“Asyslum. Dalle ‘istituzioni totali’ di Goffman ai ‘campi rom’ della città di Roma

«Per definire l’oggetto del presente studio, cioè i “campi rom” voluti, finanziati e in parte realizzati da tutte le Giunte Capitoline tra il 1994 e il 2018, sono necessari un neologismo e una metafora.

La metafora è quella del “campo rom” come istituzione totale, il neologismo è AsySlum.

AsySlum è un neologismo formato da due parole, Asylums e Slum. Il primo termine richiama il titolo dell’omonimo lavoro di Goffman, a cui la presente ricerca si è ispirata. Slum – al pari di favela, baraccopoli, bidonville – è un termine che indica un insediamento urbano densamente popolato e collocato ai margini di una metropoli.

I “campi rom” allestiti a Roma dall’Amministrazione locale, quindi con i soldi pubblici, dall’inizio degli anni Novanta e la seconda decade degli anni Duemila, sono tecnicamente degli slum monoetnici, dove sono state concentrate, con
intento segregazionista (Asylum), le famiglie in emergenza abitativa assimilabili alla categoria dei rom».

Asyslum – La ricerca di Associazione 21 luglio

La comunità rom di Castel Romano scrive alla sindaca Raggi

Gentile sindaca Virginia Raggi,
siamo famiglie che da decenni vivono a Roma. Siamo mamme e papà, cittadini romani nati e cresciuti a Roma, la città che amiamo e sentiamo nostra e nella quale tutti noi abbiamo frequentato le scuole. Molti di noi sono cittadini italiani, i giovani lo diventeranno a breve.

La nostra è una storia di sofferenza e dolore, iniziata con la fuga dalla Jugoslavia e da quel momento condotta prima tra baracche e topi, poi dentro i recinti dei “villaggi” realizzati dall’Amministrazione Comunale.
Le vicende delle nostre vite si intrecciano con le pagine più buie della città di Roma. Nel settembre 1992 la Giunta Carraro ci sgomberò su un terreno fangoso a Tor di Valle. Poi il sindaco Rutelli ci trasferì nel nuovo campo di Tor de’ Cenci. Fu Luigi Lusi, delegato del sindaco, a deportare alcuni di noi nella Bosnia appena uscita dalla guerra ed una decisione della Corte Europea per i Diritti Umani a consentirci il ritorno in Italia in via Laurentina. Non senza disagi e sofferenza. Come pedine siamo stati sgomberati nel 2012 dal sindaco Gianni Alemanno e, dopo aver vissuto per settimane nell’ex Fiera di Roma, grazie ai lavori realizzati da Salvatore Buzzi, abbiamo fatto il nostro ingresso nel “villaggio” di Castel Romano, dove dal 2012 viviamo abbandonati al nostro destino, senza acqua, lontani dalla città, tra cinghiali, topi e cumuli di spazzatura.
Sulle nostre sofferenze tanti politici hanno costruito la loro carriera politica e diverse associazioni hanno visto garantito il loro bilancio.

Forse proprio per questo è utile ancora a molti additarci come criminali, come persone che non vogliono includersi, come soggetti culturalmente diversi.
Eppure noi sappiamo che non è così.
Nelle scorse settimane ci è stato notificato un foglio che ci intima di lasciare i container dove viviamo – l’Area F di Castel Romano – liberi da cose e persone entro il 10 settembre 2020.
Da quel giorno gli operatori della Sala Operativa Sociale ci stanno spingendo a sottoscrivere il Patto di Responsabilità Solidale, ma un aiuto per l’affitto in tempi così stretti e con le regole imposte, su di noi non avrebbe alcun effetto e lo sgombero resterebbe l’unica soluzione che ci ritroveremo davanti. Uno sgombero che metterebbe le nostre famiglie nuovamente sulla strada facendoci anche perdere l’opportunità di accesso alle “case popolari”. Una soluzione che né lei, né noi auspichiamo.

In realtà l’ordine di quel foglio di “lasciare i container dove viviamo” è anche la speranza più forte che nutriamo da anni. Siamo noi i primi a volerlo fare e per questo 30 delle nostre 35 famiglie hanno da tempo fatto domanda di casa popolare e, avendo punteggi molto alti, attendono fiduciosi la risposta. Altre famiglie, prima di loro, hanno già compiuto questo passaggio con successo negli scorsi anni.

