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Perle di Sicilia: Akmet e Emma, vita da attivisti tra musica e danze

Nel cuore della Kasbah di Mazara del Vallo – in Sicilia – oltre ai profumi e ai ritmi arabeggianti della comunità nordafricana che vive in città, si sono affiancate da anni anche culture e tradizioni rom. Akmet e Emma, fratello e sorella classe ’88 e ’91, vivono nell’isola da circa ventiquattro anni e hanno partecipato alla terza edizione del Corso per attivisti rom e sinti organizzato anche quest’anno dall’Associazione 21 luglio, il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERCC) e Amnesty International sezione Italiana.
I due fratelli siciliani hanno origini rom kosovare e sono nati da madre serba e papà macedone. Negli anni ’90 scappano dall’ex Jugoslavia per via delle guerre balcaniche e sbarcano prima in Puglia, poi raggiungono alcuni parenti a Sciacca dove si appoggiano per qualche tempo. Dopo essersi stabiliti a Mazara, Akmet e Emma crescono lì con la loro famiglia andando a scuola con suor Rossana che entrambi ricordano con affetto.
Nello scorrere della vita quotidiana vengono a galla anche le difficoltà che pone spesso la burocrazia. Pur godendo di permesso di soggiorno illimitato, Emma aspetta il passaporto dall’ambasciata croata da oltre dieci anni. È nata in Croazia ma ha vissuto lì solo nei primi sei mesi di vita, per questo le autorità competenti l’hanno indirizzata verso le istituzioni dei paesi di origine dei genitori ma il tanto sognato documento ancora non arriva. Emma vorrebbe partire con le sue amiche ma non può viaggiare fuori dall’Italia, «tanto hai pura dell’aereo», ironizza il fratello.
Emma e Akmet hanno sempre partecipato attivamente alla vita di Mazara collaborando con la Casa della Comunità Speranza, un Centro aggregativo giovanile che offre varie attività educativo-didattiche nel post scuola per accrescere le capacità di sviluppo e crescita di bambini e ragazzi. Akmet contribuisce ad arricchire l’offerta del Centro anche grazie alla proposta di attività sportive, «lo sport è fondamentale per imparare a stare insieme» – ricorda – «nel rispetto dell’altro e delle regole». Emma ama danzare, dedicandosi specialmente ai balli tradizionali della cultura rom. «La maggior parte della gente non ci conosce davvero e rimane attaccata ai pregiudizi», racconta Emma, «mi piace andare in giro per le città italiane e far conoscere i nostri abiti e le nostre tradizioni». L’amore per la musica e il ballo unisce i due fratelli, oltre alle danze della tradizione Akmet coltiva anche una passione per il rap. Scrive i testi e canta, per dare voce ai suoi pensieri e sfogare la sua rabbia contro le ingiustizie.

Sui rom il sindaco Marino annuncia la svolta richiesta dall'Associazione 21 luglio

