Nessuno sfratto per la famiglia Costica: Associazione 21 luglio: «Battaglia vinta a metà, ora far uscire famiglie dall’emergenza assistenziale»

Prima negli orfanotrofi, poi per strada. La storia di Costica viene da lontano, dalla povertà e dalla miseria che quarant’anni fa dominavano la Romania.

Dall’arrivo in Italia, il pellegrinaggio tra i centri di raccolta rom, fino alla richiesta di sfratto: un calvario che Associazione 21 luglio ha seguito fin dall’inizio, dal 2008 quando Costica ha scelto di vivere in Italia per raggiungere la sua famiglia. Una volta in Italia ha conosciuto e sposato una donna, disabile al 100% dalla quale ha avuto tre bambini.

Una vita nei centri di accoglienza

La famiglia Turcanu, questo il suo cognome, ha vissuto dapprima in una roulotte messa a disposizione dalla Comunità di Sant’Egidio, poi nell’ex cartiera di via Salaria (centro di accoglienza), ancora in un centro di raccolta rom in via Amarilli, in un altro a via Toraldo (Torre Angela) e poi via dei Codirossoni.

Da quest’ultima struttura, proteste cittadine e di estrema destra ne ha provocato all’allontanamento disposto dal Comune di Roma. Costica e la sua famiglia vengono accompagnati in un altro centro di via della Primavera, per loro si sprono le porte di uno spazio di circa 16 metri quadri che la stessa ASL dichiarerà mediocre.

La richiesta di “dimissioni” per la famiglia di Costica

Alla fine di febbraio a Costica arriva la richiesta di “dimissioni” da parte dell’Ufficio Speciale Rom, Sinti e Caminanti del Comune di Roma: in altre parole gli viene chiesto di lasciare i locali in cui vive insieme alla sua famiglia entro sabato 7 marzo.

Associazione 21 luglio ha presentato una richiesta di riesame per chiedere di rivalutare la posizione di Costica e della sua famiglia o di trovargli un’altra sistemazione considerata la fragilità del nucleo famigliare.

L’obiettivo far uscire le famiglie dall’emergenza assistenziale

Dopo una intensa battaglia e un lavoro di pressione realizzato insieme a Unione Inquilini, Roma Today, la visita del consigliere comunale Giovanni Zannola e dei deputati Matteo Orfini e Luca Rizzo Nervo, il Comune di Roma sistema quattro famiglie (compresa quella di Costica) in una struttura della Croce Rossa.

«Cercheremo di andare oltre, per fare uscire le famiglie dell’emergenza assistenziale nella quale sono ingabbiati da anni» ha detto Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio.

A Ghent per il workshop di advocacy targato REYN

Si svolgerà dal 17 al 19 febbraio il workshop di advocacy applicato di REYN a Ghent. All’evento parteciperanno 22 rappresentanti di 11 organizzazioni che appartengono alla rete internazionale. Associazione 21 luglio sarà rappresentata da Aurora Sordini (segretario generale) e da Francesca Petrucci coordinatrice REYN Italia.

Il seminario ospitato da REYN Belgium sarà condotto da Jonathan Ellis con il sostegno del team di REYN International e si concentrerà sullo sviluppo di un’infografica che vede protagonisti professionisti rom che, terminati gli studi, sono impegnati a lavorare nell’ambito dell’ECD. Non solo, il corso punterà all’esplorazione di diverse azioni di advocacy a livello nazionale e internazionale.

Lo scopo del REYN Applied Advocacy Workshop è quello di basarsi sulla conoscenza che i REYN nazionali hanno acquisito attraverso la loro partecipazione a precedenti corsi di formazione e supporto continuo forniti da Jonathan Ellis.

Attraverso questo seminario, i REYN nazionali impareranno come progettare le loro teorie del cambiamento e mettere in pratica piani e strategie di azione di advocacy e come utilizzare diversi strumenti di advocacy, quali infografica, riunioni istituzionali, eventi per far emergere sempre più la priorità comune del progetto REYN.

