Ascanio Celestini ha firmato il nostro appello “Peccato Capitale”, la campagna internazionale per dire basta agli sgomberi forzati delle popolazioni rom a Roma in vista del Giubileo della Misericordia.
“A volte dimentichiamo, o ci prendiamo il lusso di dimenticare” – ha commentato Celestini – “che le nostre case sono diverse da quelle di queste persone solo perché le nostre hanno un tetto solido e delle mura, le loro no”.
“È facile demonizzare e dare la colpa agli ultimi, ma sarebbe molto meglio per tutti imparare a capire davvero le loro condizioni”, conclude.
Dire no agli sgomberi forzati significa chiedere di fermare la costante violazione dei diritti umani ai danni delle comunità rom da parte delle autorità competenti, che eseguono le operazioni di sgombero senza alcun rispetto delle garanzie procedurali prescritte dagli standard internazionali.
La campagna “Peccato Capitale” è stata lanciata lo scorso 5 ottobre e ad oggi hanno firmato più di 1700 persone, tra cui Roberto Saviano, Gad Lerner, padre Alex Zanotelli, Sabina Guzzanti, Piotta, Kento, Paul Polansky e – appunto – Ascanio Celestini.
Fino ad oggi avete fatto tanto ma abbiamo ancora bisogno del vostro aiuto per raggiungere l’obiettivo di 5000 firme. Per aderire all’appello visitate e condividete la pagina http://www.21luglio.org/peccato-capitale
https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2015/12/Ascanio-modificata-300x200.jpg200300Stampa21Lugliohttps://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2021/11/Logo21LugliosenzaOnlus.pngStampa21Luglio2015-12-22 16:12:362015-12-22 16:12:36Ascanio Celestini firma l'appello "Peccato Capitale"
Ivan è un bambino di origine rom di 8 anni che, come altri migliaia di minori rom, vive in un “campo informale” con la sua famiglia.
Il suo destino è segnato dalla nascita: Ivan e gli altri bambini rom hanno molte più probabilità rispetto ad un bambino non rom di nascere sottopeso e di sviluppare forme di malessere psicologico; di essere esclusi dall’ambiente scolastico e di essere allontanati dalla famiglia.
Per questo nasce Amarò Foro, un progetto che favorisce la crescita dei bambini come Ivan attraverso la partecipazione a tre laboratori artistici e che rappresenta non solo un percorso educativo ma un sogno, il loro sogno. L’arte alimenta sogni e desideri rappresentando un elemento fondamentale per la crescita di ogni bambino.
Grazie alla partecipazione alle attività, i bambini si interrogano criticamente sulla propria condizione di vita, prendono coscienza della propria condizione di esclusione e sviluppano la consapevolezza di essere soggetti attivi di diritti e possibili agenti di cambiamento della propria esistenza e della propria comunità.
Oltre ad Ivan saranno coinvolti 30 minori di età compresa tra i 7 e gli 11 anni in tre laboratori di musica, canto e danza. Il tuo sostegno sarà fondamentale e per questo, se deciderai di far parte di questo cambiamento, te ne sono grato sin da ora. Potrai rendere possibile il sogno di Ivan e quello di tanti altri bambini rom.
Per farlo, ti basterà effettuare una semplice donazione sul sito dell’Associazione 21 luglio.
Colgo l’occasione per farti i migliori e più sinceri auguri di Buone Feste!
Grazie,
Presidente Associazione 21 luglio Onlus
https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2015/12/Banner_Natale_800x.jpg471800Stampa21Lugliohttps://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2021/11/Logo21LugliosenzaOnlus.pngStampa21Luglio2015-12-21 12:28:102015-12-21 12:28:10Partecipa al mio sogno
La ricerca “So Dukhalma – quello che mi fa soffrire. Il disagio interiore dei giovani e delle famiglie rom residenti negli insediamenti istituzionali” analizza le conseguenze psicologiche che la vita all’interno di contesti di esclusione sociale può avere sull’esistenza e i comportamenti dei minori e delle famiglie. L’indagine è partita da un campione di famiglie rom con una storia migratoria molto simile, che inizialmente si era insediato in un “campo informale” di Roma e che successivamente si è disgregato facendo scelte abitative differenti.
