Associazione 21 luglio: dopo i rapporti ombra il Comitato ONU richiama l’Italia sui diritti dell’infanzia

Il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia ha pubblicato lo scorso 19 febbraio le Osservazioni Conclusive sull’Italia. Si tratta di un documento con cui il Comitato ONU rende noto il proprio parere sullo stato di attuazione della Committee on the rights of the child (CRC) e/o dei Protocolli Opzionali nel Paese esaminato, sottolineando i progressi compiuti ed evidenziando i punti critici, e invita il Governo ad intervenire laddove non vi sia congruità, anche attraverso la richiesta esplicita di modifiche legislative.

Cosa emerge dalle Osservazioni sull’Italia

Tante le tematiche sviscerate nel rapporto stilato dal comitato, tra le preoccupazioni emerse anche gli alti tassi di abbandono scolastico di bambini rom, sinti e caminanti nella fascia d’età riferita alla scuola dell’obbligo. Tra le cause del fenomeno: gli sgomberi forzati che costringono le famiglie ad abbandonare luoghi abituali di vita e di allontanarsi quindi da strutture e servizi come la scuola. Dal Comitato sui diritti dell’infanzia emerge anche la necessità di implementare l’approccio ai diritti umani nell’ambito del sistema educativo affinché sia più inclusivo nei confronti dei bambini appartenenti a gruppi di minoranza e dei bambini migranti, affinché ci sia un sostegno concreto alle loro aspirazioni.

Dal Comitato: “Il Governo adotti azioni per prevenire la discriminazione”

Non solo. Il Comitato ha posto l’attenzione anche sulla necessità di riprendere gli incontri relativi al gruppo di lavoro sullo status giuridico dei Rom, Sinti e Caminanti e prendere misure per migliorare la situazione dei minori privi di documenti o apolidi appartenenti alle comunità indicate.
Il Comitato, infine, chiede al Governo italiano di adottare azioni per prevenire la discriminazione e azioni positive in favore di minori in situazione di marginalità e svantaggio, come richiedenti asilo rifugiati, bambini migranti, bambini appartenenti a minoranze tra cui i minori rom, sinti e caminanti e di attuare efficacemente la Strategia nazionale per l’inclusione di Rom, Sinti e Caminanti.

Associazione 21 luglio ha fornito relazioni diventate la “base” per i richiami del Comitato all’Italia

Associazione 21 luglio in collaborazione con la rete Reyn Italia e il Gruppo CRC ha fornito nei mesi passati rapporti e relazioni dettagliati per documentare la condizione di vita dei bambini rom, sinti e caminanti in Italia. E sono stati proprio i documenti forniti da Associazione 21 luglio a porre le basi per i “richiami” che il Comitato ONU ha destinato all’Italia.“Associazione 21 luglio esprime soddisfazione per essere stata ascoltata ancora una volta dal Comitato ONU – ha detto il presidente Carlo Stasolla – siamo tuttavia molto preoccupati per il contesto socio-politico che abbiamo intorno dove integrazione e rispetto dei diritti umani trovano sempre meno spazio”.

Censimento rom

Censimento rom in Lombardia: la preoccupazione di Associazione 21 luglio

Associazione 21 luglio ha inviato una lettera di preoccupazione al Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e al Coordinatore UNAR Luigi Manconi in seguito al via libera concesso per la realizzazione di un censimento all’interno dei “campi” presenti sul territorio.

La Deliberazione

La Deliberazione del Consiglio Regione Lombardia n XI/40 del 3 luglio 2018 ha l’obiettivo di attuare «un censimento di residenti e insediamenti campi rom presenti in Lombardia, la chiusura dei campi irregolari, il contrasto all’accattonaggio e il sostegno all’obbligo scolastico».
All’interno del documento ufficiale si legge che «la situazione di estrema criticità a causa della presenza di numerosi nomadi che si sono stabilmente insediamenti nelle aree urbane […] hanno determinato una situazione di grave allarme sociale».

