‘Le chiavi di casa’. Il reportage di Jesus

‘Le chiavi di casa’. È questo il titolo del reportage realizzato da Jesus.

All’interno delle pagine ci sono storie di vita.

C’è il racconto di Marijo e Fahreta, e c’è quello di Vlado e dei suoi sette figli, di Hanifa e e c’è la storia di Sevla.

Leggendo il lavoro di Ilaria De Bonis, corredato dalle foto di Stephanie Gengotti, troverete il contributo di Monsignor Gianpiero Palmieri, vicegerente della Diocesi di Roma, quello di don Benoni Ambarus, vescovo ausiliare di Roma con la delega alla Carità e alla Pastorale dei Migranti e dei Rom.

Troverete anche il contributo di Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio. “In Europa per un senso di colpa legato alla repressione degli zingari, ci sono molti bandi e fondi a disposizione, intere carriere si basano su quella che è ancora definita una ‘emergenza’. Ma l’emergenza non esiste”.

Buona lettura!

 

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Associazione 21 luglio in trasferta a Collegno: il Comune vuole superare un campo costruito nel 1997

Associazione 21 luglio in trasferta a Collegno, in provincia di Torino per presentare il lavoro di questi anni sul superamento dei campi rom: Asyslum, Oltre il campo e il Rapporto 2021 – L’esclusione nel tempo del Covid.
L’amministrazione comunale, oltre ad Associazione 21 luglio, ha invitato rappresentanti delle istituzioni – tra cui il Prefetto – delle associazioni del Terzo Settore e della comunità rom che vive nel campo costruito poco fuori città nel 1997: la baraccopoli che il Comune di Collegno intende superare. L’incontro si è svolto nell’aula consiliare.
“Abbiamo presentato le nostre linee guida al Sindaco, anche durante un appuntamento pomeridiano con un tavolo dedicato alle questioni legate all’insediamento di Collegno. Superare un campo rom è possibile. Prima di tutto però è necessario superare l’approccio etnico. Noi ne siamo assolutamente convinti”.

Il nuovo sindaco e i campi rom della Capitale

CAMPI ROM – “Supereremo l’approccio etnico e meramente securitario al tema, ripristinando la legalità attraverso la gestione della transizione degli aventi diritto verso alloggi regolari”. Sono queste le parole contenute nel programma elettorale di Roberto Gualtieri, il neo eletto sindaco della città di Roma. Le intenzioni del primo cittadino della capitale d’Italia, in vista dei prossimi cinque anni di governo, sono elencate nel capitolo dal titolo ‘Casa: la città in cui abitare’.

Agenda Roma 2021

Poco prima dell’appuntamento elettorale, noi di Associazione 21 luglio abbiamo incontrato Roberto Gualtieri in forma riservata presentando il documento programmatico sul superamento dei campi rom che abbiamo redatto con l’ausilio di una equipe multidisciplinare e a seguito della nostra decennale esperienza con le comunità rom: “Agenda Roma 2021”. Si tratta di un vademecum sul superamento dei campi rom nella città di Roma: un obiettivo che per essere realizzato prevede un tempo pari a quattro anni, all’interno dei quali si dividono sei fasi e sedici azioni. Un cronoprogramma preciso che relega al passato le dispendiose e fallimentari politiche ‘speciali’ adottate dall’amministrazione capitolina degli ultimi anni e che pone al centro l’ascolto delle istanze di chi vive nel campo.

Oltre il campo

Sul superamento dei campi rom in Italia, abbiamo pubblicato di recente un nuovo lavoro dal titolo ‘Oltre il campo’. Nello studio, curato da un’equipe di ricercatori di Associazione 21 luglio coordinata da Antonio Ciniero dell’Università del Salento, è affrontato il superamento delle baraccopoli, tema centrale della nostra azione di advocacy da oltre dieci anni e obiettivo principale della Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti. Già presentato presso la Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera lo scorso 13 settembre, il lavoro contiene, per la prima volta in Italia, dettagliate “linee guida” per il superamento dei “campi rom”.

