Polo Ex Fienile.

Periferia al centro attraverso arte e cultura: la sfida del Polo Ex Fienile

Si inaugura oggi il Polo di sviluppo educativo e culturale Ex Fienile a Tor Bella Monaca, struttura data in concessione dal Comune di Roma a un’ATS guidata da Associazione 21 luglio: la sfida è consegnare centralità alla periferia attraverso l’arte e la cultura.

Roma 2.3.2017 – Nel cuore di Tor Bella Monaca e a poca distanza dalla baraccopoli di Salone, Associazione 21 luglio rilancia il suo lavoro ripartendo dalle periferie, valorizzando le diversità culturali, le espressioni artistiche e gli spazi di aggregazione sociale, mettendo al centro le nuove generazioni e il dialogo interculturale, con un lavoro di rigenerazione del tessuto sociale ferito dagli scempi urbanistici e colpito dalle discriminazioni istituzionali.

Si svolgerà oggi a partire dall 15.30 in Piazza F.Mengaroni, 29 la cerimonia di inaugurazione ufficiale del Polo di sviluppo educativo e culturale Ex Fienile nel quartiere di Tor Bella Monaca. La struttura è stata data in concessione a un’A.T.S. di cui Associazione 21 luglio è capofila, risultando vincitrice del bando di Roma Capitale “Patrimonio bene comune” a ottobre del 2015, per la realizzazione di progetti per attività culturali e per una produzione culturale diffusa sul territorio urbano. L’A.T.S. comprende, oltre ad Associazione 21 luglio, anche l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e Associazione Culturale Psicoanalisi Contro – Compagnia Teatrale Sandro Gindro. Acquisito ufficialmente a luglio del 2016 i lavori di ristrutturazione dell’Ex Fienile sono cominciati nei mesi successivi grazie all’impegno e ai finanziamenti di fondazioni private.
Da oggi il Polo Ex Fienile accoglierà attività di alta qualità e destinate a tutte le fasce di età: attività ludico-ricreative, spettacoli teatrali, percorsi artistici di musica e danza, cineforum, corsi universitari e concerti, oltre che servizi per il territorio come lo sportello legale per cittadini stranieri e quello di orientamento sociale, sanitario e scolastico.
«La scelta di Tor Bella Monaca, cuore dell’estrema periferia romana e non lontana dalla baraccopoli di Salone, non è casuale – spiega Associazione 21 luglio – ma deriva dalla consapevolezza che ogni attività educativa e culturale non può essere efficace se mantenuta in una dimensione di ghettizzazione etnica e di discriminazione positiva. Essa vive e cresce soltanto se capace di creare “contaminazione”, e di promuovere energie che partono dal “basso”».
Agire contribuendo a portare bellezza e arte tra cubi di cemento e abitazioni delle baraccopoli è una sfida nuova e importante che auspica di innescare un numero sempre maggiore di persone in un percorso verso la cittadinanza piena e consapevole a cui tutti dovremmo aspirare.
Scegliere la periferia come luogo di lavoro esplicita la volontà di ripartire da quanti oggi nella città di Roma sono vittime di amnesia istituzionale, di discriminazione e disuguaglianze. È una scelta “politica” in linea con la nuova mission di Associazione 21 luglio che pone l’accento su un approccio radicato nei diritti umani, operando in difesa non di un gruppo etnico in quanto tale ma di coloro che subiscono la segregazione abitativa e la discriminazione.
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Elena Risi
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Piano rom.