L’OSCE presenta il rapporto sugli hate crimes: “In Italia aumento dei casi registrati”

Nessuna flessione ma un lieve aumento del numero di casi di hate crimes registrati in Italia nel 2018, in particolare nei confronti delle popolazioni rom e sinte.

A rendere noti dati e numeri è L’OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, in occasione della Giornata Internazionale della tolleranza, lo scorso 16 novembre, ha pubblicato il rapporto riguardo i crimini d’odio commessi nel 2018 ni Paesi membri.

I casi denunciati in Italia da Associazione 21 luglio

Nell’intera area rappresentata dai Paesi membri, l’OSCE ha registrato nel 2018 un numero di 4.500 casi di hate crimes documentati alla polizia e un numero di 1111 casi nel territorio italiano.

L’organizzazione completa il suo rapporto anche con gli incidenti segnalati dalla società civile: un grande supporto è fornito da Associazione 21 luglio che grazie alle azioni di monitoraggio e osservazione delle comunità rom nel panorama nazionale, può documentare casi specifici.

Durante lo scorso anno si sono registrati 15 casi di hate crimes nei confronti di rom e sinti. Tra tutti i casi segnalati da Associazione 21 luglio, uno eclatante è rappresentato dalla bambina colpita alla schiena con un fucile ad aria compressa.

Gli autori hanno gridato il nome di un politico noto per le sue opinioni anti-rom e anti-migranti.

“I casi d’odio non riguardano solo le comunità minoritarie”

In 53 dei 57 Paesi membri dell’OSCE, infatti, esiste una legislazione ad hoc ma non in tutti i paesi le leggi vengono applicate. Dal rapporto si evince che molte delle vittime non denunciano, sia a causa della diffidenza nei confronti delle forze dell’ordine, sia per le lungaggini burocratiche.

L’impegno non è mai abbastanza e gli stati membri devono fare di più: “Il crimine motivato da pregiudizi non è un fenomeno che riguarda solo le comunità minoritarie, ma al contrario è un attacco diretto alle nostre democrazie e ai principi dei diritti umani su cui si basano” ha commentato Ingibjörg Sólrún Gísladóttir dell’ODIHR, in occasione della presentazione dello scorso 16 novembre.

Le raccomandazioni dell’Ufficio dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite al governo italiano

Lo scorso gennaio una delegazione dell’Ufficio dell’Alto commissariato della Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) ha visitato tre città italiane a seguito delle informazioni ricevute (nell’anno precedente) relative a casi di razzismo e di intolleranza nei confronti di particolari gruppi di individui fino a sfociare in crimini d’odio.

La visita a Roma dell’Ufficio dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite

Oltre Napoli e Milano, la delegazione ha effettuato sopralluoghi anche nella città di Roma: qui, Associazione 21 luglio l’ha incontrata e ha manifestato preoccupazione sulla condizione delle comunità rom e sinte e sul fenomeno dell’antigitanismo che le colpisce.

Nelle scorse settimane l’Ufficio dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha pubblicato il rapporto della missione in Italia, precisando che “La discriminazione strutturale nei confronti della comunità rom, sinti e caminanti e l’antigitanismo rimangono gravi problemi.

Contribuiscono all’emarginazione socioeconomica e all’esclusione politica dei rom e influenzano significativamente il loro accesso ai servizi di base. Negli incontri con le autorità regionali e locali, il team ha ascoltato i commenti di diversi funzionari sulla “criminalità” dei rom. Tali commenti indicano che l’antigitanismo rimane pervasivo nella sfera pubblica e politica, incidendo sulle azioni e sulle politiche delle autorità e ostacolando l’attuazione della strategia nazionale”.

Le raccomandazioni dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite al governo italiano

Il documento, oltre a presentare fotografie chiare e puntuali dello spaccato sociale, politico e culturale, stila anche una serie di raccomandazioni rivolte allo Stato italiano e si dice “pronto a fornire assistenza tecnica su richiesta della autorità”.

