Progetto toy.

Il progetto Toy alla conferenza internazionale ISSA

Francesca Petrucci (Associazione 21 luglio) e Giulia Cortellesi (ICDI) hanno partecipato alla Conferenza internazionale di ISSA (International Step by Step Association) che si è tenuta a Gand, Belgio, dal 4 al 6 ottobre. Insieme hanno presentato TOY for Inclusion (realizzato in Italia da Associazione 21 luglio, Casa della Comunità Speranza e Cubo Libro), un progetto che promuove l’implementazione di Toy libraries (biblioteche del giocattolo) oltre che di servizi e pratiche inclusive per lo sviluppo della prima infanzia dei bambini rom. Le biblioteche del giocattolo sono diffuse in molti paesi d’Europa e costituiscono un luogo di incontro multiculturale e inter-generazionale, raggiungibile facilmente da famiglie rom e non rom.
Ecco alcuni numeri per dare un’idea della platea di Gand: circa 450 partecipanti provenienti da 60 paesi del mondo, un pubblico di ricercatori, educatori e decisori politici operanti nell’ambito della prima infanzia. Si sono tenute oltre 101 presentazioni su questo argomento e 11 visite sul campo a progetti virtuosi ed esemplari per la replicazione di buone pratiche.
La presentazione delle due rappresentanti del progetto TOY si è focalizzato sulla situazione di emarginazione che colpisce i bambini rom che vivono in emergenza abitativa a Roma (condizioni igieniche precarie e difficoltà di accesso a servizi di base quali le cure mediche e la scolarizzazione) e sull’opportunità offerta dall’approccio inclusivo di TOY: servizi integrati per le famiglie e i loro figli, lo scambio di conoscenze e saperi tra bambini e adulti, l’apprendimento attraverso giocattoli e libri di qualità. In particolare si sono analizzate le varie fasi di implementazione del progetto nella biblioteca Cubo Libro a Tor Bella Monaca, che inaugurerà le attività di toy library a gennaio 2018, contemporaneamente ad una biblioteca del giocattolo a Mazara del Vallo.
Durante il loro soggiorno a Gand, Francesca e Giulia hanno avuto l’opportunità – grazie al partner belga VBJK – di conoscere i bambini che frequentano la toy library locale, una struttura che opera sul territorio da circa vent’anni.
«Conoscere tante persone che si occupano di prima infanzia provenienti da tutto il mondo e vedere come le pratiche locali possano incidere fortemente sui cambiamenti globali e quindi sulle decisioni politiche (grazie anche al networking di associazioni organizzazioni e istituzioni che ISSA sta promuovendo da anni) – ha commentato Francesca di ritorno da questa esperienza – mi ha fatto tornare in Italia con una maggiore motivazione e una gran voglia di continuare a lavorare per e con i più piccoli in situazioni di disagio sociale, culturale o economico, affinché vengano garantiti i loro diritti fondamentali».
IL PROGETTO TOY IN EUROPA

IL PROGETTO TOY IN ITALIA

campi rom Roma

I "campi rom" della Capitale non si superano e le spese lievitano

I “campi rom” a Roma non si superano e lievitano le spese per mantenerli. Associazione 21 luglio: «L’unica svolta può essere data votando la Delibera “Accogliamoci”».

 ROMA, 12/10/2017. Si è proceduto oggi presso il Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale all’apertura delle buste relative alla “Procedura di gara aperta in n. 2 lotti funzionali, per l’affidamento del Progetto di inclusione sociale per le persone rom, sinti e caminanti e superamento dei campi rom La Barbuta e Monachina PON Città Metropolitane 2014-2020″.Le attese erano alte visto che il 31 maggio di quest’anno la sindaca Raggi, nel presentare il Piano di Inclusione rom aveva affermato: «Possiamo annunciare in maniera molto netta che finalmente a Roma saranno superati i campi rom. Abbiamo approvato un piano che consente di riportare Roma in Europa, abbiamo appreso le migliori prassi che hanno funzionato e le portiamo a Roma per superare i campi. Iniziamo chiaramente con due campi, La Barbuta e Monachina».

