Archivio per mese: Febbraio, 2019

Associazione 21 luglio: dopo i rapporti ombra il Comitato ONU richiama l’Italia sui diritti dell’infanzia

Il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia ha pubblicato lo scorso 19 febbraio le Osservazioni Conclusive sull’Italia. Si tratta di un documento con cui il Comitato ONU rende noto il proprio parere sullo stato di attuazione della Committee on the rights of the child (CRC) e/o dei Protocolli Opzionali nel Paese esaminato, sottolineando i progressi compiuti ed evidenziando i punti critici, e invita il Governo ad intervenire laddove non vi sia congruità, anche attraverso la richiesta esplicita di modifiche legislative.

Cosa emerge dalle Osservazioni sull’Italia

Tante le tematiche sviscerate nel rapporto stilato dal comitato, tra le preoccupazioni emerse anche gli alti tassi di abbandono scolastico di bambini rom, sinti e caminanti nella fascia d’età riferita alla scuola dell’obbligo. Tra le cause del fenomeno: gli sgomberi forzati che costringono le famiglie ad abbandonare luoghi abituali di vita e di allontanarsi quindi da strutture e servizi come la scuola. Dal Comitato sui diritti dell’infanzia emerge anche la necessità di implementare l’approccio ai diritti umani nell’ambito del sistema educativo affinché sia più inclusivo nei confronti dei bambini appartenenti a gruppi di minoranza e dei bambini migranti, affinché ci sia un sostegno concreto alle loro aspirazioni.

Dal Comitato: “Il Governo adotti azioni per prevenire la discriminazione”

Non solo. Il Comitato ha posto l’attenzione anche sulla necessità di riprendere gli incontri relativi al gruppo di lavoro sullo status giuridico dei Rom, Sinti e Caminanti e prendere misure per migliorare la situazione dei minori privi di documenti o apolidi appartenenti alle comunità indicate.
Il Comitato, infine, chiede al Governo italiano di adottare azioni per prevenire la discriminazione e azioni positive in favore di minori in situazione di marginalità e svantaggio, come richiedenti asilo rifugiati, bambini migranti, bambini appartenenti a minoranze tra cui i minori rom, sinti e caminanti e di attuare efficacemente la Strategia nazionale per l’inclusione di Rom, Sinti e Caminanti.

Associazione 21 luglio ha fornito relazioni diventate la “base” per i richiami del Comitato all’Italia

Associazione 21 luglio in collaborazione con la rete Reyn Italia e il Gruppo CRC ha fornito nei mesi passati rapporti e relazioni dettagliati per documentare la condizione di vita dei bambini rom, sinti e caminanti in Italia. E sono stati proprio i documenti forniti da Associazione 21 luglio a porre le basi per i “richiami” che il Comitato ONU ha destinato all’Italia.“Associazione 21 luglio esprime soddisfazione per essere stata ascoltata ancora una volta dal Comitato ONU – ha detto il presidente Carlo Stasolla – siamo tuttavia molto preoccupati per il contesto socio-politico che abbiamo intorno dove integrazione e rispetto dei diritti umani trovano sempre meno spazio”.

Alla “Biblioteca del giocattolo” adulti e bambini giocano insieme!

Hanno disegnato maschere di carnevale ma hanno anche realizzato animali in 3d: loro sono i bambini che frequentano la “Biblioteca del giocattolo” presso la scuola “Via San Biagio Platani” di Tor Bella Monaca e a rendere “speciale” questo impegno è la collaborazione che lega i piccoli ai genitori e ai nonni. Due volte al mese (il venerdì) presso i locali della scuola i bambini “crescono” insieme alla loro famiglia.

Dieci famiglie partecipano alle attività

Dieci le famiglie che partecipano all’attività degli incontri intergenerazionali nell’ambito della “Biblioteca del giocattolo”, circa 30 le persone coinvolte tra grandi e piccoli. “Un rapporto che si sviluppa principalmente tra madre e bambini – spiega Sara Savelli, coordinatrice di riferimento per Associazione 21 luglio del progetto Tor Bell’Infanzia selezionato dalla fondazione “Con i Bambini” nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile – durante gli incontri infatti sono le mamme, infatti, a supportare i bambini nella realizzazione dei piccoli lavoretti”.

“Potere” alle mamme!