Siamo qui per dare forza alla nostra voce da sempre inascoltata. Siamo qui presentarle la nostra proposta alternativa allo sgombero che oggi appare certo. L’idea nasce leggendo con attenzione la Memoria di Giunta n.38 da lei firmata il 9 luglio 2020 dove, parlando di noi, prevede per il nostro sostegno all’abitare la misura della “riserva ERP del 15% degli alloggi”. Trenta delle nostre famiglie hanno già fatto domanda di “casa popolare” e questo strumento, già praticato con successo dalla Giunta leghista di Ferrara quando, lo scorso anno, ha dovuto chiudere un campo rom, consentirebbe semplicemente, senza corsie preferenziali e in maniera assolutamente legale di accelerare il nostro accesso negli alloggi dell’edilizia residenziale pubblica. Molte delle famiglie residenti potrebbe così uscire dall’Area F di Castel Romano da subito, entrando, come è nel loro diritto, in una casa popolare.
Per le famiglie rimaste, 9 persone in tutto, le uniche che in condizione di irregolarità giuridica, non potrebbero avere accesso a questa misura, chiediamo invece una protezione umanitaria “a tempo” in strutture adeguate, senza divisione del nucleo, al fine di avere il tempo di regolarizzare la loro posizione e di reperire autonomamente una soluzione abitativa.

La proposta illustrata, che riprende quanto lei ha scritto, sarebbe una scelta di buon senso e di discontinuità con il passato che finalmente metterebbe fine al nostro “nomadismo forzato”, consegnando finalmente a tutti noi l’opportunità di sentirci pienamente in gioco nella città di Roma.
Vogliamo uscire dai ghetti che le passate Amministrazioni hanno costruito e mantenuto. Vogliamo sentirci parte di questa città, offrire il nostro contributo per la sua crescita e sviluppo. Roma è la nostra città. Una città che amiamo e nella quale vogliamo continuare a vivere e costruire il futuro nostro e dei nostri figli.
Non distrugga la nostra speranza con la stessa violenza con cui le ruspe potrebbero buttare giù le nostre abitazioni. Ci dia, oggi, l’occasione per cambiare finalmente il destino che altri hanno scelto per noi. Noi, ne sia certa, siamo disponibili a fare la nostra parte se anche l’Amministrazione romana sarà capace di fare la sua.

Il superamento dei campi rom in Italia: una sfida possibile oltre l’utopia

Ai nastri di partenza la seconda edizione del corso ideato da Associazione 21 luglio, dal titolo “Si può fare – ll superamento dei campi rom in Italia: una sfida possibile oltre l’utopia”.

 

A partire dal 25 settembre si svolgeranno attraverso piattaforma on line webinar delle durata di tre ore circa alla presenza di formatori di caratura nazionale e internazionale. Cinque gli appuntamenti fissati in calendario da seguire on line, per giungere a una due giorni in presenza a Roma (30-31 ottobre) per una tavola rotonda “Dalla teoria alla pratica. Il superamento dei campi rom in Italia e le amministrazioni che ce l’hanno fatta. Esperienze a confronto”.

La partecipazione è gratuita, per maggiori informazioni scrivere a info@21luglio.org entro e non oltre il prossimo 20 settembre.

Il programma del corso “Si può fare – Il superamento dei campi rom in Italia: una sfida possibile oltre l’utopia”

 

Associazione 21 luglio al Comune di Roma: con la recente normativa legata al Covid-19 non più possibile a settembre lo sgombero di Castel Romano

La Memoria di Giunta Capitolina n.38 del 9 luglio 2020, che prevede lo sgombero dell’area F del “villaggio” di Castel Romano nel prossimo settembre non tiene conto dell’importante novità rilevata all’art.17bis del Decreto Legge 19 maggio 2020 n.34, convertito con modificazioni in Legge n. 77/2020 e se il Comune di Roma, come comunicato alle famiglie dell’area, «dovesse procedere con le operazioni di sgombero oltre ad agire in violazione di legge, lederebbe gli interessi dei privati dimoranti nell’area sia alla luce dell’assenza di un piano di ricollocazione delle stesse in altre soluzioni abitative idonee, sia poiché lederebbe i diritti costituzionalmente protetti aumentando la loro fragilità in un periodo particolarmente sensibile quale quello segnato dalla emergenza da Covid-19». È la frase-chiave contenuta in una nota inviata oggi da Associazione 21 luglio al sindaco di Roma Virginia Raggi e all’Ufficio Speciale Rom, Sinti e Caminanti di Roma Capitale.

