TOY for Inclusion sbarca al Parlamento europeo

Il progetto TOY for Inclusion arriva nelle sale del Parlamento europeo. L’evento, fissato in calendario per il prossimo 19 febbraio, vedrà l’esposizione di un pop up museum. All’interno dell’esposizione allestita in una location tanto prestigiosa quanto significativa, si potranno ammirare scatti che ritraggono i protagonisti e sentire le loro voci.

Il pop up museum al Parlamento europeo

All’appuntamento, che chiama a raccolta tutte le realtà impegnate nel territorio europeo, si potranno ammirare anche le immagini di Marta che, insieme alla sua mamma, partecipa alle attività del progetto organizzate da Associazione 21 luglio presso il Polo Ex Fienile di Tor Bella Monaca. “Marta corre senza paura verso il mondo. Senza timidezza, senza pensarci due volte. Nella Play Hub salta sullo scivolo, va sull’altalena, prova ogni tunnel. Lei ama venire qui”.

A Bruxelles anche “Casa di TOY”

All’evento sarà presente Jemina Hajrusi, una delle coordinatrici della Play Hub “Casa di TOY” di Mazara del Vallo. Lei, insieme ad altri rappresentanti di varie realtà, porrà al centro del dialogo l’importanza della condivisione delle esperienze.

(foto di copertina di Federico Lanzo)

 

VIDEO | Amarò Foro

Continuano le attività di break dance nell’ambito del progetto ‘Amarò foro’, realizzato grazie al contributo di ‘8xmille Chiesa Valdese’. I bambini e le bambine che frequentano le attività presso il Polo ex Fienile di Tor Bella Monaca si divertono a ritmo di musica, crescendo tra socialità e inclusione.

“Shoah – Porrajmos”, l’abbraccio delle due Memorie

Il 27 gennaio si celebra in Italia la Giornata della Memoria – riconosciuta grazie alla Legge n.211 del 20 luglio 2000 – che ricorda lo sterminio del popolo ebraico, la Shoah, ma che dimentica di commemorare anche i 500mila rom e sinti vittime del genocidio nazi-fascista. Una storia segnata dalla persecuzione su base etnica che, in tempi e con modalità differenti, ha colpito le comunità rom e sinte in Italia nel ventennio fascista: il Porrajoms

I quattro periodi del Porrajmos

Sono quattro i periodi del “Porrajmos”, la violenta azione che in Italia ha inghiottito nel vortice dello sterminio centinaia di famiglia colpevoli solo di appartenere ad una “razza” giudicata senza speranza di conversione. Il primo periodo è inaugurato con la Circolare del Ministero degli Interni del 19 febbraio 1926 che dispone il respingimento delle carovane entrate nel territorio “anche se munite di regolare passaporto” e l’espulsione di quelle soggiornati di origine straniera. Il secondo periodo è racchiuso trail 1938 e il 1942 e risulta segnato da una pulizia etnica organizzata presso le frontiere. Il terzo periodo si inaugura con un Ordine emanato l’11 settembre 1940 dal Capo della Polizia Nazionale che ordina, per i rom di nazionalità italiana “certa o presunta” il rastrellamento “nel più breve tempo possibile” e il concentramento “sotto rigorosa vigilanza in località meglio adatte in ciascuna Provincia”. L’ultimo periodo, il quarto, parla il drammatico linguaggio della “soluzione finale” verso i campi di sterminio.

Da Largo 16 ottobre a piazza degli Zingari per abbracciare le due Memorie

All’interno della Settimana della Memoria, Associazione 21 luglio, organizza domenica 2 febbraio alle ore 11,00 una passeggiata urbana nel cuore di Roma per unire, in un unico abbraccio le Memorie delle due persecuzioni. La passeggiata inizierà alle ore 11,00 presso Largo 16 ottobre 1943 davanti alla targa che ricorda il “sabato nero” del ghetto di Roma. All’evento è prevista la partecipazione e l’intervento di Lello Dell’Ariccia, sopravvissuto al rastrellamento del ghetto del 16 ottobre del ’43, Tobia Zevi membro della comunità ebraica, Triantafillos Loukarelis, direttore UNAR e testimoni del genocidio delle comunità rom. I partecipanti si sposteranno poi in una passeggiata libera verso Piazza degli Zingari dove è previsto un omaggio presso la targa che ricorda lo sterminio del popolo rom. Le due commemorazioni saranno accompagnate dalla musica del violino di Gennaro Spinelli, artista rom.Ogni singolo partecipante è invitato a portare un fiore da deporre nei due luoghi delle Memorie.

