Riccardo De Corato

"Delinquenti per cultura": Osservatorio 21 luglio segnala le dichiarazioni di Riccardo De Corato

«In determinate culture, la delinquenza s’impara fin da giovani» queste le parole pronunciate da Riccardo De Corato, capogruppo di Fratelli d’Italia al Consiglio Regionale della Lombardia, per commentare un fatto di cronaca riguardante un’unica persona appartenente alla comunità sinti. «In questi anni, accanto a notizie di cronaca che vedevano le diverse etnie nomadi al centro di vicende criminose, abbiamo letto di iniziative, pagate con i soldi dei contribuenti, a loro favore – ha proseguito – Come possono i Comuni di centrosinistra, come Milano, continuare a fornire sostegno a queste persone? Ben sapendo quanto comportamenti criminosi siano insiti nel loro stile di vita?» (Qui il link all’articolo che riporta le dichiarazioni).

Perché la segnalazione

Tali frasi hanno richiamato immediatamente l’attenzione dell’equipe di lavoro dell’Osservatorio 21 luglio che ha segnalato le dichiarazioni agli organi competenti, esprimendo preoccupazione per la visione che viene data tout court delle comunità rom e sinte.
I commenti rilasciati sulla vicenda, oltre ad avere carattere congetturale e generalizzante «contribuiscono alla diffusione di pregiudizi e stereotipi – si legge nella lettera di Associazione 21 luglio alle autorità – suscettibili di radicare ancor più nell’immaginario collettivo la visione di rom e sinti come altro da sé, come un “problema”, penalizzando così indistintamente l’intera comunità e alimentando nella popolazione residente un sentimento di rigetto e di intolleranza».
Attribuire la delinquenza a un’appartenenza etnica o culturale è un pregiudizio gravissimo, tanto più se un messaggio del genere viene diffuso da rappresentanti politici che avrebbero il compito – proprio in virtù del ruolo che ricoprono e per il maggiore impatto delle proprie idee nella società – di arginare la diffusione di sentimenti di intolleranza e xenofobia.

L’Osservatorio

L’Osservatorio 21 luglio svolge una costante e scrupolosa attività di monitoraggio per tenere traccia degli “hate speech” e attivare misure correttive volte alla decostruzione degli stereotipi e dei pregiudizi che coinvolgono autorità, esponenti pubblici e media.
Guarda la mappa dei “discorsi d’odio” 2017.
Foto di LaMartesana.it

Elena Donazzan

"Togliere i figli ai genitori rom per educarli" – la frase shock dell'Assessora Donazzan

«Se si vuole avere qualche speranza che vengano educati, bisogna togliere i bambini dagli 0 ai 6 anni ai genitori rom e sinti».
Queste le parole enunciate dall’Assessora regionale all’istruzione Elena Donazzan durante il Consiglio regionale Veneto riportate da “La Nuova di Venezia e Mestre”, rilanciate dal profillo FB della stessa, dove ha chiesto di togliere il “velo di ipocrisia” e “usare il buonsenso”. La frase shock è stata pronunciata come osservazione a un emendamento del Consigliere Claudio Sinigaglia che aveva avanzato alcune proposte di sostegno in merito all’inserimento scolastico dei minori rom e sinti.
«Si tratta di affermazioni gravissime asserisce Associazione 21 luglio – basate sulla convinzione che a ostacolare il processo di scolarizzazione e inclusione non siano le condizioni socio-economiche ma i genitori rom che, in quanto tali, sarebbero incapaci di occuparsi dei propri figli. Piuttosto che rilasciare affermazioni di un simile tenore, un rappresentante istituzionale dovrebbe invece lavorare per implementare politiche sociali inclusive e garantire a tutti l’accesso ai diritti fondamentali quali l’istruzione e la casa».
In risposta alle gravi dichiarazioni della rappresentante regionale, Associazione 21 luglio ha inviato una segnalazione all’UNAR e alla Garante Nazionale dell’Infanzia e sta predisponendo una lettera di diffida all’Assessora stessa.
Quello della sottrazione dei minori rom è un tema purtroppo ricorrente sui media e trova conferma in diverse ricerche che si sono occupate dell’argomento. Ultime tra esse la ricerca di Associazione 21 luglio, condotta nella città di Roma prendendo in considerazione l’arco temporale 2006-2012 (“Mia madre era rom. Le adozioni dei minori rom in emergenza abitativa nella Regione Lazio 2006-2012”) e pubblicata a ottobre 2013. Dall’analisi emergeva come un minore rom, rispetto a un suo coetaneo non rom, ha 60 probabilità in più di essere segnalato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni e circa 50 probabilità in più che per lui venga aperta una procedura di adottabilità. Tali numeri si traducono nel dato secondo cui un bambino rom ha 40 probabilità in più di essere dichiarato adottabile rispetto a un bambino non rom.
Foto di “La Nuova di Venezia e Mestre