Le consulenze di Associazione 21 luglio alle amministrazioni italiane

Da quel giorno diverse amministrazioni locali dove insistono campi rom hanno contattato l’Associazione, chiedendo analisi, confronti e consulenze. Ci auguriamo di non essere “profeti in patria” e che, quanto nei prossimi mesi dissemineremo in giro per l’Italia possa essere in primis recepito dalla città di Roma che sul tema legato ai campi rom, mai come ora, necessità di una forte discontinuità rispetto alle azioni del passato. Chiuderei i campi rom a Roma in un arco temporale di quattro anni? Si può fare! Ne siamo veramente convinti.

L’audizione in Senato di Associazione 21 luglio

Il prossimo 4 novembre, una delegazione di Associazione 21 luglio sarà accolta in Senato. Gli attivisti saranno ascoltatati in audizione presso la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato. Il loro intervento sarà in relazione alla condizione delle comunità rom e sinte in Italia.

Lo scorso 12 ottobre è stato pubblicato il Rapporto 2021 di Associazione 21 luglio dal titolo ‘L’esclusione nel tempo del Covid’ (qui il link) La ricerca fotografa un tempo compreso tra gennaio 2020 e giugno 2021, fortemente segnato dalla pandemia.

Il lavoro di Associazione 21 luglio mette in rilievo luci e ombre: il consolidarsi del fenomeno di fuoriuscita dagli insediamenti; l’avvio di processi virtuosi di superamento degli stessi da parte di sempre più Amministrazioni locali; l’organizzazione di sgomberi forzati anche dopo il Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 che prevedeva «una moratoria delle esecuzioni degli sgomberi a causa dell’emergenza pandemica».

 

 

Tre proposte per il quartiere Tor Bella Monaca

L’istituzione di un mediatore culturale scolastico e la creazione di equipe mobili nel quartiere e ancora l’istituzione di un mercato contadino con il contributo di realtà produttive di prossimità. Inoltre, orti urbani e aree verdi attrezzate, come nella pineta di largo Mengaroni. Sono queste le tre proposte che Associazione 21 luglio ha consegnato ai candidati alla presidenza del Municipio VI lo scorso 18 settembre durante il confronto pubblico che si è svolto nei locali del Polo ex Fienile – PEF. Con Fabrizio Compagnone (Pd), Naomi Durante (REvoluzione civica), Francesca Filipponi (M5s), Valter Mastangeli (Calenda Sindaco) e Nicola Franco (FdI) l’impegno a discuterne dopo le elezioni.

Di seguito le proposte:

Istituzione di un mediatore culturale scolastico

1) Avviare in via sperimentale l’istituzione della figura del mediatore scolastico, a partire da analoghe esperienze di successo nei contesti di fragilità urbana in Europa dell’est. Si tratta di figure professionali che vanno ad intervenire sulla “mancanza di comunicazione tra gli insegnanti, gli studenti e le loro rispettive famiglie, le difficoltà nella gestione delle relazioni e delle dinamiche fra questi soggetti, nonché l’inadeguatezza delle istituzioni nella comprensione dei problemi giovanili” ; figure che saranno attive in tutti i servizi e le agenzie educative e di welfare, che inoltre possano agire da “ponte” tra le eventuali diagnosi e la messa in pratica delle terapie per i minori. In generale il mediatore scolastico “agisce come agente della comunità nei confronti della scuola, rappresenta la comunità nella scuola e la scuola nella comunità”.
Utile e urgente la creazione di pool professionali, equipe mobili nel quartiere in grado di agire nei vari poli di welfare territoriale. Attraverso appositi bandi pubblici, tali equipe, composte da professionisti titolati, potranno intervenire in via sperimentale per i primi 2-3 anni e poi calibrare meglio l’intervento. I pool si muoveranno tra scuola, associazioni, Municipio, Servizi sociali e altre Istituzioni. Tra queste equipe saranno attive una o più specifiche figure con un ruolo di Garante del diritto all’accesso allo studio a livello municipale, in grado di coordinare, intermediare con le Istituzioni ai vari livelli e farsi promotore del superamento di ogni fattispecie di ostacolo nell’accesso al diritto all’istruzione per i minori nel VI Municipio.

