Secondo Congresso Internazionale delle Donne Rom

Donne rom: a marzo 2018 un congresso internazionale a Barcellona

Associazione 21 luglio è adesso partner dell’Associazione Drom Kotar Mestipen e partecipa ai lavori di preparazione del Secondo Congresso Internazionale delle Donne Rom (II International Roma Women’s Congress: “The Other Women”) che si terrà a Barcellona il 23 e 24 marzo 2018, promosso da Drom Kotar per creare uno spazio di incontro tra donne rom da tutta Europa e lasciare loro la parola.
Nato per discutire e approfondire esempi e buone pratiche volte al superamento della doppia discriminazione che molte donne rom sono costrette ad affrontare, in quanto donne e in quanto rom, gli obiettivi del congresso saranno molteplici: la promozione di un’immagine positiva per decostruire gli stereotipi e incentivare la fiducia in sé stesse, la creazione e il rafforzamento di una rete di donne rom che spezzi l’isolamento e contribuisca a superare le diseguaglianze, diffondere e amplificare la voce e le esigenze delle donne rom in tutta Europa.
I temi principali dai quali verranno articolati gli interventi e i dibattiti saranno educazione, salute, prevenzione della violenza di genere e lavoro.
Nei tavoli di lavoro che precedono il Congresso si sta già discutendo di temi di centrale importanza, come il precoce abbondono scolastico, la salute riproduttiva e la partecipazione attiva delle famiglie alla vita scolastica dei prorpi figli. Per garantire il successo del congresso, l’associazione promotrice Drom Kotar ha incoraggiato il coinvolgimento e il confronto con numerose realtà nazionali e internazionali per apportare contenuti e promuovere pratiche di successo –  in campo politico, accademico e sociale – e incentivando spazi di partecipazione attiva in cui le donne abbiano il ruolo di protagoniste.

Inaugurazione toy libraries

Toy libraries a Roma e Mazara: l’inaugurazione a gennaio!

C’è fermento tra i partner del progetto Toy for inclusion per l’imminente apertura delle biblioteche del giocattolo a Mazara del Vallo e Roma, spazi ludico-educativi per bambine e bambini nella fascia di età 0-8 e le loro famiglie.
La data dell’inaugurazione da segnare in agenda? A partire dal nuovo anno, il 20 gennaio toccherà sia alla Casa della Comunità Speranza, la biblioteca del giocattolo di Mazara del Vallo, sia al Cubo Libro, nel quartiere di Tor Bella Monaca a Roma.
Dopo l’apertura ufficiale le biblioteche del giocattolo osserveranno i seguenti orari:
CASA DELLA COMUNITÀ SPERANZA –  Via Pescatori, 10 – Mazara del Vallo
ogni lunedì e mercoledì dalle 16 alle 19
Primo sabato di ogni mese dalle 10 alle 13
CUBO LIBRO – Largo Ferruccio Mengaroni, Tor Bella monaca – Roma
ogni sabato dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19
ultima domenica di ogni mese dalle 10 alle 13
Intanto fervono i preparativi nelle due città per l’allestimento del Cubo Libro e della Casa della Comunità Speranza, dall’acquisto dei mobili alla scelta dei giochi per i più piccoli.
Per maggiori informazioni:
SCARICA LA LOCANDINA – MAZARA DEL VALLO
SCARICA LA LOCANDINA – TOR BELLA MONACA, ROMA