Roma, 9 dicembre 2014 – «Sono al lavoro con il consigliere Riccardo Magi su un piano per superare definitivamente e in maniera strutturale il sistema dei campi rom nella Capitale che, oltre alla violazione sistematica dei diritti, evidenziata anche dalla Commissione Europea, comporta un esborso inaccettabile di risorse pubbliche». E’ quanto riportato in un messaggio a firma Marino recapitato ai promotori del Concerto “Roma suona Rom”, organizzato nella serata di ieri presso il Teatro Argentina di Roma.
Il sindaco di Roma Ignazio Marino, nell’esprimere «sincero apprezzamento per l’operato dell’Associazione 21 luglio», fa cenno all’inchiesta della Procura di Roma e alla sconvolgente realtà emersa. «Una conferma che oggi – scrive il primo cittadino – ci spinge ad andare avanti con forza e convinzione ancora maggiori sulla strada del cambiamento. E il cambiamento deve riguardare anche le politiche dell’accoglienza e la gestione dei campi rom dove, come abbiamo visto, il malaffare si è annidato traendo maggiori guadagni».
La lettera del sindaco rappresenta una risposta alla presa di posizione dell’Associazione 21 luglio il cui presidente nei giorni scorsi si era unito allo sciopero della fame promosso dal consigliere comunale Riccardo Magi. Obiettivo della protesta era quello di chiedere all’Amministrazione Comunale di dare dimostrazione concreta di voler relegare al passato la “stagione dei campi” e avviare una nuova politica di reale inclusione delle comunità rom sinte della Capitale. Il tutto, era stato chiesto, a partire dal Best House Rom, il centro di raccolta di via Visso che incarna tutte le contraddizioni di un sistema organizzato volto a concentrare e segregare i rom in spazi di sofferenza e violazione dei diritti umani.
«Al più presto – risponde il sindaco – intendo visitare il centro per rendermi conto personalmente, come sindaco e come medico, della situazione. A voi voglio ribadire il mio impegno a trovare una soluzione alternativa per le donne, gli uomini e i bambini che oggi vivono in condizioni non dignitose». «Ringrazio sinceramente per aver sollevato il caso emblematico della struttura Best House Rom – termina la missiva – e chiedo di sospendere lo sciopero della fame».
L’Associazione 21 luglio accoglie positivamente le parole del sindaco Ignazio Marino e si dichiara pronta a sostenere ogni iniziativa dell’Amministrazione Comunale volta ad un superamento definitivo dei “campi nomadi” della Capitale. «Il punto di partenza – sostiene l’Associazione – è quello indicato da noi e ripreso dal sindaco: il Best House Rom. Davanti a questa struttura, in via Visso, 14 domani, 10 dicembre, Giornata Internazionale per i Diritti Umani, verrà organizzata alle ore 14,00 una conferenza stampa dove verrà illustrata anche una bozza del Piano locale per il superamento degli insediamenti formali della Capitale, presentata nei giorni scorsi al sindaco Ignazio Marino».
Foto: Niccolò Caranti – CC BY-SA 3.0