Ed è proprio dalle mamme che l’interesse verso questo tipo di attività sta prendendo sempre più corpo a tal punto che sono le stesse mamme a fornire idee per nuovi laboratori e nuovi giochi durante gli incontri alla “Biblioteca del giocattolo”. Gli incontri sono stati avviati a novembre e si concluderanno a giugno, contestualmente con il calendario scolastico.

L’attività rientra all’interno del progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà̀ educativa minorile

Alla “Biblioteca del giocattolo” 200 bambini per il laboratorio di alfabetizzazione emotiva

Giocano, si divertono ma soprattutto imparano a entrare in contatto con le proprie emozioni perché solo così diventano capaci di capire anche le emozioni degli altri. Sono i bambini della scuola “Via San Biagio Platani” di Tor Bella Monaca che da ottobre incontrano gli operatori di Associazione 21 luglio durante l’orario scolastico nell’ambito dell’attività “laboratorio di alfabetizzazione emotiva” alla “Biblioteca del giocattolo”. Hanno dai 3 ai 6 anni e frequentano la scuola dell’infanzia e la scuola primaria e già sono diventati “piccoli talenti” nell’arte del disegno perché mettono nero su bianco quello che sentono e provano.

“È importante che bambini così piccoli entrino in contatto con le proprie emozioni”

“È molto importante che bambini così piccoli abbiano la possibilità di entrare in contatto con le proprie emozioni – ci spiega Francesca Petrucci, Associazione 21 luglio, tra i conduttori del laboratorio di alfabetizzazione emotiva – è solo attraverso la conoscenza di ciò che si sente che è possibile non lasciar prendere il posto di comando alle emozioni forti e avviare un processo capace di favorire l’empatia, quindi entrare in contatto con gli altri e comprendere anche le loro emozioni”. Parole d’ordine degli ultimi cinque incontri continuano ad essere: riconoscimento, consapevolezza e espressione delle proprie emozioni.

La “Biblioteca del giocattolo” rientra all’interno del progetto “Tor Bell’Infanzia” selezionato dalla fondazione “Con i Bambini” nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

 

“Zingaro”, parola comune che diventa offesa

Sostantivi che rientrano nel lessico comune e che diventano, utilizzati in particolari contesti non appropriati, accezioni negative e offensive. Parole che non assumono più il ruolo semantico che, di base, sono chiamate a svolgere ma fanno scaturire etichette per catalogare individui con riferimenti discriminatori. E quando a utilizzarle sono esponenti politici di rilevanza locale e nazionale, la vicenda assume toni anche inquietanti.

“Ffundamu i zingari”

È il caso di un episodio che si è verificato nelle scorse settimane a Reggio Calabria quando un assessore, Antonino Zimbalatti, in occasione del derby Reggio Calabria-Catanzaro, ha utilizzato il termine “zingari” (inteso come offesa) per indicare gli “avversari” e la tifoseria calcistica della squadra del Catanzaro. Zimabalatti sulla sua bacheca Facebook (sempre più veicolo di messaggi stereotipati e stigmatizzanti che, non di rado si trasformano in autentici discorsi di odio) ha scritto: “Ffundamu i zingari”. Immediata la reazione del mondo politico locale che ha chiesto al sindaco della città di Reggio Calabria la revoca della delega all’assessore Zimbalatti.

I fatti avvengono oggi, nell’anno 2019, in un contesto socio-economico-politico che spesso mina le forme più elementari di rispetto verso gli altri e non tiene conto di norme e fondamenti che da anni caratterizzano documenti importanti partoriti dall’associazione “La Carta di Roma” che nell’omonimo protocollo deontologico fornisce indicazioni su una corretta informazione relativa ai temi dell’immigrazione. “Zingaro” è una parola che la società maggioritaria ha imposto a un gruppo che non si autodefinisce così e che percepisce come offensiva. Nel tempo è aumentata l’accezione negativa connessa al termine “zingaro”, equiparabile sempre più a un insulto razziale, come negro per i neri. Non solo, utilizzare questa come altre parole con intenti offensivi costituisce condotta censurabile.