Hanno sino ad ora aderito:

Amnesty International Italia; Associazione Progetto Memoria, Ebraismo Culture Arti Drammatiche ECAD; Radicali Italiani; ANED Associazione Nazionale Ex Deportati; LaPE Laboratorio di pratiche etnografiche (Università Tor Vergata); Verdi di Roma; Fondazione Migrantes; Gruppo PD Consiglio Comunale di Roma; Partito Democratico di Roma

Per informazioni e adesioni: info@21luglio.org

“Dal bambino rom alla pedagogia dei diritti”. Il corso di formazione a Cosenza

Due giorni di formazione a Cosenza, presso l’istituto comprensivo “Gullo Cosenza Quarto” per seguire un filo che ha portato dalla storia delle comunità rom alla pedagogia dei diritti.

Associazione 21 luglio, nell’ambito del progetto REYN, insieme a Circolo culturale Popilia, ha incontrato gli insegnanti della scuola avviando spunti di riflessione su “Migrazioni dei rom e la risposta della politica” di Carlo Stasolla (presidente di Associazione 21 luglio) e ancora su “Genealogia della pedagogia zingara. Percorso storico” a cura di Marcello Romagnoli e una lezione su “La Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza e la Pedagogia dei Diritti” tenuta da Francesca Petrucci.

Al corso hanno partecipato, inoltre, Enzo Abruzzese che ha parlato de “Le comunità rom a Cosenza” e Franca De Bonis del Circolo culturale Popilia che in un intervento dal titolo “Dalla didattica della prestazione alla didattica relazionale” si è confrontata in una riflessione con gli insegnanti condividendo esperienze maturate in trent’anni di attività.

Il corso che nei mesi scorsi si è svolto anche nella città di Roma e Mazara del Vallo ha entusiasmato i partecipanti. “Siamo soddisfatti dei risultati ottenuti durante la due giorni, entusiasmo e determinazione ci fanno capire che la strada intrapresa è quella giusta” hanno commentato gli operatori di Associazione 21 luglio di ritorno da Cosenza.

 

“Dove restano le briciole”. Il report di Associazione 21 luglio a due anni e mezzo dal Piano rom della giunta Raggi

«Possiamo annunciare in maniera molto netta che finalmente a Roma saranno superati i campi rom. Abbiamo approvato un Piano che consente di riportare Roma in Europa, abbiamo appreso le migliori prassi che hanno funzionato e le portiamo a Roma per superare i campi». Era il 31 maggio 2017 quando la sindaca di Roma Virginia Raggi presentava con queste parole il “Piano di Indirizzo di Roma Capitale per l’inclusione delle Popolazioni Rom, Sinti e Caminanti”. Il giorno dopo Beppe Grillo, allora capo del Movimento 5 Stelle, sul suo blog commentava il documento affermando: «Da adesso si iniziano a chiudere i campi rom. Per sempre. Un capolavoro da appalusi».

A 30 mesi da quel giorno, Associazione 21 luglio presenta il report “Dove restano le briciole” con l’obiettivo di restituire alla città di Roma un primo bilancio sull’operato dell’Amministrazione Comunale e sull’impatto del Piano rom.

Il report nel rendere pubblici dati inediti, numeri e incongruenze sui quattro assi intorno cui è strutturato il Piano rom quali: l’abitare, l’occupazione, la scolarizzazione e la salute, svela anche come si va esprimendo la volontà dell’Amministrazione Capitolina di realizzare nuovi insediamenti monoetnici, in contraddizione con quanto previsto dal Piano rom stesso.

La “questione rom” – come riportato nel report – è stata gestita con un’azione definita “a imbuto” dove, a fronte di importanti propositi, ampiamente enfatizzati nel corso della presentazione del Piano rom, gli stessi sono andati ridimensionandosi negli atti e nei bandi, per poi ridursi sensibilmente nelle azioni svolte all’interno degli insediamenti con un impatto trascurabile se misurato alle intenzioni iniziali.

Il “campo rom” ha finito così per diventare lo spazio “dove restano le briciole” di quanto annunciato e promesso il 31 maggio 2017. Trovano così una spiegazione: l’aumento delle presenze all’interno degli insediamenti informali del 66%; la contrazione dei minori iscritti alla scuola dell’obbligo del 56% in due anni; il mancato decollo dei progetti di inclusione lavorativa e scolastica.