Le raccomandazioni sono state divise in otto macro-aree e toccano temi come le questioni istituzionali, disaggregazione dei dati, incitamento all’odio razziale, alla discriminazione e alla violenza, applicazione della legge, diritti economici, sociali e culturali, diritto alla nazionalità e all’apolidia, impatto su gruppi particolari, difensori dei diritti umani figurano indicazioni volte alla tutela dei diritti umani. Tra quelle più significative:

  • raddoppiare gli sforzi per porre fine all’apolidia, anche prendendo in considerazione misure speciali per valutare e affrontare l’apolidia nella popolazione Rom;
  • effettuare una revisione completa dei curricula e dei libri di testo scolastici per assicurarsi che non contengano osservazioni o stereotipi discriminatori e che affrontino l’eredità del colonialismo e dell’antigitanismo in modo appropriato.

E ancora:

  • continuare gli sforzi per sviluppare e proteggere lo status e l’accesso ai diritti delle minoranze rom e delle comunità minoritarie religiose (inclusi musulmani ed ebrei), tra gli altri gruppi minoritari.

Associazione 21 luglio, attraverso il lavoro di Osservatorio prima e di Advocacy poi, continua a dedicare massima attenzione verso la condizione delle comunità rom e sinti per raggiungere come unico fine la tutela dei loro diritti.

Alunni rom? Sinti o Caminanti? La discriminazione alla scuola di Venezia che viene da lontano

Rom, sinti, caminanti. Tre le specifiche che le famiglie “nomadi” (come indicato sulla scheda) di Venezia hanno dovuto indicare all’atto di iscrizione dei propri figli all’istituto comprensivo Corner di Fossò-Viganovo. Il modulo di iscrizione, presente da tempo sul sito della scuola, è finito sotto i riflettori solo di recente grazie alla decisione di alcuni genitori (residenti a Padova) di denunciare la vicenda come “abuso e discriminazione gravissima”. Poche ore dopo la scheda di iscrizione è stata rimossa dal sito internet della scuola: “Se il modulo dal punto di vista legale ha dei profili di illegittimità lo cambieremo sicuramente” aveva detto il dirigente scolastico Carlo Marzolo.

Per il Miur sono necessari insegnamenti specifici che tengano conto del “retroterra culturale di queste popolazioni”

La vicenda raccontata dalle cronache recenti per quanto possa indignare e suscitare rabbia è solo l’ultima manifestazione (in ordine di tempo) di una discriminazione verso gli alunni rom dai tratti istituzionali che si inserisce in un contesto dai margini più ampi. Basti pensare che già nel 2014, il Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) ha stilato un vademecum contenente “Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri” avvertendo la necessità di curare un paragrafo dedicato a “Alunni rom, sinti e caminanti” assimilati già in partenza come bambini stranieri. Nel testo si legge: “I bambini rom sono abituati ad imparare interagendo direttamente, in modo personale e concreto, con i membri della propria comunità e per questo appaiono poco inclini a prestare attenzione al discorso, anonimo ed astratto rivolto dall’insegnante all’intera classe”. Nello stesso documento si legge come “lavorare con alunni rom richieda disponibilità a impostare percorsi di apprendimento specifici che tengano conto del retroterra culturale di queste popolazioni”. In altre parole, i bambini rom, sinti e caminanti, vengono discriminati già solo per appartenere a un’etnia che non è inserita nella società maggioritaria.

Il “Programma di scolarizzazione dei bambini rom”

E come un effetto a cascata, un trattamento differenziato si manifesta anche in altre circostanze come il “Programma di scolarizzazione dei bambini rom” e l’istituzione di uffici scolastici, presenti in diverse città italiane, prettamente dedicati ai bambini rom. Un programma ad hoc, quindi, che andando oltre le finalità previste costituisce già a monte una discriminazione che solo difficilmente può essere superata. Basti pensare agli scuolabus specifici per bambini rom che non sempre ottemperano agli obblighi e sono in parte causa della mancata frequenza scolastica.