La lettera di Associazione 21 luglio

Nella lettera inviata da Associazione 21 luglio, l’Organizzazione esprime profonda preoccupazione per l’approccio sicuritario utilizzato dalle istituzioni nell’affrontare la cosiddetta “questione rom”, sottolineando come la terminologia utilizzata sia molto vicina a quella che ha caratterizzato l’oscura pagina politica dell’Emergenza Nomadi del 2008 (dichiarata poi incostituzionale dal Consiglio di Stato nel 2011).
Associazione 21 luglio ha fatto presente che un censimento su base etnica tramite identificazione e fotosegnalazione, oltre a rappresentare una violazione della dignità delle persone coinvolte, viola i principi generali in matera di libertà personale.
Infine, il presupposto secondo cui la presenza di rom costituisce motivo di “allarme sociale” crea un clima sociale ostile, collegando l’origine etnica a una situazione di pericolo.

I provvedimenti per contrastare la dispersione scolastica

Preoccupa anche la parte in cui viene menzionata l’adozione di provvedimenti per contrastare la dispersione scolastica alla luce di quanto scritto nel “Contratto di Governo per il Cambiamento” che pone come soluzione a questo problema l’allontanamento del minore dalla famiglia di appartenenza o la perdita della potestà genitoriale.
«Queste misure – si legge nella lettera inviata da Associazione 21 luglio –devono essere adottate come extrema ratio e spettano esclusivamente agli organi giudiziari […] e rappresenterebbero una discriminazione razziale ed etnica – prosegue – perché di fronte a situazioni di disagio materiale si preferisce imputare l’origine della situazione di rischio alla “cultura Rom”, concepita come univoca e ontologicamente pregiudizievole».

Conclusioni e richieste

Al termine della lettera Associazione 21 luglio chiede che vengano valutate attentamente le misure che si deciderà di intraprendere, scongiurando azioni di violazioni dei più basilari diritti umani di uomini, donne e bambini appartenenti alla comunità rom.

Il "Piano rom" del Comune di Roma calpesta i diritti umani

Dopo i fatti di Camping River, 61 organizzazioni e 27 accademici scrivono alla sindaca Raggi e all’Europa: «Il Piano rom del Comune di Roma va profondamente rivisto perché le sue azioni calpestano i diritti umani».
 
ROMA, 25/6/2018 – Di fronte alle pesanti violazioni dei diritti umani consumate in questi giorni, seguite alle preoccupanti dichiarazioni del Ministro dell’Interno Matteo Salvini che paventa un censimento etnico per la comunità rom in Italia, Associazione 21 luglio si sta mobilitando, a partire da una lettera inviata alla sindaca di Roma Virginia Raggi e ad alcuni organismi europei, sottoscritta da quasi 90 tra Associazioni e Organizzazioni della società civile, accademici e responsabili istituzionali.
Nella missiva sono tre le richieste avanzate in via urgente alla prima cittadina: l’immediata sospensione delle azioni previste nell’insediamento Camping River; l’adozione delle azioni più opportune volte alla verifica delle responsabilità della distruzione di beni di proprietà di Roma Capitale e della messa in stato di estrema vulnerabilità – in violazione delle basilari garanzie procedurali – dei nuclei familiari dimoranti in tali moduli; l’impegno ad una profonda revisione del “Piano di Indirizzo di Roma Capitale per l’inclusione delle Popolazioni Rom, Sinti e Caminanti” giudicato lesivo dei diritti umani.

L’antefatto: Camping River

Il 15 maggio scorso l’Amministrazione Capitolina aveva inviato una lettera notificando ad ogni famiglia presente nell’insediamento di Camping River la necessità di «lasciare immediatamente libero da persone e cose il modulo abitativo occupato, unitamente al suo nucleo familiare, inderogabilmente entro la data del 15 giugno 2018». Ora la scadenza si è spostata al 30 giugno e il “pugno di ferro” utilizzato dall’Amministrazione non fa che svelare sempre più clamorosamente le fragilità del “piano Rom”, un progetto di cui il Camping River doveva essere la sperimentazione pilota nel pieno rispetto dei principi della Strategia Nazionale per l’Inclusione dei rom, sinti e caminanti (il Camping River è entrato nel “Piano” a partire dal 1 luglio 2017 con deliberazione n.146 del 28 giugno 2017). Leggi qui un breve excursus.