Piano rom: il Comune di Roma riveda l'approccio al testo

Roma, 21 febbraio 2016 – Si svolgerà nella giornata di oggi presso la Sala Consiliare del Municipio XI l’assemblea pubblica organizzata dal Comune di Roma che affronta l’argomento dal titolo “Rom, Sinti e Camminanti”. L’iniziativa è all’interno della campagna #RomaAscoltaRoma finalizzata alla stesura del Piano Sociale Cittadino. Secondo il metodo stabilito dagli amministratori romani anche sulla “questione rom” ogni cittadino sarà chiamato a contribuire alla scrittura del programma di azione attraverso la partecipazione all’assemblea pubblica e l’invio di proposte on-line utilizzando il sito di Roma Capitale. Per l’Amministrazione Comunale «saranno i cittadini stessi a partecipare direttamente a questa fase di ascolto, insieme alle associazioni per poter inserire il loro punto di vista nella redazione del Piano Sociale Cittadino».
Associazione 21 luglio esprime una forte perplessità in relazione al metodo e alla sostanza.
Nelle intenzioni dei promotori sembrerebbe emergere l’obiettivo di dare enfasi al valore della partecipazione popolare, uno degli assi su cui si fonda il Movimento politico chiamato a governare la città. Ma non appare né efficace né corretta la raccolta indiscriminata di pareri o punti di vista su argomenti così specifici e delicati. La consultazione rischia inoltre di trasformarsi in una vera e propria farsa poiché il Comune di Roma, come pubblicamente confermato dai partecipanti al Tavolo istituzionale, ha in realtà già approvato e promosso il “Piano” insieme ad una serie di azioni già avviate nel mese di gennaio: «il Piano rom è stato già firmato dalla dott.ssa Laura Baldassarre il 1° febbraio 2017 e verrà attuato» ha confermato in Assemblea Municipale Umberto Placci, presidente della Commissione Politiche Sociali del Municipio V.
Che senso ha chiamare i cittadini ad esprimersi sulla “questione rom” invocando la trasparenza quando, riguardo la stessa, esistono già la figura di “esperto consulente” assunta nei mesi scorsi, un cronoprogramma stabilito da una Memoria di Giunta, un tavolo istituzionale ed un Piano per l’inclusione delle popolazioni rom, sinti e caminanti che il Comune di Roma ha redatto in assenza di qualsiasi consultazione con la società civile? Secondo Associazione 21 luglio il Piano è in realtà estremamente confuso, parte da dati quantitativi errati e contiene al suo interno profili discriminatori come confermato dalla lettura di altri documenti predisposti e divulgati dal Comune di Roma.
«Per applicare il metodo della partecipazione popolare – afferma Associazione 21 luglio – è necessario prima di tutto discutere in Assemblea Capitolina la delibera di iniziativa popolare per il superamento dei campi sottoscritta da 6 mila cittadini romani; così come – aggiunge – per aderire ai principi di trasparenza e legalità il Comune deve adempiere all’Ordinanza di un giudice del Tribunale Civile di Roma che a maggio 2015 ha disposto il superamento della baraccopoli La Barbuta
Secondo Associazione 21 luglio sulla “questione rom” ancora una volta il Comune di Roma rischia di scontare l’assenza di adeguata consultazione e la mancanza di competenze in seno alla macchina amministrativa. «Invitiamo pertanto questa Amministrazione a fare un passo indietro e a rivedere l’approccio con cui ha deciso di collocarsi di fronte a una questione sicuramente complessa ma che deve essere affrontata con coerenza e puntualità».
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Giornata della Memoria

A Roma uno sgombero forzato nella Giornata della Memoria

ROMA, 27/1/2016 – Mentre si celebrava in Senato la Giornata della Memoria per ricordare il genocidio di rom e sinti durante il nazifascismo, è stato perpetrato dagli agenti di polizia di Roma Capitale uno sgombero forzato di una comunità romena che viveva in un insediamento informale presso via Cilicia. L’operazione è stata effettuata dai PICS (Pronto Intervento Centro Storico) e dai vigili del VII gruppo Appio in assenza delle garanzie procedurali previste dal Comitato per i diritti sociali, economici e culturali della Nazioni Unite.
«Dovrebbero arrossire di vergogna le autorità capitoline nell’attuare, nella Giornata in cui si ricorda lo sterminio di 500.000 rom ad opera del nazifascismo, uno sgombero illegale ai danni di una comunità rom. – dichiara Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – Spiace constatare come nella Capitale la Giornata della Memoria venga scandita da una parte da solenni eventi commemorativi e dall’altra da allontanamenti forzati a danno delle stesse comunità che 70 anni fa, anche in Italia, in quanto rom, subirono persecuzioni, confische, internamenti.»