La ricerca, realizzata con il sostegno della Bernard Van Lerr Foundation, mette di fatto a confronto la situazione attuale delle famiglie che hanno accettato la sistemazione nell’insediamento formale di Castel Romano e di quelle che invece l’hanno rifiutata, vivendo oggi in una abitazione convenzionale.
L’autrice del testo è Angela Tullio Cataldo, la quale ha condotto l’intera ricerca con il supporto di Luca Facchinelli, Cristiana Ingigneri, Emiliana Iacomini e sotto la supervisione scientifica di Natale Losi, direttore della Scuola Quadriennale di Psicoterapia Etno Sistemico Narrativa di Roma.
Le fotografie del reportage sono state scattate da Stefano Sbrulli, fotoreporter e digital designer, presso il “villaggio della solidarietà” Castel Romano e presso le famiglie rom residenti in abitazioni private a Roma. Scarica la ricerca completa
https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2015/12/Copertina.jpeg991702Stampa21Lugliohttps://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2021/11/Logo21LugliosenzaOnlus.pngStampa21Luglio2015-12-11 16:19:502019-06-03 12:39:11SO DUKHALMA. Quello che mi fa soffrire. Il disagio interiore dei giovani e delle famiglie rom residenti negli insediamenti istituzionali (dicembre 2015)
In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani è stata presentata ieri, presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma, la nuova ricerca dell’Associazione 21 luglio: “So Dukhalma – quello che mi fa soffrire. Il disagio interiore dei giovani e delle famiglie rom residenti negli insediamenti istituzionali”.
L’indagine è partita da un campione di famiglie rom con una storia migratoria molto simile, che inizialmente si era insediato nel campo informale di Vicolo Savini – a Roma – e successivamente si è disgregato facendo scelte abitative differenti. Nel 2005, infatti, di fronte all’intimazione di sgombero della giunta Veltroni, una parte ha accettato la sistemazione nel nuovo campo di Castel Romano, un’altra parte (minoritaria) ha deciso di occupare uno stabile e abitare all’interno di una casa convenzionale.
La ricerca si è calata nella realtà del «villaggio della solidarietà» di Castel Romano, un ghetto sovraffollato nel quale vivono 1200 persone, collocato sulla Pontina (una strada provinciale a scorrimento veloce), distante dal centro di Roma oltre 30 Km e localizzato nei pressi di una riserva naturale abitata da cinghiali e serpenti. Il campo è completamente isolato sia dai centri urbanizzati dell’area circostante sia dalle zone commerciali, per cui anche fare la spesa diventa estremamente complicato per chi è privo di automobile.
All’interno di questo scenario, l’analisi ha cercato di cogliere le conseguenze psicologiche che un tale contesto di esclusione sociale può avere sulla vita e i comportamenti dei minori e delle famiglie. Ne è risultato che la maggior parte dei giovani e dei bambini, privati di spazi per giocare ed esprimere la propria personalità oltre che impossibilitati ad un confronto con la società esterna, sfogano la propria noia e l’insoddisfazione anche in forme di autolesionismo, rabbia e fame nervosa.
Dalla ricerca emerge – inoltre – come anni di politiche assistenzialistiche realizzate su base etnica abbiano azzerato la progettualità di uomini e donne rom che hanno visto generazioni intere nascere e crescere nei campi, in un contesto di segregazione, esclusione e discriminazione.
Completamente diverso il destino delle famiglie che nel 2005 hanno scelto di rifiutare la sistemazione nel campo di Castel Romano. Oggi queste persone sono orgogliose della loro autonomia e rivendicano la propria scelta. Come nel caso di Sevla Sejdic, capofamiglia rom intervenuta ieri pomeriggio per portare la sua testimonianza durante la presentazione. Dopo l’esperienza nel campo di Vicolo Savini, ha occupato uno stabile abbandonato e attualmente abita in una casa convenzionale. «Il campo ti spegne la vita» – ricorda – «oggi ho una casa come tutti e sono felice, per me e per i miei figli, di aver rifiutato il trasferimento a Castel Romano».
La ricerca è stata realizzata con il sostegno della Bernard van Leer Foundation.