Istituzione di un mercato contadino

2) Istituzione di un Mercato contadino, promosso dal Municipio che lo co-gestisce insieme a produttori diretti, gruppi informali di consumatori del quartiere, enti del terzo settore, ecc. Si fa riferimento ad esperienze già esistenti anche in altre zone di Roma, da cui partire per sviluppare un progetto con obiettivi più ampi in termini di prevenzione ed educazione alla salute, in linea con le esigenze specifiche di Tor Bella Monaca. Dovrà essere un mercato pensato il più possibile a km zero, con il contributo di realtà produttive di prossimità (Roma est, Castelli romani) e con caratteristiche di produzione di cibo sano e proveniente da filiere rispettose dell’ambiente e del lavoro umano. Chiamati con appositi bandi pubblici, i produttori potranno vendere generi alimentari tagliando gli intermediari e dunque i costi al consumatore. Il Mercato contadino prevederà punti di orientamento all’educazione alimentare, appositamente pensati e calendarizzati con la presenza di professionisti, e spazi per l’imprenditoria locale e femminile.

Orti urbani e orti attrezzati

3) Realizzazione, messa in rete e sistematizzazione di orti urbani ed aree verdi attrezzate. Nel caso degli orti urbani, il Municipio provvede alla presenza di figure di professionisti, per consulenze e affiancamento – ad esempio agronomi – nonché all’affitto di attrezzature o piccoli macchinari agricoli. Le aree verdi, si pensi alla pineta abbandonata in prossimità di Largo Mengaroni, potranno essere utilizzate per lo sport, anche con strutture apposite, gestite e ideate direttamente dai cittadini interessati.

‘Oltre il campo’. Superare i campi rom in Italia: dalle sperimentazioni di ieri alle certezze di oggi

Per la prima volta in Italia, amministratori pubblici si confrontano su quanto realizzato negli anni per favorire il superamento dei campi rom. Lunedì, presso la Nuova Aula del Palazzo dei Gruppi Parlamentari della Camera, al convegno ‘Oltre il campo. Superare i campi rom in Italia: dalle sperimentazioni di ieri alle certezze di oggi’. Interverranno i comuni di Moncalieri, Palermo e Sesto Fiorentino mentre saranno presenti delegazioni di altre città italiane, attivisti, associazioni, comunità rom.

Il superamento delle baraccopoli, tema centrale della nostra azione di advocacy da oltre dieci anni e obiettivo principale della Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti, è affrontato nello studio ‘Oltre il campo’ (Edizioni Tau) curato da un’equipe di ricercatori di Associazione 21 luglio coordinata da Antonio Ciniero dell’Università del Salento.

La ricerca mette in luce le esperienze di dieci città italiane (Alghero, Ferrara, Firenze, Messina, Moncalieri, Palermo, Pisa, Roma, Sesto Fiorentino e Torino) e in alcuni casi racconta una bella storia: quella di innovazioni politiche e istituzionali che stanno avendo ricadute benefiche di più ampia portata per tutti i cittadini.

Il lavoro disegna un confine netto tra le azioni in ‘chiusura di un insediamento’, declinata spesso in azioni di sgomberi forzati e in ‘superamento’ che prevede, invece, l’inserimento dei nuclei familiari nel contesto sociale attraverso processi inclusivi.

L’appuntamento, presso la Sala dei gruppi parlamentari della Camera, si inserisce all’interno di un contesto storico-politico di discontinuità rispetto al passato: nelle intenzioni di alcuni amministratori, 15 campi rom, in Italia, saranno superati nei prossimi 18 mesi.