Giovanni Ardita

Ladispoli, frase razzista del consigliere Giovanni Ardita

“Ste merde de rumeni ladri” e ancora “basta con sta monnezza de rumeni zingari”. Con queste parole Giovanni Ardita, consigliere comunale di Ladispoli esponente di Fratelli d’Italia, ha commentato in un post su Facebook sul suo profilo un furto in appartamento, nonostante vi siano delle indagini in corso e non sia stata ancora accertata l’identità dei responsabili.
Un linguaggio aggressivo fondato sul pregiudizio stereotipato del binomio “rumeni-ladri” offende un’intera comunità, reso ancora più grave dalla carica istituzionale ricoperta dall’autore del messaggio. Pur tenendo conto del necessario bilanciamento tra la libertà di manifestazione del pensiero e i diritti inviolabili dell’uomo è responsabilità degli uomini politici, proprio per il ruolo che ricoprono e per l’impatto che possono avere le loro affermazioni, evitare di diffondere idee suscettibili di nutrire sentimenti d’intolleranza e xenofobia.
«Preoccupa questo ennesimo episodio di odio razziale proveniente da un rappresentante istituzionale – ha denunciato Associazione 21 luglio – stiamo al momento valutando la possibilità di adire le più opportune vie legali. Le dichiarazioni in questione rilasciate da un uomo che svolge attività politica, assume una maggiore valenza negativa in quanto esprime chiaramente disprezzo per la comunità rumena, e tende a operare scorrettamente un’indistinta generalizzazione della fascia di popolazione coinvolta».
Foto di Terzo Binario News

Consap

Consap, per il sindacato di Polizia tutti gli "zingari" sono "parassiti" e "ladri"

«U.E. zingari in polizia, Consap: scappiamo da questa Europa». È questo il titolo e incipit del comunicato stampa diffuso venerdì scorso dal Consap (Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia), uno dei principali sindacati delle forze di Polizia, in risposta a un documento emesso dal Parlamento europeo per combattere il fenomeno dell’antigitanismo che – tra le altre misure – incoraggia l’assunzione di persone rom nelle forze dell’ordine per favorirne l’inclusione.
Il comunicato definisce questa semplice raccomandazione di buon senso come una «priorità delirante», spiegando attraverso la voce di Stefano Spagnoli, Segretario Generale Nazionale Vicario della Consap, che «il concetto di integrazione dei Rom è un controsenso, infatti la loro cultura è da sempre quella di vivere ai margini della società per esaltare il loro parassitismo  all’idea di incoraggiare l’assunzione attiva dei rom tra i membri delle Forze di Polizia, buttandola in metafora disneyana, come ha già detto qualcuno, non si rischierebbe di far sorvegliare alla Banda Bassotti il deposito di Paperone?».
«È gravissimo che un sindacato di Polizia, rappresentante di una parte delle forze di Polizia italiane, diffonda simili pregiudizi – replica Associazione 21 luglio – partendo da un’assurda presa di posizione di stampo etnico (tutti i rom in quanto tali sono “parassiti” e “ladri”) e utilizzando un linguaggio oltremodo offensivo. Stiamo vagliando in queste ore – conclude – l’adozione delle misure più idonee cui ricorrere nelle opportune sedi nei confronti del sindacato».
Foto di Imola Oggi