L’autrice del testo è Angela Tullio Cataldo, la quale ha condotto l’intera ricerca con il supporto di Luca Facchinelli, Cristiana Ingigneri, Emiliana Iacomini e sotto la supervisione scientifica di Natale Losi, direttore della Scuola Quadriennale di Psicoterapia Etno Sistemico Narrativa di Roma.
Le fotografie del reportage sono state scattate da Stefano Sbrulli, fotoreporter e digital designer, presso il “villaggio della solidarietà” Castel Romano e presso le famiglie rom residenti in abitazioni private a Roma. SCARICA LA RICERCA COMPLETA SCARICA IL REPORTAGE FOTOGRAFICO (foto di Stefano Sbrulli)
https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2015/12/Copertina-212x300.jpeg300212Stampa21Lugliohttps://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2021/11/Logo21LugliosenzaOnlus.pngStampa21Luglio2015-12-11 15:50:222015-12-11 15:50:22Presentata la ricerca: "So Dukhalma – quello che mi fa soffrire"
Sabato 12 dicembre alle ore 12 Piazza della Rotonda – Pantheon, Roma
In concomitanza con l’inizio del Giubileo della Misericordia, L’Associazione 21 luglio punta i riflettori sulla piaga degli sgomberi forzati a Roma ai danni di uomini, donne e bambini rom, promuovendo un flash mob dimostrativo. All’azione dimostrativa parteciperanno bambini rom che vivono in insediamenti formali e alcuni dei giovani attivisti rom e sinti che hanno partecipato alla stesura del Manifesto “Primavera Romanì”.
Questa dimostrazione rientra nelle iniziative della Campagna internazionale “Peccato Capitale”, promossa dall’Associazione per denunciare il forte aumento degli sgomberi forzati nella Capitale a partire dal 13 marzo 2015, giorno dell’annuncio dell’Anno Santo Straordinario da parte di Papa Francesco. Da quel momento le azioni di sgombero sono triplicate passando da una media di 3 ad una di 10 al mese. Gli sgomberi forzati violano i diritti umani perché non rispettano gli standard internazionali stabiliti dalla Commissione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, e rendono ancora più vulnerabili le già fragili condizioni di uomini, donne e soprattutto bambini che vivono in emergenza abitativa. In particolare, l’Associazione 21 luglio ha lanciato una petizione on-line per chiedere alle autorità competenti una moratoria sugli sgomberi forzati nel periodo giubilare.
All’appello hanno aderito fino ad oggi 26 associazioni e organizzazioni non profit, oltre che personaggi come Roberto Saviano, Sabina Guzzanti, Ascanio Celestini, Padre Alex Zanotelli, Gad Lerner, Paul Polansky e Piotta.
https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2015/12/pantheon.jpeg400600Stampa21Lugliohttps://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2021/11/Logo21LugliosenzaOnlus.pngStampa21Luglio2015-12-07 11:27:392015-12-07 11:27:39I diritti umani non si sgomberano: flash mob al Pantheon
Segue dibattito con, tra gli altri, Khalid Chaouki, Andrea Segre, Giulia Innocenzi, Christian Raimo, Bianca Stancanelli, Saverio Tommasi
“Una storia di commercianti di cavalli, di macellai. Due cerchi che si incontrano. Due culture, quella dei contadini e quella dei rom, che interagiscono e si fondono. Nascono nuove famiglie, le famiglie rom salentine”
Domenica 20 dicembre 2015 alle ore 20 al Teatro Vascello – via Giacinto Carini 78, Roma – l’Associazione 21 luglio presenta “Gitanistan. Lo Stato immaginario delle famiglie rom salentine”, un film-documentario di Pierluigi De Donno e Claudio “Cavallo” Giagnotti. La partecipazione all’evento, organizzato con il patrocinio del Municipio Roma XII, è gratuita.
Attraverso la storia personale di Claudio “Cavallo” Giagnotti, figlio di un italiano e di una donna rom, nonché leader della famosa band di pizzica salentina Mascarimirì, Gitanistan rappresenta un viaggio alla scoperta di famiglie rom molto particolari, un tempo allevatori di cavalli, oggi macellai e commercianti di carne equina, totalmente integrate con le comunità locali in Salento al punto che nessuno è a conoscenza della loro esistenza.