Molto presto i fatti hanno cominciato a disattendere le aspettative e con l’apertura delle buste avvenuta nella mattinata di oggi è andato in scena l’ennesimo atto di una serie di fallimenti che sino ad ora hanno contraddistinto l’operato dell’Amministrazione Capitolina. Con l’apertura del plico si è accertato infatti che la “Procedura di gara“ per Monachina è andata deserta, mentre per la Barbuta si è presentato un unico ente. La conseguenza? Il “campo” della Monachina non verrà superato, mentre presso la Barbuta sarà la Croce Rossa a prendere in carico la gestione della fuoriuscita dei circa 600 rom dall’insediamento entro il dicembre 2020.
Associazione 21 luglio, nel commentare il Piano di inclusione rom di Roma Capitale aveva a suo tempo parlato di “fallimento annunciato” e i fatti sembrano confermare la previsioni. «La Croce Rossa Italiana – sostiene Associazione 21 luglio – è un’organizzazione che lavora in contesti emergenziali e la notizia che debba gestire il delicato processo dell’inclusione dei rom nell’insediamento La Barbuta appare un segnale preoccupante e fortemente contraddittorio che indica come, ancora una volta, potrebbe essere la sicurezza il modello sotteso alle azioni istituzionali».
Ma la prova di credibilità più imminente per il “Piano” era costituito dal superamento di Camping River, e anche in questo caso i risultati sono stati deludenti e incerti. Nelle intenzioni del Campidoglio, con la delibera n. 146 del 28 giugno 2017, prima di Monachina e Barbuta era prevista appunto la chiusura di Camping River entro il 30 settembre. In realtà le azioni per il raggiungimento dell‘obiettivo si sono rivelate inefficaci, nulla è cambiato ad oggi nell’insediamento sulla via Tiberina e i tempi del suo superamento risultano indefiniti.
Nel frattempo, ciò che preoccupa Associazione 21 luglio è la lievitazione delle spese per la manutenzione degli insediamenti. Nel mese di giugno è stata pubblicata la gara pubblica per i lavori di manutenzione ordinaria nei “villaggi rom” per un importo totale di circa 600.000 euro mentre nei giorni scorsi è stato reso pubblico il bando per lo svuotamento delle vasche di accumulo dei “villaggi attrezzati” per un impegno di spesa massimo di 2.800.000 euro.
Secondo Associazione 21 luglio la strada verso il superamento dei “campi rom” è rimasta nei proclami ma nei fatti è lontana dall’essere intrapresa. Giace ancora in Campidoglio la delibera di iniziativa popolare per il superamento dei campi rom presentata dal Comitato Accogliamoci e sottoscritta da più di 6.000 cittadini romani. La delibera era stata portata nell’aula del Consiglio Comunale per la sua discussione il 30 marzo 2017. Non era stata votata per consentire un dialogo tra le autorità capitoline e i rappresentanti del Comitato ma il presidente d’Aula, Marcello De Vito si era impegnato, entro i tre mesi successivi, a calendarizzarla per la sua votazione.
«Il tempo è scaduto da parecchio – afferma Associazione 21 luglio – e i fatti ci dicono due cose: il Piano rom della Giunta Raggi è stato sino ad ora un fallimento, 6.000 cittadini romani hanno proposto un Piano alternativo che l’Assemblea Capitolina ha il compito di discutere e votare. Ci appelliamo quindi al presidente Marcello De Vito – prosegue – perché la delibera per il superamento dei campi rom venga al più presto calendarizzata. Essa potrebbe ad oggi rappresentare l’unica via di uscita da un’impasse nel quale è affondata l’intera questione rom nella Capitale».
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Elena Risi
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Associazione 21 luglio

On-line tutte le nostre attività dell'anno 2017/2018

Associazione 21 luglio supporta gruppi e individui in condizione di segregazione estrema e discriminazione tutelendo il benessere delle bambine e dei bambini attraverso attività di empowerment e promuovendo i diritti umani, implementando attività di ricerca, monitoraggio, sensibilizzaizone e advocacy.
Associazione 21 luglio ha sviluppato un metodo, declinato su livello nazionale, locale e territoriale che – privo di qualsiasi connotazione etnica – nasce da un approccio legato ai diritti e si muove su due assi:
– Azioni “sul contesto” delle comunità in condizione di segregazione estrema e discriminazione con l’obiettivo di coinvolgere i decisori politici i media e le società in un cambio di approccio sia nella gestione del discorso pubblico sia nelle azioni politiche rivolte a queste comunità.
– Azioni “nel contesto” che vedono coinvolti i membri delle comunità che vivono in contesti segreganti e marginalizzati.
Sul piano territoriale implementa le sue azioni nel quartiere di Tor Bella Monaca all’interno del Polo di sviluppo educativo e culturale Ex Fienile, uno stabile dato in gestione dal Comune di Roma ad una ATS di cui Associaizone 21 luglio è capofila. Dal 2017 Associazione 21 luglio opera sul territorio attraverso attività educative rivolte a minori di differenti fascie di età e di diverse religioni e nazionalità. Promuove anche azioni di formazione e empowerment che hanno come obiettivo la creazione di opportunità e facilitazione nell’accesso ai principali servizi, con il fine ultimo di agevolare il raggiungimento di una totale autonomia.
Per tutte le nostre attività, contatti e riferimenti, consulta e SCARICA la nostra carta servizi.
Foto di Valentina Faraone.

