Associazione 21 luglio cerca volontari per l’unità operativa contro l’hate speech

Ai fini di condurre un monitoraggio sempre più capillare delle diverse fonti, l’Osservatorio 21 luglio ricerca 15 volontari per creare un’unità operativa attiva nel monitoraggio, nella prevenzione e nel contrasto alla diffusione dei discorsi d’odio o incitamento alla discriminazione nei confronti dei rom e sinti soprattutto nelle pagine online (e social) delle principali testate giornalistiche italiane

I volontari selezionati riceveranno una formazione ad hoc prima di diventare a tutti gli effetti operativi. La formazione le permetterà di acquisire metodo, strategie e strumenti messi in atto dall’Osservatorio. La partecipazione alla formazione è un prerequisito necessario per poter far parte dell’Unità operativa dell’Osservatorio 21 luglio.

COSA E’ NECESSARIO PER POTER FAR PARTE DELL’UNITA’ OPERATIVA DI OSSERVATORIO 21 LUGLIO?
– un supporto informatico (computer, smartphone, tablet ecc..) e di una connessione internet per svolgere l’attività;
– poter dedicare una media di minimo 3 ore alla settimana al lavoro dell’unità operativa, variabili a seconda degli eventi e delle reazioni social;
– partecipare alla formazione volta a fornire gli strumenti per il monitoraggio, la prevenzione e il contrasto alla diffusione dei discorsi d’odio o incitamento alla discriminazione nei confronti dei rom e sinti.

QUALI SONO I REQUISITI E LE COMPETENZE RICHIESTE?
REQUISITI:
– Titolo di studio superiore o universitario.
COMPETENZE:
– ottima padronanza scritta e orale della lingua italiana;
– padronanza nell’uso di Internet e Social network;
– capacità di redigere brevi report di lavoro;
– capacità di comunicazione ed empatia;
– attenzione al dettaglio;
– attitudine positiva al lavoro;
– capacità di lavorare sia in autonomia sia in team anche a distanza;
– preferibile conoscenza pregressa delle questioni rom e sinte;
– condivisione della mission dell’Associazione 21 luglio.
– conoscenza della lingua inglese (livello minimo B1);

COME CANDIDARSI?
Le persone interessate a candidarsi e a sostenere l’impegno richiesto, sono invitate a inviare il CV (in italiano) e lettera di motivazione (MAX. 300 parole) all’indirizzo: osservatorio@21luglio.org entro e non oltre il 31 luglio. Si prega di indicare nell’oggetto la dicitura “VOLONTARI – UNITA’OPERATIVA OSSERVATORIO 21 LUGLIO – Nome e cognome”.
Solo i candidati pre-selezionati verranno contattati al fine di fissare un colloquio.

UNITA’ OPERATIVA CONTRO L’HATE SPEECH
LUOGO: tutta Italia
SCADENZA PER L’INVIO DELLA CANDIDATURA: 31 agosto 2019

“I rom hanno fatto di tutto per farsi odiare”, condannato a censura il giornalista di Roma.it

Violazione dell’art.2 del Testo Unico dei Doveri del Giornalista e degli artt. 5 e 9 della Carta dei doveri del Giornalista e della Carta di Roma. Sono queste le violazioni che il Secondo Collegio del Consiglio territoriale di disciplina dell’Ordine dei giornalisti del Lazio ha riconosciuto all’autore dell’articolo titolato “Dichiarazioni avventate – Campi Rom. Raggi fa la buonista: “Discriminazione che va superata” pubblicato sul quotidiano on line Roma.it-Le notizie di Roma, a firma di Federico Zamboni. A presentare l’esposto Associazione 21 luglio, da anni impegnata nella tutela dei diritti umani di chi vive la segregazione.

Stralcio dell’articolo oggetto di violazione

Riportiamo lo stralcio oggetto della segnalazione, contenuto all’interno dell’articolo pubblicato il 13 dicembre dello scorso anno. “I rom (sempre parlando in generale, ovvio) hanno fatto di tutto per farsi odiare. O quanto meno per non farsi accettare di buon grado. I loro atteggiamenti sono tribali. Le loro usanze inquietanti, a cominciare da come sfruttano i propri stessi figli per accattonaggio e per i furti”. Associazione 21 luglio, alla lettura dell’articolo di Roma.it ha immediatamente allertato l’Ordine dei giornalisti del Lazio perché: “Senza il dovuto controllo da parte del direttore della testata, ha dato ampio e acritico spazio a dichiarazioni, di carattere congetturale e generalizzante, senza evidenziarle come pure e semplici supposizioni contribuendo ad alimentare pregiudizi che da sempre colpiscono le comunità rom e sinte”. Per le violazioni di questi articoli all’autore è stata comminata la sanzione della censura.