Sulla pelle dei rom

 
«Il traffico di droga rende di meno […]. Noi quest’anno abbiamo chiuso con quaranta milioni di fatturato ma tutti i soldi, gli utili li abbiamo fatti sugli zingari, sull’emergenza alloggiativa e sugli immigrati» (Salvatore Buzzi, presidente del consorzio di cooperative Eriches, arrestato nell’ambito dell’inchiesta su Mafia Capitale).
L’operazione “Mondo di Mezzo”, coordinata dalla Procura di Roma, sta rompendo la spessa coltre di omertà presente sul ramificato sistema corruttivo di stampo mafioso finalizzato all’assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici da parte del Comune di Roma, con interessi attivi anche nella gestione dei “campi nomadi” della Capitale.
Dal 2010 l’Associazione 21 luglio denuncia nelle sue ricerche come negli ultimi anni a Roma ad un drammatico peggioramento delle condizioni di vita delle comunità rom sia corrisposto un aumento della spesa pubblica per interventi volti a segregare, concentrare e allontanare famiglie rom in emergenza abitativa, violandone in maniera sistematica i diritti umani. L’inchiesta giudiziaria di questi giorni sta dimostrando come sulla pelle dei rom rappresentanti istituzionali, militanti politici e cooperative ne abbiano tratto un ampio profitto economico. È innegabile come sia convenuto a molti soffiare sulla cenere dell’antiziganismo, sgomberare per anni da un punto all’altro della città donne, uomini e bambini rom, ampliare i «villaggi attrezzati» per aumentare a dismisura la concentrazione abitativa, istituire i “centri di raccolta rom” in spazi privi di autorizzazione.
L’inchiesta di questi giorni sta dimostrando come la sofferenza dei rom che oggi a Roma vivono stipati in insediamenti indegni e in centri di raccolta illegali sia anche figlia di un processo politico-mafioso dovuto al fatto che i rom producono denaro e rendono voti (il tutto ripetendo senza sosta che i ladri “sono loro”). I “campi rom”, così come i “centri di raccolta rom” sono un prodotto che si riesce a vendere bene attraverso precisi messaggi comunicativi: si racconta in giro che i rom non sappiano e non vogliano vivere in abitazioni convenzionali, li si criminalizza additandoli come il problema della città, gli si costruiscono intorno delle gabbie nelle quali rinchiuderli. L’operazione è semplice quanto redditizia. Ma nei suoi calcoli non tiene assolutamente in considerazione la sofferenza e la ripetuta lesione di dignità e diritti umani che comporta. Sulla pelle dei rom.
L’Associazione 21 luglio ritiene sia giunto il momento di voltare pagina e dire la parola “fine” al processo deumanizzante e lucrativo finalizzato a incassare denaro sulla sofferenza delle famiglie rom a Roma. La “decapitazione” dell’Ufficio Nomadi di Roma Capitale, a seguito dell’arresto della sua responsabile, è il segno tangibile dell’urgenza di un cambio totale di indirizzo.
L’Associazione 21 luglio chiede pertanto al sindaco di Roma un segno concreto che indichi un radicale cambio di indirizzo politico. E lo fa a partire dal “Best House Rom“, il centro di raccolta di via Visso che incarna tutte le contraddizioni di un sistema organizzato e redditizio volto a concentrare e segregare i rom in spazi di sofferenza e violazioni dei diritti umani.
Per tale ragione, a partire da sabato 6 dicembre il presidente dell’Associazione 21 luglio inizierà uno sciopero della fame a oltranza e, da mercoledì 10 dicembre, “Giornata Internazionale dei Diritti Umani” verrà allestito dall’Associazione 21 luglio un presidio fisso con raccolta firme in prossimità del “Best House Rom”, in via Visso 12, Roma.
Le due azioni termineranno solo quando l’Amministrazione Comunale darà dimostrazione concreta di voler relegare al passato la “stagione dei campi” e avviare una nuova politica di reale inclusione delle comunità rom nella città di Roma.

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Roma, ancora una sgombero forzato dei rom

sgombero roma rom marino

Una foto dello sgombero in corso in via Morandi.


[tfg_social_share]È in corso, a Roma, il sedicesimo sgombero di un insediamento rom da quando in Campidoglio si è insediata la nuova amministrazione guidata dal sindaco Ignazio Marino.
Nell’insediamento, situato in via Morandi, periferia est della Capitale, vivono 20 persone, di cui 9 bambini. Alcuni dei minori frequentano regolarmente la scuola e lo sgombero in atto potrebbe significare, per loro, l’interruzione improvvisa del percorso scolastico.
Sul posto sono presenti alcuni operatori dell’Associazione 21 luglio, nell’intento di monitorare le operazioni e dialogare con le autorità per riportare lo sgombero in un alveo di legalità.
Così come sono condotte, infatti, le operazioni di sgombero non rispettano le garanzie procedurali previste dal Comitato Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e, ancora una volta, si configurano come una palese violazione dei diritti umani delle persone coinvolte.
Ai rom dell’insediamento di via Morandi non è stato infatti dato alcun preavviso ragionevole circa l’azione di sgombero; allo stesso modo, nessuna genuina consultazione è stata avviata con le persone coinvolte e, ad ora, non è stata loro proposta una adeguata soluzione alternativa allo sgombero.
«È spiacevole constatare come oggi, a Roma, stiamo assistendo a un nuovo sgombero forzato dei rom, proprio nel giorno in cui, in questa stessa città, le autorità hanno convocato un tavolo di lavoro tecnico sull’attuazione della Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom. Procedere con gli sgomberi forzati vuol dire negare ogni possibilità a una reale ed efficace inclusione sociale di queste comunità», afferma l’Associazione 21 luglio.
Solo pochi giorni fa, Associazione 21 luglio e Popica Onlus avevano documentato e denunciato un altro sgombero nella Capitale, che aveva coinvolto 20 famiglie rom tra cui 40 minori, che, secondo le due organizzazioni, rappresentava l’inaugurazione del “metodo del rigore” verso i rom annunciato dal sindaco Marino.

