oltre ed essere anche noi protagoniste di quel cambiamento di cui tutti possano giovarsi. Sogniamo per l’Italia un risveglio di umanità. Un’Italia che abbracci le differenze, che si consideri, fortunata per tutte le differenze e le culture che la compongono.

Un’Italia che recuperi il valore della speranza.

La stessa speranza che oggigiorno leggiamo negli occhi dei nostri figli e che le sue parole, Santità, ci hanno sempre consegnato in questi anni e ci aiutano a credere in un Paese più umano, più giusto, più solidale“.

Da Torre Maura a Casal Bruciato, Associazione 21 luglio: «Le istituzioni facciano rispettare le leggi garantendo la tutela dei diritti umani»

Nel pomeriggio di ieri, frange di estrema destra hanno iniziato il loro presidio in via Sebastiano Satta, nel quartiere Casal Bruciato, periferia della città di Roma, per opporsi all’assegnazione legittima di una casa popolare ad una famiglia rom. Quattordici persone, dopo anni trascorsi all’interno della baraccopoli La Barbuta, regolarmente inserite nella graduatoria del Comune di Roma per l’assegnazione, hanno finalmente ottenuto l’alloggio ed effettuato il trasferimento. Ma dalla giornata di ieri, ormai, fanno i conti con manifestazioni di odio e razzismo nei loro confronti che culminerà con la manifestazione del pomeriggio di oggi annunciata da CasaPound.

Lo scorso mese di aprile, un’altra rivolta anti rom a Casal Bruciato, in via Facchinetti. Anche in quel caso, una famiglia rom proveniente da La Barbuta è stata contestata da militanti neofascisti. Dopo giorni di presidio da parte dell’estrema destra al grido “Prima gli italiani”, la famiglia ha scelto di tornare a vivere nella baraccopoli e lo ha fatto sotto gli occhi delle amministrazioni municipali e comunali che hanno consentito ai militanti di organizzare un presidio fisso senza autorizzazione e di inveire con slogan e minacce verso i componenti della famiglia.
Il mese prima, a Torre Maura è andata in scena una contestazione senza precedenti: un presidio di tre giorni da parte degli estremisti giunti da varie zone di Roma ha avuto un epilogo inaccettabile. Le famiglie rom, 77 persone trasferite dal centro di via Toraldo alla struttura di via dei Codirossoni, sono state portate via, smistate e divise, e due di esse si sono viste costrette, con il consenso degli operatori comunali, a trasferirsi in due insediamenti della capitale.

In tutti e tre i casi, senza censura né freno da parte delle Forze dell’ordine, i militanti di estrema destra hanno dettato la linea delle assegnazioni delle case popolari sul territorio comunale organizzando manifestazioni non autorizzate, occupando suolo pubblico con minacce e azioni di forza: la presenza delle Forze dell’ordine ha solo marcato i limiti tra accusatori e vittime.
A partire da Torre Maura, l’Amministrazione Comunale sembra aver definitivamente ceduto al ricatto dell’estrema destra, manifestando una profonda debolezza e mostrandosi accondiscendente, di fatto, alle pulsioni neofasciste.

Le famiglie provenienti dall’insediamento La Barbuta rientrano nel progetto comunale del superamento dei campi denominato “Piano rom”. Il loro ritorno alla baraccopoli sancisce, tra le altre cose, il fallimento del disegno politico.

Associazione 21 luglio esprime profonda preoccupazione per quanto sta accadendo a Roma e ancora di più per l’arrendevolezza dell’Amministrazione Comunale davanti alla violenza di manifestazioni di stampo razzista e xenofobo.

Chiediamo alla sindaca Raggi una cosa molto semplice: far rispettare le leggi, garantendo ad ogni cittadino, al di là della sua etnia, la tutela dei diritti fondamentali e lottando, senza mezzi termini e tentennamenti, contro ogni minaccia e sopruso.

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