 

L’emergenza Covid-19

Il 17 marzo 2020 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge n.18 “Misure di potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19”. Al comma 6, art.103 viene disposto: «L’esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili, anche ad uso non abitativo, è sospesa fino al 30 giugno 2020».

Il suddetto Decreto Legge è stato convertito con modificazioni dalla Legge n.27 del 24 aprile 2020. Nel testo la moratoria degli sgomberi viene estesa al 1° settembre 2020.

 

La Memoria di Giunta

Il 9 luglio 2020 la Giunta Capitolina ha approvato la Memoria n.38 avente per oggetto “Contenimento criticità ambientali e superamento del sistema di accoglienza del Villaggio della Solidarietà di Castel Romano” nella quale da una parte viene affidata ad un’ATI il servizio di promozione di percorsi di inclusione propedeutici alla fuoriuscita dal “villaggio” di Castel Romano, dall’altra viene pianificato, in linea con gli impegni presi con la Regione Lazio, lo sgombero dell’insediamento e le cui attività, afferma la stessa Amministrazione Capitolina «risultano rallentate in funzione dell’emergenza sanitaria da Covid-19 la cui normativa ha introdotto all’art.103 comma 6 del D.L. del 17 marzo 2020 il blocco degli sgomberi fino al 30 giugno 2020, termine successivamente prorogato, in sede di conversione, al 1° settembre 2020». «È intenzione di questa Amministrazione – si legge nella Memoria – procedere, decorsi i termini della moratoria degli sgomberi, alla liberazione di persone e cose dal campo F attualmente occupato da circa 90 persone secondo un programma di ricollocazione delle fragilità».

È quindi contando sul termine della moratoria degli sgomberi entro e non oltre il 1° settembre che il Comune di Roma ha fatto pervenire nelle scorse settimane agli abitanti dell’area F l’ordine di abbandonare lo spazio abitato entro il 10 settembre 2020

 

Estensione della moratoria degli sgomberi

In realtà, come pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 19 maggio 2020 l’art.17bis del Decreto Legge 19 maggio 2020 n.34, convertito con modificazioni in Legge n.77/2020, stabilisce l’ulteriore proroga della sospensione dell’esecuzione degli sgomberi così statuendo: «al comma 6 dell’art. 103 del Decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazioni dalla Legge 24 aprile 2020, n. 27 le parole “1 settembre 2020” sono state sostituite dalle seguenti “31 dicembre 2020”». Pertanto ogni sgombero effettuato prima di quella data si porrebbe in piena violazione della legislazione nazionale.

 

La richiesta di Associazione 21 luglio

Nella lettera inviata oggi da Associazione 21 luglio alle autorità capitoline viene presentata istanza di annullamento della Memoria di Giunta Capitolina n.38 del 9 luglio 2020 avente per oggetto “Contenimento criticità ambientali e superamento sistema di accoglienza del Villaggio della Solidarietà di Castel Romano” e conseguentemente viene richiesto di considerare non più valida la parte relativa all’intenzione dell’Amministrazione di procedere nel periodo immediatamente successivo al 1° settembre, giorno della scadenza della moratoria degli sgomberi, alla liberazione dell’area F di Castel Romano.

«Dopo l’esperienza di Camping River, quando l’Amministrazione Comunale in barba alla decisione della Corte Europea di Strasburgo decise di agire con lo sgombero del “villaggio” – ha commentato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – ci auguriamo che questa volta la Giunta Raggi si adegui a quanto stabilito dalla normativa nazionale redatta a tutela della salute pubblica. In alternativa sarà la prima cittadina ad assumersi la responsabilità di andare contro la legge mettendo in strada 100 persone in piena emergenza sanitaria da Covid-19. Fino al 31 dicembre 2020 ogni sgombero è interdetto su tutto il territorio nazionale e questo deve valere, senza se e senza ma, anche per spazi dove, per responsabilità istituzionali, la legge è stata storicamente assente, come nel “villaggio” di Castel Romano».