 

Superare i campi rom? Si può fare! Agenda Roma 2021

Superare i campi rom è un obiettivo possibile e concreto. Per farlo sono necessari 4 anni, 6 fasi e 16 azioni da promuovere secondo un preciso cronoprogramma. È questo il contenuto di ‘Agenda Roma 2021’: un piano dettagliato, frutto di una ricerca condotta e redatta da Associazione 21 luglio, indirizzata ai decisori politici della futura amministrazione comunale che dal prossimo autunno si insedierà in Campidoglio. Associazione 21 luglio che da anni dedica impegno alla tutela dei diritti delle comunità rom, ha lavorato allo studio partendo dalle istanze perché ‘chi vive il disagio, conosce la soluzione’.

Fallimentari le politiche ‘speciali’ finalizzate al superamento dei campi, immaginate fino ad ora dalle amministrazioni comunali. Agenda Roma 2021 sarà presentata alla stampa nelle prossime settimane e sottoposta ai candidati sindaco delle prossime comunali perché “L’occasione è storica, a Roma la vergogna dei campi rom può veramente essere archiviata al passato, a vantaggio di tutti” commenta Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio.

foto Daniele Napolitano

Castel Romano: in attesa dello sgombero i primi rom in case popolari. Associazione 21 luglio: «Un precedente importante. Roma imita la giunta leghista di Ferrara»

Roma, 24 marzo 2021 – Secondo l’Ordinanza n.25 del 12 febbraio 2021 a firma di Virginia Raggi, dopo diversi rinvii, per le settanta persone dell’area F del “villaggio” di Castel Romano non restava che lo sgombero imminente come ultima soluzione volta al «ripristino delle condizioni ambientali, igienico sanitarie a tutela della salute pubblica». E invece, accogliendo le proposte lanciate dai residenti e da Associazione 21 luglio, dai giorni scorsi alcune famiglie, per un totale di 15 persone, sono state inserite all’interno di abitazioni dell’edilizia residenziale pubblica. Per altre sono previsti ingressi imminenti.

Secondo le intenzioni del Comune di Roma l’area F di Castel Romano doveva già essere sgomberata il 10 settembre scorso. Per scongiurare tale azione, Associazione 21 luglio, ravvisando un comportamento discriminatorio delle autorità capitoline, si era rivolta alla Commissione Europea e all’Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il 31 agosto gli abitanti dell’insediamento, in una manifestazione organizzata in Campidoglio e supportata da Associazione 21 luglio, hanno presentato pubblicamente la loro proposta in una missiva indirizzata alla sindaca Virginia Raggi: «L’idea – veniva riportato nella lettera – nasce leggendo con attenzione la Memoria di Giunta n.38 da lei firmata il 9 luglio 2020 dove, parlando di noi, prevede per il nostro sostegno all’abitare la misura della “riserva ERP del 15% degli alloggi”. Trenta delle nostre famiglie hanno già fatto domanda di “casa popolare” e questo strumento, già praticato con successo dalla Giunta leghista di Ferrara quando, lo scorso anno, ha dovuto chiudere un campo rom, consentirebbe semplicemente, senza corsie preferenziali e in maniera assolutamente legale di accelerare il nostro accesso negli alloggi dell’edilizia residenziale pubblica. Molte delle famiglie residenti potrebbero così uscire dall’Area F di Castel Romano da subito, entrando, come è nel loro diritto, in una casa popolare».

L’esperienza a cui facevano riferimento i manifestanti era quella praticata nella città di Ferrara quando, nel settembre 2019, l’Amministrazione a guida leghista, dovendo sgomberare lo storico campo rom di via delle Bonifiche, ha requisito appartamenti dell’edilizia residenziale pubblica per trasferire alcune famiglie avvalendosi della “riserva” garantita anche all’Amministrazione estense per le particolari fragilità sociali a rischio sgombero.

La Giunta Raggi, accogliendo la proposta delle famiglie dell’area F e replicando su Roma il modello di intervento praticato a Ferrara, ha quindi optato, come previsto dall’art.13 del Regolamento della Regione Lazio n.2 del 20 settembre 2020, attingendo dalle “riserve ERP” a sua disposizione per iniziare il collocamento delle sole famiglie firmatarie del “Patto” e poste in un’area che sarà presto liberata.