Violazione dell’articolo 2 del Testo Unico dei Doveri del Giornalista

A rispondere al Collegio anche il direttore responsabile del quotidiano Roma.it, Francesco Vergovich, per omesso controllo sul testo pubblicato. Dopo l’esposto di Associazione 21 luglio, Vergovich (anche ascoltato dal Collegio) è stato ritenuto colpevole di aver violato gli articoli 2 del Testo Unico dei Doveri del Giornalista, dell’articolo 5 della Carta dei doveri del Giornalista e di tutte le linee guida contenute nella Carta di Roma in tema di minoranze. Per lui, la sanzione dell’avvertimento.

Associazione 21 luglio continua a tenere alta la guardia e a monitorare costantemente pubblicazione a mezzo stampa e social per arginare sempre di più fenomeni di violazione dei doveri con l’obiettivo di tutelare i diritti umani delle comunità rom e sinte.

Lo “zingaro” che ruba i bambini, dal racconto di Cervantes all’ “angelo biondo”

“Fai il buono, altrimenti viene lo zingaro e ti porta via”. Una frase nota nel linguaggio comune e di frequente utilizzo che incarna uno stereotipo antico e fiabesco. Basta fare un passo indietro, tornare agli inizi del XVII secolo e ricordare la storia raccontata da Miguel Cervantes. Nel suo libro “La piccola zingara”, lo scrittore spagnolo descrive la storia di una eroina che rubava i bambini.

Nel corso della storia altre circostanze hanno tramandato e accresciuto la credenza secondo cui “i rom rubano i bambini”. Per raggiungere più velocemente i giorni nostri, basta guardare all’anno 2013 e alla storia dell’ “angelo biondo”: una bimba che si disse essere stata rapita e portata in un campo Rom in Grecia, e che si rivelò essere una bambina romni di origini bulgare, della stessa famiglia di uno degli abitanti dell’insediamento in questione.

E ancora all’ottobre del 2014 quando in Irlanda, una bambina rom di sette anni e un bambino rom di due furono sottratti ai genitori perché avevano i capelli biondi e gli occhi azzurri: le autorità locali pensarono che i bambini fossero stati rubati. Furono gli esami del DNA a confermare che entrambi erano figli delle famiglie a cui erano stati sottratti. Isteria collettiva, commenti razzisti e una serie di false denunce di bambini rubati dai rom furono la conseguenza più eclatante.
Come riporta un articolo del settimanale Internazionale del maggio 2015, la ricercatrice Sabrina Tosi Cambini nel libro “La zingara rapitrice” ha analizzato gli archivi dell’Ansa dal 1986 al 2007 e ha preso in considerazione le decine di notizie in cui si denunciavano presunti rapimenti e scomparse di bambini a opera dei rom. Lo studio ha analizzato trenta casi di presunti rapimenti e ha verificato che nessuno di questi casi si è dimostrato vero dopo le indagini della polizia e della magistratura.

Durante lo scorso mese di marzo (2019) in soli 3 giorni si sono registrati 22 attacchi violenti nei confronti di rom nella banlieu parigina. La violenza, incendio di baracche e edifici occupati, è stata provocata da una notizia che ha iniziato a circolare sui social network secondo cui alcuni rom, alla guida di un furgoncino bianco in circolazione tra Nanterre e Colombes, rubavano bambini. Gli attacchi contro i Rom sono stati provati da una diceria razzista “riportata da oltre 16 milioni di messaggi contenenti incitazioni all’odio e all’omicidio nei social network”, come sottolinea l’associazione La voix des Rroms e come riporta Tommaso Vitale professore a Sciences Po, CEE, USPC su “The Conversation”.

“Se alcuni stereotipi si esauriscono con l’andare degli anni, altri che pur pensavamo essere ormai superati, riappaiono e si diffondono nuovamente a seconda dei contesti e delle relazioni specifiche fra i Rom e le società locali in cui sono presenti. Una volta mobilitati, questi stereotipi esercitano una influenza profonda sugli immaginari e sulle rappresentazioni, sebbene l’intensità dei pregiudizi dipenda comunque dal livello di istruzione delle persone – scrive Tommaso Vitale su “The Conversation” – In Francia, il livello generale di ostilità contro i Rom, i Manouches e quanti sono generalmente chiamati “Tziganes” è certamente diminuito nel corso degli ultimi cinque anni, sebbene più della metà della società francese continui a pensare che i Rom non vogliano integrarsi in Francia. E quasi il 67% della popolazione ritiene sia un gruppo separato dal resto della società”.