Non deve pertanto stupire, purtroppo, la specifica riportata sul modulo di iscrizione della scuola di Fossò-Viganovo. La questione è altra e ampia e necessità di una riflessione che viene da lontano e pone l’accento su atteggiamenti di discriminazione più radicati e istituzionalizzati che trovano solo parziale espressione in contesti come quello citato.

Sgomberi di comunità rom: il Consiglio d’Europa ammonisce lo Stato italiano

Assicurare che le persone sfrattate non siano rese senzatetto, garantire che gli sgomberi non provochino condizioni di vita inaccettabili alle persone coinvolte, inoltre di informare senza indugio il Comitato delle misure adottate per attuare tutto questo. Ecco quali sono le indicazioni che il Comitato Diritti Sociali del Consiglio d’Europa ha presentato al governo italiano in materia di sgomberi in attesa di pronunciarsi in merito al ricorso presentato da Amnesty International nei mesi precedenti. Il documento elaborato dall’organizzazione internazionale sottolineava la presenza massiccia di sgomberi forzati, l’uso di misure segreganti al di sotto degli standard e il fallimento dello Stato italiano nell’assicurare un accesso all’housing sociale per i rom.

Lo sgombero di Giugliano come casus belli

Come casus belli il Comitato ha citato lo sgombero di 450 persone di etnia rom avvenuto durante lo scorso mese di maggio a Giugliano in Campania (provincia di Napoli) ad opera dell’amministrazione locale, a cui ha fatto seguito una serie di sgomberi reiterati in poche ore. Ad oggi la comunità rom giuglianese non ha ottenuto ancora una soluzione rispetto all’emergenza abitativa di cui è vittima.

Associazione 21 luglio è stata la prima organizzazione nazionale a denunciare lo stato di abbandono e di marginalità in cui perpetuano ormai da due mesi centinaia e centinaia di persone, sottolineando la violazione dei diritti umani, in particolar modo delle bambine e dei bambini che vivono all’interno della comunità: tra questi anche neonati. L’Associazione ha lanciato un appello e presentato, insieme all’European Roma Rights Centre, ricorso alla corte europea dei diritti dell’uomo, a seguito dell’iniziativa, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha imposto misure ad interim allo Stato italiano, poi ritirate per l’impegno assunto dallo stesso nei confronti della comunità rom giuglianese.

«Non ci stanchiamo di denunciare le sistematiche violazioni dei diritti umani»

«Accogliamo con favore le parole del Comitato perché per l’ennesima volta un organismo internazionale sente la necessità di raccomandare all’Italia il rispetto dei diritti fondamentali durante le operazioni di sgombero. Come Associazione 21 luglio non ci stanchiamo di denunciare le sistematiche violazioni dei diritti di donne e uomini, bambine e bambini che in questi anni, sotto i diversi governi nazionali e locali, hanno visto le loro abitazioni distrutte dalle ruspe. Attendiamo con fiducia una soluzione rapida ed efficace per la comunità rom giuglianese che vive ancora in uno stato di abbandono e di marginalità, uno stato che deve cessare quanto prima visto che le famiglie sono allo stremo delle loro forze e che le misure messe in atto dall’Amministrazione comunale appaiono ancora estremamente deboli e non strutturate» ha commentato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio.

Il monito della Corte Europea al Governo italiano sortisce i primi effetti a Giugliano in Campania

Il monito della Corte Europea al Governo italiano sortisce i primi effetti a Giugliano in Campania. Associazione 21 luglio e ERRC: «Si apre un’occasione storica per l’inclusione delle comunità rom»

“La Corte Europea dei Diritti Umani accoglie positivamente le osservazioni ricevute dal Governo italiano secondo cui non è stata adottata alcuna ordinanza di sgombero e che non è prevista, ad oggi, una tale misura”. È questo uno stralcio contenuto nella lettera che la Corte di Strasburgo ha inviato alle famiglie rom di Giugliano in Campania che hanno presentato ricorso a Strasburgo il 16 e il 21 maggio scorsi: sul capo delle 45 famiglie non pende nessuna minaccia di sgombero dall’ex area industriale della periferia comunale.

