Archivio per mese: Luglio, 2016

Elba, Associazione 21 luglio scrive una lettera all'UNAR per l'espulsione di 33 rom

Tutto è iniziato per la presenza indesiderata di 33 rom sull’Isola d’Elba. Il 14 luglio scorso, il Comune di Portoferraio ha emesso un’Ordinanza di sgombero motivata dalla presenza di «un accampamento non autorizzato di nomadi..» così come di «accampamenti in altre zone del territorio». L’iniziativa è piaciuta ai sindaci dell’isola e tra il 14 e il 15 luglio, gli altri sette comuni dell’Elba hanno adottato un’Ordinanza fotocopia per vietare ogni tipo di campeggio, spiegando questa azione urgente con – così si legge nel documento – «motivi di igiene e sanità pubblica». In seguito a questi provvedimenti le famiglie rom che si trovavano sull’isola, sgomberate dopo l’emissione della prima ordinanza e vista l’estensione del divieto a tutta l’isola, sono state accompagnate dai Carabinieri su una nave messa a disposizione dalla compagnia Moby e lasciate, sempre in strada, a Piombino.
Di fronte a questi fatti, Associazione 21 luglio Onlus ha segnalato l’accaduto all’UNAR e si è rivolta al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, denunciando l’accaduto come comportamento rientrante nel novero della discriminazione indiretta verso gli appartenenti alla comunità rom e chiedendo di adottare le azioni ritenute opportune. «L’adozione in tutti i comuni dell’Isola d’Elba di ordinanze di tal fatta, di cui a partire da quella del Comune di Portoferraio», ha scritto Associazione 21 luglio nella lettera inviata all’UNAR, «si ritiene esser presente una motivazione etnica di fondo». A partire da questo provvedimento è scaturito, di fatto, una limitazione alla circolazione delle famiglie rom interessate che dietro accompagnamento coatto sono state costrette a lasciare l’Isola.
Foto di Il Fatto Quotidiano

Il Comune di Barletta approva Delibera per un nuovo "campo" rom

È del 10 giugno 2016 la Delibera con la quale il Comune di Barletta ha approvato «l’allestimento di un’area di sosta emergenziale per la comunità Rom».
La decisione dell’Amministrazione Comunale ha richiamato l’attenzione di un gruppo composto da Associazione 21 luglio Onlus, Consorzio Nova, Associazione Alteramente, Associazione AMIS-Onlus, Associazione Meticcia, Associazione Popoli e Culture e dal ricercatore Antonio Ciniero che hanno scritto una lettera al Comune per chiedere chiarimenti sulla questione e accertare che siano state prese in considerazione soluzioni abitative alternative che garantiscano concrete possibilità di inclusione sociale.
Come riportato dalla relazione tecnico-illustrativa del settore Ambiente del Comune di Barletta, il progetto coinvolgerà 6 abitanti e avrà un costo di 100 mila euro, pari ad una spesa pro-capite di 16 mila euro per il solo allestimento di un «centro servizi per l’accoglienza e di area sosta emergenziale per etnie nomadi».
Secondo i firmatari sono diversi gli elementi che destano perplessità a iniziare dal fatto che la delibera contrasterebbe in pieno con l’obiettivo di superare definitivamente le logiche emergenziali e la soluzione abitativa del “campo” per soli rom previsto dalla Strategia Nazionale per l’integrazione dei Rom Sinti e Caminanti adottata dall’Italia ormai già da quattro anni.
Come più volte ribadito dalla letteratura scientifica in materia, i “campi” per soli rom non solo non offrono alcuna risorsa per chi ci vive, ma spesso escludono chi li abita da qualsiasi possibilità di interagire positivamente con il resto del tessuto sociale proprio a causa della loro dimensione stigmatizzante e marginalizzante. Per lungo tempo le istituzioni pubbliche italiane hanno ritenuto, erroneamente, che i “campi” fossero la forma abitativa più consona per gruppi di popolazione che si credevano esclusivamente nomadi, una convinzione ormai superata, che tuttavia sembra condizionare ancora l’approccio del Comune di Barletta nei confronti delle famiglie rom che, sebbene in condizioni di estrema precarietà, vivono sul territorio da oltre vent’anni.
La scelta – tutta italiana – di continuare a investire ingenti somme di denaro pubblico in quelli che sono dei veri e propri ghetti, che inevitabilmente non potranno che produrre dinamiche di esclusione, è stata più volte stigmatizzata a livello internazionale. Solo per citare gli ultimi richiami: nell’ottobre del 2015 dalle Nazioni Unite, all’interno delle Osservazioni Conclusive del Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, e lo scorso giugno dall’European Commission against Racism and Intolerance (ECRI), all’interno del loro report annuale riguardante l’Italia.
Per tale ragione, concludono i firmatari viene chiesto alle autorità locali «di avviare un dialogo che possa affrontare il tema in oggetto nella maniera più serena e costruttiva».
Qui la lettera inviata al Comune di Barletta.
Foto di BarlettaViva