Poster razzista Forza Nuova

Lettera aperta alle autorità per il poster razzista di Forza Nuova

Associazione 21 luglio Onlus congiuntamente ad altre 33 organizzazioni italiane ed europee, è tra le firmatarie di una lettera aperta dell’ENAR (European Network Against Racism) per chiedere alle autorità destinatarie del documento provvedimenti relativamente alla diffusione di un poster razzista da parte di Forza Nuova.
«Il manifesto istiga all’odio razziale attraverso l’uso dell’immagine stereotipata di un uomo nero che abusa di una donna bianca – si legge nel testo – Riteniamo che il testo, che recita “Proteggila dai nuovi invasori. Potrebbe essere tua madre, tua moglie, tua sorella, tua figlia” – rappresenti una chiara istigazione alla violenza. Lede direttamente i diritti delle persone di discendenza africana, come i diritti dei migranti e delle persone percepite come tali».
Le immagini del poster riproducono dichiaratamente quelle della propaganda fascista, violando in questo modo sia la Decisione quadro dell’Unione Europea sulla lotta contro espressioni di razzismo e xenofobia sia la legislazione italiana che con la Legge Mancino (1993) condanna chiunque diffonda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico.
In diverse occasioni Forza Nuova, così come altri partiti o rappresentanti politici, hanno utilizzato discorsi razzisti contro persone di discendenza africana, rom e migranti. Troppo spesso queste azioni passano sotto silenzio, non si attribuisce loro il giusto peso e non vengono sanzionate dalle autorità. In questo modo si corre il rischio di far passare il messaggio che tali esternazioni oltre ad essere tollerate, sono legittimate ad entrare nel discorso politico corrente. Le istituzioni nazionali ed europee hanno invece il compito di prendere posizione e condannare il messaggio di odio diffuso attraverso questi manifesti.
«È l’ennesimo grave episodio di una lunga serie – ha commentato Associazione 21 luglio – che è colpevole oltre che di istigare all’odio razzista, anche di perpetrare stereotipi machisti e la discriminazione di genere: l’immagine della donna, inerme nelle mani dell’uomo, e il messaggio del testo “potrebbe essere tua madre, tua moglie, tua sorella, tua figlia” come se la donna avesse dignità solo quando ricopre un ruolo domestico e familiare. È fondamentale – conclude Associazione 21 luglio – far sentire la propria voce e schierarsi apertamente contro questo tipo di retorica».
Il razzismo perpetrato dalle forze politiche e da rappresentanti istituzionali ha effetti devastanti sui gruppi che ne sono oggetto e incoraggia ostilità, discriminazione e violenza nei loro confronti. Per questo nella lettera viene chiesto con forza alle autorità italiane di presentare un esposto alla Procura della Repubblica per iniziare un’indagine contro Forza Nuova per istigazione all’odio razziale e apologia del fascismo. Si chiede inoltre a tutte le forze politiche di adottare misure effettive per combattere e sanzionare la retorica razzista e xenofoba usata al loro interno.

pregiudizi.

Informazione e pregiudizi: commento all'articolo di Veneziani su "Il Tempo"