 

Castel Romano: la città di Roma preservi il senso dell’umanità e il rispetto del diritto

LETTERA ALLA CITTÁ

Castel Romano: la città di Roma preservi il senso dell’umanità e il rispetto del diritto

Sono una quarantina i minori residenti, insieme alle loro mamme, nell’area F della baraccopoli romana di Castel Romano. Chi sta pensando a loro in giorni dove sulle loro baracche incombe la minaccia di uno sgombero che risuona a colpi di ordinanze, dichiarazioni e passerelle e con una campagna elettorale alle porte?

Come Associazione 21 luglio conosciamo una per una quelle famiglie: donne e bambini che vivono nell’abbandono più totale tra rifiuti, topi e lamiere nella famigerata area F dell’insediamento, quella relegata ai margini di tutto il resto del “villaggio”. La nostra vicinanza nei loro confronti si è fatta più stretta nella difficile fase del lockdown quando, contrariamente ai tanti riflettori puntati oggi, la Giunta Capitolina è stata la prima a voltarsi dall’altra parte, in piena continuità, va detto, con le passate amministrazioni.

Malgrado dal settembre 2012 le famiglie poste nell’insediamento istituzionale dell’area F vivano in condizioni drammatiche – negli ultimi anni rese ancor più dure dall’assenza del servizio idrico – è stato necessario il servizio giornalistico della trasmissione televisiva “Le iene” del 23 giugno, superficiale e dallo stampo fortemente sensazionalistico, a far scoprire all’opinione pubblica quella triste realtà. Non ci sorprende neanche il conseguente ingenuo stupore della sindaca Virginia Raggi e la sua affermazione «Mandatemi le immagini». Lei che, come tutti gli altri che l’hanno preceduta, non si sa dove fosse stata in questi anni di governo quando a Castel Romano i diritti delle bambine e dei bambini, figli delle baraccopoli, venivano sistematicamente calpestati come dimostrato dai nostri periodici rapporti.

Per l’intero “villaggio” di Castel Romano, come da “Piano rom”, è previsto dallo scorso gennaio lo stanziamento di 3,3 milioni di euro per il superamento da attuarsi entro la fine del 2021. Ma sarebbe più corretto dire, era previsto.

Dopo il servizio televisivo, la Asl ha chiesto la bonifica dell’area o lo sgombero dei suoi abitanti per la tutela della salute pubblica. Secondo un prevedibile effetto domino è seguito l’annuncio dal Campidoglio di portare le ruspe sull’area F e il placet della Regione Lazio. Poi, come in un film già visto nel passato, il video della sindaca Raggi alle porte dell’insediamento, le lettere di segretari di partito, le dichiarazioni sui social… Qualcuno, come l’ex sindaco di Pomezia, il Comune vicino al “villaggio”, è arrivato a suggerire per gli adulti del “villaggio”, tutti, nessuno escluso, l’inserimento «in strutture di recupero ed educative a lungo termine da cui non possano uscire fino a che non dimostrino di avere rispetto per le persone, per il lavoro, per il nostro Paese e per le nostre tradizioni».

Nell’area mediatica, reale e virtuale, non un solo secondo è stato dedicato a guardare negli occhi gli abitanti dell’area F, ad ascoltare le loro storie, i loro problemi, i loro sogni; a fare memoria della condanna della Corte Europea per la deportazione voluta dalla Giunta Rutelli di quelle stesse famiglie in Bosnia; a tener conto che il loro spostamento a Castel Romano ha prima garantito guadagni a Salvatore Buzzi e dopo alle cooperative chiamate a gestire “amichevolmente” il “villaggio” sulla via Pontina.

Come Associazione 21 luglio dall’inizio del lockdown ogni settimana raggiungiamo le famiglie di Castel Romano, compresa l’area F, portando beni di prima necessità per i neonati a rischio deprivazione alimentare. Ma anche, e soprattutto, parlando con le mamme, condividendo con adulti e bambini preoccupazioni e ansie. Fedeli alla nostra mission continueremo a farlo anche nelle settimane che ci separano allo sgombero, combattendo sino alla fine una battaglia anche legale per scongiurarlo, lì dove lo Stato quando è presente lo fa indossando una divisa militare e le troupe televisive solo per raccontare di roghi e di delinquenza.