Amarò Foro

Dai diari Amarò Foro: la "casa del ballo"

Nell’attesa di riprendere – dopo la pausa estiva – i laboratori di musica e break dance con i bimbi del progetto “Amarò Foro“, ecco un nuovo diario che racconta le avventure di bambini e operatori trascorse durante questa prima metà dell’anno appena conclusa.
Era una baracca composta da una manciata di mattoni di cemento e uno strato di lamiera come tetto che copriva un’area di appena quattro metri quadrati. Per entrare, io e Francesco dovemmo abbassare la testa, mentre P. e M. ci accoglievano festanti nella loro “casa del ballo“. Il pavimento era inesistente: lasciavamo le impronte dei piedi su uno strato irregolare di terriccio e ghiaia. “Voi ballate qui?”, domandammo sospettosi ai due ragazzini. “Sì”, rispose P., “Questa casa l’abbiamo costruita noi!”.
Il laboratorio di break dance era iniziato da poche settimane e con l’equipe educativa ci domandavamo se e quale impatto avesse avuto questa attività nella vita di bambini e bambine. P. aveva carattere da vendere ma era discontinuo, M. volenteroso ma fragile. Entrambi, dopo il momento di entusiasmo, vagavano in una zona di indecifrabilità emotiva che rendeva il lavoro di arteducazione molto complesso.
Ma a nostra insaputa, in quello spazio angusto e decentrato, P. e M. avevano iniziato a costruire il proprio mondo. Non importa se riuscissero a ballare agevolmente o che là dentro non ci fosse la musica adatta. Per loro quel mucchio di macerie iniziava ad essere un ambiente di convivialità e creatività, e quel giorno ci avevano invitato a farne parte. E i loro occhi mostravano fierezza. Quella fierezza solare, curiosa, che ti rende orgoglioso di plasmare e condividere il tuo mondo e scoprirne di nuovi.
Tornando a casa pensai che quello che avevo visto era hip-hop. Non erano i quattro passi di break dance che avevo insegnato loro, né l’attitudine cool che assumevano all’interno del cerchio. L’hip-hop era capire che il cerchio rappresentava una metafora della loro casa, che l’attitudine positiva non serviva solo nel ballo ma nella vita di tutti i giorni.
Con Francesco quel giorno abbiamo capito che la danza di strada poteva produrre un reale cambiamento nelle condizioni di vita dei bambini e delle bambine rom e sinti. Partendo dalla costruzione di una piccola baracca all’interno del proprio insediamento, fino a vivere ed esplorare l’intera città come luogo di incontro ed espressione. Trasformando le strade in spazio d’espressione e forse, un giorno, portando un po’ di quella cultura di strada nei palcoscenici.
Giuseppe Gatti
Arteducatore
Associazione 21 luglio

REYN Italy

REYN Italy has been launched

Last May Associazione 21 luglio announced the starting of REYN Italy (Romanì Early Years Network – Net for the Romani first childhood), a project aimed at supporting professionals and para-professionals working with Roma communities in Italy in the field of early childhood development (ECD).
REYN is part of and managed by ISSA (International Step by Step Association). It promotes equal, inclusive and quality services for Roma children and families through professional development and sharing of experiences among ECD professionals and practitioners at international level. In Italy, the project is realized thanks to the support of the Open Society Foundations’ Roma ‘Kopaçi’ Initiatives within the Early Childhood Program, London.
The Italian project has been presented in Torino, Roma and Reggio Calabria, engaging  ECD experts from the North to the South of the country and collecting, so far, more than 50 subscriptions among individuals and organizations.
From now on it will be possible to follow updating related to REYN Italy through its bloghttps://reynitaliablog.wordpress.com. Moreover, there will be the opportunity to enter in contact with REYN Italy’s members, joining its FB group restricted to professionals and practitioners that registered for the network.
REYN Italy is also reachable on Linkedin.
If you are an ECD professional or practitioner, or if you know one interested, you can freely join the network by sending an e-mail to reynitalia@21luglio.org.