 
IL PROGETTO TOY IN EUROPA
IL PROGETTO TOY IN ITALIA

Amarò Foro

Amarò Foro alla scoperta del fumetto Asiatico

Dopo aver preparato diari di bordo e mappe personalizzate della città, i bambini e le bambine che partecipano ai laboratori di Amarò Foro sono partiti alla scoperta della città. Dopo una prima uscita al museo MACRO Testaccio di Roma, è stata la volta di Mangasia – Wonderlands of Asian Comics, in mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma.
Qui i bambini hanno potuto scoprire la versione cartacea, o meglio fumetto, degli eroi dei cartoni animati che sono abituati a guardare in tv: Goku di Dragon Ball, Doraemon e tanti altri. La mostra si è conclusa con un gioco divertente che ha permesso ai bambini di muovere un grande robot sul maxischermo di fronte a loro attraverso la tecnologia dei sensori di movimento, senza mancare di improvvisare alcuni passi di break dance.
Le attività extra-laboratoriali del progetto Amarò Foro fanno parte delle azioni previste dalla pedagogia della cittadinanza che, accanto ai laboratori, organizza uscite nel quartiere di Tor Bella Monaca e nella città, sia in forma di partecipazione a eventi culturali e artistici (come spettatori o protagonisti), sia come momenti di formazione e di fruizione delle bellezze e del patrimonio artistico della città di Roma (monumenti, parchi e musei).
E ora pronti per la prossima avventura!
Scopri di più sul progetto Amarò Foro

Gruppo CRC

Diritti dell'infanzia: pubblicato il terzo rapporto del Gruppo CRC

È stato pubblicato il terzo rapporto CRC sulla condizione dell’infanzia in Italia (Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza), 11 capitoli cui hanno contribuito 144 operatori delle 96 associazioni che costituiscono il gruppo CRC. Anche il gruppo di advocacy REYN Italia e Associazione 21 luglio hanno partecipato alla stesura, apportando contenuti per la redazione del capitolo dedicato all’infanzia rom in Italia.
Il Rapporto fotografa lo stato delle politiche dell’infanzia secondo la prospettiva del terzo settore ed è un’analisi complementare rispetto a quella fornita dal Governo.
Facendo il punto sull’attuazione della Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza in Italia, il documenta sottolinea che nonostante siano stati fatti significativi passi avanti sul piano legislativo manca ancora una visione strategica e sono ancora molto forti le disuguaglianze, soprattutto a livello regionale.
Per rispondere all’accresciuto rischio di povertà ed esclusione sociale di bambini e adolescenti fino a 16 anni, che in Italia dal 2007 al 2015 è passato dal 28,2% al 33,4% (in Europa nello stesso periodo cresceva dello 0,5%), è stato previsto un Fondo Nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale che attraverso il reddito inclusione supporteranno numerose famiglie con minori. Esistono ulteriori strumenti di recente introduzione evidenziati dal terzo rapporto CRC ma nel contempo viene evidenziato come le condizioni di crescente svantaggio economico dei bambini in Italia e la riforma sulla cittadinanza siano da considerare tra le principali sfide del prossimo futuro.
Sui minori rom, il rapporto evidenzia l’urgenza di superare le baraccopoli e risolvere l’emergenza abitativa da cui sono afflitti circa 15 mila minori rom in tutta Italia. «Per un bambino rom, che nasce oggi in una baraccopoli istituzionale o informale, la vita appare tracciata come un “percorso a ostacoli”: l’ostacolo di essere allontanato dalla propria famiglia, quello di sposarsi in età adolescenziale, quello di restare nel proprio Paese di origine lontano dai genitori. La condizione delle persone di età minore rom, che in Italia vivono in stato di povertà, segna fortemente il loro presente e compromette irrimediabilmente il loro futuro».
Il report sottolinea inoltre come sul piano scolastico le misure “speciali” adottate per incrementare la frequenza scolastica di questi minori si siano in realtà dimostrate fallimentari. A incidere sui livelli di scolarizzazione contribuiscono infatti soprattutto le condizioni abitative segreganti degli insediamenti e la marginalizzazione spaziale in cui vivono. Alla luce di queste considerazioni il gruppo CRC raccomanda al Governo di «sollecitare la messa in opera delle precondizioni necessarie per una rapida ed effettiva messa in opera della Strategia Nazionale d’Inclusione, attraverso concrete misure a livello locale e in particolare promuovendo la desegregazione abitativa»; al MIUR di «vietare l’utilizzo di tabelle differenziate di valutazione su base etnica incentivando politiche includenti e non discriminatorie, anche in riferimento al trasporto scolastico, sensibilizzando al contempo il personale della scuola sull’adozione di pratiche educative inclusive e non discriminatorie».
SCARICA IL RAPPORTO