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Rom, cittadini dell'Italia che verrà: due nuovi video

Abbiamo realizzato due nuovi video di “Rom, cittadini dell’Italia che verrà“, l’iniziativa per raccontare le storie quotidiane degli oltre 130 mila rom e sinti che, in Italia, non vivono nei “campi”.
Le protagoniste dei due video sono Concetta, di Isernia, e Ivana, di Torino, entrambe giovani rom che, attraverso le loro testimonianze, ci aiutano a smontare gli stereotipi, i pregiudizi e i luoghi comuni verso le comunità rom e sinte nel nostro paese.
Concetta e Ivana raccontano le loro passioni e i loro sogni e mettono in evidenza la loro vita quotidiana. Una vita come quella di ogni altro cittadino italiano loro coetaneo.
“Rom, cittadini dell’Italia che verrà” rientra tra le attività della campagna dell’Associazione 21 luglio “Stop all’apartheid dei rom!“, realizzata grazie al sostegno di Bernard van Leer Foundation.
           

La bufala dei rom che gettano i cani sotto le auto in corsa

medium_2478635948[tfg_social_share]Rom che scagliano i cani sotto le auto in corsa e che poi chiedono il risarcimento all’ignaro autista. Questa notizia, nei giorni scorsi, ha fatto il giro del web ed è stata pubblicata da numerosi quotidiani, suscitando nell’opinione pubblica un’ondata di indignazione generalizzata verso le comunità rom.
Dagli accertamenti effettuati dall’Associazione 21 luglio, tuttavia, emerge che la notizia è priva di fondamento e che chi ha provveduto alla sua diffusione non si è preoccupato di verificare le informazioni.
Secondo quanto riportato da diversi quotidiani on line lo scorso 31 gennaio, tra cui Leggo, Libero e Il Mattino, i rom che vivono in un insediamento informale di Acilia, nei pressi di Roma, avrebbero escogitato una truffa dai contorni cruenti ai danni degli automobilisti.
I rom, è stato scritto, getterebbero i cani randagi tra le ruote delle auto in corsa, si fingerebbero poi disperati per quanto accaduto al proprio fedele amico a quattro zampe e incolperebbero del misfatto il malcapitato autista che, a quel punto, si vedrebbe costretto dagli stessi rom a un risarcimento in denaro.
Secondo quanto riportato da Il Mattino “la denuncia arriva da un comitato di abitanti della zona che si è già rivolto alle forze dell’ordine”. L’Associazione 21 luglio, nell’intento di verificare la notizia, ha potuto contattare i carabinieri di Acilia i quali hanno smentito che nella zona vi sia in atto tale truffa nonché di aver ricevuto denunce e segnalazioni dai cittadini.
La notizia è stata rilanciata anche dall’esponente del movimento “Primavera Nazionale” Stefano Tersigni, il quale, in un flash dell’agenzia Omniroma, ha affermato di aver ricevuto le informazioni dai cittadini di Acilia. Tersigni ha quindi chiesto «un immediato sopralluogo delle forze dell’ordine», auspicando che «i cani presenti nell’accampamento vengano tolti a questa gente e affidati a strutture adeguate».
La notizia ha subito generato una reazione forte degli utenti del web che, in numerosi casi, hanno accusato indistintamente l’intera comunità in Italia di rendersi autrice di gesti di tale gravità.
Commenti di questo genere hanno raggiunto anche la pagina Facebook dell’Associazione 21 luglio: «Bella gente difendete, proprio bella gente», è stato il commento di un utente.
«Notizie di tale gravità possono arrecare un danno enorme all’intera comunità rom in Italia, alimentando nell’opinione pubblica un clima ostile e di intolleranza nei loro confronti – afferma l’Associazione 21 luglio – È fondamentale che i media, secondo quanto sancito anche dalla Carta di Roma, osservino la massima attenzione nel trattamento delle informazioni concernenti la popolazione romanì evitando “la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte”».
photo credit: akk_rus via photopin cc