Giornata della Memoria

Il genocidio di rom e sinti: una memoria rimossa

Il 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria, una data simbolica per ricordare i 72 anni trascorsi dall’apertura dei cancelli del campo di concentramento di Auschwitz che ha mostrato al mondo gli orrori del genocidio perpetrato durante il nazismo.
Si stima che vi siano almeno 500.000 rom e sinti tra le vittime del nazifascismo, una strage che in lingua romanès viene ricordata con i termini “Porrajmos” (grande divoramento) e “Samudaripen” (tutti morti). Lo sterminio di questi popoli – pianificato ed effettuato per ragioni puramente razziali – rimane tuttavia una tragedia silenziosa, dimenticata.
Se ne parlerà durante il convegno organizzato dalla Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato e la CILD (Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili) in collaborazione con Associazione 21 luglio, che si terrà il 27 gennaio dalle ore 11 presso la Sala ISMA del Senato della Repubblica: “Il genocidio di rom e sinti durante il nazifascismo: una memoria rimossa”.
Interverranno Patrizio Gonnella – presidente della CILD (Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili), Carlo Stasolla – presidente di Associazione 21 luglio, lo scrittore svedese BjÖrn Larsson post-fattore del libro “Io non mi chiamo Miriam” di Majgull Axelsson e l’antropologa Paola Trevisan.
“Ultimi tra gli ultimi” i rom hanno continuato ad essere perseguitati anche dopo la fine della guerra e per sfuggire alla discriminazione hanno ricorso spesso alla negazione della propria identità, un tema approfondito nel romanzo “Io non mi chiamo Miriam” che narra le vicende di una bambina rom sopravvissuta al genocidio nazista. Lasciata la Germania e prima di rifugiarsi in Svezia decide di negare la verità sulle proprie origini per paura di continuare ad essere discriminata. Vestirà i panni di una sua coetanea ebrea morta in un campo di concentramento e per tutta la vita fingerà di essere un’altra persona, fino al momento dell’inevitabile confessione al compimento del suo ottantesimo compleanno.
«La “mimetizzazione” utilizzata come strategia di sopravvivenza ieri, lo è anche per molti rom oggi in Italia. – ha spiegato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – La paura di essere discriminati nell’ambiente scolastico, il rischio di non trovare casa o di perdere il lavoro costituiscono dei limiti oggettivi che allontanano le comunità rom da una piena cittadinanza, verso la quale ognuno di noi ha diritto ad aspirare. Questo limite, lo riaffermiamo oggi, va superato con l’impegno e la collaborazione di tutti».
Rimosso dalla memoria collettiva, il genocidio di rom e sinti non ha ricevuto un riconoscimento ufficiale durante i processi di Norimberga del 1945 nonostante ricorressero numerose testimonianze negli atti presentati ai Tribunali Internazionali e solo nel 1979 il governo tedesco riconobbe la persecuzione razziale di questo popolo.
Anche l’Italia ha conosciuto la deportazione e il rastrellamento durante il periodo fascista ma nel nostro Paese non è ancora stata istituita una data ufficiale per commemorare questa dolorosa pagina di storia. Per ripercorrere le varie fasi delle politiche del regime fascista, l’antropologa Paola Trevisan presenterà nuovi documenti d’archivio che mettono in evidenza la lunga durata delle persecuzioni cui furono sottoposti Rom e Sinti. Di grande interesse, anche per capire quello che succede oggi, è la documentazione storica dell’impossibilità per rom e sinti di essere visti al di là della stereotipica categorizzazione di “stranieri indesiderabili” o “italiani pericolosi”, costruita proprio durante il fascismo.
Ci sono fatti storici che non possono e non devono finire nell’oblio. La memoria è un’arma potente e lo è ancor di più in un’epoca come quella attuale, dove l’odio verso l’altro viene utilizzato come strumento di consenso politico, gettando così le basi per incorrere in pericolose derive razziste e xenofobe – dichiara Patrizio Gonnella, presidente di CILD – Anche quest’anno perciò ricorderemo fatti meno conosciuti che rappresentano, al pari di altri, macchie indelebili sulla nostra storia. Una storia che deve sempre servire da monito per il presente e il futuro”.
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Nel 2017 il superamento delle baraccopoli può diventare realtà

