Archivio per mese: Aprile, 2019

“Si può fare!”, il corso di formazione per amministratori pubblici sul superamento dei campi rom in Italia

Associazione 21 luglio, organizzazione indipendente impegnata nella tutela e nella promozione dei diritti di gruppi e individui che nelle città italiane vivono la segregazione e la discriminazione, organizza “Si può fare!”, un corso formativo volto ad offrire strumenti di approfondimento e di aggiornamento sul tema del superamento dei campi rom in Italia.

Dal 2000 l’Italia è denominata in Europa il “Paese dei campi”, la nazione che più di tutte impiega ingenti risorse umane ed economiche per la progettazione, la costruzione e la gestione di spazi di segregazione e marginalità, denominati “campi nomadi”. Malgrado la Strategia Nazionale per l’inclusione dei rom, raccomandi il loro superamento, sono pochissime le Amministrazioni locali che negli ultimi anni hanno intrapreso questo virtuoso percorso, incontrando spesso difficoltà e scontrandosi con problematiche talvolta giudicate insuperabili. La mancata conoscenza della questione in seno alla macchina amministrativa, l’assenza di fondi adeguati, le problematiche legate allo status giuridico o alla scolarizzazione, hanno negli anni generato difficoltà ad individuare soluzioni vincenti e sostenibili nel tempo.

Il corso è rivolto ad esponenti delle istituzioni regionali e locali, dirigenti e funzionari pubblici, personale di uffici comunali che perseguono in Italia l’obiettivo dell’inclusione delle comunità rom e sinte. E avrà luogo il 26 e 27 settembre 2019 a Roma al Polo ex Fienile di largo Mengaroni a Tor Bella Monaca.

“Si può fare!” vuole offrire uno spazio di studio e di analisi del “sistema campi” e delle sue conseguenze, offrendo altresì ai partecipanti la possibilità di approfondire, con il contributo di esperti e professionisti in materia, le principali problematiche e di analizzare soluzioni virtuose realizzate in altri contesti.

Modalità e requisiti per l’iscrizione

Il corso è a numero chiuso, per un massimo di 12 iscritti. L’iscrizione avverrà sulla base dell’ordine cronologico d’iscrizione. Il corso non sarà avviato se non verrà raggiunto il numero minimo di 8 iscritti. La data ultima per l’iscrizione è il 31 agosto 2019. Le iscrizioni potranno essere chiuse anticipatamente in caso di raggiungimento dei posti disponibili.
L’iscrizione si perfeziona inviando l’apposito modulo di iscrizione on line, compilato e corredato da un curriculum vitae.

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QUI è possibile accedere al programma del corso.

Il progetto è realizzato con i fondi dell’8xMille destinati alla Chiesa Cattolica

 

Lo “zingaro” che ruba i bambini, dal racconto di Cervantes all’ “angelo biondo”

“Fai il buono, altrimenti viene lo zingaro e ti porta via”. Una frase nota nel linguaggio comune e di frequente utilizzo che incarna uno stereotipo antico e fiabesco. Basta fare un passo indietro, tornare agli inizi del XVII secolo e ricordare la storia raccontata da Miguel Cervantes. Nel suo libro “La piccola zingara”, lo scrittore spagnolo descrive la storia di una eroina che rubava i bambini.

Nel corso della storia altre circostanze hanno tramandato e accresciuto la credenza secondo cui “i rom rubano i bambini”. Per raggiungere più velocemente i giorni nostri, basta guardare all’anno 2013 e alla storia dell’ “angelo biondo”: una bimba che si disse essere stata rapita e portata in un campo Rom in Grecia, e che si rivelò essere una bambina romni di origini bulgare, della stessa famiglia di uno degli abitanti dell’insediamento in questione.

E ancora all’ottobre del 2014 quando in Irlanda, una bambina rom di sette anni e un bambino rom di due furono sottratti ai genitori perché avevano i capelli biondi e gli occhi azzurri: le autorità locali pensarono che i bambini fossero stati rubati. Furono gli esami del DNA a confermare che entrambi erano figli delle famiglie a cui erano stati sottratti. Isteria collettiva, commenti razzisti e una serie di false denunce di bambini rubati dai rom furono la conseguenza più eclatante.
Come riporta un articolo del settimanale Internazionale del maggio 2015, la ricercatrice Sabrina Tosi Cambini nel libro “La zingara rapitrice” ha analizzato gli archivi dell’Ansa dal 1986 al 2007 e ha preso in considerazione le decine di notizie in cui si denunciavano presunti rapimenti e scomparse di bambini a opera dei rom. Lo studio ha analizzato trenta casi di presunti rapimenti e ha verificato che nessuno di questi casi si è dimostrato vero dopo le indagini della polizia e della magistratura.