Le fragilità del “Piano”

Il “pugno di ferro” del Comune si è dovuto scontrare con la realtà dei fatti: nonostante la gran parte delle famiglie residenti all’interno del “campo” sia risultata idonea al progetto di fuoriuscita assistita dal “villaggio Camping River”, le persone in questione non hanno potuto accedere ai contributi per il contratto di locazione perché – trovandosi in una situazione di inoccupazione e indigenza – non possono fornire le garanzie economiche necessarie per accedere al mercato immobiliare privato.

La distruzione dei moduli abitativi

Vetri divelti, pareti sfondate, porte e finestre smontate. Scaduto l’ultimatum del Comune di Roma alle famiglie residenti all’interno del Camping River, l’insediamento che da tredici anni ospita circa 400 persone di origine rom, l’Amministrazione ha iniziato il “superamento del Camping River” distruggendo, nelle mattinate del 21 e 22 giugno, 18 container nei quali vivevano le famiglie.

I rom del Camping River

La soluzione abitativa alternativa per i residenti è stata, come di consueto, quella di dividere le famiglie: donne e bambini in case famiglia, uomini per strada. La proposta non è stata accettata da nessuno dei nuclei in questione e i residenti sono rimasti inermi a guardare lo scempio che si consumava sotto i loro occhi.  Rimaste senza un tetto sopra la testa, le famiglie hanno dormito all’addiaccio, accampate vicino ai container distrutti. In questo modo, persone già vulnerabili e in condizioni di emergenza abitativa, sono oggi in una situazione di ancora maggiore fragilità.

La denuncia di Associazione 21 luglio

Oltre a rappresentare una pesante violazione dei diritti umani che infrange gli standard internazionali del diritto all’abitare, distruggere i container è stato un atto cinico e illogico, fa notare Associazione 21 luglio. Le strutture di proprietà del Comune di Roma hanno un costo, stando ai prezzi di mercato, di circa 20 mila euro. Distruggere e vandalizzare i container rappresenta dunque un consistente danno erariale per l’Amministrazione.
«Si è trattato di azioni gravissime, ciniche e crudeli. Sono state attuate ai danni di queste persone perché rom. Se si fosse trattato di qualcun altro, questa storia avrebbe avuto un esito diverso – ha affermato Associazione 21 luglio Onlus – Accusiamo la Giunta di incompetenza, per non essere stata capace di superare il Camping River secondo i principi della Strategia Nazionale di Inclusione. È ormai chiaro che questo “Piano rom” viola i diritti umani – aggiunge l’Organizzazione – e chiediamo ancora una volta e con sempre maggiore preoccupazione una revisione profonda delle azioni previste».

Il Flash mob

Per il giorno giovedì 28 giugno alle 15, Associazione 21 luglio ha indetto inoltre un flash mob davanti al Campidoglio per esprimere il proprio dissenso di fronte ai gravi fatti di questi giorni, denunciare le gravi violazioni dei diritti umani riscontrate nelle azioni del “Piano rom” e per chiederne una profonda revisione.

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Elena Risi
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CERD

Mancano report ufficiali sui Rom: il richiamo del CERD all'Italia

Il Comitato per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale delle Nazioni Unite (CERD) ha inviato, il 17 maggio scorso, una lettera di preoccupazione al Governo Italiano inerente la condizione di rom e sinti in Italia e l’assenza di dati ufficiali relativa a queste popolazioni.
Giunto alla sua 95esima sessione, gli Stati Membri si sono riuniti per discutersi e confrontarsi sui rapporti ombra realizzati nei vari paesi a cui anche Associazione 21 luglio ha collaborato per quanto riguarda la parte relativa alle comunità rom e sinte residenti in Italia.