Lettera aperta di Associazione 21 luglio alla sindaca di Roma

Pubblichiamo di seguito la lettera aperta del presidente Carlo Stasolla alla sindaca di Roma, Virginia Raggi, pubblicata questa mattina sul quotidiano Avvenire.

Rom: per iniziare un nuovo corso suggeriamo di ripartire da una parola
Gentile sindaca,
come presidente di un’organizzazione che si occupa della tutela e della promozione dei diritti delle comunità rom e sinte in Italia Le formulo i migliori auguri di buon lavoro. Un lavoro che non sarà facile, ma sicuramente affascinante per le sfide che Lei sarà chiamata ad affrontare e per le tante domande che oggi, nella città di Roma, attendono risposte.
Era il maggio 2014 quando, presso la Sala del Campidoglio, fotografammo, con il rapporto “Campi Nomadi s.p.a.”, il “sistema campi” che nella città di Roma, da almeno due decenni, da una parte condanna le comunità rom in emergenza abitativa a vivere concentrate in ghetti etnici dove i diritti sono violati, dall’altra prevede l’erogazione di un flusso incontrollato di denaro pubblico che non raggiunge alcun risultato in termini di inclusione sociale. Fummo i primi a denunciare, nel solo 2013, la spesa di 22 milioni e mezzo di euro per mantenere il “sistema campi” attraverso affidamenti diretti a beneficio di vari enti, organizzazioni o uffici dipartimentali.
Oggi, a distanza di due anni, lo scenario è totalmente cambiato, in seguito al terremoto giudiziario che sta travolgendo più di cinquanta tra dirigenti e funzionari pubblici, cooperative ed associazioni, sedicenti “rappresentanti rom” e vigili urbani. Dalle inchieste degli inquirenti il quadro che attualmente emerge è desolante: i rappresentanti di 16 dei 31 enti che nel 2013 ruotavano attorno al “sistema campi” oggi sono agli arresti o sotto indagine e il 70% delle risorse destinate agli insediamenti per soli rom è stato per anni gestito da loro. La verità di Buzzi: «Gli zingari rendono più della droga!» sembrerebbe la stessa delle decine di persone che, utilizzando denaro pubblico hanno sino ad oggi lucrato sulla pelle dei più deboli permettendo che migliaia di persone continuassero a vivere nel degrado, nella povertà, nell’emarginazione, indistintamente additati come asociali o criminali.
L’inganno è stato svelato e ora che è stata fatta tabula rasa è il momento propizio per iniziare un nuovo corso che ci auguriamo Lei sappia incoraggiare, sostenere, portare a compimento. Una strada verso il superamento delle baraccopoli romane attraverso processi inclusivi, così come indicato dalle linee guida contenute nell’agenda “Oltre le baraccopoli” che Le abbiamo presentato nel corso della campagna elettorale.
Ma ancor prima di avviare un intervento in tal senso, riteniamo sia di fondamentale importanza da parte Sua pronunciare una parola che aiuterebbe veramente a voltare pagina, una parola che sinora nessun amministratore ha avuto il coraggio di dichiarare pubblicamente: la parola “Scusa”. È fondamentale che la nuova Amministrazione da Lei presieduta, possa e sappia riaprire il nuovo corso iniziando a chiedere “Scusa” per quanto compiuto dagli amministratori che l’hanno preceduta e per il “sistema campi” che con le loro scelte hanno fatto nascere e consolidato: scusarsi con quelle famiglie rom, discriminate e indigenti, che per anni sono state le “galline dalle uova d’oro” utili per generare profitti illeciti; con quei cittadini e i Comitati di Quartiere che hanno subìto la presenza di insediamenti abbandonati a se stessi, ormai vere e proprie baraccopoli; con quei dipendenti del Comune di Roma e quei lavoratori del sociale che hanno sempre lavorato onestamente, con passione e professionalità sulla “questione rom” e che rischiano di vedere il loro lavoro gravemente compromesso dall’attività di colleghi senza scrupoli.
Chiedere “Scusa” significa per un amministratore esprimere con fermezza la volontà che gli errori commessi nel passato non si ripetano, attraverso un nuovo rapporto di fiducia, fondato sull’onestà, la trasparenza e il rispetto dei diritti di tutti, che si potrà creare tra abitanti delle baraccopoli, cittadini delle periferie e istituzioni.
Scusarsi è l’atteggiamento proprio degli umili e dei forti. E noi riteniamo che solo chi saprà essere umile e forte nell’amministrare questa bellissima città, potrà dare una risposta soddisfacente anche alle baraccopoli presenti nella città di Roma e a quanti le abitano, che potranno forse tornare a sognare in una città che li tratti diversamente, senza discriminazione.
Auguri di buon lavoro, da parte mia e di tutta Associazione 21 luglio!
Carlo Stasolla
Presidente Associazione 21 luglio ONLUS
 