Il 24 giugno 2017 è apparso su “Il Tempo” un pezzo di Marcello Veneziani intitolato “La leggenda dei Rom, la realtà degli zingari”. Nell’articolo il giornalista deplora come oggi l’informazione di massa, la politica e l’opinione pubblica si preoccupino di più delle discriminazioni e gli attacchi razzisti subiti dalla comunità Rom in Italia che degli atti criminali di cui molti di loro si rendono spesso colpevoli. Secondo il giornalista, questo sarebbe il risultato di una diffusa cultura del politically correct, che frenerebbe politica e informazione dal raccontare la realtà per quello che è, all’insegna dell’ideologia “buonista”. In realtà quanto asserisce Marcello Veneziani nel suo pezzo del 24 giugno è a sua volta intriso di stereotipi e pregiudizi sulla realtà della comunità rom residente in Italia.
Ecco perché abbiamo elaborato una risposta al suo pezzo, soffermandoci su tre punti in particolare.
1. La “natura nomade” dei rom
È uno dei pregiudizi più diffusi su questa comunità, tanto che il giornalista Veneziani ne attinge a piene mani nel suo articolo, parlando di “natura nomade” e addirittura di “statuto di nomadi”. In realtà, a fronte di una popolazione rom e sinti residente in Italia pari a circa 170-180 mila persone, solo il 3% ha uno stile di vita nomade. Anche per tale etnia, trasferirsi in diverse parte d’Italia è legata a bisogni economici, e non dal movente “culturale”. Parlare di “cultura nomade” è dunque sbagliato e pregiudizievole. È altrettanto vero, tra l’altro, che la maggior parte dei Rom – 4 su 5 per l’esattezza – non vive nemmeno nei campi, ma in appartamenti convenzionali, perfettamente integrati nel tessuto sociale e lavorativo del Paese.
2. La cittadinanza dei Rom
“Non dovrebbe la legge italiana, l’autorità, le forze dell’ordine intervenire di conseguenza, prevedendo in questi casi anche espulsioni?”. Così scrive Veneziani. A questo proposito, è bene notare che, tra i rom e sinti residenti in Italia, almeno la metà è in possesso di cittadinanza italiana. Tra quelli che vivono in baraccopoli, la percentuale scende al 37%, rimanendo comunque significativa.
Parlare di espulsioni è scorretto anche in riferimento a rom e sinti di cittadinanza romena o bulgara, in quanto appartenenti alla Comunità Europea e allo spazio Schengen. Si noti inoltre che circa 3,000 persone di etnia rom e sinti, nate e residenti in Italia e principalmente originarie dell’ex Jugoslavia, sono apolidi di fatto o a rischio apolidia e non possiedono alcun documento di identità. Parlare di espulsioni non è dunque plausibile per un buon numero di Rom residenti in Italia.
3. Il diritto alle case popolari
L’articolo deplora infine che i rom possano avere accesso a “case popolari che non siamo in grado di dare gli italiani indigenti”. Su questo punto, vogliamo sottolineare che le case popolari vengono assegnate dai Comuni italiani alle famiglie presenti sulle liste di attesa secondo precisi criteri di vulnerabilità, tra cui non rientra certo l’appartenenza etnica. Pertanto, la retorica secondo cui i rom priverebbero “gli italiani indigenti” del diritto a una casa popolare è da ritenersi quantomeno imprecisa.
Altrettanto si può riferire all’ipotesi che si costruiscano “per i rom quelle cittadine residenziali che non riusciamo a costruire per i terremotati”. Riteniamo che in questo contesto si stiano fondendo due tipi di emergenze (quella abitativa e quella dei terremotati) molto distanti tra loro e non equiparabili. Compararle in questo modo può quindi risultare ingannevole.
Richiamiamo quindi all’adozione di un’informazione libera dai pregiudizi e di un linguaggio più corretti.

Ivan Boccali.

"L'unica soluzione è il NAPALM", Associazione 21 luglio annuncia un esposto per il post FB di Ivan Boccali

Ancora frasi di odio, ancora incitamento alla discriminazione razziale. Questa volta se ne è reso protagonista Ivan Boccali, consigliere comunale di Ciampino per il movimento civico “Gente Libera”.
Dal suo profilo Facebook, lo scorso 26 maggio ha scritto: “Ancora incendio al Campo Rom “La Barbuta” di Ciampino. Ancora roghi tossici. Roma Sud e Castelli Romani ostaggi di questi selvaggi, primitivi, balordi. La politica buonista dell’integrazione ha fallito. Per quel Campo Nomadi l’unica soluzione è il NAPALM.”

Associazione 21 luglio Onlus condanna con forza i contenuti del post e sta prontamente lavorando a un esposto alla Procura della Repubblica.
«L’incitamento all’odio appare in questa occasione formalmente ancora più grave – ha dichiarato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – se si considera che proprio nella baraccopoli de “La Barbuta” risiedono numerosi parenti delle tre sorelle vittime del rogo di Centocelle avvenuto poco più di due settimane fa».
L’Osservatorio 21 luglio ha inoltre inviato una segnalazione a Facebook per richiedere la cancellazione del post ma al momento, a circa 18 ore dall’avvenuta comunicazione, le dichiarazioni non sono ancora state eliminate.