Per Associazione 21 luglio, che auspica che il processo di inserimento nelle case popolari possa interessare tutti i residenti, senza scrematura, si tratta comunque di un precedente di estrema importanza. Secondo il presidente Carlo Stasolla «Il tramonto della stagione dei campi rom a Roma sta diventando una realtà. Con buona pace di quanti, dipendenti comunali e volontari di associazioni, si ritrovano ancorati ai vecchi e costosi modelli dettati da un assurdo Piano rom e un Ufficio Speciale Rom che non trova più la sua ragion d’essere. Quello della vicenda dell’area F di Castel Romano è un fatto straordinario soprattutto per il precedente che crea. A Roma da oggi in poi ogni minaccia di sgombero dovrà scontrarsi con una legittima domanda: “Perché non fare come la giunta leghista di Ferrara o come la Raggi con i rom di Castel Romano? La legge lo consente”. Tutto ciò, grazie all’attivismo e all’impegno mostrato dalle famiglie rom nel proporre dialogo e soluzioni di buon senso che questa Amministrazione ha iniziato a recepire».

Un progetto per scongiurare lo sgombero

A seguito dell’ordinanza di sgombero dell’area F del “villaggio” di Castel Romano, nella quale alle 77 persone residenti sono stati concessi 7 giorni di tempo per abbandonare l’area, Associazione 21 luglio è venuta a conoscenza della volontà dell’Amministrazione Comunale di prevedere per le suddette famiglie – purché firmatarie del “Patto di Solidarietà” o in graduatoria per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica – un progetto di collocamento in appartamenti in co-housing posti all’interno del territorio comunale per due anni. L’ingresso negli appartamenti predisposti dal Comune di Roma consentirebbe successivamente alle famiglie beneficiarie di usufruire dei 10.000 euro di contributo all’affitto previsto dal “Piano rom” e il mantenimento del punteggio per la domanda della “casa popolare”. La proposta è stata nel concreto presentata presso gli uffici comunali a diverse famiglie dell’area F con l’invito, per quanti non l’avessero fatto, a sottoscrivere il “Patto di Solidarietà”. Contrariamente a quanto avvenuto nel passato, pertanto, i referenti dell’Amministrazione comunale hanno assicurato di escludere l’opzione dell’accoglienza in strutture comunali con divisione del nucleo e accoglienza limitata nel tempo.

Associazione 21 luglio, nel continuare a seguire da vicino la vicenda, confida nel senso di responsabilità del personale del Comune di Roma affinché venga intrapreso con le famiglie un dialogo franco e un atteggiamento corretto, scevro da ambiguità e promesse illusorie, fondato sulla trasparenza e sulla reale volontà ad offrire risposte abitative adeguate e risolutive di fronte alle gravi problematiche che lo sgombero forzato, previsto per il 2 marzo, potrebbe innescare. Senza dimenticare, come già ribadito in passato dalle stesse famiglie, che, al di fuori di costose e discriminatorie politiche inclusive, basterebbe lo sblocco delle assegnazioni degli alloggi di edilizia residenziale pubblica per offrire la certezza a diversi nuclei dell’area F già in graduatoria con punteggi molto alti, di fare ingresso in una “casa popolare”.

Comunicato stampa – Comune di Roma decide per blocco sgombero dopo interesse CE

Campo rom di Castel Romano. Associazione 21 luglio: «La Commissione Europea attenziona l’insediamento e il Comune di Roma decide il blocco dello sgombero. Ora si lavori per l’inclusione secondo il modello della Lega a Ferrara»

 