Foto di: Dire.it

Una scatola azzurra per i bambini di Sar San 2.0

Sar San 2.0 ha portato ai bambini dei nostri laboratori una scatola azzurra piena di sorprese.
Questo materiale didattico è stato introdotto nelle proprie sedute dalla psicanalista svizzera Dora Kalff come strumento per riavvicinare i bambini agli elementi naturali. Inizialmente veniva chiamata “sand box” (la scatola di sabbia), in seguito Paola Tonelli – un’insegnante della scuola dell’infanzia – l’ha introdotta in Italia con il nome con cui la conosciamo oggi.
Il colore scelto è l’azzurro, per richiamare il cielo e il mare, e al suo interno vengono introdotti diversi elementi naturali: sabbia, conchiglie, sassolini, ramoscelli e foglie per riportare il bambino a un contatto diretto con la natura.
Oltre all’esperienza tattile, i bimbi sono chiamati anche a costruire delle storie sui personaggi che popolano il contenitore. In questo modo, oltre alle attività manipolatorie, vengono stimolate anche le attività creative e per lo sviluppo del linguaggio.
“Il contatto con gli elementi naturali mette in moto fortemente e spontaneamente la capacità di raccontare, esprimere il proprio mondo interiore, la propria creatività, il proprio immaginario”. (Paola Tonelli)

Acquisito l'ex-Fienile di Tor Bella Monaca

La riqualificazione dell’ex-fienile di Tor Bella Monaca da oggi è realtà. La struttura di Largo Mengaroni è stata finalmente restituita alla cittadinanza e presto diventerà un polo interculturale di scambio e inclusione, a disposizione degli abitanti del quartiere.
Il progetto di rivalutazione è stato affidato, grazie a un bando del Comune di Roma, ad una ATS (Associazione Temporanea di Scopo) composta da Associazione 21 luglio Onlus, Associazione Culturale Psicoanalisi Contro-Compagnia Teatrale Sandro Gindro, Dipartimento di Studi Storici, Filosofico-sociali dei beni culturali e del territorio dell’Università di Tor Vergata, Associazione Culturale El “CHE”ntro.
Tra gli obiettivi del progetto, il coinvolgimento dei residenti in un processo di riappropriazione del senso di cittadinanza, l’accompagnamento dei minori – italiani, stranieri e rom – ad una crescita sana e ricca di stimoli, sviluppare negli adulti la consapevolezza dell’importanza della tutela del territorio e incrementare la coesione sociale all’interno del quartiere.
Per raggiungere queste finalità, le organizzazioni che gestiranno la struttura organizzeranno una serie di corsi, oltre che eventi e appuntamenti culturali. Insieme ci si propone che la struttura riesca a diventare un punto di riferimento per gli abitanti della zona, un incubatore di idee e azioni che si riflettano nella vita quotidiana per rigenerare l’intero quartiere, sollevandolo gradualmente dalle condizioni di disagio e emarginazione.
L’offerta culturale e formativa proposta sarà vasta e diversificata. Per quanto riguarda le attività programmate da Associazione 21 luglio Onlus, sono previsti seminari e workshop per progettare interventi volti al superamento della ghettizzazione abitativa, corsi per attivisti rom, uno sportello legale rivolto a rom e stranieri per il supporto alla regolarizzazione dello status giuridico e, infine, laboratori per bambini che verranno realizzati con la collaborazione della Cooperativa ABCittà.
Dal prossimo autunno la struttura sarà operativa e noi saremo pronti per cominciare questa nuova avventura.