“Condotta censurabile”

Era l’anno 2015 quando l’autore di un testo giuridico scriveva: “Quando, ad esempio, la cosa, nonostante il suo notevole valore sia offerta in vendita da un mendicante, da uno zingaro o da un noto pregiudicato”. All’epoca fu presentata denuncia perché “associare uno zingaro a un mendicante o a un noto pregiudicato veicola un messaggio gravemente lesivo della dignità e della reputazione in quanto appartenente alla comunità criminalizzata”. L’autore della pubblicazione è stato condannato per “condotta censurabile”.

“Rifugiati e migranti in Europa tra rifiuto e accoglienza”, quinta lezione Scuola di politica “Confini al Centro”

Poco meno di 100 giorni e 400milioni di cittadini europei saranno chiamati alle urne per eleggere i rappresentanti a Strasburgo. Tema caldo di quella che si annuncia una campagna elettorale senza esclusione di colpi: l’immigrazione. Quali e quante risposte l’Europa riuscirà a formulare sul fenomeno migratorio? Quali sono i diritti e i doveri dei singoli stati appartenenti all’Unione? Dalla convenzione di Ginevra (1951) ad oggi (Decreto Sicurezza), il diritto internazionale ha assunto connotati e connotazioni spesso “interpretabili” che poco spazio lasciano al profilo umanitario del flusso. Rifugiati, richiedenti asilo, sfollati interni, rimpatriati e apolidi: diverso lo status, diversa la ragione.

Dalla Convenzione di Ginevra al Regolamento di Dublino

La Convenzione di Ginevra del 28 gennaio 1951, nata nel periodo post-bellico per regolamentare lo status dei rifugiati viene integrata, qualche anno più tardi (1967) con un protocollo firmato a New York che definisce la nozione di rifugiato anche dal punto di vista del diritto internazionale. Un documento poi superato/ampliato dalla Convenzione che regola aspetti specifici della questione dei rifugiati in Africa, adottata nel 1969 dall’Organizzazione per l’unità africana, oggi Unione Africana, e la Convenzione sullo status dei rifugiati negli Stati arabi, adottata dalla Lega degli Stati arabi nel 1994. Grazie all’intervento dell’Alto Commissariato per le Nazioni Unite dei Rifugiati già a partire dalla metà degli anni 1950, il termine “rifugiato” ha ampliato il proprio mandato anche a gruppi di persone che varcano una frontiera internazionale in conseguenza di conflitti, o cambiamenti di carattere politico, sociale o economico nei loro paesi di origine e sprovvisti della protezione dei propri governi.

Il regolamento di Dublino, dal 2003 al 2014

Il regolamento di Dublino è il documento principale adottato dall’Unione in tema di diritto d’asilo. Emanato nel 2003 per sostituire la Convenzione di Dublino del 1990, nel 2014 entra in vigore il cosiddetto Regolamento Dublino III che integra e modifica alcune delle disposizioni dello Stato membro competente all’esame della domanda di protezione internazionale e le modalità e tempistiche per la determinazione. Il regolamento impedisce di presentare una domanda di asilo in più di uno stato membro e prevede che la domanda la esamini lo stato dove il richiedente ha fatto ingresso nell’Unione.

Il sistema Eurodac

Il sistema Eurodac, in vigore in Europa, è un archivio comune delle impronte digitali dei richiedenti asilo usato dalla polizia per controllare se sono state presentate diverse domande. I richiedenti asilo hanno diritto a rimanere nel paese di arrivo anche se non hanno regolari documenti d’ingresso e a essere assistiti. Se la richiesta d’asilo viene respinta, il richiedente può fare appello.
Il programma di “relocation”
Nell’ambito dell’Agenda Europea sulla Migrazione (Commissione Europea, 2015), viene adottata l’iniziativa di “relocation” (ricollocazione). In tale quadro, la procedura di ricollocazione prevede, in parziale deroga al Regolamento (UE) n. 604/2013 cd. Dublino III, la ricollocazione di persone in evidente bisogno di protezione internazionale.

Costituzione Italiana

Nella Costituzione italiana, all’Art.10 comma 3, si legge: “lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese, l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”.

“Rifugiati e migranti in Europa tra rifiuto e accoglienza”

“Rifugiati e migranti in Europa tra rifiuto e accoglienza”. Con il prossimo appuntamento della Scuola di politica “Confini al Centro”, noi di Associazione 21 luglio, insieme a Università Tor Vergata, tentiamo di dare una definizione “leggibile” circa lo status dei rifugiati e sulla condizione di migranti. Per farlo abbiamo chiesto un prezioso contributo a Chiara Favilli, docente di Diritto dell’Unione Europea (Università di Firenze), Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia e docente di Diritto Internazionale (Università di Teramo), massimi esperti in Italia del fenomeno e conoscitori del diritto. Martedì 19 febbraio alle ore 17.30, presso il Polo ex Fienile di largo Mengaroni a Tor Bella Monaca ne discutiamo insieme per avviare un dibattito e una riflessione.