Le Osservazioni del CERD all’Italia

Le Osservazioni conclusive del CERD si sono sviluppate in una serie di considerazioni inerenti i discorsi e i crimini d’odio, atti razzisti e discriminazione.
Il paragrafo 22 è interamente dedicato alla situazione dei rom e sinti residenti nel nostro paese, per i quali fa notare alle istituzioni italiane una «mancanza di informazioni puntuali e manifesta la sua preoccupazione per: l’assenza di segnalazioni sulla continuità o no degli sgomberi forzati negli insediamenti; le informazioni sufficienti riguardo l’implementazione  della desegregazione abitativa e altre misure concrete messe in atto per assicurare condizioni abitative adeguate per rom, Sinti e Caminanti. La Commissione richiede che gli Stati parte forniscano informazioni dettagliate a riguardo nel prossimo report.»

Il contributo di Associazione 21 luglio

Alla luce di tali considerazioni il lavoro del terzo settore risulta tanto più prezioso, vista l’assenza di reportistica ufficiale su questi argomenti.
Un ulteriore contributo, oltre al rapporto ombra alla cui stesura Associazione 21 luglio ha già collaborato, verrà dato dalla nostra organizzazione con la presentazione di un dettagliato rapporto di monitoraggio su Roma relativo al Piano di superamento dei “campi” presentato un anno fa dal Comune di Roma.
Il report “Il Piano di Carta. Monitoraggio a un anno dal Piano Rom del Comune di Roma” verrà presentato in Campidoglio mercoledì 30 maggio. Qui tutti i dettagli.

Rapporto Annuale

Rapporto Annuale 2017: in Italia 26 mila rom ancora in emergenza abitativa

Presentato in Senato il Rapporto Annuale 2017 di Associazione 21 luglio. Sono 26 mila i rom in emergenza abitativa in Italia, il monito: «Ancora inadeguate le politiche volte al superamento dei campi, mancano orientamento strategico e coordinamento nazionale delle politiche desegregative».

Roma – 6 aprile 2018. Il giudizio degli Enti internazionali ed europei di monitoraggio sui diritti umani* appare chiaro: anche nel 2017 l’Italia ha continuato ad essere il “Paese dei campi”, perseverando nell’utilizzo di politiche discriminatorie e segreganti nei confronti delle popolazioni rom e sinte presenti sul territorio nazionale oltre che nelle persistenti operazioni di sgombero forzato.
È stato presentato oggi in Senato, alla presenza del neo direttore UNAR Luigi Manconi, il Rapporto Annuale 2017 di Associazione 21 luglio che come ogni anno – in vista della Giornata Internazionale dei Rom e Sinti celebrata l’8 aprile – fa il punto sullo stato dei diritti delle popolazioni rom e sinte in condizioni di emergenza abitativa e residenti all’interno di baraccopoli formali e informali italiane.

Rom e Sinti in emergenza abitativa in Italia

Secondo i dati raccolti sul campo da Associazione 21 luglio, a fronte di un totale stimato compreso tra 120 e 180 mila presenze di cittadini di origine rom e sinta, sono circa 26 mila quelli in emergenza abitativa che vivono in baraccopoli formali e informali o nei centri di raccolta monoetnici, numero pari allo 0,04% della popolazione italiana. Rispetto all’anno precedente si registra quindi una leggera flessione di presenze (nel 2016 erano 28 mila unità) dettata non da una graduale risoluzione della questione ma piuttosto dalle drammatiche condizioni di vita all’interno di questi insediamenti che hanno spinto alcuni degli abitanti – prevalentemente comunitari – a spostarsi in altri Paesi o a tornare nelle città di origine.

I numeri

In Italia sono 148 le baraccopoli formali, distribuite in 87 comuni di 16 regioni da Nord a Sud, per un totale di circa 16.400 abitanti, mentre 9.600 è il numero di presenze stimato all’interno di insediamenti informali. A fine 2017 in Italia risultavano ancora attivi 2 centri di accoglienza monoetnici riservati alle comunità rom per un totale di 130 residenti, uno nella città di Napoli e uno a Guastalla, in provincia di Reggio Emilia. Dei rom e sinti residenti nelle baraccopoli formali si stima che il 43% abbia la cittadinanza italiana; mentre sono 9.600 i rom originari dell’ex Jugoslavia di cui circa il 30% – pari a 3.000 unità – è a rischio apolidia. Nelle baraccopoli informali e nei micro insediamenti, infine, vivono nell’86% dei casi cittadini di origine rumena.