Associazione 21 luglio: «Per la prima volta il nuovo anno alle porte si prospetta come quello della svolta. Il superamento definitivo delle baraccopoli romane può diventare realtà».
ROMA, 27/12/2016 – Dopo decenni di politiche discriminatorie e segnate dalla discriminazione abitativa, finalmente il Comune di Roma si va allineando ai principi sanciti dalla Strategia Nazionale di Inclusione dei rom e con queste premesse il 2017 potrà diventare l’anno della svolta per il superamento definitivo delle baraccopoli istituzionali della Capitale.
A confermarlo è stata la recente Determinazione Dirigenziale del 21 dicembre 2016 che ha disposto la sospensione in autotutela di due Bandi di gara milionari, uno per l’affidamento dei servizi di gestione delle sei baraccopoli già esistenti, l’altro per il reperimento di una nuova area attrezzata per soli rom, per un totale di quasi 8 milioni di euro.
La Determinazione è stata firmata a pochi giorni dalla pubblicazione delle Osservazioni del CERD – il Comitato Onu per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale – in cui l’Italia veniva ammonita ancora una volta per la segregazione abitativa cui sottopone le comunità rom residenti nel nostro paese. In seguito alle raccomandazioni del Comitato, Associazione 21 luglio aveva inviato una lettera all’Assessora Laura Baldassarre e ai dirigenti del Dipartimento Politiche Sociali di Roma, per rimarcare la propria condanna per la prosecuzione dei Bandi di gara di appalto e chiedendo formalmente di arrestarne le procedure uniformandosi alle richieste espresse dal Comitato delle Nazioni Unite.
Associazione 21 luglio ha espresso soddisfazione per il netto cambio di rotta del Comune di Roma, poiché fin da subito aveva condotto una dura battaglia per chiedere il ritiro dei Bandi e a ottobre aveva manifestato ufficialmente la propria preoccupazione in una conferenza stampa di bilancio sulle azioni della Giunta nei suoi primi 100 giorni.
Già nelle settimane che hanno preceduto la pubblicazione della Determinazione, era stata accolta con positiva speranza la firma della Memoria di Giunta per l’adozione di un Piano di Lavoro cittadino denominato “Progetto Inclusione Rom” che scandisce le azioni dei primi sette mesi del 2017 con l’obiettivo di gettare le basi per la progressiva uscita delle comunità rom dalle baraccopoli romane.
Il blocco dell’ennesimo bando milionario per la costruzione di un nuovo campo si va ad aggiungere alle vittorie di altre due importanti battaglie che negli ultimi anni hanno visto Associazione 21 luglio sempre in prima linea contro la costruzione di nuovi “campi” anche durante le precedenti amministrazioni, portando al ritiro dei progetti per nuovi “villaggi attrezzati” alla Cesarina e a La Barbuta (entrambi i progetti furono bloccati grazie alla campagne “#DiscriminareCosta” e “Leroy Merlin, un campo rom è un ghetto: non costruirlo”).
«Una volta bloccato il flusso economico che sino ad ora ha alimentato il “sistema campi” occorre ora rimettere in moto la macchina dell’inclusione delle comunità rom, cominciando dalla Delibera di iniziativa popolare per il superamento dei campi che verrà discussa e votata nelle prossime settimane dall’Assemblea Capitolina – afferma Associazione 21 luglio – oltre che dalla chiusura della baraccopoli “La Barbuta” sulla quale pende l’ordinanza del Tribunale Civile di Roma non ancora ottemperata dal Comune».
Nell’esprimere la propria soddisfazione Associazione 21 luglio continuerà a monitorare le azioni del Comune di Roma in riferimento alle comunità rom chiedendo alle autorità capitoline il rispetto della volontà popolare – confermata dai 6000 firmatari della delibera di iniziativa popolare – e dell’ordinanza del giudice che ha ordinato al Comune di Roma di rimuovere gli effetti discriminatori individuati all’interno della baraccopoli La Barbuta.

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Il CERD sull'Italia: preoccupante la discriminazione verso comunità rom e sinta

Il Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD): profonda preoccupazione per la persistente e consolidata discriminazione nei confronti della comunità rom e sinta in Italia, specie in materia di segregazione abitativa e sgomberi forzati.
A conclusione della novantunesima sessione del Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD) terminata lo scorso 9 dicembre, sono state rese note le prime Osservazioni adottate in seguito al ciclo di monitoraggio sull’Italia in materia di discriminazione a cui anche Associazione 21 luglio ha portato il suo contributo in termini di raccolta dati.
Il Comitato ha espresso profonda preoccupazione per la persistente discriminazione cui è sottoposta la comunità rom e sinta residente in Italia, ponendo una particolare attenzione sulla continua pratica degli sgomberi forzati, che violano i diritti umani e compromettono la frequenza scolastica dei minori, oltre che sulla perpetrazione della segregazione abitativa. Il Comitato ha sottolineato l’inadeguatezza degli alloggi e delle aree predisposte, collocate in zone remote rispetto ai centri abitati e ai servizi di base, nettamente separate dalla società maggioritaria e sottoposte a condizioni igienico-sanitarie precarie.
Sul tema della condizione abitativa, il Comitato ha raccomandato allo Stato italiano di fermare «qualsiasi piano che stabilisca la costruzione di nuovi campi o aree abitative che li separino dal resto della società» e di porre fine «all’esistenza e all’uso dei campi segreganti», prevedendo allo stesso tempo un alloggio adeguato.
Alla luce di queste osservazioni e per sollecitare un intervento dell’Amministrazione Capitolina nella direzione di un superamento definitivo del “sistema campi”, nei giorni scorsi Associazione 21 luglio ha inviato una lettera all’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre e ai dirigenti del Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale, per rimarcare la propria condanna per la prosecuzione del Bando di Gara di appalto, reso pubblico lo scorso luglio, che prevede il reperimento di una nuova area attrezzata per soli rom nel territorio del XV Municipio di Roma. «Appare evidente – si legge nella lettera – il profondo gap presente tra la politica adottata dall’Amministrazione Capitolina, volta a dar vita ancora una volta ad una nuova area per soli rom, e le richieste sempre più pressanti degli organismi europei e internazionali come il CERD».
Associazione 21 luglio ha pertanto chiesto formalmente all’Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità Solidale e al Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale di arrestare qualunque procedura rivolta alla realizzazione di una nuova area per soli rom e di uniformarsi alle richieste espresse dal Comitato delle Nazioni Unite.
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Il Comune di Roma avvia l'iter per il superamento delle baraccopoli