Diritto all'alloggio

Diritto all'alloggio e fragilità abitativa: una questione mai sanata

Il 2 ottobre si è celebrata la Giornata Internazionale del diritto all’alloggio, una ricorrenza che cade il primo lunedì di ottobre di ogni anno ed è stata designata dalle Nazioni Unite nel 1985 per sottolineare l’importanza – per tutte e tutti nel mondo – di avere accesso a un alloggio adeguato.
Abbiamo chiesto una riflessione locale su questo tema a Massimo Pasquini, Segretario Nazionale dell’Unione Inquilini.
La questione casa a Roma non è emergenziale ma strutturale.
Per approcciare in maniera coerente il tema, ovvero per rispondere alla vasta precarietà abitativa che assilla a Roma migliaia di famiglie, dovremmo trasformare la definizione di “emergenza abitativa” in “precarietà abitativa”, affrontando la questione non con interventi emergenziali ma con politiche strutturali e programmatiche.
Siamo abituati a sentire da decenni come il problema casa sia definito “emergenza abitativa”. Lo sentiamo dai mass media, da assessori comunali e regionali, da parlamentari. Credo che questa definizione sia fuorviante e che rechi con sé un approccio profondamente sbagliato, che sostiene di fatto le politiche istituzionali, queste sì emergenziali, che hanno prodotto sprechi enormi di risorse pubbliche senza mai  risolvere il problema.
Ecco alcuni dati sulla galassia del disagio abitativo a Roma:
•    oltre 100 immobili, in gran parte pubblici, sono occupati da 1500/2000 famiglie mai realmente censite;
•    1400 famiglie vivono nei CAAT (Centri di Assistenza Alloggiativa Temporanea), i cosiddetti “residence” che comportano una spesa di 30 milioni l’anno;
•    1500 sono le famiglie che avrebbero diritto all’assistenza alloggiativa ma per mancanza di alternativa sono in lista;
•    circa 10.500 sono le famiglie collocate nelle graduatorie per una casa popolare (ma è una graduatoria relativa alle domande presentate al 31 dicembre 2015);
•    almeno 30.000 abitazioni sono ufficialmente sfitte ma in realtà affittate in nero;
•    7000 famiglie subiscono una sentenza di sfratto nell’85% dei casi per morosità;
•    15.000 sono le richieste degli ufficiali giudiziari ai commissariati per ricevere assistenza negli sfratti;
•    oltre 3200 sono gli sfratti eseguiti ogni anno con la forza pubblica, ovvero dai 15 ai 20 al giorno;
•    circa 6000 sono le persone rom che vivono nei “campi” ufficiali e non.
PROPOSTE:
1 – La prima proposta che avanzo è quella di avviare – attraverso un percorso partecipativo che veda coinvolti municipi, sindacati inquilini, movimenti, comitati di quartiere, università, urbanisti – la definizione un elenco di immobili pubblici e privati inutilizzati che diventino la base per un Piano regolatore sull’esistente, basato sul recupero e sull’autorecupero, finalizzato al riutilizzo ad uso prioritariamente abitativo, sociale o culturale di questi immobili.
Questo a partire dalla richiesta di applicazione del comma 1 bis dell’articolo 26 della legge “Sblocca Italia”.
2 – In secondo luogo, l’applicazione della Circolare Minniti, un’occasione da non lasciare all’impostazione securitaria. La Circolare Minniti del 1 settembre 2017 recita:
«Al fine di disporre a livello centrale di conoscenze e informazioni utili, e valutare la necessità di approntare diversi strumenti di intervento, è istituita una Cabina di regia nell’ambito del Ministero dell’Interno, con la partecipazione dei Rappresentanti designati dall’ANCI e dalla Conferenza dei Presidenti di Regione nonché dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.
In tale sede, con il concorso dei Prefetti e dei Rappresentanti degli enti locali, si provvederà anche ad una ricognizione dei beni immobili privati e delle Pubbliche Amministrazioni inutilizzati, compresi quelli sequestrati e confiscati.
Sulla base di tale mappatura verrà proposto un piano per l’effettivo utilizzo e riuso a fini abitativi, che dovrà tener conto anche delle necessarie risorse finanziarie.»