Il report verrà presentato in conferenza stampa martedì 14 gennaio alle ore 13.00 presso la Sala stampa della Camera dei Deputati, in via della Missione, 4 – Roma. Per accredito scrivere a stampa@21luglio.org

 

foto di Stefano Sbrulli

 

Il Garante per le persone private della libertà personale è un pezzo di democrazia

da Antigone.it

In molti paesi europei – e non solo – da anni esiste un Garante per i diritti dei detenuti e delle persone private della libertà personale. Una figura che può entrare senza preavviso in carcere e negli altri luoghi di privazione della libertà, per verificare che la legalità vi sia rispettata e per prevenire eventuali violazioni.

La figura è stata istituita nel 2013

In Italia, nonostante diversi impegni internazionali assunti, si è arrivati all’istituzione di questa figura solamente nel 2013, sull’onda delle riforme successive alla c.d. sentenza Torreggiani, con cui la Corte Europea dei diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per i trattamenti inumani e degradanti che avevano luogo nelle sue carceri. Dal 2016 è dunque entrata in attività questa figura di garanzia. Il Garante è un organismo statale indipendente – nominato dal Presidente della Repubblica, cosa che ne garantisce l’indipendenza rispetto ai partiti al Governo – che monitora tutti i luoghi di privazione della libertà (carceri, stazioni di polizia, centri di detenzione per migranti, REMS, voli su cui si effettuano i rimpatri forzati, i reparti dove si effettuano i trattamenti sanitari obbligatori, ecc.).

Un ruolo di fondamentale importanza

Il suo ruolo è di fondamentale importanza per far sì che in questi luoghi, spesso fuori da altre possibilità di controllo e con una strutturale disparità di potere tra custodi e custoditi, non avvengano abusi e le condizioni di vita siano in linea con quanto previsto dalla Costituzione, dalla legislazione italiana in genere e da quella internazionale. Per questo è di una gravità inaudita l’attacco di alcune organizzazioni sindacali di polizia penitenziaria contro questa figura. Un attacco che va oltre l’ordinaria polemica, arrivando a chiedere la soppressione di questa figura di garanzia. Il Garante è una figura fondamentale in tutti gli ordinamenti democratici. Chi teme il lavoro di prevenzione di un organismo indipendente, barricandosi dietro le proprie funzioni, non lascia presagire nulla di buono.

Il garante è un elemento di garanzia

Di questi attacchi si saranno indignate assieme a noi tutte quelle persone, quei medici e quegli agenti che, quotidianamente, svolgono il proprio lavoro – spesso in situazioni complesse – nel rispetto dei diritti delle persone sotto la propria custodia. Per questi il Garante nazionale è senza dubbio un elemento di garanzia, oltre ad una figura che consente al loro lavoro di uscire da quel cono d’ombra dove altri vorrebbero riporlo.

Nel ribadire la nostra fiducia a Mauro Palma e l’intero collegio del Garante nazionale delle persone private della libertà, condanniamo con fermezza gli attacchi a lui mossi da chi non ha a cuore la tutela dei diritti umani.

Adesioni

Hanno finora sottoscritto: Antigone, A Buon Diritto Onlus, Arci, Associazione 21 Luglio, Cittadinanzattiva, Asgi, Certi Diritti, Rete Lenford – Avvocatura per i diritti Lgbti, Progetto Diritti, Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili, Cir-Consiglio Italiano per i Rifugiati, Naga, CGIL.

Altre adesioni: Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Anna Lorenzetti (Università di Bergamo), Associazione Maite – Bergamo, Fabio Canavesi, APS Teatro Chapati – Bergamo, Giovanni Bailo, Arpioni (gruppo musicale), Luca Mandro, Avv. Franco Merelli, Giovanni Lattanzi (COCIS), Avv. Marco Geremia, Sergio Segio (Rapporto Diritti Globali), Alessandra Pellegrini De Luca, Graziella Pellegrini, Avv. Effiong L. Ntuk, Centro de Documentación Contra la Tortura (Madrid, España), Radicali Italiani, Agostino Siviglia (Garante regionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale della Regione Calabria), Denise Amerini (CGIL Nazionale – Area Welfare), Laura Amicone (Università La Sapienza), Cooperativa Lazzarelle, Lucia Dell’Anna (medico), Lucia Re (Università di Firenze), Rossella Selmini (Università di Bologna), Avv. Ilenia Rosteghin, Ristretti Orizzonti, Cooperativa Sociale AID Italia-Agenzia per l’inclusione e i diritti, Rossana Dettori (segretaria nazionale confederale CGIL, responsabile area welfare).