La condizione dei minori e gli sgomberi forzati

A vivere sulla propria pelle le tragiche conseguenze della segregazione abitativa sono molti minori, il 55% secondo le stime di Associazione 21 luglio, con gravi ripercussioni sulla salute psico-fisica e sul loro percorso educativo e scolastico. A incidere sui livelli di scolarizzazione contribuiscono infatti in modo significativo sia le condizioni abitative sia la forte catena di vulnerabilità perpetrata dalle operazioni di sgombero forzato attuate in assenza delle garanzie procedurali previste dai diversi Comitati delle Nazioni Unite.
Nella sua costante attività di monitoraggio, Associazione 21 luglio ha registrato in tutto il 2017 un totale di 230 operazioni: 96 nel Nord Italia, 91 al Centro (di cui 33 nella città di Roma) e 43 nel Sud.

Antiziganismo e discorsi d’odio

L’antigitanismo rimane uno degli elementi che continua a caratterizzare la nostra società. Nel 2017 l’Osservatorio 21 luglio ha registrato un totale di 182 episodi di discorsi d’odio nei confronti di rom e sinti, di cui 51 (il 28,1% del totale) sono stati classificati di una certa gravità. È da segnalare quindi un incremento del 4% rispetto al 2016, anno in cui l’Osservatorio aveva rilevato un totale di 172 episodi.

La situazione a Roma

La città di Roma detiene il triste primato del maggior numero di insediamenti presenti, 17 in totale di cui 6 formali e 11 cosiddetti “tollerati”. Nella Capitale, nonostante le aspettative create a fine 2016 con la Memoria di Giunta e il “Progetto di Inclusione Rom” presentato il 31 maggio dalla sindaca Raggi che aveva come obiettivo il graduale superamento dei “campi” presenti all’interno della città – piano di cui Associazione 21 luglio aveva fin da subito evidenziato le fragilità – nel 2017 non è stato di fatto avviato alcun processo di inclusione. Caso esemplare quello dell’insediamento di Camping River, per il cui superamento la Giunta ha promosso una serie di azioni che si sono dimostrate fallimentari e non hanno fatto altro che “declassare” l’insediamento da formale a informale.

Le dichiarazioni

«Non è più il momento di tergiversare, non è più il momento di risposte nostalgiche che guardano alle soluzioni del passato – ha dichiarato Tommaso Vitale dell’Università Sciences Po, intervenuto oggi nel corso della presentazione del Rapporto – Questo è il momento del diritto anti-discriminatorio. In Europa le città stanno procedendo verso politiche di opportunità e integrazione, il tempo delle misure speciali, segreganti e discriminanti è definitivamente scaduto».
«Ancora una volta ci troviamo a dover constatare il fallimento delle politiche di inclusione rivolte a rom e sinti in emergenza abitativa – ha dichiarato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – non ci sono progressi nell’implementazione della Strategia e le politiche non hanno prodotto alcun processo di inclusione. Sono necessari un chiaro orientamento strategico e un coordinamento a livello nazionale rispetto alle politiche di desegregazione abitativa».
SCARICA IL RAPPORTO ANNUALE 2017


*European Union Agency for Fundamental Rights (FRA); Human Rights Council (HRC); Committee on the Elimination of Discrimination against Women (CEDAW) e European Parliament Committee on Civil Liberties, Justice and Home Affairs (LIBE).

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donne rom.

La voce delle donne rom all'International Roma Women's Congress

Un congresso internazionale organizzato da e per le donne rom di tutta Europa, riunito a Barcellona per discutere di temi fondamentali per le loro vite: salute, famiglia, diritto all’abitare e lavoro. Dzemila Salkanovic e Miriana Halilovic, operatrici di Associazione 21 luglio e attiviste rom, partecipano all’International Roma Women’s Congress per presentare le istanze di tutte le donne rom che negli ultimi mesi, prima dell’incontro, hanno ascoltato e raccolto. Diversi sono stati infatti i focus group da loro organizzati con donne rom, residenti nei “campi” e in case convenzionali, adulte e adolescenti, così da portarne gli spunti, le questioni e le priorità alla due giorni organizzata dall’Associazione Drom Kotar Mestipen.