A Firenze un corso per assistere i rom apolidi e privi di documenti

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Un momento del corso per attivisti rom e sinti dell’Associazione 21 luglio


[tfg_social_share]Oggi e domani, trenta rom e non rom provenienti da tutta Italia si ritroveranno a Firenze per partecipare a un corso di formazione per operatori paralegali specializzati nell’aiutare le persone rom prive di documenti e apolidi a ottenere uno status legale in Italia.
Il corso è organizzato da ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione), Associazione 21 luglio e Fondazione Romanì, e rientra tra le attività del progetto “Out of Limbo”, finanziato da Open Society Foundations, che mira a cambiare le normative, le politiche e le prassi che causano la mancanza di uno status legale degli immigrati privi di documenti e apolidi di origine rom in Italia.

La problematica della mancanza di documenti e dell’apolidia

Una percentuale significativa dei rom originari dei Balcani e nati o abitualmente residenti nel nostro Paese è costituita da persone apolidi senza alcuno status legale o persone prive di documenti a rischio di apolidia.
Queste persone sono bloccate in un limbo di invisibilità giuridica e mancanza di diritti, generazione dopo generazione. Esse hanno un limitato o nessun accesso ai servizi sociali, all’assistenza sanitaria, all’istruzione, al lavoro e all’alloggio, nonché ai diritti politici. Rischiano inoltre di ricevere provvedimenti di espulsione e di essere detenute in un centro di detenzione (CIE).
Si stima che circa 15.000 bambini rom siano apolidi o a rischio di apolidia e che il numero sia destinato ad aumentare, perché nella maggior parte dei casi questo status passerà ai loro figli.
Tra le cause di questa situazione troviamo:
–    normative, politiche e prassi restrittive in materia di cittadinanza, apolidia e immigrazione, sia dell’Italia che degli Stati derivanti dalla disgregazione della Jugoslavia;
–    la mancanza di conoscenza da parte della popolazione rom, delle ONG e delle autorità competenti sulle questioni concernenti l’identificazione e la tutela delle persone apolidi nonché l’accesso ad uno status legale e alla cittadinanza.

Il corso

L’obiettivo del corso è quello di rafforzare le competenze legali e la capacità di advocacy degli operatori (sia rom che non) che lavorano con le comunità rom, così come le loro relazioni con avvocati esperti, in modo che possano svolgere il ruolo di “paralegali di comunità” e promuovere l’accesso allo status legale delle persone rom senza documenti e apolidi, assistendole nei casi individuali, sostenendo le autorità locali e promovendo attività di educazione della comunità.
I partecipanti, tra cui figurano anche 14 attivisti rom e sinti che partecipano a due corsi organizzati da Associazione 21 luglio e Federazione Romanì, saranno invitati a individuare tre casi di migranti di origine rom privi di documenti o apolidi che si impegnano di assistere nel loro accesso a uno status legale.
I casi individuati di particolare rilevanza saranno infine selezionati per dar luogo ad azioni legali strategiche portate avanti dagli operatori legali di ASGI e Associazione 21 luglio.
SCARICA IL PROGRAMMA DEL CORSO

A Roma si inaugura il nuovo “metodo del rigore” verso i rom

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Lo sgombero forzato di via Belmonte Castello.