 

Apprendisti fotografi crescono al liceo Amaldi di Tor Bella Monaca

Apprendisti fotografi tra lezioni frontali e esperienze sul campo. I protagonisti sono gli studenti del liceo Amaldi di Tor Bella Monaca che guidati dal professionista Fabio Moscatelli (Associazione 21 luglio) affronteranno un percorso di studio e di pratica per raccontare il quartiere attraverso scatti e immagini.Apprendisti fotografi, tra teoria e pratica

A raccontare l’esperienza avviata nelle scorse settimane è Fabio Moscatelli, fotografo e già autore di una raccolta fotografica dal titolo “Qui vive Jeeg” che racconta attraverso scatti importanti la storia di chi il quartiere lo abita e ne diventa ogni giorno un supereroe. “Gli incontri si svolgono a cadenza settimanale all’interno dei locali della scuola – ha spiegato Fabio, Associazione 21 luglio e responsabile del progetto – dopo una prima panoramica teorica sulla fotografia e sulle finalità del progetto, abbiamo diviso il quartiere in macro-aree e ho lasciato che fossero loro a decidere su quale area lavorare in particolare”.

Tante sorprese in cantiere!

Ai ragazzi del liceo, iscritti al primo e al secondo anno, sono stati mostrati anche scatti d’autore, come esempio e come ispirazione. “Durante la scorsa lezione – ha concluso Fabio – gli apprendisti fotografi hanno già portato i primi lavori”. Tante idee in cantiere e tante sorprese ancora da scoprire! L’attività rientra nel progetto Stelle di Periferie selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile.

Ultima chiamata! Ancora aperte le iscrizioni per i laboratori di break dance

Ultima chiamata! È possibile ancora per qualche giorno effettuare le iscrizioni ai corsi di arteducazione promossi da Associazione 21 luglio nell’ambito del progetto “Amarò Foro”. Giochi, integrazione, crescita: sono queste le parole d’ordine del progetto che da due anni anima i pomeriggi del Polo di sviluppo culturale ex Fienile di largo Mengaroni a Tor Bella Monaca.

Il progetto è aperto a bambini e ragazzi di età compresa tra i 7 e i 14 anni

La professionalità degli educatori e le scelte mirate nella didattica e nelle iniziative messe in campo impongono una cognizione chiara e puntuale dei partecipanti e di quanti aderiscono al progetto. Il laboratorio di break dance alla scoperta dell’arte e della città che ha il nitido obiettivo di sviluppare la consapevolezza di sé, dell’altro e della società, si connota di azioni importanti per la crescita dei bambini in età scolare. Al progetto possono partecipare bambini con una fascia di età compresa tra 7 e 14 anni.

Ancora aperte le adesioni!

“Siamo molto orgogliosi della partecipazione fino ad ora registrata – ha spiegato Giuseppe Gatti, Associazione 21 luglio e responsabile del progetto – invitiamo quanti non lo abbiano ancora fatto a iscriversi presto così da poter sviluppare ancora meglio la progettualità prevista per i prossimi mesi”.

Quarto sgombero forzato in 20 giorni nel Municipio IV di Roma, Associazione 21 luglio: «Nuova modalità: minacce e parziale distruzione preventiva delle abitazioni»

Sono iniziate all’alba di questa mattina le operazioni di demolizione delle abitazioni presenti all’interno di un insediamento informale abitato fino a ieri da 19 persone di origine rom e cittadinanza rumena – tra cui 7 minori, e 3 donne in stato di gravidanza – che, con le loro 7 abitazioni occupavano uno spazio all’interno di un terreno lungo via Collatina Vecchia, a Roma. Tale sgombero per le modalità con cui è stato realizzato sembra inaugurare una nuova pratica caratterizzata, prima dell’arrivo delle ruspe, da minacce e dal danneggiamento delle abitazioni.