La realizzazione della mappatura va nella direzione di quanto da noi auspicato ma occorre chiedere con forza che la Cabina di regia nazionale sia integrata con la partecipazione del Ministero delle Infrastrutture, del Ministero dell’Economia e delle Finanze, dell’Agenzia del Demanio, dei sindacati inquilini e di Federcasa (associazione nazionale degli enti gestori di edilizia residenziale pubblica). E questo deve avvenire anche a livello metropolitano. Questo allo scopo di dare forza alla mappatura e poter definire un piano di effettivo utilizzo e riuso a fini abitativi con tutti i soggetti necessari. Occorre chiedere al Prefetto di rendere pubblica la lista degli immobili pubblici e privati inutilizzati allo scopo di poter avviare un piano di recupero per il loro riuso abitativo e destinarlo alle famiglie nelle graduatorie e/o con sfratto esecutivo e non solo limitato agli sgomberi nel corso dei quali tutelare le famiglie in disagio economico e sociale.
Massimo Pasquini
Segretario Nazionale
Unione Inquilini
Foto di Alessandro Imbriaco

nasoni.

#Riallacciamoilnasone: consegnata alla Sindaca la lettera per la riapertura dei "nasoni"

Ieri, lunedì 2 ottobre, è stata consegnata una lettera alla sindaca di Roma Virginia Raggi – firmata da Associazione 21 luglio, Terra! e Coordinamento Romano Acqua Pubblica – nell’ambito della Conferenza dei Sindaci Ato2 per chiedere che “vengano rese pubbliche dall’Amministrazione Capitolina le misure di limitazione dell’utilizzo dell’acqua intraprese durante il periodo estivo” e contestualmente viene sollecitata l’immediata riapertura dei “nasoni”, le fontanelle pubbliche chiuse negli ultimi mesi. È proprio con questa lettera che le associazioni hanno lanciato la campagna #RiallacciamoilNasone, per spingere l’Amministrazione a tornare sui suoi passi.
Tutto è iniziato a luglio scorso, quando Acea ha proposto di chiudere le 2800 fontanelle della Capitale per rispondere alla siccità che stava gravemente affliggendo il lago di Bracciano. In quell’occasione, Associazione 21 luglio insieme a numerose altre organizzazioni si era mobilitata per difendere il diritto inalineabile di accesso all’acqua, inserito nel 2010 dall’ONU nella Dichiarazione Universale di Diritti dell’Uomo. D’altronde, i dati della stessa Acea testimoniavano che i “nasoni” sprecano appena l’1% del fabbisogno idrico di Roma e da subito le organizzazioni coinvolte avevano sottolineato come la chiusura sarebbe stata un gesto inutile e dannoso, perché avrebbe colpito centinaia di migliaia di soggetti privi di altre fonti di approvvigionamento, dai senzatetto ai migranti, fino alle famiglie rom, senza risolvere concretamente il problema degli sprechi.
Dopo un’iniziale impegno da parte dell’assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari, che aveva promesso di accogliere le sollecitazioni, decine di “nasoni” hanno continuato ad essere chiusi. Una mossa ingiusta e scorretta, di cui da oggi torniamo a chiedere conto alla sindaca e alla sua giunta. Come azionista di Acea, il Comune di Roma deve adoperarsi per una riapertura immediata dei nasoni prosciugati, pubblicare la mappa delle chiusure e dichiarare quanto ha inciso questa operazione sugli sprechi idrici complessivi del servizio idrico.
Tutti i cittadini possono segnalare la posizione dei nasoni chiusi grazie alla mappa interattiva realizzata dal collettivo ReTer.

toy libraries.