Elena Donazzan

"Togliere i figli ai genitori rom per educarli" – la frase shock dell'Assessora Donazzan

«Se si vuole avere qualche speranza che vengano educati, bisogna togliere i bambini dagli 0 ai 6 anni ai genitori rom e sinti».
Queste le parole enunciate dall’Assessora regionale all’istruzione Elena Donazzan durante il Consiglio regionale Veneto riportate da “La Nuova di Venezia e Mestre”, rilanciate dal profillo FB della stessa, dove ha chiesto di togliere il “velo di ipocrisia” e “usare il buonsenso”. La frase shock è stata pronunciata come osservazione a un emendamento del Consigliere Claudio Sinigaglia che aveva avanzato alcune proposte di sostegno in merito all’inserimento scolastico dei minori rom e sinti.
«Si tratta di affermazioni gravissime – asserisce Associazione 21 luglio – basate sulla convinzione che a ostacolare il processo di scolarizzazione e inclusione non siano le condizioni socio-economiche ma i genitori rom che, in quanto tali, sarebbero incapaci di occuparsi dei propri figli. Piuttosto che rilasciare affermazioni di un simile tenore, un rappresentante istituzionale dovrebbe invece lavorare per implementare politiche sociali inclusive e garantire a tutti l’accesso ai diritti fondamentali quali l’istruzione e la casa».
In risposta alle gravi dichiarazioni della rappresentante regionale, Associazione 21 luglio ha inviato una segnalazione all’UNAR e alla Garante Nazionale dell’Infanzia e sta predisponendo una lettera di diffida all’Assessora stessa.
Quello della sottrazione dei minori rom è un tema purtroppo ricorrente sui media e trova conferma in diverse ricerche che si sono occupate dell’argomento. Ultime tra esse la ricerca di Associazione 21 luglio, condotta nella città di Roma prendendo in considerazione l’arco temporale 2006-2012 (“Mia madre era rom. Le adozioni dei minori rom in emergenza abitativa nella Regione Lazio 2006-2012”) e pubblicata a ottobre 2013. Dall’analisi emergeva come un minore rom, rispetto a un suo coetaneo non rom, ha 60 probabilità in più di essere segnalato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni e circa 50 probabilità in più che per lui venga aperta una procedura di adottabilità. Tali numeri si traducono nel dato secondo cui un bambino rom ha 40 probabilità in più di essere dichiarato adottabile rispetto a un bambino non rom.
Foto di “La Nuova di Venezia e Mestre“

Empowerment

Empowerment e sostegno per l'inclusione

Il presente caso studio (“Rom: empowerment e sostegno per l’inclusione“) si focalizza su due progetti, Sar San e Stop all’Apartheid dei rom! (poi proseguito come Aver Drom) implementati da Associazione 21 luglio (Roma) e dalla Cooperativa sociale ABCittà (Milano). I due progetti sono complementari uno con l’altro: Sar San, radicato nella vasta zona periferica est di Roma, si è concentrato, all’interno del grande tema del contrasto alle povertà, sul creare pre-condizioni favorevoli all’inclusione sociale di famiglie rom in disagio abitativo attraverso la promozione di un nuovo dialogo con la realtà circostante, dalle scuole, ai quartieri, alle istituzioni e sull’attivazione di percorsi di empowerment per bambini e adulti. Il progetto ha promosso la creazione di Community Hub “Casa Sar San” come luoghi di ibridazione da cui generare azioni per un ampio mix di utenza locale, Stop all’Apartheid dei rom! (cominciato nel 2013 e trasformato in Aver Drom nel 2015)  si è completamente dedicato all’implementazione di attività di advocacy a livello locale e nazionale.
Il caso studio dimostra chiaramente da un lato l’urgenza di un intervento, dall’altro quanto sia impegnativo lavorare in un contesto politicamente ed economicamente ostile, caratterizzato da pratiche discriminatorie e ghettizzanti nei confronti delle comunità rom. Il progetto è inoltre ulteriore dimostrazione di quanto sia importante sviluppare azioni dirette a tutelare i diritti umani e dell’infanzia e ad aumentare la consapevolezza nell’intera società sull’importanza dell’inclusione dei bambini rom e delle loro famiglie.
SCARICA IL CASE STUDY

 
 
 

Si ringrazia Orsetta Spinola per la traduzione dall’inglese del Caso Studio.