Le priorità delle donne rom

Le donne rom che Miriana e Dzemila hanno incontrato e coinvolto nei lavori preliminari al Congresso hanno raccontato di vite segnate dall’ingiustizia: forti disuguaglianze di genere interne alle proprie famiglie, scarso investimento sulla scolarizzazione delle bambine e limitate possibilità lavorative per le giovani donne, una salute riproduttiva minacciata da aborti clandestini, da matrimoni precoci, da un inadeguato utilizzo degli anti-concezionali.
«Non ho controllo sulla maternità. Mio marito sostiene che il preservativo vada usato con le prostitute, non con le proprie mogli», ha riportato una partecipante a un focus group tenutosi a Roma.
(Per approfondire il tema della salute riproduttiva e dei matrimoni precoci, consulta il nostro Report “Non ho l’età”).

Da tutta Europa a Barcellona

Le donne rom partecipanti al Congresso sono arrivate a Barcellona da Grecia, Romania, UK, Irlanda, Bulgaria, Belgio, Repubblica Ceca, Ungheria, Spagna, Kosovo, Turchia, Serbia, Macedonia. Sono esponenti di associazioni di volontariato, di organizzazioni non governative, rappresentanti della società civile, attiviste. Unite dal comune interesse di condividere buone pratiche e di contribuire al superamento delle discriminazioni che le donne rom ancora oggi vivono in quanto donne e in quanto rom. L’International Roma Women’s Congress dà voce alle donne rom, al loro bisogno di fare rete, di promuovere un’immagine diversa di sé stesse, di essere riconosciute come protagoniste attive nel cammino dei diritti umani.

Cosenza.

Sgombero Cosenza, organizzazioni inviano appello al sindaco

In seguito alla deliberazione n.128 del 17 ottobre 2017 per la demolizione e lo sgombero dell’insediamento di via Reggio Calabria a Cosenza, il Mo.C.I., Associazione 21 luglio Onlus e Un Mondo di Mondi congiuntamente all’attivista rom Enzo Abruzzese, hanno inviato una lettera di preoccupazione al sindaco Mario Occhiuto e al prefetto Gianfranco Tomao.
Nel documento viene evidenziato come all’interno dell’insediamento siano ancora attualmente residenti 10 famiglie rom in condizioni di grave vulnerabilità per le quali, senza una soluzione abitativa condivisa con le famiglie che garantisca il diritto ad un alloggio adeguato, lo sgombero rappresenterebbe un ulteriore aggravamento della situazione di fragilità sociale in cui versano.

I precedenti

Gli scriventi sottolineano come già dal 2012 l’area è sotto l’attenzione dell’amministrazione che nello stesso anno ne aveva disposto un sequestro preventivo tramite l’autorità giudiziaria nonostante fosse abitata da numerosi nuclei famigliari di cittadinanza italiana appartenenti alla comunità rom in condizioni di disagio economico sociale. Da allora non solo non è stata attuata alcuna azione di supporto per la risoluzione di questa situazione di fragilità ma, al contrario, l’Amministrazione si è mossa per la realizzazione del “Ponte di Calatrava” culminando nel 2015 con l’ottenimento del dissequestro di una porzione dell’area fino alla fine dei lavori dell’infrastruttura.

Richieste e raccomandazioni

Alla luce di questi avvenimenti, i firmatari della lettera si sono appellati all’Amministrazione di Cosenza per chiedere quali azioni siano state messe in atto per fare fronte alla situazione emergenziale delle 10 famiglie presenti in via Reggio Calabria e a quanti sia stata comunicata l’assegnazione di alloggi popolari di riserva come previsto dall’art. 31 della Legge Regionale N. 32/1996.
Nella lettera viene sottolineato infatti come, in accordo con le recenti Osservazioni adottate dal Comitato dei Diritti Umani delle Nazioni Unite il 23 marzo 2017, sia necessario attuare ogni misura necessaria «al fine di evitare la pratica degli sgomberi forzati delle comunità rom residenti sul suolo nazionale – si legge nel testo della missiva –  e, in caso di sgombero, di provvedere alla garanzia di un alloggio alternativo adeguato in linea con gli standard internazionali».
È stata menzionata anche la Circolare del Ministero Interno 1 settembre 2017 N. 11001/123/111(1), la quale, riconoscendo  come elemento prioritario il diritto all’alloggio delle famiglie con reddito molto basso, ha stabilito che non si possano effettuare sgomberi di nuclei familiari con reddito basso senza aver prima trovato un’adeguata soluzione abitativa.
Foto di QuiCosenza
 