Follonica.

LIDL risponde ad Associazione 21 luglio sui gravi fatti di Follonica

E’ balzata su tutte le pagine dei quotidiani, nei telegiornali e ha invaso i social network la notizia dei tre lavoratori della catena di supermercati Lidl di Follonica che hanno rinchiuso in un gabbiotto due donne rom sorprese a rovistare tra la merce di scarto del supermercato (cosa ancora non si è capito) ed hanno ripreso tra le risa la scena con un telefonino mentre una delle due donne urlava chiedendo di essere liberata, diffondendo su una pagina Facebook il video, che in breve ha fatto il giro della rete.
A seguito dell’episodio Associazione 21 Luglio, oltre ad aver espresso profonda preoccupazione per quanto accaduto, ha scritto una lettera a Lidl Italia per conoscere la posizione dei dirigenti in merito ai fatti e se e quali provvedimenti intendessero prendere.
Il 17 Marzo scorso è arrivata la breve risposta che riportiamo integralmente:
“Gentile Dott. Stasolla,
prendiamo le distanze senza riserva alcuna dal contenuto del filmato diffuso in rete, che va contro ogni nostro principio aziendale.
In qualità di impresa multinazionale siamo, infatti, consapevoli della nostra dimensione e rilevanza pubblica e rispettiamo e valorizziamo la multiculturalità e le rispettive tradizioni e valori.
I nostri principi aziendali sono condivisi anche sul sito www.lidl.it, da cui è possibile prendere visione degli stessi e sono inoltre oggetto di formazione per ciascun dipendente.
Al momento l’Azienda sta ancora verificando le circostanze legate al video e si avvarrà di tutti gli strumenti a disposizione, al fine di adottare i provvedimenti necessari nelle sedi più opportune.
Assistenza Clienti LIDL”