L’intervento e la mediazione di Associazione 21 luglio e ERRC tra i ricorrenti e la Corte Europea sono stati determinanti affinché il Governo italiano mostrasse impegni chiari a tutela dei diritti di uomini, donne e bambini già vittime di reiterati sgomberi da terreni adiacenti l’attuale soluzione. Grazie all’impegno di Associazione 21 luglio e ERRC, quindi, il Governo per il tramite del Comune, ha garantito l’accesso ai servizi base attraverso la collocazione di bagni chimici al di fuori dell’area diventata il rifugio di 450 rom.

Non solo, dopo il monito della Corte europea, il Governo ha fatto sapere che il Comune starebbe attivando una task force di servizi sociali a sostegno delle famiglie e il sostegno della Caritas, offrendo altresì soluzioni temporanee alloggiative in una tensostruttura e in strutture di accoglienza protetta sia sul territorio comunale che regionale.

Per tutte queste ragioni e per gli impegni assunti dal Governo a seguito dell’avviso ricevuto da Strasburgo, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha deciso di sospendere le misure ad interim in attesa dell’ufficializzazione del ricorso prevista per il prossimo mese di luglio.

Carlo Stasolla (Associazione 21 luglio) – «Guardiamo con soddisfazione e con speranza quanto deciso dalla Corte. Dopo 30 anni di marginalizzazione e ghettizzazione della comunità rom sul territorio giuglianese, per la prima volta si apre un’occasione storica per l’inclusione delle comunità rom, un’occasione che gli organi istituzionali hanno il dovere di cogliere e che come Associazione 21 luglio nel rispetto dei ruoli di ciascuno sosterremo e incoraggeremo nella loro implementazione».

Da Strasburgo la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo interviene sulla vicenda dei rom di Giugliano imponendo il rispetto dei diritti umani

Roma, 18 maggio 2019 – Con una decisione di importanza fondamentale, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con sede a Strasburgo, riconoscendo il diritto all’unità familiare e la necessità di adottare misure provvisorie, ha imposto al Governo italiano di fornire un alloggio adeguato alle famiglie rom che, dopo lo sgombero forzato avvenuto a Giugliano, nei giorni scorsi, supportati da Associazione 21 luglio e da European Roma Rights Centre, avevano presentato ricorso.

Antefatto

Lo scorso 5 aprile 2019, con Ordinanza sindacale n. 29, per circa 450 persone residenti nell’insediamento di via del Vaticale nel Comune di Giugliano era stato disposto dall’Amministrazione Comunale lo sgombero per motivi di salubrità e salute pubblica prevedendo solo su carta anche l’accompagnamento dei Servizi sociali comunali nel ricollocamento abitativo.
Ma la mattina del 10 maggio 2019 le Forze dell’Ordine avevano attivato l’allontanamento coatto delle famiglie dall’insediamento di via del Viaticale. Secondo le numerose testimonianze raccolte, sia prima che durante le operazioni di sgombero alle persone era stato verbalmente intimato di uscire dal territorio di Giugliano pena la cancellazione anagrafica e l’allontanamento dei minori. Non avendo altra possibilità e costantemente sorvegliati dalle Forze dell’Ordine, la comunità rom di Giugliano si era divisa tra il territorio del Comune di Villa Literno e quello di Castel Volturno. Da quest’ultimo era stata allontanata dopo poche ore. Le 450 persone rom si erano, quindi, ricongiunte nella serata dello stesso giorno in un’area dismessa nella zona industriale di Giugliano.