Gruppo CRC

Diritti dell'infanzia: pubblicato il terzo rapporto del Gruppo CRC

È stato pubblicato il terzo rapporto CRC sulla condizione dell’infanzia in Italia (Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza), 11 capitoli cui hanno contribuito 144 operatori delle 96 associazioni che costituiscono il gruppo CRC. Anche il gruppo di advocacy REYN Italia e Associazione 21 luglio hanno partecipato alla stesura, apportando contenuti per la redazione del capitolo dedicato all’infanzia rom in Italia.
Il Rapporto fotografa lo stato delle politiche dell’infanzia secondo la prospettiva del terzo settore ed è un’analisi complementare rispetto a quella fornita dal Governo.
Facendo il punto sull’attuazione della Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza in Italia, il documenta sottolinea che nonostante siano stati fatti significativi passi avanti sul piano legislativo manca ancora una visione strategica e sono ancora molto forti le disuguaglianze, soprattutto a livello regionale.
Per rispondere all’accresciuto rischio di povertà ed esclusione sociale di bambini e adolescenti fino a 16 anni, che in Italia dal 2007 al 2015 è passato dal 28,2% al 33,4% (in Europa nello stesso periodo cresceva dello 0,5%), è stato previsto un Fondo Nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale che attraverso il reddito inclusione supporteranno numerose famiglie con minori. Esistono ulteriori strumenti di recente introduzione evidenziati dal terzo rapporto CRC ma nel contempo viene evidenziato come le condizioni di crescente svantaggio economico dei bambini in Italia e la riforma sulla cittadinanza siano da considerare tra le principali sfide del prossimo futuro.
Sui minori rom, il rapporto evidenzia l’urgenza di superare le baraccopoli e risolvere l’emergenza abitativa da cui sono afflitti circa 15 mila minori rom in tutta Italia. «Per un bambino rom, che nasce oggi in una baraccopoli istituzionale o informale, la vita appare tracciata come un “percorso a ostacoli”: l’ostacolo di essere allontanato dalla propria famiglia, quello di sposarsi in età adolescenziale, quello di restare nel proprio Paese di origine lontano dai genitori. La condizione delle persone di età minore rom, che in Italia vivono in stato di povertà, segna fortemente il loro presente e compromette irrimediabilmente il loro futuro».
Il report sottolinea inoltre come sul piano scolastico le misure “speciali” adottate per incrementare la frequenza scolastica di questi minori si siano in realtà dimostrate fallimentari. A incidere sui livelli di scolarizzazione contribuiscono infatti soprattutto le condizioni abitative segreganti degli insediamenti e la marginalizzazione spaziale in cui vivono. Alla luce di queste considerazioni il gruppo CRC raccomanda al Governo di «sollecitare la messa in opera delle precondizioni necessarie per una rapida ed effettiva messa in opera della Strategia Nazionale d’Inclusione, attraverso concrete misure a livello locale e in particolare promuovendo la desegregazione abitativa»; al MIUR di «vietare l’utilizzo di tabelle differenziate di valutazione su base etnica incentivando politiche includenti e non discriminatorie, anche in riferimento al trasporto scolastico, sensibilizzando al contempo il personale della scuola sull’adozione di pratiche educative inclusive e non discriminatorie».
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Inclusione in Italia: il quarto ciclo di monitoraggio del Consiglio d'Europa