Toy Libraries: la formazione dei gruppi locali a Roma e Mazara

Il Progetto Toy è entrato nella sua fase operativa! Dal 20 al 30 settembre si è tenuta a Roma e Mazara del Vallo la formazione dei Local Action Team (LAT) che coordineranno le “Toy Libraries” nelle due città. Associazione 21 luglio, Casa della Comunità Speranza e Cubo Libro hanno mosso un nuovo passo verso la realizzazione del progetto che vedrà presto sorgere due nuove biblioteche del giocattolo, ospitando bambini e bambine nella fascia di età 0-8 anni e le loro famiglie in un’ottica di condivisione e scambio intergenerazionale.
La formazione, suddivisa in moduli, non ha seguito un approccio frontale ma ha coinvolto in prima persona tutti i partecipanti mettendo in campo le esperienze che ognuno ha scelto di condividere.
Di cosa si è parlato? Ogni modulo si è focalizzato su temi specifici: come preparare e allestire uno spazio idoneo e accogliente, ad esempio, o l’importanza del gioco e di un’educazione inclusiva fin dall’età infantile. Insegnare fin dai primi anni di vita a vivere in modo inclusivo con amici e amiche di diverse provenienze etniche, economiche o religiose è fondamentale. Se l’istruzione avviene in modo segregato allora si perde questa opportunità e mano a mano che i bambini e le bambine crescono prevale la segregazione nella società. Acquistando consapevolezza delle differenze umane anche i più piccoli acquisteranno una maggiore consapevolezza di sé e saranno in grado di capire e riconoscere le ingiustizie.
L’inclusione è un’opportunità che non possiamo perdere, affrontando da subito questo tema abituiamo i nostri figli a non lasciarcela sfuggire.
IL PROGETTO TOY IN EUROPA

IL PROGETTO TOY IN ITALIA

Camping River

Camping River: il "campo" non chiude. Cambia la forma ma non la sostanza?

Il “Piano bufala” del Comune di Roma si è finalmente svelato con una delibera di Giunta: il “campo” Camping River potrebbe cambiare solo il nome senza essere superato. «Associazione 21 luglio: incredibile mistificazione della realtà sulla pelle dei rom».
ROMA – 28/9/2017. Il “Piano per il superamento dei campi rom” della Giunta Raggi è arrivato alla prova dei fatti e i nodi vengono al pettine. Il primo “campo” da chiudere secondo il Piano di Giunta rischia di cambiare solo il nome. Il superamento del Camping River, decretato per il 30 settembre 2017, potrebbe essere solo fittizio e le famiglie rom fino ad ora residenti continueranno probabilmente temporaneamente ad abitarvi.
GLI ANTEFATTI
Da alcuni mesi Associazione 21 luglio ha sollevato ripetutamente l’attenzione sulla poca trasparenza del Comune di Roma nella gestione del superamento di Camping River, dove vivono dal 2005 circa 400 persone di origine rom.  L’insediamento, affidato da 12 anni all’ente gestore secondo la procedura diretta, doveva essere chiuso a seguito della sollecitazione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC). Il Comune di Roma si era quindi affrettato ad indire un bando di gara per una nuova assegnazione. A chiusura del bando per l’affidamento dei servizi e al momento dell’apertura del plico pervenuto negli uffici del Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale, l’unica offerta pervenuta risultava essere quella dello stesso ente che dal 2005 gestisce l’accoglienza delle famiglie nel Villaggio River. In questa occasione Associazione 21 luglio aveva inviato un esposto all’ANAC nel quale si segnalava come la gara d’appalto sembrasse essere stata redatta proprio in funzione dell’unico concorrente.
In seguito alla mancata aggiudicazione del bando e dopo la presentazione del “Piano per il superamento dei campi rom”, con la deliberazione n. 146 del 28 giugno 2017 la Giunta Capitolina ha inserito – oltre a “La Monachina” e “La Barbuta” – il “villaggio” rom di Camping River come primo insediamento da chiudere, includendo le misure di sostegno economico per le famiglie beneficiarie previste dal Piano per le famiglie in condizioni di fragilità sociale. In questo documento si parla di «incentivo finalizzato a finanziare la compartecipazione alla spesa per l’utilizzo di moduli abitativi», terminologia sospetta perché differente rispetto a quella utilizzata nella Delibera del Piano in cui si parla invece di «civile abitazione». Paventando l’eventualità che si trattasse di un escamotage, Associazione 21 luglio ha inviato una nuova segnalazione all’ANAC adombrando il sospetto che rientrasse nell’intenzione delle autorità Capitoline quella di collocare le famiglie rom negli stessi moduli abitativi presenti nell’insediamento che in realtà si prevedeva di chiudere.
Oggi, a seguito della pubblicazione della deliberazione n. 201 del 15 settembre 2017, il sospetto ha trovato conferma: per ovviare alla scadenza dell’assegnazione di gestione all’ente attualmente competente, a partire dal 30 settembre gli attuali residenti avranno la possibilità di «utilizzare le misure di sostegno all’inclusione abitativa anche per l’accesso a strutture ricettive dirette all’ospitalità temporanea […] a decorrere dal 30.09.2017, data prevista per la chiusura del villaggio e fino al 31.03.2018. […] L’Amministrazione capitolina resta esclusa da qualsiasi responsabilità nei confronti della struttura ricettiva, sia in ordine al pagamento delle spese per l’ospitalità, che per la permanenza nella struttura medesima».  Il risultato? I rom potranno reperire nelle prossime 48 ore una struttura ricettiva adeguata o restare nell’attuale camping regolarmente autorizzato. Il “campo” resta ma cambia nome, passando da “villaggio attrezzato” a “struttura ricettiva temporanea”.
L’ESCAMOTAGE
A luglio i circa 420 ospiti della struttura erano stati avvisati dell’imminente “chiusura” (il 30 settembre) e veniva ribadita la possibilità, per le famiglie in condizioni di indigenza, di accedere alle misure di sostegno economico previste dal Piano. Contestualmente i residenti, dietro insistenza dei rappresentanti comunali, apponevano la propria firma a un modulo preposto per l’adesione al Patto di Solidarietà, necessario per accedere agli strumenti di sussidio previsti per la fuoriuscita dal “campo” delle famiglie più fragili. Ma una volta completati gli accertamenti patrimoniali della Guardia di Finanza, i nuclei risultati idonei – stragrande maggioranza sul totale dei residenti – sono stati praticamente abbandonati al loro destino. L’attività di monitoraggio di Associazione 21 luglio ha permesso infatti di constatare che i colloqui tra queste famiglie e gli assistenti sociali dell’Amministrazione Capitolina, non sono stati di alcun supporto né facilitazione per il raggiungimento dell’obiettivo di fuoriuscita entro i limiti di tempo stabiliti. Alle famiglie è stato semplicemente proposto di provvedere autonomamente alla stipula di un contratto di locazione a seguito del quale l’Amministrazione avrebbe provveduto ad elargire un contributo parziale.
Di fronte all’impossibilità oggettiva delle famiglie a reperire tale soluzione alloggiativa, l’Amministrazione ha proposto l’inserimento per 6 mesi in una struttura ricettiva temporanea come potrebbe essere quella del Camping sulla via Tiberina. Le spese risulteranno a carico del Comune di Roma con un contratto stipulato dalle stesse famiglie rom.
QUALE FUTURO?
«Il modo in cui l’Amministrazione Comunale sta aggirando la questione, assume i contorni della mistificazione – ha commentato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – nei confronti delle famiglie rom del Camping River in primis, ma anche verso tutti coloro che avevano creduto in un reale superamento del “campo” attraverso un regolare processo di inclusione. “Villaggio attrezzato o “struttura ricettiva temporanea”: cambia il nome ma non la sostanza».
Resta poi un nodo fondamentale da sciogliere: quale sarà il destino di queste famiglie allo scadere dei 6 mesi stabiliti nella Delibera visto che il denaro destinato alla loro inclusione sarà interamente speso per la loro accoglienza?
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Elena Risi
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Non dire rom.