Non volendo accentrare l’attenzione e le aspettative sulle sorti lavorative e giudiziarie dei dipendenti coinvolti accogliamo la risposta della Lidl come una ferma e chiara condanna rispetto a quanto accaduto, ed è per questo che la riportiamo pubblicamente, per un valore se non altro simbolico.
Ciò che colpisce maggiormente di tutta la vicenda, forse ancor più della crudezza del video, è la facilità con cui un gesto tanto disumano sia stato banalizzato e normalizzato nei commenti che si sono scatenati a più livelli, da politici a utenti dei social network, a partire da un istante dopo la diffusione della notizia.
Oltre a configurarsi come un grave episodio di razzismo e ad avere le caratteristiche penali di reato di sequestro persona, infatti, il caso di Follonica manifesta ancora una volta la percezione negativa che la società maggioritaria ha del popolo rom e come questa venga alimentata.
Anche in questo caso parte della classe politica non ha esitato a cavalcare la vicenda e, a vari gradi, ha da subito preso le difese dei tre lavoratori, rivendicando la legittimità del loro gesto. In fondo stavano semplicemente trattenendo le solite rom sorprese a rubare, in attesa dell’arrivo delle forze dell’ordine (nonostante sembra che queste non siano mai state chiamate per intervenire).
Si va da Matteo Salvini che ha subito postato il video commentando “Io sto dalla parte dei lavoratori Lidl, li contatterò per offrirgli il nostro sostegno legale, non con le Rom frugatrici. Ma quanto grida questa disgraziata? #Ruspa”; passando per la sindaca leghista del comune di Cascina Susanna Ceccardi che, sempre su Facebook, scrive:” Maschera di carnevale ieri a Cascina! A me fa ridere!!! A carnevale ogni scherzo vale! Se siete tristi e di sinistra, peggio per voi”, pubblicando la foto di un’infelice maschera proposta da una coppia di suoi concittadini durante una sfilata di carnevale che raffigura la donna rom di Follonica chiusa in una gabbia al fianco di un dipendente della Lidl; fino ad arrivare a Giorgia Meloni che, pur non approvando la scelta dei lavoratori di riprendere la scena e pubblicarla su Facebook (ma non condannando il gesto in sé), richiama l’attenzione sul “problema rom” e su come i cittadini siano esasperati, come a dire “ogni tanto è normale che la situazione sfugga di mano”.
Anche la stampa non è da meno e se Libero titola un articolo a firma del suo Direttore Editoriale Vittorio Feltri: “Vittorio Feltri e le zingarelle in gabbia al Lidl. La verità, italiani esasperati”, Giuseppe Cruciani, conduttore del programma radiofonico “La Zanzara”, sostiene in un’intervista su La7 che “non si poteva entrare in quel posto, non è questione di razzismo” e precisa che “quei beni erano a disposizione dei veri poveri”, reiterando lo stereotipo del rom parassita.
Non stupisce dunque che a seguito dell’accaduto anche il popolo dei social network si sia scatenato e si sia sentito in diritto, nel peggiore dei casi, di inondare il web di odio e frasi irripetibili nei confronti della rom, nella migliore delle ipotesi, di ridurre la vicenda ad una “goliardata” producendo una serie di parodie, foto e video che avevano tutte ad oggetto le immagini e le grida della donna.
Il video originale è stato postato dai lavoratori sulla pagina Facebook “Welcome to favelas”, nota per ospitare video, meme e commenti riguardanti un generico concetto di degrado (umano) e l’ignoranza come attitudine di vita, in cui centinaia di migliaia di utenti fanno a gara a chi posta il contenuto più sessista, omofobo o razzista.
Dalla pagina in questione il video si è diffuso attraverso pagine simili (come, ad esempio, “Sesso, droga e pastorizia”) e, sempre attraverso gli stessi canali, ha fatto il giro del web lasciando dietro di sé commenti d’odio e “ironia spicciola”.
Sull’impatto che ha un tale utilizzo dei social network nel diffondere una subcultura fatta di stereotipi e odio e sul modo di arginare tale fenomeno il dibattito è oggi più attuale che mai e sorge spontaneo chiedersi se i lavoratori non abbiano rinchiuso e filmato la donna rom proprio con l’intento di diffonderlo in rete, per guadagnarsi il loro soddisfacente quantitativo di “like” e commenti.
I lavoratori, infatti, non erano nuovi a tali comportamenti e, come riportato in alcune interviste rilasciate dai colleghi, due giorni prima dell’accaduto avevano postato, in un gruppo chiuso legato alla stessa pagina Facebook e sempre dallo stesso profilo, un video che riprendeva la donna rom con in mano un cartello della Lidl raffigurante un tricolore e la scritta “Italiamo. Passione italiana”. Nelle immagini si vede la donna che viene esortata ad augurare buon compleanno a qualcuno, in un clima di apparente divertimento reciproco.
Il video, portato a riprova di come i dipendenti e la donna rom fossero soliti scherzare, ci riporta in realtà l’immagine di una persona ridotta a macchietta. Per quale motivo tale video è stato postato su un gruppo chiuso legato alla suddetta pagina Facebook? Forse, in maniera maliziosa, si potrebbe suppore che l’intento degli autori fosse quello di suscitare l’ironia del web giocando sulla contrapposizione donna rom/ “italianità”. E forse, altrettanto maliziosamente, si potrebbe arrivare a pensare che gli autori, compiaciuti dal successo avuto in rete dal video, abbiano deciso di replicare e diffondere sul web un nuovo video da far diventare virale? Forse.
Ma al di là di tali interrogativi quel che è certo è che si può rintracciare una matrice comune in tutta la vicenda, il radicato e diffuso sentimento di antiziganismo presente in Italia, fomentato, come successo anche in questo caso, dalla retorica di alcuni politici e dalla narrazione proposta da una parte degli organi d’informazione, che contribuiscono quotidianamente a diffondere immagini stereotipate e stigmatizzanti nei confronti dei rom, incitando spesso alla discriminazione e all’odio etnico nei loro confronti.
Tale substrato “culturale” risulta funzionale a giustificare le politiche discriminatorie in ambito abitativo, lavorativo, scolastico e nell’accesso ai servizi che da decenni relegano le comunità rom ai margini della nostra società. Allo stesso tempo proprio tali politiche contribuiscono a rinforzare la cultura dell’odio, in un circolo vizioso estremamente pericoloso che contribuisce ad esasperare la tensione sociale nel nostro paese.
Così, soprattutto in tempi di austerità economica, con il progressivo smantellamento delle seppur deboli forme di welfare, la disoccupazione diffusa e l’abbandono progressivo delle periferie da parte delle istituzioni, rom e migranti, restano i capri espiatori verso i quali sfogare la propria rabbia e nei cui confronti sono sdoganati comportamenti di ogni tipo. Come quanto successo a Follonica o, portato all’estremo, come il gravissimo episodio di aggressione avvenuto a Rimini pochi giorni fa, quando un ragazzo nigeriano, richiedente asilo, è stato violentemente aggredito senza alcun motivo da un uomo italiano.