Nella periferia parigina 22 attacchi contro i rom in soli 3 giorni

Giorni e notti di violenza smisurata e incontrollata nella periferia parigina: 22 attacchi razzisti nel mese di marzo, in soli tre giorni. Colpi di arma da fuoco, incendi, minacce, aggressioni, pestaggi da parte di singoli come di gruppi sempre nei confronti di rom di qualsiasi età e genere.

Parigi: 22 attacchi in 3 giorni

Tra il 25 e il 28 marzo gli attacchi sono stati 22, altri 3 sono stati registrati nella settimana successiva. Tutti sono stati compiuti in seguito a messaggi sui social networks relativi a presunti rapimenti di bambini da parte di rom che guidavano un furgoncino bianco. Gli argomenti invocati nel corso dei primi processi in direttissima contro alcuni degli aggressori rimandano tutti al presunto rapimento di bambini e al presunto traffico d’organi. A registrare gli episodi di violenza è stata la rete di associazioni per i diritti umani “RomEurope”.

Altri attacchi razzisti nel 2019

Altre aggressioni e attacchi razzisti erano già stati commessi nel 2019, soprattutto nel dipartimento dell’Essonne, a sud di Parigi. Ma in queste ultime settimane si sono intensificati in maniera drammatica. La maggior parte dei commentatori, anche autorevoli, tra cui Edgard Morin e Michel Wieviorka si sono giustamente dedicati a denunciare la violenza razzista, a chiedere un intervento più consistente delle forze dell’ordine e delle istituzioni politiche per proteggere l’incolumità dei Rom.

di Tommaso Vitale, professore a Sciences Po, CEE, USPC per “The Conversation”

Carta di Roma, presentate le nuove linee guida per portare al centro dell’informazione la verità dei fatti

«L’impegno di portare al centro dell’informazione la verità sostanziale dei fatti quando si parla di migranti, rifugiati e richiedenti asilo è necessario e di grande attualità». È questo il principio cardine intorno cui ruota il Manifesto di Carta di Roma, presentato nella mattina di martedì 2 ottobre presso il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti a Roma. Linee guida e codice deontologico come strumenti utili nella prassi quotidiana delle redazioni.
Il testo, presentato in occasione del decimo anniversario della fondazione di Carta di Roma, è stato aggiornato anche in base ai cambiamenti relativi ai concetti e ai luoghi imposti oggi dal racconto delle migrazioni. Non solo, la presentazione di martedì anticipa di qualche ora il quinto anniversario del naufragio a Lampedusa e la giornata della memoria delle vittime delle migrazioni.
Associazione 21 luglio ha contribuito a revisionare il Manifesto di Carta di Roma nell’ambito degli argomenti relativi ai discorsi di odio, agli stereotipi e alle discriminazioni che subisce chi vive in emergenza abitativa all’interno di insediamenti formali e informali.

esposto

Associazione 21 luglio presenta esposto all’Ordine dei Giornalisti

Utilità sociale dell’informazione, verità dei fatti esposti, forma civile della esposizione dei fatti e della loro valutazione. Sono queste le tre condizioni del diritto di stampa che per l’Associazione, impegnata in attività di monitoraggio nell’ambito dell’Osservatorio 21 luglio, non sono presenti all’interno dell’articolo oggetto dell’esposto: “I rom sotto accusa? Quelli che vinsero il ricorso anti-sgombero alla Corte europea”. Il testo pubblicato in Cronaca di Roma de Il Messaggero a seguito dei furti avvenuti presso la tendopoli della Croce Rossa di via Ramazzini, è firmato dal giornalista professionista Lorenzo De Cicco.

L’esposto di Associazione 21 luglio

L’Associazione chiama in “causa” la storica sentenza della Corte di Cassazione del 18 ottobre 1984, n. 5259 cd. “decalogo del giornalista”, e presenta un esposto al Consiglio di Disciplina dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio: è a loro che chiede di verificare eventuali illeciti deontologici commessi da De Cicco ma chiede anche di valutare l’omesso controllo da parte del direttore della testata romana, Virman Cusenza.