Toy libriaries

Toy libraries e gruppi locali: ecco come è andata la formazione!

Si è conclusa a Roma e Mazara del Vallo la formazione dei LAT, i Gruppi di Azione Locale, che prenderanno parte all’implementazione del servizio delle biblioteche del giocattolo nelle due città.
A Roma hanno partecipato diversi attori locali del quartiere di Tor Bella Monaca e della comunità rom che, insieme, hanno contribuito a ragionare sul coinvolgimento di bambine e bambini di tutte le appartenenze all’insegna di un approccio completamente inclusivo e senza target predefiniti, oltre che sulle modalità di coinvolgimento degli adulti.
Molto omogeneo il gruppo di Mazara del Vallo, si è composto prevalentemente da professionisti appartenenti alla stessa realtà educativa e lavorativa. «Uno degli obiettivi principali che mi sono data come trainer – ha spiegato Annachiara Perraro, responsabile della formazione – è stato quello di narrare il progetto Toy in modo esaustivo e di provare poi a lavorare attorno a stereotipi, pregiudizi, credenze consolidate e abitudini pedagogiche che il gruppo maggioritario aveva già rispetto alla relazione con bambini e bambine del territorio».
Dai questionari è emerso un alto gradimento della formazione e degli strumenti teorici forniti, molti dei quali verranno riutilizzati anche per la futura gestione del servizio.
L’inaugurazione si avvicina!
IL PROGETTO TOY IN EUROPA

IL PROGETTO TOY IN ITALIA

Polo ex fienile

Tutti intorno all'albero! Decoriamo insieme l'albero dell'amicizia

Siete pronti per riunirvi intorno all’albero dell’amicizia? Venerdì 8 dicembre ci ritroviamo nel giardino del Polo ex Fienile per piantare insieme l’albero e decorarlo. A seguire l’incontro con un libro vivente che racconterà la sua storia di mamma e poi di nuovo tutti in cerchio per il laboratorio di break dance.
L’evento è organizzato da Associazione 21 luglio, Terra! Onlus e l’Università di Tor Vergata.
Ecco i dettagli:
venerdì 8 dicembre ore 15 presso il Polo ex Fienile in Largo Ferruccio Mengaroni 29, Roma – Tor Bella Monaca.
Scarica il programma completo!

Matrimoni precoci: nelle baraccopoli romane superano il record del Niger

Dalla ricerca di Associazione 21 luglio sui matrimoni precoci, un dato shock sul fenomeno: il tasso raggiunge il 77% nelle baraccopoli romane superando il record mondiale del Niger. «Indispensabile superare le baraccopoli per garantire i diritti dell’infanzia».