[tfg_social_share]Il “metodo del rigore” nei confronti dei rom, annunciato dal sindaco Ignazio Marino, è iniziato puntualmente. Da questa mattina, a Roma, è in corso l’ennesimo sgombero forzato della Giunta capitolina.
Dalle prime luci dell’alba è iniziato lo sgombero forzato di 20 famiglie rom, tra cui 40 bambini tra 0 e 12 anni, nell’insediamento informale di via Belmonte Castello, nella periferia est della Capitale. La comunità rom viveva nell’insediamento da circa un anno e aveva iniziato un positivo percorso di inclusione sociale nel quartiere.
Associazione 21 luglio e Popica Onlus, presenti durante le operazioni di sgombero, condannano fermamente l’azione perché non rispettosa degli standard e delle garanzie procedurali previste dalla normativa internazionale.
Le operazioni di sgombero sono condotte da uomini della polizia di Stato. I 90 rom presenti vivevano nell’insediamento di via Belmonte Castello, adiacente a dei casali abbandonati, da circa un anno, dopo essere stati vittime, anche in passato, di numerosi sgomberi forzati.
L’Associazione 21 luglio e Popica Onlus avevano avviato, nell’insediamento, percorsi di inclusione delle famiglie che avevano portato all’iscrizione scolastica di una decina di bambini.
Il 24 gennaio scorso, in una trasmissione radiofonica, il sindaco Marino aveva annunciato l’avvio, del “metodo del rigore” verso i rom. «Non possiamo tollerare situazioni di insediamenti abusivi […] Sempre più nei prossimi mesi – lo vedrete – useremo un metodo di rigore […] Noi useremo tutti gli strumenti legittimi per allontanarli», aveva promesso il sindaco.
Per Associazione 21 luglio e Popica Onlus le operazioni in corso in via Belmonte Castello rappresentano una grave violazione dei diritti umani. Nello sgombero in atto non sono presenti infatti le garanzie procedurali previste dal Comitato Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali.
L’azione non è stata accompagnata da una genuina consultazione con gli interessati e dalla valutazione di adeguate alternative allo sgombero e non si è proceduto a un preavviso congruo e ragionevole alle persone coinvolte. A causa dello sgombero, infine, si assisterebbe all’interruzione improvvisa del percorso scolastico dei minori in età scolare e le famiglie rom vengono rese ancora più vulnerabili.
«Dopo gli sgomberi forzati in via Salviati, alla Cesarina e, l’altro ieri, a Casal Bertone, la Giunta Marino si pone in linea, ancora una volta, con la passata amministrazione dell’ex sindaco Gianni Alemanno. Anche l’attuale amministrazione sembra aver sposato la linea del rigore fondata su un approccio emergenziale e sicuritario, negando i diritti delle comunità rom di Roma attraverso azioni inutili, dispendiose e illegali».
«Lo sgombero – concludono le due associazioni – costituisce infine l’ennesimo passo indietro rispetto ai contenuti espressi all’interno della Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti adottata dal governo italiano in attuazione della Comunicazione della Commissione europea n.173/2011».