Il Gruppo CRC presenta “I Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia”

In occasione del 30° anniversario della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza il Gruppo CRC propone la propria analisi rispetto all’attuazione dei diritti delle persone di età minore in Italia alla luce delle Osservazioni Conclusive che il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha rivolto al nostro Paese lo scorso febbraio. Per questa edizione speciale il Gruppo CRC ha deciso inoltre di introdurre e far riferimento per le singole tematiche affrontate agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile più pertinenti, al fine di proporre una lettura attuale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e sottolineare la stretta connessione tra gli obiettivi promossi dall’Agenda 2030 e la realizzazione dei diritti delle persone di età minore. Il Rapporto sarà presentato presso il Senato della Repubblica nella Sala dell’Istituto S. Maria in Aquiro, nella mattina di mercoledì.

 

Su iniziativa della Senatrice Paola Boldrini

Presentazione 10° Rapporto CRC
Rossana Carbone, Cismai, Componente Gruppo CRC
Arianna Saulini, Save the Children Italia, Coordinatrice Gruppo CRC
Francesco Silipo, Agesci, Componente Gruppo CRC

Intervengono
Elena Bonetti, Ministra per le Pari Opportunità e per la Famiglia
Licia Ronzulli, Presidente Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza
Filomena Albano, Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza
Martina Alemanno, Responsabile area educazione, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS)
Luisa Angrisani, Componente Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza
Fabrizio Petri, Presidente Comitato Interministeriale Diritti Umani (CIDU)
Paolo Siani, Componente Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza

QUI IL RAPPORTO

TOY for Inclusion: apre l’Officina del giocattolo al Polo ex Fienile

A partire dal 7 dicembre le attività del progetto TOY for Inclusion si svolgeranno ogni sabato al Polo ex Fienile, sia di mattina che di pomeriggio.

Laboratori per bambini e adulti, eventi mensili, sostegno alla genitorialità, orientamento ai servizi, giochi sono solo alcune delle attività che TOY For Inclusion realizzerà nei prossimi mesi.

L’officina del giocattolo

Per l’intero mese di dicembre, gli operatori di Associazione 21 luglio raccoglieranno giocattoli destinati a diventare premi della tombolata del 21 dicembre alle ore 17.00 che si svolgerà presso il Polo ex Fienile di Tor Bella Monaca.

Saranno bene accetti anche i giochi rotti che saranno riparati presso “Officina del giocattolo” e poi riutilizzati. Sarà possibile consegnarli oltre che all’ex fienile anche al centro diurno per anziani “La fata Carabina” di via San Biagio Platani. Nella stessa giornata, dalle 10 alle 13 si svolgeranno, inoltre, laboratori per bambini che proseguiranno anche nel pomeriggio.

I prossimi appuntamenti…

Sabato 7 dicembre dalle ore 10.00 alle ore 13.00 ci sarà un appuntamento con “Mondi di Mamme”: un gruppo che, a cadenza mensile, discute di gioie e difficoltà di essere genitori. Nel pomeriggio poi, dalle ore 14 alle ore 17, si svolgeranno laboratori per adulti e bambini. Sabato 14 dicembre dalle ore 10 alle 13 e dalle 14 alle 17 laboratori per grandi e piccoli.

…in attesa del Play Hub Mobile!

Prossimamente sarà attiva una biblioteca del giocattolo itinerante e sarà anche polo-attività itinerante che stazionerà in varie zone di Tor Bella Monaca, allo scopo di consentire a tutti di usufruire dei giochi e delle attività o semplicemente di incontrarsi.

Ad organizzare e animare le iniziative, gli operatori e professionisti qualificati del Local Action Team.

Biblioteca vivente, buona la prima!