Il Comune di Roma avvia l’iter per il superamento delle baraccopoli rom. Associazione 21 luglio: «questo è il primo segnale di inversione di rotta registrato nella Capitale. Per la sua credibilità attendiamo l’approvazione della Delibera di Iniziativa Popolare per il “superamento dei campi”»
ROMA – Con una Memoria di Giunta a firma della sindaca Virginia Raggi, il 18 novembre scorso la Giunta Capitolina ha indicato al Dipartimento Politiche Sociali e della Salute di Roma Capitale l’adozione di un Piano di Lavoro cittadino denominato “Progetto Inclusione Rom”.
Nel testo della Memoria si sottolinea come le linee politiche adottate nel passato in riferimento alle baraccopoli per soli rom abbiano prodotto «il risultato di moltiplicare da un lato insicurezza e conflitti nelle periferie e dall’altro di aumentare il livello di emarginazione delle popolazioni Rom, Caminanti e Sinti, senza garantire alcun processo di inclusione sociale nonostante le ingenti risorse economiche investite nel settore». Il punto nodale, viene affermato, è la questione abitativa che «influisce sulla condizione di vita dei singoli soggetti e della comunità perché incide sulle possibilità di accesso ai servizi, di vita sociale con le altre popolazioni residenti oltre che sulle opportunità di accesso al lavoro e all’istruzione» e per tale ragione, in una prospettiva di approccio interdisciplinare, viene adottato un Workplan “Progetto Inclusione Rom” con indicazione sintetica delle azioni nel periodo gennaio-luglio 2017.
Il Piano di Lavoro prevede, tra le altre cose, il coinvolgimento della Regione Lazio, dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale, del Ministero del Lavoro e dell’ANCI, l’avvio di accertamenti patrimoniali, due delibere (la prima per l’istituzione di un Tavolo, la seconda per il superamento degli insediamenti), la preparazione di un bando e Capitolato Europeo, incontri con cittadini rom e non rom, la costruzione di un network di organizzazioni.
Associazione 21 luglio esprime una cauta soddisfazione per il documento prodotto dalla Giunta Capitolina. «Registriamo – sottolinea l’organizzazione – come per la prima volta nella Capitale venga prodotto un cronoprogramma per l’avvio del processo per il superamento delle baraccopoli abitate dai rom. Il segnale è quindi importante e non di poco conto».
Secondo Associazione 21 luglio è fondamentale come la questione abitativa sia stata posta al centro in un quadro dove l’approccio interdisciplinare appare condizione indispensabile per l’avvio di un lavoro fondato su basi solide. «Auspichiamo – conclude Associazione 21 luglio – che la Memoria di Giunta rappresenti lo spartiacque con le politiche passate, l’inizio della fine del “sistema campi” che negli anni ha prodotto lesione dei diritti umani, fenomeni corruttivi e assistenzialismo inconcludente. Lo sarà realmente se ad essa seguirà il congelamento dei bandi milionari che nei prossimi mesi potrebbero ridare vita ad un perverso sistema di realizzazione e gestione di nuovi insediamenti. Ma la cartina di tornasole sarà la discussione nell’Aula dell’Assemblea Capitolina della “Delibera di iniziativa popolare per il superamento dei campi” sottoscritta da 6.000 cittadini romani che avverrà entro gennaio 2017. La sua approvazione, sollecitata dal Comitato “Accogliamoci”, di cui Associazione 21 luglio è parte, potrà essere il segnale concreto e definitivo di una inversione di rotta da tanti auspicato che potrà consentire alla città di Roma di relegare al passato la vergognosa e tragica stagione delle baraccopoli per soli rom».

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Giornata Internazionale dell'infanzia: in Italia sono quasi 20.000 i minori rom in povertà assoluta