Non dire rom: una ricerca/azione per smontare gli stereotipi sul web

Verrà presentata lunedì 25 settembre la nuova ricerca/azione di Associazione 21 luglio – “Non dire rom. Ricerca/azione sulla realtà aumentata del web. Modificare il linguaggio per smontare gli stereotipi” – nell’ambito della formazione per giornalisti organizzata dall’Ordine Giornalisti Lazio e Associazione Carta di Roma: “La povertà urbana: contesti, percezioni e informazione”.
La ricerca/azione, svolta in collaborazione con la redazione di Roma Today, è basata sulla somministrazione di questionari on line e sul tentativo di analisi di articoli inerenti la cronaca insieme ai commenti postati dai lettori. Per alcuni mesi, grazie all’impegno dei giornalisti della testata locale, si è operato un processo inverso alla fake news: la realtà è stata cioè rappresentata in maniera del tutto neutrale. Non si è parlato più di “campi rom” ma di “baraccopoli”, non rom e nomadi ma cittadini di specifiche nazionalità, escludendo preventivamente ogni pretesto per l’espressione della rabbia. Obiettivo? Cercare di stabilire quanto una certa rappresentazione della realtà riesca ad influire sul radicamento di stereotipi e pregiudizi nei lettori.
Parallelamente sono stati somministrati i questionari – con oggetto il tema dell’emergenza abitativa a Roma – in due differenti periodi e coprendo un arco temporale di poco meno di un anno con l’obiettivo di valutare, nei due diversi momenti, il grado di rappresentatività della società reale che i lettori evincono da quella virtuale.
Perché si parla di ricerca/azione e cosa c’è di diverso rispetto alla tradizionale ricerca sociale? Il fenomeno non è indagato in maniera “statica” ma si va a influire indirettamente sul contesto. Nello specifico questa ricerca si basa su questo interrogativo: se modifichiamo il linguaggio che descrive la realtà, possiamo stimolare un cambiamento nella rappresentazione che, in senso più ampio, si ha di essa?
Senza la pretesa di fornire risposte definitive e in considerazione del fatto che il valore statistico dei questionari on line è parziale ed esclusivamente qualitativo, i risultati suggeriscono che l’utilizzo di una terminologia de-etnicizzata favorisce una riflessione più serena sui problemi e sui loro contenuti, sebbene si confermi che il razzismo esiste come componente strutturale della società, e che si potrebbe spostare il focus del problema dell’integrazione sul discorso legato al disagio abitativo, per poter attuare strategie complesse rivolte al miglioramento della condizione generale.
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biblioteche del giocattolo.