Durante lo scorso mese di marzo (2019) in soli 3 giorni si sono registrati 22 attacchi violenti nei confronti di rom nella banlieu parigina. La violenza, incendio di baracche e edifici occupati, è stata provocata da una notizia che ha iniziato a circolare sui social network secondo cui alcuni rom, alla guida di un furgoncino bianco in circolazione tra Nanterre e Colombes, rubavano bambini. Gli attacchi contro i Rom sono stati provati da una diceria razzista “riportata da oltre 16 milioni di messaggi contenenti incitazioni all’odio e all’omicidio nei social network”, come sottolinea l’associazione La voix des Rroms e come riporta Tommaso Vitale professore a Sciences Po, CEE, USPC su “The Conversation”.

“Se alcuni stereotipi si esauriscono con l’andare degli anni, altri che pur pensavamo essere ormai superati, riappaiono e si diffondono nuovamente a seconda dei contesti e delle relazioni specifiche fra i Rom e le società locali in cui sono presenti. Una volta mobilitati, questi stereotipi esercitano una influenza profonda sugli immaginari e sulle rappresentazioni, sebbene l’intensità dei pregiudizi dipenda comunque dal livello di istruzione delle persone – scrive Tommaso Vitale su “The Conversation” – In Francia, il livello generale di ostilità contro i Rom, i Manouches e quanti sono generalmente chiamati “Tziganes” è certamente diminuito nel corso degli ultimi cinque anni, sebbene più della metà della società francese continui a pensare che i Rom non vogliano integrarsi in Francia. E quasi il 67% della popolazione ritiene sia un gruppo separato dal resto della società”.

I complimenti della Commissione europea al progetto “TOY for Inclusion”

Il progetto dal titolo “TOY for Inclusion” è stato evidenziato e presentato nella newsletter pubblicata dalla DG Giustizia (Programma sulla parità dei diritti e la cittadinanza) della Commissione Europea. “TOY for Inclusion, avviato nel 2017 e cofinanziato dal programma REC, ha recentemente ricevuto un importante riconoscimento europeo. Desideriamo congratularci con il coordinatore e con tutti i partner per i risultati raggiunti e cogliere l’occasione per condividere con voi le attività e i principali risultati del progetto” si legge nella newsletter inviata.

“Risposta innovativa alla discriminazione contro le comunità rom”

Minuziosa e dettagliata la descrizione riservata al progetto che si sviluppa in diversi Paesi europei. “Il progetto mira a migliorare l’esperienza di transizione scolastica dei bambini Rom attraverso una risposta innovativa alla discriminazione contro le comunità Rom – si legge ancora – Istituisce centri di gioco per l’educazione e la cura della prima infanzia, dove si costruiscono relazioni tra i bambini piccoli rom e non rom e le loro famiglie, e dove l’interazione è sostenuta in spazi di gioco sicuri per tutte le generazioni – inoltre – I centri di gioco sono il risultato della cooperazione tra i servizi per la prima infanzia, che valutano congiuntamente le esigenze dei bambini e delle famiglie locali e collaborano con loro per progettare le attività offerte.

Otto Play Hub in Europa

Finora il progetto ha creato otto Play Hub per bambini piccoli in sette paesi dell’UE (Belgio, Croazia, Ungheria, Italia, Lettonia, Slovenia e Slovacchia) e i risultati sono stati straordinari. E’ stata messa in discussione l’idea che l’erogazione dei servizi ECEC è possibile solo in un ambiente formale, è stata costruita la fiducia tra famiglie e comunità di diversa provenienza, alle famiglie vulnerabili è stato concesso un maggiore accesso ai servizi nei primi anni di vita, tutte le generazioni hanno interagito e imparato insieme. Inoltre è stato messo a disposizione un importante spazio comunitario sicuro per la cooperazione inter-agenzia tra i servizi dei primi anni di vita.

Il premio europeo ai centri di gioco

I centri di gioco hanno ricevuto un premio europeo come miglior “ambiente di apprendimento inclusivo” (LLL Awards 2018). Un’altra buona notizia è che TOY for Inclusion riceverà nuovi finanziamenti dal programma Erasmus+ (KA3). La nuova sovvenzione (per il 2019-2021) sarà utilizzata per aprire un altro centro in ciascuno dei paesi attuali e per introdurre questa buona pratica in Turchia.