Il 20 novembre si celebra la Giornata Internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, Associazione 21 luglio denuncia: in Italia quasi 20.000 minori rom vivono in emergenza abitativa e in condizioni di povertà assoluta.
Nella Giornata dedicata alla tutela e alla salvaguardia del benessere del bambino, Associazione 21 luglio denuncia la condizione di povertà assoluta e marginalità sociale dei circa 20.000 minori rom che in Italia vivono in emergenza abitativa all’interno di baraccopoli formali e informali.
Per celebrare questa giornata ripartendo dall’infanzia che vive nella morsa del disagio e della povertà, il 21 novembre presso la Sala della Protomoteca del Campidoglio a partire dalle 17.30, Associazione 21 luglio organizzerà il convegno “Figli delle baraccopoli. Restituire il sogno perduto” e presenterà il nuovo report “Uscire per sognare. L’infanzia rom in emergenza abitativa nella città di Roma”.
Per questi minori, i “figli delle baraccopoli”, l’aspettativa di vita media è di circa 10 anni in meno rispetto al resto della popolazione. Dalla nascita sono esposti al rischio di malnutrizone e malattie infettive quali scabbia e tubercolosi, oltre che di infezioni virali, micotiche e veneree. Tra gli adolescenti si registra un’elevata diffusione delle cosiddette “patologie da ghetto”, come ansia e depressione, e un consumo considerevole di alcool e stupefacenti.
L’accesso all’istruzione, a partire dalla scuola dell’infanzia, è limitato e incostante. Nonostante nell’articolo 28 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza l’istruzione primaria gratuita sia riconosciuta come un diritto fondamentale di tutti i bambini, in Italia in un caso su 5 i minori che oggi vivono in un insediamento non inizieranno mai il percorso scolastico; solo nell’1% dei casi avranno la possibilità di frequentare le scuole superiori e le probabilità di accedere ad un percorso universitario sono ridotte a zero.
Lo scarso accesso all’istruzione è inoltre aggravato dai frequenti sgomberi forzati che interrompono – spesso irrimediabilmente – il percorso scolastico dei minori rom, rendendo le loro condizioni di vita ancora più precarie. Nel solo 2015 Associazione 21 luglio ha registrato 80 sgomberi forzati nella città di Roma, che hanno coinvolto 1.470 persone di cui 810 minori.
Nella Capitale si stima una presenza di circa 4100 minori rom in condizioni di povertà: 1350 di età compresa tra gli 0 e i 6 anni, 2750 sono quelli tra i 7 e i 18. La loro vita è segnata dall’esclusione sociale, dallo scarso accesso ai servizi sanitari e dalla stigmatizzazione da parte della società maggioritaria. Ognuno di questi bambini, diventato adulto, avrà 7 possibilità su 10 di essere discriminato a causa della propria etnia.
Nonostante l’Italia abbia ratificato nel 1991 la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza approvata nel 1989 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, fino ad ora non sono state applicate politiche nazionali e locali capaci di offrire una risposta adeguata a questa condizione allarmante.
Associazione 21 luglio ribadisce come il primo passo necessario per restituire i diritti fino ad oggi negati a questi 20.000 minori, sia quello di individuare percorsi inclusivi di uscita e di superamento delle baraccopoli. La questione abitativa è infatti alla radice del disagio: finché questi minori cresceranno tra cumuli di rifiuti in condizioni igienico-sanitarie allarmanti, nelle periferie estreme delle città e lontani dai servizi, privati degli spazi idonei per lo studio e per il gioco, sarà impossibile costruire per loro un nuovo futuro fondato sui diritti e su una piena cittadinanza.
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Chiude il centro di Via Amarilli a Roma, ma il Comune trasferisce gli abitanti nelle baraccopoli

Roma – Il 5 ottobre l’Ufficio Operativo Accoglienza ed Inclusione, Ufficio Rom, Sinti e Caminanti del Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale, ha notificato la chiusura e il conseguente sgombero dello stabile entro il 31 ottobre 2016 ai residenti del Centro di Accoglienza per soli rom di Via Amarilli.