ROMA, 24 NOVEMBRE 2017
. Ogni anno nel mondo 15 milioni di ragazze si sposano prima di aver compiuto la maggiore età. In Italia non esistono studi e statistiche sul fenomeno che, considerato residuale, viene generalmente letto attraverso una lente culturalista e attribuito solo a comunità rom o famiglie di recente immigrazione.
Per quantificare il fenomeno e comprendere la natura di queste unioni, Associazione 21 luglio ha curato il report “Non ho l’età. I matrimoni precoci nelle baraccopoli della città di Roma”, che verrà presentato oggi a partire dalle 15 presso L’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) alla vigilia della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.
La ricerca è stata condotta nell’estrema periferia della città di Roma presso 8 differenti realtà abitative (sette baraccopoli e un’occupazione) abitate da più di 3000 persone e prendendo in considerazione i matrimoni avvenuti negli ultimi due anni (2014-2016). Dai dati raccolti è emerso un risultato shock: sul totale dei 71 matrimoni riscontrati nel periodo di riferimento, il tasso di unioni precoci osservato presso gli insediamenti analizzati è del 77%, numero che supera il record mondiale detenuto dal Niger (pari al 76%) e di gran lunga il tasso più alto detenuto in Europa come quello della Georgia (17%) e della Turchia (14%). Tra coloro che si sono sposati ancora minorenni nel 72% dei casi i nubendi avevano un’età compresa tra i 16 e i 17 anni, mentre nel 28% dei casi i contraenti avevano tra i 12 e i 15 anni. Il genere incide in maniera determinante sulla precocità del matrimonio: una ragazza su due si sposa tra i 16 e i 17 anni, una su cinque ha tra i 13 e i 15 anni.
La ricerca sottolinea come le dinamiche emerse durante le interviste e i focus group, siano trasversali a diversi gruppi e comunità appartenenti a contesti molto distanti dalle baraccopoli romane e tuttavia interessati dal fenomeno. La trasversalità della diffusione dei matrimoni precoci è testimonianza e prova di come la questione dipenda dalle condizioni socio-economiche in cui versano le famiglie piuttosto che dalle specificità culturali dei singoli gruppi.
Non è un caso che le unioni tra minori registrino un tasso doppio nelle aree rurali rispetto alle aree urbane e che una ragazza in possesso di un’istruzione scolastica elementare sia doppiamente esposta al matrimonio precoce rispetto ad una coetanea con istruzione superiore. Sulla connessione con l’istruzione scolastica è necessaria una specifica: se nel caso dei matrimoni forzati e combinati, l’interruzione del percorso scolastico è indicata come una delle conseguenze più dannose del matrimonio in giovane età; quando l’unione è voluta e scelta in prima persona dagli sposi (circostanza che nella ricerca corrisponde al 49% dei casi sul campione analizzato) è vero il contrario: è il fallimento dell’esperienza scolastica che contribuisce ad orientare verso la scelta del matrimonio precoce.
In un contesto di deprivazione socio-economica come quello delle baraccopoli romane caratterizzato da una forte assenza di stimoli esterni e da un altissimo tasso di disoccupazione, soprattutto femminile, il matrimonio rappresenta un’opportunità per investire tempo, energie e capacità. Lo svantaggio socio-economico e il condizionamento della collettività di uno spazio generalmente ristretto e densamente abitato, diventano vincolanti nel contesto delle baraccopoli e favoriscono il perpetrarsi di questa pratica.
«Per garantire i diritti dell’infanzia e promuovere un sano sviluppo delle bambine e dei bambini, è necessario un cambio di rotta radicale nel nostro Paese – ha commentato Associazione 21 luglio –  a cominciare dall’urgenza di contrastare la povertà urbana ed educativa iniziando con il superamento delle baraccopoli presenti nelle periferie delle principali metropoli italiane, luoghi di segregazione e deprivazione economico-sociale che impediscono il godimento dei diritti dell’infanzia e dei più basilari diritti umani».
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Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Ufficio stampa e comunicazione
Associazione 21 luglio
Tel. 06.64815620 – 388.4867611
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Giornata Internazionale dell'infanzia

Giornata Internazionale dell'infanzia, sono circa 15 mila i minori rom nelle baraccopoli

Si celebra oggi la Giornata per i diritti dell’Infanzia. Associazione 21 luglio e la rete REYN Italia: «I circa 15 mila minori rom che risiedono nelle baraccopoli italiane vivono un’esistenza di diritti negati. È necessario de-etnicizzare le politiche per una reale inclusione».