Biblioteche del giocattolo: presto a Roma e Mazara del Vallo

Uno spazio sicuro e stimolante dove i più piccoli possano giocare e divertirsi. Presto a Roma e Mazara del Vallo, grazie al progetto Toy for Inclusion, sbarcheranno due nuove “Toy Libraries” – le biblioteche del giocattolo – aperte ai bambini di età 0-8 e alle loro famiglie. In questi spazi sarà possibile prendere in prestito giocattoli e libri ma saranno anche luoghi educativi di condivisione e incontro.
Toy For Inclusion (Together Old and Young) è un progetto dell’Unione Europea – realizzato in Italia, con il supporto di Open Society Foundations, da Associazione 21 luglio, Cubo Libro e Casa della Comunità Speranza – che ha l’intento di creare comunità socialmente inclusive per tutte le età, dando vita a esperienze di condivisione tra bambini e adulti avvalendosi della sinergia di realtà internazionali: la rete REYN (Romani Early Years Network, creata su iniziativa di ISSA- International Step by Step Association) e ICDI (International Child Development Initiatives).
Perché è importante il gioco per i più piccoli? Stimola la creatività e l’uso del linguaggio, aiuta a costruire relazioni e facilita l’acquisto di competenze matematiche, logiche e scientifiche attraverso il divertimento.
All’interno delle biblioteche del giocattolo un personale qualificato – mediante strategie inclusive e partecipative – supporterà i genitori, i più importanti educatori e primissimi punti di riferimento del bambino, nella scelta dei migliori materiali a disposizione a seconda di età e esigenze. Anche i più anziani verrano inclusi nella programmazione delle attività per favorire lo scambio tra vecchie e nuove generazioni in un’ottica di reciproco arricchimento.
Tra le azioni volte a favorire questo scambio tra nonni e nipoti verranno programmate attività di lettura ad alta voce, artistiche (adulti e bambini lavorano insieme a uno stesso disegno o dipinto), cucina e giardinaggio insieme, con l’obiettivo di mantenere in vita saperi e tradizioni tra i più piccoli – adulti di domani –  e restituendo agli anziani un ruolo attivo nel tessuto sociale in cui vivono.
Ogni spazio si adatterà al proprio tipo di utenza e al contesto di riferimento, ma esistono delle importanti linee guida da seguire per una buona riuscita del progetto. Per questo nelle settimane scorse le operatrici di Associazione 21 luglio e Cubo Libro si sono recate a Leiden, in Olanda, accolte da ISSA e ICDI per una formazione sulle buone pratiche da seguire in una biblioteca del giocattolo: incoraggiare le differenze, facilitare lo scambio intergenerazionale, coinvolgere le famiglie nei percorsi decisionali e molto altro ancora.
Ora, formate e motivate, sono pronte per iniziare questa nuova avventura.
Prossimi passi: la formazione del Local Action Team, il Gruppo di Azione Locale composto da persone attive nel territorio che – a Roma e Mazara del Vallo – coordinerà le “Toy Libraries”.
Leggi anche su ICDI l’articolo sulla formazione a Leiden.

Camping River.