Nella periferia parigina 22 attacchi contro i rom in soli 3 giorni

Giorni e notti di violenza smisurata e incontrollata nella periferia parigina: 22 attacchi razzisti nel mese di marzo, in soli tre giorni. Colpi di arma da fuoco, incendi, minacce, aggressioni, pestaggi da parte di singoli come di gruppi sempre nei confronti di rom di qualsiasi età e genere.

Parigi: 22 attacchi in 3 giorni

Tra il 25 e il 28 marzo gli attacchi sono stati 22, altri 3 sono stati registrati nella settimana successiva. Tutti sono stati compiuti in seguito a messaggi sui social networks relativi a presunti rapimenti di bambini da parte di rom che guidavano un furgoncino bianco. Gli argomenti invocati nel corso dei primi processi in direttissima contro alcuni degli aggressori rimandano tutti al presunto rapimento di bambini e al presunto traffico d’organi. A registrare gli episodi di violenza è stata la rete di associazioni per i diritti umani “RomEurope”.

Altri attacchi razzisti nel 2019

Altre aggressioni e attacchi razzisti erano già stati commessi nel 2019, soprattutto nel dipartimento dell’Essonne, a sud di Parigi. Ma in queste ultime settimane si sono intensificati in maniera drammatica. La maggior parte dei commentatori, anche autorevoli, tra cui Edgard Morin e Michel Wieviorka si sono giustamente dedicati a denunciare la violenza razzista, a chiedere un intervento più consistente delle forze dell’ordine e delle istituzioni politiche per proteggere l’incolumità dei Rom.

di Tommaso Vitale, professore a Sciences Po, CEE, USPC per “The Conversation”

Rapporto annuale 2018 “I margini del margine”

Associazione 21 luglio Onlus ha presentato nella mattina di lunedì il rapporto annuale dal titolo “I margini del margine”. L’evento si è svolto presso la Sala Atti Parlamentari Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”. Una tavola rotonda che ha visto la partecipazione anche di rappresentanti istituzionali di Amministrazioni italiane che nel 2018 hanno intrapreso percorsi virtuosi […]

Dona il tuo 5xmille ad Associazione 21 luglio

Destina il tuo 5Xmille all’Associazione 21 luglio: così facendo restituirai voce a migliaia di individui – donne, uomini e minori – vittime di discriminazioni e segregazioni nel nostro Paese.

Devolvere il tuo 5Xmille alla nostra associazione è facile, basta firmare e inserire il codice: 97598580583. E non ha nessun costo per te! Il 5Xmille difatti non è una tassa aggiuntiva, ma una parte delle tue tasse che in caso di mancata scelta andrebbe comunque allo Stato.

Come devolvere il 5Xmille all’Associazione 21 luglio

Nel modulo della dichiarazione dei redditi (730 o modello Unico) troverai un riquadro per il 5Xmille.
Ti basterà:

• apporre la tua firma nel riquadro “Sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni e fondazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art. 10, c. 1, lett. a), del D.Lgs. n. 460 del 1997”;
• indicare nel riquadro il codice fiscale dell’Associazione 21 luglio: 97598580583.

Anche se non sei tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi, puoi scegliere di devolvere il 5Xmille all’Associazione 21 luglio. In questo caso dovrai:

• compilare la scheda fornita insieme al CUD dal tuo datore di lavoro o dall’ente erogatore della pensione, firmando nel riquadro “Sostegno del volontariato…” e indicando il codice fiscale dell’Associazione 21 luglio: 97598580583;
• inserire la scheda in una busta chiusa;
• scrivere su di essa “Destinazione 5Xmille IRPEF” insieme a nome, cognome e codice fiscale e anno a cui la certificazione si riferisce;
• consegnarla a un ufficio postale (che la riceverà gratuitamente) oppure a un intermediario abilitato alla trasmissione telematica (CAF o commercialista).

Come utilizzeremo il tuo 5Xmille

L’Associazione 21 luglio non accetta fondi da enti pubblici, ma lavora grazie al sostegno proveniente da privati. Questa scelta ci consente di portare avanti tutte le nostre attività, rimanendo indipendenti. Ed è perciò di vitale importanza il tuo sostegno!

Il tuo 5Xmille ci aiuterà a sostenere il nostro impegno affinché le persone che subiscono indiscriminatamente violazioni dei loro diritti umani possano in prima persona scendere in campo per reclamare i loro diritti di esseri umani e chiedere un cambio di rotta nelle politiche che li riguardano da vicino.

Inoltre ci permetterà di abbattere le barriere dell’esclusione e della marginalità attraverso una modalità ludica d’educazione. Con il tuo 5Xmille ci darai infatti la possibilità di proseguire con il progetto “Danzare la vita”. Un progetto destinato ad alcune classi di bambini rom e non rom negli istituti scolastici della Capitale.

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