Giorno della Memoria: anche oggi in atto la segregazione dei rom

Giornata_della_Memoria_Associazione_21luglio[tfg_social_share]Respingere, escludere, concentrare: queste le parole d’ordine utilizzate per dare una risposta  alla “piaga” di rom e sinti, in Italia e in Europa, ai tempi delle persecuzioni nazifasciste. Oggi, seppur attraverso forme evidentemente differenti, l’esclusione sociale forzata e la segregazione etnica continuano a vivere nelle politiche che si attuano nel nostro Paese verso tali comunità.
In occasione della Giornata della Memoria, che si celebra oggi per commemorare tutte le vittime dello sterminio nazifascista, l’Associazione 21 luglio sottolinea come la funzione essenziale di questa ricorrenza debba essere quella di ricordarci costantemente il necessario compito di vigilare sugli abusi e sulle discriminazioni odierne.
Tra i 500 mila e il milione e mezzo di rom e sinti, secondo lo studioso Ian Hancock dell’Università del Texas, furono sterminati nei campi di concentramento nazisti.
L’arresto, il concentramento e il rastrellamento dei rom e sinti, italiani e stranieri, furono pratiche diffuse anche in Italia, dove furono creati campi di concentramento riservati agli “zingari”, considerati una minaccia per la sicurezza del Paese e per l’igiene pubblica.
«L’esclusione forzata dei rom e sinti e la loro segregazione su base etnica, seppur attraverso forme completamente differenti rispetto a quanto accaduto al tempo delle persecuzioni nazifasciste, sono purtroppo realtà ancora vive – afferma l’Associazione 21 luglio -. In molte città italiane politiche locali basate sui cosiddetti “campi nomadi” e sugli sgomberi forzati rappresentano le espressioni del rifiuto e della esclusione che continua a colpire, a distanza di 70 anni, le comunità rom e sinte».
«Con il “campo nomadi” si è materializzata la trentennale politica sicuritaria che disegna spazi chiusi in cui concentrare ed escludere, su base etnica, uomini, donne e bambini rom e sinti – sostiene l’Associazione 21 luglio -. Si tratta di luoghi isolati e sovraffollati, che non offrono nessuna prospettiva di inclusione sociale e dove le persone, in particolar modo i minori, vivono in condizioni igieniche e di sicurezza allarmanti e vedono i loro diritti umani fondamentali costantemente violati».
L’Associazione 21 luglio auspica quindi che le amministrazioni locali italiane, dando immediata attuazione a quanto previsto dalla Strategia nazionale di Inclusione di Rom, Sinti e Caminanti, tramutino le attuali politiche di esclusione e marginalizzazione rivolte a rom e sinti in reali ed efficaci percorsi di inclusione sociale, a partire dal superamento dei “campi”.
Di questo si è parlato anche ieri, a Roma, in occasione dell’evento “Samudaripen”, organizzato da Associazione 21 luglio e Sucar Drom nell’ambito delle celebrazioni della Giornata della Memoria e al quale le autorità locali invitate hanno declinato l’invito.
«Preoccupante, ancora una volta, l’assenza delle istituzioni di Roma Capitale a iniziative che mirano, a partire dalla memoria, alla creazione di un dialogo e all’individuazione di soluzioni condivise», sottolinea l’Associazione 21 luglio.

Giorno della Memoria: incontro alla Camera con Laura Boldrini

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La Presidente della Camera Laura Boldrini con Gad Lerner e Marco Paolini.


[tfg_social_share]In occasione della Giornata della Memoria, l’Associazione 21 luglio, insieme ad alcuni rappresentanti della comunità rom e sinta della Capitale, ha partecipato all’incontro “Giovani e Storia, il valore del ricordare” alla Camera dei Deputati, alla presenza della Presidente Laura Boldrini.
Nel corso dell’evento, organizzato per ricordare tutte le vittime delle persecuzioni nazifasciste, tra cui oltre 500 mila rom e sinti, il giornalista Gad Lerner e il drammaturgo Marco Paolini hanno dialogato con gli studenti di alcune scuole di Roma e di Paternò, in provincia di Catania.
Attraverso le loro testimonianze dirette, sono intervenute all’iniziativa anche due donne sopravvissute ai campi di concentramento, Liliana Segre e Mirella Stanzione ed è stato proiettato un brano dell’opera “Ausmerzen“, di Marco Paolini.
L’Associazione 21 luglio ha consegnato al Presidente della Camera Laura Boldrini il rapporto Figli dei campi, il libro bianco sulla condizione dell’infanzia rom in emergenza abitativa in Italia. Per l’Associazione 21 luglio, la Giornata della Memoria deve infatti porsi l’obiettivo di ricordarci costantemente di segnalare gli abusi e di vigilare sulle discrIminazioni che continuano ad attuarsi anche ai giorni nostri.
«Si deve sempre attualizzare la storia. La storia non è finita nel passato – ha detto la Presidente Boldrini in conclusione dell’incontro -. Si sta più sicuri se coloro che sono considerati diversi sono messi in disparte. E con questa idea folle si diffonde il germe della paura per cui l’altro diventa minaccioso».
«Questa demagogia è veleno nel pozzo che avvelena l’acqua. E chi beve quell’acqua, giorno dopo giorno, finisce con l’avvelenarsi», ha proseguito la Presidente della Camera.
GUARDA IL VIDEO COMPLETO DELL’INCONTRO
GUARDA IL VIDEO DELL’INTERVENTO DI LAURA BOLDRINI
 

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