Nei giorni scorsi Associazione 21 luglio ed ERRC (Eropean Roma Right Centre) hanno inviato una lettera congiunta a Laura Baldassare, Assessora alla Persona, Scuola e Comunità solidale, per esprimere preoccupazione sulle modalità con cui l’avviso di chiusura è stato notificato alle famiglie rom residenti all’interno del Centro. In seguito al costante monitoraggio delle due organizzazioni è stato infatti accertato che non è stata rilasciata alcuna documentazione scritta che assicurasse l’accettazione del trasferimento presso altre strutture da parte dei residenti e che non tutti i nuclei hanno accettato le alternative proposte restando ancora in attesa di sapere dove verranno riallocati.
Le due organizzazioni sottolineano quindi come «l’operazione di chiusura in atto assume a tutti gli effetti i connotati di uno sgombero forzato», ricordando che tali operazioni costituiscono una violazione dei diritti umani oltre che degli obblighi internazionali cui l’Italia è vincolata.
Secondo le informazioni raccolte da Associazione 21 luglio ed ERRC, le soluzioni abitative proposte in alternativa dal Dipartimento Politiche Sociali sono gli insediamenti di Camping River e Salone, e il Centro di Accoglienza per soli rom di Via Toraldo. È evidente che anziché procedere al graduale svuotamento delle baraccopoli istituzionali, le politiche del Comune perseverano di fatto nel mantenimento e nella legittimazione di questi luoghi della vergogna.
Tali proposte alloggiative reiterano di fatto la segregazione abitativa e sociale su base etnica e si muovono in direzione contraria rispetto agli impegni contenuti dalla Stategia Nazionale d’Inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Caminanti, affollando ulteriormente questi luoghi di emarginazione sociale già al di sotto degli standard nazionali e internazionali sul diritto all’alloggio. Questi trasferimenti costituiscono di fatto un impedimento al processo di superamento delle baraccopoli perpetrando politiche abitative insostenibili anche dal punto di vista economico, oltre che sociale.
Alla luce di queste considerazioni, le organizzazioni hanno chiesto alle autorità locali di riavviare urgentemente le consultazioni con le famiglie che sono ancora in attesa di essere riallocate tenendo conto delle loro specifiche esigenze.
Secondo Associazione 21 luglio, «invece di assistere alla fuoriuscita delle famiglie rom dalle baraccopoli istituzionali, come promesso in campagna elettorale e come scritto nel Programma del Governo locale, le stesse continuano ad essere utilizzate per concentrare famiglie rom in condizione di fragilità economica e sociale. Entro ottobre era stato promesso il Piano per il superamento dei “campi” a Roma; sino ad ora c’è stata perfetta continuità con il passato ed abbiamo solo visto bandi milionari, sgomberi forzati e azioni volte alla segregazione abitativa».
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European Roma Rights Center
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I primi 100 giorni della Giunta Raggi e la "questione rom"