La nuova collocazione si è rivelata da subito totalmente inadeguata

Le 73 famiglie, attualmente accampate in quell’area, non dispongono di riparo alcuno, sono costrette a dormire all’interno delle autovetture o all’aperto, malgrado le difficili condizioni atmosferiche, non hanno elettricità, sono prive di acqua potabile e servizi igienici. I 105 minori frequentanti le scuole dell’obbligo sono stati costretti ad interrompere la frequenza scolastica. Associazione 21 luglio si è da subito mobilitata con una Conferenza stampa straordinaria presso la Sala Stampa della Camera e con un appello online per denunciare i diritti violati dalle autorità in occasione dello sgombero forzato e per chiedere al Comune di Giugliano un intervento urgente volto ad offrire soluzioni alloggiative adeguate e dignitose per tutte le persone, garantendo loro l’accesso ai servizi base e il ripristino della frequenza scolastica per i minori in età scolare e promuovendo il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Ieri è arrivata la decisione da Strasburgo che, in riferimento ai ricorrenti, ha imposto al Governo italiano di garantire un alloggio adeguato ai minori e alle loro famiglie.

I commenti delle organizzazioni

Secondo Carlo Stasolla, che dopo la decisione della Corte ha interrotto lo sciopero della fame iniziato domenica scorsa, “L’arretramento dei diritti delle comunità più marginalizzate, registrato in Italia soprattutto nell’ultimo anno, oggi segna un clamoroso stop. Sulla vicenda di Giugliano, Associazione 21 luglio è stata la prima a denunciare la sistematica violazione dei diritti, ha promosso appelli, ha organizzato conferenze stampa, ha supportato e affiancato le famiglie che hanno proposto il ricorso alla Corte Europea, per raggiungere un obiettivo semplice e chiaro: ristabilire i principi della Costituzione italiana su quell’area della periferia giuglianese dove i diritti fondamentali erano stati definitivamente rimossi dalle stesse istituzioni locali che avrebbero dovuto garantirli. È giunta l’ora che venga spezzato il circolo vizioso che ha tenuto per trent’anni la comunità rom di Giugliano vittima del ricatto e della paura e da domani dobbiamo tutti lavorare per un futuro che parli il linguaggio del rispetto della dignità umana e dell’inclusione. Su Giugliano – ha concluso Stasolla – da oggi l’Europa ha acceso un faro che illumina tutta l’Italia e che tutti abbiamo il dovere di mantenere acceso: il faro dell’antidiscriminazione e degli stessi diritti sanciti dall’articolo 2 e 3 della Costituzione italiana che nessuno, a qualunque titolo, può arrogarsi la presunzione di spegnere”.

“Questa decisione rompe il lungo ciclo degli sgomberi forzati che da molto tempo tormenta questa comunità, e più in generale i rom in Italia”, ha affermato Jonathan Lee dello European Roma Rights Centre. “Quando le autorità sradicano le famiglie rom dai loro contesti abitativi, sanno bene che ciò comporterà l’abbandono della scuola per i bambini, la perdita del lavoro per i genitori. Nonostante la famiglia dovrà insomma ricominciare da zero, le autorità procedono comunque con lo sgombero forzato. La Corte ha confermato che l’Italia non è al di sopra della legge e non può, indiscriminatamente, rendere i rom senzatetto. I membri di questa comunità hanno ottenuto una grande vittoria contro la discriminazione e contro le politiche dell’odio che perpetuano l’esclusione dei rom in Italia.”

 

Dopo Torre Maura e Casal Bruciato, l’odio verso i rom si estende a Giugliano

ROMA 15 maggio 2019 – Si è svolta nella giornata di oggi la conferenza stampa organizzata da Associazione 21 luglio presso la Sala stampa della Camera dei Deputati. Insieme a Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio, Riccardo Magi parlamentare, Alex Zanotelli, sacerdote comboniano, Enrico Muller, responsabile di CasArcobaleno di Scampia, Nicola Palma, consigliere comunale di Giugliano.

Dopo i fatti di Torre Maura e di Casal Bruciato, continua ad accendersi di odio contro i rom la periferia italiana. A Giugliano, nella provincia di Napoli, 450 rom, di cui la metà bambini, dopo tre sgomberi forzati organizzati dall’Amministrazione Comunale e avvenuti nella sola giornata del 10 maggio scorso, si sono rifugiati in un’area dismessa della periferia giuglianese in condizioni drammatiche e a forte rischio per la loro incolumità. I diritti umani sono stati violati dalle istituzioni nel Comune campano e in Italia l’onda dell’odio verso i rom vede crescere la sua forza.