“Questa iniziativa dovrebbe essere un esempio da ripetere in tutta Italia”. A parlare è un passante che nella mattina di domenica si è ritrovato nel bel mezzo della biblioteca vivente, in centro città a Roma, in piazza Madonna di Loreto. REYN Italia in collaborazione con Associazione 21 luglio ha organizzato, in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, un appuntamento di Biblioteca vivente intitolato “Un libro non si giudica dalla copertina!”. L’obiettivo dell’iniziativa è stato decostruire i pregiudizi e avviare un dialogo di inclusione attraverso le testimonianze di donne e uomini rom che hanno raccontato episodi della loro infanzia, caratterizzati da discriminazione.

I libri umanni provenienti da tutta Italia

I “libri umani” sono giunti a Roma da tutta Italia: Pisa, Cosenza, Mazara del Vallo, hanno indossato una maglietta gialla e sotto la pioggia battente, hanno raccontato pezzi di vita, storie vissute con l’orgoglio e la tenacia di chi ha superato momenti bui e difficili. A supportare l’impegno di Dzemila, Dolores, Senad, Enzo, Nedzad, Clelia, Ahmet e Miriana, un bibliotecario che ha presentato ai passanti il catalogo della biblioteca fatto di titoli (principalmente provocatori), sinossi e autori. Con loro anche un “dizionario umano” pronto a fornire informazioni sulla storia recente, non solo del nostro Paese.

La biblioteca vivente dal centro alla periferia

Nel pomeriggio la biblioteca vivente si è trasferita in periferia, a Tor Bella Monaca, presso il centro commerciale “Le torri”. Anche qui, adulti e ragazzi hanno ascoltato le storie dei libri viventi, hanno guardato le immagini dei “libri illustrati” e fatto i conti con i pregiudizi e le discriminazioni ascoltando “libri fotocopiati” raccontati da chi vive molto da vicino storie di emarginazione. “Conoscevo queste storie ma dal vivo è un’altra cosa, è come conoscere la guerra per sentito dire, ma poi se ci si ritrova dentro la percezione cambia” ha commentato un altro passante.

Raggiunte oltre 60 persone

L’evento patrocinato da UNAR, Regione Lazio e Fondazione Migrantes, ha riscosso un buon successo di pubblico. I libri umani nell’arco dell’intera giornata hanno incontrato oltre 60 persone: donne e uomini detentori di un’idea sulla comunità rom che dopo domenica hanno modificato in profondità la loro visione delle cose.

   

L’OSCE presenta il rapporto sugli hate crimes: “In Italia aumento dei casi registrati”

Nessuna flessione ma un lieve aumento del numero di casi di hate crimes registrati in Italia nel 2018, in particolare nei confronti delle popolazioni rom e sinte.

A rendere noti dati e numeri è L’OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, in occasione della Giornata Internazionale della tolleranza, lo scorso 16 novembre, ha pubblicato il rapporto riguardo i crimini d’odio commessi nel 2018 ni Paesi membri.

I casi denunciati in Italia da Associazione 21 luglio

Nell’intera area rappresentata dai Paesi membri, l’OSCE ha registrato nel 2018 un numero di 4.500 casi di hate crimes documentati alla polizia e un numero di 1111 casi nel territorio italiano.

L’organizzazione completa il suo rapporto anche con gli incidenti segnalati dalla società civile: un grande supporto è fornito da Associazione 21 luglio che grazie alle azioni di monitoraggio e osservazione delle comunità rom nel panorama nazionale, può documentare casi specifici.

Durante lo scorso anno si sono registrati 15 casi di hate crimes nei confronti di rom e sinti. Tra tutti i casi segnalati da Associazione 21 luglio, uno eclatante è rappresentato dalla bambina colpita alla schiena con un fucile ad aria compressa.

Gli autori hanno gridato il nome di un politico noto per le sue opinioni anti-rom e anti-migranti.

“I casi d’odio non riguardano solo le comunità minoritarie”

In 53 dei 57 Paesi membri dell’OSCE, infatti, esiste una legislazione ad hoc ma non in tutti i paesi le leggi vengono applicate. Dal rapporto si evince che molte delle vittime non denunciano, sia a causa della diffidenza nei confronti delle forze dell’ordine, sia per le lungaggini burocratiche.

L’impegno non è mai abbastanza e gli stati membri devono fare di più: “Il crimine motivato da pregiudizi non è un fenomeno che riguarda solo le comunità minoritarie, ma al contrario è un attacco diretto alle nostre democrazie e ai principi dei diritti umani su cui si basano” ha commentato Ingibjörg Sólrún Gísladóttir dell’ODIHR, in occasione della presentazione dello scorso 16 novembre.

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