I primi 100 giorni costituiscono per ogni Amministrazione Comunale un’occasione per tracciare un bilancio sull’eredità raccolta e per delineare linee programmatiche secondo macro obiettivi chiari e definiti. Associazione 21 luglio, nel rileggere i primi 100 giorni della Giunta Raggi e le politiche espresse in relazione alle baraccopoli presenti nella Capitale, manifesta delusione e una profonda preoccupazione per il rischio che, in presenza di linee politiche poco chiare e di azioni contraddittorie, possa ricrearsi l’humus in cui è nato e si è consolidato il “sistema campi” venuto alla luce nell’inchiesta denominata “Mafia Capitale”.
Le premesse non erano state incoraggianti. La campagna elettorale che ha preceduto l’elezione del sindaco di Roma è stata caratterizzata dall’obiettivo quasi comune a tutti i candidati di “superare le baraccopoli”, accompagnato tuttavia dall’assenza di tempi certi e di azioni definite.
Dopo le elezioni, il 21 luglio 2016 la Giunta Capitolina ha approvato le “Linee programmatiche 2016-2020 per il Governo di Roma Capitale”. In due occasioni si parla del “superamento dei campi” e in entrambi i casi, in assenza di un piano strategico definito, gli obiettivi vengono confusi con le azioni e gli strumenti. In assenza di linee politiche chiare, nei primi 100 giorni della Giunta Raggi si è assistito a una serie di azioni che destano preoccupazione.
L’8 luglio 2016, attraverso il sito ufficiale, il Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale ha indetto una “Gara per il reperimento di un’area attrezzata” per soli rom. Il concorrente – si legge nel bando – dovrà mettere a disposizione «un’area attrezzata per l’accoglienza e soggiorno temporaneo di 120 nuclei familiari di cui 109 attualmente ospiti presso il Villaggio River», per un appalto che avrà come importo complessivo posto a base di gara di 1.549.484 euro e che avrà decorrenza dal 1° ottobre 2016 per terminare il 31 dicembre 2017. Il 9 agosto l’Assemblea Capitolina ha bocciato una mozione nella quale veniva chiesto il ritiro del bando.
Il 25 agosto si è svolto presso il Dipartimento Politiche Sociali il primo incontro ufficiale sulla “questione rom” preparatorio al Tavolo per l’inclusione dei rom convocato dall’assessore Laura Baldasarre. Dopo anni di assenza, tra gli invitati sono riapparsi alcuni sedicenti “rappresentanti rom”: autoproclamatisi tali o nominati nella passata amministrazione a guida Alemanno al fine di ridurre a mera formalità l’effettiva partecipazione dei rom alle decisioni che influiscono sul loro futuro. Gli stessi, al termine dell’incontro, sono stati invitati a redigere rapporti sulle condizioni strutturali degli insediamenti, con il rischio che nuovamente potranno assurgere al ruolo di filtro e proteggere gli interessi di pochi a discapito delle istanze di quei nuclei famigliari maggiormente vulnerabili che ancora attendono di riuscire a far sentire la propria voce.
Il 20 settembre si è proceduto all’apertura delle offerte relative alla Gara per la gestione di 6 baraccopoli istituzionali, denominati “villaggi” per un importo lordo superiore ai 6 milioni di euro. Il servizio prevede la riproposizione delle medesime mansioni svolte negli insediamenti fino al 2014 inasprendo le regole sicuritarie già stabilite nel periodo della “Emergenza Nomadi” e dichiarate incostituzionali dal TAR del Lazio nel 2009.
Secondo Associazione 21 luglio la legittimazione operata nei confronti dei sedicenti rappresentanti rom e la contestuale riproposizione di bandi milionari – nei quali le voci di spesa destinate all’inclusione sono minime e non è possibile rintracciare indicatori concreti in linea con il dichiarato obiettivo di superare le baraccopoli – rappresentano fatti estremamente gravi volti a ricreare le condizioni per il ricostituirsi del “sistema campi”. «Come mosche sul miele – denuncia il presidente Carlo Stasolla – alcune organizzazioni che fino al 2014 operavano attorno alla fiorente economia del sociale che si muoveva attorno ai “campi”, alcune delle quali hanno visto i loro presidenti indagati o arrestati, potranno rientrare dalla finestra, dopo che le vicende successive a “Mafia Capitale” le avevano fatte uscire dalla porta».
Secondo Associazione 21 luglio la Giunta Raggi non sembra avere consapevolezza dell’urgenza di adempiere anzitutto agli obblighi istituzionali derivanti da una sentenza del Tribunale Civile di Roma, da una delibera di iniziativa popolare sottoscritta da 6.000 cittadini romani e da una delibera della Giunta Capitolina che impegna 4,4 milioni di euro di fondi europei per la chiusura degli insediamenti e l’inclusione abitativa delle comunità rom a Roma.
La prima risale al 30 maggio 2015 quando un giudice del Tribunale Civile di Roma, in riferimento alla baraccopoli istituzionale La Barbuta, ha riconosciuto «il carattere discriminatorio che si concretizza nell’assegnazione degli alloggi» ordinando al Comune di Roma «la cessazione della suddetta condotta nel suo complesso e la rimozione dei relativi effetti». A tale Ordinanza non è seguita alcuna azione da parte dell’attuale Amministrazione che quindi non sta dando seguito alla decisione del giudice.
La seconda risale allo scorso anno, quando nove organizzazioni hanno depositato in Campidoglio più di 6.000 firme per chiedere il superamento progressivo e la chiusura degli insediamenti formali per rom presenti nella città di Roma in attuazione della Strategia nazionale d’inclusione dei Rom. La delibera di iniziativa popolare dovrebbe essere discussa dall’Assemblea Capitolina, così come richiede lo Statuto Comunale, ma ad oggi non è stato nemmeno avviato l’iter.
La terza è del 28 ottobre 2015 quando la Giunta Capitolina ha deliberato, nella Deliberazione n. 350, la partecipazione di Roma Capitale al Programma Operativo Nazionale Città Metropolitane adottato dalla Commissione Europea. Il Programma prevede una specifica azione di inclusione abitativa, scolastica e occupazionale volta ad agevolare la fuoriuscita dei rom dalle baraccopoli istituzionali attraverso lo stanziamento di 4,4 milioni di euro. Ad oggi si segnala una amnesia istituzionale e nessuna azione è stata intrapresa dalla Giunta Raggi al fine di darne concreta attuazione con il rischio che il denaro venga a breve riallocato in altre voci di spesa.
Associazione 21 luglio esprime profonda preoccupazione per l’inadempienza, da parte del Comuna di Roma, della sentenza del Tribunale Civile, così come ritiene che la mancata discussione della Delibera rappresenti un grave deficit di ascolto della volontà popolare. A fronte di 7,6 milioni di euro di fondi comunali previsti per il mantenimento del “sistema campi”, si denuncia il mancato utilizzo di 4,4 milioni di fondi europei previsti per il superamento degli insediamenti. In gioco ci sono 12 milioni di euro che l’Amministrazione Comunale potrebbe utilizzare da subito per ottemperare alle promesse fatte in campagna elettorale.
«In piena campagna elettorale – conclude il presidente Carlo Stasolla – Virginia Raggi parlò di superamento dei campi. Le idee e le risorse non mancano e con 12 milioni di euro il problema potrebbe essere aggredito alla radice. Chi ha interesse a che ciò non avvenga? Ci sembra invece di assistere a un film già visto fatto di azioni confuse e contraddittorie, di proclami e di bandi milionari. In tale contesto risulta elevato il rischio di veder riaffiorare i nomi di quanti nel passato hanno lucrato illegalmente attorno alla “questione rom”».
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