Secondo Carlo Stasolla, oggi al terzo giorno dello sciopero della fame per protestare contro l’abbandono istituzione delle famiglie rom di Giugliano, lo sgombero organizzato dall’Amministrazione Comunale ha di fatto provocato una gravissima emergenza umanitaria che Associazione 21 luglio ha toccato con mano con numerosi sopralluoghi. “La vita di 450, tra cui numerosi neonati e bambini, è messa a serio repentaglio da politiche irresponsabili e noncuranti della dignità umana. A Giugliano abbiamo visto declinata una discriminazione di stampo istituzionale nei confronti di una comunità che da più di 30 anni paga sulla pelle il prezzo dell’emarginazione e della segregazione abitativa. Chiediamo al governo nazionale e locale un intervento urgente volto a garantire servizi minimi e a salvaguardare il diritto alla salute e alla scolarizzazione”.

Associazione 21 luglio ha lanciato un appello urgente al Sindaco del Comune di Giugliano, Antonio Poziello, al Governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca e al capo del Dip. della Protezione Civile, Angelo Borrelli per chiedere di attivare con la massima urgenza e senza ulteriori ritardi misure volte ad offrire soluzioni alloggiative adeguate e dignitose per tutte le persone, garantendo loro l’accesso ai servizi base e il ripristino della frequenza scolastica per i minori in età scolare. L’appello, che in poche ore ha già raccolto un migliaio di adesioni è visionabile su www.21luglio.org

Per informazioni: stampa@21luglio.org

Giugliano (Napoli): sgomberato campo con 450 persone

Associazione 21 luglio nelle scorse settimane ha seguito con preoccupazione la vicenda del campo rom di Giugliano (in provincia di Napoli) abitato da 450 persone di cui la metà bambini. Nei giorni scorsi l’associazione si era attivata organizzando sopralluoghi nell’insediamento, incontrando i rom e avviando un dialogo con realtà associative e istituzioni locali. Malgrado le rassicurazioni fornite da rappresentanti dell’amministrazione comunale che avevano assicurato che lo sgombero si sarebbe svolto solo a seguito dell’offerta di contributi economici una tantum per il reperimento di soluzioni abitative, nella mattina di oggi l’insediamento è stato sgomberato senza che alle persone venisse offerta nessuna soluzione alternativa.

Alle ore 7.30, una ventina di agenti delle Forze di Polizia si sono presentati nell’insediamento intimando alle persone di allontanarsi dallo stesso al fine di prevenire un’azione imponente delle Forze dell’Ordine nella stessa mattinata di oggi. Le famiglie con i loro furgoni e le roulotte si sono quindi allontanate dal campo portando con loro solo i beni essenziali e in queste ore stanno cercando un posto dove potersi trasferire ma le forze dell’ordine poste al loro seguito impediscono qualsiasi loro stazionamento all’interno del territorio comunale. Dalle numerose testimonianze raccolte emerge come già nei giorni scorsi rappresentanti dell’amministrazione di Giugliano avevano paventato l’ipotesi di cancellare le famiglie dall’anagrafe comunale sollecitando con forza alle stesse un loro trasferimento in altri comuni limitrofi.

«Dopo i fatti di Torre Maura a Roma, la vicenda di Casal Bruciato avvenuta nella Capitale, un altro tassello si aggiunge al pericoloso “quadro emergenziale” che in Italia si sta costruendo attorno alla “questione rom”. Non è più il colore politico a creare distinguo nella gestione della comunità rom in emergenza abitativa ma sempre più trasversalmente giunte diverse politicamente e territorialmente, appaiono unite nel promuovere una politica gravemente lesiva dei diritti umani fondamentali» è il commento di Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio.

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