Con la visione di Gitanistan, lo spettatore scoprirà perché in questa parte della Puglia i celebri “pezzetti di cavallo” rappresentano una tradizione culinaria così radicata, quali sono le origini della suggestiva danza Pizzica Scherma e sarà portato a interrogarsi sulle possibili storie simili di integrazione, tra rom e non rom, che potrebbero nascondersi in numerose altre località italiane.
La proiezione del film-documentario (che ha una durata di 1h 10 minuti) sarà preceduta da uno spettacolo tenuto dai bambini rom che partecipano al laboratorio di arte-educazione “Amarò Foro” (La nostra città) dell’Associazione 21 luglio.
A conclusione del film sono previsti una esibizione musicale di Claudio “Cavallo” Giagnotti, che riproporrà alcuni brani dei Mascarimirì, e un dibattito al quale interverranno il deputato Khalid Chaouki, il regista Andrea Segre, i giornalisti Giulia Innocenzi (Anno Uno, La 7), Christian Raimo (Internazionale) e Bianca Stancanelli, Antonio Ciniero (docente di Sociologia delle Migrazioni e delle Culture presso l’Università del Salento), il presidente dell’Associazione 21 luglio Carlo Stasolla e i registi di Gitanistan, Pierluigi De Donno e Claudio “Cavallo” Giagnotti. Modererà il dibattito lo scrittore e blogger Saverio Tommasi. Media partner: Repubblica Mondo Solidale, Roma Today, Radio Città Futura SCARICA LA LOCANDINA SCARICA IL PRESS KIT
Gitanistan, distribuito da I Wonder Pictures, è una co-produzione MaxMan Coop., Freim Produzioni, Dilinò (Centro di Musiche Alternative e del Mediterraneo). Il film-documentario è stato realizzato grazie al contributo di Fondazione Apulia Film Commission, Cineteca di Bologna, Regione Emilia Romagna. Per maggiori informazioni:
Danilo Giannese
Comunicazione e Ufficio stampa
Associazione 21 luglio
Tel: 388 4867611 – 06 648 15620
Email: stampa@21luglio.org
Sinossi
Oronzo Rinaldi, figlio di Giuseppe Rinaldi detto “Lu Zingaru”, è macellaio. Nato commerciante di cavalli, poi diventato macellaio per passione e per mestiere.La sua famiglia negli anni ‘70 gestiva il commercio di cavalli da macello in Puglia, comprando e vendendo circa 300 animali ogni settimana. Claudio Giagnotti detto “Cavallo”, nipote di Oronzo Rinaldi, è musicista e produttore musicale conosciuto ed apprezzato nel Salento e nel Mediterraneo. Figlio di una Rom e di un Italiano si sente al 50% rom. Gitanistan entra dentro le case delle famiglie rom del Salento scoprendo la storia di una comunità silenziosa.
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https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2015/12/Banner-600x400-2.jpg400600Stampa21Lugliohttps://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2021/11/Logo21LugliosenzaOnlus.pngStampa21Luglio2015-12-02 13:21:292015-12-02 13:21:29Gitanistan: proiezione gratuita e dibattito al Teatro Vascello
L’Associazione 21 luglio esprime profonda soddisfazione per la chiusura, nella Capitale, del Best House Rom, la struttura senza finestre, da due anni oggetto di numerose denunce dell’Associazione, dove negli ultimi mesi 135 persone, di cui oltre la metà minori, vivevano in condizioni drammatiche, al di sotto degli standard minimi di tutela dei diritti umani.
«A Roma è iniziato un processo irreversibile: non soltanto dal 2012 si è impedito la costruzione di nuovi “campi rom”, ma si inizia finalmente a mettere i sigilli su questi ghetti e luoghi di discriminazione istituzionale, che rappresentano un’anomalia italiana nel contesto europeo», afferma il presidente dell’Associazione 21 luglio Carlo Stasolla.