Per un'informazione senza pregiudizi: Associazione 21 luglio risponde a "Il Giornale"

Pubblichiamo di seguito la lettera inviata alla redazione de “Il Giornale” in risposta all’articolo “Priorità: espellere certi Rom dall’Italia alla faccia del politicamente corretto”, uscito l’8 giugno scorso sul blog “Avanti senza paura” di Andrea Pasini.
Perché per un’informazione corretta, è indispensabile combattere luoghi comuni e pregiudizi.
 
Gentile Andrea Pasini,
Associazione 21 luglio Onlus è un’organizzazione nazionale, composta da rom e non rom, che si occupa della promozione e della tutela dei diritti dei rom e dei sinti in Italia.
Le scriviamo in merito ad un post uscito sul suo blog per “Il Giornale” in data 8/6/2016 dal titolo “Priorità: espellere certi Rom dall’Italia alla faccia del politicamente corretto” (questo il link) che, al di là delle sue opinioni, presenta inesattezze e si basa su dati errati che ci teniamo a segnalarle.
Quando nel post afferma che il nostro Paese è uno Stato in cui «i rom rappresentano numericamente un’emergenza sociale non minore che in Francia», se di emergenza sociale vuole parlare, i conti non tornano. Secondo le rilevazioni del Pew Research Center con riferimento al 2014, i rom residenti in Francia sono stimati nel numero di 500.000 unità, mentre in Italia – come lei ha scritto – la stima non supera le 180.000 unità. Tra questi, almeno la metà hanno cittadinanza italiana e solo 35.000-40.000 vivono nei cosiddetti “campi rom”. Tale numero rappresenta lo 0,06% della popolazione italiana, una realtà numericamente insignificante che si fa fatica a considerare come “Emergenza”.
Farlo è fuorviante e strumentale. Prima di lei ci aveva provato il 21 maggio 2008 l’allora Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi quando aveva dichiarato la cosiddetta “Emergenza Nomadi” nelle Regioni di Lazio, Campania, e Lombardia e poi, successivamente per le Regioni di Piemonte e Veneto. L’”Emergenza Nomadi” è stata dichiarata illegittima dal Consiglio di Stato una prima volta il 16 novembre 2011 con sentenza n. 6050, poi in data 2 maggio 2013 rigettando il ricorso presentato dal Governo italiano il 15 febbraio 2012 e chiudendo così ogni possibilità di ulteriori appelli.
Nel suo post si sofferma a lungo su una presunta impossibilità delle comunità rom verso una inclusione supportando la tesi con quello che lei chiama il «rifiuto del concetto stesso di vita stanziale» da parte dei rom. Affermando ciò lei non fa altro che rafforzare uno stereotipo evidentemente ancora persistente nell’immaginario collettivo ma molto lontano dalla realtà. Secondo i dati raccolti dal “Monitoraggio della società civile sull’attuazione della Strategia Nazionale d’inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti in Italia nel 2012 e 2013”, il nomadismo di queste popolazioni è stimato intorno al 3%, una cifra quindi irrisoria sul totale, ed è legato solo a sporadiche attività lavorative stagionali.
Veniamo ad uno degli ultimi concetti che esprime nel suo testo: «l’abitudine ammessa da loro stessi a vivere alle nostre spalle e confortata da ripetuti episodi di cronaca di vivere a spese nostre […] perché vengono assisti dal nostro Stato con erogazioni a pioggia».
Su tale affermazione riteniamo sia necessario fare un po’ di ordine e le ultime vicende accadute a Roma possono senz’altro aiutarci. Ci riferiamo all’inchiesta della magistratura denominata “Mafia Capitale” (famose ormai le intercettazioni di Salvatore Buzzi che svelano come “migranti e campi rom rendono più della droga”) e l’inchiesta più recente legata allo scambio di tangenti proprio nell’Ufficio Rom del Comune di Roma che ha coinvolto colletti bianchi, politici e cooperative. Un business milionario già denunciato dalla nostra organizzazione nel 2014 con la pubblicazione del report “Campi Nomadi S.P.A.”.
Le diverse inchieste hanno dimostrato l’infondatezza delle sue affermazioni perché le «erogazioni a pioggia» non sono servite per azioni di assistenza o di inclusione ma per andare ad ingrossare le tasche dei tanti attori istituzionali che ruotavano – e tutt’ora ruotano – attorno alla gestione dei “campi” senza investire in quello che, teoricamente, doveva essere lo scopo di quei fondi ossia l’emancipazione dalle condizioni di disagio e povertà in cui, come lei stesso scrive, molti rom vivono.
L’Italia si è tristemente guadagnata l’appellativo de “il paese dei campi”, l’unico in Europa a finanziare con soldi pubblici soluzioni abitative segreganti e non adeguate agli standard internazionali in materia di diritto all’alloggio. E questo non certo per scelta dei rom che vivono nel nostro Paese.
Cordialmente
 