Ci sono momenti dove non è possibile restare neutrali, o se ostinarsi ad esserlo equivale a porsi dalla parte del carnefice. Noi, senza esitazione, ci poniamo a fianco delle famiglie dell’area F, le vere vittime dell’intera vicenda, per un senso di umanità e di giustizia nei loro confronti. Ma anche, e soprattutto, lo facciamo per la città di Roma, vittima anch’essa ma dei suoi amministratori, perché non arrivi a smarrire definitivamente quel briciolo di umanità e senso del diritto che puntualmente, come la storia degli ultimi 30 anni insegna, davanti le porte di ogni baraccopoli finisce per rimuovere dalla coscienza collettiva.  Rinunciando così ai due valori fondamentali che rappresentano il vero patrimonio che ogni cittadino è chiamato, con coraggio e senso di responsabilità, a custodire e salvaguardare.

Associazione 21 luglio

Foto di Fabio Moscatelli

Tor Bella Monaca, presentato progetto promozione sociale per bambini

ROMA, 2 LUGLIO 2020 – Un progetto per supportare madri e minori del quartiere Tor Bella Monaca nella delicata fase successiva al lockdown causato dalla pandemia. Oggi in Campidoglio è stata presentata l’iniziativa “Generazione Covid: ricostruiamo il futuro”, promossa da Associazione 21 luglio e sostenuta dall’associazione “Giacometta e Walter Cantatore” che durerà 12 mesi e si svolgerà nel quartiere Tor Bella Monaca, estrema periferia est della Capitale dove il 41% della popolazione vive in povertà assoluta e metà delle famiglie ha un reddito pari a zero. Il quartiere vanta, inoltre, il triste primato della dispersione scolastica con il tasso cittadino più alto e dove è forte la presenza della criminalità organizzata.

Il progetto è rivolto a 75 minori e 100 famiglie che vivono in condizioni di svantaggio economico e sociale: una psicologa e un’assistente sociale sono le responsabili del programma che avvierà attività di promozione sociale per le bambine e i bambini del territorio. In questa fase, Associazione 21 luglio si avvale della collaborazione di importanti realtà territoriali e non solo, tra queste l’Università di Tor Vergata, Associazione Garofoli Nexus, ABCittà, Scosse e Digiconsum, per la realizzazione dei laboratori estivi destinati ai minori e alle loro famiglie.

«In questa difficile fase di post Covid – sottolinea Tobia Zevi, presidente dell’associazione “Giacometta e Walter Cantatore” – per ricostruire coesione sociale e senso di comunità, è fondamentale investire sulle situazioni di maggiore fragilità. E’ da qui che bisogna doverosamente partire per combattere le disuguaglianze e costruire opportunità per tutti».

«L’emergenza pandemica ha prodotto una generazione di bambini e ragazzi ferita e fragile, con un futuro gravemente compromesso da disuguaglianze economiche e sociali che a partire dai prossimi mesi faranno sentire il loro impatto. – ha detto Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – Grazie a questo progetto risulterà rafforzato il lavoro di Associazione 21 luglio a Tor Bella Monaca, dove in un territorio difficile siamo a fianco dei minori nei loro percorsi educativi e delle famiglie nella costruzione di una comunità solidale e capace di dare risposte concrete ai bisogni reali».

Rapporto annuale 2019 “Periferie lontane”

Il rapporto annuale 2019 di Associazione 21 luglio “Periferie lontane – Comunità rom negli insediamenti formali e informali in Italia”

SCARICA IL RAPPORTO

Libera il futuro! Dona il tuo 5×1000 ad Associazione 21 luglio

Associazione 21 luglio opera in prima linea per tutelare i diritti delle bambine e dei bambini che nelle nostre città vivono in condizioni di marginalità, con un quotidiano segnato da difficoltà economiche e abitative.

Da dieci anni utilizziamo un approccio sistemico che parte dall’ascolto delle reali necessità di chi vive le periferie urbane per poi avviare processi per consentire l’inclusione di chi è stato allontanato dalla centralità del vivere civile.

Negli ultimi mesi segnati dalla profonda crisi generata dal contrasto al Covid-19, abbiamo buttato il cuore oltre l’ostacolo, garantendo il sostentamento alimentare e il supporto educativo a centinia di bambine e bambini presenti nelle baraccopoli di Roma così come nella periferia romana di Tor Bella Monaca.