Nuove raccomandazioni dal Consiglio d’Europa sul tema dell’inclusione. È stata pubblicata la risoluzione CM/ResCMN(2017)4 del Comitato Consultivo della Convenzione Quadro per la Protezione delle Minoranze Nazionali, con riferimento alle condizioni di vita delle comunità rom e sinte che vivono in Italia in emergenza abitativa.
La Convenzione Quadro aveva svolto nel 2014 il quarto ciclo di monitoraggio sull’Italia con la facilitazione di Associazione 21 luglio nell’ex centro di accoglienza per soli rom di via Salaria (chiuso il 1 agosto del 2016) e nella baraccopoli formale di via Salone, concentrando la propria attenzione sulle istanze relative alla protezione e alla parità di trattamento di queste comunità nel nostro Paese.
Il primo punto della lista che secondo la Convenzione Quadro richiede azioni urgenti è il superamento dei «cosiddetti “campi nomadi” sia autorizzati sia informali – si specifica – per garantire l’accesso a un alloggio adeguato e l’inserimento dei bambini nel sistema scolastico ordinario, adottando misure incisive per combattere il fenomeno del precoce abbandono scolastico».  I dati raccolti da Associazione 21 luglio nell’ultimo rapporto sull’infanzia, mostrano infatti un quadro impietoso della situazione in Italia, che condanna questi minori a un’esistenza segnata fin dalla nascita. In un caso su 5, un bambino delle baraccopoli non avrà accesso al sistema scolastico e solo l’1% arriverà a frequentare le scuole superiori (Uscire per Sognare, novembre 2016).
A seguire, tra le misure urgenti menzionate nel documento per favorire l’inclusione di questa comunità nel nostro Paese, la Convenzione Quadro ha anche sottolineato l’importanza di rafforzare il ruolo dell’UNAR (Ufficio Nazionale Anti discriminazioni Razziali) garantendone l’indipendenza e quindi la maggiore efficienza.

Chiusura dell’insediamento Campig River. Lettera di Associazione 21 luglio alle autorità romane

Con una lettera inviata il 12 giugno 2017 all’assessore alla Persone, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassare, e per conoscenza al Commissario Europeo Nils Muižnieks, al senatore Luigi Manconi e all’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale), Associazione 21 luglio esprime profonda preoccupazione per la repentina chiusura dell’insediamento romano di Camping River comunicata solo verbalmente ai 420 ospiti accolti malgrado l’Amministrazione Comunale, sin dal suo insediamento, fosse a conoscenza dell’urgenza di dover rescindere il rapporto con l’ente gestore. Associazione 21 luglio raccomanda al Comune di Roma che «ogni azione venga ricollocata all’interno delle garanzie procedurali previste dal Comitato per i Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite e che ad ogni nucleo familiare venga assicurata la piena e totale protezione delle garanzie del diritto internazionale, provvedendo alla garanzia di un alloggio alternativo adeguato in linea con gli standard internazionali».

L’insediamento di Camping River è uno degli 11 «villaggi attrezzati» di Roma Capitale e al suo interno vivono circa 420 rom. E’ stato inaugurato nel 2005 e, secondo i rilievi effettuati dal Dipartimento Servizi Educativi di Roma Capitale nell’anno scolastico 2015-2016 erano 250 i minori iscritti alla scuola dell’obbligo. Il 1° giugno 2017 il direttore della Direzione Accoglienza e Inclusione del Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale ha comunicato alla Cooperativa Sociale Isola Verde, ente che dal 2005 gestisce l’accoglienza nell’insediamento che «il servizio attualmente affidato in regime di prolungamento tecnico, giungerà a scadenza alla data del 30.06.2017».

Nella missiva Associazione 21 luglio raccomanda alle autorità romane che le vicende amministrative legate alla chiusura dell’insediamento non si traducano in un’azione lesiva dei diritti umani verso i 420 rom arrivando a degenerare in uno sgombero forzato.

Le risorse per soluzioni alternative ci sono. E’ per questo che Associazione 21 luglio auspica che l’1,5 milioni di euro che erano stati previsti per un nuovo insediamento dove ricollocare i 420 rom possano essere “riconvertiti” per iniziare, proprio da Camping River, il superamento dei “campi rom” annunciato dalla stessa sindaca Virginia Raggi durante la presentazione del “Piano per il superamento dei campi rom” del 31 maggio scorso».

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