Foto di: Le Monde

Associazione 21 luglio diffida Marchini: discorsi stereotipati favoriscono la discriminazione

Associazione 21 luglio ha inviato una lettera di diffida al candidato sindaco di Roma Alfio Marchini, in seguito ad alcune dichiarazioni rilasciate lo scorso 26 febbraio durante un’intervista al quotidiano la Repubblica relativamente alla cosiddetta “questione rom”.
«Io dico che sono delle persone per la grandissima parte che proprio per la loro identità hanno una difficoltà di integrazione» – ha asserito Alfio Marchini – «Non vogliono farlo. Quando io sento cose sublimi tipo “facciamoli integrare”, quelle persone sono persone che volente oppure nolente hanno una loro identità forte e quindi non chiedono l’integrazione, sono orgogliose del loro status».
L’Osservatorio 21 luglio, che ha il compito di monitorare i principali canali di informazione per segnalare eventuali dichiarazioni incitanti all’odio e alla discriminazione, ha evidenziato come affermazioni di questo tipo incoraggino e favoriscano la diffusione di pregiudizi razziali legati ad una visione stereotipata e negativa tout court delle comunità rom e sinte.
Nella lettera si ricorda la responsabilità dei rappresentanti della politica, specie in campagna elettorale quando si raggiunge un pubblico ancora più ampio, a evitare ogni forma di discriminazione razziale e a contrastare la diffusione di pregiudizi basati su caratteristiche etniche oltre che di idee che potrebbero incitare all’odio o a sentimenti di intolleranza e xenofobia. Questi principi sono sanciti dall’Articolo 1 della Dichiarazione sulla razza e sui pregiudizi razziali, adottata il 27 novembre 1978, che afferma proprio come la diversità sia un diritto dell’individuo e dei gruppi e non possa in alcun modo costituire un pretesto per pregiudizi razziali o discriminazione.
La libertà di manifestare il proprio pensiero, protetta dall’articolo 21 della Costituzione, trova un limite dove iniziano i diritti inviolabili dell’uomo, come il diritto d’uguaglianza – anch’esso riconosciuto nella Costituzione – che è il presupposto indispensabile per il riconoscimento della dignità umana e la non discriminazione.
Associazione 21 luglio conclude, quindi, con l’invito a porre una maggiore attenzione nei messaggi veicolati nelle dichiarazioni pubbliche, desistendo dal continuare a rilasciare affermazioni di potenziale incitamento alla discriminazione, all’odio e all’intolleranza.
Foto di: Formiche.net 

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