Anche dopo l’emergenza più acuta continueremo la nostra azione con ancora più forza. Vogliamo farlo partendo dalle donne e dai bambini perché a loro appartiene il futuro, ma per proseguire nel nostro impegno abbiamo bisogno del tuo supporto!

Dona il 5xmille. A te non costa nulla. Per noi ha un grande valore.

La scuola non deve fermarsi, per nessuno

“La scuola non si ferma”: questa l’indicazione del Ministro dell’istruzione Lucia Azzolina e la pronta risposta al lock-down da parte del MIUR, che già l’8 marzo scorso diffondeva con una nota le “istruzioni operative” per la prosecuzione delle attività didattiche nella modalità “a distanza”.
Così anche il mondo della scuola in pochissimo tempo si è ritrovato in piena emergenza, senza sapere cosa significasse effettivamente insegnare nell’emergenza e dovendo fare i conti con il concetto di distanziamento sociale, che è decisamente lontano da una qualsiasi concezione di scuola e di comunità ed è ciò che fa soffrire di più oggi i ragazzi.

Per chi già lavora sul territorio, dentro e fuori la scuola, è l’occasione per diffondere la consapevolezza che la scuola riguarda davvero tutti, non esclusivamente insegnanti e alunni, e che siamo tutti parte di una “comunità educante” richiamata a un duplice impegno: se da un lato è necessario combattere il rischio di isolamento e demotivazione mantenendo viva la comunità di classe, dall’altro ci troviamo di fronte al dovere di garantire il diritto all’istruzione, con il processo di studio e apprendimento che non può e non deve essere interrotto. Per nessuno.
Attraverso il progetto Storie cucite a mano stiamo cercando di dare una risposta rapida ed efficace che, partendo da queste considerazioni preliminari, tenga conto anche delle difficoltà oggettive e dei rischi del passaggio repentino a una forma di didattica a distanza.

Il primo fattore da prendere in considerazione è senza dubbio il carico di lavoro sommerso al quale sono esposti gli insegnanti. “La scuola non si ferma” per molti significa infatti lavorare più di prima, in un contesto sicuramente più stressante e per alcuni del tutto nuovo: mettere in piedi una classe “virtuale” e modificare il metodo didattico non è un’operazione semplice, soprattutto per chi aveva competenze tecnologiche limitate, e comunque in una situazione angosciante e densa di fatiche familiari.

Altra particolare attenzione è quella volta a evitare il rischio di tradurre la didattica a distanza in una mera trasmissione agli studenti di materiali, compiti ed esercitazioni, non accompagnata quindi da un’azione didattica programmata e con la possibilità di creare sovrapposizioni tra discipline curriculari differenti. Ultimo, ma non meno importante, è il digital divide: il rapido passaggio della didattica alla tecnologia digitale rischia di amplificare le differenze e di escludere invece che includere, sia per mancanza di mezzi tecnologici che di strumenti culturali, cognitivi ed economici. È quindi necessario ragionare su una forma di educazione che tenga conto delle disuguaglianze sostanziali tra le famiglie degli studenti.

L’equipe educativa di Storie cucite a mano (il progetto è stato selezionato da Con i Bambini, nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile), formata a Roma da educatori di Associazione 21 luglio e di Coop. Sociale ABCittà, è stata quindi chiamata al difficile compito di intervenire a supporto di questa trasformazione, indipendentemente dal fatto che sia temporanea o meno: tuttora, a più di un mese dall’inizio dell’emergenza, non si hanno purtroppo informazioni certe rispetto ai tempi e alle modalità con cui riprenderanno le lezioni in aula.

Il lavoro a fianco degli insegnanti nei mesi precedenti, in una logica di programmazione e costruzione partecipata degli interventi a sostegno della didattica, ha senza dubbio consentito un’incisiva collaborazione nella prima fase di questo passaggio, nella quale è stato indispensabile rimodulare la programmazione del calendario didattico mettendo comunque la centro la relazione educativa.

Il lavoro volto a non ridurre la didattica a distanza alla sola trasmissione di nozioni è la risposta di educatori e insegnanti dell’IC Palombini di Rebibbia all’importante bisogno di bambini e ragazzi di avere punti di riferimento: vedere accolte le loro ansie e i loro vissuti, coltivare e condividere le loro emotività, strutturare piani di apprendimento specifici per età e livello di istruzione, instaurare un metodo di confronto e feedback sui risultati della didattica, significa per noi dare il giusto peso alla qualità della relazione.