Stralcio dell’articolo di riferimento

All’interno del testo, pubblicato sul quotidiano Il Messaggero nella giornata di mercoledì 28 agosto si legge: «Da “paladini” anti-sgombero alla Corte di Strasburgo alla razzia di vestiti e computer nel centro d’accoglienza dove erano stati portati dal comune dopo lo smantellamento del River. I due Rom appena denunciati per il furto nella tendopoli della Croce Rossa a Monteverde sono gli stessi che il 24 luglio erano riusciti a strappare alle toghe europee la sospensiva dello sfratto forzoso deciso da Virginia Raggi. …. L’azione legale [ndr di fronte alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo] è andata avanti. Tanto che ieri l’Ufficio Rom del Comune ha spedito ai magistrati di Strasburgo una nuova relazione «urgentissima» in cui si parla del «furto aggravato» nella struttura della Croce Rossa, con allegata denuncia presentata dal Direttore della Cri. Una segnalazione è stata spedita anche alla Procura del Tribunale dei minori. I due nomadi denunciati sono mamma e papà di 10 bambini».
L’autore dell’articolo già nel 2015 aveva ricevuto una sanzione di avvertimento da parte del Primo Collegio Territoriale di Disciplina presso l’Ordine dei Giornalisti del Lazio per aver assunto un comportamento deontologicamente scorretto sempre dalle pagine della stessa testata.

La posizione di Associazione 21 luglio

Per i legali impegnati nel monitoraggio dell’Osservatorio sulla discriminazione il «giornalista professionista ha volontariamente reso pubblico che il nucleo famigliare dimesso dal “Better Shelter” è quello che ha presentato lo scorso 23 luglio ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, senza che questo avesse rilevanza alcuna per i fatti di cronaca narrati». Non solo: «il giornalista sembra discostarsi dall’obbligo deontologico di attenersi alla verità accertata dei fatti, sostenendo in più passaggi che i due ricorrenti nella loro persona son stati denunciati nonostante la denuncia sporta dalla Croce Rossa sia contro ignoti [come riportato dalla collega giornalista Bogliolo in un articolo pubblicato nella medesima pagina cartacea del quotidiano] e non contro persone note ed essendo in corso da parte delle competenti autorità le doverose e necessarie indagini volte all’accertamento dei fatti e all’individuazione dei rei e delle responsabilità».

discorsi d'odio

Mancano statistiche sui discorsi d'odio: il CERD bacchetta l'Italia

Il Comitato per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale delle Nazioni Unite (CERD) ha inviato, il 17 maggio scorso, una lettera di preoccupazione al Governo Italiano inerente preoccupazione per la mancanza di statistiche riguardo casi penali in risposta a discorsi d’odio, incitamento all’odio e alla discriminazione razziale e alla mancata assistenza delle vittime.
Giunto alla sua 95esima sessione, gli Stati Membri si sono riuniti per discutere e confrontarsi sui rapporti ombra realizzati nei vari paesi a cui anche Associazione 21 luglio ha collaborato per quanto riguarda la parte relativa alle comunità rom e sinte residenti in Italia.
Le Osservazioni conclusive del CERD si sono sviluppate in una serie di considerazioni inerenti i discorsi e i crimini d’odio, attirazzisti e discriminazione.
Il paragrafo 17 è interamente dedicato a questa tema, sul quale il Comitato fa notare alle istituzioni italiane la «mancanza di statistiche riguardo casi penali in risposta a discorsi d’odio, incitamento all’odio e alla discriminazione razziale e alla mancata assistenza delle vittime» e richiede che vengano fornite « queste statistiche nel prossimo rapporto, in aggiunta a informazioni relative a misure prese per il raccoglimento di informazioni sulle ragioni di discriminazione dei crimini commessi».

campagna elettorale

Le nuove strategie dell'odio cavalcano la campagna elettorale

I dati della task force “Hate Speech” e le segnalazioni del “Barometro dell’odio” della campagna “Conta fino a 10” di Amnesty International attivate in questi mesi, confermano quanto emerge dal lavoro di costante monitoraggio dell’Osservatorio 21 luglio: l’odio ha subito un’impennata nel dibattito pubblico italiano, soprattutto in questa fase di campagna elettorale.

I dati emersi

Secondo gli attivisti di Amnesty International il 95% delle dichiarazioni sui social dei politici in corsa alle prossime elezioni politiche  «veicolano stereotipi, sono discriminatorie, razziste o incitano all’odio e alla violenza in campagna elettorale» e sono da attribuire ai tre partiti della coalizione di centrodestra: “Lega Nord (50%), Fratelli d’Italia (27%) e Forza Italia (18%)”.
Il 79% delle dichiarazioni ha come bersaglio i migranti, il 12% veicola discriminazione religiosa, il 5% è rivolta contro i rom e il 4% veicola discriminazioni di genere.
Dati questi sostanzialmente confermati dal monitoraggio straordinario effettuato dall’Osservatorio 21 luglio delle dichiarazioni sulle pagine social di un campione rappresentativo di candidati dal 15 febbraio al 2 marzo 2018 volto a monitorare le dichiarazioni stereotipate e stigmatizzanti o incitanti all’odio e alla discriminazione verso le comunità rom e sinte.