Roma Capitale indice un bando per nuovo "campo rom". Associazione 21 luglio per intervento urgente di annullamento

Nel corso della campagna elettorale la candidata a sindaco Virginia Raggi era stata chiara: «A Roma i campi rom saranno chiusi e superati così come chiede l’Europa».
Lo scorso venerdì 8 luglio, solo 12 ore dopo l’insediamento della Giunta Raggi, il Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale, manifestando un’intenzione opposta, ha indetto sul suo sito una “Gara per reperimento area attrezzata per accoglienza Rom e attivazione servizio sociale e di vigilanza”. Il concorrente – si legge nel bando – dovrà mettere a disposizione «un’area attrezzata per l’accoglienza e soggiorno temporaneo di 120 nuclei familiari di cui 109 attualmente ospiti presso il Villaggio River», per un appalto che avrà come importo complessivo posto a base di gara di 1.549.484 euro e che avrà decorrenza dal 1° ottobre 2016 per terminare il 31 dicembre 2017.
Il bando è in attuazione alla Determinazione dirigenziale n.2038 del 14 giugno 2016 e l’obiettivo dichiarato «è quello dell’inclusione sociale della popolazione rom con la fuoriuscita dall’area attrezzata», ma dei 1.270.000 euro quasi il 20% è destinato alla vigilanza, il 76% alla gestione e meno del 4% all’inclusione attraverso l’erogazione di borse lavoro e di percorsi formativi.
Secondo Associazione 21 luglio costruire nuovi “campi rom”, ponendosi come obiettivo la fuoriuscita dagli stessi, rappresenta lo schizofrenico tentativo di quanti ancora perseverano con l’approccio che, in nome dell’inclusione, prevede per i rom soluzioni alternative e parallele, diverse da quelle offerte agli altri cittadini. Il bando pubblicato costituisce un atto di gravità assoluta, e questo per due principali motivi.
Il primo è strettamente sostanziale visto che la realizzazione di una nuova area per soli rom rappresenterebbe una netta ed evidente violazione dei principi contenuti all’interno della Strategia Nazionale per l’Inclusione dei Rom, redatta in attuazione alla Comunicazione della Commissione Europea n.173 del 2011. La stessa stabilisce l’urgenza del «superamento dei campi rom, in quanto condizione fisica di isolamento che riduce le possibilità di inclusione sociale ed economica delle comunità». Secondo l’impegno assunto dall’Italia in Europa è necessario, come scritto nella Strategia, il «superamento definitivo di grandi insediamenti monoetnici nel rispetto di una strategia fondata sull’equa dislocazione». La stagione dei “campi per soli rom” è ormai al tramonto soprattutto dopo che a Roma il Tribunale Civile, accogliendo le richieste di Associazione 21 luglio e ASGI in riferimento alla baraccopoli istituzionale in località La Barbuta aveva stabilito dodici mesi fa che «deve intendersi discriminatoria qualsiasi soluzione abitativa di grandi dimensioni diretta esclusivamente a persone appartenenti a una stessa etnia», come è il caso dell’insediamento previsto nell’attuale bando.
Il secondo motivo è formale e risiede nella scelta politica di rilanciare la fallimentare politica dei “campi rom” che, come ormai è stato ampiamente dimostrato, conduce a sistematiche violazioni dei diritti umani e allo sperpero di denaro pubblico. Associazione 21 luglio è fermamente convinta che reiterare un approccio lesivo dei diritti umani attraverso la spesa di oltre 1 milione e mezzo di euro per individuare una soluzione abitativa per le comunità rom di “Villaggio River”, sia un atto politico che – come tale – non compete a un dirigente. Individuare un chiaro indirizzo, attraverso la pubblicazione di un bando poche ore dopo l’insediamento della sindaca Raggi – che tra l’altro in campagna elettorale si era espressa nella direzione diametralmente opposta – rappresenta uno sconfinamento delle competenze di entità inaccettabile.
«Ci auguriamo – ha dichiarato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – che tale maldestro tentativo del dirigente che ha firmato il bando, sia immediatamente bloccato e che le risorse che si intende impegnare per segregare le famiglie rom, quasi 15 mila euro per ogni famiglia attualmente presente presso il “Villaggio River”, vengano riconvertite in processi inclusivi secondo modalità operative di cui Associazione 21 luglio ha fornito indicazioni concrete nel rapporto “Oltre le baraccopoli”, consegnato alla sindaca Raggi nel corso della campagna elettorale».
In un periodo nel quale l’Europa sta decidendo se aprire una procedura di infrazione per la discriminazione nell’accesso al diritto all’alloggio nei confronti dei rom in Italia, il bando pubblicato dal Dipartimento Politiche Sociali rappresenta l’ultima evidenza dell’incapacità o dell’assenza di una volontà a livello nazionale e locale di elaborare per i rom politiche che non siano discriminatorie e segreganti.
«Stiamo predisponendo richieste formali per un intervento urgente volto ad annullare il bando», conclude Associazione 21 luglio.

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