La chiusura del Best House Rom, situato in via Visso, nella periferia est della Capitale, è stata predisposta dal Comune di Roma in seguito a una “interdittiva antimafia” nei confronti della Cooperativa Inopera, l’ente gestore della struttura che nel 2014, come documentato dal rapporto dell’Associazione 21 luglio “Centri di raccolta S.p.a.”, è costata 2,8 milioni di euro, di cui quasi 2,6 milioni affidati senza bando pubblico alla stessa Cooperativa Inopera. Alle famiglie che vivevano nella struttura è stata offerta una sistemazione alternativa da loro giudicata adeguata, come hanno potuto constatare rappresentanti dell’Associazione 21 luglio che in questi giorni hanno seguito la vicenda sul posto.
Nato nel 2012, il Best House Rom si è consolidato tra dicembre 2013 e marzo 2014 in seguito al collocamento nella struttura di 137 persone provenienti dallo smantellamento del “villaggio attrezzato” della Cesarina e di altre 64 sgomberate da alcuni insediamenti informali.
L’Associazione 21 luglio, per prima, ha denunciato le condizioni di vita drammatiche all’interno del centro. Nel report “Senza Luce”, pubblicato a marzo 2014, l’Associazione ha puntato i riflettori sulle condizioni strutturali del Best House Rom, caratterizzato da stanze anguste, prive di finestre e punti di areazione naturale; sulla sua incompatibilità con i requisiti previsti dalla normativa regionale che regola il funzionamento di strutture di accoglienza; e sugli altissimi costi della sua gestione, a fronte di stanziamenti nulli per l’inclusione sociale degli uomini, delle donne e dei bambini rom residenti.
Alle numerose denunce dell’Associazione 21 luglio sul Best House Rom, sono seguite l’apertura di un’istruttoria sul centro da parte dell’Autorità Anticorruzione, dopo un esposto presentato dall’area legale dell’Associazione lo scorso febbraio, e varie visite ispettive con rappresentanti delle istituzioni locali, nazionali e internazionali: con il consigliere di Roma Capitale Riccardo Magi, con la Commissione Diritti Umani del Senato, con il presidente del Comitato Europeo dei Diritti Sociali Luis Quimena Quesada, con una delegazione della Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza (ECRI).
La chiusura del Best House Rom va così ad aggiungersi a due importanti battaglie che hanno visto, nei mesi scorsi, l’Associazione 21 luglio in prima linea contro la costruzione di due nuovi “campi per soli rom” nella Capitale: il nuovo “villaggio attrezzato” della Cesarina, che nelle intenzioni dell’allora Assessore alle Politiche Sociali Rita Cutini avrebbe dovuto sostituire quello raso al suolo a dicembre 2013, e il nuovo “villaggio attrezzato” La Barbuta, che sarebbe dovuto essere realizzato dalla multinazionale Leroy Merlin in base a un progetto su cui, come emerso dalle intercettazioni su Mafia Capitale, aveva messo gli occhi anche il cosiddetto “ras delle cooperative” Salvatore Buzzi.
Entrambi i progetti furono bloccati in seguito al lancio di due campagne di mail bombing e mobilitazione on line (“#DiscriminareCosta” e “Leroy Merlin, un campo rom è un ghetto: non costruirlo!”) sul sito dell’Associazione 21 luglio. Lo scorso maggio, per di più, era stato il Tribunale di Roma, con una sentenza storica, in seguito a un’azione legale promossa da Associazione 21 luglio e Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, a riconoscere per la prima volta in Italia e in Europa il carattere discriminatorio dei “campi rom”, con specifico riferimento al “villaggio attrezzato” La Barbuta.
«La chiusura del Best House Rom, sebbene non sia stata accompagnata dall’individuazione di soluzioni che favoriscano l’inclusione sociale delle comunità rom, rappresenta comunque un punto di svolta cruciale per Roma: nella Capitale non si costruiscono più nuovi “campi” e si è iniziato a mettere la parola fine ai ghetti esistenti – conclude il presidente dell’Associazione 21 luglio Carlo Stasolla -. Oggi è evidentemente cominciato un percorso dal quale non sarà più possibile tornare indietro: il sistema campi va definitivamente superato e l’inclusione sociale dei rom deve far parte dell’agenda politica della nuova Amministrazione che sarà guidata a governare la città».
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PER APPROFONDIRE:
Contatti:
Danilo Giannese
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