Il "Piano rom" e la chiusura di Camping River: totale incertezza sulle sorti dei 420 residenti

Si chiude il primo insediamento previsto dal Piano rom della Giunta Raggi. Preoccupazione di Associazione 21 luglio: «il superamento di Camping River non si trasformi in uno sgombero forzato».
ROMA, 4/9/2017. La chiusura dei cancelli del Camping River – disposta dal Piano per il superamento dei campi rom dalla Giunta Raggi – è imminente, ma le sorti dei suoi circa 420 residenti ancora incerte. Per questo il 31 agosto, Associazione 21 luglio ha inviato una lettera a diversi soggetti incaricati, a livello nazionale e internazionale della tutela dei diritti umani e alla dottoressa Michela Micheli – direttrice dell’ufficio Speciale, Rom, Sinti e Caminanti di Roma Capitale – esprimendo profonda preoccupazione per la repentina chiusura dell’insediamento, prevista per il 30 settembre, e per la poca chiarezza dell’Amministrazione Comunale con i nuclei famigliari coinvolti sulle strategie di fuoriuscita dal “campo”.
Con la deliberazione n. 146 del 28 giugno 2017 la Giunta Capitolina aveva inserito il “villaggio” rom di Camping River come il primo insediamento da chiudere all’interno del “Piano di indirizzo di Roma Capitale per l’inclusione delle Popolazioni Rom, Sinti e Caminanti”.
Solo il 4 luglio scorso i 420 ospiti dell’insediamento sono stati avvisati della sua imminente chiusura  con una lettera, dove si comunicava contestualmente che i residenti «dovranno lasciare liberi da persone o cose gli spazi affidati», assicurando che «le persone in condizioni di bisogno potranno accedere alle misure di sostegno previste dal Piano di Roma Capitale per l’inclusione delle popolazioni Rom, Sinti e Caminanti», presentando la domanda corredata dal modello ISEE e dalla firma del Patto di Responsabilità solidale, previsto sempre nel Piano. La firma del Patto, si legge nella missiva «prevede quale principale impegno a carico delle famiglie, la fuoriuscita dal villaggio entro la data ultima del 30 settembre 2017».
Ad un mese dalla data di chiusura, l’attività di monitoraggio di Associazione 21 luglio ha permesso di constatare che fino ad oggi non si è ancora attivata la “valutazione di fragilità degli ospiti”, né è stata effettuata una genuina consultazione degli interessati sulle soluzioni alloggiative alternative, tanto che – durante le numerose interviste effettuate dagli operatori di Associazione 21 luglio – è stato rilevato come molte delle famiglie residenti non conoscono il contenuto dei moduli su cui, dietro costante insistenza dei rappresentanti comunali, hanno apposto inconsapevolmente la propria firma.
Nella lettera si fa inoltre presente che il Patto di Responsabilità solidale redatto dal Comune di Roma e presentato il 31 maggio dalla sindaca Raggi, «non prevede al suo interno l’impegno a carico della famiglia di fuoriuscire dall’insediamento entro una data definita», si parla anzi di un processo dai tempi lunghi (comunque non inferiori a 36 mesi), scandito dalla costante consultazione e dal coinvolgimento delle famiglie.
Di fronte a questa situazione di incertezza, Associazione 21 luglio esprime profonda preoccupazione per la sorte delle famiglie ospitate presso il Camping River, ravvisando il grave rischio che dietro l’egida della dimissione del “Villaggio” Camping River, la chiusura si tramuti in uno sgombero forzato senza l’individuazione di alternative alloggiative adeguate per i residenti coinvolti. Ulteriore preoccupazione riguarda il percorso scolastico dei circa 250 minori dell’insediamento regolarmente iscritti alla scuola dell’obbligo e che oggi appare gravemente compromesso. Sicuramente in questa situazione di totale incertezza, non ci sarà la possibilità di riprendere il regolare inizio delle scuole con un elevato rischio di interruzione del ciclo scolastico.
«Sorprende constatare – afferma Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – come la Giunta Capitolina intenda superare l’insediamento Camping River non prevedendo per i beneficiari l’inserimento in abitazioni convenzionali bensì la sola “compartecipazione alla spesa per l’utilizzo di moduli abitativi”, come recita la Deliberazione n.146 del 28 giugno 2017. Cosa si nasconde dietro questa dicitura? Ma ancor più sorprendente è l’assenza di qualsiasi consultazione con le famiglie, che essendo all’oscuro di tutto vivono con ansia l’incertezza di un futuro che qualcuno ha forse già scritto per loro. Attendiamo quindi il 30 settembre, data del superamento del Camping River per conoscere finalmente il vero volto del Piano per l’inclusione delle comunità rom del Comune di Roma, sbandierato come un modello da prendere ad esempio in tutta Europa».
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Elena Risi
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