Gli operatori comunali con l’ausilio di mezzi meccanici, nella mattinata di oggi hanno iniziato le operazioni di demolizione dei manufatti in evidente violazione degli obblighi internazionali e senza rispettare le garanzie procedurali in materia di sgomberi previste dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite. L’operazione, non è stata infatti preceduta da alcuna notifica scritta alle famiglie. Le famiglie, che nei giorni scorsi erano state più volte minacciate da rappresentanti delle Forze dell’Ordine che qualora il giorno dello sgombero fossero state trovate all’interno delle abitazioni si sarebbe proceduto alla divisione dei nuclei con eventuale allontanamento dei minori, nelle prima ore dell’alba di ieri si erano allontanate dall’insediamento. Nelle ore successive per evitare il loro rientro nelle rispettive abitazioni alcuni agenti delle forze dell’ordine intervenute in un sopralluogo, hanno provveduto alla distruzione delle finestre e delle porte. Questa mattina si sono completate con le azioni delle ruspe, le operazioni di distruzione delle abitazioni e nell’insediamento risultava presente una sola persona.

Le persone sgomberate, alcune parenti della piccola Cirasela, ferita alla schiena lo scorso 17 luglio, erano già state allontanate da un insediamento nel quale vivevano con la famiglia della bambina, lo scorso 3 ottobre e avevano trovato rifugio nel sottopasso di via Palmiro Togliatti, lungo la via Collatina Vecchia, in un’area utilizzata da anni come discarica abusiva.

Quello di oggi è il quarto sgombero forzato organizzato dall’inizio del 2019 nel Municipio IV di Roma, dopo lo sgombero in zona Ponte Mammolo (14 gennaio); tra via Fiorentini e via della Serenissima (18 gennaio); presso la stazione metro Quintiliani (30 gennaio). Nel solo 2018 le operazioni di sgombero forzato che avevano coinvolto le comunità rom e registrate a Roma erano state ben 40.

Con l’odierna, ennesima violazione dei diritti umani, il Comune di Roma sembra non considerare in alcun modo quanto espresso lo scorso 14 gennaio dal Comitato per i Diritti Sociali del Consiglio d’Europa che aveva manifestato una forte preoccupazione per condizioni di vita delle comunità rom che, in Italia, vivono in una condizione di discriminazione. Il Comitato aveva evidenziato nel suo Report che «in alcuni Comuni italiani la predisposizione di progettualità volta all’implementazione di misure atte all’inclusione abitativa dei nuclei famigliari rom e a percorsi scolastici rivolti ai minori rom non abbiano nel complesso determinato un miglioramento rilevante dello status quo. La segregazione abitativa e la reiterata prassi degli sgomberi forzati delle comunità rom che vivono nelle baraccopoli continuano a marginalizzare e a discriminare una fascia di popolazione già di per sé vulnerabile. Permangono di fatti per loro le barriere strutturali all’accesso ai servizi sanitari, scolastici, abitativi e lavorativi».

Secondo Associazione 21 luglio è giunto il momento di arrestare l’odiosa pratica degli sgomberi forzati degli insediamenti informali con la quale l’Amministrazione Capitolina intende affrontare e risolvere un problema legato alla marginalità e alla povertà con un approccio meramente sicuritario.

«Le famiglie che oggi in via Collatina Vecchia hanno visto le loro abitazioni colpite dalla furia distruttiva delle ruspe comunali – afferma Carlo Stasolla – ieri erano state sgomberate da via Palmiro Togliatti e domani lo saranno nel nuovo insediamento che andranno a realizzare. Quale progettualità prevede l’Amministrazione Comunale per questi nuclei? Quali soluzioni oltre a sgomberi forzati che hanno un costo economico altissimo e che compromettono la tutela dei diritti fondamentali? La ruspa è l’unico strumento utilizzato dal Comune di Roma?».
A seguito dello sgombero di oggi, Associazione 21 luglio chiede una moratoria degli sgomberi forzati sul territorio romano per dare modo di affrontare con una modalità inclusiva la problematica legata ai 300 micro insediamenti informali che insistono nella Capitale.

Nella giornata di oggi, Associazione 21 luglio, in un incontro già previsto con una delegazione del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), esporrà i propri timori e la propria indignazione rispetto alla gestione degli sgomberi forzati delle comunità rom sul territorio di Roma Capitale e alle modalità con cui gli stessi vengono effettuati

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