Secondo le intenzioni del Comune di Roma l’area F di Castel Romano, abitata da un centinaio di persone, doveva essere sgomberata prima il 10 settembre. Poi lo sgombero è stato rinviato alla fine dello stesso mese. Per scongiurare tale azione, Associazione 21 luglio, ravvisando un comportamento discriminatorio delle autorità capitoline, si era rivolta alla Commissione Europea e all’Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali (UNAR) presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Lo scorso 20 ottobre, Szabolcs Schmidt, capo Unità della Commissione Europea su “Non-discrimination and Roma coordination” in una missiva rivolta ad Associazione 21 luglio, ha comunicato che la Commissione Europea sta attenzionando le azioni del Comune di Roma sull’area F di Castel Romano e l’impatto dell’intero Piano rom della Giunta Raggi sulle comunità rom interessate. Nella lettera Schmidt ha ribadito come gli Stati membri, Italia compresa, devono garantire, in caso di sgombero, «che lo stesso avvenga nel pieno rispetto del diritto dell’Unione e degli altri diritti umani internazionali in ottemperanza agli obblighi come quelli stabiliti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Questo – continua Schmidt –  è stato rafforzato dalla raccomandazione del Consiglio del 9 dicembre 2013 riguardo le misure efficaci per l’integrazione dei Rom negli Stati membri (2013 / C 378/01)».

Il giorno dopo è seguita una comunicazione dell’UNAR nella quale è stato riportato che sia il Capo Gabinetto che il vice Capo Gabinetto della sindaca Virginia Raggi «hanno confermato di avere piena consapevolezza delle criticità oggetto della vostra istanza e assicurato circa il non luogo a procedere dello sgombero, inizialmente previsto entro la fine di settembre».

Secondo Associazione 21 luglio aver scongiurato lo sgombero dell’area F rappresenta un grande successo che però si potrebbe rivelare insufficiente in assenza di reali azioni inclusive volte al superamento dell’area, caratterizzata da condizioni igienico sanitarie gravissime. Per tale ragione, in un contesto come l’attuale, l’Associazione indica come via maestra quella già percorsa lo scorso anno dalla Giunta leghista di Ferrara e proposta dai residenti dell’area F in una lettera aperta rivolta alla sindaca Virginia Raggi lo scorso agosto.

Nel settembre 2019 la giunta guidata dal leghista Alan Fabbri, per completare il superamento del campo rom di Ferrara, ha fatto ricorso a una normativa regionale: un regolamento permette infatti alle amministrazioni locali, nei casi urgenti di estrema fragilità, di disporre di una quota delle abitazioni di edilizia residenziale pubblica. A Ferrara la quota è del 3%, a Roma del 15%. Nella cittadina estense tre famiglie rom, in forza di questo regolamento sono entrate in una casa popolare. Tale prassi – secondo Associazione 21 luglio – potrebbe essere fatta propria anche dall’Amministrazione Capitolina.

Secondo il Regolamento della Regione Lazio n.2 del 20 settembre 2000, n. 2 “Regolamento per l’assegnazione e la gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica destinata all’assistenza abitativa ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della Legge regionale 6 agosto 1999, n. 12”, come riportato all’articolo 13, comma 1: il Comune di Roma può riservare un’aliquota degli alloggi ERRP del 15% «da assegnare sulla base del bando generale, a nuclei familiari che si trovino in specifiche documentate situazioni di emergenza abitativa dovute a […] provvedimenti esecutivi di rilascio forzoso; sgombero di alloggi di proprietà pubblica da destinare ad uso pubblico».

Non va dimenticato che tale possibilità è stata paventata anche nella Memoria di Giunta sottoscritta da Virginia Raggi il 9 luglio 2020: riguardo l’area F di Castel Romano tra le varie misure si cita proprio la riserva Erp degli alloggi, riserva che ogni Comune ha a disposizione per i nuclei più fragili.

Secondo Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio: «Se i primi a sperimentare questo modello sono stati i rom entrati nelle case popolari di Ferrara, città governata da una giunta leghista, perché lo stesso non potrebbe essere fatto proprio dalla città di Roma? Non si tratta di optare per una corsia preferenziale creata ad hoc ma di avvalersi di regolamento regionale che lo consente. Nell’area F di Castel Romano risiedono 96 persone e di esse l’80% ha già fatto domanda di casa popolare. Se si dovesse ravvisare la necessità urgente di liberare l’area, già posta sotto sequestro dal Tribunale di Roma, l’opzione della riserva Erp resterebbe come l’unica come alternativa ad uno sgombero forzato inutile, costoso e lesivo dei diritti».

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