Gli educatori di plesso continuano quindi il loro intervento in 10 classi dell’istituto, dall’infanzia alla secondaria. Oltre alla collaborazione nella preparazione e nella divulgazione delle videolezioni, tra gli strumenti utilizzati decisamente importante è il ricorso ai “circle time” per i ragazzi della scuola secondaria, momenti strutturati di condivisione dei propri vissuti e delle proprie emozioni guidati dagli stessi insegnanti e da educatori ed educatrici qualificate. Mentre per i bambini più piccoli della scuola dell’infanzia e della primaria stiamo prestando profonda attenzione alla creazione di percorsi didattici che siano ben distanti dalla logica del tutto errata del “lavoretto” o del “passatempo”.

Infine, sempre nella visione di “comunità territoriale”, lo staff di Associazione 21 luglio sta cercando di sopperire all’assenza delle istituzioni nel supportare le famiglie più fragili. Così, mentre i volontari dell’associazione sono impegnati nelle operazioni di sostegno alimentare attraverso la distribuzione mirata di alimenti e beni di prima necessità, operatori sociali ed educatori professionali stanno seguendo “a distanza” (fisica, non certo emotiva) le situazioni familiari più difficili, individuate grazie all’aiuto dell’istituto Palombini e delle case famiglia del territorio. Ad oggi, sono circa 20 i bambini che ricevono con continuità un sostegno didattico specifico e che, soprattutto, sono supportati nel superamento degli ostacoli sociali e tecnologici che possono pregiudicare la relazione con le insegnanti e i loro compagni.

La scuola non si deve fermare, per nessuno.

Resilienza e riscatto: i temi del “cineforum 2.0” del Play Hub di Tor Bella Monaca

Continuano gli incontri del “cineforum 2.0” con i ragazzi e le ragazze che frequentano il Play Hub targato TOY for Inclusion al Polo ex Fienile di Tor Bella Monaca attraverso la creazione di un gruppo whatsapp (una delle tante iniziative messe in campo da Associazione 21 luglio in tempi di emergenza Covid-19).

Una volta a settimana, gli operatori di Associazione 21 luglio, visionano un film insieme alla giovane platea, alla fine della proiezione in videochiamata si discute delle tematiche emerse nel racconto cinematografico.

Resilienza e riscatto: i temi al centro del dibattito

La resilienza e il riscatto: i temi intorno cui si sviluppano i film che abbiamo visto fino ad ora. Le trame, tra loro molto diverse, hanno come leit-motiv un protagonista o più protagonisti visti come emarginati: c’è Alan Turing, inventore della moderna informatica, grazie al quale riuscì a essere battuta la Germania nazista. Alan Turing era visto come “strano”. “Tutti lo sottovalutavano, e invece non bisognerebbe mai sottovalutare le persone” ha commentato una delle giovani spettatrici.

Ancora i protagonisti de “La mossa del pinguino”, quattro persone molto diverse accomunate dalla sensazione di fallimento, trovano il riscatto tramite il curling: vanno ai mondiali, perdono, ma esultano per l’unico punto fatto, “perché importante per loro in vista del loro impegno”, il commento di un altro giovane spettatore a margine della visione.

I commenti dei giovani spettatori

Nell’elenco dei film visti anche The startup, il cui protagonista persevera un’idea ostinatamente. Ultimo, ma solo in ordine di tempo, il film dal titolo “L’ottava nota”, che trova la forza di andare avanti dopo un grave lutto grazie al coro, abbandonando la rabbia. “Grazie alla provocazione dell’insegnante che ha fatto emergere la sua rabbia e poi ha creduto in lui” è stata la risposta del gruppo degli “spettatori”.

Il cineforum non è solo un’occasione per discutere intorno ad alcuni temi, è anche un’opportunità per “stare”: nella relazione, nella contemporaneità del momento, nella condivisione di esperienze.

Associazione 21 luglio ETS - Largo Ferruccio Mengaroni, 29, 00133, Roma - Email: info@21luglio.org - C.F. 97598580583 - Privacy Policy - Cookie Policy