Una nuova strategia dell’odio

Il monitoraggio effettuato nel periodo elettorale  dall’Osservatorio 21 luglio ha confermato, lo spostamento rilevato in questi anni, da un linguaggio manifestamente discriminatorio e incitante all’odio ad un utilizzo di affermazioni borderline, che denota una strategia comunicativa, più o meno cosciente, degli attori politici nazionali e locali.
Infatti, le dichiarazioni monitorate hanno confermato l’aumento al ricorso dei discorsi stereotipati, fenomeno che di per sé potrebbe rappresentare un trend positivo se confermato. Tuttavia tale tendenza da una parte va a nutrire e alimentare il substrato culturale su cui si radicano gli episodi di incitamento alla discriminazione e/o all’odio, dall’altra colloca i produttori di tale linguaggio al di fuori dell’ambito passibile di sanzione.

casapound

Per Casapound curare rom e immigrati è una spesa inutile

«Abbiamo su tutto il territorio il problema con gli immigrati, con persone irregolari, con i roghi tossici….Pensiamo alla sanità, a quanto sono congestionati i nostri pronto soccorso. Casapound Italia attraverso l’introduzione di pronti soccorso light per i codici bianchi e i codici verdi vorrebbe decongestionare i pronto soccorso (…) e soprattutto ci chiediamo tutti gli sprechi a favore di immigrati, rom e clandestini per le loro cure potrebbero essere tutti dirottati per gli italiani. Bisogna ridurre assolutamente le spese inutili per fare prestazioni anche di un certo livello verso i clandestini, gli immigrati e i rom che non contribuiscono in nessun modo alla spesa totale sanitaria, non contribuiscono nè con le tasse nè in altro modo. Quindi per noi anche nella sanità prima gli italiani» (questo il link all’intervista).
Questo è stato l’incipit delle dichiarazioni rilasciate da Mauro Antonini leader di Casapound alla trasmissione Centro Suono Sport “Mettiamoci una croce” in data 19.02.2018

Perché la segnalazione

L’intervento del Candidato alla Regione Lazio, Mauro Antonini, ha richiamato immediatamente l’attenzione dell’equipe di lavoro dell’Osservatorio 21 luglio che ha segnalato le dichiarazioni agli organi competenti, per la rilevante gravità delle dichiarazioni sopra riportate, perché in netto conflitto con il diritto costituzionale, interno ed internazionale in materia di tutela alla salute e  in materia di non discriminazione. Secondo il rappresentante di Casapound, infatti, il diritto di accedere alle cure mediche e all’assistenza sanitaria dipenderebbe dall’origine etnica e razziale delle persone.

L’Osservatorio

L’Osservatorio 21 luglio svolge una costante e scrupolosa attività di monitoraggio per tenere traccia degli “hate speech” e attivare misure correttive volte alla decostruzione degli stereotipi e dei pregiudizi che coinvolgono autorità, esponenti pubblici e media.

OSCAD

Pubblicati i dati OSCAD sui reati di matrice razzista

L’OSCAD, Osservatorio per la Sicurezza contro gli Atti Discriminatori, costituito nel 2010 presso l’Ufficio di staff del Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza – Direttore Centrale della Polizia Criminale, lo scorso 15 gennaio ha reso pubblici per la prima volta  i dati sulle segnalazioni ricevute relative a discriminazioni e ai reati di matrice discriminatoria dalla sua costituzione sino al 31 dicembre 2017.

Tutti i dati

In poco meno di sei anni sono state 2030 le segnalazioni ricevute: di queste 1036 son state riconosciute come reati di matrice discriminatoria di cui 272, ossia il  26%, concernenti il web.
Riguardo l’ambito discriminatorio, oltre la metà delle segnalazioni ricevute, ossia il 51,5 % (1046 segnalazioni su un totale di 2030), sono riferite all’ambito “razza/etnia” riscontrando un ulteriore aumento percentuale per i reati accertati: infatti, ben il 60% (622 casi su 1036) dei reati di matrice discriminatoria sono dovuti all’origine o provenienza della vittima.
Infine, nel solo corso dell’anno 2017 l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (OSCAD) ha ricevuto complessivamente 128 segnalazioni, di cui 61 attinenti all’ambito discriminatorio razza/ etnia. Di quest’ultime, in linea con la casistica registrata dall’Osservatorio 21 luglio, risultano 2 gli episodi discriminatori avvenuti nei confronti di persone rom.

La fonte

Per visionare  i Dati dell’OSCAD clicca QUI.

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