Roma, 20 novembre 2017. Come ogni anno si celebra anche in questo 2017 la Giornata Internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza per ricordare la ratifica della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia avvenuta a New York nel 1989.
In questa occasione Associazione 21 luglio e la rete REYN Italia (Romani Early Years Network) – impegnate nella promozione dei diritti e del benessere delle bambine e dei bambini – denunciano la condizione drammatica in cui versano i circa 15 mila minori rom residenti nelle baraccopoli formali e informali del nostro Paese. Nella Capitale si stima una presenza di circa 4100 minori rom in emergenza abitativa e in condizioni di povertà: 1350 di età compresa tra gli 0 e i 6 anni, 2750 sono quelli tra i 7 e i 18. La vita di tutti questi minori è segnata dall’esclusione sociale, dallo scarso accesso ai servizi sanitari e dalla stigmatizzazione da parte della società. Per questi bambini l’aspettativa di vita è di 10 anni inferiore rispetto alla media, in un caso su 5 non inizieranno mai un percorso scolastico e avranno possibilità prossime allo 0 di intraprendere una carriera universitaria.
A ostacolare il pieno godimento del diritto all’istruzione sono – in primis – le condizioni abitative. La maggior parte delle baraccopoli si caratterizza per la lontananza da servizi essenziali, collocati nelle estreme periferie delle città e spesso a ridosso di zone inquinate e insalubri. La carenza di reddito, la discriminazione, l’esclusione sociale, la deprivazione culturale e l’inadeguatezza dello spazio abitato sono tutti fattori che hanno un forte impatto sul benessere fisico e psichico di questi minori e causano l’insorgere delle cosiddette “patologie da ghetto”: malnutrizione, scabbia, tubercolosi, o disturbi psichici come ansia e depressione.
Una ricerca di Associazione 21 luglio (“Ultimo Banco“) focalizzata sul “Progetto di scolarizzazione Rom di Roma Capitale” del periodo 2009-2015 ha riportato dati allarmanti: nella città di Roma 9 minori rom su 10 non hanno frequentato la scuola con regolarità, un minore rom su 2 è in ritardo scolastico e frequenta quindi una classe non conforme alla sua età anagrafica, infine, sulla media dei 1.800 bambini rom iscritti a scuola solo 198 hanno frequentato almeno i tre quarti dell’orario scolastico. Nell’ultimo anno scolastico monitorato, quello del 2014-2015, nella baraccopoli istituzionale di Castel Romano, la frequenza regolare ha raggiunto il suo valore più basso attestandosi al 3,1%. Questi dati dimostrano, una volta di più, come le responsabilità di tale insuccesso siano imputabili principalmente al contesto socio-economico e alle politiche abitative promosse dall’Amministrazione locale.
Gli sgomberi forzati che interessano gli insediamenti informali rappresentano un ulteriore fattore di trauma per i minori delle baraccopoli, rendono le condizioni di vita delle famiglie coinvolte ancora più precarie e costituiscono un ennesimo ostacolo al pieno godimento del diritto all’istruzione, già pesantemente compromesso, dei minori che li subiscono. A Napoli, nel quartiere di Gianturco, uno sgombero forzato ha coinvolto circa 1300 rom in emergenza abitativa, di cui circa la metà minori, provocando una vera e propria diaspora alla vigilia della Giornata Internazionale dei rom e sinti celebrata l’8 aprile di ogni anno.
Per quanto riguarda la Capitale, da un monitoraggio relativo al periodo 1° novembre 2016 – 30 giugno 2017 Associazione 21 luglio aveva registrato nella città di Roma un incremento di operazioni pari al 133% rispetto agli otto mesi precedenti e il 23 ottobre scorso, con lo sgombero forzato numero 29 si è superato il totale di operazioni effettuate dalle forze dell’ordine nell’arco dell’intero 2016.
«Politiche ventennali realizzate su base etnica e destinate ai rom in quanto rom, hanno negli anni alimentato il circolo di povertà ed esclusione sociale – afferma Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – ostacolando le famiglie rom svantaggiate e traducendosi in barriere per l’accesso a diritti fondamentali, come l’alloggio e l’educazione scolastica. Tra gli obiettivi della Rete Reyn Italia c’è anche quello di promuovere un cambio di rotta nel nostro Paese al fine di incentivare politiche realmente inclusive a partire dalla prima infanzia, all’insegna delle qualità e dell’alta professionalità”.
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